LA SESSUALITA’

Dott. Tassiello.
Terza parte – LA SESSUALITA’

Questa terza parte del “trittico- Innamoramento, Amore e Sessualità“ di cui stiamo argomentando è dedicato alla sessualità, intesa come l’agire un comportamento finalizzato alla procreazione e ricreazione.
Per la complessità dell’argomento, come si intuisce dalle finalità, abbiamo preferito trattarlo in più riprese.
Parlare di sessualità non può prescindere dall’affettività e dal coinvolgimento emotivo e sentimentale, grazie al contributo della corteccia cerebrale che ci contraddistingue dalle specie animali inferiori. Quindi possono essere giustificabili e comprensibili alcune idee di fondo: 1)le relazioni sessuali e affettive rivestono interesse pubblico, il bene meritevole di protezione pubblica e’ la relazione affettiva sessualmente caratterizzata; 2) la relazione affettivo-sessuale ha valore anche nel suo esistere provvisorio; 3) il benessere sessuale è il barometro della salute; 4) la sessualità umana si propone come procreazione e ricreazione; di cui ho già precisato sopra.
Ma cosa intendiamo con il termine sesso? E per sessualita’ nella diversità e/o dimorfismo sessuale?
Nell’etimo dei due termini troviamo la radice sexus = secare – dividere il maschile (x-y) dal femminile (x-x). Spero di non essere frainteso, ma me ne assumo ampia responsabilità e piena disponibilità all’interazione, senza usare il termine più politico di “contraddittorio“, per gli aspetti della diversità che meritano pieno e indiscusso rispetto. Quindi il sesso e per esso la sessualità, intesa come comportamento, rappresenta un impulso biologico naturale; una potente energia salutare; una sfera importante della vita; una scelta consapevole e responsabile; una espressione d’amore desiderata da entrambe i partner. Questi aspetti di contenuto della sessualità meritano ben più ampio spazio ed altri più capaci interpreti Cito con piacere, ma anche con alcune riserve, A. Schopenhauer nel suo più importante lavoro sull’argomento: “Metafisica dell’amore sessuale“; in cui l’autore afferma che: << … L’amore inganno della natura …>> E prosegue << …Ma, anche senza mito e senza simbolo, la veemenza dell’istinto sessuale, la vivacità del suo ardore e la profonda serietà, con la quale ogni animale, compreso l’uomo, ne compie le funzioni, dimostrano che proprio mediante la funzione sessuale l’animale appartiene a ciò in cui propriamente e principalmente sta il suo vero essere, cioè alla specie, mentre tutte le altre funzioni e tutti gli altri organi servono direttamente solo all’individuo, la cui esistenza, in fondo, è puramente secondaria.
Nella veemenza di quell’istinto, in cui si concentra tutta l’essenza dell’animale, si esprime inoltre la coscienza che l’individuo non dura, e che quindi deve dare tutto per la conservazione della specie, nella quale sta la sua vera essenza“.
S. Freud e collaboratori hanno ampiamente approfondito il tema della sessualità ed elaborato il passaggio dal concetto sessuale di pulsione a quello di relazione con queste caratteristiche: il concetto freudiano di pulsione sessuale considera il comportamento sessuale come una sorta di “impianto idraulico“, cioè un serbatoio che si riempie di “libido“ e che attraverso la scarica pulsionale ritorna ad uno stato di equilibrio e di “calma psicofisica“. Il concetto sessuale di relazione oggettuale introduce il termine relazione per indicare tutto ciò che precede l’atto sessuale (corteggiamento, seduzione, innamoramento, amoramento,ecc.); cioè il bisogno sessuale spinge alla ricerca di una relazione sessuale fissa, che sia supportiva e rassicurante per ciascuno dei due partner, pensando alle incertezze e rischi del futuro. Le attuali ricerche sulle MTS (malattie trasmesse sessualmente) hanno indicato nella promisquità sessuale la causa primaria; una specie di “castigo“ per i “peccati“ commessi. In realtà sembra essere chiamata in causa la “familiarità“ che si struttura tra la basicità del liquido spermatico e l’acidità della cavità vaginale. Le considerazioni e le riflessioni fin qui proposte non vogliono essere che le premesse per un approfondimento in cui sono accettate e desiderate delle proposte di integrazione. 

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Terza ed ultima conferenza: liberta di stampa e diritti umani

Della Redattice del sito

Diritti umani, democrazia, libertà di stampa. L’interdipendenza fra questi 3 concetti è evidente. Una stampa libera è essenziale per una società democratica: diritti politici e le libertà civili possono essere garantite se e solo se i giornalisti possono fare il loro lavoro liberamente. Quando l’indipendenza dei media è minacciata, a rischio sono i fondamenti delle libertà individuali.
Ahmat Zeidane Bichara giornalista del Ciad e rifugiato politico in Francia.
Cai Chongguo esperto di censura sul wed in Cina.
Robert Ménard fondatore e segretario generale di Reporters sans Frontiéres
Enzo Nucci Rai sub-Saharan Africa bureau chief a Nairobi
Mauro Sarti giornalista e docente di comunicazione giornalistica all’Università degli studi di Bologna (moderatore)
Jeta Xharra dirittrice del Balkan Investigative Reporting Network in Kosovo

Questa conferenza si apre con Enzo Nucci, giornalista di Rai sub-Saharan Africa bureau chief a Nairobi, che invita l’Italia a riflettere sul fatto che ancora oggi in molti paesi non c’è il rispetto dei diritti umani, il diritto alla vita e alla libertà di stampa. Il giornalista ha vissuto in Africa ed è rimasto colpito dalla forza della popolazione che vuole migliorare la propria condizione e si dà da fare con energia e positività per costruirsi un futuro migliore. La presenza di Rai sub-Saharan a Nairobi –continua a spiegare il giornalista- è servita per far si che le grandi testate giornalistiche del mondo si sensibilizzassero sulla situazione di Nairobi- aprendo così delle loro redazioni sul posto. Questo, si spera che sia di buon auspicio, per attirare l’attenzione sui problemi e le risorse di tutta l’Africa.
La parola passa ora a Ahmat Zeidane Bichara; ho ascoltato attentamente la traduzione della sua esperienza umana e professionale ma non l’ho potuta registrare,  comunque ho ascoltato tutto nelle cuffie della traduzione, i contenuti, a mio avviso, erano molto toccanti e quindi non mi rimane difficile scriverli ricordarli a distanza di una sola settimana.
Il giornalista è costretto a vivere in Francia, lontano da moglie e figli, poiché i suoi articoli infastidivano il governo del suo paese.
Lui infatti ha spiegato che, fino a pochi anni fa,  i giornalisti ritenuti scomodi venivano perseguitati e fatti sparire. Le loro famiglie erano poi ammassate (ma a me viene da dire “deportati“) in grandi alloggi dove erano soggetti a torture, nella speranza che tutta questa brutalità portasse a delle  confessioni. Quindi il governo del Ciad risaliva così a dove si trovavano e cosa facevano i loro mariti; ovvero i “giornalisti scomodi. I bambini –continua a raccontare Zeidane Bichara-  vengono mal nutriti per giorni, dormono male, da qui a farli diventare “bambini soldato“ non passa molto! Per fortuna da pochi anni a questa parte la situazione è cambiata e queste “case degli orrori“, nello stato del Ciad non esistono più.
Tuttavia persiste il controllo di stampa e midia e non è raro che i giornalisti sul posto ricevino delle minacce di morte e che le persone rifugiate all’estero non possano più tornare nel paese di origine.
La parola passa ora a Cai Chongguo il quale parlerà della situazione riguardante la censura in Cina. L’intervento di questo giornalista mi è sembrato estremamente moderato. -La censura in Cina esiste e viene attuata dal Governo. È vero che il Governo controlla tutte le notizie che vengono messe in rete, molto spesso tante notizie vengono cancellate, ma da quando una notizia viene messa su un blog o su un sito, a quando viene fatta sparire passano ore e a volte giorni. – Il giornalista prosegue la sua testimonianza –  In questo lasso di tempo molte persone residenti in Cina e non, possono leggere e commentare le notizie.
Secondo me Cai Chongguo è stato molto moderato perché non ha dato un giudizio negativo o di parte, sia sul suo paese sia sul Governo. A mio avviso è stato troppo cauto quasi avesse paura di prendere una posizione. Ultimamente tutto il mondo è stato spettatore dei dissidi tra Cina e Tibet, si sa che la dittatura cinese ha fatto di tutto per ostacolare le manifestazioni e non mostrare cosa stava realmente accadendo alle varie tv internazionali.
Prima dell’episodio del contrasto tra Cina e Tibet, che conosciamo in quanto sono stati trasmessi da tutti i telegiornali solo perché coincideva con il grande evento delle olimpiadi in Cina, non sapevamo molto.
Queste olimpiadi potevano, forse avere lo scopo di aprire un paese al resto del mondo. Di fatto non so se, e quanto quest’intento è stato raggiunto.
Mi chiedo, ancora: sono anni che in Cina c’è un regime di dittatura, come mai il mondo concentra la sua attenzione su questa brutale situazione solo per alcuni giorni? E poi, come è possibile che un giornalista cinese sia così imparziale? Altra domanda che mi viene in mente ripensando alla Cina ed a quel giornalista: perchè  in una conferenza internazionale Cai Chongguo abbia dato l’idea che sì, la censura esiste, ma che poi si possa aggirare e non sia un problema così concreto e rilevante come pensa tutto il resto del mondo?
La sera ripensavo a quanto può essere difficile fare il giornalista. Penso a me che per fortuna il caso ha voluto che nascessi in Italia. Ho ripensato a quanto è difficile accedere a questa professione: anche se scrivo, frequento la facoltà di giornalismo mi scontro con la realtà di questo  mestiere che da noi è riservato ad un ordine professionale, ed è un mestiere sempre più precario. Mi continuo a domandare se il mio grande amore per la scrittura sarà utile per una mia futura professione.
Diventare pubblicista mi sembra, per l’ennesima volta, un sogno difficile da raggiungere e ritengo ingiusto che l’albo, e la professione giornalistica non tengano presente l’impegno mio e di tanti giovani che scrivono e gestiscono siti e blog.      
Mi piacerebbe leggere i commenti di  ragazzi come me, ma anche di giornalisti affermati, aspiranti giornalisti, professori e di tutti voi che avete delle idee sugli argomenti delle conferenze e sulla scrittura in generale. Questo, in conclusione, è l’invito che rivolgo agli affezionati del mio sito, ma anche a chi lo ha scoperto da poco ed a chi lo naviga oggi per la prima volta!

        

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Il giornalismo sociale è sotto pressione.

della Redattrice del sito

Seconda conferenza: il giornalismo sociale è sotto pressione.
Il giornalismo sociale 2007
Che cos’è il giornalismo sociale? Il che modo è stato influenzato da internet?
Partendo dalla storia del giornalismo sociale in Italia, il libro raccoglie le più importanti esperienze che hanno visto protagonisti in questi ultimi 30 anni l’associazionismo, il volontariato e i settori più sensibili del modo dell’informazione.
Mauro Sarti giornalista e docente di comunicazione giornalistica all’università degli studi di Bologna.
Geraldo Bombonato Presidente dell’ordine dei giornalisti dell’ Emila Romagna.
Stefano Trasatti Direttore di Redattore Sociale.

Ho partecipato alla conferenza sul giornalismo sociale che si è tenuta a Perugia durante il festival internazionale del giornalismo. Quello che sto per scrivere è un mio resoconto basato su un audiocassetta della conferenza stessa.
Come prima tematica si è parlato di come dovrebbe essere il giornalismo in generale, ed il giornalismo sociale: “tutto il giornalismo dev’essere investigativo e sociale. Il giornalista dovrebbe essere colui o colei che fa sempre una domanda in più per ricercare la verità, usando la propria curiosità e tentando di individuare le fonti delle informazioni.
I giovani –ha continuato a spiegare  il giornalista che ha parlato per primo dal palco del Teatro Pavone, un piccolo teatro di provincia, affrescato e curato nei minimi particolari-  che intraprendono questa professione devono rispettare le regole del giornalismo con la consapevolezza che bisogna  sempre aggiornarsi e tenendo presente che le regole dell’albo non bastano perché sono state fatte prima che internet diventasse il mezzo più usato e accessibile quasi a tutti, superando l’uso dei media “tradizionali“.
Nella conferenza sono emersi tanti concetti importanti che trovo giusto mettere su carta e proporli anche a chi non ha avuto il privilegio di poter partecipare al festival.
I giornalisti: Geraldo Bombonato Presidente dell’ordine dei giornalisti dell’ Emila Romagna e Mauro Sarti giornalista e docente di comunicazione giornalistica all’università degli studi di Bologna, erano concordi nel dire che Il giornalismo sociale è importante ma spesso viene ignorato dai grandi giornali di carta stampata perché c’è ancora l’idea sbagliata che le buone notizie non fanno “notizia“. -Ed ancora- la doga, il carcere, la disabilità, l’immigrazione, vengono trattati solo quando accade un fatto di cronaca nera; e talvolta questi temi vengono trattati sulla base di quella che è una scelta politica. Ad esempio in Italia siamo abituati a trattare il tema dell’immigrazione solo quando rappresenta un ostacolo, un problema per la sicurezza dei cittadini e mai pensiamo che l’extracomunitario può rappresentare un realtà multietnica e quindi scambi e arricchimenti per il paese. Uscire da questi luoghi comuni è il compito del giornalista-.
La parola ora passa a Stefano Trasatti Direttore di Redattore Sociale; il quale comincia il suo intervento spiegando chi è e cosa fa un redattore sociale: -per essere un redattore sociale non servono competenze specifiche, sicuramente serve quella formazione che serve ai giornalisti in generale, ma credo che si debba affidarsi di più anche alla sensibilità personale. Vi sono ,però, quattro regole fondamentali per essere un buon giornalista sociale:
1. non far prevalere il cinismo della cronaca sui diritti fondamentali di uomini e donne.
2.  non far prevalere il punto di vista dell’elite
3. non far prevalere le regole dell’odience sul dovere di fornire anche un servizio educativo
4. non far prevalere la pigrizia sulla curiosità
Lo stato di salute del giornalismo in Italia – aggiunge Trasatti-   siamo certi che è piuttosto malandato.
Durante la conferenza si parla del libro di Mauro Sarti e si racconta che ha riportato tra le sue pagine la frase di Capocinski (io ho scritto il nome come l’ho sentito dire, ma non sono sicura si scriva così) il quale dice che il giornalismo deve avere uno scopo, il cinico non è adatto a questo mestiere.
In questo libro si mette in luce che in Italia ,oltre alle grandi testate giornalistiche, ci sono molti modi per esprimere le proprie idee e ci sono molte persone con la voglia di raccontarle. Viene citato ancora Capocinski il quale parla di giornalismo intenzionale che deve tentare di affrontare i problemi, buttarsi dentro alle storie. –Io non penso- continua Trasatti- che si possa essere giornalisti, sociali e non, senza buttarsi dentro le storie.-
Ci sono molte persone che hanno voglia di parlare di temi come l’immigrazione,la disabilità,dipendenze,droghe e psichiatria. Vi sono sempre più giornalisti interessati a questi argomenti; di ciò se ne stanno accorgendo anche i più grandi giornali del nostro paese: la Repubblica, la Stampa, il Messaggero… I giornalisti tendono ad intrecciare le tematiche sociali ad argomenti come cronaca e politica, poiché, essendo le prime tematiche toccanti attirano l’attenzione dei politici e del pubblico collegando ad esempio guerra e psichiatria, politica e disabilità etc…
In molti casi, purtroppo, i politici usano i disagi della società come strumento di propaganda elettorale e sono spalleggiati da giornalisti pronti a strumentalizzare la notizia per mettere in cattiva luce il partito avversario. Anch’io nel mio piccolo riscontro questo atteggiamento negativo della politica italiana.
Dopo questa breve parentesi politica si continua a parlare di altre caratteristiche che un buon giornalista sociale dovrebbe avere: – è giusto che il giornalista sia informato sulle malattie, sulle dipendenze, sulle medicine.. ma è anche vero che non si deve creare un settore a parte, una figura specializzata solo su questi argomenti-.
Per spiegare meglio questo concetto mi viene in mente il film “la giusta distanza“ dove il giornalista anziano spiega al giovane agli albori  della sua carriera che per scrivere occorre partecipare al problema ,ma nello stesso tempo esserne distaccati. La condizione migliore per fare questo mestiere è quella di trovarsi e mantenere la giusta distanza.
Trasatti spiega che il redattore sociale è una vera e propria agenzia di stampa da cui attingono le notizie moltissimi siti web e alcuni dei più grandi giornali nazionali. Nel 1994 nasce il seminario per giornalisti dal titolo “redattore sociale“, da questo corso di aggiornamento che tutti gli anni accoglie migliaia di giovani giornalisti, avrà vita l’agenzia di stampa ,omonima al seminario sopracitato, che ancora oggi fa capo alla comunità di Capodarco.
Parlare di giornalismo ormai è difficile anche tra esperti del settore poiché negli ultimi anni si è verificato un calo di prestigio e di considerazione per questa professione e si spera che il giornalismo sociale sia un mezzo per rompere questo silenzio assordante.
Da sette anni l’agenzia di stampa “redattore sociale“ svolge in pieno la sua attività, prende le notizie dal mondo e le passa ai siti web e alla carta stampata. La linea editoriale che i responsabili hanno deciso di dare è quella di mettere la società al primo posto.
Un cambiamento significativo del lavoro di questa particolare agenzia è avvenuto nell’ottobre scorso quando si è unita a un notiziario di un’importante agenzia su web: l’agenzia “dire“. Questo ha consentito loro di non andare solo sui giornali e sui siti a loro affiliati, ma di andare ormai dappertutto, quasi tutti i grandi quotidiani infatti sono collegati anche a questa agenzia. Questo ha portato un enorme ripresa di notizie dalla nostra redazione. – Dice Trasatti – ad esempio, il Corriere della sera ha pubblicato due lunghi articoli con notizie prese da noi; il primo parlava delle fattorie sociali, il secondo trattava l’argomento delle banche del tempo che sono una nuova forma di volontariato, entrambi sono argomenti sfiziosi su cui il Corriere della sera ha fatto bene a fare due speciali che vanno a gratificare il lavoro dell’agenzia.
Trasatti riassume in quattro punti quali sono le peculiarità dell’agenzia “redattore sociale“ :
1. Il redattore sociale non è un “marziano“ ! Non si tratta di uno scienziato delle problematiche sociale, ma semplicemente di chi fa parte di un gruppo di giornalisti che occupandosi di fatti di cronaca,  tiene in considerazione il punto di vista dei più deboli.
2. il giornalista è un mestiere sociale che va esercitato 24 ore su 24, quindi il reporter deve essere sempre attento a captare una possibile notizia. Purtroppo molti giornalisti usano il proprio intelletto solo nelle ore di lavoro in ufficio.
3.  il redattore sociale è colui che accetta di farsi coinvolgere. C’è un modo di coinvolgersi salvaguardando la propria professionalità, prendendo esempio da molti giornalisti che sono riusciti nell’intento, primo tra tutti Capocinski.
4. il giornalista sociale non è quello che si nasconde dietro gli alibi della professione (non fa notizia, devo rispettare il volere della politica o della società in questo momento, questa notizia è minore di quest’altra ect.) E’ invece colui che si mette in discussione, accettando critiche e consigli.
 

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La prima conferenza…

della Redattrice de sito.

La prima conferenza alla quale ho assistito s’intitolava “Citizen Journalism – i media siamo noi“
Ospiti: Jan Schaffer, fondatrice e direttrice di J-lab, Etham Zuckerman coofondatore e direttore del sito Global Voices Mario de biase direttore dell’inserto settimanale  Nova24 del Sole 24 ore, Mario Adinolfi giornalista Europa e La7 specializzato nel blog (moderatore)

Questa conferenza si interrogava su fatto che oggi grazie ad internet ed in particolare ai blog moltissimi cittadini possono essere autori di una notizia, inoltre un messaggio può essere comunicato al grande pubblico. (Non come fino a 10 anni fa che un piccola notizia si poteva divulgare solo ad una piccola comunità).
Oggi basta solo avere un semplice argomento e voglia di mettersi in discussione; per aprire un dibattito on-line al quale possono partecipare un infinità di persone. Ci sono anche siti e blog dove  si possono discutere anche foto o filmati quinti la comunicazione oggi non è solo quella dei giornali ufficiali e dei testi scritti.
Ormai in Italia i navigatori dei blog sono circa 20 milioni, e si calcolano circa 2 milioni di blog attivi. Un blog spesso parte dall’idea di una persona sola ma poi l’importante è creare una comunità che partecipa ai contenuti, testi e commenti del medesimo.
Etham Zuckerman invece si occupa di un grande sito americano il “Global Voices“. Qual è lo scopo di questo sito: prendere delle notizie da tutti i paesi del mondo, tradurle in inglese e mettere sul web; cioè rilanciarle e metterle alla portata del mondo stesso. Come viene fatto tutto ciò: in molte nazioni c’è un inviato che raccoglie la notizia, e la manda in America dove viene tradotta e divulgata.
La parte più difficile, spiega Zuckermen è la tradizione perché devo avere un teem in grado di tradurre anche le lingue minori, ad esempio lo Zuaili in Kenia.
Mario de Biase parla del settimanale Nova che è su carta e sul sito wed. Ad esso hanno scelto di affiliarsi tanti blog italiani, quindi Nova dà e prende spunti dai cittadini. Il problema di oggi secondo Biasi è capire che cos’è una notizia; una notizia -continua il giornalista- è quell’ informazione che serve a molti! Ed è importante avere un metodo “trasparente“ su come si fa informazione. Con il termine trasparenza il giornalista intende: un metodo col quale si fa informazione controllabile e con una linea editoriale dichiarata!
Per dimenarci tra blog e siti, dibattiti e notizie – aggiunge Biase- bisogna tenere sempre allenato il nostro spirito critico, con la consapevolezza che una notizia non è assolutamente vera se sta su un giornale o telegiornale perché anch’essi spesso sbagliano. Anzi chi usa internet come mezzo di informazione è più abituato a mettere in conto taluni errori e può risalire alla fonte della notizia, cose che chi usa i midia più tradizionali non può fare.
Jan Schaffer gestisce un giornale on-line nel suo piccolo paese formando una comunità virtuale dove si sta attenti ad evitare i pettegolezzi e si cerca di andare incontro alle esigenze di tutti. Di quest’ ultima esperienza non so dire di più perché non potevo registrare la traduzione che avveniva mediante auricolare, come le moderne guide nei musei.
Alla fine ho chiesto ho chiesto a Mario de Biase: “in questa conferenza avete parlato delle notizie e del fatto che il giornalismo con internet può essere accessibile a molti. D’altra parte io so che per essere iscritti all’albo ci sono delle regole molto rigide e che non sono state aggiornate coll’avvento di internet. Qual è il punto di incontro di queste due affermazioni? Io già scrivo per due siti, come posso fare per affermarmi?“
Mi è stato detto che in effetti l’albo è rimasto molto indietro e che c’è più futuro per un giornalista che fa questo mestiere per una piccola azienda anziché per una persona che aspira ad entrare nell’ albo e fare i giornalista tradizionale. Quindi le strade tradizionali per accedere a questa professione dovrebbero essere lasciate da parte per usare nuovi canali e promuovere un tipo di giornalismo nuovo, più vicino alla gente.“
Mi sarebbe piaciuto fare una domanda a Etham Zuckerman: “per il loro lavoro non c’è il rischio che la notizia tradotta e messa sul loro sito, sia diversa (a causa dei passaggi che deve fare ed  alla traduzione in inglese); ma mi è venuta in mente troppo tardi per potergliela fare. Peccato!

Un fatto
A questa  conferenza ero seduta accanto alla Dottoressa Donatella Papa, Direttrice del giornale on-line www.comincilitalia.net ; la quale al momento delle domande fece un intervento, forse un po’ troppo lungo su suo giornale on-line spiegando che è un quotidiano scritto da alcuni cittadini ed a servizio dei cittadini.
Io durante la mia domanda ho specificato che scrivo sul suo giornale, ed ho anche un mio sito internet che si chiama www.piccologenio.it  Dopo questa mia premessa ho invitanto tutti i giornalisti della conferenza, ma in particolare il redattore del sito www.globalvoicesonline.org, ad interessarsi a questi due siti italiani poiché sono fatti dalla gente, da giornalisti non professionisti; quindi analoghi ai contenuti della conferenza stessa.
Quando mi sono alzata per andar via, due ragazzi si sono avvicinati a noi dicendo alla Papi che erano disgustati da suo intervento e dal fatto che Lei aveva strumentalizzato una ragazza disabile per “pubblicizzare“ il suo sito! La dottoressa Papi, con eleganza e sangue freddo ha risposto che si sbagliavano, ma che erano liberi di interpretare l’accaduto come meglio credevano. I due ragazzi sono andati via subito dopo senza darmi in tempo di spiegare che io e la Papi assolutamente non ci eravamo messi d’accordo prima, e che non dovevano pensare che una persona con una disabilità motoria non sia in grado di ragionare con la propria testa. Anzi a volte la persona “diversamente abile“ può avere maggior cultura, amore e sensibilità di un suo coetaneo normodotato.
Ho voluto raccontare questo “episodio“ perché spero di leggere tra i commenti cosa ne pensa la gente, i ragazzi come me e come quei due… mi piacerebbe anche leggere un commento dei due ragazzi della conferenza, ma forse questa è un’utopia!?
 

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Festival internazionale del giornalismo

la redattrice del sito 

Introduzione:
A Perugia, dal 9 al 14 aprile 2008 si è tenuto il Festival internazionale del giornalismo.  Sono stati cinque giorni di confronti, interviste, presentazioni di libri, proiezioni di documentari. Oltre 100 relatori e più di 40 eventi tutti ad ingresso libero.
Si parlerà di libertà di stampa e diritti umani, del futuro dei giornali, della questione mediorientale, del citizen journalism, di giornalismo ambientale, economico, investigativo e di guerra, del rapporto fra media e potere, di energia, geopolitica e media, di satira e informazione e di enogastronomia. E poi mostre, workshop, interviste, presentazioni di libri…
Io c’ero, sono andata lì per un paio di giorni, ho assistito a delle conferenze molto interessanti che ho deciso di mettere nero su bianco perché sarebbe stato un vero peccato lasciar andare le parole.
Appena arrivata a Perugia, in previsione delle conferenze,  acquistai un registratore con le cassette piccoline: proprio il modello classica da giornalista! Mentre lo stavo pagando  pensai: “sono soldi spesi bene! Sarà il mio inseparabile compagno in queste giornate, e chissà in quali e quante conferenze, una volta tornata a Roma, lo potrò usare!?“
Il pomeriggio del giorno stesso andai alla prima conferenza.

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Paraplegico o tetraplegico? Tanto sei in carrozzina!

di Giorgia Signego
Per disabilità fisiche, intendiamo tutti quei limiti che sono imposti al corpo e conseguenti a traumi, malattie, che contrastano lo svolgimento di ordinarie attività. Patologie che interessano il fisico, ma non la mente, e che ostacolano operazioni comuni quali camminare, scrivere, rispondere ad un telefono… e tante altre. Purtroppo quando si parla di disabilità fisiche non possiamo esimerci dal parlare di ausili all’handicap, e di barriere architettoniche. Quest’ultime sono un argomento tabù nel nostro paese, per ragioni molto frivole legate alle caratteristiche territoriali e del nostro patrimonio artistico . L’Italia da molti, è considerata il paese d’elezione delle barriere architettoniche. C’è chi è convinto che l’inserimento di rampe ed elevatori, per esempio, deturpi l’estetica delle città storiche come la capitale. Legittimando forse che nel nostro stato non debbano esistere  carrozzati!  Perché questi nella vita, oltre ad avere il loro bel carico della malattia da portarsi dietro, debbano anche sentirsi colpevoli del reato di sfigurare lo stile che caratterizza il nostro “ bel paese“ !!!  Per carità, sono italiana e fiera di esserlo! Ma ciò non toglie che su certe cose l’ignoranza dilaghi. Che male potrà mai fare  una piccolissima rampa, anche se posta vicino ad un palazzo storico e rappresentativo? (figuriamoci, allora! Parlare di elevatori diviene un tantino pretenzioso! ) . Quella che è fondamentalmente incompetenza, diciamolo! Porta a forme di discriminazione sottili. Come quella di separare i bagni dei disabili da quelli per le persone normodotate. Ho avuto conferma tra l’altro, di una cosa per la quale sono stata sempre convinta, che è da  anni che i comitati in difesa dei diritti dei disabili  si battono per avere lo stesso servizio igienico. Non è assolutamente vero che la spesa per “uniformare“ i bagni, aumenti il budget  previsto per la costruzione di un qualsiasi altro tipo di impianto sanitario. La questione è puramente formale. Molta gente non approverebbe il fatto di condivider lo stesso servizio igienico coi disabili. Purtroppo finché ci saranno persone che credono che il mondo non debba appartenere agli “ handicappati “ , ma sia prettamente della gente “ normale“ , credo ci si poco da fare. Molto tempo fa, parlando con un amico di famiglia che lavora in ambito sanitario ( io ancora piccola e inesperta ) gli chiesi di spiegarmi la differenza fra paraplegico e tetraplegico; visto che apparentemente sono tutte e due gli individui seduti su una sedia  a rotelle ed io li consideravo identici. Così, mi rispose pazientemente“ I paraplegici, non possono muovere gli arti inferiori , mentre i tetraplegici, anche quelli superiori ! “ Chiaro no! Allora io non contenta aggiunsi “ Quindi un paraplegico è più fortunato, perché muovendo braccia e mani riesce ancora a fare tante cose !“ .  Questa persona , perplessa, mi rispose “ Quando sei su una carrozzina – faccia contrita! – che usi tutte e due le mani o che non le usi, non cambia niente“. Ho trovato la sua risposta di una crudezza unica. Ho svolto un anno di servizio civile volontario. La mia “capa“ era in carrozzina, paraplegica dalla nascita per una malattia. E’ un portento, vive da sola, guida la macchina, ha un figlio grande… insomma , molto autonoma, molto più autonoma di certe persone che hanno tutti gli arti perfettamente funzionanti!!! Quindi, cerchiamo di ampliare un po’ i nostri orizzonti e guardare al di la del nostro naso.

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