Preside vieta la gita ad un ragazzo down. I compagni di scuola si ribellano.

Una storia che ha fatto giustamente il giro dei media in questi giorni. La brutta vicenda di una preside che ha provato ad escludere un ragazzo affetto da sindrome di Down da tutte le gite scolastiche; per fortuna non c’è riuscita: UNA RAGAZZA ALZA LA MANO E DICE: “SE LUI NON VERRA’ NON PARTICIPERO’ NENCHE IO“ COSì I SUOI COMPAGNI, UNO DOPO L’ATRO HANNO DETTO LA STESSA COSA. Questo happy end è stato ripreso anche dal programma “CHE TEMPO CHE FA“ in onda sabato 26/2/2011. Il breve articolo che ho riportato in questa pagina mi ha fatto ripensare ad un vicenda simile della quale vi riporto il link:
http://www.piccologenio.it/?p=19
2011, Catanzaro, Italia. Vi raccontiamo una storia che in realtà sembra arrivare dal medioevo, di una gravità inaudita anche perchè ha come protagonista negativo il dirigente scolastico di una scuola di Catanzaro. Quanti di noi aspettavano con entusiasmo l’arrivo della gita scolastica? Ricordo ancora le emozioni delle prime gite, la gioia, la curiosità, lo stupore, i viaggi in pulmann con gli amici; una delle pochissime occasioni nelle quali riuscivamo ad unire l’utile al dilettevole, l’apprendimento al divertimento.
Ma veniamo al fatto, anzi al misfatto. In una scuola media di Catanzaro, dopo aver organizzato l’annuale gita scolastica, il dirigente della scuola decide che il ragazzo affetto da sindrome di Down non può andare in gita e che anzi i professori non devono fargli nemmeno sapere le date delle uscite didattiche. A rendere nota la vicenda è stata Ida Mendicino, responsabile del coordinamento per l’integrazione scolastica e Consulente legale nazionale dell’Associazione Sclerosi Tuberosa, la quale ha raccontato che i genitori del ragazzo, iscritto al terzo anno della scuola media, sono stati costretti a ricorrere alla Polizia per far rispettare il diritto allo studio del proprio figlio. Non a caso le note Ministeriali asseriscono espressamente che “Le gite rappresentano un’opportunità fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun alunno e per l’attuazione del processo di integrazione scolastica dello studente diversamente abile, nel pieno esercizio del diritto allo studio“.
 

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