L’Amore tantrico (con l’indirizzo del Dott. Tassiello per le vostre domande)

potete leggere un altro articolo attinente a questo cliccando sul link  http://www.piccologenio.it/wp-admin/post.php?ction=edit&post=462

Parlare dell’amore è semplice e complesso nello stesso tempo; sicuramente i poeti hanno avuto l’ardire e l’ardore di farlo prima e con la competenza che viene dal vissuto personale. Quando l’amore è inteso come il fare l’amore, il contesto di riferimento è la sessualità con le sue prerogative e riserve che la maggior parte delle persone hanno nel parlarne, più che nell’agirlo. L’amore tantrico ha una filosofia consolidata nel lungo tempo, con il fascino che viene da tutto ciò che è datato, che siano opere d’arte, monumenti o filosofie che hanno retto al logorio del tempo. Quindi parto dal che cosa rappresenta il Tantra, seguendo la descrizione di un autore contemporaneo: Jolan Cheng, il tao dell’amore. L’armonia sessuale secondo l’antica saggezza cinese. L’India ha stupito l’Occidente con il suo Kamasutra, scrive l’autore, la Cina stupisce ora con il suo Tao dell’Amore. Fra tutte le religioni e le filosofie, nessuna ve n’è libera e sconcertante quanto il taoismo.Oltre 2000 anni fa, i saggi taosti dedicarono pagine venerabili e ridenti alle arti amorose e alle tecniche dell’amplesso.<<Se riuscirete a fare l’amore cento volte senza eiaculare, potrete vivere una lunga vita >>, disse il grande medico taoista Sun S’Su-Mo. Il “coitus reservatus“, la cosiddetta “continenza maschile“, praticata in certe comuni americane dell’800, la karezza propagandata in Europa negli anni 20, infine alcune forme tantriche di unione e le tecniche arabe dell’Imsak (cioè del “trattenere“) non sono, secondo Chang, che echi parziali e distorti di questa singolare teoria dell’antica Cina: teoria di cui il Tao dell’Amore offre la prima esposizione rigorosa e completa. Ricco, come il Kamasutra, di incantevoli e minuziose osservazioni sulla Posizioni e sul Bacio, questo autore ha soprattutto il merito di proporre all’Occidente un’antica “ars amandi“ che sembrerebbe capace non solo di debellare i flagelli dell’eiaculazione precoce, dell’insoddisfazione femminile e del declino sessuale parallelo al declino dell’età, ma anche di offrire possibilità quasi illimitate di contatti e di pratiche devote su quelli che gli antichi cinesi chiamavano “i tappeti di preghiera e di carne“. Dicono ancora gli esperti dell’amore tantrico che “far bene all’amore non giova solo all’amore, ma anche alla salute“. Le donne dovrebbero cercare di avere relazioni sessuali appaganti, mentre gli uomini possono trarre vantaggi per la salute se intessono relazioni con compagne belle.
Anche alcune ricerche recenti, nelle università occidentali, confermano questi assunti.  Due studi rivelano che il buon sesso fa bene alla salute maschile e femminile. Le signore, per sentirsi meglio, dovrebbero mantenere una vita sessuale attiva e, sopratutto, appagante, mentre i maschietti stanno meglio semplicemente se si trovano in compagnia di una donna di bell’aspetto: questo provoca nei maschi un aumento dei livelli di cortisolo e testosterone, ormoni collegati alle sensazioni di benessere, attenzione e appagamento. Il primo studio è stato svolto presso la Monash University, in Australia, e ha indagato il rapporto tra la vita sessuale e il benessere psicofisico femminile. La ricerca, pubblicata sul “Journal of sex medicine”, ha considerato un campione di 295 donne, di età compresa tra i 20 e i 65 anni, che avevano almeno due rapporti sessuali al mese. Dai risultati raccolti dall’indagine è emerso che non è la frequenza degli incontri intimi a incidere sul benessere sessuale femminile, dato che spesso questi avvengono anche se la donna prova poco o nessun piacere, ma è la qualità dell’amplesso a incidere sulla soddisfazione e sulla salute psicofisica del gentil sesso.Concludo con ciò che afferma nel suo libro il maestro orientale Osho L’amore nel tantra…“I rapporti non sono qui per renderci felici o appagati. Se voi continuate a perseguire il fine della salvezza attraverso una relazione, continuerete a restare delusi. Ma se accettate che la relazione è qui per rendervi consapevoli anziché felici, allora il rapporto vi offrirà davvero salvezza, e voi potrete allinearvi alla Consapevolezza Superiore che vuole nascere in questo mondo. Per coloro che si attengono ai vecchi schemi, vi saranno ancor più dolore, violenza, confusione e pazzia.“
“Il Tantra si fonda sulla vita. Il Tantra è l’arte di vivere e di amare. Il Tantra è il metodo attraverso cui entri in rapporto con la tua sensualità, con la tua fisicità, con la tua sessualità. E tu ne hai paura perché ti è stato detto che in tutto questo c’è qualcosa di malato. Hai paura di incontrare il tuo corpo e il corpo dell’altro, perché in profondità temi di fronteggiare il tenore assoluto della morte nel sesso, quando sesso tocca un punto estremo”.
«Il sesso è una piccola morte e proprio per questo è in grado di donare gioia. Per un istante ti perdi, e quell’istante è l’orgasmo. In quell’istante sei pura energia, che vibra e pulsa. Senza un centro, senza un ego. Esci da te stesso, diventi vasto, immenso». Questo tema richiederebbe uno spazio molto più ampio, ma può essere una prima provocazione propedeutica ad altri momenti per approfondire questo argomento vitale oltre che stimolante. Insieme alle bellissime parole di Osho, che rappresentano la fonte della filosofia orientale, mi piace aggiungere un pensiero occidentale che viene da una forma di filosofia del benessere e che ci suggerisce di fare ginnastica, leggeri esercizi fisici, mangiare in maniera equilibrata, ed infine, ma non ultimo integrare l’alimentazione. Un suggerimento utile è il “trittico“ di cui  ho già fatto cenno, cioè il “PROVITALITY“ nome non casuale, in quanto contiene gli integratori nutrizionali per la nostra vitalità suggeriti dagli esperti. Per maggiori informazioni sul tema si può contattare il Dottor Francesco Tassiello all’indirizzo francesco.tassiello@tiscali.it  .
 

Continua a Leggere

Le Dipendenza, cosa sono e quante sono.

Ho inserito dei brevi post sulle dipendenze perché ritengo importante avere un minimo di conoscenze per individuare e modificare gli atteggiamenti e i fattori ( grandi come le droghe, ma anche piccoli come la tv, il pc e lo shopping convulsivo), così che possiamo autocorreggerci e/o aiutare chi ci sta vicino. Comunque anche se nel mio sito miro a pubblicare molti articoli su problematiche sociali, mi auguro sempre che servano solo per arricchire un proprio bagaglio di conoscenze, e non per chi viva una reale situazione di difficoltà.

FONTE  Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Per dipendenza si intende una condizione patologica per cui la persona perde ogni possibilità di controllo sull’abitudine.
Dal punto di vista degli effetti è utile suddividere la dipendenza in dipendenza fisica (alterato stato biologico) e dipendenza psichica (alterato stato psichico e comportamentale).
La dipendenza fisica, prodotta essenzialmente dai condizionamenti neurobiologici, è superabile con relativa facilità; la dipendenza psichica, difficile punto nodale della tossicodipendenza, richiede interventi terapeutici lenti, complessi, multicausali.
Le forme più gravi comportano dipendenza fisica e psichica con compulsività, cioè con bisogno di assunzione ripetuta della droga da cui si dipende per risperimentarne l’effetto psichico ed evitare la sindrome di astinenza.
Dal punto di vista delle cause si può dipendere patologicamente da sostanze stupefacenti (tossicodipendenza), in cui rientrano l’alcolismo e il fumo, da cibo (bulimia, dipendenza da zuccheri, binge eater disorder), da sesso (dipendenza sessuale, masturbazione compulsiva)[1][2][3] , da lavoro (work-a-holic), da comportamenti come il gioco (gioco d’azzardo patologico), lo shopping (shopping compulsivo), la televisione, internet (internet dipendenza), i videogame.
Rientrano nelle dipendenze patogene anche quelle da luoghi e culture (sindrome da sradicamento) ed anche da rapporti umani (interdipendenza di relazione). La dipendenza da sigaretta rientra invece tra le dipendenze “oggettuali”, dove il rapporto con l’oggetto risponde ad un bisogno relazionale di tipo proiettivo.
Criteri diagnostici [modifica]
Una recente elaborazione delle dipendenze patologiche o addictions ha portato a formulare dei criteri diagnostici (La Barbera, Caretti, Craparo, 2006): Criteri per l’addiction
A) Persistente e ricorrente comportamento di dipendenza maladattivo che conduce a menomazione o disagio clinicamente significativi, come indicato da un totale di cinque (o più) dei seguenti criteri [con almeno due da (1), di cui uno è (c), due da (2) e uno da (3)] per un periodo di tempo non inferiore ai 12 mesi.
1) Ossessività
a) pensieri e immagini ricorsivi circa le esperienze di dipendenza o le ideazioni relative alla dipendenza (per es. è eccessivamente assorbito nel rivivere esperienze di dipendenza passate o nel fantasticare o programmare le esperienze di dipendenza future);
b) i pensieri e le immagini relativi al comportamento di dipendenza sono intrusivi e costituiscono tensione ed eccitazione inappropriate e causano ansia o disagio marcati;
c) in qualche momento del disturbo la persona ha riconosciuto che i pensieri e le immagini sono prodotti della propria mente (e non suscitati dall’esterno).
2) Impulsività
a) irrequietezza, ansia, irritabilità o agitazione quando non è possibile mettere in atto il comportamento di dipendenza;
b) ricorrente incapacità di resistere e di regolare i desideri di dipendenza inappropriati e gli impulsi a mettere in atto il comportamento di dipendenza.
3) Compulsività
a) comportamenti di dipendenza ripetitivi che la persona si sente obbligata a mettere in atto, anche contro la sua stessa volontà, nonostante le possibili conseguenze negative, come conseguenza delle fantasie di dipendenza ricorrenti e del deficit del controllo degli impulsi;
b) i comportamenti o le azioni di dipendenza coatti sono volti a evitare o prevenire stati di disagio o per alleviare un umore disforico (per es. sentimenti di impotenza, irritabilità, inadeguatezza).

Continua a Leggere

L’ALCOLISMO.

B) I pensieri e i comportamenti di dipendenza ricorrenti e compulsivi impegnano il soggetto per la maggior parte del tempo, o interferiscono significativamente con le sue normali abitudini, con il funzionamento lavorativo (o scolastico), o con le attività o le relazioni sociali usuali.
C) I pensieri e i comportamenti di dipendenza ricorrenti e compulsivi non avvengono esclusivamente durante un episodio maniacale, o condizioni mediche generali.
L’alcolismo è una sindrome patologica determinata dall’assunzione acuta o cronica di grandi quantità di alcol.
* L’intossicazione acuta da alcol F10.0 si instaura generalmente dopo un’assunzione superiore a 50 mg/100mL (109 mmol/L).
La medesima può sopraggiungere a concentrazioni inferiori nel caso di soggetti suscettibili, più spesso per patologie enzimatiche.
* La sindrome di dipendenza F10.2 si ha quando sono presenti tre o più dei seguenti criteri
1. bisogno imperioso o necessità di consumare dell’alcol (craving)
2. perdita di controllo: incapacità di limitare il proprio consumo di alcol
3. sindrome di astinenza
4. sviluppo di tolleranza
5. abbandono progressivo degli altri interessi e/o del piacere di consumare l’alcol
6. consumo continuo di alcol nonostante la presenza di problemi ad esso legati.
La dipendenza può essere primaria (80% dei casi) o secondaria ad affezioni psichiatriche.
Le persone con una concentrazione di recettori dopaminergici D2 cerebrali inferiore alla norma (determinata geneticamente), hanno un rischio più elevato di sviluppare una forma di dipendenza
Per saperne di più potete andare alla pagina: http://it.wikipedia.org/wiki/Alcolismo

Continua a Leggere