profilo professionale

 

l’esperta risponde alle vostre domande che potete inviare a: giannaporri@libero.it

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Dr. Gianna Porri
Psicologa
Specialista in Psicoanalisi
Specialista in Psicoterapia breve
Specialista in Medicina Psicosomatica

Via Misurina  51
06 3310689
00135 Roma        
email giannaporri@libero.it
Sito
www.Vertici,com
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PROFILO PROFESSIONALE
FORMAZIONE

Laureata cum laude in Psicologia – Indirizzo Applicativo –  presso la Facoltà del Magistero di Roma
Discutendo una Tesi in Psicologia Dinamica dal titolo “Il pensiero di D. Meltzr“ conseguita nel 1985.

 

TRAINING PSICOANALITICO

Psicoanalisi personale, didatta il Proff. M. Piccione,  titolare Clinica Psichiatrica Università di Roma, membro S:P.I, dal 1973 al 1979.

Psicoterapia Breve Focale, didatta il Proff. G.Vetrone titolare Cattedra di Psicologia Università di Tor Vergata, dal 1984 al 1985.

Scuola di Medicina Psicosomatica dal 1985 al 1988
ISTITUTO PSICOANALITICO

Istituto Romano Psicologia Dinamica , Presidente Proff. Paolo Perrotti titolare cattedra Psicologia Dinamica Università di Roma, didatta S.P.I.
TRAINING OSPEDALIERO

Istituto di Psichiatria e Psicologia Clinica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, titolare Proff Ancona.
Attività clinica e di ricerca nel campo della consulenza psicologica sull’equipe di Oncologia, dal 1985 al 1997.

Presidio Psichiatrico S.Maria della Pietà, ASL rm 20 Servizio di Psicologia Medica.
Attività di consulenza sulle Teraoie Brevi.
Attività di Psicoterapia Ambulatoriale.
Collaborazione stesura Tesi di Laurea sull’attività del Servizio dal dal 1986 al 1992.
SPECIALIZZAZIONI

Psicoanalisi Freudiana
Psicoterapia Breve Focale
Medicina Psicosomatica
ATTIVITA PROFESSIONALE

Attività clinica privata di Psicoanalisi e Psicoterapia breve.
Principali distutbi trattati :

Attacchi di Panico, ossessioni, fobie, depressione, disturbi alimentari, disfunzioni sessuali maschili e femminili, dipendenze, disturbi di personalità, disturbi psicosomatici.
Terapia individuale con adulti.
ATTIVITà DI RICERCA
Gruppo di studio teorico – clinico sulle Terapie Brevi in comunicazione con il Proff. Pazzagli titolare Cattedra Psicologia Clinica di Firenze, conduttore Proff. G.Vetrone, dal 1997 al 2000.
Gruppo di studio sulle Psicoterapie di sostegno in comunicazione con la Cattedra di Psicologia di Tor Vergata., titolare Proff. G.Vetrone, dal 2000 al 2004.
PUBBICAZIONI

“Revisione critica della letteratura sulle problematiche nella laringectomia totale“ Acta Foniatrica Latina V9 F 3 1987.

“Un caso di Psicoterapia Breve in ambito Istituzionale“ di prossima pubblicazione su “Prospettive Psicoanalitiche“

Collaborazione giornalistica con la Testata “La Giustiniana“ periodico mensile dal 1999.
ISCRIZIONI ALBO
Albo Psicologi Regione Lazio
Albo Psicoterapeuti Regione Lazio
ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI
Istituto Romano Psicologia Dinamica
M.O.P.I
Roma, Maggio 2005

 

 

 

 

 

 

 

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la depessione: parla la psicologa

Dr. Gianna Porri
Psicologa
Specialista in Psicoanalisi
Specialista in Psicoterapia breve
Specialista in Medicina Psicosomatica

LA DEPRESSIONE

Oggi la depressione è molto diffusa, ma altrettanto negata, in un mondo dove tutti dobbiamo essere sani, belli, magri e soprattutto felici e ottimisti, il depresso viene evitato come la peste e questo perché rappresenta il fallimento del sistema e provoca in chi lo frequenta la paura di diventare come lui.
Grazie però alle riviste che divulgano Psicologia spicciola ad ogni numero quasi tutti credono di sapere che cos’è la depressione o almeno i sintomi: Umore nero, stanchezza immotivata, disappetenza, insonnia o, al contrario, il non alzasi dal letto rifugiandosi in un sonno liberatore, isolamento, pianto immotivato, spesso pensieri e ideazioni suicidiare, ma cos’è in realtà la depressione?
Molti A. clinici dividono la depressione in nevrotica e psicotica, ipotizzando 2 affezzioni diverse, nella depressione nevrotica infatti abbiamo tutti i sintomi descritti, in più essa si suddivide ancora in depressione reattiva e depressione endogena. La depressione reattiva infatti si sviluppa dopo una perdita reale, un lutto, la perdita di un lavoro, la perdita della persona amata, o qualunque cosa provochi alla persona un dolore e questo è estremamente soggettivo, una semplice ammaccatura alla macchina può causare un momento di depressione, in genere è questo il tipo di depressione alla quale ci si riferisce quando si dice “Oggi sono depresso“ Questo tipo di depressione non si può ancora considerare malattia, anche se può causare estremo dolore, in genere l’elaborazione lunga e dolorosa della perdita riporta le cose alla normalità. Questa è la depressione più compresa, chiunque infatti capisce che un licenziamento, un divorzio, o il pensionamento possano provocare depressione, anche se oggi si pretende che anche la depressione per un lutto debba essere velocemente risolta, mentre occorrono in genere 2 anni per elaborarla e, se questo lavoro non viene fatto e viene negata ci si ammala davvero!
La depressione endogena invece può essere facilmente compresa dalle frasi che dicono i pazienti:“Avrei tutto per essere felice eppure sono sempre triste, piango senza motivo e non mi sento più la forza di andare avanti, non mi va più di fare sesso ed io che ero tanto golosa ho perso l’appetito. Mio marito non mi capisce e mi dice di farmi forza ma io non ci riesco, che mi sta succedendo?“ Questa è la depressione endogena, cioè che viene da dentro, dal profondo e non da avvenimenti esterni, questa è la malattia depressiva nevrotica, da non sottovalutare perché questa depressione può portare al suicidio.
Che cosa è successo? Qualcosa è successo, magari anche 10 anni fa, un lutto non elaborato, un dolore negato sono rimasti nel profondo e adesso si manifestano tardivamente, spesso bisogna risalire all’infanzia per trovare l’episodio incistato e nascosto che procura il disturbo e questo lo si fa attraverso la Psicoanalisi, con un lavoro lungo, paziente e doloroso.
La depressione Psicotica invece viene chiamata malinconia ed è molto più grave, il paziente non è più in grado di attendere alle faccende quotidiane, anche se con fatica come il depresso nevrotico, non si lava più, non mangia e si nota un delirio di colpa. Il paziente si incolpa di tutto quello che succede al mondo, si ritiene indegno di vivere, le lamentazione e le enumerazioni delle sue colpe sono continue e rivolte solo a sé stesso, spesso cioè parla da solo, non si rende minimamente conto di ciò che lo circonda. Questi pazienti sono ricoverati, i farmaci sono indispensabili e non sempre si riesce ad evitare un suicidio che può avvenire anche il clinica, una paziente si tagliò la carotide con un paio di forbicine da unghie, anche se in Clinica Psichiatrica si tolgono coltelli, forchette, bottiglie di vetro ecc…quel set per unghie era sfuggito agli infermieri e fu fatale.
Quasi tutti quando parlano di depressione si rifanno a Freud e precisamente a “Lutto e melanconia“, ma non colgono la novità che introdusse Freud che già sta nel titolo, cioè ipotizzò la depressione come un continuom fra depressione reattiva e malinconia, è cioè la stessa malattia con gradi di gravità diversi. Egli ipotizzò infatti che dalla depressione per un lutto, se non elaborata si potesse passare alla malinconia e scoprì inoltre che nella melanconia le accuse che il paziente si rivolge, sono in realtà rivolte ad un oggetto di amore da cui sono state abbandonate e per oggetto d’amore non si intende un amore sessuale, ma anche un amore per un genitore o per un figlio. Cioè quando il paziente nella sua litania dice“ Faccio schifo, sono un essere indegno, non amo nessuno, tratto male tutti ecc….“ in realtà rivolge inconsciamente queste accuse a qualcuno. L’odio che questa persona prova si è rivolto contro di sé di qui la malinconia, questa fu la grande scoperta di Freud. Un paziente apparentemente così remissivo ed innocuo è in realtà molto aggressivo, ma non lo ha accettato ed ha rivolto questa aggressività verso di sé!
Ci si può chiedere se questi pazienti sono curabili, difficilmente purtroppo, però la clinica ha fatto passi da gigante da Freud in poi e molti analisti hanno lavorato con psicotici, se si riesce a penetrare la corazza del paziente e a fargli comprendere e rivivere l’odio che in realtà prova per quella tal persona, cesserà di rivolgerlo verso di sé, inutile dire che è un impresa quasi disperata, ma non impossibile e che la cura deve avvenire in clinica.
Esiste poi un altro tipo di depressione poco conosciuta ed è quella del disturbo maniaco-depressivo o bipolare, sono pazienti che alternano periodi di depressione a periodi di euforia, eccitabilità e manie di grandezza, per poi sprofondare di nuovo nella depressione come in un altalena. Anche questa è una malattia che attiene alla psicosi, ma a volte sfugge alle persone che stanno attorno, non ai familiari certo, ma agli amici, perché nei periodi depressivi il paziente si isola e si nasconde e può così essere scambiato per uno estremamente “gasato“. Anche questi pazienti, a differenza dei nevrotici, non si rendono conto di essere malati e sono i familiari che in genere richiedono il ricovero.
Un’altra cosa che viene poco considerata è che la depressione  nevrotica può colpire ogni età, non riconosciuta spesso è la depressione dei bambini che invece in buona parte ne sono affetti, mentre la depressione degli anziani , pur venendo riconosciuta, raramente viene curata, viene data come normale, invece non è vero, un anziano può anche non essere malato di depressione, può godere della gioia di avere i nipotini ecc… Stesso discorso per i portatori di handicap, anche per loro si pensa sia obbligatorio essere depressi e non si fa nulla per aiutarli, quando ci sono diversamente abili non depressi e non sono rari, purtroppo molte categorie rimangono senza cure per l’ignoranza anche dei medici e parlo di ignorare, cioè di non sapere. Il primo contatto del paziente è con il medico di base che, non me ne vogliano i medici, è spesso piuttosto digiuno di psicologia, riempe il paziente di farmaci per i vari disturbi fisici e la cosa finisce lì. Poiché in ultimo, ci sono i cosiddetti “Equivalenti depressivi“ cioè una depressione mascherata da colite, stanchezza, insonnia, poco appetito, dimagramento ecc… e questi pazienti vengono sottoposti ai più svariati esami in cui non risulta mai nulla, alla fine gli viene dato un ansiolitico e fine della storia.
Oggi questi pazienti sono molto aumentati, siccome la depressione fa vergogna, viene negata e ciò che il cervello non contiene ricade sul fisico, ma oggi si parla molto di stress, che fa chic, senza considerare che spesso lo stress è una depressione mascherata.
Per farvi capire meglio porterò l’esempio di un paziente molto “figo“ di 40 anni, sposato con figli, sempre stato felice, che un bel giorno provò tutti i sintomi dell’infarto e fu tanto bravo che all’Ospedale ci credettero e lo moritorarono, non aveva nulla, ma da allora si trasformò in un vecchietto con il bastone, che chiamava la guardia medica 2 volte la settimana. Finalmente un medico pensò di mandarlo in Terapia, ebbene scoprimmo un lutto non elaborato della morte della madre avvenuta quando lui era piccolo, dopo 1 anno di terapia i paziente tornò ad essere il solito “Figo“ palestrato e riprese la sua vita come prima e questa è la forza della psiche!

Gianna Porri

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UNO SPECCHIO DIFETTOSO

ESERCIZI DI SCRITTURA FATTI PER IL LABORATORIO MENSILE DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE “BOMBA CARTA“

 racconto della redattrice.

Mi trovavo nel giardino dell’università, avevo appena finito le lezioni. Da lontano vidi una persona di spalle, la notai perché camminava male, feci più attenzione; camminava proprio come me. Stava andando al bar. Accelerai il passo ed entrai anch’io. C’era tanta gente dopo poco l’ho riconosciuta. Era di spalle. Aveva i capelli arruffati, una maglietta, dei jeans consumati e un grossa bisaccia piena di libri di studio: perfetta moda anni 70-pensai- quella che non ho mai seguito-.
Sono riuscita ad avvicinarmi a lei piegando le ginocchia e facendomi lentamente spazio per camminare. Non è facile camminare in questo modo ma funziona sempre!
Beveva un cappuccino usando la cannuccia mentre con le mani e gli avambracci, si aggrappava al bancone. Finalmente le misi una mano sulla spalla, ci guardammo in faccia con stupore: eravamo uguali. Qualche secondo di silenzio poi lei accenna una rissata ed io:
– ciao, come ti chiami?
– Marzia.
– mi prendi in giro?
– Perché?
– anch’io mi chiamo Marzia.
Bevve un sorso del cappuccino, poi con calma mi disse:
-senti, perché non ci sediamo su una panchina e tentiamo di capirci qualche cosa.
– buon’idea.
Ci sedemmo all’ombra di un grande albero pieno di fiori, d’improvviso mi sembrò che in tutta la facoltà c’eravamo solo io e lei, o forse dovrei dire solo io.
Ripresi a parlare
-non ti chiederò come mai cammini così: scommetto che anche tu, quando sei nata non hai cominciato subito a respirare…
-già.
-quindi hai una lesione celebrare
-proprio cosi.
Rispose lei senza nessuna espressione, come se la cosa non la riguardasse.
-bene allora parliamo d’altro; immagino che stai al secondo anno di scienze dell’educazione.
Lei ebbe uno scatto che le coinvolse tutto il corpo, poi esclamò:-no sono al terzo. Come è possibile, allora non siamo uguali.
Si bloccò, non sapeva più che dire, ma mi fissava. Anch’io per qualche instante me ne stetti in silenzio poi ripresi
-calma, calma, io sono indietro perché mi sono fermata un anno per digerire l’esperienza della scuola privata.
-“scuola privata“ disse con tono deciso, mi fa ribrezzo soltanto la parola.
– a chi lo dici!
– fin da piccola avevo delle idee ben precise: dalla finestra di camera mia vedevo le bambine che uscivano da un asilo di suore, avevano tutte la gonna a pieghe e i cappelli legati. Mi facevano tanto ridere. Crescendo poi, ho continuato a seguire le mie idee. Sono arrivata per fino a scappare di casa. I miei genitori erano arrabbiatisi… dopo qualche giorno poi, lì ho chiamati e gli detto che sarei tornata solo se mi lasciva libera di fare le mie scelte. È passato del tempo e molti litigi, ma alla fine mi hanno detto “fa come ti pare, peggio per te, la vita è tua!“
Rimasi a pensare, eravamo uguali, ma in fondo tanto diverse. Chi era lei, perché mi raccontava, le sue cose.
Comunque le chiesi:
-non pensi che sia più giusto accettare i consigli degli altri e cercare di evitare i problemi invece di crearli?
– perché, per essere una “bambina ubbidiente“ e dire di si a tutto e tutti?
– che centra. Accettare i consigli significa essere intelligenti, pronti a farli propri per arricchirsi.
– anche fare delle scelte porta ad arricchirsi, bisogna essere intelligenti.
– anche, forse si, forse ai ragione tu… no ansi forse abbiamo ragione tutt’e due.
Avevo freddo: si era alzato il vento, ero stordita. Mi chiusi bene la giacca e faci un grande sbadiglio. Mi accorsi che nel giardino non c’era più nessuno, il cancello della facoltà si stava chiudendo; riuscii ad uscire appena in tempo.
Tornando a casa ripensavo a quella giornata, ricordavo di aver seguito le lezioni, ma non sapevo di quali materie; ricordavo di essere stata al bar, ma non sapevo cosa avevo mangiato; ricordavo di aver parlato con qualcuno, ero sicura di aver parlato con qualcuno, ma non ricordavo nient’altro.
-non vedo l’ora di arrivare a casa sono stanca e ho fame.

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Giuseppe Lima

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       Il 7 dicembre 2006 è la data del rientro definitivo del contingente italiano impiegato in Iraq. Purtroppo, non tutti hanno potuto rivedere il suolo dell’amata Patria e tra Costoro il nostro pensiero corre in particolare alla memoria di Giuseppe Lima.

      Alle 09,06 del 1° giugno 2005 viene battuta la notizia che un elicottero AB-412 dell’Aviazione dell’esercito in forza al 6.ROA, con base presso l’aeroporto di Tallil, è caduto in un’area desertica a 13 miglia a sudest di Nassiriya. I quattro militari italiani che si trovavano a bordo del mezzo stavano trasportando un militare colpito da gravi problemi di famiglia a Kuwait City e sulla via del ritorno c’è stato un incidente. Le notizie si susseguono drammatiche.

      Brillante ufficiale del Genio (inizia la carriera a diciotto anni), Giuseppe Lima passa all’Aviazione Leggera dell’Esercito nel 2004, ma più che la folgorante carriera militare e la particolare versatilità per gli studi, di lui colpiscono innanzitutto le profonde doti umane. Tenente Colonnello a soli trentasei anni, Giuseppe Lima lascia la moglie e tre figli, un profondo dolore nei parenti e nei conoscenti, ma anche un vuoto dentro l’animo delle persone che trovano ingiusto e senza senso l’epilogo tragico per una giovane vita spezzata, mentre tanto avrebbe potuto ancora dare grazie alle sue belle qualità.

 

Cognome e Nome: Lima Giuseppe
Luogo e data di nascita: Roma, 5 marzo 1966
Arma: Cavalleria dell’Aria
Grado: Tenente Colonnello
Categoria e ruolo: Ufficiale RN
Provenienza: Accademia di Modena 167° Corso “Fermezza”
Anzianità di grado: l settembre 2004
Anzianità di spallina: 1 settembre 1989
Stato di famiglia: coniugato con Leandra IOCOLANO, 3 figli: Luigi, Federico, Gabriele Giuseppe
Ente di Appartenenza: 7° Reggimento Aves “VEGA” Rimini
Incarico attuale: C.te 25° Gruppo Squadroni Aves “Cigno” dal 16 luglio 2004 in Rimini

Incarichi precedenti:
 In ambito nazionale
* Comandante di plotone
* Comandante di plotone – Comandante di plotone
* Comandante della 2° CP allievi AUC
* Comandante di compagnia VSP
– Comandante di compagnia Comando
* Addetto alla 1°sezione

 

In ambito internazionale Grado
– Italfor Albania operazione “Allied Harbour” Cap 06.07.99-08.09.99
* Capo nucleo piani ed operazioni terrestri Magg. Air force base Tampa (USA) Agosto 2003 – aprile 2004
– Ufficiale addetto alle operazioni terrestri Magg. Air force base Tampa (USA) Agosto 2003 – aprile 2004
Titoli di studio:

* Laurea in Ingegneria civile (ramo trasporti)
* Laurea in Scienze strategiche
* Diploma di Master negli studi internazionali strategico militari – Abilitato all’Esercizio della professione di “Ingegnere”
* Master di secondo livello in Scienze Strategiche

12.04.1995 Roma 15.09.1999 Torino 2001-2002 03.12.2002 Roma 16.07.2004 Roma

* Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche 28.09.2004 Trieste

Corsi di formazione e brevetti
In ambito internazionale
* Engineer officer basic course (3° su 92) Fort Leonard Wood MISSOURI (USA)

Periodo Esito
05.02.92-24.06.92 positivo

* Engineer officer advanced course 12.07.93-10.12.93 positivo Fort Leonard Wood MISSOURI (USA)
– Brevetto civile di pilota d’aeroplano n° 2491747 12/08/1983 positivo Fort Leonard Wood MISSOURI (USA)
In ambito nazionale
* Paracadutista abilitato al lancio Brevetto n°115670 26.09.86 positivo
* Abilitato al lancio della Vipera Bofors Mod. M/60 22.09.89 positivo
* 2°Corso tecnico applicativo riservato ai Ten.in spe 05.09.89-23.12.89 positivo
* 3° Corso istruttore E.O.R. presso il Centro operativo 26.06.00-14.07.00 positivo di Bonificadi F.A. conseguendo la qualifica di istruttore E.O.R. (1° classificato)
* 313° Corso piloti di elicotteri presso il 72° 05.09.94-19.05.95 positivo Stormo dell’aeronautica militare di Frosinone (1^ e 2^ fase)
* 38° Corso piloti e 138° Corso di abilitazione 29.05.95-05.02.96 positivo su Elicotteri ERI-3 (AB 205) in Viterbo
* 7 Corso di qualificazione per Uff. e S.U. 15.04.96-14.06.96 positivo Scuola del Genio, Istruttore/Operatore BOE ( 1° su 13)
* 124° Corso di Stato Maggiore 22.09.97-06.07.98 positivo
* Italfor Albania 06.07.99-08.09.99
* 235° Corso di abilitazione su ESC-3 (AB 205) 24.05.04-07.07.04 positivo

* 60° Corso di abilitazione su ESC-5 (AB 412) 14.12.04-10.02.05 positivo
* Brevetto e licenza civile di pilota commerciale di elicottero n° 2195 del 21/07/2000

* 3° Corso istruttori di aeromobili
* 4° Corso ISSMI
* 3° Corso di Consigliere Giuridico Diritto internazionale umanitario e del Diritto delle operazioni militare dell’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze
Lingue estere: inglese, francese
Conoscenza informatica: ottima
2000/2004
13.09.01-12.07.02
2001/2002
positivo
positivo
positivo
Onorificenze:
* Insignito della Medaglia NATO per servizio in Kossovo
* Insignito della Croce commemorativa per le Attività di soccorso internazionale Macedonia-Albania
– Insignito della Croce commemorativa per le Operazioni di pace in Iraq
– Insignito della Croce d’argento per Anzianità di servizio (anni 16)
* Insignito della Croce d’oro per Anzianità di servizio (anni 25)
Encomio semplice
– del rappresentate militare NAZ-cellula interforze a Tampa (USA)

* C.te btg. g. pt. Piacenza 16.08.1991
* C.te btg. g. supp. Tatt. Log. Roma Sc. Genio 12.09.1996
– C.te btg. g. Spz. Roma Sc. Genio 27.09.1996

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intervista su bioetica ed handicap I parte

Ho intervistato un grande professore di bioetica

D Quali rapporti intercorrono fra la bioetica e la disabilità?
R La risposta non è facile, ed occorre distinguere.
Di per sé, la bioetica è un movimento culturale che – a partire dagli ultimi tre decenni del secolo scorso – ha voluto riconsiderare le questioni fondamentali della vita sotto il profilo moderno e della società tecnologica, che ha profondamente modificato l’azione possibile dell’uomo nel nascere e nel morire, oltre ciò che è “naturale“.
Poiché ha un forte contenuto di “filosofia morale“, la bioetica non è apparsa subito in forme nei suoi principi e nelle conseguenze, ma si è presentata differenziata in tante correnti di pensiero quante sono le correnti filosofiche.

D E, questo, cosa significa?
R Significa che per gli Autori che seguono il “personalismo“, si ha molto rispetto per il disabile e lo si sostiene nelle sue funzioni vitali, lo si aiuta a conseguire capacità sempre maggiori delle sue performance. Oggi la medicina riabilitativa può molto, ma il ripristino completo di tutte le funzioni è ben raro: rimane sempre uno spazio in cui è necessaria l’integrazione nella società del disabile così come è, senza praticare esclusioni, ma anzi considerarlo come un “fratello“.
 Questa concezione non è la medesima per gli “utilitaristi“, o i “contrattualisti“.
 Per alcuni Filosofi che militano in queste correnti, e si sono chiaramente espressi, ad esempio la disabilità per cause genetiche che può essere prevista prima della nascita stessa dell’embrione o del feto che porta stigmate genetiche di alterazioni che lo renderanno disabile. Qualcuno di questi filosofi arriva anche a sostenere l’opportunità che i nati non solo malformati, ma anche quelli sani ma venuti al mondi in epoca troppo precoce – prima di 23 settimane di gestazione – non debbono essere “rianimati“ (e cioè sottoposti a quelle cure strumentali che li aiutano a sopravvivere) poiché hanno un alto rischio di sviluppare disabilità del sistema nervoso, disabilità motorie, quozienti intellettivi estremamente brevi e così via – cioè debbono essere lasciati morire.

D Ma cosa fa la Società per sostenere le famiglie e queste stesse persone disabili nelle tribolazioni della vita?
R Dobbiamo riconoscere che la situazione è molto diversa fra paesi occidentali, ad elevato reddito, e sistemi sanitari e sociali avanzati, e paesi in via di sviluppo o fortemente depressi, privi di ogni assistenza.
Tutti i Paesi occidentali, e quelli Europei in particolare, si sono dotati di leggi che partendo dal concetto della “pari dignità umana“ del disabile, sviluppano adeguato sostegno sia nel campo sanitario che educativo, nella scuola sociale e – almeno in parte – nel settore dell’impiego e del lavoro. Per l’Italia, la legge-quadro (che ormai risale a circa 15 anni fa) è la 140/1922; ad essa sono seguite varie leggi sempre più specifiche per l’applicazione a livello regionale e locale di questo principio, che comporta la solidarietà e la sussidiarietà nella gestione del disabile.

 

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intervista su bioetica ed handicap II parte

Con riferimenti alle legge 104

D Può spiegare meglio cosa comporta la legge 140/1992?
R Volentieri. E’ una legge composta di 44 articoli.
 Una prima serie di articoli a carattere generale è dedicata alle finalità, ai principi sostenuti dalla legge e a individuare i soggetti che ne possono usufruire (ART 1-8).
 Sono appunto i “portatori di handicap“, come all’epoca venivano denominati quelli che oggi si preferisce definirli “disabili“.
 Una seconda serie riguarda l’inserimento sociale, i servizi di cui la persona con handicap può usufruire, gli interventi previsti dalla legge, l’integrazione scolastica, la formazione professionale, l’integrazione nel lavoro con i relativi accertamenti e le procedure per l’assegnazione della sede (ART 9-22).
 Questa prima parte della legge si riferisce a diritti della persona, che sono correnti con i principi dei diritti dell’uomo (già affermati anche nella costituzione Italiana).
 A partire dall’art. 23 la legge si rivolge più direttamente alle Amministrazioni nazionali, regionali e locali, per dettare norme che servono a attuare in pratica i diritti.
 Cioè: la rimozione degli ostacoli che impediscono le attività sportive, turistiche, ricreative; eliminazione delle barriere architettoniche; accesso alla informazione e comunicazione, la mobilità personale e collettiva, facilitazioni per veicoli adatti alle persone handicappate (art. 23-28).
 Poi vengono gli articoli diretti a facilitare la pratica dei diritti civili: il diritto di voto, la partecipazione sociale, riserva di alloggio; agevolazioni fiscali; provvidenze per i minori handicappati in caso di ricovero ospedaliero; tutela giurisprudenziale dell’handicappato (art. 29-37).
 I compiti che spettano alle Regioni sono indicati all’art. 39; quelli che spettano ai commi all’art. 40; le competenze del Ministro degli Affari Sociali al 41; infine articoli di copertura finanziaria, abrogazione, entrata in vigore (42-44).
 La 104 è, logicamente, una legge-quadro, che richiede poi molte norme applicative, alcune nazionali, altre regionali. In effetti, queste sono state emanate nei 15 anni che hanno seguito la promulgazione della legge; il problema è quello finanziario per una ampia e reale applicazione, il miglioramento della competenza degli operatori e soprattutto la costante volontà di attuare solidarietà e sussidiarietà verso gli handicappati.

D Ed in Europa?
R In Europa si cerca di rendere sempre più uniformi le provvidenze previste dei vari Paesi, ravvicinando in primo luogo le legislazioni nazionali, ma sviluppando anche programmi comuni sia per la riabilitazione, sia per l’inserimento a pieni diritti nella società attiva. Oggi si parla di “inclusione“ per meglio sottolineare l’essere dentro, pienamente contenuti nel sistema sociale dei disabili come cittadini di uno spazio morale ed economico unitario, senza discriminazioni.

D Lei ha nominato la “parola chiave“ perversa che oggi suscita ancora tante proteste e polemiche
R Certamente, questo è il problema più delicato, difficile a controllare, anche nell’atteggiamento quotidiano verso i disabili.
 E’ pur vero che la sensibilità spontanea, popolare, ha fatto molta strada nel cammino della “integrazione“ del disabile nelle attività comuni, e fenomeni di manifesta e plateale intolleranza sono ormai rari (e comunque sono repressi). Ma rimangono forme più subdole di discriminazione, sostenute da pretestuose affermazioni di mancate attitudini e determinati impieghi, o da incompatibilità con i tempi di lavoro e così via.

D La bioetica può fare qualcosa?
R Certamente! Se si ragiona con il criterio del personalismo, a “pari diritti fondamentali“, che si applicano all’essere umano in quanto tale. Il godimento dei beni essenziali che deriva dai “diritti fondamentali“ deve essere assicurato di conseguenza anche al disabile, che va – anzi – sostenuto per concorrere con le sue forze, e le sue capacità, al buon esercizio della vita comunitaria.
 Deve poter lavorare, come tutti i cittadini, anche se nelle forme e nella misura delle sue capacità.
 Come vede, c’è molto da insegnare anche alle giovani generazioni al riguardo, e questo modello “personalistico“ della riflessione bioetica (che è poi quello della stessa nostra Costituzione Nazionale) può essere un veicolo molto convincente per raggiungere l’obiettivo.
 

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Dulcinea Brito, il genio ironico nella pittura naif

      Se vi capitasse di andare in un museo in Sudamerica o in Nordeuropa, potreste imbattervi in un quadro di Dulcinea Brito, un’artista talentuosa, particolare genio naif. La conosco personalmente da tempo, è un’ottima amica, ma sono sotto gli occhi di tutti le sue magistrali qualità di artista molto intelligente, scrutatrice ironica della realtà. Premiata con favore, oltre che in vari concorsi, dalla critica internazionale, le sue opere fanno bella mostra oltre che in vari musei, anche in prestigiose collezioni private, come quella della Regina di Danimarca, Margareth II. Ovviamente, il prestigio di cui gode Dulcinea fa capire che le sue opere sono in continua rivalutazione.
      Dulcinea nasce in Brasile, terra che porta nel cuore e che è sempre presente nei suoi quadri. Lì inizia a lavorare presso un atelier a inizio Anni Settanta, mentre partecipa a varie mostre internazionali. Viene nel nostro Paese a inizio Anni Ottanta e si stabilizza qui, facendo delle puntate all’estero per i suoi impegni artistici.
      Parlare della tecnica di Dulcinea è riduttivo, bisognerebbe conoscerla attraverso la visione diretta di tante e diverse sue opere. Il suo stile si basa su una conoscenza sapiente della linea, sulla capacità di introdurre fantasie geometriche nelle forme disimpegnate del naif, cosicché ogni quadro è come la lettura di un poema non impegnativo ma ricco di cultura. Ogni particolare vive della massima cura, anche la più piccola piuma si mostra in tutti i suoi dettagli. Rigorosa, geometrica, perfetta e perfezionista, dipinge con una soavità che non stanca. Il Brasile è sempre presente, anche nei quadri che ripropongono dei miti (cioè narrazioni favolose), come il “Paradiso gay“, o i quadri che richiamano i padri del Brasile, o quelli che contrappongono i due volti del Brasile: quello del divertimento e quello delle favelas. Eppoi che dire della produzione artistica così varia: da grandi quadri alle piccole “icone“ naif, gioielli da tenere in bella mostra.
 Il consiglio è quello di avere una conoscenza diretta dell’arte di Dulcinea.

Intanto, il sito www.dulcineabrit.com

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