Stigmatizzazione e devianza.

Giorgia Signego

Secondo una teoria sulla devianza sociale, per devianza oltre ad atti e credenze possiamo comprendere anche quei tratti  fisici che si discostano dalle norme convenzionali della società e che determinano una reazione negativa. Per violare queste convenzioni è necessario che certe norme ad esse collegate siano condivise.
Quando parliamo di devianza dei tratti fisici, intendiamo quelle anomalie fisiche ed estetiche e gli handicap ad esse collegate.
Altresì questa teoria sociologica, appartenente al secolo scorso e ripresa da Gofman, può apparire lontana non è poi del tutto vero. Il concetto di Gofman riferito alla stigmatizzazione dell’individuo, descrive almeno quattro momenti di questo attributo screditante quale è lo stigma alla persona.
Nello specifico egli intende le differenze salienti tra le persone le quali isolano la stesa dal gruppo di appartenenza; collegare stereotipi negativi a queste etichette; le suddette etichette connotano una divisione noi-loro; infine, lo stigmatizzato viene defraudato del suo status sociale(considerandolo alla stregua di un cane o di un gatto!).
Come dice anche Cusson, ci sono atti e situazioni da sempre condannati e in questi rientrano i deficit psichici e  fisici. Pensiamo ad esempio alla pratica utilizzata dagli spartani. Alla venuta al mondo di un neonato malferme o “gracilino“, esso veniva ucciso gettandolo da un dirupo d’elezione,
tutto ciò tacitamente approvato da tutti i cittadini della polis greca.
Questo sopprimere i malati e malfermi viene ripreso senza mezzi termini anche dal nazismo tedesco con Hitler, che non solo privilegiava la razza ariana a scapito delle altre ma vedeva doveroso ed eticamente più che corretto, addirittura umano! abbattere come i cavalli quei poveri “disgraziati“ nati malformi e malati affinché terminassero di soffrire e smettessero di procreare altro male. Quella che venne definita ante litteram “igiene del mondo“. Quanto detto avvalora il fatto che l’uomo si è da sempre addossato questo forte potere taumaturgico nei confronti delle pratiche sociali in una corsa senza sosta dove vige, come per le bestie, la legge del più forte.
Non cala vergogna nemmeno oggi probabilmente su queste cose dove ragazze già belle rischiano la vita per un intervento di lipoaspirazione o decidono di sottoporre la figlia down ad una chirurgia plastica al volto per farla integrare con le altre persone. Dal canto mio vorrei ricordare una frase buddista che dice che fin che c’è vita c’è sofferenza e che il corpo soffre,
l’anima no. Namastè a tutti voi!
    

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