Il problema dell’educazione in Ellade I° parte

di Merico Cavallaro 

 Nell’epoca arcaica in Ellade l’educazione era appannaggio della famiglia ed aveva il suo fondamento nella mitologia e nei poemi omerici, secondo modelli riconosciuti dalla tradizione, ma lo Stato non aveva una funzione diretta sull’educazione dei fanciulli. Il problema si pone invece con Platone, il quale vede la necessità di avere una classe dirigente dello Stato formata educativamente secondo determinati principi, di alto livello scientifico e incorruttibile, unica sola possibilità per avere una classe dirigente legittimata al governo. Dunque, strappare all’arbitrarietà dei singoli l’educazione dei giovani era l’obiettivo di Platone ed in questo senso andavano combattuti i sofisti, i quali tendevano a fornire solo un’istruzione parziale, e dunque incompleta: questa carenza (i sofisti in genere insegnavano della retorica, riducendosi, a seconda del prezzo, a comporre dei discorsi da imparare per essere recitati in tribunale o dove altro; e solo in alcuni casi, come Ippia, allargavano il loro magistero anche alle matematiche), che aveva un risvolto finalizzato solo alla riuscita di determinati risultati, e non già alla conoscenza vera e propria, è oggetto dell’interesse pedagogico di Platone.
 In sostanza, alla base dell’educazione dei giovani, vi era una preparazione ginnico-musicale, accompagnata da una conoscenza matematica di base. Va notato che il termine “musica” intendeva il complesso delle arti delle Muse, quindi, non solo la musica vera e propria, bensì anche la letteratura, la pittura, ecc.. Per quanto riguarda le arti museali, in particolare per la letteratura, il programma educazionale di Platone opera una critica che intende epurare tutte le forme fuorvianti e menzognere circa la vera conoscenza.

 

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