IL GIOCO: UNO STRUMENTO FONDAMENDALE PER CONOSCERCI E PER FORMARSI.

Il tema del gioco è ampio e complesso; se ne potrebbe parlare ore ed ore. Infatti esso è uno strumento di conoscenza, formazione, crescita, scoperta…
Il gioco implica anche l’accettazione delle regole, il riconoscimento ed il rispetto dell’altro e dei ruoli. Altro elemento fondamentale, implicito dell’attività  ludica è la GRATUITA’. Il bambino gioca perché è piacevole e divertente, anche l’interazione con il compagno o i compagni di giochi è piacevole, gratuita, apportatrice di stimoli gratificanti e nel contempo è educativa. Serve a rafforzare il legami interpersonali, il SENSO DI SE, dell’ALTRO, dell’IO e dell’SUPERIO.
Aspetto della gratuità del gioco dovrebbe essere rivalutato e riconsiderato in una società che finalizza tutto al “QUANTO“. Esempio: quanto tempo mi porta via questa attività? Oppure, quanto mi costa questa cosa? O ancora, quanto posso guadagnare facendo questo lavoro…?
Per secoli il gioco è stato visto come un’attività solamente “constatata“ e, per lo più, disistimata quanto al suo significato e al suo valore. Le categorie molto approssimative e superficiali di questa visione della manifestazione ludica erano la spensieratezza e l’attività per l’attività.
Si può anche, in parte, comprendere l’ansia dei genitori di mettere i propri figli nella migliore preparazione per affrontare la competizione da adulti. Da qui deriva il carico di impegni preordinati e quotidiani. Ma c’è, evidentemente, necessità di rispettare anche le esigenze ed i ritmi emotivi naturali del bambino e del ragazzo.
Per me molti adulti dovrebbero lasciare più tempo libero ai bambini senza riempirli di compiti, sport, orari da rispettare e via dicendo.
Si dovrebbe ritornare ai giochi semplici fatti dai bambini insieme a genitori o ai nonni.
Oggi gli adulti comprano i video games ai figli, ma quanti sono pronti a mettersi per terra ed a riusare le vecchie marionette per inscenare una fiaba?
Oggi non si gioca più al mercatino, quello splendido gioco nel quale i piccoli diventavano clienti e commercianti, e SIMULANDO, IMPARAVANO o comunque si facevano una prima idea, sull’utilizzo  e sul valore del denaro.
Coloro che desiderano diventare genitori, dovrebbero anche “culturalmente prepararsi“ a considerare il gioco una necessità perfino del neonato –certo con le sue caratteristiche- e poi per tutto lo sviluppo successivo, pur graduato secondo l’età e le stesse caratteristiche psicologiche del bambino, ragazzo, adolescente.
Questa proporzionalità è assolutamente richiesta quando il figlio presenta una disabilità, nella quale il gioco non solamente può diventare fattore di riabilitazione, ma anche fattore di maturazione della propria autonomia psicologica.

Scritto dalla redattrice di questo portale.

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