Lettera del Prof Sicialini de Cumis per la pesentazione di Nata viva all’istituto Vaccari di Roma.

Quanto segue è uno scritto del Professor Nicola Siciliani de Cumis docente di pedagogia alla Sapienza di Roma. Consiglio oltre a questa lettura anche il post: “Una lettura di “Nata viva“ a cura di M. Serena VEGGETTI, Prof. Ord. Psicologia generale“ sul link:

http://www.piccologenio.it/2013/03/18/una-lettura-di-nata-viva-a-cura-di-m-serena-veggetti-prof-ord-psicologia-generale/

BUONA LETTURA!

 

Carissima Marzia-Zoe,

tanti affettuosi auguri per l’evento che ti riguarda oggi, nel magico ambiente culturale, educativo e didattico delll’Istituto Vaccari… Tanti auguri a te e ai Colleghi che, ciascuno nel suo ruolo, collaboreranno alla lettura di Nata viva e di Zoe, autrice ed eroina della “sua” straordinaria  autobiografia…

Mi sarebbe davvero piaciuto ripetere i complimenti e le osservazioni critiche, che il tuo bel libro continua a sollecitarmi ogni qual volta che lo apro e ne leggo una pagina;  e, dunque, tutte le volte che, in mia presenza, si rivolge ad un nuovo pubblico.

Di più, se mi fosse riuscito di esserti accanto di persona al Vaccari (ma, purtroppo, mi è davvero impossibile), avrei raccontato ai presenti non solo i segreti della genesi di Nata viva nelle Aule di Villa Mirafiori, ma anche le stimolanti modalità del suo ritorno nella Casa-madre, lo scorso anno, nell’Aula I, in mezzo agli studenti del corso di Pedagogia generale…

Avrei quindi suggerito risposte e domande: sempre nuove domande per il tuo questionario, anche altre ricerche individuali e di gruppo da svolgere a partire dalle pagine del tuo racconto. Per arrivare, forse, alla soglia del tuo misterioso, prossimo romanzo: un libro che tutti aspettiamo; un’opera seconda, che è da te dovuta a quanti ci siamo accorti della qualità della tua scrittura e delle potenzialità della tua intelligenza narrativa…

E non è tutto. Se avessi potuto esserci, avrei rivelato all’onorevole pubblico del Vaccari le parole che si scambiano, le informazioni che si danno e il bene che reciprocamente si fanno il tuo Sito internet www.piccologenio.it e il Portale della Sapienza www.cartedifamiglia.it  Due nuovi conoscenti curiosi l’uno dell’altro… Due corrispondenti epistolari, che si parlano proficuamente a distanza… Due vecchi amici, insomma, che passeggiano sotto braccio nelle infinite strade del web.

Buona fortuna, Marzia,

il tuo Nicola Siciliani de Cumis

 

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Una lettura di “Nata viva” a cura di M. Serena VEGGETTI, Prof. Ord. Psicologia generale

ZOE  RONDINI,  Nata  viva,  Albatros , Roma 2011

 

Una lettura di M.Serena VEGGETTI, Prof. Ord. Psicologia generale

L.  M.  Pedagogia  e  scienze  dell’educazione  e  della  formazione

Dip. Neurologia e Psichiatria  \   Psicologia  per  Medicina

Sapienza Università di Roma

 

Rileggendo Nata viva  a distanza di tempo, rispetto al momento in cui la giovane autrice lo ha pubblicato, ho scoperto che per noi, docenti di discipline psicologiche e pertanto studiosi  ,  si dovrebbe supporre,  esperti delle principali tematiche del settore, rappresenta un “punto di non ritorno“. Si può soltanto andare avanti, procedere, senza guardare indietro, senza fermarsi :“noli remanÄ“re“ afferma la bella citazione dal Sermone  256 di S. Agostino che  l’autrice riporta in apertura della narrazione.

Spiegarne  il motivo sarà compito delle  considerazioni che seguono.

Il  XX secolo si può ritenere un pó  la scena dell’epifania della psicologia. Questa scienza nasce all’interno di vari ambiti di ricerca scientifica proprio a cavallo tra 800 e 900 e si presenta invariabilmente con un obiettivo trasversale tra medicina, pedagogia, biogenetica, fisiologia.

Un obiettivo  tanto ambizioso quanto naive,  ingenuo  . Il medico francese Binet cerca il valore dell’intelligenza normale,i comportamentisti  perseguono il “controllo“ degli stimoli per avere risposte comportamentali  pre-definite e prevedibili da parte dei viventi, gli epistemologi  genetisti  tentano di individuare le regolarità dello sviluppo psichico e  cognitivo dall’età infantile fino a quella adulta.

Ovviamente questa  primitività ,o ingenua convinzione, i ricercatori  non possono ancora conoscerla,  dato che impiegheranno quasi  cento anni per scoprirla. Si tratta della definizione della “norma“. In genere  nelle scienze umane si usa questo concetto con un riferimento a parametri statistici e con una buona dose di approssimazione. D’altra parte tutta la progettazione del nostro ambiente artificiale,  da mondo progredito e  “civile“ ,  si basa su questo .

Ampiezza e dimensioni di porte, scale, strade, percorsi, tutto viene rapportato al concetto di qualcosa, come la norma,  che non esiste e che , il più delle volte ,  viene  improvvisamente  travalicato  e  ci  costringe  a quelle  ricorrenti   affermazioni     del tipo:      “ era imprevedibile…“, “ pensavo che… “,  “come avremmo potuto  immaginare…“.

Il racconto di Zoe Rondini nel volume “Nata viva“ rappresenta la chiosa dell’insieme di queste esperienze della scientificità quotidiana, della ricerca vitale di come procedere. Dunque è il punto di arrivo , o anche, come ho affermato in precedenza, del non ritorno, per la scienza di un intero secolo , il XX,  in quanto non c’è arrivo, ma, appunto, un percorso che procede  sempre  in avanti.

Lo rappresenta efficacemente la bella fotografia della copertina del volume in esame, in cui Zoe \  Marzia  si trova, dantescamente in una  selva , che non è oscura, ma verde e folta  e fa intravedere  in avanti , sul cammino, una apertura soleggiata .

L’intero racconto della vita di Zoe è dunque , a mio parere,  l’emblema della vita stessa. Il racconto di chi nasce e – da quando comincia a respirare – deve solo guardare avanti, pur tra mille difficoltà.

Ho conosciuto l’autrice  dai tempi degli studi ,compiuti per la prima laurea triennale, in  Scienze dell’educazione,  pressola Facoltàdi Filosofia deLa Sapienza, che allora esisteva separatamente da  quella di Lettere. La sua esperienza di studentessa è stata un continuo successo , con la manifestazione,  da parte sua, di   una avidità di sapere sorprendente in quell’aspetto di minuta  figurina di porcellana che la distingue.

Dal punto di vista del docente, che per le discipline  Psicologiche ero io,  si è dimostrata  uno studente ideale: voleva sapere sempre qualcosa di piu’ e, al termine delle ore di lezione, invece di affollare la porta d’uscita , che per un buon quarto d’ora sarebbe stata impraticabile, chiedeva letture, faceva domande, poneva problemi.

In sostanza  siamo riuscite a crescere insieme, seguendo la via  del modello evolutivo  “maggiorante“ o anche “a  spirale“ , scoperto  dalle tendenze  piú produttive delle ricerche psicogenetiche.  Questo è sostanzialmente il motivo per cui  il suo racconto è stato da me definito, coerentemente con il destino dello sviluppo biogenetico , un punto di non ritorno.

D’altra parte proprio la vita è tale, anche se, con tutto il da fare  che  dobbiamo sostenere, non   sempre possiamo tenerlo  presente .

La narrazione, iniziata da quando Marzia aveva 13 anni, ci comunica coraggiosamente  la definizione  quotidiana di una promettente studiosa che scrive per superare difficoltà e,  mentre le supera, dà anche a noi la dimensione di consapevolezza necessaria  per   “continuare“  senza  fermarci ,  a guardare avanti , anche perché,  come fa comprendere  l’intera esperienza di Marzia / Zoe, non possiamo fare  diversamente , pur  volendolo.

In tal modo la seguiamo, un po’ incantati,  nelle sue vicende quotidiane, finchè non realizziamo che, al posto della ragazzina  che comincia a respirare alla nascita  con un ritardo di 5 minuti,   quanto basta per differenziare enormemente  l’inizio “ normale“  del funzionamento organico, c’è una creatura  forte,   “epica “ , alle prese con  la vicenda   della “commedia umana“.

Personalmente ho subito auspicato che venga presto , dalla stessa giovane autrice, una ulteriore narrazione  che faccia progredire anche  il percorso della nostra coscienza collettiva  verso il superamento del nostro  “limite“.  Altro concetto  apparente e astratto, indefinibile e indefinito, ma che  esiste necessariamente per tutti.

Ho evitato di fare riferimenti a produzioni letterarie analoghe perché l’analogia  è destinata a venir meno subito.  “Nata viva“ non è un “Resoconto dell’analisi di un bambino“ di Kleiniana memoria , né, tanto meno,  un diario, ma la vita che si racconta ( e non un racconto di vita). Pertanto la sua  lettura diventa  un percorso di crescita consigliata e consigliabile per chi desideri affiancare Marzia  / Zoe  al proprio tracciato individuale per ritrovare una dimensione universale.

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AMICHE D’OMBRA

di Gianfranco Chieppa

Quando ero piccolo e arrivava l’ora di andare a letto, la paura prendeva il sopravento, era paura del buio.

La paura di essere solo, pur sapendo di non esserlo.

Il buio conquistava la mia stanza e tutto quello che era dentro, compreso me, svaniva nel nero.

Era la paura di non vedere e di non sapere quello che a pochi passi poteva accadere.

Ma cosa prova, quali sono le paure, le sensazioni, l’emozione, in che modo vive e comunica una persona che è al buio dalla nascita? O nel buio, è caduto in seguito?

Con la lettura di “ AMICHE D’OMBRA“, un racconto profondo e intenso, conosceremo con semplicità straordinaria, l’amicizia di due ragazze apparentemente uguali, ma in realtà diverse: una di loro è al buio.

Attraverso la curiosità, la sensibilità, la fiducia, le due ragazze, diventeranno amiche, conoscendosi e scambiandosi il proprio mondo “visto“ con occhi diversi: << come sei vestita oggi? Chiede, sfiorando la maglietta, di celeste le dico, e poi arrossisco perché chissà se capisce com’è il celeste. Lei mi dice, a me piace il rosso, le chiedo perché? Perché è caldo>>

Una lettura che conduce alla conoscenza dolorosa di chi guarda il mondo con le mani e spera di eliminare il tabù e paure, tramutandole in curiosità e rispetto.

Arianna Papini : AMICHE D’OMBRA, edizioni fatatrac.

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