Una prima recensione del libro di Daniele Desillo

Mercenario dello sviluppo

Daniele Desillo, un agronomo che parla della propria esperienza professionale e umana, parla con disarmante lucidità, delle ricadute della cooperazione allo sviluppo nei Paesi in Via di Sviluppo. È di fatto la raccolta di un epistolario di 40 mail scritte in due anni di attività in Malati nel tentativo, materialmente riuscito, di creare una fattoria nel mezzo della savana, come responsabile del progetto di cooperazione, “Utawaleza Farm“ (Fattoria Arcobaleno). Dall’apparente leggerezza del diario della propria esperienza di agronomo, nasce uno spaccato e un’analisi della vita vissuta pienamente in un Paese, fra gli ultimi del mondo, dove la gente “è vittima di politiche legate proprio ad un distorto uso della cooperazione che si trasforma in una “dolce catena“ che li lega ai donatori e che impedisce il loro vero sviluppo“.
L’ambizione e l’entusiasmo del giovane agronomo sono proprio lì nei primi capitoli, quando ci trasmette l’emozione dell’acqua che scaturisce dal primo pozzo, o la sua gioia nel vedere le prime colture crescere o la sua soddisfazione davanti agli 800 alberi attecchiti intorno all’azienda; e andando avanti i trovano le stesse angosce e le stesse soddisfazioni di tutti noi che traiamo da questo meraviglioso lavoro.
Si vive, pagina dopo pagina, la crescita umana e personale di chi, per lavoro, è chiamato ad affrontare e a confrontarsi con temi scottanti e attuali come gli aiuti umanitari, l’uso di sementi OGM, la cancellazione dei debiti ai PVS, le adozioni a distanza, le campagne del World Food Program, tutta la logica della cooperazione allo sviluppo.
Colpisce quindi l’evoluzione del suo pensiero delle ultime pagine che, sulla base delle proprie esperienze, lo porta a definirsi “mercenario dello sviluppo“; fa pensare la sua cruda disamina degli effetti della politica degli aiuti umanitari, delle donazioni e delle campagne internazionali; imbarazza talvolta la disinvoltura con cui affronta temi come razzismo, carestie e politiche agricole sconsiderate di un continente, che lui sicuramente ama quanto critica, alla fine della sua esperienza formativa in Malati. Un bel testo, che inizia con una dichiarazione che mi ha fatto apprezzare quanto orgoglio ci sia nel fare e nell’essere parte della nostra Categoria: “Sono un Agronomo!“. Complimenti al giovane collega e spero che altri leggano il suo libro, perché le sue “parole di mercenario“, anche se nate da esperienze fortemente personali, aiutano a riflettere per cercare di individuare la vera via della cooperazione finalizzata allo sviluppo, se mai ce ne sia il bisogno.

Edizioni Memori
Pagine: 210 (13×21 cm)
Prezzo: 16,00 euro
 

   

 

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