IL GRANDE CAVALLO BLU

Gianfranco Chieppa

 Durante la mia infanzia, spesso facevo compagnia a mio padre, quando andava a prendere mia madre dal lavoro.

Lei lavorava in un ospedale psichiatrico, comunemente chiamato manicomio, era un luogo immenso, composto da varie palazzine, chiamati reparti, dove al loro interno risiedevano i “matti“.

Tutte le volte che andavo rimanevo incredulo e delle volte anche impaurito, perché era un luogo paradossale hai miei occhi da bambino.

Questa struttura era collocata nel centro della mia città, ma una volta entrati al suo interno, venivi catapultato in un’altra città, con le sue strade, le sue vie, le sue palazzine, le sue fontane, parchi, bar e anche campi da calcetto.

Nel percorrere le stradine al suo interno, vedevo tanta gente passeggiare, la stessa immagine che hai nel vedere una qualsiasi città nell’ora di punta, solo che qui c’è della gente vestita tutta di bianco, e gli altri, sono buffi e fanno cose strane.

C’era uno che scappava avanti e indietro ridendo con gioia e senza mai fermarsi, ma la particolarità era che non accusava stanchezza, poi un atro era sempre seduto su una panchina con una radio sulle spalle e muoveva una manopola, ma dalla radio non usciva nessuna musica. Io lo guardavo con occhi sgranati, e chiesi a mio padre che cosa stesse facendo, e lui con un sorriso mi rispose <<ascolta la musica>> e io con aria incredula risposi << ma non c’è nessuna musica, tu la senti papà?>>   << no! Perché noi siamo normali, loro sono speciali,possono ascoltare e fare cose meravigliose che noi possiamo solo immaginare!>>

Queste mie sensazioni e emozioni vissute da piccolo, le ho ritrovate in un libro che voglio presentarvi, un libro speciale, poetico, che parla di gente poetica, un libro che parla di libertà. Libertà resa possibile da un uomo speciale: Franco Basaglia, ma prima di parlare del libro è importante presentare anche brevemente questa fantastica persona.

Franco Basaglia fu uno psichiatra e neurologo italiano, fondatore della concezione moderna della salute mentale, fu l’ispiratore della cosiddetta legge 180, anche nota come “legge Basaglia“ che introdusse un importante revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici in Italia.

Questo libro racconta la storia di Paolo, ragazzino che vive all’interno di uno spedale psichiatrico a Trieste chiamato San Giovanni.

Vivendo all’interno di questo ospedale, Paolo condivide le sue giornate con l’uomo trottola, l’uomo albero, tutti pazienti dell’ospedale.

La lettura  di questo libro ci conduce alla riflessione e alla presa in atto dell’importanza della libertà, libertà che non ha sesso e diversità e di come la libertà possa aiutarci, curarci l’anima.Libertà giunta con l’arrivo di un dottore matto, ostinato come il vento, il quale non chiede permesso, spalanca tutto e tutti, questo dottore è proprio come il vento, decide di abbattere le cancellate degli ospedali e rendere tutti liberi come noi.

Tutto questo lo percepiamo attraverso il racconto, scritto poeticamente, in grado di smuovere la nostra sensibilità e vedere gli altri non come diversi, ma come esseri unici, delle volte esseri speciali.

IL GRANDE CAVALLO BLU di IRéNE COHEN- JANCA.

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Basta guardare il cielo

Di Gianfranco Chieppa

 E’ vero, quando si nasce siamo soli, non posso negarlo, ma appena i nostri occhi si aprono al mondo, non siamo più soli, intorno a noi ci sono persone pronte a darci tutto l’amore necessario per vivere.

Durante il nostro cammino di vita, viviamo esperienze memorabili e altre meno. Situazioni, tutte, che ci conducono alla crescita personale, incontriamo e conosciamo varie persone, persone a cui daremo un senso, un valore, e decideremo di ritenerle amiche o semplicemente conoscenti.

Ma fin da piccoli, sentiamo dentro di noi la necessità di vivere con la gente, di socializzare, condividere esperienze, giocare, ridere con qualcuno a cui riponiamo la nostra fiducia.

Emerge in noi l’importanza e la bellezza dell’amicizia, la quale deve liberarsi della gelosia, dei pregiudizi che contribuiscono a rendere le persone vuote,  amicizia, che non  deve avere nessun interesse verso il grado sociale del proprio amico, ma, deve desiderare solo il bene, la gioia e la protezione di cui entrambi hanno bisogno.

Credo fortemente nell’amicizia, convito che non si può vivere soli, la voglia di parlare, condividere, abbracciare, stringere le mani con affetto, pronunciare e sentirsi dire: io ti voglio bene, è un emozione che non ha tempo,è un emozione di cui abbiamo bisogno per sentirci vivi.

Questa mia piccola introduzione prende vita dalla lettura di un libro veramente ricco di emozioni, un libro la cui lettura vola via in un soffio, BASTA GUARDARE IL CIELO di RODMAN PHILBRICK.

Leggendo questo libro, ci si accorge quanto sia importante il rapporto tra due persone, in questo caso tra due ragazzi diversi e speciali, Max e Kevin.

Un rapporto che elimina le diversità, perche un rapporto fondato, sull’affetto, sullo scambio di emozioni… sull’AMICIZIA.

Max è un ragazzo grande e grosso, e dicono tutti, un po’ scemo. Kevin ha una rara malattia che ha impedito al suo corpo di svilupparsi. Sono tutti e due soli, ma sono anche la cura che serve all’altro ( questo appena detto è l’importanza dell’amicizia. La cura, per  il malessere… conducendoli verso la libertà).

Insieme i due protagonisti sono capaci di fare qualsiasi cosa, anche la più impossibile, ovvero non farli sentire più né stupidi né malati, ma solo splendidamente vivi.

 

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AMICHE D’OMBRA

di Gianfranco Chieppa

Quando ero piccolo e arrivava l’ora di andare a letto, la paura prendeva il sopravento, era paura del buio.

La paura di essere solo, pur sapendo di non esserlo.

Il buio conquistava la mia stanza e tutto quello che era dentro, compreso me, svaniva nel nero.

Era la paura di non vedere e di non sapere quello che a pochi passi poteva accadere.

Ma cosa prova, quali sono le paure, le sensazioni, l’emozione, in che modo vive e comunica una persona che è al buio dalla nascita? O nel buio, è caduto in seguito?

Con la lettura di “ AMICHE D’OMBRA“, un racconto profondo e intenso, conosceremo con semplicità straordinaria, l’amicizia di due ragazze apparentemente uguali, ma in realtà diverse: una di loro è al buio.

Attraverso la curiosità, la sensibilità, la fiducia, le due ragazze, diventeranno amiche, conoscendosi e scambiandosi il proprio mondo “visto“ con occhi diversi: << come sei vestita oggi? Chiede, sfiorando la maglietta, di celeste le dico, e poi arrossisco perché chissà se capisce com’è il celeste. Lei mi dice, a me piace il rosso, le chiedo perché? Perché è caldo>>

Una lettura che conduce alla conoscenza dolorosa di chi guarda il mondo con le mani e spera di eliminare il tabù e paure, tramutandole in curiosità e rispetto.

Arianna Papini : AMICHE D’OMBRA, edizioni fatatrac.

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“Ben X” di Nic Balthazar

di Gianfranco Chieppa 

Spesso mi sono chiesto quale possa essere l’idea che prende vita nella gente quando si incontrano ragazzi diversamente abili.

Quale sia la qualità di pensiero che ha nei loro confronti; in che modi li descrive, quale sia il grado d’interesse.

Cosa significa essere diversamente abili in una società che ti distanzia, spesso assente, superficiale, malgrado il grado di conoscenza oggi acquisita?

Diversamente abili: ai miei occhi sono ragazzi speciali.

Speciali perché in grado di farmi emozionare, riflettere soprattutto.

Voglio parlarvi di un racconto intenso, profondo, una storia in grado di farci pensare alle difficoltà delle relazioni umane, alla non accettazione del diverso.

Ma prima di sfogliare insieme le pagine di  questo racconto, ritengo che sia importante fare la conoscenza di Ben, il protagonista, un ragazzo autistico.

L’ autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo, ed è una disabilità permanente.

La diversità di Ben emerge attraverso la lettura, facendoci percepire l’emozione e la difficoltà del protagonista nel relazionarsi con il mondo adolescenziale.

Ben x, è il titolo del libro, narra la storia di Ben, del suo rapporto con la scuola e con la società. E di come Ben, grazie alle attenzioni della madre, cerca di vivere nel miglior modo possibile la quotidianità.

Malgrado la sua quotidianità sia scandita nei minimi dettagli, viene sconvolta da un muro di ignoranza, che si materializza nei suoi compagni di classe, i quali, giornalmente lo torturano con insulti e soprusi: << Ben! Scusami tanto! Non lo sapevo mica, che eri diverso… insomma, non è mica colpa tua se sei un marziano>>.

I compagni scoppiano a ridere, Ben cerca aiuto con gli occhi, ma come sempre non c’è nessuno.

La sua vita cambierà quando attraverso una chat conoscerà una ragazza misteriosa, che lo condurrà verso una inaspettata felicità.

BEN X, di NIC BALTHAZAR, casa editrice giunti.

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Carla va al mare

di Gianfranco Chieppa.

Quanti di noi oggi, potrebbero,  onestamente,  conoscere come si svolge il quotidiano vivere di un disabile (down, autistico, non vedente).

Oggi, grazie alla cultura e alla informazione di cui disponiamo, siamo in grado di riconoscere un down attraverso le sue caratteristiche fisiche, ma la maggior parte, per poco interesse, poca conoscenza e forse, paura, lo considerano un mondo ancora distante.

Il mio impegno, è nell’ aprire una piccola finestra, nella speranza che la stanza, pervasa dal buio, si illumini di conoscenza, di gioia per la vita.

Due estati fa, ero solito, dopo una giornata di studio, andare al mare nel tardo pomeriggio.

Sentivo l’esigenza del vento sulla mia pelle, l’odore del mare e le risa dei bambini.

Durante queste ore pomeridiane, osservavo i loro giochi.  Per diversi giorni, assistevo alla stessa proiezione,( i loro giochi e la gioia che mi contagiava)  un film che riguardavo con piacere.

Ma un giorno, i miei occhi furono catturati da una bambina, seduta goffamente sui ciottoli in riva al mare, di lei vedevo solo le sue spalle.

Incuriosito, mi avvicino, mentre i suoni, rumori, attorno a me cessano.

Ero preso dall’osservare quella bambina, seduta, mentre il mare le accarezzava i piedi, e con la mano destra, lanciava piccoli sassi, nell’acqua limpida.

Percepivo la sua felicità. Era contenta di essere lì, contenta del mare, felice per le onde che giocavano con lei.

E’ una bambina down… e come me era felice di essere sulla spiaggia.

Condividevamo la stessa emozione.

A distanza di due anni da quell’incontro,ho scoperto, un libro fantastico, che ha riaffiorato in me, poeticamente, quel ricordo.

Un racconto che narra la storia di una bambina down, che sogna di rivedere il mare.

Questo suo forte desiderio la spingerà inconsapevolmente ad intraprendere un piccolo viaggio alla ricerca del mare.

Il racconto scritto in maniera semplice, è una continua scoperta della vita e delle relazioni umane.

E’ la storia di Clara, la quale durante il suo viaggio incontrerà, vari personaggi, i quali metteranno in risalto l’innocenza e la bellezza della vita, non che, l’analogia dei modi di essere tra ragazzi della stessa età, cosi detti sani.

Consiglio a tutti la lettura di questo bellissimo libro: Clara va al mare di Guido quarzo editore : salani.

 

 

 

 

 

 

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IL GIOCO: UNO STRUMENTO FONDAMENDALE PER CONOSCERCI E PER FORMARSI.

Il tema del gioco è ampio e complesso; se ne potrebbe parlare ore ed ore. Infatti esso è uno strumento di conoscenza, formazione, crescita, scoperta…
Il gioco implica anche l’accettazione delle regole, il riconoscimento ed il rispetto dell’altro e dei ruoli. Altro elemento fondamentale, implicito dell’attività  ludica è la GRATUITA’. Il bambino gioca perché è piacevole e divertente, anche l’interazione con il compagno o i compagni di giochi è piacevole, gratuita, apportatrice di stimoli gratificanti e nel contempo è educativa. Serve a rafforzare il legami interpersonali, il SENSO DI SE, dell’ALTRO, dell’IO e dell’SUPERIO.
Aspetto della gratuità del gioco dovrebbe essere rivalutato e riconsiderato in una società che finalizza tutto al “QUANTO“. Esempio: quanto tempo mi porta via questa attività? Oppure, quanto mi costa questa cosa? O ancora, quanto posso guadagnare facendo questo lavoro…?
Per secoli il gioco è stato visto come un’attività solamente “constatata“ e, per lo più, disistimata quanto al suo significato e al suo valore. Le categorie molto approssimative e superficiali di questa visione della manifestazione ludica erano la spensieratezza e l’attività per l’attività.
Si può anche, in parte, comprendere l’ansia dei genitori di mettere i propri figli nella migliore preparazione per affrontare la competizione da adulti. Da qui deriva il carico di impegni preordinati e quotidiani. Ma c’è, evidentemente, necessità di rispettare anche le esigenze ed i ritmi emotivi naturali del bambino e del ragazzo.
Per me molti adulti dovrebbero lasciare più tempo libero ai bambini senza riempirli di compiti, sport, orari da rispettare e via dicendo.
Si dovrebbe ritornare ai giochi semplici fatti dai bambini insieme a genitori o ai nonni.
Oggi gli adulti comprano i video games ai figli, ma quanti sono pronti a mettersi per terra ed a riusare le vecchie marionette per inscenare una fiaba?
Oggi non si gioca più al mercatino, quello splendido gioco nel quale i piccoli diventavano clienti e commercianti, e SIMULANDO, IMPARAVANO o comunque si facevano una prima idea, sull’utilizzo  e sul valore del denaro.
Coloro che desiderano diventare genitori, dovrebbero anche “culturalmente prepararsi“ a considerare il gioco una necessità perfino del neonato –certo con le sue caratteristiche- e poi per tutto lo sviluppo successivo, pur graduato secondo l’età e le stesse caratteristiche psicologiche del bambino, ragazzo, adolescente.
Questa proporzionalità è assolutamente richiesta quando il figlio presenta una disabilità, nella quale il gioco non solamente può diventare fattore di riabilitazione, ma anche fattore di maturazione della propria autonomia psicologica.

Scritto dalla redattrice di questo portale.

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storia di Francesco III° parte

Il bello della vita
Se sapeste quanto è bello avere il pensiero, tanti pensieri, affetti, sentimenti, teorie e pratica e fare, indagare, discernere, giudicare, penetrare, progredire, scoprire e ammirare questo universo, questo mondo, la vita, gli altri uomini, la creazione, tutte le cose più belle ed enumerarne tutte: “il cielo azzurro, le nuvole, il mare, l’aria, l’acqua, il verde degli alberi, l’erba, i fiori, gli uccelli, gli animali e scoprirli, l’infinità dei pesci del mare e ancora tutto quello che è sommerso. In certi punti tutto questo è incantato e la natura è bellissima. C’è il passato, il presente, il futuro e si può sapere tutto e molto di questo, migliaia milioni di anni, le orme di Dio.
E mi domando: Perché migliaia d’anni di lavoro di ogni specie? Perché questa natura così ricca d’ogni creazione? La scuola e la cultura perché ci sono? Perché non si dovrebbe fare il bene in modo migliore? Se si tolgono tutti gli ostacoli che cosa si raggiunge?
L’uomo ha il pensiero, lo spirito, la cultura, un mondo meraviglioso e la grazia di Dio.
  A una signora che diceva “Sono innamorata di mio marito“ ho risposto “Sono innamorato del mondo“ e mi è venuto in mente il Cantico delle Creature di S. Francesco d’Assisi e al Sole, alla Terra , al Vento, al Fuoco e allo Spirito immortale.
  Ho contrapposto chiedendo perdono a tutti “l’Azzurro del Cielo, i benefici dell’aria e dell’acqua, i Frutti della Terra e i Poteri e il Bene di Dio“ riflessi anche in noi!
  L’uomo può imitare, copiare, pensare, elevarsi. Esiste il lavoro comune, normale e quello specialistico di tutte le discipline storiche. C’è chi matura e ricerca come me.
  Ho scritto tanto, “un libro piccolo e uno grande (100 pagine) ma non può essere stampato per mancanza di soldi“. Parla della vita e della mia cultura immaginariamente. È un inno a Dio senza falsità e ci sono tanti altri belli argomenti “Sul bene della vita, come farlo e altre cose.
  D’Andrea Francesco
Vita e cultura

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storia di Francesco II° parte

osa succederebbe se un orto fosse presente nella Casa di Riposo

Sembra niente ma a rifletterci è molto importante la sua presenza. Non tanto dall’uso dei suoi prodotti vegetali e fruttiferi quanto dallo studio delle coscienze scientifiche che lo riguardano.
C’è la natura, i prodotti, l’uso, il sapere tante cose nuove e sarebbe senz’altro una grande novità.
Vent’anni fa ero presente quando ancora i giardini non erano coltivati ed una  parte era adibita ad orto e venivano certi pomodori spettacolari e molti vegetali. Ma era una concessione fittizia e non poteva durarne, parlo ora di qualcosa voluta dalle autorità e che si presentava come una novità per tanti modi. Poteva servire per nostro alimento e uso di cucina. E poi tenendo presente il S. Michele e la sua disposizione: c’è un parco grandioso e questo non era tanto ammissibile ma c’erano anche zone di terra altrove che permettevano l’uso e la fattura.
Fare l’orto oggi potrebbe finire anche un po’ l’abbandono e la mancanza di distrazione in cui questi luoghi sono lasciati e potrebbe essere tutto un’altra cosa.
Un’altra cosa poteva produrre, quella di sviluppare l’inventiva di tanti ospiti sia per la cosa in se quanto per il modo di dare ed avere di tutto l’Istituto e cambiare anche l’Amministrazione che gli interessi. Da cosa nasce cosa

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storia di Francesco I° parte

Chi sono Io?
  Sono nato a Popoli, Pescara, il 2-12-1928 da una famiglia composta per più generazioni da tutti gli strati sociali e ricordo tutto fin dai primi anni.
  Il mio era un paese bellissimo (252 m. sul mare): colline, montagne (il Morrone) la Valle Peligna aperte a nord da Sulmona; nodo ferroviario e stradale. Vi scorrono cinque fiumi annotati anche dallo scrittore Ignazio Silone in Fontamara.
  Gli abitanti agricoltori, industriali, emigrati e quindi facoltosi hanno rinnovato tutto il piano regolatore e ricostruito in parte la cittadina (c’era passata la guerra).
  La valle attorniata da splendide cittadine: Sulmona, Pratola, Peligna, La Rocca, Raiano Corfinio e per chiudere Bussi sul Tirino.
  Sono stato per quasi 30 anni sempre con i miei paesani tranne un breve periodo per il sevizio militare e poi il trasferimento a Roma, tutta la famiglia, dove i miei genitori erano sempre stati presenti. Per più di 30 anni sono vissuto con la famiglia a Monte Mario ed ho assistito alla morte dei miei più intimi cari e la salute anche in quei tempi era malferma. Sono il maggiore di tre figli e gli altri due per molte cose sono più efficienti di me.
  Questa storia la sto scrivendo ora con un’età più che matura, dalla Casa di Riposo per anziani S. Michele, vicino a Piazza dei Navigatori a Roma, dove sono da vent’anni e solo adesso mi trovo in perfette condizioni di salute psico-fisiche e sono in grado di raccontare tante cose. Non sono sposato, non ho avuto figli ed ho osservato sempre un’alta concezione morale della vita. Fin da bambino e da giovane anche se non completamente cosciente sono vissuto per una forma e per una vita migliore. Quando ho potuto, ho sempre letto e studiato ed ho coltivato sempre tutte le materie.
  Il destino lo facciamo da noi e dico questo perché fin da giovane quando ancora mi mancavano tante cose, dentro di me c’era tutto, e solo Dio sa tutto, lui che mi ha aiutato tante volte nella vita in tanti modi, lui solo poteva saperlo o almeno che alla fine i nostri pensieri si ricongiungono e diventano uno solo.
 

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L’Equitazione Integrata,ovvero lo sport come evoluzione della terapia e mezzo per la conoscenza reciproca. (testo con due immagini)

          

         

Nel pensiero di ognuno di noi, il cavallo è da sempre uno straordinario simbolo di libertà e di forza: se ad esso associamo una persona o un bambino disabile si parla sempre e solo di Ippoterapia, come se la somma di questi due elementi possa dare sempre come risultato finale la riabilitazione.

Qualunque attività proposta ad un disabile cambia spesso di nome con l’aggiunta della parola “terapia“: sembra che il timore verso qualsiasi tipo di diversità possa venire allontanato dando un nome diverso a quello che spesso tutti noi facciamo magari in maniera del tutto simile…

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Il “lavoro“ di un normodotato diventa così per un disabile “ergoterapia“; le attività artistiche diventano “arteterapia“; l’“equitazione“ diventa “ippoterapia“. Tutto viene terapizzato!

Purtroppo la disabilità NON è sempre una malattia curabile con medicine o con la riabilitazione: spesso è uno stato esistenziale con il quale la persona deve convivere; la questione è capire come convivere e come approcciare con persone con disabilità o a rischio di emarginazione sociale.

Da queste basi, anticipando di gran lunga l’anno europeo 2003 delle persone disabili e 2004 dell’Educazione attraverso lo Sport, è nato EQUITABILE® con lo scopo di offrire qualcosa di diverso e più stimolante ai cavalieri disabili rispetto alle tradizionali proposte.

Partendo dall’importanza del valore delle diversità in genere che dovrebbero essere sempre vissute come risorse e, promuovendo il concetto delle diverse abilità come elemento sostitutivo dell’idea di disabilità (intesa come non abilità a fare), personalmente ho coniato un nuovo termine: l’IPO-TERAPIA, ossia la “poca terapia“, per evidenziare quanto persone con problemi possano evidenziare diverse abilità nello svolgere la propria attività equestre.

Troppo spesso si guardano queste persone come non abili, evidenziando una ormai diffusa supponenza della nostra Società nel concentrare l’attenzione sulle componenti negative di alcuni individui; se riuscissimo a guardare le stesse persone nelle loro componenti di potenzialità potremmo innanzitutto abbattere uno spesso muro di pregiudizio ma, soprattutto, porremmo le basi per una maggiore possibilità di inclusione sociale.

Ecco perché ad oggi un centinaio di quadri tecnici di Equitazione Integrata EQUITABILE® operano attivamente al recupero delle persone con difficoltà attraverso l’equitazione, spinti dalla convinzione che lo sport -valido strumento educativo e socializzante- possa essere la vera evoluzione della terapia.

Senza voler minimizzare l’importanza della riabilitazione equestre, nella quale il cavallo riveste un ruolo decisivo attraverso il suo movimento, l’attenzione in EQUITABILE® è rivolta alla capacità di mediazione che il cavallo convoglia nel lavoro con soggetti con difficoltà e alle loro abilità residue.

Attraverso “il gioco dell’equitazione“ è possibile imparare una comunicazione “nuova“, più stimolante, ed apprendere comportamenti accettati dal cavallo: la componente educativa che l’equitazione offre è una delle massime espressioni di consapevolezza e integrazione di emozioni, affettività, compiti, regole, abilità e responsabilizzazione.

L’obiettivo deve sempre mirare alla ricerca della Persona e non del cavaliere: l’ottenimento di competenze specifiche del mondo equestre è solo finalizzato alla generalizzazione di abilità spendibili nella vita di tutti i giorni.

Per un disabile intellettivo l’interazione con un animale rappresenta prima di tutto attenzione alla sua cura, ai suoi bisogni, al suo stato di salute e all’umore; dedicargli tempo ed energie, oltre ad essere una positiva esperienza personale, insegna la responsabilità.

E’ questo forse l’unico ambito che può rendere una persona consapevole che qualcuno dipende da lui e dalle sue scelte ed azioni: tutte le attenzioni subite dal disabile, spesso soffocanti, di educatori,insegnanti di sostegno, genitori, vengono in questo modo convogliate e dirottate positivamente ad un essere maggiormente bisognoso giocando un ruolo fondamentale sull’autostima del soggetto.

Fino a qui il cavallo rientra nell’area di influenza della Pet Therapy (da poco riabilitata dall’ex Ministro Sirchia come Terapia del Benessere nella nuova Carta dei Diritti degli Animali), ma in aggiunta a questo approccio il nobile animale ha una marcia in più: il poter portare ed il poter essere guidato…

Pensiamo alla sensazione che una persona con difficoltà motorie può provare nella conduzione di un cavallo: la libertà di movimento senza l’aiuto di nulla e dei nessuno!

Fino a qui tutto sembrerebbe rivolto alle diverse abilità e, in un certo senso, potrebbe apparire che quanto proposto sia la falsa riga di quanto già fanno altre Realtà nel campo del Sociale: il movimento EQUITABILE® si rivolge anche e soprattutto a tutti quegli strati a rischio di esclusione sociale come le diversità etniche, culturali, le Seconde Generazioni dei figli di immigrati e giovani con problematiche relazionali, non necessariamente “disabili“.

Il punto di partenza e di arrivo in EQUITABILE® è sempre indirizzato all’Inclusione Sociale attraverso il nobile animale: l’occasione di incontro tra le diversità in genere, attraverso un partner quale il cavallo e l’equitazione può essere il volano per abbattere alcuni muri del pregiudizio, e se la conoscenza reciproca è il mezzo per mitigare questa anacronistica “paura del diverso“ il gioco è fatto….

Ma questo è un altro argomento…

LAMBRUSCHI ROBERTO

  Coordinatore Nazionale dell’Equitazione Integrata EQUITABILE®

  ( cell.:339/3783994 www.equitabile.it )

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