Una patologia inquietante: Borderline

Un tempo si diceva che il borderline era il cestino della carta straccia dove finivano tutti i pazienti ai quali non si riusciva a fare una diagnosi, non erano nevrotici, troppo malati, ma non erano neppure francamente psicotici e allora borderline.
Che significa questa parola? Che sono pazienti che stanno sempre al bordo della psicosi senza caderci dentro e senza  essere capaci di arrampicarsi sulla nevrosi.
Oggi questi pazienti sono notevolmente aumentati e il borderline è diventata una diagnosi di tutto rispetto, sono pazienti che si è iniziato a vedere nei nostri studi sempre più spesso.
Le caratteristiche di questa patologia sono molteplici, intanto una grande ansia fluttuante paragonabile a quella psicotica per intensità, per non sentire il dolore psichico si tagliano con lamette o taglierini, di solito sulla braccia, dove sono visibili, questi tagli infatti sono anche una richiesta di aiuto, a volte in punti nascosti e sono le ferite più gravi, i tagli più profondi, Spesso sono anche tossici di ogni sostanza abusano di cocaina, eroina, anfetamine, ectasi, senza fermarsi su nessuna in particolare, solo la canna è di solito giornaliera e ovviamente non hanno un controllo quindi possono farsi anche 8 canne al giorno, solito discorso per i farmaci che gli vengono prescritti, possono ingurgitare anche 7 pillole insieme, spesso svenendo o cadendo addormentati, dopo di che per svegliarsi assumono coca e per addormentarsi di nuovo un abuso di farmaci. Insomma la caratteristica principale è che sono preda degli impulsi, non hanno nessun controllo, sono eccessivi  e privi di controllo in tutto, anche sessualmente, spesso sono bisessuali e si possono invaghire di una persona dell’altro sesso o dello stesso sesso indifferentemente, anche qui sono eccessivi come sempre, ad ogni delusione amorosa minacciano il suicidio e ci si può credere perché purtroppo sono pazienti che collezionano una serie di tentati suicidi, ma sempre con mezzi inappropriati, come in tutte le cose sono sul bordo, non riescono e a vivere e non riescono a morire.
Per curare un borderline ci vuole molta calma e una grande forza d’animo, sono pazienti che lasciano la Terapia spessissimo, poi tornano, poi la rilasciano….minacciano il suicidio, tornano con nuovi tagli o con nuove storie di abuso di farmaci e droghe, il loro intento inconscio è quello di tenerti sempre sulla corda “Vediamo se ti preoccupi per me e se mi ami“ Quindi diventa difficilissima la gestione, ci vuole molto polso contemporaneamente bisogna sempre mostrarsi preoccupati per loro, a volte è utile minacciare un’interruzione della Terapia ad un nuovo tentativo di suicidio o quando si fanno molto male, spesso queste minacce per un po’ riescono.
A me fanno molta pena anche se la fatica di aiutarli è improba e ogni volta si ricomincia da capo, ma a volte ti dicono un “Le voglio  bene“ che mi commuove e mi spinge ad andare avanti in questo difficile compito

Dr. Gianna Porri

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DIPENDENZE SENZA SOSTANZA

della Dottoressa Gianna Porri

Le dipendenze senza sostanza cominciano ad essere molte, dallo schopping compulsivo, alla tv dipendenza alla Internet dipendenza. Oggi parleremo della Internet dipendenza, Internet è la più grande scoperta degli ultimi anni, ci concede di comunicare in tempo reale e di avere tutto il mondo a disposizione con un clik Come al solito l’uso che se ne fa può essere malato, ci sono persone che stanno 10 ore al pc, sono conosciuti casi di flebite da pc, si dimenticano anche di mangiare o mangiano ad ore impossibili, non riescono a staccarsi dal pc. Ciò che dà più dipendenza sono le chat, i blog, i siti di incontri meno, ma anche quelli hanno la loro parte, per non parlare di You Tube dove si può stare ore a scaricare film e musica. La chat in particolare può rivelarsi anche pericolosa, poiché si può assumere una identità fittizia chi la assume corre il rischio di identificarsi con essa sperimentando una spersonalizzazione, ma il pericolo più grande lo corre chi la subisce e qui entrano in gioco i pedofili che spesso si travestono da bambini per agganciare la preda e avere così un appuntamento dove stuprare il bambino. Non è consigliabile da parte dei genitori lasciare chattare il bambino da solo, non parlo di un controllo poliziesco, ma di trasformare la loro presenza in un gioco, chattare insieme, divertirsi delle risposte e soprattutto mettere in guardia il bambino dall’incontrarsi con persone conosciute in chat. La chat poi può essere la sede di molte perversioni, esibizionismo, molti mostrano il loro organo genitale godendo dell’effetto che fa, e vojerismo, molti pregano e strapregano per vedere un pezzo di seno e anche di più, questi soggetti usano poi queste immagini per una sessualità masturbatoria. Sono persone malate, incapaci di avere un rapporto sessuale normale, la masturbazione in sé non è un male, ma usare l’immagine di un altro e limitarsi solo a quell’attività è nettamente patologico. Io ho un paziente sposato che da 7 anni fa solo la sessualità in chat, avendo una moglie a portata di mano, potete capire quale perversione affligga questa persona e le perversioni non si curano perché sono ego sintoniche, infatti il paziente è venuto per tutt’altra cosa e non considera affatto perverso il suo modo di fare la sessualità, così come il pedofilo non si sente minimamente in colpa per ciò che fa, spesso è stato lui stesso un bambino abusato e fa attivamente ciò che ha subito passivamente. Ovviamente le categorie più a rischio sono bambini e adolescenti, molti uomini per esempio si fingono donne e mandano foto di donne nude esortando la ragazza a mostrarsi nuda (Tanto fra donne) Come vedete le trappole sono molteplici e la chat, che in sé stessa non è che un mezzo di comunicazione anche divertente può diventare anche un mezzo di prostituzione, quante ragazze fanno sesso in cam per una ricarica telefonica?. Viene da dire gli adolescenti questi sconosciuti, la brava studentessa la sera si trasforma in una venditrice della propria immagine con i genitori nella stanza accanto, i quali non dovrebbero mai lasciare che i ragazzi si chiudano in camera con il pc, ma dovrebbero stargli vicino e controllare quello che sta succedendo. Soprattutto se il figlio o la figlia passa ore ed ore al pc e non esce più con amici veri siamo in presenza di una dipendenza da Internet che va immediatamente curata perché può portare all’isolamento completo. Si comunicano i propri sentimenti sui blog e non ci si parla più faccia a faccia, ora non si può trasformarsi in poliziotti e controllare ciò che scrivono, sarebbe invadere la loro privacy alla quale hanno diritto, però si può tentare di parlare con loro, magari invitare qualche amico o amica a casa, insomma cercare di distrarli dalla tastiera e dallo schermo, se neppure questo riesce è bene portare il figlio o la figlia da un Terapeuta con il quale potrà parlare finalmente in realtà e non in virtuale. Il pc è divertente ma se diventa l’unica modalità di comunicazione si finisce nell’isolamento più completo, si è totalmente avulsi dal reale, glia amici diventano quelli della chat o dei blog, il divertimento si trova su You Tube…..Quindi attenzione perché queste sono persone che hanno estrema difficoltà a relazionarsi con persone reali e trovano nel pc una modalità alternativa che però gli taglia fuori dal mondo e non fa che accentuare la solitudine della quale soffrono.

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ATTACCHI DI PANICO

Dr. Gianna Porri

Gli attacchi di panico sono la malattia più diffusa oggi, ma cosa sono in realtà? Molto spesso vengono confusi con malesseri fisici, tale è l’imponenza dei sintomi da far temere un infarto o altri eventi disastrosi. Vediamo prima quando l’ansia si può definire attacco di panico, i sintomi sono: Forte angoscia, sensazione di morte imminente, tachicardia, sudorazione, sensazione di stare per impazzire, spesso fame di aria, a volte si arriva alla sincope e alla perdita di urina. Cosa sono? Diciamo un fallimento dell’ansia come segnale, l’ansia a volte è utile perché ci segnala che qualcosa non va nella nostra psiche, è assimilabile alla paura, quando noi vediamo una macchina che ci sta venendo addosso si hanno degli effetti psicofisici, anzitutto una forte scarica di adrenalina, che procura piloerezione, tachicardia, rilascio a volte degli sfinteri, sudorazione, tutto questo mette il corpo in grado di eseguire un attacco o un fuga, la reazione è tempestiva ed evita in peggio. Nell’ansia si hanno gli stessi sintomi, ma in assenza di un oggetto pericoloso esterno, il pericolo è interno, ma come tale viene avvertito e scatena tutti i sintomi sopra descritti, nelle fobie viene proiettato all’esterno su di un oggetto, un cane, un topo, gli spazi aperti, gli spazi chiusi, ci sono centinaia di fobie, in questo caso se si evita l’oggetto fobico l’ansia scompare. Nell’attacco di panico si ha un’ansia parossistica, incontrollabile, la prima sensazione è quella di una totale perdita di controllo sulla mente e sul fisico, è un evento drammatico e invalidante, perché gli attacchi si ripetono ed a poco a poco il paziente finisce per non uscire più di casa per paura che l’attacco lo aggredisca all’improvviso. Il problema più grosso è che il paziente non comprende che è qualcosa di psichico, pensa sempre ad un male fisico e la cosa peggiore è che spesso neppure il medico comprende cosa sta succedendo al paziente, spesso si fanno fare inutili esami, fino a che viene detto al paziente “Non è nulla, è solo ansia“ ed il malcapitato rimane senza cure e senza diagnosi sempre più sconcertato, fino a che non va da un Terapeuta o uno Psichiatra che finalmente danno un nome alla sua malattia :Attacchi di panico. A questo punto può cominciare a curarsi con l’aiuto combinato di 2 specialisti: Lo Psichiatra, che prescriverà ansiolitici e antidepressivi e lo Psicologo che indagherà le cause di questi eventi, queste possono essere esterne, la perdita di un lavoro, di un amore, di una casa ec…o interni, un’improvviso scompenso psichico che mette a soqquadro quella che prima era una struttura compensata. Dagli attacchi di panico si guarisce completamente, basta andare dagli specialisti giusti, se vi siete riconosciuti in questi sintomi non correte al Pronto Soccorso, ma prendete subito appuntamento con uno Psicologo e uno Psichiatra, spesso è lo Psicologo stesso che lavora in tandem con uno Psichiatra e può fare un invio, non pensate di vincerli con la forza di volontà, non è possibile, affidatevi alle cure giuste e guarirete completamente.

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poche idee ma ben confuse

Questo articolo è stato scritto dalla Dottoressa Porri. Se avete delle domande da farle le potete scrivere tra i commenti a pidipagina, le risposte verranno pubblicate nel giro di pochi giorni. La Dottoressa ed io siamo contrarie allo scambio di e-mail personale tra Voi e Lei.

Sono quelle che l’utente medio hai suoi professionisti dell’aiuto, in effetti la materia è molto complessa e articolata, la maggior parte non sa la differenza fra Psicologo Psicoanalista, Terapeuta, Psichiatra e perfino Neurologo, li accomuna tutti come “Il medico dei matti” questo porta anche delle forti resistenze ad andare da uno Psicologo. Proverò prima a fare uno specchietto e poi mi addentrerò nelle complicazioni ulteriori

Psicologo: è un Laureato in Psicologia e, se è un clinico può aver fatto 2 strade, una scuola di specializzazzione di 4 anni per diventare Terapeuta, oppure un cammino ben più lungo per diventare Analista. Non prescrive farmaci e non è il medico dei matti

Psichiatra: è sempre un medico che si è specializzato in Psichiatria a sua volta può essere Analista con il solito lungo iter, prescrive farmaci ed è l’unico che può meritarsi l’appellativo di medico dei matti, infatti spesso lavora in Ospedale o nei Centri di Igiene Mentale e se è, anche Terapeuta il pomeriggio lavora a studio, dove però non prescrive farmaci.

Psicoterapeuta: Puo essere medico o psicologo, non è un analista e fa altri tipi di terapie che poi vedremo, non prescrive farmaci anche se medico.

Neurologo: In effetti non dovrebbe entrarci nulla perchè cura malattie del sistema nervoso fisiche come la sclerosi a placche, l’epilessia ecc, ovviamente prescrive farmaci e a volte anche farmaci psichiatrici.

Psicoanalista: Può essere Psicologo o Medico in ambedue i casi ha fatto un lungo iter presso una Soc. di Psicoanalisi, è il professionista più controllato e che si è preparato più a lungo, non prescrive farmaci anche se medico.

Sarebbe troppo facile se fosse finita qui, infatti lo Psicoanalista può avere diversi indirizzi Freudiano, Adleriano, Junghiano, Kleiniano ecc che comportano diverse tecniche di lavoro. Quello che lavora con il lettino e stà dietro al paziente è Freudiano.
Lo Psicoterapeuta è ancora più complesso, pensate che ci sono ben 400 terapie diverse, grosso modo una divisione grossolana è fra quelle che credono nell’esistenza dell’inconscio, come la Psicoanalisi e quelle che non ne danno assolutamente importanza come i comportamentisti, i cognitivisti, quelli che fanno PNL ecc…..
Bella confusione è? Non stupisce che il povero utente non sappia dove sbattere la testa.
Un’altra cosa importante, molti per essere sicuri vanno da grossi nomi dalle parcelle esorbitanti, bè il grosso nome non sembre corrisponde alla bravura è solo conosciuto, spesso è figlio di un altro analista famoso.
Come fare per orientarsi? Intanto guardate da chi avete avuto il nominativo, un conto è un medico di base ed un’altro l’amica che anche lei non sa di preciso dove va, inoltre se è un professionista di solito c’è un segno, per es. se andate su Google e digitate Gianna Porri esce fuori una pagina su di me, questo significa che sono iscritta all’Ordine che sono insomma regolare Comunque quando siete di fronte al Terapeuta potete benissimo chidere di che corrente è, se psicodinamica, cioè psicoanalisi e tutte le tecniche che ne discendono, oppure comportamentista e regolarvi, con una nuova legge potete addirittura chiedere di leggere il c.v. dovrebbe esserci scritta l’iscrizione all’ Ordine con un numero Ma che indirizzo scegliere? per essere neutrale dirò che per problemi esistenziali, di sofferenza senza apparente motivo, o di depressione è meglio un terapeuta psicodinamico, per semplici fobie o ossessioni possono rispondere bene anche con il comportamentismo.
Inoltre l’incontro è sempre fra 2 esseri umani e quindi è importante che ci sia almeno una simpatia, un senso di accoglienza e di calore, è molto difficile fare una terapia con uno che ci sta antipatico.

Io mi auguro che adesso non abbiate molte idee ma ben confuse, spero di aver fatto un pò di chiarezza, non so se ci sono riuscita in questo breve spazio

Dr. Gianna Porri

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L’acolismo

Nel mio sito, mi è sembrato giusto mettere un articolo su una piaga della nostra società. La dottoressa Porri (psicologa che collabora nel sito) tocca sia il tema “delle stragi del sabato sera“ sia il tema della solitudine degli alcolisti. Troppo spesso questo secondo aspetto colpisce casalinghe e donne apparentemente normali, delle quali non si sospetterebbe mai che siano finite “nel tunnel“ e per questo è ancora più difficoltoso uscirne.
Infine vi ricordo che nelle categorie “la psicologa risponde“ ed “articoli vostri“ ci sono due interessanti articoli su un altro problema/malattia anche esso troppo attuale: LA DEPRESSIONE.

L’alcolismo è una vera piaga sociale poco riconosciuta, malgrado le statistiche dicano che si muore più di alcolismo che di droga, il bere è spesso visto come un atto abbastanza innocuo, spesso se fatto in compagnia e in allegria, ma le morti del sabato sera ci dicono il contrario, non sempre sono dovute a droga, spesso basta il solo alcol per alterare i riflessi al punto di non controllare più la macchina.
Una cosa importante, poco considerata è che l’alcol dà dipendenza esattamente come la droga, cioè dipendenza fisica e psicologica, anche il bevitore del sabato sera è dipendente da quel rituale, senza l’alcol si sente perso, nessuno, anonimo fra la folla, l’alcol abbatte i freni inibitori, ma con la timidezza se ne va anche il controllo del comportamento, spesso si arriva alla violenza.
Ma chi è l’alcolista? Qual è la sua personalità? Identica a quella del drogato, è una personalità dipendente, insicura, che non tollera il dolore e la frustrazione, con poco autostima e, anche se apparentemente sembra avere all’inizio molti contatti sociali, questi sono sostenuti grazie all’ausilio dell’alcol, a poco a poco c’è un ritiro dai contatti sociali e l’unico compagno diventa la bottiglia, questo è l’ultimo stadio, quello che spinge fortunatamente qualche alcolista a cercare aiuto.
In un primo stadio i contatti sociali sono mantenuti solo con l’ausilio dell’alcol e, sotto il suo effetto si è capaci di fare cose impensabile da sobri. Freud diceva che il Super Io è solubile in alcol, vale a dire che la coscienza è cancellata dall’alcol e c’è un emergenza degli istinti primari che non hanno più freno, c’è un iter preciso: ad una prima fase c’è un’allegria dovuta appunto all’allentamento della coscienza e quindi di ogni inibizione, segue lo stordimento, di cui però il soggetto non si rende conto, tutti i riflessi vengono rallentati, ma quello che è percepito dal soggetto è una sensazione di onnipotenza, questo spiega le tante morti sulle strade, il soggetto si mette alla guida con la sensazione di poter padroneggiare il mezzo, spesso si ha un’alterazione della realtà tale che il soggetto si crede immortale e si lancia a tutta velocità con il mezzo in curve pericolose, o passa con il rosso, sicuro che non gli succeda nulla. Questa costellazione è abbastanza tipica degli adolescenti della disco del sabato sera, ma non sempre è così, a volte l’alcol è assunto per superare una situazione di insoddisfazione a cui non si sa far fronte, o ad un dolore che non si sopporta. Io ho avuto una paziente che, insoddisfatta del marito, della sua vita di casalinga frustrata trovò come unica soluzione quella di ubriacarsi di birra e la cosa notevole è che nessuno attorno a lei, neppure il marito, si accorgevano della situazione, anzi apparentemente era migliorata, non si lamentava più, non chiedeva più nulla e la paziente stessa ebbe a dire “Per forza ero così stordita dall’alcol che facevo le cose meccanicamente, senza più volontà, desideri, nulla. Tutto era avvolto in una nebbia spessa e impenetrabile“ Questa paziente trovò la forza di andare all’Anonima Alcolisti quando ormai passava le giornate a letto a dormire e si svegliava solo all’arrivo del marito e, come un automa accudiva le faccende di casa. Per fortuna ne è uscita e la terapia la rese cosciente delle sue profonde insoddisfazioni, non riportò né danni celebrali, né al fegato, probabilmente perché il periodo fu breve e la sostanza assunta non così pericolosa, poiché l’alcol brucia le cellule celebrali e aggredisce il fegato, che non riesce a smaltire questo vero e proprio veleno, fino alla cirrosi, che è un’altra causa di morte per alcol.
La paziente era una bevitrice solitaria, abbiamo visto che ci sono i bevitori in compagnia, ma tutti indistintamente non si rendono conto di essere dipendenti e che non sono loro a controllare l’alcol, ma l’alcol a controllare loro e che alla fine di questo tunnel, se non si pone rimedio, c’è la morte.
La morale è che l’alcol rappresenta un grave pericolo che non va mai sottovalutato.

Dr. Gianna Porri

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la sessualità negata

della Dottoressa Gianna Porri

Freud considerava la sessualità come motore dei comportamenti umani, grande scandalo suscitò la sua scoperta che anche i bambini avevano  una loro sessualità, oggi queste teorie sono comunemente accettate, ma rimangono 2 categorie alle quali, nel senso comune, la sessualità continua ad essere negata: I vecchi e gli handicappati, il pensiero che i vecchi possano fare la sessualità suscita ribrezzo, con gli handicappati poi è ancora peggio, non si arriva neppure ad immaginare che possano avere una loro sessualità, chiusi per sempre in questa etichetta che li esclude dai cosiddetti “normali“ li si immaginano solo condannati a vivere una vita non degna di essere vissuta, mentre essi sono persone come le altre con la loro gioia di vivere e si, anche con la loro sessualità.
Io ricordo sempre una frase molto incisiva di quella ragazza che visse fin dall’infanzia in un polmone d’acciaio e che da lì dirigeva una rivista con molto entusiasmo e abilità. Disse: “Si pensa sempre che l’handicappato possa amare, ma non fare l’amore“. Mai sentita frase più azzeccata! Si pensa sempre che la loro sessualità sia inesistente e questo pregiudizio li condanna spesso alla sola masturbazione, mentre ove è possibile la masturbazione e questo significa che il midollo non è leso e la sensibilità è conservata, è possibile anche una sessualità normale, se solo gli altri li potessero vedere anche come persone senza etichetta, persone bisognose di amare nella pienezza di questo significato, anche xchè alcuni sono anche molto belli e potrebbero suscitare negli altri  desideri sessuali se solo riuscissero a vedere oltre l’etichetta che si portano addosso.
La sessualità fa bene , scatena nel cervello il rilascio di endorfine che sono le sostanze che danno la sensazione di felicità, rilassa e predispone la persona ad affrontare meglio la vita. Si evince quindi che gli handicappati hanno più bisogno degli altri della sessualità, dato che devono già convivere con la limitazione del loro handicap. Non escludiamoli dalla vita con i nostri stupidi pregiudizi, che già hanno una vita difficile, cerchiamo di vedere attraverso difficoltà motorie o di parola una persona, magari anche giovane, nel pieno della sua potenzialità sessuale e che ha pieno diritto di goderne!

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due domande a carattere sessuale

 domanda: stasera sono rimasto molto deluso non sono riuscito a far venire la mia ragazza e sono venuto prima io come un salame, lei x non deludermi mi ha detto che gli è piaciuto lo stesso ma sotto sotto mentiva ne sono sicuro. Sara perché ho preso preservativi pessimi? O sarà perché ho sbaglio qualcosa?  Mi servirebbero proprio qualche consiglio

risposta
Caro utente.
non credo che lei abbia sbagliato qualcosa, nè darei la colpa ai preservativi. Può accadere che a volte un uomo sia più eccitato del solito con il risultato di essere forse e dico forse un pò precoce, xchè è piuttosto difficile avere orgasmi simultanei, non me ne farei proprio una colpa, altrimenti rischia di aver paura che ricapiti e se è ansioso ricapita davvero. Caso mai se per lei è così importante soddisfare ad ogni costo la sua ragazza pensi che ci sono modi alternativi alla penetrazione per procurare un orgasmo, così lei non si sentirà in colpa e la sua ragazza sarà cmq soddisfatta. Comunque si rilassi, non è neanche detto che lei sia stato più veloce, può essere stata la sua ragazza ad essere più lenta, chi lo sa, io proprio non ci penserei più.
Le faccio i mei migliori auguri

Gianna Porri
 Domanda: l’urologo m i farà un uretroscopia per rilevare la presenza di conditomi all’interno de pene. È dolorosa?
Caro utente,
questa domanda è più da medico che da Psicologo, su di un piano di realtà equivale praticamento all’inserimento di un catetere, anche se forse lo sentirà un pò di più xchè la cannula è rigida. Da un punto di vista psicologico le zone genitali sono sempre sentite come molto intime e molto fragili, ed ogni manovra che le riguardano destano sempre una certa apprensione. Io girerei la domanda al medico che deve farle l’esame dichiarando anche la sua agitazione, è probabile che le somministrino un blando calmante prima dell’esame per rilassarla
Tanti auguri

Gianna Porri
 

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stress: domanda e risposta

domanda: sono teso come una molla, litigo di brutto tutti i giorni con i miei (oggi ho pure tirato 2 piatti!!), poi vado all’università e passo il resto della giornata su libri (sempre se non debbo litigare coi vecchi)…ogni tanto esco con la mia ragazza ma sono sempre più stressato mi redo conto di essere Superirascibile e ho un’ansia tremenda per ogni cosa… ho provato gli scacciapensieri su internet ma niente…che devo fa??grazie

risposta:
Caro utente,
non mi di ce nulla della sua famiglia, ma solo un sintomo, l’ansia e la tesione conseguente, l’irascibilità mi pare venga di consguenza. Non so se ci sono delle tensione familiari, per cui sono un pò in dificoltà a risponderle. Di solito ci sono 2 vie: quella farmacologica, che attenua il sintomo ma non agisce sulle cause, il che significa che quando smette i farmaci torna come prima, ma può essere utile se si tratta solo di un periodo. Quella psicologica in cui si trovano le cause di quasta ansia e irascibilità e le si debellano definittivamente. Quello che le consiglierei per prima cosa è di recarsi ad un Consultorio, dove ancora non si danno farmaci e non si fa terapia, ma si cerca di capire che cosa effettivamente lei abbia. Una volta fatta la diagnosi si può procedere verso una strada o l’altra o ambedue insieme. Bastano pochi colloqui e che ne sono molti in ogni città. Una certa irrequietezza è fisiologica alla sua età, ma anche lei comprende che la sua è sopra le righe e inoltre le dà fastidio.
Può anche essere che le faccia bene una semplice tecnica di rilassamento tipo training autogeno, ma è tutto da vedere. Con gli elementi che mi dà non sono in grado di fare una dagnosi, occorrono più colloqui.
Le faccio i miei migliori auguri
Gianna Porri
 

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la mia prima storia seria

 Se volete mandare una domanda alla psicologa di questo sito vi consigli di aprire la pagina “contatti”.

Domanda:
Cara psicologa ho 18 e ho un problema. Sono un po’ di mesi che sto con un ragazzo, è la mia prima storia seria e la viviamo in maniera diversa. Lui è appena uscito da una storia di 3 anni finita male ed ora non si fida più di nessuno.. Il problema è che io starei con lui tutti i giorni mentre lui tende a programmare troppo le giornata e dice che non vuole vedermi troppo per non entrare nella banalità come era successo nella precedente storia.
Secondo me non è normale che abbia l’ansia di vedermi troppo!! Come faccio a farglielo capire senza diventare pesante?
Risposta:

Cara utente 18enne,
capisco il suo problema, ma credo che qui l’unica cosa da fare sia far capira a lei, ancora così giovane ed inesperta cosa sta succedendo, xchè il suo ragazzo si sta difendendo dalla paura di un altra delusione e un’altro fallimento, inoltre è ancora preso dall’elaborazione del lutto della storia finita, è molto difficile fargli abbandonare le difese.
Io le consiglierei di non fare troppe richieste, xchè più lei chiede e più diventa pericolosa agli occhi del ragazzo, il quale ha una sua distanza ottimale da lei che li serve a non coinvolgersi troppo, per ora, xchè ne ha molta paura, non per questo le vuole meno bene, ma vuole i suoi spazi di distanza per riprendersi e pensare. Il consiglio che le posso dare le sembrerà strano, ma c’è anche il vecchio detto “In amor vince chi fugge” che ha un fondo di verità. Quindi sia meno disponibile lei, non si faccia trovare qualche volta quando la cerca, dica di no a qualche appuntamento. Quando il ragazzo si accorgerà di essere libero, li passerà la paura di un rapporto troppo stretto e gliene verrà un’altra, che fa il nostro gioco, quella di pererderla. Vedrà che allora sarà lui a rimanere sconcertato e a stringere di più il rapporto. é l’unico modo di rovesciare un legame non sano, ma saldissimo che si crea fra chi chiede e chi non dà e spezzarlo è impossibile se non in questo modo. Niente più richieste, rovesci la situazione, faccia sentire lui come si sente lei.
Solo così lui potrà capire che la sta facendo soffrire con le sue regole e non è per non entrare nella banalità, è la paura di coinvolgersi per poi fallire di nuovo, però così facendo in questo momento lui deteniene un potere su di lei, invece deve essere lei a tenere il potere fino a che è necessario.
Vedrà che quando lui decide di vederla e invece si trova inaspettatamente solo, xchè lei ha un impegno, sentirà la sua mancanza e il desiderio di vederla. Siete molto giovani, non credo che a parole lui possa capire e cambiare, le persone non cambiano, se lo ricordi sempre, cambierà solo quando sbatterà la faccia contro una realtà diversa, contro un lei libera e indipendente, che non gli chiede più nulla, ma che non corre ad ogni chiamata e non assilla per avere più presenza.
Le faccio i miei migliori auguri e resto a sua disposizione
Gianna Porri

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domanda da un’adolescente

Gentile Dottoressa,
sona Mara da Roma sono in un momentO di crisi dovuto penso al mio passato e tutti gli errori che ho fatto in amore, ma anche il presente non è niente di che, mi va tutto storto anche le piccole cose, sono stressata e ho solo 15 anni!
Per favore se c’è quanlche psicologa o medico di famigli che può darmi un aiuto a capire la mia malinconia stanchezza, il mio disinteresse per le cose quotidiane le sarei veramente grata.

Cara Mara.
il fatto che tu abbia 15 anni spiega molte cose, a questa età l’attenzione è tutta rivolta ai cambiamenti che avvengono nel nostro corpo, inoltre si vive un acuto conflitto fra il desiderio prepotente di crescere e il desiderio, altrettanto forte di rimanere bambina e non affrontare le responsabilità adulte. Questo conflitto prende molta energia e può spiegare la stanchezza e il disinteresse per ciò che ti accade intorno, vedi a questa età si ripassa e si elabora definivamente il conflitto edipico infantile, tu stessa fai un ipotesi che il tuo malessere possa derivare dal passato ed in effetti è così.
Dei colloqui con uno/a Psicologo ti sarebbero sicuramente utili, non parli dei rapporti con i tuoi genitori, che a volte a questa età sono turbolenti, se fossero abastanza buoni puoi chiedere a loro se sono disposti a pagarti questi colloqui, in caso contrario il medico di famiglia ti serve solo per indicarti il Centro di Igiene Mentale della tua ASL dove di solito c’è un consultorio apposito per i giovani ed è gratuito.
Non riscontro nel poco che dici nessuna malattia vera e propria, però siccome questa è un’età cruciale per la formazione della personalità e prevenire è meglio che curare, ti consiglio di fare questi colloqui, da quello che dici ci potrebbe essere un larvato inizio di depressione che è bene prendere in tempo.
Non vergognarti di parlare con i tuoi genitori o con il medico di famiglia, questo ultimo ti consiglierà il CIM di tua competenza.
Se invece tu potessi andare privatamente mi puoi riscrivere e io ti indicherò una persona adatta a te, ti faccio i miei migliori auguri.
Gianna Porri
 

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