La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment

Anche quest’anno ho svolto la lezione al master di primo Livello in “Neuroriabilitazione e Neuroscienze dell’età evolutiva” all’Università Lumsa. Il titolo della lezione è stato “La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment”.

Partendo dal mio racconto di crescita personale e professionale, ho messo in luce  come la narrazione è stata per me un’esperienza fondamentale per capire me  stessa ed il mondo circostante. Dopo aver sperimentato l’effetto catarchico che ha avuto per me la narrazione, mi sono realizzata promuovendo progetti di narrazione del sé in vari contesti. L’ intento è sempre il voler essere utile a grandi e piccoli. Per questo vengo spesso invitata a parlare a convegni, università tv e radio.

Come racconto nel mio romanzo Nata Viva , la mia nascita è stata caratterizzata da un’asfissia neonatale di cinque minuti, con conseguente danno celebrale, dei neuroni  dell’area motoria. Per  fortuna, buona parte della mia famiglia, pur con tutte le difficoltà del caso, si è stretta intorno a me annullando la mia diversità e sostenendo quasi sempre la mia autonomia.

Ho fatto tantissima riabilitazione, e nonostante tante difficoltà… ho finito gli studi. Dopo la laurea ho coronato il mio sogno: passare dallo scrivere per me stessa allo scrivere per gli altri. Infatti la mia vita ha avuto un punto di svolta quando, ho pubblicato il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva. “La narrazione si concentra sulle vicende positive e negative, vissute dalla nascita agli anni universitari, dal punto di vista di una bambina e ragazza con disabilità motoria. Lungi dall’essere un trattato o un saggio sulla disabilità, “Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone con disabilità. Attraverso lo stile del romanzo definito dalla critica “rapsodico, discontinuo, spesso ironico e autoironico”, Zoe diventa testimone, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la sua visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.”

Dopo la pubblicazione del romanzo, attraverso la narrazione del sé,  sono riuscita a raccontare la resilienza nelle vite ordinarie di tante persone con disabilità (me compresa) e di chi, per vari motivi, si trova a relazionarsi con noi. Per questo, dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Da ciò nasce il secondo libro, il saggio “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità”. Si tratta di un saggio polifonico, che racchiude le “voci” di trenta persone tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Il risultato è  una narrazione corale e polifonica. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, attori, scrittori, giornalisti  e docenti universitari.

È una NARRAZIONE  CORALEPOLIFONICA, con le voci rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere tutti e tutte. Il saggio  è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste, una seconda dove si evince il mio punto di vista sulle medesime tematiche sotto forma di articoli che provengono da Piccologenio.it.

Nelle lezioni racconto come l’esperienza riabilitativa sia stata per me traumatica. La riabilitazione e in particolare la fisioterapia, per me hanno rappresentato una terapia insopportabile voluta dagli adulti. Parlo anche dell’importanza del gioco come attività esperienziale e formativa.

  • Il gioco è un’attività ed un’esperienza non finalizzata alla produttività.
  • È  utile per lo sviluppo della personalità e per l’allenamento della sfera cognitiva ed emotiva.
  • Le diverse teorie di famosi pedagogisti concordano nel ritenere il gioco un’attivitàvitale per il bambino: è strumento fondamentale per il suo sviluppo psicologico, motorio e cognitivo, alla base della prima percezione di sé e della costruzione della propria identità.

L’auspicio è che oggi si tenga conto della psiche del bambino proponendo la riabilitazione in modo giocoso e non traumatizzante.

Nelle slide ripercorro le tappe fondamentali verso l’autonomia.

  • A 18 anni ho preso la patente di guida
  • A 21 sono andata a vivere da sola.
  • Mi sono laureata in scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Lettere, indirizzo editoria e scrittura,  presso l’università Sapienza a Roma.
  • Ho fatto molte scelte che riguardano la sessualità, le rifarei quasi tutte…
  • Ho vissuto delle storie d’amore importanti.

Per rendere più dinamica la lezione, le slide vengono intervallate da:

  • letture tratte dai due libri
  • La proiezione del cortometraggio nata viva, che è il seguito del romanzo autobiografico e di formazione
  • Esplorazione del mio blog Piccologenio.it

Racconto anche, la volontà ed il tentativo di declinare, in vari modi e con diverse esperienze l’importanza della comunicazione.

Ad esempio i social ed il  blog Piccologenio.it sono strumenti, in continua evoluzione, che utilizzo per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti dei disabili. Parallelamente, curo il progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità, dal titolo: “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”. Il target di tale progetto sono gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado.

Nelle lezioni universitarie, nel secondo libro, nelle interviste e nel blog, ci sono tanti riferimenti all’amore e la sessualità delle persone con disabilità. Ad esempio in una mia vecchia intervista su PiccoloGenio, parlavo di sessualità e disabilità con queste parole:

“Vorrei parlare del mio impegno a fare informazione sui temi riguardanti l’amore, la sessualità e l’affettività delle persone con disabilità. Queste tematiche le affronto in RaccontAbili, Piccologenio.  Inoltre, per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura della disabilità alla sessualità ho ideato, nel 2012,  il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta quasi 2.000 membri. Il gruppo si propone come  un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’amore, la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoriasensoriale e cognitiva.

Ho scelto di fare informazione su tematiche così complesse e a volte scottanti, poiché in Italia siamo indietro anni luce rispetto a molti paesi, sul diritto alla sessualità.

(…)  La scoperta dell’erotismo e dell’amore è lasciata al singolo individuo, alle famiglie e, a volte agli assistenti che troppo spesso, per paura non vogliono parlare di certi argomenti. In altri casi, i famigliari e gli operatori sono aperti all’ipotesi che il ragazzo faccia un’esperienza sessuale ma non sanno a chi rivolgersi. Su questo aspetto c’è un enorme vuoto sia legislativo che informativo ed educativo. (…)”.

In sintesi mi sento di affermare che, tutte le mie attività, divulgative e formative, hanno in comune la voglia di essere utile agli altri e il desiderio di partecipare ad un cambiamento culturale che tenga conto delle diversità, delle peculiarità e dei diritti di ogni individuo. Il messaggio delle mie narrazioni, è che anche con un handicap si può condurre una vita normale, piena di sfide e di soddisfazioni.

Ritengo che differenze dovrebbero essere un valore ed il confronto è un mezzo per aprire le nostre menti e migliorarci sia come individui che come membri di una comunità.

Mi sento pronta a riprendere il progetto Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, in altre scuole e  fare più attività di sensibilizzazione. Perché, come affermava lo psicologo Bauer, “La capacità di narrare, intesa come funzione mentale è fondamentale per dare un’organizzazione al proprio mondo interiore e per attribuire significati all’esperienza umana”. È ormai assodato che la narrazione del sé sta dando esiti positivi nei bambini, ma anche negli adulti, me per prima!  

Le slide: LUMSA dicembre 2025

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La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

Zoe Rondini: formazione e lavoro

Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

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Il concerto di Simone Cristicchi: talento, ma poco tempo per i fans

Di seguito troverete un articolo del concerto a Roma, con la lettera che gli ho portato. Ci sono inoltre: un videomessaggio per Simone, i miei contatti, foto e video dell’evento all’ Auditorium Della Conciliazione. Buona navigazione.

Il primo novembre 2025, sono andata al concerto di Simone Cristicchi, a Roma presso l’Auditorium Della Conciliazione.

“Dalle  tenebre alla luce”, lo stesso titolo dell’ultimo album, disponibile da giugno 2024. È stato uno spettacolo emozionante, intenso, profondo per festeggiare i vent’anni di carriera del cantautore romano. È stato un magico viaggio tra canzoni, ironia e ricordi. Insieme alla sua band storica e lo Gnu Quarted, Cristicchi ha creato un’atmosfera straordinaria per ripercorrere successi recenti con canzoni mistiche e profonde per ricordarci poi, i successi ironici del passato.

Lo spettacolo è stato un viaggio musicale attraverso le tappe più significative del suo percorso, dalla canzone d’autore ai concept album teatrali, passando per i brani che hanno segnato il suo stile unico e inconfondibile. In scaletta, alcune tra le canzoni più amate del suo repertorio: Ti regalerò una rosa, Studentessa universitaria, Meno male (che c’è Carla Bruni), Sette miliardi di felicità, fino al recente e toccante brano Quando sarai piccola. (Fonte)

Dopo il grande successo teatrale di Franciscus, Cristicchi torna alla musica dal vivo con un progetto che intreccia canzone, teatro e poesia, esplorando tematiche profonde con la consueta alternanza di ironia,  malinconia, leggerezza e introspezione.

L’incontro tra la musica da camera e il rock d’autore dà vita a una sonorità originale e potente, in perfetto equilibrio tra eleganza, sperimentazione e intensità emotiva.

Dalle Tenebre alla Luce è stato molto più di un concerto: è un racconto personale, intimo e universale, un invito a lasciarsi trasportare dalla forza evocativa della musica e dalla profondità delle parole di uno degli artisti più poliedrici della scena italiana contemporanea.

Seguo Simone da diverso tempo, amo le sue canzoni e  mi piacciono soprattutto le sue interviste.

Il  concerto mi è piaciuto molto, nonostante ho trovato molte similitudini con le sue innumerevoli ed interessanti interviste. Ero molto preparata.

È stato emozionante anche andare dietro le quinte a salutarlo. Tantissime persone lo hanno salutato, per questo è stato un incontro veloce. Sono felice di avergli dato i miei libri ed avergli chiesto la dedica su uno dei suoi. Soprattutto ci tenevo a parlarci per consegnargli una lettera per me molto importante. Gli ho accennato che abbiamo diverse esperienze in comune: a cominciare da un lutto famigliare improvviso quando eravamo poco più che bambini. Entrambi, come dice lui: “ci siamo salvati la vita con l’arte”, gli ho detto proprio questa sua frase. Ho raccontato a Simone che ho iniziato a scrivere, ciò che ora è un romanzo di formazione, per superare il lutto di chi mi ha fatto da padre.  

In pochi minuti ho avuto modo di dirgli la lettera che è  molto sentita. Gli ho anticipato anche che mi piacerebbe tantissimo intervistarlo; ho già preparato le domande. Per tale scopo sarei disposta anche ad andare dalle sue parti a Velletri.  Non c’è stato tempo per le foto né per salutare la sua compagna Erika Mineo, in arte Amara, ma è stato disponibile a salutare tantissime persone! Sembrava a disagio di fronte ad una lunga fila di gente. Infondo noi fans abbiamo assistito alla sua arte… perchè indagare sul lato umano di una star, rischiando di rimanere delusa? Forse le sue canzoni non mi bastano… e ciò mi spinge ad ammirare tutto il suo materiale online. Più che le canzoni, mi attrae la sua storia di vita, le sue esperienze con i barboni, i malati psichiatrici. Ma il mondo dello spettacolo è freddo e veloce… Lo dicono anche tanti personaggi celebri quando parlano dei loro esordi.

Tornando all’incontro, è  stato dolce vedere un bambino di nove anni consegnargli una lunga lettera scritta a mano. Ho anche avuto modo di fare una carezza a Noa, la cagnolina di Erika e Simone.

Avrei voluto parlargli di più come si fa con un caro amico. D’altronde sono felice di sapere tantissime cose su di lui. Spero che, sia Simone che Erika, facciano più spesso dei concerti a Roma.

Va anche, di frequente,  alla trasmissione televisiva L’Ora Solare su Tv2000. Ho scritto alla redazione per far parte del pubblico ed incontrarlo ma, per ora, non mi hanno risposto. Perchè è un’ambiente quasi blindato?

È stato emozionante condividere la serata con mia sorella. Seduti davanti a noi c’erano Fiorella Mannoia con il marito Carlo Di Francesco. Ho incontrato Fiorella molte volte, è stato bello vedere che si ricordava di me quando li ho salutati. Lei è una dei pochi artisti che trova sempre tempo per un saluto, un sorriso, una fotografia. Spesso basta poco per lasciare un segno positivo e far felice un’altra Persona. La felicità non dipende  solo da noi, ma è sempre qualcosa di condiviso. Lo sa bene Cristicchi  autore del libro “Happynext. Alla ricerca della felicità”, nel quale racconta il suo viaggio alla scoperta dello stato d’animo positivo.

Chissà perchè il mondo dello spettacolo è così veloce, asettico e difficile per i pochi (quasi sempre normodotati…) che riescono ad arrivare ai vertici di spettacoli e reality. Pubblico qui di seguito la lettera a Simone. Se qualcuno ha dei contatti con la coppia di artisti mi può scrivere.

Grazie a tutti.

Caro Simone,

Mi chiamo Marzia Castiglione, in arte Zoe Rondini.  Sono autrice, divulgatrice, pedagogista e blogger. Nel mio piccolo cerco di essere cantastorie come te… e come te giro volentieri teatri, convegni, scuole e atenei; perché in tutto ciò cerco di portare avanti dei messaggi ed è sempre più importante quello che ricevo, dagli altri, in particolare dagli alunni di medie, liceo ed università.

Dici che spesso ti scrivono persone che si sentono sole, ti scrivono dagli ospizi, gli ospedali… questo mi fa sperare che anche questa lettera non rimarrà un grido nel silenzio.

Mi piacerebbe molto parlarti ed intervistarti. Come hai raccontato a L’Ora Solare, sei andato in hotel per “seguire” il Maestro Franco Battiato, gli hai dato un tuo cd… tanto è che ti ha invitato a casa… Io farei altrettanto per conoscerti! Sono una tua grande fan. Da tempo le tue canzoni e quelle di Erika, mi tengono molta compagnia e mi emozionano tantissimo. Penso di conoscere a memoria tante delle tue interviste e così mi sono resa conto che abbiamo diverse esperienze in comune.

Entrambi ci siamo salvati la vita grazie all’arte. A tredici anni è venuto a mancare il secondo marito di mia madre che per me è stato un padre. Questo è stato il primo motivo che mi ha spinta a chiudermi nella mia stanza… anch’ io con una bella lampada… E, armata di un vecchio computer, ho iniziato  a scrivere la  mia autobiografia. Il secondo motivo è che avendo una disabilità motoria, dovuta ad un’asfissia neonatale di cinque minuti, la mia adolescenza è stata piena di barriere e limitazioni. Passavo interminabili pomeriggi a scrivere al computer perché era l’unica cosa che potevo fare in autonomia. Mi piacerebbe tanto conoscerti di persona, raccontarti di me farti domande sulla tua storia e la tua vita, ascoltare i racconti su tuo nonno Rinaldo e tua nonna Selene, curiosare per sapere che tipo di padre e compagno sei.

Come ti trovi a collaborare con l’Osservatore Romano? Complimenti! Quando è uscito il mio primo libro, nel 2011, è stata scritta una recensione su questa testata. E ancora, dopo il Covid, sei tornato nelle scuole, qual’ è la tua esperienza con i bambini e ragazzi? Ho impiegato sedici lunghi anni per scrivere e veder pubblicato il mio romanzo di formazione “Nata Viva”. Come hai fatto a non demordere in quel lungo periodo dove le case discografiche non ti notavano?

Sai, recentemente a luglio, sono stata  alla Fraternità Monastero di San Magno e ho conosciuto Don  Francesco. È una persona eccezionale! Ha voluto sapere la mia esperienza di vita e forse faremo qualche cosa insieme!

Un’altra cosa eccezionale è stata andare al concerto di Amara, evento splendido tenutosi lo scorso 28 giugno a Roseto degli Abbruzzi. Oltre ad essere la mia cantante preferita è una persona meravigliosa perché dopo il concerto ho potuto parlarle ed avere la conferma che siamo sulla stessa frequenza.  Spero che faccia presto un evento a Roma. Noi ci vediamo il primo novembre, all’Auditorium Della Conciliazione. Spero tanto che sia possibile salutarti in camerino, porto con me un tuo libro: mi piacerebbe tanto avere la dedica.

La cosa che mi piace di più di quando cantate insieme sono le occhiate amorevoli che vi scambiate e i vostri sorrisi complici. Siete stupendi!

Mi piacerebbe tanto conoscerti e parlarti per questo girerei tutta  Roma e non solo.

Volevo anche chiederti: tra le tue stupende poesie in musica e dopo avere trattato varie sfaccettature di problemi e situazioni della vita… perché non parli della disabilità? A tal proposito, ti parlo un po’ di me e di ciò che faccio.

Dopo “aver riflettuto per i primi cinque minuti di vita, ho deciso di respirare”, e quindi di vivere…  Oggi conduco una vita “normale”: non vivo in famiglia, sono laureata, scrivo, guido, in poche parole…  Esisto e cerco di vivere…

Tra le tue canzoni, quelle che parlano più di me e del mio vissuto sono: I MATTI DE ROMA, LAURA e LA CANZONE DEI VECCHI AMANTI, mi piacerebbe raccontarti a voce e fino in fondo perché queste canzoni mi risuonano, un po’ te lo scrivo.

Mi reputo serenamente… e affettuosamente   MATTA,  adoro LA TOSCANA, I MATTI e CASTELLI ROMANI. Anch’io, come te,  penso che esistano tanti concetti di normalità e di felicità… tanti quanti le persone! Per me la felicità non dovrebbe essere sbagliata, anche se per chi non la sa gestire, si trasforma in euforia alla quale segue, inesorabilmente, la depressione.

Dal 2012 al 2020 ho portato nelle scuole il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, che si propone di incentivare la narrazione del sé, sensibilizzare sulle differenze  e si cerca di prevenire il bullismo. L’ho riproposto dopo il Covid, ma ultimamente è tutto più difficile…

(…) Mi piaceva quello che ho fatto come  autrice, peccato che sta sfumando e sono rimasta sola, senza il mio consulente letterario che, per tanti anni, con competenza e affetto, ha creduto in me e mi ha aiutato a realizzare tanti progetti.

L’attitudine alla recitazione mi ha portato, grazie alla collaborazione con Matteo Frasca e la regista e attrice Tiziana Scrocca, ad estrapolare dal mio romanzo la sceneggiatura dello spettacolo teatrale “La cantastorie Zoe“. Inoltre, dal 2019 al 2023 ho fatto parte del laboratorio teatrale indipendente – “Compagnia Nuovo Teatro”, direzione artistica dell’attrice-regista Patrizia Schiavo, che ti conosce.

Continuo a parlarti della mia “missione”, sperando di conoscerti di persona, prima o poi…

Ma andiamo con ordine: il mio ultimo “figlio” è il saggio RaccontAbili: domande e risposte sulle disabilità” (Erickson Live 2020). La mia prima opera  letteraria è il romanzo autobiografico Nata Viva”, (Seconda edizione nel 2015, grazie alla Società Editrice Dante Alighieri).
Dal romanzo è tratto l’omonimo cortometraggio, disponibile su YouTube. Il video è il seguito del libro ed è stato il  primo a classificarsi nella categoria “Corti Della Realtà”; nell’ambito del Premio L’Anello Debole – Festival di Capodarco edizione 2016.

La mia passione per la scrittura mi ha anche portata, dal 2006, ad aprire  il portale www.piccologenio.it dove pubblico principalmente contributi  su tematiche quali disabilità, amore, sessualità, narrazione di sé e pedagogia.

Nel sito puoi trovare l’articolo, foto e video del concerto-incontro di e con Erika!

Sono laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione, con specialistica in Lettere, Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma.

Mi impegno anche come divulgatrice delle tematiche di educazione sessuale e disabilità. Amo cucinare, faccio anche un ottimo gelato in casa!

Ho regalato i miei libri in duplice copia ad Erika, magari possono essere di ispirazione per una canzone sulla disabilità?

Hai chiesto a tanti… che cos’è la felicità, oggi come oggi la mia sarebbe stare bene, scrivere, ricominciare a fare le cose di tutti i giorni. (…) Rivedere i concerti tuoi e di Erika. Come avrai capito mi piacerebbe conoscerti, intervistarti. Ho già buttato giù gran parte delle domande. Sarebbe un dono enorme sia se fosse una cosa solamente nostra sia che fosse un’intervista più strutturata…  o, come si vede in molti programmi, possiamo far vedere un po’ di tempo trascorso insieme, che ne pensi?

Scusa se mi sono dilungata, ti considero un Amico e una persona molto speciale per il tuo talento, i messaggi che riesci a divulgare e il tuo essere normale, con un grande sorriso che cela quella timidezza che hai imparato a gestire! 🙂 Ti auguro di non perdere mai la poesia, l’ironia, l’empatia, l’attenzione verso gli altri e la leggerezza che ti caratterizzano!

Mi avete parlato più te ed  Erika che tante persone che conosco…!

Vi auguro di rimanere persone vere, umili e centrate come siete ora!

Vi auguro anche tanto amore e serenità. Un abbraccio forte, che siate sempre “perfetti e benedetti”!

GRAZIE!

Marzia – Zoe

Contatti:
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Stati emotivi e equilibrio: ognuno a modo suo!

Cos’è la felicità e chi è veramente felice? Mi interrogo su questi e altri concetti in un periodo di vulnerabilità, dove mi sento troppo Marzia e poco Zoe Rondini, autrice, invitata a parlare ai ragazzi delle scuole o a presentare i miei libri. In passato mi sentivo più sostenuta da un consulente letterario, famigliari, insegnanti e altri autori.

Per Aristotele, la felicità non è un semplice stato emotivo, ma uno stato di piena realizzazione personale e di esercizio delle virtù. È il fine ultimo della vita umana, un’attività continua che si raggiunge attraverso il vivere secondo ragione e virtù, e che porta a una vita piena e soddisfacente. Non è un’esperienza passiva, ma un’attività costante e impegnata.

Aristotele collega la felicità all’idea che ogni essere umano ha una funzione specifica, e la felicità consiste nel realizzarla nel modo migliore possibile. Per l’uomo, questa funzione è legata alla sua natura razionale.

La vita è basata su ciò che portiamo avanti, ma anche sulla gestione di emozioni, accadimenti che, non sempre, dipendono da noi. Per fortuna ci sono momenti di felicità in cui ci possiamo lasciare andare, persone con le quali ci possiamo rivelare per quello che siamo… Sarebbe ancora più complesso vivere con un iper-controllo su gesti, azioni, pensieri ed emozioni. Chi ci può insegnare la felicità e la differenza tra euforia. Cos’è la depressione, è una malattia o un malessere? Perché a volte ci paralizza e non ci permette di svolgere le attività complesse e più ordinarie di tutti i giorni?

Cos’è la felicità? Esiste davvero o è una nostra invenzione?  Secondo me ognuno è felice, infelice, depresso, euforico… a modo suo. Non ci dovrebbero essere spiegazioni, prediche, retorica su altre persone che vivono queste ed altre emozioni a modo proprio.

Ho trovato interessante l’articolo “Cos’è la felicità? Perché alcuni sono felici?[1]”, dello psicologo Angelo Scuzzarella e altre definizioni che citerò di seguito.  “Dire che la felicità non esiste è una stupidaggine. – dice l’esperto che poi prosegue – È altrettanto inutile dire che si sono persone felici in quanto tali, o perché hanno tutto,  esattamente come è riduttivo dire che ci sono persone depresse per il semplice fatto che gli “è venuta la depressione”. Essere felici significa vivere prevalentemente emozioni positive. Essere depressi significa vivere prevalentemente emozioni negative. Le emozioni però non vengono come un raffreddore, sono determinate da quello che facciamo e da quello che pensiamo di noi stessi, del mondo e degli altri”.

Dipende da noi, ma anche da quello che ci capita, da come vanno le cose in un determinato momento della vita, dalla nostra resilienza e resistenza, da quali e quanti traumi ci portiamo dentro, dalle nostre reazioni. Ma soprattutto non possiamo insegnare le emozioni, almeno non del tutto perché infondo la vita va vissuta più che insegnata o imparata.

Molti sentimenti si caratterizzano nell’essere condivisi altrimenti subentra la frustrazione, noia, apatia, depressione. Dalle emozioni positive spesso si riparte, si trova la voglia di progettare, sperare, fare, emozionarsi di nuovo per piccole e grandi cose… in una parola  vivere…

È auspicabile avere qualcuno per poter condividere tutto ciò. Anche se a volte le modalità di condivisione della gioia o della più frivola e banale euforia del momento vengono manifestate e accolte non correttamente. È anche difficile cambiare atteggiamento se per decenni le modalità di interazione con una persona sono in un certo modo e poi cambiano per via dei modi di pensare, dei problemi, delle necessità. Ne deriva rabbia, smarrimento… sentimenti contrari a quella felicità che, secondo la Treccani è: l’Opportunità, qualità di ciò che è riuscito in modo eccellente.

“Le sue caratteristiche – spiega meglio Wikipedia-  sono variabili secondo l’entità che la prova (per esempio: serenità, appagamento, eccitazione, ottimismo). Quando la felicità è presente, associa la percezione di essere eterna al timore che essa finisca”. Quante volte abbiamo paura che l’esperienza nuova, elettrizzante, felice, euforica… finisca subito e per questa paura ci chiediamo se è meglio viverla o meno? Sono situazioni che capitano spesso e questo logorio dei pensieri non ci permette pienamente di vivere la felice, l’emozione, ma anche l’euforia, la gioia e la gratitudine del momento o del periodo.

In tutto questo mi sembra giusto soffermarmi sulla serenità che è ancora più importante, ma più difficile da raggiungere. La serenità è uno stato di calma interiore e di equilibrio emotivo, spesso associato a una sensazione di pace, stabilità e benessere. Si tratta di uno stato mentale in cui siamo in grado di affrontare le sfide della vita con compostezza e tranquillità. Si caratterizza per l’assenza di ansia, stress e agitazione e per la presenza di una mente chiara e concentrata. Conosco tante persone che non sembrano serene, anche se all’apparenza non gli mancherebbe niente… eppure!

Altri concetti interessanti e molto collegati a quelli sopra citati sono:

  • Resilienza: la capacità di un individuo di affrontare e superare eventi stressanti o traumatici, riorganizzando positivamente la propria vita e mantenendo o sviluppando il proprio equilibrio psichico ed emotivo. In altre parole, è la capacità di “rimbalzare” dopo un’esperienza negativa, non solo sopravvivendo ma anche crescendo e imparando da essa.
  • Accettazione: non si tratta di essere passivi di fronte alle situazioni difficili. Piuttosto, è accettare ciò che non può essere cambiato e impegnarsi per migliorare ciò che, invece, può esserlo.
  • Consapevolezza di sé: la serenità è spesso legata a un alto livello di consapevolezza. Quando siamo sereni conosciamo i nostri pensieri, emozioni e reazioni e sappiamo gestirli in modo efficace.

Sentimenti ed emozioni non sono la stessa cosa ma la felicità può essere considerata sia un sentimento che un’emozione, a seconda del contesto e della prospettiva da cui viene osservata.

Da un lato, è un sentimento profondo di benessere e soddisfazione che permea la vita di una persona nel complesso. Dall’altro, è un’emozione fugace di gioia e contentezza che sorge in risposta a eventi o situazioni positive.

Entrambi gli aspetti contribuiscono al significato della felicità umana, riflettendo sia la sua natura stabile e duratura, sia la sua dinamicità e varietà nelle esperienze quotidiane.

Ricollegandomi alla mia situazione, descritta all’inizio di questo articolo, penso che la felicità sia frutto delle scelte che facciamo ogni giorno: quelle che ci consentono di raggiungere gli obiettivi e realizzare i nostri progetti di vita, quelli che sono in grado di farci sentire veramente appagati, fieri di noi stessi e che ci fanno stare bene.

Per trovare la felicità può essere necessario uscire dagli schemi che ci vengono imposti dall’esterno: i sogni di ciascuno sono diversi da quelli degli altri e possono essere completamente differenti dalle norme sociali, come formare una famiglia, avere un lavoro stabile e ben retribuito o la casa di proprietà.

Il filosofo Martin Heidegger chiamava queste norme sociali “pubblicità“, perché determinano il modo in cui una persona deve apparire agli altri per potersi uniformare alla comunità. Contrapposta alla pubblicità c’è la necessità di trovare sé stessi e realizzare pienamente la propria identità, perché ciascuno di noi è anche i suoi progetti di vita. Perciò, saremo completamente felici solo quando avremo ottenuto ciò che noi vogliamo davvero indipendentemente dalla società, compiendo a pieno la nostra identità e trovando chi siamo.

È più giusto, ma molto più complesso e impegnativo fare un cammino condiviso verso la propria felicità piuttosto che imporsi sulle modalità corrette e  non corrette di come vivere emozioni più o meno potenti.

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[1] https://www.scuzzarella.com/psicologia-positiva/

 

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Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Sabato 28 giugno 2025, sono stata al concerto di Erika Minneo, in arte  Amara, nell’ambito del Roseto Gentile Festival, presso la  Villa Comunale di  Roseto degli Abbruzzi.

La mia stima per la cantante è nata dopo subito dopo aver conosciuto la sua voce dolce e graffiante e i suoi testi intensi dopo l’ultimo Festival di Sanremo. Ha partecipato a concorsi musicali come SanremoLab e Area Sanremo prima del suo debutto tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo nel 2015. La svolta nella sua carriera è arrivata proprio con la partecipazione al Festival di Sanremo, dove ha presentato la canzone Credo. 

Chi è Amara e la sua interpretazione a Sanremo

Nata a Prato il 15 giugno 1984, Amara è compagna d’arte e di vita di Simone Cristicchi. Durante la serata delle cover dell’ultimo Festival di Sanremo Amara e Simone hanno interpretato La cura, uno dei brani più iconici di Franco Battiato. La scelta di Cristicchi è stata accolta con entusiasmo:

“Sono stato felice che Carlo Conti abbia accettato la nostra proposta”, ha dichiarato il cantautore, spiegando perché ha voluto Amara accanto a sé. La definisce un’artista “straordinaria”, ma soprattutto la persona che ha “reso la mia vita meravigliosa”.

L’incontro, le emozioni e la serata

 Ritornando al nostro incontro a Roseto, è stato davvero emozionante per me poterle parlare, come due amiche, a fine serata. Ero al settimo cielo e non ero l’unica  ad essere entusiasta. Anche lei era contenta di ricevere i miei libri con dedica,  una lettera e  due  zainetti con immagine e scritta di me come divulgatrice: “vi  aspetto su www.piccologenio.it”, uno per Amara e uno per Simone.

È una cantautrice di grande sensibilità, voce unica e penna raffinata, che  emozione incontrarla, parlarle di chi sono e cosa ho fatto, regalarle i miei scritti e scoprire che è veramente una persona autentica. Ero piena di aspettative, ma anche spaventata dalla delusione che poteva derivare dal mancato incontro, o da una sua reazione scostante verso una fan come tante.

Ma andiamo a raccontare con ordine i momenti più importanti della  serata. Un’ora prima del concerto ero alla villa nell’intento di parlare con lo staff per vedere se riuscivo ad avvicinarla e ad accaparrarmi un posto nelle prime file. Sapevo di chiedere tanto ad un personaggio pubblico. Con mia sorpresa ed emozione è stato possibile, a dirla tutta mi hanno addirittura messo in prima fila.

Poco prima ho potuto parlare  facilmente con delle persone gentilissime dello staff e ho dato loro i dépliant  che sintetizzano chi sono ed   il mio lavoro di divulgatrice. Ho ricevuto da subito doni inaspettati: come due posti, per me ed un’ amica che mi aiuta e  che con entusiasmo ha condiviso con me  questo week end distante da Roma. Un’addetta   è andata a parlare con la cantante; da   quel momento è stato un crescendo d’emozioni. L’ingresso alle prove, il sorprendente posto in prima fila con gli addetti stampa.

Assistere al concerto è stato un privilegio, Amara è un’interprete divina. Stupenda l’interpretazione dei testi condivisi  tra lei e Fiorella Mannoia. Apprezzo l’attenzione per gli ultimi, i pensieri rivolti alla guerra, al tema del cambiamento climatico e le riflessioni sull’impatto spesso eccessivo che il  digitale ha sulle nostre vite.

Persona  e personaggio: le due cose possono coesistere

Ci tenevo tantissimo ad incontrarla. In video e interviste è sempre apparsa come una persona autentica e sensibile.

 Per questi motivi le ho chiesto,  nella lettera che le ho consegnato, della quale riporterò buona parte del testo più avanti, se con Cristicchi hanno pensato di scrivere una canzone sulle persone con disabilità oltre la bellissima “L’Autistico, chissà, ma apprezzo molto  li loro lavoro di dare voce a tutti, matti, reduci di guerra, malati, custodi, anziani.

Nello scambio con Erika abbiamo parlato tanto, ero preparatissima! Lei sembrava a suo agio e contenta di ascoltare una persona che conosce a menadito le sue interviste, testi e concerti, le ho chiesto anche alcune cose della vita privata. È molto potente come persona ed anche come personaggio pubblico. Mi piace e mi emoziona la delicatezza, l’interessamento e l’umiltà che è quasi palpabile, non è  scontata nelle persone comuni ed è cosa più difficile da conservare per i personaggi pubblici. Ma molti, per fortuna riescono a rimanere fedeli ad una vita comune ed autentica.

Anch’io saprò  di te ora che leggerò Nata Viva”,

è stata  una delle cose che mi ha detto. Abbiamo parlato di tutti gli argomenti della lettera  e anche di problemi personali e di salute che ho avuto ultimamente e sto ancora gestendo.

 Sono veramente felice di  averla incontrata. Adesso sarei felice di andare a vedere Cristicchi e Amara in altre date in una loro tournee autunnale e magari parlarci ancora come si fa tra amici.

Auguro a lei e a Simone tutto il bene ed il successo che meritano!

Di seguito  alcuni stralci della lettera:

Carissimi Erika e Simone,

Mi chiamo Marzia Castiglione, in arte Zoe Rondini[1]Sono autrice, divulgatrice, pedagogista e blogger. Nel mio piccolo cerco di essere cantastorie come voi… e come voi giro volentieri teatri, convegni, scuole e atenei; perché in tutto ciò cerco di portare avanti dei messaggi ed è sempre più importante quello che ricevo, dagli altri, in particolare dagli alunni di medie, liceo ed università.

Vi seguo da tanto e adoro la vostra musica e le profonde parole. Credo di aver visto tante volte molti  video delle vostre interviste, concerti ed interventi, ma per fortuna continuo a sorprendermi. Cara Erika sei sempre bravissima, se posso esprimere una preferenza il concerto  “il respiro dell’alba”, presso il monastero San Magno (luglio 2023), che vorrei visitare magari proprio nei prossimi mesi estivi, è quello che più mi ha colpita. Complimenti vivissimi per il tuo  “La Certezza di Essere viva”.      

Vi parlo un po’ di me: ho una disabilità motoria dovuta ad un’asfissia neonatale di cinque minuti. Sono stata fortunata… la “vita è meravigliosa. Che sia benedetta”.

Dopo “aver riflettuto per i primi cinque minuti di vita, ho deciso di respirare”, e quindi di vivere…  Oggi conduco una vita “normale”: non vivo in famiglia, sono laureata, scrivo, guido, in poche parole…  Vivo e cerco di esistere. E’ con la consapevolezza dei miei limiti e capacità  che ho fatto le scelte più importanti verso una esistenza piena e autonoma. Come quella di iniziare a  scrivere a tredici anni ciò che oggi è il romanzo di formazione “Nata Viva”. Ho iniziato per lo stesso motivo per il quale Simone ti sei rifugiato nel disegno. Anch’io mi sentivo emarginata, sola e non solo perché non c’era più il secondo marito di mia madre che per me è stato come un padre.

 Anche per la profonda condivisione e stima, ogni vostra parola mi emoziona tantissimo, mi nutre e mi porta a riflettere. Mi piacerebbe conoscervi e scambiare due parole con voi su musica, scrittura, teatro e Vita.

 Mi reputo serenamente… e affettuosamente   MATTA,  adoro LA TOSCANA, I MATTI e CASTELLI ROMANI. Mi piacerebbe parlare con voi di tanti argomenti. Tu Simone parli degli ultimi in guerra, nelle strutture psichiatriche, negli ospizi… prima o poi parlerai di tutte le persone con fragilità? Per fare un esempio mi vengono in mente i disabili😊😉! Sia quelli autonomi che  chi vive in strutture. Tante situazioni sono eccellenti, non tutte purtroppo. 

Comunque anch’io, come voi,  penso che esistano tanti concetti di normalità e di felicità… tanti quanto le persone! Per me la felicità non dovrebbe essere sbagliata, anche se per chi non la sa gestire, si trasforma in euforia alla quale segue, inesorabilmente, la depressione.

Mi piacerebbe scoprire come mai anche a voi appassionano i Mantra e poter approfondire la vostra attività nelle scuole, oltre ai monologhi. Sarei anche curiosa di sapere se   avete ripreso tale attività dopo il covid, se avete ancora tempo tra scrittura, concerti, libri e Sanremo😉.

Dal 2012 al 2020 ho avuto la fortuna di portare nelle scuole il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, che si propone di incentivare la narrazione del sé, sensibilizzare sulle differenze (anch’io penso che la normalità sia noiosa) e si  propone di prevenire il bullismo. L’ho riproposto dopo il Covid, ma ultimamente è tutto più difficile… 

(…) Lo so che “la vita è meravigliosa, che sia benedetta…”   ma ci sono alti e bassi. Mi piaceva quello che ho fatto come  autrice, peccato che sta sfumando e sono rimasta sola, senza il mio consulente letterario che, per tanti anni, con competenza e affetto, ha creduto in me e mi ha aiutato a realizzare tanti progetti.

L’attitudine alla recitazione mi ha portato, grazie alla collaborazione con Matteo Frasca e la regista e attrice Tiziana Scrocca, ad estrapolare dal mio romanzo la sceneggiatura dello spettacolo teatrale “La cantastorie Zoe“. Inoltre, dal 2019 al 2023 ho fatto parte del laboratorio teatrale indipendente – “Compagnia Nuovo Teatro”, direzione artistica dell’attrice-regista Patrizia Schiavo.

Continuo a parlarvi della mia “missione”, sperando di conoscervi di persona, prima o poi.

Ma andiamo con ordine: il mio ultimo “figlio” è il saggio “RaccontAbili: domande e risposte sulle disabilità” (Erickson Live 2020). La mia prima opera  letteraria è il romanzo autobiografico “Nata Viva”, (Seconda edizione nel 2015, grazie alla Società Editrice Dante Alighieri).
Dal romanzo è tratto l’omonimo cortometraggio, disponibile su YouTube. Il video è il seguito del libro ed è stato il  primo a classificarsi nella categoria “Corti Della Realtà”; nell’ambito del Premio L’Anello Debole – Festival di Capodarco edizione 2016.

La mia passione per la scrittura mi ha anche portata, dal 2006, ad aprire  il portale www.piccologenio.it dove pubblico contributi  su tematiche quali disabilità, amore, sessualità, narrazione di sé e pedagogia.

Sono laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione, con specialistica in Lettere, Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma.

Mi impegno anche come divulgatrice delle tematiche di educazione sessuale e disabilità. Amo cucinare, faccio anche un ottimo gelato in casa!

Nella speranza di conoscervi, auspico di farvi cosa gradita regalandovi un po’ di me attraverso i miei scritti.

Vi auguro tanto amore e serenità.

 Marzia in arte Zoe Rondini

 

    

Leggi anche:

Lettera a Fiorella Mannoia

“Nata viva” di Zoe Rondini: romanzo e cortometraggio

RaccontAbili: presentazione del saggio di Zoe Rondini e rassegna stampa

 

[1] www.piccologenio.it

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Zoe Rondini: formazione e lavoro

 

Sono Zoe Rondini,  autrice, divulgatrice, pedagogista e blogger.
Il mio ultimo traguardo letterario è il saggio “RaccontAbili: domande e risposte sulle disabilità” (Erickson Live 2020). La mia prima opera  letteraria è il romanzo autobiografico “Nata Viva”, (Seconda edizione nel 2015, grazie alla Società Editrice Dante Alighieri).
Dal romanzo è tratto l’omonimo cortometraggio, disponibile su YouTube. Il video è il seguito del libro ed è stato il  primo a classificarsi nella categoria “Corti Della Realtà”; nell’ambito del Premio L’Anello Debole – Festival di Capodarco edizione 2016.

Dal 2006 gestisco il portale www.piccologenio.it dove pubblico contributi  su tematiche quali disabilità, amore, sessualità, narrazione di sé e pedagogia.

Sono laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione, con specialistica in Lettere, Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma.

Periodicamente ho l’opportunità di tenere lezioni universitarie ed intervenire come relatrice a convegni che trattano la disabilità e tematiche ad essa correlate.  In tali occasioni,  affronto maggiormente argomenti quali i rapporti tra la persona con disabilità e la famiglia, la scuola, l’amore, l’affettività, la sessualità e la narrazione del sé come strumento di empowerment e di terapia, la vita indipendente, gli ausili informatici, disabilità e mass media. Con tali tematiche,  dal 2017,  tengo delle lezioni al Master in Neuropsicologia dell’età evolutiva, promosso dall’Università LUMSA.

Ho una disabilità dovuta ad un’asfissia neonatale di cinque minuti, con conseguente danno celebrare. Ciò ha comportato  solo una lesione ai neuroni che controllano la parte motoria. Grazie a tanta riabilitazione ho recuperato molto bene e conduco una vita normale. Ho fatto molte conquiste sul piano dell’indipendenza e delle autonomie.

  • Zoe Rondini  è uno pseudonimo che, per motivi di privacy, ho usato per  le mie opere edite, nel mini-film  e sui  social network.

 

  • Nata viva:

“Tutti i dottori si affrettano a rianimarmi, ma rimango cinque minuti completamente senza respirare. Si tratta solo di cinque minuti, ma sono i primi della mia vita”. Poi Zoe comincia a respirare. E a vivere. Quei cinque minuti dopo rispetto agli altri neonati, la costringeranno a confrontarsi fin dai primi mesi, con una vita che è cominciata più tardi ma che pian piano non tarderà a essere così tanto desiderata da consentire a Zoe di superare qualsiasi ostacolo. All’età di tredici anni, a causa di un lutto doloroso, Zoe intraprende l’avventura più importante: dare vita ad un racconto autobiografico, che l’accompagnerà per ben 16 anni. Lungi dall’essere un trattato o un saggio sulla disabilità, “Nata viva” vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza, che tra luci e tenebre ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo. Nel suo stile rapsodico, Zoe si fa cantore e testimone con la sua voce, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità. Insieme a lei, anche noi riviviamo il nostro essere stati bambini o adolescenti incompresi. Nel suo romanzo di formazione Zoe costringe il lettore a non dimenticare mai lo scarto enorme che c’è tra vivere ed esistere, inchiodandoci all’idea che per nascere veramente, ad ogni occasione, bisogna sentirsi vivi, gridarlo e raccontarlo al mondo intero.

 

  • Raccontabili, domande e risposte sulle disabilità:

Di disabilità, o diverse abilità, si parla ormai molto. Ma qual è la prospettiva delle tante persone che in diversi modi vivono la propria disabilità o quella altrui? Quali possono essere le narrazioni sul mondo di chi ogni giorno vive la disabilità in prima persona e di chi è a stretto contatto con essa per ruolo, professione o vocazione? Zoe Rondini, alla sua seconda prova letteraria, scommette su questo spazio bianco e, attraverso la forma dell’intervista, restituisce centralità a questi punti di vista. Chi risponde cerca di estendere il concetto di disabilità guardandolo sotto molteplici lenti: dalla famiglia alla scuola, dalla routine all’arte, dal tempo libero al lavoro, dalla politica ai diritti, dall’amicizia all’amore e alla sessualità, cercando di sfatare luoghi comuni e tabù. Arricchito dai contributi dei professori Serena Veggetti, Nicola Siciliani de Cumis e Adriano Bompiani, questo testo, al confine tra saggio, inchiesta e intervista polifonica, si rivolge alla stessa comunità protagonista delle interviste: persone con disabilità, famiglie, insegnanti e educatori, giornalisti, scrittori, pedagogisti, psicologi, medici, studenti, amanti del teatro e del cinema, attori, registi e autori, nell’intento di allargare la comunità «abile nel raccontare» e con l’auspicio che ogni lettore e lettrice diventi a sua volta uno o una dei possibili, futuri… RaccontAbili.

  • Amore, disabilità e tabù: parliamone!

Nel 2012, ho ideato  il gruppo  Facebook ““Amore, disabilità e tabù: parliamone!“. Ciò è nato dal desiderio di dare il mio contributo nel processo di apertura tra disabilità  e sessualità. Il gruppo, si propone come  un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’affettività,  l’amore e la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoria, sensoriale e cognitiva. È aperto anche ai famigliari, e a chi, per vari motivi, vuole conoscere questi aspetti della vita che riguardano, o dovrebbero riguardare, ogni persona.

  • Non  esitate a contattarmi per un supporto, per contributi nelle scuole, università e a convegni o per ricevere i libri con dedica!
  • Contatti:

E-mail: zoe.rondini@gmail.com
Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

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  • Leggi anche:

Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Presentazione del saggio “RaccontAbili”

Zoe Rondini, presentazione e curriculum vitae

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La sessualità tantrica come aiuto al benessere di ogni persona

Non di rado, tramite il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“ e non solo, molte persone con vari tipi di disabilità o i loro  familiari mi domandano come gestire al meglio le pulsioni sessuali di una persona che non vuole nuovamente sentirsi rifiutata e vuole scoprire la sessualità e l’amorevolezza. In diversi casi consiglio il rituale tantrico. Dopo anni di osservazioni  e di richieste, ho potuto constatare che quasi nessuno è a conoscenza del Tantra e del Tantrismo.

L’amore e la sessualità rappresentano un’esperienza infinitamente misteriosa e soggettiva. Lungi dall’esprimere giudizi moralistici, vorrei parlare della filosofia tantrica e del rituale tantrico, mettendo in luce la visione di alcuni autori e spiegando come, tali pratiche, in alcuni casi,  possano aiutare molte persone. Tenterò di mostrare altresì, quanto il Tantra sia legato ai concetti di totalità, amore e rispetto di se stessi e dell’altro.

Definizione e brevi cenni storici:

Innanzitutto definiamo cos’è il Tantra: la parola Tantra o Rituale Tantrico, rievocano le sensazioni di  sentirsi a proprio agio, ricollegare cuore e sesso, rilassarsi nell’atto amoroso e goderselo fino in fondo.

Con la millenaria filosofia e religione del tantrismo, possiamo esplorare uno stato di meditazione, di ascolto totale che ci aiutano ad accettarci per quello che siamo, con i sentimenti, i desideri e bisogni più intimi e profondi. Come in altre discipline  olistiche, il Tantra è la celebrazione della vita, che si basa sul «qui e ora», dove  corpo,  mente e  spirito vengono rigenerati.Le origini  risalgono alle culture pre-vediche, agli albori stessi della storia indiana. Il tantrismo è un indirizzo di pensiero che ha influenzato i grandi sistemi religiosi dell’India (induismo, buddhismo, jainismo). È presente come componente del buddhismo soprattutto in Tibet, in Cina e in Giappone. Il tantrismo considera le passioni di per sé né buone né cattive; esse non vengono quindi represse, poiché significherebbe respingerle a un livello più profondo.[1] Il Tantra è arrivato in Occidente nel ventesimo secolo, trovando un terreno culturale fertile grazie alla rivoluzione sessuale e all’emancipazione della donna. Oggi riscontra, in molti casi, sempre più curiosità ed interesse perché unisce in un’unica pratica i desideri umani più profondi: quello di amare e quello di essere veramente se stessi.

I  benefici:

Il Rituale Tantrico  può aiutare a superare i blocchi emotivi e ritrovare una profonda intimità. Il Tantra è legato al concetto di amore, di rispetto e fiducia in se stessi e nell’altro. Non è una pratica che riguarda esclusivamente la sessualità, come spesso erroneamente si tende a credere. Il rituale tantrico ha dei forti risvolti erotici, ma in realtà questa componente è solamente una parte del Tutto. Infatti, il Tantra considera l’individuo (normodotato o con disabilità) nella sua totalitàIl tantrismo non rinnega il corpo: è la religione che unisce la fisicità alla spiritualità. Per parlare in modo serio, semplice ed approfondito del Rituale Tantrico mi sembra utile procedere con ordine. Innanzitutto, come altri tipi di massaggi, anch’esso è una manipolazione, un trattamento. La cura e l’attenzione prestati all’armonia e alla fluidità durante il massaggio, il contatto non interrotto durante la seduta, il silenzio, il ritmo, la musica, la circolazione energetica, conducono in chi lo riceve ad una maggior consapevolezza del proprio schema corporeo ed energetico, insieme a una crescita di sensibilità e di capacità percettiva sia del mondo esterno che di se stessi e del partner nel qui e ora.

Non tutti conoscono le differenze tra il sesso tradizionale e quello tantrico (che non coincide a sua volta con l’esperienza del massaggio): il sesso tradizionale, in genere, dura meno di quello tantrico. Quest’ultimo va a risvegliare i chakra, punti dove risiedono le nostre energie talvolta bloccate; facendo ciò, l’energia vitale è rimessa in circolo e dona una sensazione di benessere che dura anche dopo la pratica.

Le vostre  domande frequenti:

Le domande più frequenti relative al Tantra che mi vengono poste sono: “di cosa si tratta?” e “con questa pratica posso raggiunge l’orgasmo?” Per rispondere è bene premettere che ci sono operatori seri, capaci di mettere la persona a proprio agio, questi capiscono facilmente le esigenze della Persona e, a meno che non ci siano ancora blocchi e timori da superare, dopo aver risvegliato l’energia creatrice della Kundalini, possono far sperimentare alla persona l’orgasmo cosmico dove tutto il corpo è coinvolto in una lunga sensazione di piacere.  Nel rituale tantrico fatto da persone con esperienza sono importanti aspetti quali: l’ascolto, l’amorevolezza, la fiducia, l’empatia e lo scambio energetico tra chi lo “dona” e chi lo riceve.  Alcuni autori rafforzano questi concetti:

“La fiducia reciproca e l’aspetto spirituale dell’erotismo sono i punti fondamentali.  Il Tantra ci suggerisce di vedere l’unione sessuale come celebrazione dell’unità con il divino. (…) Con esso possiamo arrivare a vivere intensamente l’orgasmo aprendo la via al superamento dell’ego come individualità separata e quindi alla percezione gioiosa del divino come beatitudine.[2]Vediamo ora i benefici che in Rituale  Tantrico può portare alle persone con disabilità:

  • Il Tantra può essere utile ad alcune persone, anche con disabilità, per diventare più consapevolidel loro corpo e della loro libido e può insegnare a praticare l’autoerotismo.
  • Il rituale tantrico non nasce per chi è disabile,per questo non si pone come un’ulteriore terapia. L’aspetto terapeutico è fin troppo presente nella vita di molti di noi. Grazie a questa pratica si può vivere la sessualità in modo più totale e rispettoso verso noi stessi e verso l’altro.
  • Con il massaggio le tensioni muscolari ed eventuali blocchi emotivi si allentano e lasciano il posto aduna sensazione di benessere e tranquillità, che dura anche dopo  il trattamento.
  • Il Tantra può aiutare anche le persone con disabilità cognitiva a scoprire la corporeità e il tocco. Molte persone hanno bisogno di esplorare questi aspetti per essere appagati e meno aggressivi. Mi torna in mente un passaggio dedicato al bisogno d’amorevolezza per le persone con autismo che si può estendere anche a persone con problemi cognitivi: “La disabilità è spesso affiancata  alla diversità,  all’emarginazione, alla malattia; l’individuo con autismo vede spesso negata la complessità dei suoi sentimenti, dei suoi bisogni. Spesso le sue normali pulsioni non trovano la naturale evoluzione. Tante persone, ad esempio, potrebbero pensare che chi è nello spettro autistico non abbia interesse nelle frequentazioni o nelle relazioni, tendendo a stereotiparle come asessuali. Ovviamente ci sono persone che non sono interessate a questo aspetto della vita, ma tantissimi soggetti sentono la necessità di avere una relazione. Tuttavia, a causa delle sfumature sociali che sono coinvolte nel processo e della loro vulnerabilità, è difficile intraprenderle.[3]

  • Molte persone, anche con disabilità, cercano in questo massaggio un atto d’amore: questo massaggio è emozionale e di coppia. Il massaggio Tantrico può portare la persona  a scoprire o essere più consapevole della propria intimitàe affrontare consapevolmente una relazione. Ciò detto, in alcuni casi, può spaventare i famigliari e i caregiver che non sono pronti ad accettare il fatto che il figlio o l’assistito non è un eterno bambino.
  • Personalmentetemo per le molte persone che esprimono attraverso i socialnetwork il forte desiderio di scoprire la sessualità e avere una relazione, ma non sanno minimamente come proteggere se stessi e l’eventuale partner dai rischi che ne potrebbero derivare. Va anche tenuto presente che, non sono poche, le persone con disabilità che non hanno sviluppato un’adeguata consapevolezza nel gestire il bisogno di autoerotismo.

Chiarimenti sugli operatori ed operatrici

Generalmente un operatore olistico e tantrico qualificato sviluppa una spiccata sensibilità ed è portato a donare benessere all’altra persona. Egli deve essere empatico, attento ai bisogni dell’altro, pur mantenendosi distaccato per evitare un eccessivo coinvolgimento. Chi esegue il massaggio deve donare la propria energia e competenza senza aspettarsi nulla in cambio se non lo scambio energetico. Nell’ambito della disabilità sarebbe opportuno e necessario prevedere lo sviluppo di una figura professionale formata al fine di poter coniugare il sapere olistico con le competenze dirette ad interfacciarsi con la disabilità, fisica o cognitiva.

Purtroppo c’è chi si improvvisa esperto per guadagnare approfittando dell’esigenza e del desiderio sessuale di una persona impreparata.  Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il donare la propria energia e competenza per far stare bene l’altra persona. Ci vogliono preparazione (teorica e  pratica) e dedizione per agire sulle energie e far rilassare chi riceve il rituale tantrico. È un fatto che la richiesta di massaggi sia aumentata negli ultimi anni, così come i centri (non sempre seri) che li praticano, gli annunci pubblicitari degli operatori, i siti che ne parlano. È importante essere accorti, fare molte domande sulla formazione dell’operatore e dubitare delle persone poco esperte e con pochi anni di formazione. Non tutti poi hanno la sensibilità e un tocco tale per poter praticare questo o altri tipi di manipolazioni.

Conoscere il proprio corpo, il corpo dell’altro, avere una buona sessualità, riuscire ad esprime l’autoerotismo, rispettare la privacy di un figlio con disabilità dovrebbero essere concetti assodati presso famiglie, istituti e persone con disabilità.

C’è anche da tener presente che la paura di molti genitori porta a negare alla persona disabile aspetti legati all’amore e alla sessualità. Ciò a causa spesso di tabù,  censure socio-culturali e al timore di educare, ma tutto ciò espone il disabile a non essere valorizzato e essere trattato come un eterno bambino e a cadere nei rischi del web.

l’OMS (2001) ha equiparato il diritto alla salute sessuale ai diritti umani in generale. Con ciò la sessualità è entrata a far parte a pieno titolo delle componenti che creano il benessere di una persona, analizzata anche in funzione psicoeducativa e sociale. Tale principio dovrebbe valere per ogni individuo. Purtroppo ancora oggi si tende a negare piuttosto che aiutare la persona ad esprimere una sana sessualità.

Questo articolo rientra nella sezione “Il punto di vista di Zoe” del mio saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” nel quale tratto ampiamente il tema dell’amore e della sessualità delle persone con disabilità. Scrivetemi se desiderate una copia con dedica!  Contatti 

Per concludere, mi sento di consigliare questo video:  “il non attaccamento e l’ etica sessuale nel buddismo”. Nel buddismo si  celebra una sessualità sana: dove ci si astiene da pratiche erotiche “dannose” verso noi stessi e l’altra persona.

[1] Dal “Manuale di sesso Tantra e Kamasutra” di Nuela Cossatti

[2] https://www.designhub.it/cometa/the-special-need.html

[3] https://www.erbasacra.com/it/aree-tematiche/tantra/perche-il-tantra.html.

Leggi anche:

L’esperienza del tantra vissuta da una donna normodotata ed un uomo disabile. Due testimonianze a confronto per capire e sapere.

Scopriamo il piacere femminile e lo squirting con Maura Gigliotti.

Parliamo di libri, amore, famiglia, Educazione e progetti

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“Nata viva” di Zoe Rondini: romanzo e cortometraggio

Nata viva Zoe Rondini

 

 

 Titolo dell’opera: Nata viva

 Autrice: Zoe Rondini (nome d’arte)

Editore: Società Editrice Dante Alighieri

Edizione: novembre 2015

Genere: romanzo di formazione; romanzo autobiografico

Pagine:   252

Prezzo di copertina: 12

ll volume è impreziosito dalla prefazione della Prof.ssa  Serena Veggetti, docente di psicologia presso l’Università la Sapienza di Roma, ed un racconto ispirato a mio nonno: il Prof. Adriano Bompiani.

Potete trovare ed acquistare il volume sui siti:

L’e-book è disponibile qui

Per tutte le informazioni potete usare i seguenti contatti: E-mail: zoe.rondini@gmail.com Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

Sinossi del romanzo “Nata viva”

“… Tutti i dottori si affrettano a rianimarmi, ma rimango cinque minuti completamente senza respirare. Si tratta solo di cinque minuti, ma sono i primi della mia vita“.

Poi Zoe comincia a respirare. E a vivere. Quei cinque minuti dopo rispetto agli altri neonati – a causa di un respiro intrappolato per un tempo infinito in un corpo troppo piccolo – la costringeranno a confrontarsi, fin dai primi mesi, con una vita che è cominciata sì cinque minuti più tardi, ma che pian piano non tarderà a essere così tanto desiderata da consentire a Zoe di superare qualsiasi ostacolo, senza rinunciare a nulla, a costo spesso di immane fatica e incomprensione da parte degli altri.

Una Battaglia per l’Indipendenza

“… Cammino un po’ male, parlo un po’ male, controllo un po’ male i movimenti delle mani, delle dita, dei bulbi oculari… non ho un movimento, un arto o un muscolo che non fa capo al mio sistema nervoso centrale che è stato lesionato a causa di quei cinque minuti“.

Zoe imparerà con suoi tempi a camminare, a parlare, a leggere e all’età di nove anni scoprirà la inesauribile passione per la scrittura, cominciando a scrivere i suoi primi racconti.

Ma è all’età di tredici, che per superare il momento più difficile della sua vita – a causa di lutto doloroso –  intraprende l’avventura più importante, e un po’ per bisogno, un po’ per caso, un po’ per scelta, decide di dare vita ad un racconto autobiografico che l’accompagnerà per ben dodici anni.

Una Voce di Resilienza

Lungi dall’essere un trattato o un saggio autobiografico sulla disabilità, “Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone disabili.

Nel suo stile rapsodico, squisitamente discontinuo, frammentario e spesso profondamente ironico, Zoe si fa cantore e testimone, con la sua voce, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la propria visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.

Ne nasce un racconto a suo modo epico in cui riconoscersi, popolato da  personaggi indimenticabili, amici e nemici che  Zoe sa tratteggiare con sapiente tocco tra familiari, compagni di scuola, dottori, fisioterapisti, maestri, insegnanti, docenti universitari, presidibabysitters, viandanti, incontri fortuiti.

E insieme a lei, anche noi riviviamo il nostro essere stati bambini o adolescenti incompresi, in famiglia come a scuola, dentro o fuori dal gruppo, allontanati e maltrattati spesso inconsapevolmente, a volte con una certa presunzione da chi non la pensava o non poteva essere come noi.

Nel suo romanzo di formazione Zoe costringe il lettore a non dimenticare mai lo scarto enorme che c’è tra vivere ed esistere, inchiodandoci all’idea che per nascere veramente, ad ogni occasione, bisogna sentirsi vivi, gridarlo e raccontarlo al mondo intero.

L’autrice

Zoe Rondini autrice di Nata VivaZoe Rondini è il nome d’arte dell’autrice. Laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma.
Il romanzo autobiografico “Nata Viva” è la sua opera prima.
E’ anche autrice del saggio “RaccontAbili domande e risposte sulle disabilità”, edizioni Erickson Live.
Il blog Piccologenio è uno degli strumenti che utilizza per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti delle persone con  disabilità.
Parallelamente, cura un corso annuale dedicato al tema della disabilità nell’ambito del Master di Neuropsicologia dell’età evolutiva promosso dall’Università LUMSA di Roma e dal 2011, è promotrice del progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” che si rivolge agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. Fornisce il suo contributo in diversi convegni e seminari di settore, nonché a testate giornalistiche attive nell’ambito del sociale.

Nata Viva: cortometraggio

 È  la storia di Zoe Rondini una ragazza che per i primi 5 minuti della sua vita non ha respirato.
Zoe ha scritto un libro che racconta la sua vita, allegra e faticosa. Lucia Pappalardo l’ha trasformato in un breve film grazie al supporto dell’Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani. Il cortometraggio è il seguito del romanzo di formazione in quanto racconta gli ostacoli e le conquiste della Zoe adulta.

Nel 2016, il mini-film ha ottenuto il primo premio nell’ambito del concorso “Capodarco L’Altro Festival – L’Anello Debole” categoria “Corti della realtà”.

È stato poi premiato fuori concorso al Festival Ciak sul Fermano.

Rassegna stampa per le due opere:

La video storia di Zoe Rondini: come se mi guardassi allo specchio

Quanta emozione alla Premiazione del XII Festival Internazionale del Cinema Patologico

“Nata viva”: un’autobiografia che è un viaggio introspettivo di crescita e di riflessione

“NATA VIVA” ROMANZO DI ZOE RONDINI E FILM DI LUCIA PAPPALARDO

Zoe Rondini il mio blog per aiutare i disabili

La mia vita è un romanzo

Sessualità, adolescenza e disabilità. Un convegno oltre ogni pregiudizio

Nata viva sul Venerdì di Repubblica 

Zoe Rondini è Nata Viva

Nata Viva“ tra i corti finalisti di Capodarco, L’anello debole 2016

Premio Anello debole, vince forza di Zoe

Nata Viva minifilm su DisabilityStyle il blog di Maximiliano Ulivieri

Nata viva sul magazine della scuola di scrittura Omero. di Arturo Belluardo  10 dicembre 2015

Zoe Rondini, una donna coraggiosa

Cinque minuti e poi…

Interviste:

Intervista per Piccolo Genio

Intervista per il portale Italia Olistica 

Intervista per il blog IlBenessereOlistico

Intervista a Radio Ginius, la radio della Scuola di Scrittura Ginius

Intervista  radiofonica a Radio3 “Tutta la città ne parla”, (parlo al diciottesimo minuto)

Zoe a Radio LiveSocial, Storie ed Interviste

 Nata viva e l’attuale condizione dei disabili nel nostro paese. Intervista all’autrice 

Zoe Rondini: intervista all’autrice di “Nata viva“ di Disabilibidoc.it

Zoe Rondini su Slash Radio

Zoe a Radio Freccia Azzurra

La Cantastorie Zoe Dal romanzo Nata viva è stato tratto lo spettacolo teatrale La Cantastorie Zoe che è stato trasmesso da Radio Onda Rossa.

Con Nata viva ha preso vita il progetto Disabilità e racconto di sè rivolto a alluni dalla quinta elementare ai master universitari, ecco il racconto di queste importanti esperienze:

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

Inoltre dal 2021, fornisco il mio contributo su “Disabilità e narrazione del sé” nell’ambito della lezione conclusiva del Master di neuropsicologia dell’età evolutiva, presso Università LUMSA di Roma. Il materiale usato per le lezioni è disponibile ai seguenti link:

La narrazione del sé come strumento di empowerment

Lezione al master in neuropsicologia dell’età evolutiva presso l’Università Lumsa

Lezione per il master della Lumsa

“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

Partecipazione a convegni e simposi:

Convegno Erickson “Sono adulto! Disabilità diritto alla scelta e progetto di vita”

Convegno “Adolescenza, tra affettività e sessualità, oltre ogni pregiudizio” promosso dalla Commissione pari opportunità della Regione Marche, presso la sala consiliare del Comune di Ancona.

In occasione della Giornata Mondiale del Libro, invitata in qualità di autrice alla presentazione del libro “Nata Viva” presso l’Aula Magna del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne del Polo Universitario Annunziata, organizzata dal Comitato Unico di Garanzia (CUG) e dall’Università degli Studi di Messina.

Relatrice nell’ambito del convegno “Disabilità e integrazione: diritto a una cittadinanza attiva” organizzato  dal DISFOR – Dipartimento Di Scienze Della Formazione di Genova e l’Istituto italiano di bioetica. Titolo dell’intervento: “Il mito del normale.Disabilità e affettività: il rapporto con l’altro tra paure, stereotipi e riconoscimenti”.

Premi letterari del romanzo Nata Viva:

Nella sua prima stesura, il romanzo ha ottenuto diversi riconoscimenti ai seguenti premi letterari:

  • Finalista al Premio Firenze 2011 – Centro culturale Firenze Europa “Mario Conti” – XXIX Premio Firenze sezione D -narrativa edita.
  • Segnalata al concorso letterario “Premio nazionale di letteratura Prof. “Francesco Florio” 23 edizione 2011 – Licata” con un diploma di elogio, ottenendo il punteggio di 93/100.
  • Menzione d’onore con diploma di merito al Premio nazionale di poesia, narrativa e fotografia “Albero Andronico” V edizione.
  • Semifinalista e Menzione d’onore con diploma di merito al XVIII Premio letterario internazionale “Trofeo penna d’autore” nella sezione A: libri narrativa e saggistica.

Presentazione e curriculum vite di Zoe Rondini

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RaccontAbili: presentazione del saggio di Zoe Rondini e rassegna stampa

Copertina del saggio RaccontAbili di Zoe RondiniTitolo dell’opera: RaccontAbili
Sottotitolo: Domande e risposte sulle disabilità
Autrice: Zoe Rondini (nome d’arte)
Editore: Erickson Live
Edizione: novembre 2020
Genere: Saggio
Pagine:   275
Prezzo di copertina: euro 24,00
Progetto editoriale a cura di Matteo Frasca

 

Chi desidera acquistare la copia cartacea del libro lo può fare scrivendo a live@erickson.it, andando sul sito Erickson Live ,o contattando direttamente l’autrice scrivendo a zoe.rondini@gmail.com

 

 

 

Sinossi dell’opera RaccontAbili

Delle diverse abilità o del mondo delle disabilità non è che non si parli, anzi.  Gli psicologi e gli esperti socio sanitari vengono chiamati a discutere e a riferirne in ogni dove; gli insegnanti e le famiglie testimoniano la fatica e le difficoltà in merito, incontrate ogni giorno per colpa di un modello sociale che stenta a sostenerli. Giornalisti e autori televisivi spesso raccontano casi esemplari che rapidamente possano tramutarsi in casi mediatici su cui puntare i riflettori, pronti però a dissolversi in poco tempo. Film, romanzi e racconti ci restituiscono la verità, la profondità e la ricchezza delle tante sfaccettature che la parola “disabilità” contiene e suggerisce.

Ma poi? Chi raccoglie il punto di vista delle tante persone che sotto diversi livelli vivono la propria disabilità o quella altrui? Oltre che a protestare, denunciare, lamentarsi, o a fare parte di storie edificanti, chi li invita a raccontarsi e a raccontare la loro vita… “normale”? Quali possono essere le tante narrazioni possibili sul mondo delle disabilità, narrate da chi ogni giorno le vive in prima persona e da chi ne è a stretto contatto nel proprio ruolo, professione o vocazione?

L’autrice Zoe Rondini scommette su quest’opportunità e su questo spazio bianco

Zoe non ha mai sentito il bisogno di parlare dei massimi sistemi, con il rischio di raccogliere e di accumulare il già sentito, il già detto, le frasi di convenienza o di circostanza, i moralismi che devono essere comunque espressi. Di tutto questo, suo malgrado, è stata ben infarcita fin da piccolissima, ma fin da bambina l’ha sempre rifiutato e combattuto. A Zoe interessa sapere come stanno le persone e cosa hanno da dire, se si danno l’opportunità di riflettere su quello che vivono e se vogliono raccontare qualcosa rispetto a famiglia, scuola, tempo libero, diritto, sanità, educazione, giornalismo, politica, integrazione, teatro, musica, sport, terapia, editoria, università, lavoro, amicizia, amore e sessualità.

Un’intervista per aiutare le persone a raccontarsi

Come la protagonista del film (e del romanzo) The Help, l’autrice utilizza la forma intervista per aiutare le persone a raccontarsi e ad uscire allo scoperto. A confrontarsi con le risorse e i limiti che le disabilità impongono in tutti i campi. Cercando anche di addentrarsi in territori poco frequentati, raccogliendo testimonianze e storie legate alla sfera dei bisogni affettivi, amorosi e sessuali. Come Eugenia Skeeter Phelan, Zoe Rondini – con mille ostacoli ammessi dalla stessa autrice – incontra un gruppo di circa trenta intervistati che attraverso il loro peculiare punto di vista cercano come possono di non consumare, ma al contrario di estendere e rivitalizzare sotto lenti molteplici il concetto di disabilità.

Quello che ne vien fuori vuole essere una narrazione finalmente coralepolifonica, con le voci rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere tutti e tutte.

Questo saggio corale vuole cambiare la narrazione dei e sui disabili, dando loro l’opportunità di parlare in prima persona e non scegliendo solo il disabile che diventa un super eroe grazie allo sport… o la persona che subisce un danno, viene bullizzata, o le vengono negati dei diritti: c’è molto altro di “interessante” da narrare e “far conoscere”.

RaccontAbili: la struttura del saggio

Il testo è diviso in due sezioni:

  • una prima parte che raccoglie le interviste,
  • una seconda dove si evince il punto di vista di Zoe sulle medesime tematiche, sotto forma di articoli che vengono dal suo portale Piccologenio.

Impreziosiscono l’opera la prefazione della professoressa Maria Serena Veggetti – docente di Psicologia generale presso la Sapienza di Roma e membro dell’Accademia russa per l’ordine degli psicologi – e un contributo del professore Nicola Siciliani de Cumis – pedagogista e Professore ordinario di Pedagogia Generale presso La Sapienza – sulla percezione della disabilità nel Poema Pedagogico di Anton Semenovic Makarenko.

Un’appendice raccoglie infine testimonianze che provengono dalla Rete e una puntuale nota del professore Adriano Bompiani sul legame tra bioetica, disabilità e legislatura.

Nella sua seconda prova letteraria, Zoe Rondini si rivolge alla stessa comunità protagonista delle sue interviste: persone con disabilità, famiglie, insegnanti ed educatori, giornalisti, scrittori, pedagogisti, psicologi, medici, studenti, amanti del teatro e del cinema, attori, registi e autori. Con l’auspicio che questo testo ibrido nella sua forma, al confine tra saggioinchiesta e intervista polifonica, allarghi pian piano, lì dove giunge, la comunità abile nel raccontare, che insomma ogni lettore e lettrice diventi a sua volta una o uno dei possibili, futuri RaccontAbili.

L’autrice

Zoe Rondini è il nome d’arte dell’autrice. Laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma, dopo la sua opera prima, il romanzo autobiografico “Nata Viva”, con quest’opera ha voluto dare spazio ai vissuti e alle narrazioni sulle disabilità.
Il blog piccologenio.it è uno degli strumenti che utilizza per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti dei disabili.
Parallelamente, cura un corso annuale dedicato al tema della disabilità nell’ambito del Master di Neuropsicologia dell’età evolutiva promosso dall’Università LUMSA di Roma e, dal 2011, è promotrice del progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” che si rivolge agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. Fornisce il suo contributo in diversi convegni e seminari di settore, nonché a testate giornalistiche attive nell’ambito del sociale.

Vai alla presentazione e al curriculum vite di Zoe Rondini

Rassegna stampa:

Zoe Rondini: superare la disabilità con la scrittura e la comunicazione

Sesso e disabilità, Zoe Rondini: “Con la comunicazione lotto contro tabù e pregiudizi”

Lezione per il master in Neuropsicologia dell’età evolutiva della Lumsa

Zoe Rondini compie 40 anni. Gli auguri della redazione all’autrice di RaccontAbili e Nata Viva Angeli Press

Zoe Rondini ci racconta “RaccontAbili”, il suo ultimo successo letterario  Informare Online

“RaccontAbili”: dare voce alle persone disabili riguardo a famiglia, lavoro, cultura e sessualità” DisabiliAbili

Quanta emozione alla Premiazione del XII Festival Internazionale del Cinema Patologico Il Digitale

“Handicappata a chi?” Sfatiamo la disabilità con l’intervista a Zoe Rondini Il Digitale

Scrittura, disabilità, rapporti, diritti e tabù. Con Zoe Rondini parliamo di tutto  Intervista per FinestrAperta.it

Intervista a Zoe Rondini, che ci parla del suo nuovo libro “RaccontAbili” Spettacolo News

ZOE RONDINI: “LA SCRITTURA È LA MIA COMPAGNA DI VITA DALL’ETÀ DI 9 ANNI” Intervista di Paolo Restuccia per Genius

Sex 05. Zoe, disabilità e diritto alla sessualità L’Espresso

La disabilità in “Raccontabili” di Zoe Rondini  Dianora Tinti Letture e D’intorni

Raccontare la disabilità: intervista a Zoe Rondini Giornale Radio Sociale

Quattro chiacchere con Zoe Rondini Vis Vitaes

Zoe Rondini una straordinaria storia di normalità JobMeToo

RaccontAbili su Piuculture

Intervista sul periodico Vis Vitae

RaccontAbili: tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere sulle disabilità su Repubblica Cultura

Intervista sul “Il Benessere Olistico”

RaccontAbili su Ubiminor

RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità su Angeli Press

RaccontAbili, la nuova opera di Zoe Rondini su Italia Olistica

Video

O Anche No

RaccontAbili all’Unione Italiana dei Ciechi di Roma

Presentazione online del saggio polifonico “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità”

RaccontAbili al Festival Fuori Posto 2020

Contributi per piccologenio.it

Per una presentazione da remoto di RaccontAbili di Zoe Rondini

La Professoressa Maria Serena Veggetti, docente di psicologia alla Sapienza di Roma, racconta RaccontAbili

Qui non troverai i Supereroi

RaccontAbili: i primi passi

Se volete un libro con dedica potete contattarmi via e-mail: zoe.rondini@gmail.com

Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul  profilo Istagram

 

 

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“Comincia dall’inizio. Il corpo è il tuo inizio” due testimonianze sul Tantra

“Il sesso senza amore è un’esperienza vuota,  ma fra le esperienze vuote è una delle migliori!”. Woody Allen

L’amore è coinvolgimento. Il rapporto intimo dovrebbe diventare dunque, non solo un’esperienza fisica, ma coinvolge la parte emotiva. Dovrebbe (ed in molti casi è) essere il coronamento di qualcosa già in atto.

In verità non sempre si arriva al pieno coinvolgimento. Ecco quindi  che il massaggio tantrico può essere un aiuto, un’esperienza di anima e corpo che mira a rilassare (e non solo…la persona. Il rituale  tantrico fa parte delle discipline olistiche: la visione olistica rappresenta la visione del Tutto, dell’intero – dal greco Olos: tutto, intero, totalità, integrale. Con una visione olistica, la persona è vista come insieme delle sue parti corpo – mente – spirito e poiché nell’Universo tutto è collegato, anche corpo, mente e spirito sono interconnessi tra loro, così come noi siamo Uno con il Tutto.

Convinta dei benefici di questa filosofia, religione, meditazione e massaggio, ho accettato di aiutare un mio amico a vivere questa esperienza. Andrea, nome di fantasia,  viene da una famiglia molto credente. Cresciuto con un’educazione cattolica gli è stato insegnato che il piacere fine a se stesso, la masturbazione, l’amore fisico non finalizzato alla procreazione, siano dei peccati gravi.  Nel confrontarci gli proposto un’altra versione, secondo la quale non si dovrebbe credere ciecamente a tutte le “regole“ della Chiesa, in quanto molte di esse sono state decise da uomini. Nell’ascoltare il suo ragionamento sono rimasta molto colpita, e in qualche turbata, da quanto non era sereno davanti a certe tematiche. Quando dipendi di più dagli altri ci vuole più tempo e fatica per crearti una propria identità, carattere e libertà di pensiero. Ho parlato a lungo con lui ed ho scritto molto per cercare di aiutarlo. 

Andrea mi ha espresso più volte il suo desiderio di emanciparsi e di fare un’esperienza sessuale intensa, dolce e totalizzante, infondo era una persona adulta e nel pieno delle sue capacità mentali. All’inizio non me la sentivo di aiutarlo: il suo desiderio era legittimo e giusto, ma se nella casa-famiglia dove viveva ci avessero scoperti cosa sarebbe accaduto? Mi sono consigliata con i miei più cari amici, tutti mi dicevano di aiutarlo a trovare come desiderava, una brava massaggiatrice tantrica. Il suo desiderio era nato dopo aver letto il mio articolo dove accostavo i benefici di tali pratiche ai bisogni e desideri delle persone disabili. Da prima l’indecisione… ma poi la decisione: l’avrei aiutato a realizzare il suo desiderio.

Sapevo che avrebbe avuto una bellissima esperienza, in fondo a chi faceva un torto essendo lui single? È vero che le persone intorno a lui avevano provato a reprimere la sua natura, ma per fortuna non erano riusciti a spegnere il desiderio di affettività, dolcezza e attenzioni che andava tanto cercando. Aveva già provato con il sesso a pagamento, ma era stata un’esperienza priva di coinvolgimento…

I giorni prima dell’appuntamento Andrea  era curioso più che emozionato; io ero felice per lui. Dopo il massaggio mi ha chiamata per ringraziarmi. Era stata un esperienza bellissima, si erano scambiati amore, attenzioni e coccole; si era rilassato come poche volte  prima di allora. Poche sere dopo ci siamo visti: ero curiosa e volevo saperne un po’ di più. Era raggiante,  diverso da tutte le altre volte che ci vedevamo per andare al cinema, a teatro o per mangiare insieme. Era un po’ che non vedevo una persona così felice. Forse anche a me è servita questa esperienza più dei tanti convegni sull’amore, sessualità, assistenza sessuale fatti da persone esperte e competenti; ma sono sempre persone “normodotate“ che teorizzano idee e diritti sul sesso di noi disabili. Forse sono utili per superare i falsi pudori sull’argomento, ma poi c’è un punto di incontro tra teoria e pratica? Se sì qual’è? Le scelte che ho fatto per conoscere l’amore e la sessualità, le ho fatte e messe in pratica da sola e, non tutte… ma la maggior parte le rifarei. Forse manca ancora un aiuto concreto.

Certo un massaggio è solo un massaggio non ha molto a che vedere con l’amore. Ho spiegato al mio amico che quella persona era solo una massaggiatrice e che non doveva aspettarsi le belle cose che si hanno in un rapporto di coppia. Chiarito questo, la contentezza di Andrea era più forte e profonda!

Ritengo il Rituale Tantrico, fatto da esperti e al giusto prezzo, un valido supporto per tante persone normodotate e disabili che hanno qualche problema nel vivere il rapporto di coppia; non a caso cito una testimonianza trovata in rete, di una ragazza normodotata che racconta di come ha tratto dei benefici ed è riuscita ad affrontare e risolvere dei problemi con questa antica pratica(…) Di blocchi mentali ne avevo sempre avuti parecchi. Colpa della mia educazione, di tutti quegli anni (tanti, tra scuola dell’infanzia, elementari e medie) passati in istituti guidati dalle suore. Avevo difficoltà a lasciarmi andare, tante sere quando il mio compagno mi cercava io mi nascondevo dietro le solite scuse. Mal di testa, stanchezza. Così finivamo per addormentarci ognuno dal suo lato del letto. (..) Il Tantra, ha cambiato il mio approccio verso il sesso e così sono riuscita a risolvere il mio problema. (…)

(..) Anni fa, il mio compagno ed io eravamo entrambi scontenti: c’era qualcosa che non funzionava e non riuscivamo a trovare il modo di ritrovarci e di affrontarla insieme. A 18 anni provai il mio primo orgasmo, poi non ritrovai quella sensazione per molti anni. (…) L’intimità fra noi era uno degli aspetti di questa crisi.

Un sera lui rientra a casa con un dvd sulla pratica tantrica. Seduta sul divano, davanti alle prime immagini ero nervosa e un po’ in ansia. Ma mi sono detta: “Devi farti forza. Continua e vedi cosa succede”. Ho provato la stessa cosa quando mi sono trovata nell’atrio dell’hotel per il “weekend di assaggio Tantra“. Perché dopo aver visto il dvd sia io che il mio compagno ci siamo incuriositi e abbiamo deciso di passare dalla teoria alla pratica, iscrivendoci a un seminario di due giorni gestito dall’istituto di Tantra e counseling Maithuna.

Certo, un’idea di cosa ci aspettava me l’ero fatta proprio guardando il dvd: respirazione, esercizi fisici. Per il resto, era davvero un’incognita che mi spaventava e m’innervosiva. Stefano, il mio compagno, era più agitato di me, ma ormai eravamo lì, e abbiamo scelto di andare avanti.

Dal punto di vista fisico gli esercizi che ci venivano proposti non erano difficili: abbiamo imparato a respirare con il diaframma e poi a collegare il respiro con i movimenti del bacino. La vera difficoltà riguardava la mente. Non riuscivo a lasciarmi andare e dovendo comunicare con il corpo (e con le aree genitali, poi!) non potevo proprio raccontarmi bugie: se una cosa non mi andava di farla, me ne accorgevo subito. Niente più scuse come stanchezza o mal di testa, i tabù me li sentivo addosso e non potevo far finta che non esistessero.

(…) In quel primo weekend non è successo niente di speciale (…) ma sono affiorate problematiche che adesso mi sentivo capace di affrontare. Compreso il nodo dell’orgasmo: sapevo che potevo averlo, in fondo era già successo, tanti anni prima. Solo che non sapevo come fare per arrivarci nuovamente, e durante il sesso continuavo a pensarci e a ripensare a come riavvicinarmi a quella sensazione. Ma è stato proprio quando ho smesso di avere quel pensiero fisso che ci sono riuscita di nuovo. (…) La differenza rispetto a prima è che adesso so come posso arrivare al massimo del piacere, ed è questa sicurezza che ha cambiato del tutto il mio approccio al sesso.

Anche con Stefano, ormai, è tutto diverso: di sera niente più mal di testa, ci cerchiamo a vicenda. Sperimentiamo, cerchiamo di sentire il corpo in vari modi. E pensare che, dopo quel primo weekend e i primi corsi, per un periodo ci eravamo lasciati, scegliendo però di continuare a frequentare i seminari insieme. Man mano che affrontavo i miei tabù mi riavvicinavo a lui, fino al momento in cui abbiamo deciso di ritornare insieme. Adesso aspettiamo il secondo figlio, che nascerà fra pochi mesi.”

Ammirevole ritrovare la sintonia, non cedere alla crisi ed ai problemi, ma anzi farsi aiutare ed aiutarsi a vicenda.

Sono felice per Andrea, ma  sono tantissime le persone con disabilità ed i genitori che mi chiedono aiuto perchè non sanno come affrontare certe pulsioni, non conoscono il Tantra e il Tantrismo e la prima, legittima domanda è “con il tantra si può godere?” La risposta è “si…” ed ho approfondito questo aspetto in articoli specifici. 

Spesso queste situazioni gravano sulle singole famiglie e c’è da dire anche che gli istituti, case famiglia, centri di riabilitazione, dove in teoria i disabili si potrebbero incontrare, conoscere e mettersi insieme sono fondati e gestiti da persone di Chiesa, che non sempre sono disposte a comprendere certe esigenze umane e spontanee.

Mi viene da citare Osho, mistico e maestro spirituale indiano: “Il Tantra ti insegna a riaffermare il rispetto e l’amore per il corpo. Il Tantra ti insegna a guardare il corpo come la più grande creazione di Dio. Il Tantra è la religione del corpo. (…) La prima cosa da apprendere è il rispetto del corpo e disimparare tutte le sciocchezze che ti sono state insegnate su di esso. Altrimenti resterai spento, e non andrai mai dentro di te, e non andrai mai oltre. Comincia dall’inizio. Il corpo è il tuo inizio“.

E’ proprio questo rispetto per la persona, per la sua individualità che rende il massaggio tantrico un’esperienza unica per ciascuno di noi.

  • Dopo l’esperienza di Andrea e questo articolo, sono tante le persone che mi hanno chiesto aiuto. Mi ritengo soddisfatta nel mio intento: ascoltare i bisogni e i desideri delle persone o dei tanti genitori. Per cercare di fornire informazioni e soluzione utili che non riguardano solo la Via del Tantra, ma hanno comunque a che fare con la sessualità, all’affettività, emotività e l’amore per persone con vari tipi di disabilità.
  •  Tutto ciò mi ha portata nel 2012,  ad aprire il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“. Il gruppo mira al dialogo tra persone disabili, normodotate e LGTBQ+ su tematiche quali la sessualità, l’amore, la vita di coppia, la negazione di tali bisogni, le paure dei genitori e molto altro. Grazie a questo gruppo ho potuto e continuo a raccogliere storie e richieste di supporto. In tal modo  mi impegno a fare la mia parte verso una società sempre più inclusiva per persone normandote e con disabilità.

Questo articolo rientra nella sezione “Il punto di vista di Zoe” del mio saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” nel quale tratto ampiamente il tema dell’amore e della sessualità delle persone con disabilità. Scrivetemi se desiderate una copia con dedica!  Contatti 

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La sessualità tantrica come aiuto al benessere di ogni persona

L’educazione sentimentale e sessuale per un “Durante e Dopo di Noi” più sereno

Le persone con disabilità, la comunicazione nel web ed il devotismo

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Zoe su Tv Odeon, il ritorno…

 

Ecco a voi la mia seconda intervista alla trasmissione Eccellenze Italiane, su Odeon Tv.

La puntata da noi registrata andrà in onda lunedì 18 marzo 2024 alle 18.51 circa sul canale 163 del digitale terrestre Odeon tv.

Buona visione e condivisione!

https://editoria365.it/2024/03/20/zoe-rondini-2/

Tutte le informazioni sul romanzo Nata Viva le trovate qui

Se siete interessati al saggio RaccontAbili cliccate qui

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Presentazione del saggio “RaccontAbili”

“Nata viva” di Zoe Rondini: romanzo e cortometraggio

Prima intervista su Tv Odeon

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