Sospesi tra caos e pace

Sospesi tra caos e pace

Mostra fotografica di Maria Cristina Madera

Merico Cavallaro

 

            A distanza di due anni dalla prima esposizione a Ponte Milvio (con soggetti della quotidianità), Maria Cristina Madera espone fino al 6 gennaio al Centro Commerciale Euclide, Via Flaminia Nuova, km.8,200 la sua nuova riflessione su temi della natura e sistemi di vita non caotici. Mi permetto di definirli così, perché dalle foto emerge il bisogno di un recupero della dimensione di se stessi, al di fuori degli schemi della quotidianità di una metropoli come Roma. Spaccati di vita quotidiana nei paesaggi rurali e nella realtà australiana. Eppure, nella loro fissità drammatica di uno scatto, trovo in quei gesti e in quelle immagini rurali ed altre rubate ad un mondo lontano da qui, qualcosa che appartiene a noi come eravamo. Si rimane sospesi nel tempo: ecco cosa viene fuori a pensare sopra a quelle immagini, ecco cosa riesce a trasmettere Cristina con la sua visuale, che diventa “nostra“ visuale. Questa è la fotografia che si trasforma in arte non comune, non banale: un’arte che non ci pone solo il punto di vista dell’artista, un mondo prospettato attraverso un filtro, ma un’arte a caratteri cubitali, perché quella è l’espressione dell’artista, sì, ma anche il mio di spettatore che guarda (e mi coinvolge). È questa la meraviglia di Cristina: coinvolgere nel gioco dell’arte lo spettatore, aprire con lui un dialogo, seppure d’immagini ma forse proprio per questo anche più profondo. L’artista, allora, in quest’ottica, con questa concezione dell’arte, smette i panni del falso profeta ed assume quelli del dialettico, lascia la posizione del dispensatore di verità (che si ritiene tale in quanto possiede uno strumento che altri non sanno usare) per divenire ricercatore insieme allo spettatore (mettendoglisi accanto e condividendo immagini e momenti), immortalando in un oggetto d’arte i contenuti di quella che viene detta “opera aperta“, il sommo grado di un’opera che coinvolge al dialogo, oltre i confini dello spazio e del tempo, autore e fruitore dell’opera.

 

 

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