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ricordando il professor Aldo Visalberghi

Il 12 febbraio 2007, all’età di 88 anni, si è spento a Roma Aldo Visalberghi. Noto in Italia e all’estero come uno dei massimi pedagogisti del Novecento, era considerato tra maggiori interpreti dell’opera di John Dewey, di cui aveva tradotto in Italia “Logica, teoria dell’indagine“. Autore di opere fondamentali nel campo delle scienze dell’educazione, fu con pochi altri tra i fondatori della pedagogia sperimentale in Europa e tra i principali artefici della scuola media unica. All’università, con Maria Corda Costa, ha fondato e diretto per molti anni  il Dottorato di ricerca in Pedagogia sperimentale. Alla sua scuola si sono formati numerosi insegnanti, importanti quadri intellettuali e autorevoli studiosi.
         Nicola Siciliani de Cumis

Un breve profilo.
 A Visalberghi e a me, una parola che non 
 piaceva  era  la  parola  “tolleranza“…  Non
 “tolleranza“  –  dicevamo  -,  ma  “rispetto“:
 il rispetto dell’altro, se la pensava non come noi.        
                                                                       
                                             Carlo Azeglio Ciampi

…Antonio Makarenko, nemico giurato di
quella “pedagogia molle“ di cui era accanito                 
avversario anche Dewey, ma che tuttavia
veniva spesso gabellata sotto il nome del
maggior filosofo americano.
                                                                      
                                                  Aldo Visalberghi   

Il mio primo anno di università.

Scritto dalla redattrice


Nel 2001 mi iscrissi alla facoltà di Scienze dell’educazione e della Formazione all’università la Sapienza di Roma. Il mio primo esame fu col Professor Nicola Siciliani De Cumis, presi trenta e lode. Per raggiungere quel volto dovetti affrontare il lunghissimo testo del “poema pedagogico“ di A. S. Makarenko. Quel voto mi diede un po’ di fiducia in me stessa e comincia a pensare che avevo fatto bene a scegliere l’università piuttosto che un lavoro qualunque come impiegata, le offerte che mi si prospettavano essendo iscritta alle liste di collocamento per le persone disabili.
Dopo un giorno di euforia per quel bel voto, mi capitò sotto mano il mio piano di studi: un foglio pieno zeppo di materie e spazi vuoti che erano da riempire con data e voto degli esame sostenuti. “Mamma mia quanti sono“-pensai- “ora da quale ricomincio? Dovrò riprendere a frequentare tutte le lezioni? Quanti libri dovrò comprare e studiare?“ Chiesi consiglio ad una ragazza che mi aiutava nello studio a casa, le mi disse: “ricominciamo dall’esame di didattica generare del Professor Visalberghi. È una bella materia perché parla dei metodi di insegnamento che un docente dovrebbe adottare con i bambini e ragazzi. Parla anche molto del gioco come strumento pedagogico“. “ Ok Sara“ –risposi- “domani compro i libri e possiamo cominciare anche domani pomeriggio a studiare“ “va bene Marzia; ah dimenticavo questo esame puoi farlo da non frequentante il che significa che studi a casa con me e poi vai a fare l’esame“. Facemmo proprio così.
Dal testo da Visalberghi imparai che i bambini quando giocano apprendono delle attività che li aiutano subito e nel loro domani, a relazionarsi con gli altri, a rispettare delle regole, a creare e rispettare una disciplina verso un gruppo e verso se stesso. Il genitore e L’ insegnante, secondo Visalberghi, ma anche secondo altri pedagogisti importanti come Makarenko e la Montessori, non si devono imporre, piuttosto devono insegnare al bambino e al ragazzo ad andare da solo verso la disciplina, il sapere, la pace e il rispetto degli altri.
Questo discorso è valido sia per un piccolo gruppo di bambini che giocano, sia per gli adulti che, se allenati fin da gli anni dell’asilo, tenderanno alla pace e al rispetto verso altri uomini e popoli.
Un altro concetto che lessi nel libro di Albo Visalberghi e che mi rimase impresso fu il seguente: “quando un bambino gioca tende ad imitare i mestieri che vede svolgere dai genitori o dagli adulti che gli stanno a contatto con lui. Questo avviene in tutti i paesi, popoli e periodi storici. Ad esempio: un bambino europeo giocherà a fare il papà-dottore che fa le punture, mentre la mamma-casalinga che stira e rassetta la casa. Allo stesso modo un bimbo africano giocarà ad “imitare“ la madre che raccogli i frutti ed accende il fuoco, o il padre che va a caccia. Da questo possiamo concludere che il bambino giocando si esercita a svolgere delle attività e questo “allenamento“ gli servirà quando sarà lui stesso adulto“. Questa teoria la formulò il tedesco Bruner.
Sara, dopo il mio esame, mi spiegò che Visalberghi, nella sua carriera ebbe incarichi importanti nel campo della pedagogia italiana ed estera e scrisse anche molti libri.
Ripensai al mio esame, al tono pacato del professore, al modo in cui ascoltava e capiva ogni mia parola. Ricordo che mi interrogava con la naturalezza di chi pensa “questa ragazza, anche se ha un problema motorio, è intelligente e quindi merita di essere ascoltata e valutata per quello che ha studiato“.
Mi sento fortunata ad averlo conosciuto anche se solo per un esame da non frequentante.

                                                                                                                        
Il Professor Aldo Visalberghi
       Aldo Visalberghi è stato Professore Emerito dell’Università degli Studi “La Sapienza“ di Roma: Università nella quale, dopo che in quelle di Torino e Milano, aveva insegnato Pedagogia dal 1962 e diretto il Seminario di Scienze dell’Educazione. È stato autore di numerosi volumi e moltissimi saggi di filosofia dell’educazione, teoria della valutazione, storia della pedagogia, pedagogia comparativa e docimologia. È stato tra i maggiori promotori in Italia della circolazione dell’opera di John Dewey (del quale, per Einaudi, ha tradotto “Logic, the Theory of Inquiry“) e della ricerca pedagogica sperimentale, dirigendo gruppi di studio, presiedendo istituzioni internazionali (tra le quali  il Centro Europeo dell’Educazione) e coordinando uno specifico dottorato di ricerca interuniversitario. Ha condiretto la rivista “Scuola e Città“ e diretto importanti collane editoriali per La Nuova Italia e la UTET. Ha fondato e diretto “Quale società“, Associazione per lo studio dei problemi della divisione sociale del lavoro.
       In volume: “John Dewey“, La Nuova Italia, Firenze, 1951 (quarta edizione, 1976); “Misurazione e valutazione nel processo educativo“, Edizioni di Comunità, Milano, 1955; “Esperienza e valutazione“, Taylor, Torino (seconda edizione accresciuta, La Nuova Italia, Firenze, 1966); “Scuola aperta“, La Nuova Italia, Firenze, 1960; “Problemi della ricerca pedagogica“, La Nuova Italia, Firenze, 1965; con M. Corda Costa (a cura di), “Ricerche pedagogiche nella didattica universitaria“, La Nuova Italia, Firenze, 1975; con la collaborazione di R. Maragliano e B. Vertecchi, “Pedagogia e scienze dell’educazione“, Mondadori, Milano, 1978 (quinta edizione aggiornata e accresciuta, 1986); (a cura di), “Quale società? Un dibattito interdisciplinare sui mutamenti della divisione sociale del lavoro e sulle loro implicazioni educative“, La Nuova Italia, Scandicci (Firenze), 1985; “Insegnare ed apprendere. Un approccio evolutivo“, La Nuova Italia, Scandicci (Firenze), 1988; con M. Corda Costa (a cura di), “Misurare e valutare le competenze linguistiche. Guida scientifico-pratica per gli insegnanti“, La Nuova Italia,  Scandicci (Firenze), 1995. Per maggiori informazioni bibliografiche e qualche interpretazione dell’opera di Visalberghi, cfr. quindi “Evaluation. Studi in onore di Aldo Visalberghi“, a cura di Giacomo Cives, Maria Corda Costa, Nicola Siciliani de Cumis, Sciascia, Caltanissetta-Roma, 2002.