Zoe torna tra i banchi di scuola: il progetto “Disabilità e narrazione di sé”

Fin dall’età di nove anni il mio sogno era quello di pubblicare un libro, poi crescendo e vivendo delle situazioni un po’ particolari… ho capito che avevo la necessità di scrivere un romanzo  autobiografico. A ventinove anni questo sogno si è realizzato grazie all’aiuto di Matteo Frasca, pedagogista e scrittore conosciuto grazie al Professore Nicola Siciliani de Cumis, docente di pedagogia della facoltà di Scienze della formazione e dell’educazione dell’Università la Sapienza di Roma.

Nell’aprile 2011 vedeva la luce “Nata viva” romanzo di formazione autobiografico. 

Dopo aver riscontrato un certo entusiasmo nel pubblico adulto, Matteo ebbe l’idea di proporlo in varie scuole dove già lavorava. In tanti capitoli parlo della mia infanzia ed adolescenza, racconto i giochi, le favole, i cartoni animati che mi facevano compagnia quando ero bambina. Il racconto rapsodico affronta anche i problemi scolastici incontrati, la solitudine, l’amicizia, il rapporto tra pari, le passioni: in particolare quella per la scrittura; narra di una Zoe adolescente che si sentiva allo stesso tempo uguale e diversa dagli amici che un po’ l’accettavano ed un po’ la bullizzavano. Per andare nelle scuole ideammo nel 2012 il progetto : “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” e  lo presentammo a presidi ed insegnanti. Dopo poco tempo è iniziata un’avventura nuova ed esaltante: parlare ai bambini e ragazzi di prevenzione al bullismo e rispetto delle differenze.

Con il tempo l’esperienza si è rafforzata e raffinata. Il metodo è semplice ed efficace, ai ragazzi narro degli episodi della mia vita: la nascita, la scuola, la famiglia e poi propongo le letture di alcuni brani in un’ottica di inclusione. Negli incontri lascio spazio per le domande e aiuto gli alunni a narrare i loro vissuti della scuola, il rapporto tra pari e con gli adulti, le loro paure e speranze.
Fino ad oggi ho riscontrato tanto entusiasmo, soprattutto nei ragazzi delle scuole medie: non sono più piccoli, ma non hanno ancora i timori degli adulti. Si lasciano coinvolgere dalla narrazione e vogliono capire meglio come ho percepito la mia “diversità” e le esperienze da me vissute.

Mi sono rimaste impresse alcune delle domande più belle e coraggiose:
“Zoe ti sei mai innamorata”?
“Cosa provavi quando le tue compagne di classe e le insegnanti non ti volevano aiutare?”
“Se non avessi avuto quel “cortocircuito” al momento della nascita saresti stata comunque una scrittrice o pensi che avresti fatto un lavoro diverso?”
“Nel brano dove racconti della tua nascita parli di tua madre e di tua nonna, ma tuo padre c’era e se era presente cosa faceva?”
“Come hai fatto a raccontare la tua nascita? Ma tu te la ricordi?!”
“Nei panni dei tuoi famigliari cosa avresti fatto con una bambina disabile?”

Tutte domande incuriosite alle quali ho risposto con sincerità, dopo averli ringraziati per il coraggio di porle e l’opportunità di ragionare su tanti aspetti condivisibili. Una delle domande che non mi aspettavo, è stata:

“Zoe hai mai pensato al suicidio?”

In tutte le risposte ho dato valore alle conquiste che ho fatto. Queste sono state raggiunte grazie agli forzi della mia famiglia, ma anche grazie al percorso di studi nel quale sono stata sostenuta fino al raggiungimento della laurea, non permettendomi di “arrendermi”. Non ho nascosto loro i miei brutti voti e la voglia di abbandonare la scuola, ho cercato di trasmettere il fatto che la tenacia è più importante anche se si comprende a molti anni di distanza dalla loro età.
Mi è rimasta impressa un’alunna di seconda media che desiderava morire. Parlandole è emerso che per lei la morte era semplicemente un modo per ricongiungersi con lo zio, mancato da poco. Ho cercato di incoraggiarla dicendo che i nostri cari sono felici nel vedere le nostre conquiste presenti e future e seguono il nostro percorso di crescita.
Ricordo con tenerezza anche un’altra bambina che mi ha raccontato che il suo papà ha un problema e grazie al mio esempio vuole scrivere un libro sul padre.

Il progetto “Disabilità e narrazione di sé” è stato ripetuto ogni anno dal 2012 ad oggi, coinvolgendo diverse scuole di Roma e provincia, i professori e presidi interessati ne sono stati entusiasti. Tutto ciò per me è una crescita professionale come pedagogista ed in qualche modo ha significato un riscatto, dato che la mia esperienza scolastica si può paragonare ad una corsa a ostacoli per problemi creati da chi avrebbe potuto aiutarmi. Proprio chi era preposto ad educare e insegnare diceva alle mie compagne: “non l’aiutate perché se cade la responsabilità è della scuola e vostra”.
Meno male che forse le cose sono cambiate e, all’inizio con Matteo a fianco, poi con altre persone che avevano contatti con le scuole sono tornata tra gli alunni sentendomi accolta ed apprezzata. Vado in classe con un entusiasmo che da piccola non avrei mai immaginato!

Dopo i primi esiti positivi che il progetto sulla narrazione di sé aveva riscontrato nelle scuole medie, l’ho portato in diverse quinte elementari, in alcuni licei e agli alunni universitari della Lumsa e della Sapienza. I ragazzi delle medie ed elementari generalmente hanno voglia di sapere e conoscere, è semplice entrare in empatia.
I contenuti, la metodica e la durata dell’incontro in genere variano in base all’età degli studenti. Con le elementari e medie mi focalizzo sul contrasto al bullismo, agli studenti del corso di laurea di pedagogia e del master di neuropsicologia dell’età evolutiva il mio intervento è stato invece utile per raccontare cosa succede ad un bambino ed una famiglia dove c’è un handicap e a cosa bisognerebbe porre più attenzione in qualità di professionisti che si troveranno ad interagire con persone con disabilità.
Ricordo un alunno del master all’Università Lumsa, che alla fine della lezione mi ha detto:
“Non avevo mai pensato a quanto l’aspetto psicologico della terapia riabilitativa possa incidere sul bambino e sul nucleo famigliare, d’ora in avanti ci presterò più attenzione perché non è un fattore di poca importanza”.

Grazie agli incontri nelle scuole sono stata intervistata dai bambini di Radio Freccia Azzurra, un progetto pedagogico rivoluzionario ed innovativo realizzato da Matteo Frasca con il sostegno della sua Associazione Matura Infanzia e il circolo Gianni Rodari onlus.

I piccoli speakers erano già informati su chi sono e cosa ho fatto. Matteo aveva già parlato loro di me, del romanzo e aveva trasmesso in classe l’omonimo cortometraggio. Il giorno dell’intervista, al mio arrivo era tutto pronto: il microfono, le domande, lo speaker, il coro e perfino la pubblicità; tutto realizzato e condotto dai bambini. Ero emozionata e divertita nel rispondere alle loro domande. I bambini di Radio Freccia Azzurra sembravano più grandi e maturi delle altre quinte elementari incontrate fino a quel momento, in fondo non tutti i loro coetanei possono spiegare ad altri bambini e adulti, come si realizza una radio e come si intervistano, scrittori, attori, registi, professori e pedagogisti.

Negli ultimi anni ho ripetuto il progetto senza Matteo, che nel frattempo si è trasferito fuori  Roma. Una tappa importante del progetto ha coinvolto le quinte elementari e medie della scuola Di Donato di Roma. Quest’incontro è stato diverso dagli altri: il professore di arte ha fatto una interessante lezione su teatro, artisti, barriere e diversità. Nella seconda parte dell’incontro Emilia Martinelli dell’Associazione Fuori Contesto, un’amica conosciuta grazie a Matteo e che fa parte del comitato genitori della Di Donato, ha letto dei brani ed insieme abbiamo stimolato il racconto in una classe molto ricca e multietnica. Quanta empatia con  gli adolescenti che si sentono inadeguati, ma allo stesso tempo vorrebbero cambiare questo strano mondo! Insieme al professore, Emilia e la classe abbiamo condiviso emozioni e spunti di riflessioni nuovi su come possiamo migliorare quello che siamo, grazie, e nonostante, alla presa di coscienza dei limiti, mancanze, ma anche delle potenzialità di ciascuno di noi.

Spero che l’entusiasmo dimostrato dagli studenti incontrati finora nei confronti di una persona e delle storie nuove accompagni loro nella crescita e che possano continuare ad esplorare la diversità e ad appassionarsi di nuove narrazioni.

Sono pronta a nuovi incontri con bambini, ragazzi ed adulti per ripetere e spiegare il progetto pedagogico che sta riscontrando l’entusiasmo dei bambini, ragazzi, genitori, professori e presidi coinvolti. Oggi si parla tanto di differenze, bullismo e cyberbullismo, spero che di poter condividere con i ragazzi molti vissuti ed esperienze al fine di prevenire questi fenomeni, dare valore alle differenze e far crescere il progetto “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” a livello professionale.

 

Leggi anche:

Zoe a Radio Freccia Azzurra 

Lezione per il master della Lumsa

Nata viva sul Venerdì di Repubblica 

L’educazione sentimentale per sviluppare autoconsapevolezza ed empatia

 

 

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Lettera di presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

 Titolo dell’opera: Nata viva

 Autrice: Zoe Rondini (nome d’arte)

Pagine:   252

Editore: Società Editrice Dante Alighieri

Edizione: novembre 2015

Genere: romanzo di formazione; romanzo autobiografico

Per tutte le informazioni potete contattare Zoe Rondini  su Facebook.

ll volume è impreziosito dalla prefazione della Professoressa  Serena Veggetti, docente di psicologia alla Sapienza di Roma, ed un racconto ispirato a nonno Adriano Bompiani.

Per comprare il volume potete andare sul link della Società editrice Dante Alighieri .   Nata viva   e-book

Sinossi:

“… Tutti i dottori si affrettano a rianimarmi, ma rimango cinque minuti completamente senza respirare. Si tratta solo di cinque minuti, ma sono i primi della mia vita“.

Poi Zoe comincia a respirare. E a vivere. Quei cinque minuti dopo rispetto agli altri neonati – a causa di un respiro intrappolato per un tempo infinito in un corpo troppo piccolo – la costringeranno a confrontarsi, fin dai primi mesi, con una vita che è cominciata sì cinque minuti più tardi, ma che pian piano non tarderà a essere così tanto desiderata da consentire a Zoe di superare qualsiasi ostacolo, senza rinunciare a nulla, a costo spesso di immane fatica e  incomprensione da parte degli altri.

“… Cammino un po’ male, parlo un po’ male, controllo un po’ male i movimenti delle mani, delle dita, dei bulbi oculari… non ho un movimento, un arto o un muscolo che non fa capo al mio sistema nervoso centrale che è stato lesionato a causa di quei cinque minuti“.

Zoe imparerà con suoi tempi a camminare, a parlare, a leggere e all’età di nove anni scoprirà la inesauribile passione per la scrittura, cominciando a scrivere i suoi primi racconti.

Ma è all’età di tredici, che per superare il momento più difficile della sua vita – a causa di lutto doloroso –  intraprende l’avventura più importante, e un po’ per bisogno, un po’ per caso, un po’ per scelta, decide di dare vita ad un racconto autobiografico che l’accompagnerà per ben dodici anni.

Lungi dall’essere un trattato o un saggio autobiografico sulla disabilità, “Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone disabili.

Nel suo stile rapsodico, squisitamente discontinuo, frammentario e spesso profondamente ironico, Zoe si fa cantore e testimone, con la sua voce, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la propria visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.

Ne nasce un racconto a suo modo epico in cui riconoscersi,  popolato da  personaggi indimenticabili, amici e nemici che  Zoe sa tratteggiare con sapiente tocco  tra familiari, compagni di scuola, dottori, fisioterapisti, maestri, insegnanti, docenti universitari, presidi,  babysitters, viandanti, incontri fortuiti.

E insieme a lei, anche noi riviviamo il nostro essere stati bambini o adolescenti incompresi, in famiglia come a scuola, dentro o fuori dal gruppo, allontanati e maltrattati spesso inconsapevolmente, a volte con una certa presunzione da chi non la pensava o non poteva essere come noi.

Nel suo romanzo di formazione Zoe costringe il lettore a non dimenticare mai lo  scarto enorme che c’è tra vivere ed esistere, inchiodandoci all’idea che per nascere veramente, ad ogni occasione, bisogna sentirsi vivi, gridarlo e raccontarlo al mondo intero.

Zoe Rondini è il nome d’arte dell’autrice. Laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma. Si è sempre impegnata a scrivere articoli riguardanti i problemi e i diritti delle persone disabili su vari siti, quotidiani on-line quali Rete Near dell’Unar, ufficio nazionale anti-discriminazione razziali e sulla rivista italiana dell’Opera Montessori. “Nata Viva“ è la sua opera prima.

 

NATA VIVA CORTOMETRAGGIO:

 È  la storia di Zoe Rondini una ragazza che per i primi 5 minuti della sua vita non ha respirato.
Zoe ha scritto un libro che racconta la sua vita, allegra e faticosa (Società editrice Dante Alighieri). Lucia Pappalardo l’ha trasformato in un breve film grazie al supporto dell’Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani. Il cortometraggio è il seguito del romanzo di formazione in quanto racconta gli ostacoli e le conquiste della Zoe adulta.

Nel 2016 NATA VIVA ha vinto Capodarco L’Altro Festival – L’Anello Debole ed è stata premiato fuori concorso al Festival Ciak sul Fermano.  

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RASSEGNA STAMPA PER LE DUE OPERE:

Sessualità, adolescenza e disabilità. Un convegno oltre ogni pregiudizio

Nata viva sul Venerdì di Repubblica 

Zoe Rondini è Nata Viva

Nata Viva“ tra i corti finalisti di Capodarco, L’anello debole 2016

Premio Anello debole, vince forza di Zoe

 Nata viva e l’attuale condizione dei disabili nel nostro paese. Intervista all’autrice 

Nata viva sul magazine della scuola di scrittura Omero. di Arturo Belluardo  10 dicembre 2015

Zoe Rondini: intervista all’autrice di “Nata viva“ di Disabilibidoc.it

Zoe Rondini, una donna coraggiosa

Cinque minuti e poi…

 

Interviste alle radio:

Zoe Rondini su Slash Radio a parlare di Nata viva

Zoe a Radio Freccia Azzurra

La Cantastorie Zoe Dal romanzo Nata viva è stato tratto lo spettacolo teatrale La Cantastorie Zoe che è stato trasmesso da Radio Onda Rossa.

Con Nata viva ha preso vita il progetto Disabilità e racconto di sè rivolto a alluni dalla quinta elementare ai master universitari, ecco il racconto di queste importanti esperienze:

Zoe torna tra i banchi di scuola: il progetto “Disabilità e narrazione di sé”

“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

Lezione per il master di psicologia della Lumsa 15.07.2018

 

Nella sua prima stesura, il romanzo ha ottenuto diversi riconoscimenti ai seguenti premi letterari:

-Finalista al Premio Firenze 2011 – Centro culturale Firenze Europa “Mario Conti” – XXIX Premio Firenze sezione D -narrativa edita.

-Segnalata al concorso letterario “Premio nazionale di letteratura Prof. “Francesco Florio” 23 edizione 2011 – Licata” con un diploma di elogio, ottenendo il punteggio di 93/100.

-Menzione d’onore con diploma di merito al Premio nazionale di poesia, narrativa e fotografia “Albero Andronico” V edizione.

-Semifinalista e Menzione d’onore con diploma di merito al XVIII Premio letterario internazionale “Trofeo penna d’autore” nella sezione A: libri narrativa e saggistica.

Presentazione e curriculum vite di Zoe Rondini

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