se siete nuovi di questo sito vi consiglio di cominciare da qui… (testo aggiornato il 29 0ttobre 2007)

Un sito tutto mio

perché ho aperto un sito internet? Fin dalla mia infanzia mi è sempre piaciuto scrivere. Ho passato molti pomeriggi della mia adolescenza a casa a scrivere articoli, racconti e pagine autobiografiche. Era un moto per occupare il tempo e sentirmi appagata.
Arrivata a ventiquattro anni mi son detta “vorrei che i miei scritti fossero letti sempre da più persone, come posso fare? Forse se avessi un sito internet potrei realizzare questo desiderio“. Pochi mesi dopo nasce www.piccologenio.it.
Le prime pagine che inserisco sono due racconti che avevo scritto durante dei corsi di scrittura che ho frequentato poco dopo la maturità, degli articoli che ero riuscita a pubblicare su alcune riviste e il mio curriculum vitae. I miei scritti erano tutti autobiografici e parlavano della mia disabilità motoria, e dei problemi che ho incontrato e superato a scuola e nel rapporto con gli altri.
Comunque, fin dall’inizio ero convinta che se avessi parlato solo di me stessa e della disabilità, mi sarei stufata io per prima e poi tutti i lettori. Così ho cominciato a scrivere delle recensioni di film e di libri che mi erano piaciuti. Volevo unire nel sito cultura e disabilità.
Col passare dei mesi ho aggiunto links su teatri, associazioni per disabili, scuole di scrittura, e siti simili al mio, con la speranza che i links scelti da me possono essere utili a molte persone disabili e non.
Dai primi giorni di apertura del sito fino ad oggi ho ricevuto tante e-mail da amici ed anche persone sconosciute che mi facevano i complimenti per www.piccologenio.it. ho risposto a tutti ringraziandoli e dicendo che se avevano voglia di pubblicare una recensione, un articolo o anche una breve segnalazione, potevano scrivere a: info@piccologenio.it 
Il primo anno, solo due mie amiche hanno accolto il mio invito. La prima mi ha mandato l’articolo “per una cultura della diversità“, la seconda invece mi ha mandato uno scritto abbastanza lungo riguardante lo yoga.
In seguito ho conosciuto Merico Cavallaro, un uomo di trentanove anni che per molto tempo ha lavorato in un’associazione che si occupava di organizzare mostre. Da qui è nata l’idea di  affidare a lui varie rubriche, quali “fondazione26“, dove ci saranno alcuni artisti di un certo valore; “Teatro dell’oppresso“, manifestazione politico-culturale di origine brasiliana e diffusa a livello mondiale; “English Theatre of Rome“, teatro di lingua anglosassone che presenta spesso opere in prima mondiale; e “ANGET, Associazione Nazionale Genieri e Tramettitori, sezione della Città Militare della Cecchignola“, rubrica delle attività culturali e sportive di sezione dell’Associazione di militari in servizio e in congedo e amici dell’Arma Genio e delle Trasmissioni dell’Esercito Italiano, per chi volesse scrivere un’e-mail a Merico può farlo all’indirizzo: mrccvl@hotmail.it
Io mi riservo di scrivere in tutte le pagine che sono elencate nell’indice, invece le categorie da me gestite sono: “articoli della redattrice, curiosità, eventi a Roma, in Calabria, Leonarda Vaccai, poesie, racconti e teatro…“
Un’altra caratteristica del mio sito è di non accettare pubblicità ne sovvenzioni: per ora le spese le ho potute affrontare da sola, è il mio sito e voglio cercare di selezionare i contenuti evitando di inserire informazioni che non si trovano comunemente in rete.
Spero di ricevere molte e-mail e molti visitatori perchè sono le soddisfazioni che ho avuto e che spero di continuare ad avere.
I progetti per in futuro sono continuare ad aggiornarlo con cose sempre più selezionate ed interessanti. Spero di ricevere ancora molti visitatori, infine mi sono iscritta al corso di laurea in giornalismo e chissà se un domani queste mie passioni per la scrittura e per curare il sito, non si possano trasformare in un lavoro?

         Scritto dalla redattrice
 

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Audiolibri: leggere con gli occhi delle mente

Di Tania Sabatino scritto appositamente per www.piccologenio.it
Vedere con gli occhi del cuore e della mente, per immergersi in atmosfere suggestive ed incantate. Quelli costruite dalle trame dei libri, che percorrono le infinite vie del sapere…Viaggiare con la fantasia. Superare qualsivoglia ostacolo. E’ quello che permettono di fare i due servizi attivati dalla Biblioteca universitaria di Napoli, grazie a due convenzioni nevralgiche. Quella stipulata, il 19 dicembre scorso, con il Ministero per i  Beni e le Attività culturali, con i gestori del Libro parlato Lions e il Distretto multiplo 108 Italy. E quella stipulata con il Centro del Libro Parlato di Feltre.
Unica biblioteca campana, tra quelle pubbliche statali, ad aver aderito all’iniziativa, la Biblioteca universitaria di Napoli, realizza un altro passo, lungo l’irto percorso che conduce ad una reale integrazione e ad una “libera fruizione della cultura“ per tutti, anche per coloro che presentano difficoltà con le modalità di lettura tradizionale. Quindi non solo ipo e non vedenti, ma anche dislessici, disabili motori e tanti altri.
 In totale  alla proposta hanno aderito ben venticinque biblioteche statali, sparse lungo lo “stivale“, tra le quali quelle di Cremona, Torino, Roma, Cagliari e Sassari.
Emblematico il titolo del progetto. “Libro parlato: audiolibri sul web“.
Infatti, per gli ipo ed i non vedenti, ma non solo,  c’è la possibilità di “immergersi in dimensioni parallele“, quelle narrate dai 7mila titoli messi gradualmente a disposizione dal gruppo Lions, grazie ai quattro lettori Mp3 donati dall’associazione.
“Si tratta – spiega Maria Rosaria Capasso, referente del servizio – perlopiù di titoli di narrativa, di romanzi da diporto, per distrarsi e rilassarsi. A tali testi possono accedere utenti da tutta Italia“.
A rendere possibile la registrazione, su cd o musicassetta, i donatori di voce, volontari che mettono la propria capacità di leggere e narrare, in maniera affabulatoria, a disposizione di coloro che non sono in grado di leggere in maniera tradizionale.
Per loro, dietro presentazione di decreto di invalidità o di certificato redatto dal medico curante, o ancora  di autocertificazione attestante la specifica patologia,  è possibile ricevere l’invio del testo o dei testi desiderati, cui provvederanno i Lions attraverso l’intermediazione della biblioteca universitaria, e “gustarli“, centellinarli, come si farebbe con un buon bicchiere di brandy per ben sessanta giorni.
“Questo servizio – spiega Cristina Di Martino, direttore della biblioteca universitaria partenopea –  rappresenta un ulteriore passo in avanti verso una reale integrazione ed una libera fruizione della cultura, che è e dev’essere patrimonio di tutti“.
Ma le novità non finiscono qui.
Infatti il Club Lions ha fornito alla biblioteca campana anche una postazione con un computer munito di due software tecnologicamente all’avanguardia, lo Zoomtext 9 e l’Eyes, attraverso i quali è possibile sia l’ ingrandimento dei caratteri che la lettura dello schermo attraverso la sintesi vocale.
“Lo ZoomText 9 ingrandisce e legge chiaramente tutto ciò che è presente sullo schermo – chiarisce la direttrice –  con prestazioni ottimali. Accedere a documenti, e-mail, navigare in diventa così facile e preciso anche per chi ha difficoltà con gli strumenti tradizionali“.
Inoltre, ogni biblioteca del circuito, proprio perchè gli utenti di tale servizio possono presentare limiti motori, che renderebbero difficoltoso il recarsi fisicamente presso la struttura, presentano un accesso riservato al portale www.libroparlatolions.it attraverso il quale ognuno potrà gestire a livello locale le iscrizioni on line degli utenti.
Grazie ai lettori Mp3 in dotazione, è poi possibile scaricare, attraverso le tracce audio, sempre dal sito dedicato, altri settantacinque libri.
E se proprio si fosse di gusti difficili, quasi impossibili da accontentare con i testi a disposizione, niente paura. C’è sempre la possibilità di registrare, grazie ai volontari che “prestano“ la propria voce, altri testi…
“I costi per il supporto di registrazione – evidenzia la referente del servizio – variano dai 6 ai 30 euro, per la registrazione, ad esempio, di un libro di mille pagine“.
Un successo al quadrato, dunque, per la Biblioteca universitaria di Napoli, che, “chiude il cerchio“ grazie ad un’altra convenzione, quella stipulata, appunto, con il Centro internazionale del Libro parlato di Feltre.
 

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Avanti il prossimo

 racconto della redattrice

È successo in un attimo. Era un pomeriggio di novembre del 2006, ero passata per quell’incrocio miliardi di volte. Quel giorno avevo fretta e poi c’era quel cartello “dare precedenza“. Ho rallentato, ma avevo un appuntamento ed era già tardi. Sono ripartita, il sole mi accecava, e poi un gran botto. Ho frenato terrorizzata, non ero neanche arrivata a metà incrocio che quell’urto mi fece ritrovare ferma col muso della mia Nissan Micra verso destra. Vidi subito l’altra macchina con la quale mi ero scontrata e scoppiai a piangere ed imprecare.
Sul posto c’era già una piccola folla, un signore mi chiese: “Ti sei fatta male?“ “No, sto bene“ “Piangi perché ti fa male il collo?“ “No, non mi sono fatta niente ma ho paura, cos’è successo?“  gli chiesi mentre tiravo fuori il cellulare dalla borsa. “L’incidente non è grave, non ti preoccupare“. Feci il numero di nonna che mi stava aspettando a viale Mazzini. “Pronto, nonna?“ “Marzia perché piangi? Dove sei? Cosa è successo?“. Ed io: “Ho avuto un incidente, non lo so, vieni qui, ho paura“. “Un incidente! Come? Non capisco se piangi? C’è qualcuno lì con te? Passami qualcuno“. Passai il telefono ad un signore, mentre un’altra persona mi fece scendere dall’auto.
Il conducente dell’altra macchina era seduto per terra, stava parlando e non vidi traccia di sangue. Mi fecero sedere al bar e mi portarono un bicchier d’acqua. Sul luogo dell’incidente arrivarono, in contemporanea, l’ autoambulanza ed i vigile e subito dopo arrivò nonna: mi aveva raggiunto in un tempo da record. Un vigile fece il verbale ed io lo firmai. Le macchine furono portate via dal carratrezzi, il  conducende dell’atra auto andò all’ospedale con autoambulanza, gli faceva male una gamba.  Nonna mi riaccompagno a casa. Non era arrabbiata: “Chi non fa non sbaglia, cara Marzia“ mi diceva per consolarmi. “Ora fatti fare una camomilla, lavati e mettiti sul letto“.
Dopo aver seguito i suoi consigli, chiamai mamma e le raccontai l’accaduto; ci chiedevamo se mi avrebbero sospeso la patente o se poteva risolversi tutto con una multa salata. Secondo noi, ingenue, me la sarei cavata con una multa e cinque punti in meno. In realtà arrivò subito la multa e mi scalarono i punti di guida (non mi ricordo quanti me ne tolsero di preciso), ma questo era solo l’inizio di una vicenda ben più lunga e sofferta.
La macchina era da rottamare ed io posso guidare solo la mia auto perché ha il cambio automatico e una modifica al volante. Pensavo che il tutto si sarebbe risolta nel giro di pochi mesi, il tempo di acquistare una nova macchina e fare il corso teorico a scuola guida, indispensabile per riprendere i punti della patente. Mai avrei pensato che sarei rimasta per un anno e mezzo senza poter guidare!
Un maledetto giorno, mentre ero in giro usando il taxi, persi la patente: me ne accorsi solo la sera, mentre pagavo una pizza insieme a un mio amico. “Cavolo, dov’è la patente? La tengo sempre qui accanto ai soldi!“. “Guarda nella borsa“ mi disse lui. “Aspetta, tiro fuori tutto, no, non c’è!“. La cercammo tutta la sera, senza trovarla: l’unica spiegazione era che l’avevo persa quel pomeriggio chissà dove.
Il giorno dopo  feci la denuncia di smarrimento mi diedero un foglio di giuda provvisorio.
Passarono pochi giorni, quando nonna trovò una Micra usata, che sembrava in buone condizione e dopo una consultazione famigliare tra me, nonna, mamma e nonno, me la comprarono. Grazie alla macchina usata, che quindi arrivò senza lunghe attese,  ripresi a guidare  fino allo scadere del foglio provvisorio.  In questura mi avevano spiegato che allo scadere dei sessanta giorni il foglio non era più  valido e dura solo sessanta giorni perché perché per rinnovare una patente per non disabili non ci vuole tanto tempo.
Peccato che io dovevo aspettare, gli esami per le patenti speciali si fanno alla motorizzazione solo il primo lunedì del mese, mentre gli esami “normali“ si tengono ogni settimana. Con questi tempi era impossibile non ritrovarmi col foglio provvisorio scaduto, quindi di nuovo senza poter guidare.
Per mesi e mesi ho vissuto molto più in casa, costretta  a dover chiedere troppo spesso “Per piacere, domani ho questo impegno, mi puoi accompagnare?“. dovevo domandare a mamma, nonna, un amico o un taxi per andare all’università ed anche per fare la spesa o in farmacia e tutte le commissioni più ordinarie. Era come quando ero minorenne e trascorrevo le mie giornate tra scuola, casa ed il fine settimana al cinema.
“Non è possibile, ho ventiquattro anni, negli ultimi cinque anni ho imparato a guidare in maniera sempre più sicura, ho imparato ad attraversare le strade anche quelle più trafficate, ho imparato ad entrare in un negozio e a fare un acquisto senza rompere nulla, ed adesso non posso più fare niente da sola“.
Cominciai a chiamare sempre più spesso la scuola guida dove avevo preso la patente. Mi dissero che era inutile fare il corso per riprendere i punti dal momento che dovevo rifare tutto da capo: visita medica, esame orale e teorico. Era questa la trafila che mi aspettava!  Riuscii ad avere l’appuntamento per la visita medica di lì a breve e la passai subito. Per verbalizzarne il risultato, l’ingegnere voleva vedere la mia patente. “Non ce l’ho, l’ho smarrita“ dissi. “Allora non posso fare niente per te. Avanti il prossimo“. “Ma che dice?“ lo attaccammo io e nonna “Ho la denuncia di smarrimento, mi hanno detto che basta questa per la visita medica, lo verbalizzi, la prego“. Rispose: “Uffa, perché non l’avete detto subito? Ecco qua la firma che vi serve. Avanti il prossimo, chi è il prossimo?“.
“Nonna“ le dissi appena uscita dal palazzo squallido e grigio della commissione medica “è inutile che ci arrabbiamo e ci rammarichiamo, tanto tutte le cose burocratiche vanno così“. “Hai ragione Marzia, è tutto faticoso in questo mondo. Vieni a pranzo a casa mia così se ci va il pomeriggio usciamo“. “Va bene nonna, andiamo“.
Passai tanti e tanti pomeriggi a casa sua, perché il più delle volte  era lei che mi accompagnava nei posti che dovevo o volevo raggiungere. Di rado mi ha detto “No, non ce la faccio, ho ottantuno anni, ti chiamo un taxi o lo chiedi a tua madre“. Quando non stavo da lei, rimanevo a casa mia al computer, sui libri o con la tv. Col passare dei mesi mi sentivo meno sicura nel camminare e cadevo sempre più spesso, ma per fortuna anche quando  cado è molto raro che mi faccio male.
Quell’estate, andai al mare, guardavo la gente in bicicletta, sui motorini o sui pattini; pensavo che a diciott’anni e pochi mesi guidavo già  e sono sempre andata in giro per Roma senza problemi. Addirittura, ancora prima, dai miei  quattordici ai diciotto anni usavo un motorino elettrico a quattro ruote  che mi permetteva di girare in lungo ed in largo nella pineta di Punta Ala, dove non c’erano molte macchine, a Roma non lo portavo perchè era troppo lento e pericoloso, poi lo regalai la prima estate che presi la patente.  Ma non mi sarei mai immaginata di dover vivere un’avventura tanto assurda come quella di trascorrere un  anno e mezzo senza poter guidare.
I primi di settembre nonna richiamò Serena, la segretaria della scuola guida, una delle poche scuole in tutta Roma ad avere le macchine con le modifiche per persone disabili. Serena spiegò a nonna che alla motorizzazione c’erano degli scioperi e che quindi tutti gli esami (per disabili e non) erano stati posticipati. “Dovete aspettare“ ci disse “vi chiamo io appena questa situazione si smuove un po’“.
Due mesi dopo ci chiamò e ci disse che le proteste degli ingegneri stavano diminuendo, ma Mattia, il mio istruttore di scuola giuda sconsigliava di andare. Mi arrabbiai e dissi che volevo fare un tentativo. Il lunedì seguenti mi svegliai alle sei, alle otto, ero davanti al cancello della motorizzazione con la mia “seconda Micra“. Era un mattino nebbioso, la luce biancastra del sole  filtrava a fatica, ai lati del piazzale c’erano bottiglie rotte, bicchieri di plastica e sacchi neri d’immondizia. Alle otto e mezza circa, arrivo Mattia e  si aprì il cancello. “Ciao Marzia, ho detto anche a tua nonna che secondo me è stato inutile venire oggi.“ Risposi “Ciao, ma ora siamo qui, facciamo almeno un tentativo!?! Dai ti prego“ “Va bene, aspetta qui vado dentro a vedere“. Al suo ritorno, la conferma che temevo di sentire. Io ed il mio accompagnatore potevamo tornare a casa e ad attendere il lunedì del mese seguente.
Il mese seguente la motorizzazione era aperta. Ricordo che stavo seduta in sala d’attesa quando arrivò l’ingegnere, io mandai un messaggio ad un mio amico dicendogli “sono dentro la motorizzazione, finalmente, sto aspettando di fare  l’esame, appena ho fatto ti chiamo“. Lo inviai col cellulare e contemporaneamente l’ ingegnere annunciò: “oggi facciamo solo gli esami delle patenti, chi deve fare revisione patente può tornare la volta prossima“. Non c’era nulla da fare, mi riavviai a casa, col mio accompagnatore. Ed io che mi immaginavo che quel giorno avrei fatto gli untimi chilometri della strada di casa portando io la mia Micra.
Dalla  macchina chiamai il mio amico e nonna; dicemmo che era quasi comico, che era proprio iella; costatammo che tutto quello che mi stava accadendo era al di sopra di ogni immaginazione. “Si è assurdo,“ dissi in tutt’e due le telefonate “ancora non è finita quest’avventura, ci dovrò tornare un’altra volta tra un mese“.
Arrivai a casa mia mangiai un panino e feci una lunga  dormita tanto non avevo in programma di uscire con qualcuno.
Trascorsi un  altro mese, stando molto tempo dentro casa. Meno uscivo e meno avevo voglia di uscire; è brutto a  dirsi ma  mi è successo proprio così, anche perchè se esco a piedi, posso raggiungere solo il bar ed il giornalaio.
Non avevo neanche bisogno di uscire perché se mi serviva qualcosa delegavo gli altri o dovevo per forza farmi accompagnare e questo era frustrante. Il computer potevo usarlo dal mio salotto, senza dover chiedere niente a nessuno e così passavo molto tempo a scrivere e in internet.
La tersa  volta che tornai alla motorizzazione potei finalmente sostenere  l’esame pratico.
Guidai per venti minuti anche un tratto di Laurentina: una strada a scorrimento veloce. Mi sentivo sicura, come se il periodo di stasi non l’avessi mai vissuto. Quando tornai al parcheggio l’ingegnere firmò un foglio e dopo essere già sceso disse  a Mattia: “promossa“ e se ne andò. Guardai Mattia con occhi interrogativi ed impauriti, mi fece “ok“ con i pollici feci un lungo respiro di sollievo, chiamai mamma e nonna e urlando dissi “ce l’ho fatta, è finita,“ “oh finamente“ risposero loro con voce mista tra riso e pianto. Conclusi la telefonata dicendo: “stasera venite a cena da me che festeggiamo“.
La sera cenammo col pesce, vino e spumante, la vicenda ci sembrava un brutto ricordo.
La patente mi arrivò a metà maggio 2007, dopo un mese e mezzo dall’esame pratico; questo perchè gli uffici addetti alle patenti “speciali“ hanno poco personale e troppe pratiche da sbrigare ed i tempi sono esasperanti.
Il giorno che presi in mano il mio nuovo documento, abbraccia nonna forte forte. La riaccompagnai a casa sua e ritornai a casa da sola. Ricominciai da quel giorno a condurre la mia vita di sempre, fatta da università, spesucce, uscite con mamma nonna ed amici, ansi spesso sono io che do’ un passaggio a loro.

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intervista della redattrice a Francesca

Che studi hai fatto e cosa fai attualmente nella vita?

Attualmente vivo a casa, non è facile trovare un lavoro, devo vedere con gli enti locali oppure con i concorsi, perché ci sono posti riservati. Del resto, trovare lavoro non è facile per nessuno.

Ti va di consigliare, a me ed a gli altri lettori, un film ed un libro da non perdere assolutamente?

Figli di un dio minore. Parla proprio dei nostri problemi e di come possa nascere un vero e profondo amore tra persone al di là dei problemi di handicap.

Tu che sei non udente in che modo comunichi? Riesci ad esprimerti con gli altri? E se gli alti non conoscono il linguaggio dei segni, comunichi lo stesso con loro o devi rinunciare?

Comunicare è una cosa importante, ma considera che molti muti li comprendi benissimo, sembra quasi che parlano. Il tipo di comunicazione più diffusa è quella gestuale, ma per chi non condivide questo tipo di comunicazione c’è il più semplice sistema di comunicazione del corpo. Non trovo difficile farmi comprendere, spesso il problema dipende dalla scarsa attitudine mentale dell’interlocutore e da forme d’imbarazzo. Che cosa ti senti di dire ad una persona col tuo stesso problema? Cancella la domanda, tutto ciò che si può dire pare ovvio.

Vuoi dire qualcosa ad un insegnante, maestra di sostegno che hanno in classe un alunno non udende?

Dire qualcosa agli insegnanti, no. Gli insegnanti sanno bene quali sono le loro facoltà e parto dal presupposto che fanno il loro lavoro perché lo hanno scelto, almeno se sono insegnanti. Per chi si sente costretto a fare l’insegnante per gente che ha problemi di handicap gli consiglio di cercare altri lavori su giornali di annunci, giusto per non sentirsi frustrati se non vogliono fare gli insegnanti agli handicappati.

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aggiornamenti dell’14 ottobre 2007

ciao a tutti, ho aggiornato la pagina “film e libri”.

un consiglio per il cinema: non vi perdete “il buoi dell’anima”. L’ho visto, è fatto benissimo e ho messo un articolo tra i film in piccologenio

potete mandare i vostri commenti e/o recenzioni all’indirizzo info@piccologenio.it

ho anche aggiornato il mio curriculum vitae che trovate alla paggina “chi siamo” .

Anche in “articoli della redattrice” ed in “artogoli vostri” sono trattati temi importanti ed attuali, un cosiglio: usate l’idece a destra e non precedente e successuva per avere una visione più completa di questo sito

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