esperienza del coma

scritto da Merico Cavallaro per www.piccologenio.it

      Molti anni addietro mi capitò di leggere storie di gente che, ripresasi dal coma, ha raccontato di viaggi, di luci, ecc., che avevano visto. A me tutto questo non è capitato. Forse quelle sensazioni si devono più che altro a delle suggestioni ricevute nello stato comatoso oppure nei momenti di maggior vicinanza allo stato di coscienza. Posso dire che delle ultime fasi del coma ricordo che avevo una percezione della realtà che mi circondava (sentivo), ma ero totalmente incapace di comunicare o muovermi e capitò che, tra il sentire mia madre che pregava e mia zia lì vicino che parlava, la disperazione per il non riuscire a far capire che ero lì fu tanta che mi uscì una lacrima. Questo stato d’impotenza è pienamente distruttivo: spesso ho sentito di medici e persone che invitano a parlare con gli individui in stato di coma e devo dire che hanno pienamente ragione, perché se questo individuo ha una certa percezione della realtà, il fatto di non sentirsi abbandonato giova molto al ristabilimento o perlomeno alla ripresa delle condizioni fisiche. Però, come già si è visto nell’articolo sullo stato di coma e dichiarazione di morte cerebrale (un articolo, come questo, destinato alla più ampia fruibilità dei diversi lettori), non bisogna farsi delle vane illusioni e tenere ben presenti le condizioni fisiche e le possibilità di ripresa del corpo. Innanzitutto bisogna fare affidamento alla medicina, anche se va detto che ci sono delle correnti di pensiero per le quali contano, ai fini della dichiarazione di morte cerebrale di un individuo in stato di coma, anche criteri differenti da quelli puramente medici, quali criteri economici o necessità di operare espianti di organi. Non dico di essere contrario al trapianto di organi ed infatti ho usato il termine “espianti“ di organi: viene inteso tecnicamente “prelievo“ di organi quando ci troviamo in un normale caso di decesso in cui sono salve le volontà delle parti di procedere, solo a determinate condizioni, al prelievo di certi organi (tenuti in considerazione i tempi che occorrono al buon mantenimento – e non ultimo dei regolari esami – degli stessi); parliamo tecnicamente di “espianto“ quando il tutto avviene in condizioni “accelerate“. Il caso opposto, in cui ci si ostina a mantenere con macchinari un corpo che non ha alcuna possibilità di migliorare, è altrettanto una forma da evitare: per questo intendo porre l’accento sul lato medico, poiché solo con un’attenta analisi si può vedere se un individuo in stato di coma può riprendere (domani o tra vent’anni, questo non è dato sapere) funzioni vitali, rispetto cui il grado di coscienza che si potrà riacquistare è un aspetto determinante.

 

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