Un dibattito “per tutti“ nella settimana del “per tutti“! (clicca sul titolo per aprire l’articolo)

  Da venerdì 23 aprile a domenica 25 aprile 2010 ho avuto il privilegio di partecipare alle giornate organizzate dall’Associazione Handiamo Onlus. In queste giornate romane, che completavano la settimana del “Per tutti“ iniziata allo stadio di San Siro di Milano pochi giorni prima, si voleva far capire che, come recitano gli slogan dell’Associazione, “la disabilità non è un mondo a parte, ma parte del mondo“.

                                                               
Da venerdì pomeriggio a domenica sera nella splendida cornice di Piazza Farnese a Roma l’Associazione ha organizzato convegni, giochi, spettacoli teatrali e musicali e altre attività. È stata un’esperienza bellissima partecipare a questi tre giorni perché ho conosciuto delle persone di questa Associazione che credono fermamente che prima della disabilità e della “normalità“ ci sono le persone! E quindi ho imparato anche una terminologia diversa: prima di dire disabile o normodotato è più giusto dire persona disabile o anche persona normodotata; sembra una cosa piccola ma se ci pensiamo cambia molto il modo di vedere l’handicap perché in questa maniera ci ricordiamo che prima di tutto ci sono delle persone e poi andiamo a vedere le caratteristiche, le similitudini, le differenze che ci sono anche tra persone normodotate o tra una persona disabile e l’altra.

                                 
Venerdì pomeriggio c’è stato un convegno dal titolo “Disabilità e sessualità, è ancora un tabù?“ e io ho avuto la fortuna di essere stata invitata come relatrice del dibattito insieme a Giacomo e a Joe. Tutti e due sono due ragazzi molto in gamba che fanno parte da diversi anni di quest’Associazione. Ho parlato di un articolo che avevo scritto pochi mesi fa dal titolo “Le intermittenze dell’amore“ pubblicato sul mio sito. Durante la tavola rotonda ho argomentato alcune idee di questo articolo, in particolare ho detto che secondo me l’amore e la sessualità rendono tutte le persone (disabili, non disabili) uguali perché tutte sono capaci di amare e sono normalissime nel manifestare i propri sentimenti; allo stesso tempo l’amore e la sessualità ci rendono tutti diversi in quanto ognuno di noi ha il suo modo unico e personalissimo di rapportarsi e di amare l’altra persona.
Nel dibattito chi ci ascoltava ha partecipato con delle riflessioni, ad esempio si è ragionato sul concetto di Natura e sul perché la Natura crea in primis delle differenze. Le persone si sono chieste il perché alcuni di noi nascono normali e alcuni nascono con un handicap che rende loro più difficile raggiungere certi traguardi e affermarsi nella vita.
Mi ha molto toccata una riflessione di mia sorella dove diceva che conosce dei ragazzi “normali“ che non sanno sfruttare le possibilità che la vita offre loro e che a volte rimane colpita dal mio entusiasmo di quando le racconto una cosa che ho fatto,  una possibilità anche piccola che mi si è presentata e ho sfruttato!
Anche mia mamma ha saputo portare la nostra esperienza e ha parlato molto bene; ha giustamente detto che certe persone ancora non vogliono vedere e quindi accettare l’handicap, sul tema dell’amore ha poi raccontato che le sue due figlie (una disabile e una no) hanno scoperto l’amore e le hanno fatto delle domande a riguardo in età molto diverse. È vero che per una persona disabile in genere ci vogliono molti più anni per riuscire a conquistare il traguardo dell’innamoramento, dell’amore, del rapporto con l’altro, e della passione.
Giacomo, vive su una sedia a rotelle, è laureato e come sogno vorrebbe diventare un giornalista televisivo. Lui durante il dibattito ha raccontato che a volte si è trovato per strada con dei suoi cari amici e se passava una bella ragazza i suoi amici non facevano i classici commenti che fanno i maschi; anzi si sentivano imbarazzati dalla presenza di Giacomo. Lui ha pure precisato che i disabili non sono né persone angeliche e asessuate né persone esasperate dalla voglia, dalla ricerca e dal bisogno del sesso. E su questo mi trova pienamente d’accordo.
Poi siamo entrati nel vivo del dibattito e qua vi voglio raccontare due episodi: nel primo Giacomo ha voluto fare una domanda provocatoria a Joe (Joe è un ragazzo normodotato simpatico e intelligente; ha ventinove anni e collabora da diverso tempo con Handiamo Onlus). “Se tu Joe, dieci anni fa, cioè prima della tua esperienza con l’Associazione e tutte le persone che ne fanno parte, avessi visto due ragazze per strada, una normodotata e l’altra con un handicap fisico, con quale ti saresti approcciato?“ La risposta di Joe a Giacomo ma anche a tutti i presenti è stata vaga: “Non ti posso dare una risposta chiara perché non so a priori come mi sarei comportato in quella situazione ma l’avrei dovuta vivere!“
Il secondo episodio è stato l’intervento di Paolo, il Presidente dell’Associazione che faceva parte del pubblico e non stava dietro al tavolo con i microfoni come me, Joe e Giacomo. Lui ha detto che se mi avesse conosciuta per la prima volta, non si sarebbe soffermato sulla mia camminata “ondulante“ o sul mio modo lento e faticoso di articolare le parole, insomma non si sarebbe fermato alle apparenze ma avrebbe voluto parlare con me per capire chi sono, cosa mi passa per la testa, se sono intelligente, simpatica, o tutto l’opposto. Gli ho risposto che molte volte le persone non mi parlano perché si fermano solo a quello che vedono e che sentono, anche perché per conoscermi ci vorrebbe un po’ di tempo per ascoltare quello che ho da dire, il tempo che serve a tutti per conoscere una persona; anzi per me ci vuole un po’ più di pazienza per riuscire a capire il mio modo di parlare e al giorno d’oggi non capita frequentemente che la gente si soffermi ad ascoltare o voglia abituarsi al mio modo di esprimermi. Infatti tante persone mi hanno detto che è solo questione di abitudine e che all’inizio non riuscivano a capirmi ma con la mia pazienza nel ripetere e con la loro buona volontà di comprendermi dopo poco tempo per loro è stato tutto molto più semplice ed è diventato naturale ascoltarmi e capirmi.
Il dibattito è andato come speravamo; alla fine abbiamo fatto vedere un dvd dove si parlava in modo leggero ma efficace di alcuni temi che non sono stati trattati dal vivo, tipo l’inclusione sociale, l’importanza dell’istruzione, il diritto di espressione, di pensiero e della partecipazione politica di ognuno di noi.
Il dibattito è stata una cosa bella perché ho partecipato da protagonista però nel prossimo articolo vi racconterò delle cose altrettanto importanti e positive che ho vissuto nelle giornate di sabato e domenica.

Questo post è stato scritto da Marzia la redattice del sito; se volete ripubblicarlo vi prego solo di citare la fonte.

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