Dove sta la disabilità?

“Probabilmente concedere una maggior autonomia sessuale alle persone disabili spaventa noi più di quanto sia un problema per loro.“

Questa provocazione, estratta da un articolo pubblicato qualche tempo fa, è uno spunto di riflessione per ciascuno di noi, per le nostre numerose forme di handicap di cui siamo ignoranti portatori.
Una prima distinzione è di obbligo tra Amore e Sessualità, ed ancora di più tra Innamoramento, Amore e Sessualità.
L’innamoramento si rappresenta con un’iniziale forma di depressione dovuta alla solitudine in quanto siamo individualmente handicappati, la completezza è nella coppia eterosessuale F+M; senza entrare in altri pensieri sociali aspramente “contaminati“ dalle varie forme di omofobie. Anche su queste “nostre paure“ ci risparmiamo le polemiche su cui si è ampiamente dibattuto.
Grazie all’innamoramento sono possibili le prime esperienze di contatto fisico (baci, abbracci, carezze, necking e petting) tipiche delle fasi adolescenziali meglio definite  “il tempo delle mele“.
In questo periodo del nostro ciclo di vita, grazie ad una sorta di orologio interiore, inizia una abbondante produzione di ormoni, e proprio durante l’innamoramento viene prodotto un ormone, la feniletilamina o FEA responsabile dello stato di eccitazione e attrazione. Questo sconvolgimento interiore è una spinta ed un sostegno alla ricerca di autonomia dalla dipendenza genitoriale.
Rappresenta un equilibrio di sintesi tra tenerezza e sensualità e il compimento dell’identità sessuale,
ed il conseguente sviluppo della personalità. Successivamente l’organismo produce degli oppiacei mentali (endorfine o morfine endogene) che hanno un effetto contrario alla FEA; la durata dell’innamoramento è….. un tempo non ben definibile; ma che per le persone timide, resta in un “limbo impresentabile“. Dove sta la disabilità?

Dottor Francesco Tassiello (psicologo sessuologo)

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abili e disabili insieme nello stodio e per lavoro

Lo sportello per i diritti degli studenti disabili de “la sapienza di Roma“ cerca personale che sarà retribuito.   
 L’Ateneo si è attivato per avviare un tutorato specializzato in grado di offrire, ad ogni studente che lo richieda, un sostegno didattico adeguato alle richieste personali, specializzato nella materia che interessa allo studente, utilizzando tutte le figure della docenza, necessarie per migliorare l’nterazione dello studente durante l’attività didattica e diminuire il carico di lavoro nella fase di studio a casa.
 È un servizio importante per i tutor e per gli studenti disabili, per saperne di più clicca su: http://www.uniroma1.it/studenti/handicap/servizi/tutore.htm
 Le richieste devono inoltrarsi presso uno dei seguenti Uffici:
* Ufficio studenti disabili
* Sportello per i diritti delle persone disabili
* per maggiori informazioni:
Numero verde 800-410960
* http://www.uniroma1.it/studenti/handicap/servizi/tutore.htm

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Lo sfogamento

Essendo più adeguato
e in modo più chiaro
nel senso del normale,

Scrivendo con la solita scritta
diventa
così toccante che tocca….
che tocca più in profondità ad ogni lettera
che è esterna alle parole,
parole che sono belle o brutte.

Quelle parole che stanno fuori di me sono troppo brutte
ecco perché ti chiedo di starmi vicina.
E’ molto più importante delle parole
il volermi bene davvero.

Io ho il mio problema che mi tocca
dentro
fino in fondo.

Come persona sarei un po’ intelligente
e carina
e brava
e sensibile, buona, dolce e sincera,
sarei più serena
e felice
e contenta.

Io mi rispetto dentro
Io non ce l’ho con nessuno,
mi sento semplice
e tranquilla
e calma
e mi accetto così come sono.

Io sto bene
io mi stimo
e sento la vostra amicizia
solo che non so bene come essere utile
perché io ho un handicap
sono down!

Ho il carattere buono,
rispetto gli altri perché sono una vera persona
essere umana
come lo siamo tutti.

Ecco perché io sto dalla tua parte
perché ci tratti come persone
non ci prendi in giro fingendo con noi
perché ti fidi
e credi in noi
e ti metti in gioco con noi
non per noi.
Ti prego continua così
non voglio essere rifiutata nemmeno da nessuno.

nemmeno
da
nessuno.

Perché so perfettamente che c’è qualcuno che mi rifiuta
e mi lascia sola nell’isolamento di essere sola.

Io non voglio tutto questo male
questa maledizione del male che sta fuori di me stessa.

io so che cosa c’è al di là della fine
la morte.

L’amore che si lamenta e si agita
recitando, cantando, ballando, suonando, scrivendo.

L’amore del cuore
si è messo d’accordo
con la fine della vita
per cercare di avere ragione sul potere della natura.

Vogliono lasciarmi sola
ma non ce la faranno.

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Teatrabilità Curriculum vitae

Curriculum vitae
Oltre quella sedia
La spontaneità è la vera arte ……
La semplicità è la vera forza…….

spettacoli messi in scena:

febbraio 2003 ” Arlecchino e i suoi amici ”
maggio 2004 ” Oltre quella sedia ”
ottobre 2005 “Le belle statuine sono pronte?” (partecipazione al festiva “Arte ed espressivita”” organizzato dalla provincia di Gorizia)
aprile 2006 “essere o apparire” (partecipazione al palio degli asinelli di Trieste)
maggio 2007 “essere o apparire” teatro oratorio Roiano Trieste
maggio 2007 “essere o apparire” partecipazione al festival “teatro e disabilita’” organizzato dall’Azienda sanitaria di Rovigo (premiati come miglior gruppo per mimica e gestualita’)
luglio 2007 “essere o apparire” partecipazione alla festa dello sport di San Vendemmino (TV) (serata organizzata dall’associazione di volontariato “L’arcobaleno” di San Vendemmiano)
agosto 2007 “il giardino dei segreti” partecipazione a “Serestate” di Trieste
ottobre 2007 “essere o apparire” partecipazione “Albatros poeta auditorium Concordia Pn
Ottobre 2007 3 spettacoli durante la settimana dei bambini del mediterraneo Ostuni
Novembre 2007 “essere o apparire” all’ITIS di Trieste
Dicembre 2007 “Nel mare“ teatro oratorio Roiano Trieste

interventi sul campo:

novembre 2004 Caffe’ san Marco di Trieste conferenza animata sulla teatrabilita’
dicembre 2004 happening teatrale dal titolo “la gioia nell’handicap” al Caffe’ san Marco di Trieste
dicembre 2004 “animazione spontanea” durante un viaggio in treno Trieste / Pescara,
gennaio 2005 animazione teatrale delle befane presso “AIAS” di Monfalcone
febbraio 2005 animazione teatrale di carnevale presso “associazione dei volontari della sofferenza” Ruda (Udine)
marzo 2005 Scuola media san Canzian d’isonzo (Go) animazione e teoria sull’avvicinamento all’handicap
marzo 2005 inaugurazione “A mezza via “, sede associazione Incammino (che si occupa di disabilita’ a Trieste) con animazione musicale
aprile 2005 libreria “Giunti al punto” di Trieste, conferenza animata e animazione con bambini
giugno 2005 giochi di animazione nel giardino di Villa Revoltella (Trieste)
luglio 2005 giochi di animazione nel giardino di Villa Revoltella (Trieste)
agosto 2005 serate di animazione per l’associazione D.U.M di Udine durante i loro soggiorni estivi a Bibione (Ud)
agosto 2005 incontri di animazione sociale per volontari per l’associazione D.U.M. di Udine durante i loro soggiorni estivi a Bibione (Ud)
settembre 2005 giochi di animazione nel giardino di Villa Hengelmann a Trieste
settembre 2005 presentazione animata del progetto presso il “Zeleni Center” di Vrhpolje (Slovenia) nel contesto della manifestazione culturale intitolata “Jam Creative Session”
novembre 2005 happening di teatrabilita’ durante l’open day al C.S.M. di Domio (Trieste)
novembre 2005 partecipazione al convegno internazionale di Rimini sull’integrazione scolastica, organizzato dal centro studi Erickson di Trento, con relazione animata del nostro progetto
gennaio 2006 animazione “il Calzetto” presso “il trullo” di Monfalcone
(in collaborazione con l’aias)
marzo 2006 animazione in collaborazione con l’Unitalsi di Trieste durante l’incontro “di primavera” organizzato per i volontari e i “malati” dell’Unitalsi di Ts
maggio 2006 intervento di conoscenza della teatrabilita’ nella scuola elementare di Turriacco (Go)
settembre 2006 presentazione animata presso il Caffe’ san Marco di Trieste
da ottobre 2006 collaborazione con l’Anffas di Gorizia con teatrabilita’ in movimento
da dicembre 2006 ad aprile 2007 collaborazione con la parrocchia di Mossa (Go)
con teatrabilita’ al catechiscmo
da marzo 2007 collaborazione con scuola superiore di Trieste “De Sandrinelli”
maggio 2007 presentazione animata del progetto durante la tavola rotonda organizzata durante la rassegna teatrale “Teatro e disabilita’” organizzato dall’azienda sanitaria di Rovigo
luglio 2007 inizio progetto di collaborazione con DUM di Udine per formazione volontari e creazione di una loro rappresentazione con metodi di teatrabilita’
settembre 2007 inizio teatrabilità in movimento con Anffas di Gorizia (secondo anno)
settembre 2007 performance di teatrabilità alla galleria Tergesteo di Trieste
ottobre 2007 partecipazione alla rassegna teatrale “L’albatros poeta” di Pordenone con il nostro spettacolo “essere o apparire”
ottobre 2007 partecipazione alla “settimana dei bambini del Mediterraneo” organizzato dal comune di Ostuni
novembre 2007 performance di teatrabilità all’ITIS di TRIESTE
dicembre 2007 spettacolo “Sconcertanti“ creato assieme al Dum di Udine alla sala parrocchiale di san Pio x (Ud) prima rappresentazione nel progetto di collaborazione con il Dum
gennaio 2008 laboratorio ai margini: essere o apparire, dipende durante psicodramma a  più voci (Provaglio di Iseo Brescia)
 

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Teatrabilità

Un sostegno alla “normalità”
dando opportunità alle “diversità”

….opportunità di scoprire
 che cosa c’è oltre “quella sedia”…
Ma cosa intendiamo per “oltre quella sedia”?
Le difficoltà, i pesi, la timidezza, i sensi di colpa, gli stress, la monotonia, l’incapsulamento dalle etichette Non  curiamo nessuno ma ci prendiamo cura di ognuno partendo dal prenderci cura di noi stessi attraverso la liberazione delle proprie capacità fisiche, emotive, intellettive, spirituali.

La storia
La teatrabilità é nata nel 2002 come idea, l’idea si è sviluppata in un corso , il corso ha creato uno spettacolo, lo spettacolo ha formato un gruppo (denominato Oltre quella sedia) e il gruppo è diventato un’opportunità  per rinnovarsi e trasmettere una nuova cultura per trasmettere che tutti possiamo realmente giocare al meraviglioso spettacolo che è la vita, non serve essere né esperti né inesperti, né professionisti né alle prime armi, né abili né disabili, né appassionati né curiosi, né bambini, né giovani  né anziani, né forti né deboli,  basta essere esseri umani

“Tra i partecipanti si sente l’affiatamento nato dall’essere tutti parte di un piccolo progetto  dove attraverso la musica, il disegno, le pernacchie, le imitazioni, il ‘mi piace’, le canzoni, gli animali, le poesie, le storie, le favole, il gioco del vai, le risate, gli abbracci, le respirazioni, le palline di carta, il the, la libertà di esprimersi, di giocare, cantare, ballare, sono riusciti a riscoprire e far riscoprire a chi gli è vicino la gioia di essere un capolavoro piuttosto che l’illusione di essere qualcuno e con il passare delle settimane si sono visti notevoli miglioramenti da parte di alcuni protagonisti che si sono sentiti accettati dal gruppo e da se stessi e liberi di sfogarsi se ne avevano bisogno, di rilassarsi se ne avevano l’esigenza, di creare se ne avevano voglia, di cercare il silenzio se ne avevano necessità…”.
La teatrabilità come uno strumento quindi. per esprimere la propria libertà di essere, per sentirsi gruppo per sentirsi accettati per quello che si è, per poter relazionarsi liberamente per quello che si è.
Chi siamo
Un gruppo di persone che promuove le singole individualità attraverso la forza del gruppo, che cerca di portare una nuova cultura attraverso uno stile, lo stile teatrabilità.
Attraverso il gruppo, con la spontaneità e la semplicità, i singoli individui si sono scoperti rinnovati nell’animo, nello spirito, nel corpo e soprattutto nel quotidiano e questo ha fatto sì di osservare e sentire che la teatrabilità  esce dal contesto teatrale ed entra nel contesto sociale a  tutti i livelli. Creiamo anche spettacoli opere d’arte che sono mezzi e non fini, mezzi per metterci in gioco davanti ad un pubblico e per dare un messaggio in modo più amplio.
Il gruppo dà l’opportunità al singolo di sentirsi accettato per quello che è; la prima cosa che fai quando ti metti in gioco con noi è quello che sai fare e questo arricchisce il gruppo che ridona al singolo la fiducia in sé stesso e l’opportunità di crescere attraverso la stimolazione reciproca spontanea che avviene in questi casi.
Il tutto attraverso le tre parole chiave di questo stile:
animazione, educazione, libera espressione.
Animare: dare vita
Educere: condurre verso
ex-premere: spingere fuori, forzare all’esterno

Da dove nasce lo stile Teatrabilità?
Da un amalgama di esperienze personali (oratorio, bambini, disabilità, gruppi, sport, teatro) di conoscenza diretta di altre esperienze simili e di ricerche di studio sull’educazione e la pedagogia e gli stili artistici del passato. (l’espressionismo in particolare) che mi hanno portato alla ricerca di quello che sta oltre.

Quali sono le caratteristiche dello stile teatrabilità
Non è un luogo, non è un’attività, non è un corso, non è una lezione, non è una scuola, non è uno sport, non è un passatempo, non è un diversivo, non è una “cazzata”, non è facile, non è un miracolo, non è una parentesi, non è volontariato, non è una costrizione, non è bello, non è brutto, non è interessante, non è inutile, non è sempre uguale, …è semplicemente un’opportunità di esprimere sé stessi attraverso la liberazione delle proprie capacità, emozioni, in un insieme di persone (gruppo) che hanno il coraggio di mettersi in gioco.
Si, il coraggio, perché in questa società di oggi dove non si fa più fatica, dove non serve più impegnarsi, dove i valori di base della vita sono secondari se non terziari rispetto al nauseabondo tutto e subito, c’è bisogno di coraggio, che è una forza morale che mette in grado di intraprendere grandi cose e di affrontare difficoltà con piena responsabilità e consapevolezza.
Coraggio di andare oltre le etichette, tutti siamo disabili in qualcosa, la disabilità è nella vita, (timidezza, sensi di colpa, insicurezze, ecc.) nessuno può fare tutto, ma tutti possiamo fare qualcosa, mentre le persone imprigionate nelle etichette (e non solo la disabilità) non possono fare più di quello che sono abituati a fare.
Ecco il perché del nostro mettersi in gioco, andare oltre come un ponte per poter raggiungere degli obiettivi da angolazioni diverse.

“…Diverso da tutti quei normali che credono di essere normali ma continuano a dirsi che ognuno è diverso e allora chi sono gli strani….lui che accetta di essere diverso ma non viene accettato per la sua diversità o loro che non accettano di essere diversi e vengono accettati per quello che appaiono?…essere o apparire…..è un continuo grido che canta.. è un canto straniero…”  (tratto dallo spettacolo essere o apparire di Marco Tortul)

La teatrabilità ha due sentieri:

“La mente pensa e crea pensieri…l’anima sente e crea sentieri”
“Marco Tortul”

-il primo porta ad un progetto sul territorio (nelle scuole, oratori, ricreatori, associazioni, giardini ecc.) dove abbiamo constatato che troppe volte la diversità fa paura, viene messa ai margini, ha bisogno di sostegni fisici, mentali, strutturali.
Attraverso questo progetto, vogliamo trasmettere una nuova cultura che sia un sostegno alla normalità per poter riflettere e far riflettere in modo attivo sull’handicap e sulle diversità, nell’handicap e nelle diversità, con l’handicap e con le diversità e sviluppare una mentalità più aperta al dialogo e alle relazioni e dare strumenti utili per andare oltre le etichette. perché troppo spesso abbiamo tanti “cosa“ fare e pochi “come“ farlo.

– il secondo sentiero porta alla creazione di spettacoli opere d’arte dove durante incontri settimanali vengono create delle scene teatrali a partire dal vissuto reale delle persone del gruppo.

“Ho sperimentato che quando dai a una persona alcuni strumenti per esprimersi, soprattutto se in una forma semplice, e la metti nelle condizioni di sentirsi libera dalle etichette, di colpo mette in azione la sua spontaneità e scopre di avere dentro di sé qualcosa che prima non sapeva di avere, qualcosa che può trasformare il suo quotidiano e che può anche diventare racconto.”(M.Balliani)

Ecco perché io sto dalla tua parte
perché ci tratti come persone,
non ci prendi in giro fingendo con noi
perché ti fidi
e credi in noi…
e ti metti in gioco con noi,
non per noi
Ti prego, continua così……..
Non voglio più essere rifiutata nemmeno da nessuno..
nemmeno
da
nessuno
 (tratto dalla poesia “lo sfogamento” di Libera Serena Fri Ziviani)

L’associazione
“GNAPACIUPA” è il nome dell’associazione  che attraverso lo stile teatrabilità dà l’opportunità di crescere come individui a tutti coloro che abbiano la volontà di mettersi in gioco per rinnovarsi;
non serve essere né esperti né inesperti, né educatori né insegnanti, né genitori né figli, né professionisti né alle prime armi, né abili né disabili, né appassionati né curiosi, né bambini, né giovani  né anziani, né forti né deboli,  basta essere esseri umani

L’handicap
Tutte le persone con una disabilità debbono essere marchiate a fuoco per la vita con quell’orrendo simbolo?
Le persone etichettate disabili hanno vissuto da bambini quasi tutte le cose “normali”, poi l’entrata nel mondo della scuola e già le prime differenze venivano messe in rilievo (insegnante di sostegno, accompagnamenti, ecc), poi gli altri crescono e si aggregano a dei gruppi (catechismo, sport, arti in generale)mentre la persona etichettata disabile va a fare terapie, parla con psicologi, psicoterapeuti, i genitori hanno contatti con assistenti sociali……è malato, è diverso…..!
E più cresce più si accentua questa diversità.
Poi la scuola finisce e il “normodotato” sceglie la sua strada, il disabile no, viene inserito in centri occupazionali educativi, in centri diurni, in comunità terapeutiche, in programmi specifici e viene sempre più tolto dalla realtà vera.
E’ come se gli viene tolta la parte adolescenziale della conoscenza del mondo e soprattutto c’è la mancanza di un gruppo che sia sotto il segno dei pesci o toro o ariete e  non  sotto il segno dell’handicap.
Voglio parlare quindi davvero di una nuova cultura, di trasmettere che da bambini tutti eravamo seduti su una sedia a rotelle, solo che la chiamavamo passeggino, che molte persone se non avessero gli occhiali sarebbero comunque non vedenti, che quando diventiamo anziani sentiamo meno, camminiamo meno o forse non possiamo più camminare, parliamo male, se abbiamo un incidente o una malattia diventiamo tutti disabili, è la dura realtà, la disabilità è a portata di tutti, ecco perché è sempre più vero che tutti siamo disabili e che però non tutti hanno le opportunità di vivere normalmente per mancanza di cultura di opportunità.
Siamo in una cultura del sostegno.
Si tratta di riuscire ad affrontare il problema da angolazioni diverse.. perché dipende da che punto guardi il mondo, tutto dipende…..

Il percorso
Abbiamo sperimentato un metodo basato tutto sulla libera espressione, il dare opportunità ad una persona di aprirsi, liberarsi con i suoi tempi attraverso la forza del gruppo, la fiducia in sé stesso, l’accettazione delle proprie diversità, la fantasia, il poco pensare e il tanto sentire per poi riflettere e smuovere nuovi e più profondi pensieri, più puri.
Attraverso questo percorso è stata contattata e sviluppata la gioia pura  e semplice che ha permesso di uscire fuori dal  guscio, di sentirsi liberi di rischiare di focalizzare l’energia e di creare un legame con il gruppo che dà l’opportunità al singolo di uscire dall’incapsulamento delle etichette ed entrare nel caos della vita portando alla luce le sue emozioni, e le sue capacità scorrono spontaneamente.
Aiuta ad essere reattivi, propositivi, altruisti, e permette a ognuno di dar vita ad un mondo attraverso un  comportamento e di entrare in quel mondo in modo spontaneo
modificando il proprio atteggiamento e le proprie routine, aiutando a diventare più consapevoli e di scegliere il miglior modo di comportarsi davanti a quella situazione.
Esprimere ciò che c’è dentro di noi, aprendosi al mondo oltre la superficie, ascoltare il mistero che c’è in ognuno di noi, essere in contatto con il mistero ed esprimerlo attraverso un gesto, un verso, una danza, una poesia, una canzone, un urlo, un silenzio, uno sguardo.
È una metamorfosi dell’essere umano, è quell’esplorazione dell’ignoto, del misterioso che la maggior parte reputa inutile perché inesistente ed invece noi reputiamo utile perché difficile da scoprire ma una volta scoperto diventa assolutamente irreversibile, un mondo nuovo.

A chi è rivolto

Il posto è riservato a tutti!… a tutti coloro che intendono praticare il teatro come forma di liberazione della spontaneità partendo dalle proprie capacità
La teatrabilità è aperta a tutti, perché tutti possiamo realmente giocare al meraviglioso spettacolo che è la vita, non serve essere né esperti né inesperti, né professionisti né alle prime armi, né abili né disabili, né appassionati né curiosi, né giovani  né anziani, né forti né deboli,  basta essere esseri umani.

Modalità degli incontri

Si prevedono incontri settimanali pomeridiani (presso l’oratorio di Roiano in via dei Moreri 22) di due ore ciascuno in un percorso che porta alla creazione di spettacoli opere d’arte da mettere in scena davanti ad un pubblico.

Obiettivi

– Sentirsi parte di un gruppo – Divertirsi- Mettersi in contatto con le proprie abilità
 – Affrontare i propri handicap
– Creare opportunità di relazione stimolando la comunic – azione
– Stimolare all’apertura attraverso gli strumenti del teatro e di altre discipline artistiche
– Stimolare la fantasia e la creatività
– Attivare capacità e potenzialità nascoste attraverso l’esempio attivo
– Sciogliere le rigidità fisiche, mentali, sociali utilizzando le tecniche espressive legate al corpo, alla voce, al gesto e al rito
– Diminuire le reazioni e allargare le azioni

informazioni: Marco Tortul: 3289231393 / 0403480726

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Il “Makarenko didattico“ nell’Università «La Sapienza» di Roma1 (seconda parte)

     Nell’accogliere volentieri l’invito trasmessomi dall’amico Emiliano Mettini di partecipare ai lavori di questo convegno su Anton Semënovi? Makarenko, con una nota informativa sulle attività didattiche e scientifiche, propriamente makarenkiane, della Prima Cattedra di Pedagogia generale dell’Università «La Sapienza» di Roma, devo subito dichiarare le difficoltà del compito affidatomi. Una difficoltà di tipo storiografico e culturologico, oltre che pedagogica, che tira in ballo un po’ tutta la storia della Cattedra, dal momento della sua costituzione ad oggi; e, quindi, le sue specifiche tradizioni e le sue caratteristiche innovative, le sue peculiarità “antipedagogiche“ e le sue potenzialità euristiche, le sue dimensioni dialettiche e il suo senso della prospettiva: tutte dimensioni concettuali queste, che pur con tutti i necessari e spesso radicali distinguo, appartengono tanto, in generale, alla storia ultracentenaria della Cattedra (nelle sue diverse articolazioni disciplinari); quanto, in particolare, alle successive acquisizioni makarenkiane di alcuni dei più illustri pedagogisti romani del secolo scorso, anche in ambiti universitari altri dalla Facoltà di Lettere e Filosofia della «Sapienza»2.
     Si dovrebbe infatti andare via via indietro nel tempo, per dire degli ascendenti accademici più remoti dell’attuale interesse universitario “romano“ per Makarenko nell’opera di Aldo Visalberghi3, Maria Corda Costa4, Luigi Volpicelli5, Pietro Braido6, Bruno Bellerate7, Mario Alighiero Manacorda8 e altri9. E, ancora prima – pur con tutti i distinguo pedagogici e con ogni cautela storiografica -, occorrerebbe che io accennassi ad una certa cultura per così dire makarenkiana ante litteram, variamente rintracciabile nella storia della mia Università, con Antonio Labriola… Labriola, primo titolare della Cattedra di Filosofia morale e pedagogia alla «Sapienza» dal 1874, marxista dai successivi anni Novanta, sempre attento ai temi delle responsabilità individuale e collettiva e ai problemi della divisione sociale lavoro, del cooperativismo, della giustizia, dei valori, del gioco, delle regole, dell’insegnamento/apprendimento di contenuti specifici, della competenza, della formazione degli insegnanti, di una rivoluzione politica in senso democratico e socialista, ecc. 
     Non a caso quindi, negli ultimi venticinque anni di attività pedagogiche alla «Sapienza», si è sviluppato attorno al mio lavoro di studioso e di docente uno specifico interesse di ricerca e didattico sulle analogie e sulle differenze rinvenibili per l’appunto tra Makarenko e  Labriola10: e dunque, più in generale, tra Makarenko e alcuni classici del marxismo, tra Makarenko e la Rivoluzione d’Ottobre, tra Makarenko e Gor’kij11, tra Makarenko e le riviste «Sovetskaja Pedagogika» e  «Rassegna Sovietica»12, tra Makarenko e Maria Montessori13, tra Makarenko e Antonio Gramsci14, tra Makarenko e John Dewey15, tra Makarenko e Don Milani16, tra Makarenko e Tolstoj17, tra Makarenko e Charles Dickens18, tra Makarenko e Nikolaj Vladimirovi? Ekk19, tra Makarenko e le tematiche dell’educazione familiare20, tra Makarenko e Don Luigi Guanella21, tra Makarenko e la cultura greca22, tra Makarenko e il pensiero cooperativistico ieri e oggi23, tra Makarenko e lo scoutismo di Baden Powell, tra Makarenko e le tematiche dell’intercultura nel rapporto Nord del mondo/Sud del Mondo24, tra Makarenko e Muhammad Yunus25, tra Makarenko e Moloud Oukili o Giorgio Spaziani e Emanuela Giovannini26, tra Makarenko e il tema del gioco27, tra Makarenko e la didattica nelle scuole elementari28 ecc. Per arrivare, infine, al tema storico dei besprizorniki29, ovvero delle sopravvivenze o delle “traduzioni“ pedagogiche makarenkiane odierne, in Italia, nell’occidente europeo, in alcuni dei paesi dell’ex Unione Sovietica, a Cuba, in Bangladesch, ecc. 
      Direi addirittura che da circa quindici anni, l’opera di Makarenko è entrata strutturalmente a fare parte della vita quotidiana della Prima Cattedra di Pedagogia generale, con la stessa naturalezza del respirare, del nutrirsi, della veglia e del sonno, e di quanto altro, al mattino, ci consente di stare in piedi e affrontare una giornata di lavoro. Di qui una notevole messe di ricerche sull’autore Makarenko e i suoi tempi, su Makarenko e noi, sulle traduzioni del Poema pedagogico in lingua italiana30, sui rapporti tra il Makarenko pedagogista e il Makarenko scrittore, sul Poema pedagogico e gli altri scritti del periodo 1925-193531, sui concetti di “collettivo“32 e di “prospettiva“, di “scoppio“ e di “stasi“, di “abbandono“ e di “handicap sociale“, di “tradizione“ e di “stile“, di “teoria“ e di “tecnica“,  di “ uomini vecchi“ e di “uomo nuovo“, sul Poema “romanzo di formazione“ e sull’idea makarenkiana di “infanzia“, sulla storia della circolazione dell’opera di Makarenko in Italia e sulle traduzioni ed edizioni italiane del Poema (compresa quella attualmente in preparazione, a cura della Cattedra di Pedagogia generale), ecc.   
     Certamente, sarebbe possibile enumerare e descrivere i momenti tecnici di maggiore concretezza e visibilità euristica e formativa, riguardanti Makarenko, come corsi di lezione, seminari, laboratori, prove scritte e orali d’esame, tesine, elaborati scritti e tesi di laurea, contributi a stampa e interventi pubblici di diverso impegno (traduzioni, recensioni, prefazioni, articoli, saggi, monografie, relazioni a convegni, mostre didattiche, rubriche su periodici, lettere aperte, presentazioni di libri e film d’argomento makarenkiano, ecc.). Meno facile, invece, è rendere criticamente conto dell’incidenza della pedagogia di Makarenko (meglio sarebbe dire dell’“indotto“ della sua anti-pedagogia), nell’intero complesso delle attività della Cattedra: perché nonostante le differenze soggettive di personalità e di cultura, e a dispetto delle divergenze oggettive di contesto, gli stessi su accennati parametri logico-pratici makarenkiani – prospettiva e gioia del domani, “individuale“ e “collettivo“, senso dell’onore e funzione della disciplina, tradizione e stile, responsabilità e corresponsabilità, scoppio e stasi, studio e lavoro, quantità e qualità, produttività economica e accrescimento pedagogico, rotazione delle mansioni e integrazione delle competenze, ecc.) –  sembrano essere variamente alla base di un po’ tutta l’azione didattica e scientifica del docente, dei collaboratori, degli studenti di Pedagogia generale I e, in larga parte, degli stessi Corsi di laurea in Pedagogia e Scienze dell’educazione e della formazione della «Sapienza» romana.
     Un’azione didattica e scientifica makarenkiana che, come accennavo all’inizio, ha una lunga storia di oltre centotrenta anni (da Labriola in giù); e che, aggiungo, ha i suoi classici di riferimento e di confronto in Hegel, Kant, Herbart, Marx, Dewey, Piaget, Montessori, Vygotskij, Gramsci.  E che, per ciò che attiene ai suoi sviluppi più recenti, viene  sorretta metodologicamente dal criterio, che è al centro dall’opera storiografica ed educativa di Eugenio Garin e di Michail Michajlovi? Bachtin e che riassumerei con le parole di quest’ultimo (in L’autore e l’eroe):

     Il primo problema è capire l’opera come la capiva l’autore stesso, senza andare oltre i limiti della sua comprensione. La soluzione di questo problema è molto difficile e richiede di solito l’impiego di un materiale immenso.
      Il secondo problema è usare la propria extralocalità temporale e culturale. L’inserimento nel nostro contesto (estraneo all’autore).                  

     Di qui, in prospettiva, il senso di tutto l’enorme lavoro che rimane da portare avanti. Giacché, nel caso di Makarenko in Italia, si tratta assai più della storia di un’assenza che della cronaca di una presenza: e ciò, nel senso che tutto quel poco o quel molto che si è potuto fare sul pedagog-pisatel’, come singoli ricercatori e come cattedre universitarie e riviste e libri, siti internet e altre istanze scientifiche, didattiche, comunicative, divulgative, ecc., tutto questo, risulta comunque sproporzionato rispetto al “problema Makarenko“ nella sua complessità…
     Per restare al Poema pedagogico, il romanzo pone infatti tutta una serie di questioni tuttora niente affatto risolte, a cominciare dalla questione del testo in russo (ricco di ucrainismi) e delle sue traduzioni (per intanto, in lingua italiana)… Traduzioni che nella mia Università, nell’arco di un quindicennio, sono state al centro dell’attenzione, producendo corsi di lezioni, articoli, seminari di approfondimento, materiali didattici di vario tipo, da un lato allo scopo di aderire di più e meglio che non si sia fatto in precedenza all’“autore“ Makarenko, in quanto romanziere e al tempo stesso in quanto didatta33; da un altro lato, con l’intento di adoperarne criticamente e autocriticamente la lezione nel corso degli stessi compiti educativi e didattici istituzionali.    
      A maggiore ragione in tale ottica di fruizione, sembra più che mai legittimo chiedersi, infatti, se e fino a che punto il Poema pedagogico che abbiamo fin qui conosciuto sia in tutto e per tutto il “vero“ Poema pedagogico. E chiedersi, in primo luogo, se sia stato e sia chiaro a tutti (in Italia non lo è quasi mai stato preso in considerazione) il fatto che è pur sempre di un romanzo che in primo luogo si tratta; e che, in secondo luogo, la stessa materia narrativo-formativa e poetico-poematica dell’opera a mezzo tra resoconto storico e invenzione, non solo è frutto di un’esperienza letteraria inseparabile da quella educativa di cui è espressione congiunta-autonoma; ma è anche il seme di un’incidenza formativa ulteriore, che “parte“ dal Poema pedagogico, arriva a noi, svolge la sua funzione “poematica“, pedagogico-antipedagogica, ben oltre noi stessi34.
    Voglio dire, in altri termini, che il Poema pedagogico come racconto della “prospettiva“, per un verso, si radica nel suo “presente“, giacché i suoi contenuti “prospettici“ sono anzitutto quelli di Makarenko e del proprio tempo-spazio di riflessione e d’azione (la Rivoluzione d’Ottobre e le sue conseguenze in Unione Sovietica e nel mondo); per un altro verso, tuttavia, è la stessa dimensione prospettica makarenkiana che, se diventa riconoscibile come tale, si allunga per così dire indefinitamente, introducendo al futuro… Un “futuro“ che, per la Prima Cattedra di Pedagogia generale della «Sapienza» romana, viene a costruirsi giorno per giorno nelle ore di lezione e in quelle del ricevimento degli studenti, parlando di Makarenko e leggendolo e rileggendolo; e, dunque, scrivendone il docente e facendone scrivere agli studenti, lì per lì ai fini “pratici“ dell’“accreditamento“ dell’esame, ma, per ciò che mi risulta, con risultati didattici e soprattutto euristici generalmente molto soddisfacenti ben al di là dell’obiettivo pratico-universitario immediato.   
     Di qui, probabilmente, il senso della scelta ricorrente, da parte di numerosi laureandi della «Sapienza», negli ultimi anni, a “investire“ la propria intelligenza e il proprio impegno su Makaranko e sulla sua opera, affrontando soprattutto il Poema pedagogico (ma non solo) da punti di vista i più diversi; e inserendolo pertanto  costruttivamente nel proprio contesto formativo e combinandone la materia pedagogico-letteraria con i più diversi interessi culturali e professionali. Ragion per cui fornirei intanto il seguente, pur parziale elenco di laureati e di elaborati di laurea in Pedagogia generale I: e, anzitutto di “dottori triennalisti“, cioè, del Corso di laurea in scienze dell’educazione e della formazione, la più parte dei quali già iscritti o pronti ad iscriversi al Corso di laurea “specialistica“ in Pedagogia e scienze dell’educazione e della formazione35.
     E dunque:
Makarenko negli elaborati di laurea di Pedagogia generale I
  Nuovo ordinamento universitario italiano (Laurea triennale)
dall’Anno accademico 2000-2001 all’Anno accademico 2006-2007

Elaborati completi (Makarenko è nel titolo)

A. A. 2002-2003
? C. Pinci, Makarenko e Yunus, tra differenze e analogie.
Tematica: Confronto Makarenko-Yunus, la sfida dell’educare. Makarenko e l’educazione dei ragazzi abbandonati (pp. 15-28). Analogie e differenze (pp. 49-69). Riassunto del Poema pedagogico (pp. 73-84). Il Poema pedagogico per immagini (pp. 87-104). Il Poema pedagogico come romanzo d’infanzia, gli “abbandonati“ di oggi (pp. 105-118).

A. A. 2003-2004
? I. Di Giacinto, Teatro ed educazione. Da Anton S. Makarenko a Giorgio Spaziani.
Tematica: Makarenko e il teatro come educazione (pp. 3-20). Confronto tra Makarenko e Spaziani (pp. 37-51).

? R. Rabbia, Makarenko e l’infanzia abbandonata tra storia e cronaca 1920-2005.
Tematica: I bambini abbandonati nel Poema pedagogico. Analisi di Lezioni su Makarenko di A. Bagnato (pp. V-XXIV). Analisi di I bambini di Makarenko di N. Siciliani de Cumis (pp. 1-23).

A. A. 2004-2005
? C. Cella, Makarenko domani.
Tematica: L’esperienza makarenkiana del collettivo paragonata ad esperienze “altre“ di bambini abbandonati (S. Leucio, i kibbutz, la scuola di Barbiana, il microcredito di Yunus e le bambine di Shanghaj). I bambini di Makarenko e l’organizzazione della colonia “Gor’kij“ (pp. 1-35).

* A. D’Ingiullo, Da Makarenko alla Teatroterapia.
      Tematica: Teatro come strumento educativo. Biografia di Makarenko (pp. 9-18). Il teatro  nel Poema pedagogico (pp. 19-32).

A. A. 2005-2006
? F. Fedele, L’abbandono dell’infanzia. Da Makarenko ai giorni nostri. Temi e problemi.
Tematica: Makarenko e l’infanzia abbandonata come problema di pedagogia familiare (pp. 1-43).

? E. J. Verna, L’infanzia abbandonata di Makarenko nel nuovo millennio.
Tematica: Makarenko e l’infanzia abbandonata. Poema pedagogico e ragazzi abbandonati nell’Urss anni ’20 (pp. 1-32). L’attualità di Makarenko e l’applicabilità del suo metodo (pp. 49-52).

A. A. 2006-2007
? A. Quattrini, Collettivo/Collettivi in Makarenko. Poema pedagogico – La marcia dell’anno ’30 – Bandiere sulle torri.
Tematica: Analisi comparativa del tema del collettivo nelle tre opere makarenkiane. Indici dei nome e delle tematiche ricorrenti per ogni opera (pp. 1-61).

? I. Segatori, Makarenko e la pedagogia del collettivo.
Tematica: Il collettivo come strumento pedagogico. Principi pedagogici e analisi delle tre opere principali di Makarenko, Poema pedagogico, La marcia dell’anno ’30 e Bandiere sulle torri (pp. 1-61).
Elaborati parziali

A. A. 2003-2004
? N. de Gaetano, L’autobiografia. Dimensioni scientifiche ed educative.
Tematica: Makarenko e l’autobiografia. La dimensione autobiografica nel Poema pedagogico, l’educatore autobiografo (pp. 24-26). Makarenko nella Biblioteca Nazionale di Roma (pp. 47-49).

? A. Panardi, Il lavoro come dimensione formativa. L’esperienza di “Quale società“ (1981-1994) dopo un decennio.
Tematica: Makarenko e il tema del lavoro. La didattica del collettivo. Il lavoro nel Poema pedagogico (pp. 61-79).

A. A. 2004-2005
? S. Collepiccolo, Per una “cultura della diversità“.
Tematica: Handicap e Makarenko. Descrizione, ripercorrendo la trama del Poema pedagogico, di “handiccapati“ che diventano altro. La normalità non esiste (pp. 34-63). Recensione libro di F. C. Floris, La pedagogia familiare nell’opera di Anton S. Makarenko (pp. 34-38).

? P. Mosetti, Artek. Per un dialogo internazionale tra sistemi di istruzione.
Tematica: Confronto tra la pedagogia di Artek e quella di Makarenko (pp. 5-10). Pedagogia come antipedagogia in Makarenko: discorsi di N. Siciliani de Cumis alla Conferenza Internazionale (pp. 39-41).

? S. Napoleoni, Cooperativismo e educazione. Tra pedagogia e antipedagogia.
Tematica: L’antipedagogia di Makarenko. Yunus e Makarenko (pp. 11-12), Poema pedagogico e sviluppo metodo antipedagogico (pp. 12-16). Recensione libro I bambini di Makarenko (pp. 16-19). Makarenko e il cooperativismo (pp. 26-32).

? F. Ottati, Il sorriso e la cura. Dimensioni pedagogiche della “clownterapia“.
Tematica: Il sorriso e Makarenko. Miloud come nuovo Makarenko: il teatro come strumento educativo. Il sorriso di Zadorov (pp. 74-76).

? T. Pierguidi, La città dei ragazzi. Specificità, confronti, prospettive d’indagine.
Tematica: Makarenko e Monsignor Carroll-Abbing. Il collettivo makarenkiano ed i gruppi alla Città dei Ragazzi di Roma (pp. 44-49). Yunus e Makarenko (pp. 120-122).

? D. Scarpetta, Identità umana identità attoriale nel “sistema“ di Stanislavskij.
Tematica: Makarenko e il teatro. Vygotskij e Makarenko tra psicologia, pedagogia e teatro (pp. 33-37).

A. A. 2005-2006
? E. Di Napoli, I bambini “cattivi“. Il mondo del minore deviante.
Tematica: Makarenko e la devianza minorile. Descrizione del Poema pedagogico con attenzione al tema del collettivo (pp. 73-80).

? E. Figlioli, «Quando i bambini fanno ooh… ». Una canzone e la sua “pedagogia“.
Tematica: Musica come educazione in Makarenko. Musicalità nel Poema pedagogico (pp. 46-49). La meraviglia nel Poema pedagogico (pp. 59-62). Parallelo tra il capitolo del Poema pedagogico “Ai piedi dell’Olimpo“ ed il capitolo “Austria“ tratto da Statistiche di pedagogia e di politica scolastica di A. Labriola (pp. 81-92).

? S. Gaggioli, L’infanzia e i suoi luoghi “altri“.
Tematica: Gli “altri“ luoghi di crescita dei ragazzi abbandonati. Situazione dell’Urss negli anni ’20, descrizione della colonia “Gork’ij“ e dell’antipedagogia come luogo e metodo “altro“ (pp. 25-37).

? A. Lauria, Detenzione femminile. Madri e figli in carcere.
Tematica: Makarenko e le ragazze in carcere. Felicità, prospettive, collettivo e ragazze nel Poema pedagogico (pp. 68-83). Pedagogia di Makarenko (pp. 133-139).

? M. E. Mainiero, Diversi eppure uguali. Dimensioni pedagogiche dello handicap.
Tematica: Makarenko e l’handicap. L’handicap nel Poema pedagogico, Recensione I bambini di Makarenko (pp. 27-44).

? E. Maiore, Handicap e danza. Un’esperienza di tirocinio.
Tematica: Makarenko e la danza. La danza come strumento educativo, articolo di N. Siciliani de Cumis (pp. 59-65). L’udibilità nel Poema pedagogico di T. Pangrazi (pp. 71-74).

? P. Marinangeli, Uomo-natura e uomo-cultura. La famiglia nella formazione dell’individuo.
Tematica: Makarenko e la pedagogia familiare. Makarenko e la famiglia, il collettivo come famiglia (pp. 20-27).

? D. Qoli, Le cooperative sociali e un nuovo approccio per l’immigrazione.
Tematica: Cooperativismo ed immigrazione. Pedagogia ed antipedagogia di Makarenko nei centri di accoglienza (pp. 35-40).

? S. Savo, C’era una volta un re… nero.
Tematica: Il sogno e Makarenko. Tema del sogno nel Poema pedagogico, articolo di N. Siciliani de Cumis su «Slavia» e postilla (pp. 69-81).

? M. A. Soscia, Ludus, ludi e ludoteca. Gioco come, gioco dove, gioco quando, gioco perché.
Tematica: Makarenko e il gioco. Commento di Consigli ai genitori (pp. 14-17). Makarenko e la scuola sovietica, Makarenko e personalismo sociale di A. Visalberghi (pp. 112-120).

? C. Trucchia, Tra gioco e Teatro. La valorizzazione della creatività nel bambino.
Tematica: G. Rodari tra gioco e teatro. Makarenko e il gioco (pp. 48-51)

A. A. 2006-2007
? M. Castiglione Humani, Teatro e diverse abilità.
Tematica: Makarenko, il teatro e l’handicap (pp. 69-73).

? D. Catalano, Un cavallo per amico. L’ippoterapia e le sue dimensioni pedagogiche.
Tematica: L’ippoterapia nel Poema pedagogico (pp. 31-36). La figura di Brat?enko (pp. 49-58). La pedagogia di Makarenko (pp. 58-64).
  
                                                                                               Nicola Siciliani de Cumis
Università degli Studi€ di Roma “La Sapienza“                               5 dicembre 2007
1 Il titolo, da un lato, si rifà alle tesi sostenute nel mio libro N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, Pisa, ETS, 2002 e alla rubrica «Didattica», per mia cura,  presente da  alcuni anni sulla rivista italiana «Slavia»; da un altro lato, rimanda a taluni contributi pubblicati dalla rivista «l’albatros»; a numerose tesi di laurea, tesine ed elaborati didattici di vario tipo, fioriti nell’ambito delle attività scientifico-didattiche della Prima Cattedra di Pedagogia generale dell’Università «La Sapienza» di Roma. Rinvio quindi al volume a cura di E. Condò, in preparazione per i tipi dell’editore «l’albatros», per l’appunto dal titolo Il “Makarenko didattico“ in «Slavia» 1995-2006; ai materiali  di un «Laboratorio Makarenko» a cura di V. Carissimi e A Cittarelli,  nel DVD allegato al volume di N. Siciliani de Cumis, Cari studenti, faccio blog… magari insegno, Roma, Nuova Cultura, 2006; e ai materiali didattici periodicamente messi a disposizione degli studenti, sui siti internet www.cultureducaziine.it, www.slavia.it, www.makarenko.it, www.nextly.org/educational/profsiciliani.html,  ecc. Cfr. quindi, negli anni, oltre a diversi contributi individuali e collettivi sulle riviste «Rassegna Sovietica», «Slavia», «Scuola e Città», «l’albatros»; «Adultità», «Giornale di storia contemporanea», ecc; e in opere collettanee, i seguenti volumi:  N. Siciliani de Cumis, L’educazione di uno storico, Pian di San Bartolo (Firenze), Manzuoli, 1989; Id., Italia-Urss/Russia-Italia. Tra culturologia ed educazione 1984-2004. Con la collaborazione di V. Cannas, E. Medolla, V. Orsomarso, D. Scalzo, T. Tomassetti, Roma, Quaderni di Slavia/1, 2001;  L’università, la didattica, la ricerca. Primi studi in onore di Maria corda Costa, a cura di N. Siciliani de Cumis, Caltanissatta-Roma, Sciascia, 2001; Evaluation. Studi in onore di Aldo Visalberghi, a cura di G. Cives, M. Corda Costa, M. Fattori, N. Siciliani de Cumis, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 2002; “Ciascuno cresce solo se sognato“. La formazione dei valori tra pedagogia e letteratura, a cura di E. Medolla e R. Sandrucci, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 2003; Antonio Labriola e «La Sapienza». Tra testi, contesti, pretesti 2005-2006, a cura di N. Siciliani de Cumis, con la collaborazione di A. Sanzo e D. Scalzo, Roma, Nuova Cultura, 2007.
2 Anzitutto, nella Facoltà di Magistero; quindi,  in quelle di Roma  Tor Vergata , Roma Tre, Ateneo Salesiano, LUMSA, ecc.
3 Cfr. Evaluation. Studi in onore di Aldo Visalberghi, cit,, il contributo di N. Sciliani de Cumis, su Makarenko; e, ivi, la Bibliografia degli scritti di Aldo Visalberghi; e da ultimo, in occasione della morte dell’illustre pedagogista e a proposito della sua “eredità“, la riproposta, a cura di N. Siciliani de Cumis, di A. Visalberghi, Antonio Makarenko e la scuola sovietica e Makarenko: personalismo sociale, in «l’albatros», aprile-giugno 2007,  pp. 83-92.
4 Cfr. il citato L’università, la didattica, la ricerca. Primi studi in onore di Maria Corda Costa, soprattutto la bibliografia e le note.
5 Cfr., sul tema del rapporto Volpicelli-scuola sovietica  (e, dunque, concernente anche Makarenko), la tesi di laurea in Pedagogia di T. Tomassetti, L’interesse di Luigi Volpicelli per la scuola, la pedagogia, la didattica in URSS dagli anni Trenta agli anni Settanta (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: F. Pesci), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 1997-1998. Vedi anche T. Tomassetti, Gli “illegittimi“ di Volpicelli, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 216-221.
6 A parte gli specifici, noti contributi  di questo studioso su Makarenko (nei tipi dell’editrice La Scuola e in rivista, per cui rinvio alla tesi di laurea di M. L. Marcucci, di cui alla nota seguente), dal punto di vista degli interessi della Prima Cattedra pedagogica romana, mi sia consentito menzionare qui il mio Sulla prima pedagogia universitaria romana e don Luigi Guanella, Illazioni ed ipotesi, in Antonio Labriola e la sua Università. Mostra documentaria per i settecento anni della “Sapienza“ (1303-2003). A cento anni dalla morte di Antonio Labriola (1904-2004). A cura di N. Siciliani de Cumis, Roma, Aracne, 2005 (seconda ristampa 2006), pp. 438-457.    
7 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia di M. L. Marcucci,  Anton  S. Makarenko in  “Orientamenti pedagogici“. Il contributo di Bruno M. Bellerate dal 1960 al 1980  (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: M. S. Veggetti), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 1997-1998.
8 A parte i notissimi volumi su Il marxismo e l’educazione e su Gramsci e l’alternativa pedagogica (nei tipi degli editori Armando, Loescher, La Nuova Italia, ecc.), ricordo in particolare alcuni scritti di Manacorda su Makarenko, apparsi sulla rivista «Riforma della scuola» (tra gli anni Cinquanta  e i Settanta); e una tesi di laurea da lui discussa con A. Restivo, Umanesimo socialista di Anton Semenovic Makarenko. Individuo-collettivo nell’esperienza pedagogica makarnkiana (Relatore: M. A. Manacorda – Correlatore: A. Visalberghi), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 1975-1976.
9 Tra i più recenti studiosi di Makarenko, che hanno prodotto ricerca e didattica coordinate alle attività della Prima Cattedra di Pedagogia generale, segnalo con particolare gratitudine i colleghi Agostino Bagnato e Domenico Scalzo, ai cui preziosi contributi farò riferimento più oltre. 
10 Ricordo, in particolare, che il tema dei miei corsi monografici semestrali di Terminologia pedagogica e di scienze dell’educazione e della formazione e di Pedagogia generale, negli ultimi sei anni, è stato quasi sempre quello del confronto dei lessici e dei modi di vedere labrioliani e makarenkiani; e quindi, al di là delle similitudini e delle analogie tra i due autori, il tema delle diversificazioni concettuali e pratico operative delle distinte posizioni pedagogiche di Labriola e di Makarenko, nei loro differenti contesti  storico-culturali, etico-formativi e politico-sociali. 
11 Cfr. una tesi di laurea dei primi anni 2000, in Pedagogia generale, di M. Cicchetti, su Gor’kij a Capri (Relatore chi scrive – Correlatore: M. Fattori): e della stessa Cicchetti, Makarenko, “l’ingegnere di anime“ della Colonia Gor’kij, nel cit. I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., 193-199.
12 Cfr. T. Tomassetti, Indici di “Rassegna della Stampa sovietica“ 1946-1949. Indici di “Rassegna Sovietica“ 1950-1991, Prefazione di G. Monaco. Postfazione di N. Siciliani de Cumis, Roma, Quaderni di Slavia/3, 2003.
13 Numerosissimi, su questo tema, soprattutto gli elaborati scritti per l’esame di Terminologia pedagogica e scienze dell’educazione e di Pedagogia generale; gli elaborati scritti per la laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione; e le tesi di laurea, sia del “vecchio ordinamento“, sia “specialistica“, in Pedagogia e scienze dell’educazione e della formazione.  
14 Cfr. un estratto della tesi di laurea di C. Coppeto, Educare l’“uomo nuovo“ tra Gramsci e Makarenko, in “l’albatros“, luglio-settembre 2007, pp. 111-129.
15 Cfr. N. Siciliani de Cumis, Dewey, Makarenko e il “Poema pedagogico“ tra analogie e differenze, in id., Italia-Urss/Russia-Italia. Tra culturologia e educazione 1984-2001, cit., pp. 259-267; e id., L’inattualità del Dewey «sovietico», in «Studi sulla formazione», anno VI, n. 1, 2003, pp. 118-126. Ma sono da vedere, di  J. Dewey, i sei articoli dal titolo Leningrad Gives the Clue, A Country in a State of Flux, A New World in the Making, What Are Russians Schools Doing?, New Schools for a New Era e The Great Experiment and the Future, pubblicati via via il 14, 21, 28 novembre e il 5 e 19 dicembre 1928, in «The New Republic»: articoli ripubblicati poi, con altri resoconti di viaggio in Messico, Cina e Turchia, nel volume di id., Impressions of Soviet Russia and the Revolutionary World: Mexico – China – Turkey, New York, New York Republic, 1929 (in seguito con il titolo Impressions of Soviet Russia, in id., The Later Works, 1925-1953, Carbondale and Edwardsville, Southern Illinois University Press, 1969,  vol. 3: 1927-1928, Edited by J. A. Boydston Textual Editor, P. Baysinger. With an Introduction by D. Sidorsky, pp. 203-250); e, a proposito, G. Szpunar, Dewey in U.R.S.S. Prospettive per l’educazione di una società democratica, Roma, Nuova Cultura, 2006, soprattutto le pp. 11-87 (edizione provvisoria), dove per l’appunto, per la prima volta in Italia,  si viene a rendere storicamente e  criticamente conto dei suddetti articoli di Dewey. A questo riguardo, sono quindi da considerare come  importanti passi avanti  nello “stato dell’arte“, i contributi di G. Szpunar, L’infanzia come risorsa: i bambini di Yunus, Makarenko, Dewey, nel volume N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 117-135; e Dewey in U.R.S.S. Prospettive per l’educazione di una società democratica, Roma, Nuova Cultura, 2006.
16 Cfr. infra la nota 24.
17 Cfr. E. Medolla, Punti di contatto tra Tolstoj e Makarenko, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., 190-193.
18 Cfr. due tesi di laurea in Pedagogia generale del vecchio ordinamento universitario: E. Mariani  (vedine un estratto nel sito internet www.cultureducazione.it; e cfr. E. Mariani, Gli autori e gli eroi: Makarenko e Dickens,  nel mio I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp.187-190); e F. Craba, Charles Dickens e Anton S. Makarenko fra pedagogia, letteratura e impegno sociale (Relatore: C. Gabrielli – Correlatore: N. Siciliani de Cumis), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2005-2006. 
19 Cfr. D. Scalzo, Il “poema pedagogico“ di Makarenko e “Verso la vita“ di Ekk, in “Slavia“, luglio-settembre 2006, pp. 5-88.
20 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale, poi libro, di F. C. Floris, La pedagogia familiare nell’opera di Anton Semënovi?. Presentazione di L. Pati. Postfazione di B. A. Bellerate, Roma, Aracne (Collana di tesi di laurea, «Diritto di stampa», diretta da G. Boncori, N. Siciliani de Cumis, M. S. Veggetti), 2005.
21 Cfr. infra, la nota  6.
22 Cfr. la tesi d laurea in Pedagogia generale di E. Mattia, “Poema“ come romanzo di formazione. Indagini su Makarenko e la sua opera (Relatore: N. Siciliani de Cumis –  Correlatore, A. M. Cirio), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2004-2005. 
23 Cfr. in particolare A. Bagnato, Educazione e cooperativismo, Prefazione di F. Ferrarotti. Presentazioni di G. Poletti e N. Siciliani de Cumis, Roma, l’albatros, 2005; e dello stesso Bagnato, Makarenko oggi. Educazione e lavoro tra collettivo pedagogico comunità e cooperative sociali. Prefazione di N. Siciliani de Cumis, Postfazione di E. Mettini, Intervista a E. Calabria, Roma, l’albatros, 2006 (seconda edizione di un precedente volume di Lezioni su Makarenko, svolte nell’Università di Roma «La Sapienza», nel decennio precedente, e raccolte in volume, Roma, l’albatros, 2005). Vedi quindi E. Mettini, Attualità su Makarenko, in «l’albatros», gennaio-marzo 2007, pp. 85-88.
24 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale di E.Pezzola, I bambini di Makarenko nelle strade del 2000 (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: F. Pesci), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2000-2001; e cfr., della stessa Pezzola, i contributi al cit. I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“,  pp  125-130 e 257-284.
25 Cfr. N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 225-254 (con contributi di M. D’Alessandro, F. Feliciani, P. Franzò, C. Ludovisi, R. Maiuri.  Ricordo ancora, attorno al tema del “microcredito“ in rapporto a Makarenko, un importante “Laboratorio autogestito“ dagli studenti, a cura di F. Festa,  C. Ludovisi, R. Maiuri, C. Pinci, F. Saraceni,  G. Szpunar, ecc.; e  significativi paragrafi e/o capitoli di tesi  di laurea in Pedagogia (vecchio ordinamento universitario) di L. Castiglia (sul cinema di Gianni Amelio), di R. Maiuri (sul Pico della Mirandola di Eugenio Garin), di C. Ludovisi (su Don Milani), ecc.
26 Cfr. N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 179 sgg., 274 sgg. e passim.
27 Cfr. M. P. Musso, Il “gioco“ in Makarenko, tra analogie e differenze: Italia-URSS-USA, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 199-202.
28 Cfr. R. Sandrucci, Le sassate e le ali. Il “Poema pedagogico“ letto da un maestro elementare, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 221-223.
29 Cfr. a questo riguardo, in Italia, gli studi di D. Caroli, fino al saggio recente Ideali, ideologie e modelli formativi. Il movilemto dei Pionieri in Urss (1922-1939). Prefazione di N. Siciliani de Cumis, Milano, Unicopli, 2006. 
30 A parte le numerose attività universitarie individuali e collettive (di cui si ho reso conto a più riprese in rivista e che convergeranno presto in una nuova edizione italiana del Poema pedagogico, dopo quelle degli anni Cinquanta e Ottanta),  cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale di O. Liskova, Il traduttore come mediatore fra le culture. A proposito del Poema pedagogico di A. S. Makarenko (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatori: P. Ferretti e M. S. Veggetti), Università degli Studi «La Sapienza » di Roma, Anno accademico 2003-2004..
31 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale di E. Konovalenko, L’altro Makarenko. Poema pedagogico e dintorni 1925-1935 (Correlatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatori: N. Malinin e M. S. Veggetti), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2003-2004.
32 Cfr. in particolare la tesi di laurea in Pedagogia generale di E. Ceravolo, Il Collettivo in A. S. Makarenko (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: G. Boncori), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2005-2006.
33 Cfr. i miei Questo Makarenko, in «Slavia», 3/4, 1995, pp. 3-16 (con il contributo di B. Paternò) e Per una nuova edizione del Poema pedagogico di Makarenko, in «Scuola e Città», 4, 1997; i circa cinquecento elaborati scritti d’esame degl studenti circa quindici anni di lezioni (e di non frequentanti); e, ora, i Materiali didattici predisposti per il presente anno accademico 2007-2008, in funzione dell’allestimento di una una nuova edizione del Poema pedagogico in lingua italiana.
34 Cfr. G. Consoli, Romanzo e rivoluzione. Il Poema pedagogico di A. S, Makarenko come nuovo paradigma del racconto, Pisa, ETS (in corso di stampa).
35 Elenco redatto in occasione della presene nota informativa per il convegno su Makarenko, dalla dottoressa Chiara Coppeto, che qui ringrazio; e della quale ricordo la brillante tesi di laurea in Filosofia (Pedagogia generale I), Educare l’‘uomo nuovo’. Tra Gramsci e Makarenko 1920-1937 (discussa alla «Sapienza», nell’ultima sessione estiva).
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