L’acolismo

Nel mio sito, mi è sembrato giusto mettere un articolo su una piaga della nostra società. La dottoressa Porri (psicologa che collabora nel sito) tocca sia il tema “delle stragi del sabato sera“ sia il tema della solitudine degli alcolisti. Troppo spesso questo secondo aspetto colpisce casalinghe e donne apparentemente normali, delle quali non si sospetterebbe mai che siano finite “nel tunnel“ e per questo è ancora più difficoltoso uscirne.
Infine vi ricordo che nelle categorie “la psicologa risponde“ ed “articoli vostri“ ci sono due interessanti articoli su un altro problema/malattia anche esso troppo attuale: LA DEPRESSIONE.

L’alcolismo è una vera piaga sociale poco riconosciuta, malgrado le statistiche dicano che si muore più di alcolismo che di droga, il bere è spesso visto come un atto abbastanza innocuo, spesso se fatto in compagnia e in allegria, ma le morti del sabato sera ci dicono il contrario, non sempre sono dovute a droga, spesso basta il solo alcol per alterare i riflessi al punto di non controllare più la macchina.
Una cosa importante, poco considerata è che l’alcol dà dipendenza esattamente come la droga, cioè dipendenza fisica e psicologica, anche il bevitore del sabato sera è dipendente da quel rituale, senza l’alcol si sente perso, nessuno, anonimo fra la folla, l’alcol abbatte i freni inibitori, ma con la timidezza se ne va anche il controllo del comportamento, spesso si arriva alla violenza.
Ma chi è l’alcolista? Qual è la sua personalità? Identica a quella del drogato, è una personalità dipendente, insicura, che non tollera il dolore e la frustrazione, con poco autostima e, anche se apparentemente sembra avere all’inizio molti contatti sociali, questi sono sostenuti grazie all’ausilio dell’alcol, a poco a poco c’è un ritiro dai contatti sociali e l’unico compagno diventa la bottiglia, questo è l’ultimo stadio, quello che spinge fortunatamente qualche alcolista a cercare aiuto.
In un primo stadio i contatti sociali sono mantenuti solo con l’ausilio dell’alcol e, sotto il suo effetto si è capaci di fare cose impensabile da sobri. Freud diceva che il Super Io è solubile in alcol, vale a dire che la coscienza è cancellata dall’alcol e c’è un emergenza degli istinti primari che non hanno più freno, c’è un iter preciso: ad una prima fase c’è un’allegria dovuta appunto all’allentamento della coscienza e quindi di ogni inibizione, segue lo stordimento, di cui però il soggetto non si rende conto, tutti i riflessi vengono rallentati, ma quello che è percepito dal soggetto è una sensazione di onnipotenza, questo spiega le tante morti sulle strade, il soggetto si mette alla guida con la sensazione di poter padroneggiare il mezzo, spesso si ha un’alterazione della realtà tale che il soggetto si crede immortale e si lancia a tutta velocità con il mezzo in curve pericolose, o passa con il rosso, sicuro che non gli succeda nulla. Questa costellazione è abbastanza tipica degli adolescenti della disco del sabato sera, ma non sempre è così, a volte l’alcol è assunto per superare una situazione di insoddisfazione a cui non si sa far fronte, o ad un dolore che non si sopporta. Io ho avuto una paziente che, insoddisfatta del marito, della sua vita di casalinga frustrata trovò come unica soluzione quella di ubriacarsi di birra e la cosa notevole è che nessuno attorno a lei, neppure il marito, si accorgevano della situazione, anzi apparentemente era migliorata, non si lamentava più, non chiedeva più nulla e la paziente stessa ebbe a dire “Per forza ero così stordita dall’alcol che facevo le cose meccanicamente, senza più volontà, desideri, nulla. Tutto era avvolto in una nebbia spessa e impenetrabile“ Questa paziente trovò la forza di andare all’Anonima Alcolisti quando ormai passava le giornate a letto a dormire e si svegliava solo all’arrivo del marito e, come un automa accudiva le faccende di casa. Per fortuna ne è uscita e la terapia la rese cosciente delle sue profonde insoddisfazioni, non riportò né danni celebrali, né al fegato, probabilmente perché il periodo fu breve e la sostanza assunta non così pericolosa, poiché l’alcol brucia le cellule celebrali e aggredisce il fegato, che non riesce a smaltire questo vero e proprio veleno, fino alla cirrosi, che è un’altra causa di morte per alcol.
La paziente era una bevitrice solitaria, abbiamo visto che ci sono i bevitori in compagnia, ma tutti indistintamente non si rendono conto di essere dipendenti e che non sono loro a controllare l’alcol, ma l’alcol a controllare loro e che alla fine di questo tunnel, se non si pone rimedio, c’è la morte.
La morale è che l’alcol rappresenta un grave pericolo che non va mai sottovalutato.

Dr. Gianna Porri

Ti potrebbero interessare anche: