Articolo su “Nata viva“, uscito sull’Osservatore Romano il 26 luglio 2012

Dall’inserto “donne chiesa mondo“.
Scritto da Giulia Galeotti

NATA VIVA sull’Osservatore Romano versione pdf, nella seconda pagina c’è l’articolo di “Nata viva”

“Rimango cinque minuti completamente senza respirare. Si tratta solo di cinque minuti, ma sono i primi della mia vita“, scrive la ventottenne Zoe Rondini (uno pseudonimo) nel suo racconto autobiografico Nata Viva (Albatros, 2011) in cui ripercorre la strada fatta per recuperare, in qualche modo, quel fiato trattenuto che tanto le è costato di termini di disabilità fisica e di una diversità alla quale non si è mai arresa. Perché non c’è solo la salita d’imparare quello che a tutti viene spontaneo (“ho imparato a camminare, a cadere in avanti, a rialzarmi, quasi morendo di fatica e con tutta la rabbia possibile“), c’è il dolore di una bimba, un’adolescente e una giovane donna costretta a fare i conti con l’indifferenza, la negazione, il menefreghismo, il trincerarsi dietro le proprie sofferenze e l’insofferenza di quanti hanno incrociato la sua strada. Familiari inclusi. A 13 anni Zoe inizia a “scriversi“: il racconto del suo quotidiano diventa un quotidiano confronto con le due alternative che ha dinnanzi. Scegliere se vivere o esistere. “Quando ero piccola tutti mi dicevano che ero uguale agli altri bambini, poi crescendo mi è venuto qualche dubbio… ma forse chi non ha dubbi nella propria vita, è il vero disabile“.

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