Firenze, tra incontri e turismo. La magnifica conoscenza di Massimo Orlandi e Zia Caterina

Quanto segue è il resoconto di un bellissimo viaggio a Firenze, fatto dal 15 al 19 aprile 2026. L’occasione è stata la presentazione del libro “La rivoluzione della Cura” di Massimo Orlandi, presso la Fondazione Zia Caterina,  di Caterina Bellandi, due persone che seguo e stimo da tempo… Non manca il resoconto di tutto quello che mi è piaciuto di questa bellissima città (soprattutto, se siete bongustai vi suggerisco cosa e dove mangiare). Dal punto di vista dell’accessibilità, ho cercato di lodare persone e situazioni, tentando di dare dei suggerimenti su ciò che si potrebbe migliorare.
Alla fine trovate i miei contatti. Fatemi sapere cosa ne pensate.
Grazie, buona lettura!

Ci sono occasioni irripetibili da prendere al volo. È quello che sto facendo quest’anno perché ci sono tutte le condizioni giuste per poterlo fare.

Da più di due anni, seguo con molto interesse Simone Cristicchi e grazie a lui sto scoprendo bellissime persone e realtà in giro per l’Italia, come, ad esempio, il Monastero San Magno e la Fraternità di Romena, fondata da Luigi Verdi.

Uno dei fondatori storici della Fraternità di Romena è Massimo Orlandi giornalista e  scrittore  che ammiro molto. Da circa due anni seguo con molta passione le interviste, fatte da lui, con ospiti molto autorevoli che si svolgono a Romena e si possono seguire da YouTube. Gli ospiti, a cominciare da Simone Cristicchi e Amara, la sua compagna, sono molto interessanti e autorevoli, ma quello che adoro è il piglio sempre disinvolto e preparato di Massimo.

Ho introdotto queste situazioni perché, pochi giorni prima di partire per Firenze ho visto che c’era un’occasione unica da prendere al volo: Massimo presentava il suo libro a Firenze alla Fondazione di Caterina Bellandi, meglio conosciuta come Zia Caterina, la taxista del colorato taxi Milano 25! Non potevo non approfittare per conoscere questi personaggi e visitare Firenze con qualche giorno di tranquillità!

Ma andiamo con ordine, chi è la mitica Zia Caterina: Caterina Bellandi, per tutti semplicemente zia Caterina, che dal 2001, anno in cui il suo compagno Stefano è venuto a mancare per un tumore, ha trasformato un lavoro in una vera e propria missione solidale, offrendo corse gratuite e il più possibile momenti lieti in taxi ai bimbi che devono recarsi all’ospedale pediatrico Meyer. Ora che spero di avervi dato un’idea dei due incredibili personaggi che si trovavano insieme… posso parlarvi della presentazione del libro di Massimo, dal titolo La Rivoluzione Della Cura, tenutasi nella bellissima e suggestiva location della grande villa che Zia Caterina ha ereditato dai genitori e che ha trasformato nella sede della Fondazione. Nella serata hanno parlato Massimo, Caterina e la scrittrice di narrativa sentimentale Sara Gazzini.

Di che parla il libro di Orlandi

“La rivoluzione della Cura” è un volume che racconta tante storie di migranti ma non solo. “Nella piazza della Libertà di Trieste, ribattezzata “Piazza del Mondo” dove, una donna Lorena Fornasir, insieme al marito Gian Andrea Franchi e gli attivisti della Associazione Linea d’Ombra, curano i piedi martoriati dei migranti della rotta balcanica, in arrivo dopo estenuanti cammini da Paesi come Afghanistan, Pakistan, Siria, Bangladesh. Per la prima volta viene raccontata in un libro la straordinaria esperienza di questa piazza, luogo di incontro tra migranti e volontari provenienti da tutta Italia.

Il volume di Massimo Orlandi racconta inoltre l’osservazione di quanto Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi fanno ogni sera. È il luogo in cui arrivano i migranti che hanno scelto, o dovuto scegliere, la rotta balcanica per raggiungere l’Europa. Il viaggio può essere durato anni di cammino, di espulsioni, di tentativi e riprove, di scalate di muri e attraversamenti di fili spinati con lamine taglienti.
“Questa piazza – scrive Massimo Orlandi – è un laboratorio di futuro, dove possiamo ritrovare una direzione al nostro desiderio di umanità”. Mi ha colpito il fatto che Massimo abbia conosciuto quella realtà e che è stato lì con la sua bellissima famiglia composta dalla moglie e due figlie adolescenti. Nella serata mi è arrivata l’emozione, anche grazie a dei video, di loro quattro che vanno in questo luogo particolare a incontrare chi non ha niente ed è sopravvissuto a un viaggio a piedi, con temperature sotto lo zero, frontiere fatte da filo spinato e polizia che lascia segni visibili  di botte e torture. Sono state egregiamente raccontate storie di mamme disperate che mandano i bambini in viaggio da soli sperando che troveranno la salvezza in un paese accogliente, purtroppo sappiamo che non sempre siamo capaci di accogliere adeguatamente chi scappa da guerre, povertà, cambiamenti climatici, malattie e condizioni sociali che noi fatichiamo ad immaginare.

Lorena Fornasir rovescia le posture

Lorena comincia dai piedi dei migranti.

Si prende cura di loro incontrandoli dai loro piedi, rovescia le posture: non dall’alto a giudicare chi sta in basso, ma dal basso, dai piedi appunto, laceri, sanguinanti che pulisce e medica.
“Sono partita dai piedi, dice, perché sono l’espressione più diretta e più forte del loro viaggio, perché ne portano il peso e i dolori, perché mostrano i segni delle fatiche e delle violenze che hanno subito. Perché i piedi descrivono le ferite del loro corpo e della loro anima”.
Insieme agli operatori di Linea d’Ombra accoglie, cura e offre cibo e coperte. Spesso le persone che incontra si fermano una sola notte e aspettano un treno che li porti ad altre destinazioni fuori dall’Italia. Intanto però qualcosa cambia; basta accettare di entrare in contatto con altri, senza secondi fini, gratuitamente, perché si attivi la speranza. Se non l’avete ancora vista vi consiglio la conferenza di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi a Romena. Clicca qui

La serata tra presentazioni, chiacchierate ed idee

Le emozioni della serata non riguardano solo il bellissimo libro, che consiglio a tutti. È stato veramente emozionante conoscere due persone che entrano costantemente dentro casa mia grazie a yuotube. Se non le conoscete vi consiglio il servizio di Paolo Ruffini su Zia Caterina e le interviste di Massimo a Romena, sono certa che saranno video appassionati e appassionanti per molti.

Massimo sapeva della mia presenza perché da qualche mese siamo in contatto e, tempo a dietro, gli ho fatto avere i miei libri. Appena l’ho visto l’ho abbracciato come se fosse un caro vecchio amico, in qualche modo lo è. Era contento di conoscermi, mi ha presentato la moglie e le sue due figlie. Ero felice di conoscerle di persona…. Prima della presentazione del libro c’era un ottimo buffet: sono felice che Massimo abbia avuto tempo per parlarmi. Gli ho raccontato i miei progetti: i miei libri publicati e  in corso d’opera… i tanti viaggi di quest’anno, la cura e i parecchi aggiornamenti che sto dedicando al mio blog. Ovviamente, non potevo non raccontargli il mio “stalkerare” Cristicchi e Amara, ho raccontato che li ho ascoltati più volte a Roma, Perugia, Venezia e Roseto degli Abbruzzi e che dal 3 al 6 luglio, sarò a Romena (anche per conoscere il mitico Don Luigi Verdi, don Gigi per noi amici). Il 4 e il 5 Simone e Amara si esibiranno insieme, faranno anche un concerto all’alba. Non nego che, il fatto di svegliarmi alle cinque di mattina mi impensierisce un po’… ma la mia forza di volontà e il desiderio di incontrarli insieme, avranno la meglio (spero e voglio essere ottimista) sullo sforzo e sul dover far finta di non essere stanca…! Gli ho anche raccontato che, vivendo a Roma, sono già stata al Monastero San Magno di Fondi, per conoscere Don Francesco Fiorillo, che si è formato con Don Luigi Verdi; per chi ancora non li conoscesse entrambi si spendono tantissimo per stare vicini e condividere un pezzo di cammino con i genitori che hanno perso un figlio.

Ma la cosa più importante l’ho tenuta per ultima: gli ho consegnato una cartellina, preparata con molta cura. Il contenuto era importante: c’era una lettera per Simone, dove parlo di me e racconto anche cose molto personali e complicate… poi c’era la famosa intervista che sogno di fare a Cristicchi e una lettera per Massimo.

Massimo e Simone sono autori della biografia di Cristicchi dal titolo “Abbi cura di me”, hanno fatto tante presentazioni insieme fruibili da youtube. Dai tanti video, si intuisce della buona amicizia ed una buona intesa collaborativa… Alla luce di tutto ciò, mi sono permessa di proporgli l’idea di usare alcune delle mie domande per il prossimo evento con Simone (magari proprio a luglio quando sarò presente anch’io, chissà). Gli ho  anche esplicitamente chiesto di aiutarmi a parlare qualche minuto con i miei due cantanti preferiti, che dopo tanti incontri si dovrebbero ricordare della persona con disabilità motoria che li insegue in giro per l’Italia, per ascoltarli, parlagli… consegnare buste con libri, lettere e interviste…!

Dopo la presentazione del volume, al momento delle domande, Orlandi mi ha ringraziata per essere venuta da Roma  per quella serata e mi ha passato il microfono. Ho ringraziato tutti i presenti per la bellissima serata. Non avevo domande specifiche: ho trovato la presentazione molto efficace per far luce su tante storie di vita. Ho ringraziato Caterina per la sua Fondazione. Ho anche aggiunto che spero che ci saranno i presupposti per far un evento di beneficenza, grazie ai miei libri, nella bellissima location che era dei genitori di Caterina.

Perché sono andata proprio da Zia Caterina

Anche questo viaggio è stato fortemente voluto e organizzato in pochi giorni. Ho visto un post  con due presentazioni di Massimo Orlandi, una era a Siena, a pochi chilometri da questa città ci abita una mia parente. Siena e gli incredibili dintorni li conosco molto bene. Ma  l’altra era, per l’appunto, in una splendida città, che ho visitato da piccola, ed era in una location davvero speciale: La Fondazione Zia Caterina. Si tratta dall’attività di Caterina Bellandi, meglio conosciuta come Zia Caterina, che da anni, a bordo del suo coloratissimo taxi Milano 25, supporta i piccoli pazienti oncologici in cura a Firenze e non solo, e le loro famiglie.

La Fondazione si propone di diventare per loro un punto di riferimento ancora più ampio e accogliente attraverso una serie di attività. Tra i primi obiettivi, la creazione di spazi fisici e relazionali dedicati all’ascolto, alla socialità e all’accoglienza, l’apertura di uno sportello gratuito di consulenza psicologica, legale e sociale. Ma anche l’avvio di collaborazioni con strutture ospedaliere e professionisti qualificati. L’ho conosciuta in tanti video e articoli. Non potevo lasciarmi scappare l’occasione di conoscere due persone che seguo e di gustarmi, il più possibile, in pochi giorni, una meravigliosa città della quale parlerò nei dettagli, più avanti!

Ecco perché mi sono sentita in famiglia

Le persone mi hanno accolto benissimo, sarà anche perché si occupano del sociale e di cultura? La risposta è nel racconto delle tante attività della fondazione. “Accanto al supporto diretto, la Fondazione promuoverà la crescita culturale e la condivisioneattraverso l’organizzazione di presentazioni di libri, incontri con autori e ospiti, dibattiti ed eventi aperti alla comunità. (…)La Fondazione continuerà ad animare la “Tana dei Supereroi”, la casa del sorriso di Zia Caterina con sede in via di Belmonte a Bagno a Ripoli, dove già oggi si svolgono eventi, laboratori, momenti di gioco e accoglienza per i bambini e le loro famiglie, aperti a tutti. Un luogo accogliente, immerso nel verde, decorato con i disegni dei Supereroi, dove chi attraversa un percorso terapeutico può trovare momenti di serenità, compagnia e stimoli ludici, destinato a diventare, con la nuova Fondazione, un presidio strutturato di relazione, crescita e supporto.

Ora, con la nascita della Fondazione Zia Caterina, questa missione si amplia: non soltanto accompagnamenti, ma un sistema integrato di ascolto, cultura, accoglienza e solidarietà, capace di agire sul territorio con servizi concreti e eventi condivisi”. Spero, nel mio piccolo, d’impegnarmi a far conoscere questa e altre valide realtà che si occupano del sociale, cominciando dalla Fraternità di Romena (vicino la  bellissima Arezzo) e dal Monastero San Magno (vicino Fondi) .

Firenze: una meta bellissima

Avevo già in mente di andare a conoscere Zia Caterina, la fondazione e fare un tour della città del rinascimento a settembre, in occasione del mio compleanno. L’idea era (ed è ancora con motivi diversi) di andare con mia sorella e la sua famiglia. Ci sono buone possibilità di presentare i libri ed in cortometraggio Nata Viva, alla fondazione, forse si può fare in un mese per me speciale: settembre, il mese del mio compleanno. È anche un mese di clima mite, ideale per vedere una bella città in buona compagnia formata da: la mia assistente Maricica, mia sorella Daria le sue bellissime bambine Adriana di quattro anni ed Alice di pochi mesi e mio cognato.

Ma intanto, “mi sono portata avanti…” Ho organizzato cinque giorni di vacanza per esplorare l’arte, la storia e soprattutto il cibo del capoluogo toscano.

Mi è piaciuta tutta la città, che ho esplorato in autonomia, ma anche con due visite guidate. Una in centro, alla scoperta di posti noti e meno noti ai tantissimi turisti come noi. Il primo tour prevedeva l’esterno del Duomo e del Battistero, l’interno lo abbiamo fatto il secondo giorno in autonomia (consigliatissimo ed agibile per le sedie a rotelle) e i posti legati a Dante Alighieri. È stata una bella esperienza, ma il tour che mi è piaciuto di più è stato il giro dei dintorni di Firenze con la golf car! 

Un consiglio: molti posti sono accessibili in sedia a rotelle, scooter elettrici e quant’altro. Ma è sempre   meglio fare i biglietti online qualche giorno prima. Stessa cosa per la prenotazione dei ristoranti e trattorie storiche: meglio giocare d’anticipo…!

Tra la città e le colline. Un tour mozzafiato adatto a molti…

Il giro verso piazzale Michelangelo mi è piaciuto tantissimo. È ideale per vedere Firenze e i suoi meravigliosi dintorni da diverse prospettive, camminando poco.

Ho scoperto Firenze e le sue colline verdi, i punti panoramici più suggestivi e l’atmosfera senza tempo della campagna che circonda la città, il tutto comodamente a bordo di una golf car.
Questo tour panoramico ha attraversato le zone collinari che regalano alcune delle viste panoramiche più belle su Firenze. Siamo comodamente salite verso Piazzale Michelangelo, la terrazza panoramica più famosa, dove la città si è aperta davanti ai nostri occhi con uno scenario favoloso tra colline e città vista  da un lato e dall’altro.

Il percorso è proseguito verso la Basilica di San Miniato al Monte. La sua facciata romanica, l’atmosfera silenziosa e la posizione sopraelevata rendono questo luogo affascinante.

Il tour ci ha fatto scoprire anche le eleganti colline di Arcetri e del Pian dei Giullari, un’area amata nei secoli da artisti, poeti e studiosi come Galileo Galilei, che ha passato molti anni proprio in questi luoghi fuori dal tempo. Tra cipressi, ville storiche e uliveti, ci siamo riempite gli occhi di paesaggi diversi tra città, cupole mastodontiche e natura. Pensato per chi desidera vivere la bellezza naturale e storica di Firenze senza affrontare salite a piedi o il traffico cittadino, questo tour è perfetto per coppie, famiglie, fotografi e per chi per vari motivi ha l’esigenza di camminare poco, ma non vuole rinunciare a vedere posti che tra arte, storia e natura, lasciano senza fiato!

Caratteristiche del tour:

• Viste spettacolari su Firenze da Piazzale Michelangelo

• Visita alla Basilica di San Miniato al Monte, uno dei luoghi più affascinanti

• Tour panoramico privato a bordo di un golf cart

• Esperienza rilassante di due ore tra natura, storia e fotografia

• Ideale per coppie, famiglie e turisti che preferiscono il comfort alla camminata

Era la prima volta che sono venuta a Firenze per più giorni: tra le medie e il liceo ci sono venuta spesso dalla mattina alla sera per motivi medici, in una gita scolastica e per ritirare un premio letterario. Già anni fa volevo esplorare questa bella città, ma non c’è stata la compagnia adatta… Con il giusto tempo, ho avuto modo di godere del centro che un po’ già conoscevo, ma anche di bellezze delle quali avevo solo sentito parlare come la Chiesa di Santa Croce e l’omonima bellissima piazza. Li vicino c’è una delle bellissime biblioteche della città che, per motivi di tempo, ho visto solo da fuori. Un museo a cielo aperto molto bello è il giardino Boboli, dove ci sono un po’ di scale e salite sconnesse, ma la gran parte del parco, patrimonio mondiale Unesco, nonché residenza dei granduchi di toscana, è percorribile con le sedie a rotelle ed è un bellissimo giardino all’italiana. Lo consiglio, ma vi segnalo due cose importanti: la prima, fate come me, ricordatevi di fare i biglietti giorni prima della visita. La seconda, non mi ha lasciato a bocca aperta perché per ora  c’erano poche fioriture: magari in altri periodi le rose, gli alberi e tanti altri fiori sono al massimo del loro splendore.

Mercato di San Lorenzo

Questo mercato è proprio da visitare! Per chi ancora non lo sapesse ho un debole per i mercati, i negozi di generi alimentari particolari e i ristoranti buoni italiani! Da piccola ero mangiona, adesso “spizzico”. Il mio motto è “poco ma buono”. Attualmente, non so spiegare il motivo, mangio più per  il gusto di assaggiare cose buone che per appetito o per bisogno fisiologico.

Per tanti motivi ho trascorso tante vacanze in Maremma e sulle colline attorno a Siena, anche Arezzo e il casentino è una zona che ho visitato molte volte e che consiglio. Le cucine diverse in varie zone della Toscana mi hanno fatto innamorare… Anche per questo, questa regione mi è entrata nel cuore. Fatte queste premesse ho visto un mercato stupendo con prodotti locali (ho comprato funghi secchi e altre prelibatezze comode da mettere in valigia). Ai banchi classici di un mercato si alternava una vasta scelta di street food. Ho assaggiato il panino con il Lambredotto, per fortuna non l’avevo preso io, ma la mia amica. Ora so che non mi fa impazzire!  Mi è piaciuto tanto girare tutto il mercato. Peccato per la fila e per alcuni banconi alti con gli sgabelli scomodi.

Il Mercato Centrale a Firenze è molto più di un mercato: è un luogo dove arte, cultura e tradizione culinaria si intrecciano dando vita a un’esperienza unica. Passeggiando tra le botteghe del piano terra e quelle del primo piano, ci siamo immerse in un mondo di sapori, profumi e storie che raccontano la passione degli artigiani per il loro mestiere.

Per gli amanti dei dolci ci sono cantucci di tutti i tipi e molti banchi di delizie come, appunto, il cantuccio con il vin santo, torte e biscotti fatti in casa o altri dolci tipici regionali.

Sempre in tema cibo, perché il turismo, la storia e la cucina a mio avviso attraversano tutti i sensi, abbiamo mangiato in due ristoranti ottimi che conciliano i piatti della tradizione toscana a quel che basta d’innovazione, per esempio, i ravioli ripieni di patate conditi con i porcini della storica osteria da Giovanni sono stati favolosi. In questo ristorante tutti sono gentilissimi! I proprietari e il personale sono tutti toscanacci anche se vengono da posti diversi: (la moglie di Giovanni è di New York ed il personale è sia italiano che internazionale). Ma qui la storia toscana pervade e si sente forte e chiara nella loro cucina! Consigliatissimo, ma vorrei segnalare che, anche qui  è meglio prenotare qualche giorno prima, volevo mangiare in due sere diverse ma non c’era posto e c’era un gradino all’entrata, superabile grazie alla gentilezza dei camerieri.

Un altro posto buonissimo dove abbiamo mangiato due sere di seguito è il ristorante Bucanegra. Qui vi consiglio dei piatti tradizionali che adoro come  dell’ottima carne, i crostini con i fegatini, i fagioli con erbe miste, la ribollita, i tagliolini al tartufo e degli ottimi dolci, (non tutto in una sera). Le sale sono antiche e bellissime, i camerieri bravi e simpatici. Anche qui l’accesso ha un paio di gradini. Cosa  aspettarsi ancora? Un ambiente che richiama gli antichi casali toscani. Piatti tipici, salumi e formaggi, crostini e zuppe di stagione accompagnati dai vini conservati giù in cantina. Sua maestà la Bistecca alla Fiorentina è sempre pronta da ordinare per chi ha molta fame, ma c’è anche ottima carne alla griglia più piccola della classica fiorentina, ad esempio il filetto! Consigliatissimo sotto tanti punti di vista.

Firenze per tutti!

La voglia di girare, l’intraprendenza di Maricica che mi accompagna in mille avventure, la mia alleata Gina La Sediolina e il meteo clemente sono state tutte condizioni ottimali per godermi tutto ciò che ho visto. Il nostro albergo era vicino alla stazione quindi tutto il centro l’abbiamo fatto a “piedi” io su Gina. Le persone sono molto gentili e tante chiese e i musei hanno le rampe. Sinceramente ho avuto dei problemi a guidare Gina a causa della pavimentazione antica, storica… ma poco simpatica per alcuni tipi di ruote. Ho fatto una rapida ricerca sulla lastricazione di questa affascinante città ed è emerso che: “Firenze ha una lunga tradizione nella pavimentazione stradale, essendo stata nel 1339 tra le prime città europee a lastricare le vie, inizialmente in cotto e poi in pietra. Oggi, la gestione stradale si concentra sulla manutenzione del centro storico con pietre pregiate e sul ripristino dell’asfalto” molto suggestivo, ma poco pratico. Ho trovato meno aderenza delle ruote di Gina su quel tipo di strada che sui san pietrini di Roma (anche i sampietrini non sono affatto lisci…)

Non tutti sanno che…

Per parlare meglio di inclusione e delle piccole difficoltà urbane con situazioni che si potrebbero migliorare (gradini, pavimentazione e rampe dei marciapiedi troppo ripide), sono andata a leggere la circolare del Ministero dei Lavori Pubblici 425 del 1967. La  legge mira all’abbattimento di barriere architettoniche per tutte le disabilità. Ne cito qualche stralcio che mi sembra importante per includere, sempre di più, tutte e tutti.

Il primo testo di legge che affronta la materia è: “la circolare del Ministero dei Lavori Pubblici 425 del 1967. Definisce le barriere architettoniche come gliostacoli che incontrano individui fisicamente menomati nel muoversi nell‘ambito degli spazi urbani e negli edifici: ostacoli costituiti essenzialmente da elementi altimetrici che si incontrano lungo i percorsi (gradini, risalti, dislivelli, scale, ecc.), ovvero da esiguità di passaggi e ristrettezza di ambienti (strettoie, cabine di ascensori, apertura di porte, ecc.).”

E’ un primo importante traguardo anche se limitava le barriere ai soli ostacoli altimetrici o alla ristrettezza di passaggi e spazi. Inoltre la terminologia di allora è stata superata e oggi non si usa più la definizione di “individui fisicamente menomati” ma quella di “persone con disabilità”.
Tornando alle barriere, solo con la legge 13 e il suo decreto attuativo, il DM 236 del 1989, avremo l’estensione del concetto di barriera architettonica agli ostacoli fisici, a quelli di natura sensoriale, agli aspetti legati all’orientamento, al comfort e alla sicurezza”.

In un’ottica  di inclusione e fruizione, negli ultimi decenni sono state messe rampe ai marciapiedi ed è una cosa importante per l’autonomia e la buona fruizione di residenti e turisti (sono anche apprezzate da chi ha bambini in carrozzina e passeggino). Le rampe dei marciapiedi  a Firenze mi sono sembrate troppo ripide e poco pratiche per chi ne deve usufruire. I cantieri della tranvia mi hanno ricordato Roma che ha cantieri aperti ovunque e da anni (anche dopo i vari giubilei…), tutto ciò va a discapito di città ricche di bellezza quasi a perdita d’occhio ed in ogni angolo.

I taxisti sono molto simpatici e conoscono bene Zia Caterina e il suo Taxi Milano 25. Lei è un’istituzione per questa città e non solo. Parlo di loro perché da cittadini, mi hanno riportato l’amarezza di notare i tanti cantieri aperti da anni e ho convenuto  che questa amata città potrebbe essere ancora più bella e accogliente, ma lo è parecchio quindi le perdoniamo qualche imprevisto e le auguriamo di essere sempre più bella e accogliente anche per i turisti che fanno viaggi brevi, ma soprattutto a chi viene da altri continenti per visitarla. A tal proposito, alla trattoria da Giovanni, ho notato un americano con una performante Gina, cambiava solo la marca ma le   funzioni erano le stesse. Ai Giardini Boboli ho scambiato due parole con un altro turista americano che mi ha visto fare un video. Ho ripensato ai viaggi in America con la sedia manuale, mi è sembrata una vita fa… Se la memoria non mi inganna, era già tutto accessibile e sono passati più di vent’anni! Nel mio romanzo Nata Viva parlo molto dei bellissimi viaggi che ho fatto da piccola, in Italia e all’estero. Ma alla fine ce la faremo pure noi a mettere qualche rampa in più… anche per abbattere i tanti gradini tra esercizi pubblici  e i marciapiedi, per far godere turisti e cittadini di una maggiore autonomia!

Leggi anche:

Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Il concerto di Simone Cristicchi: talento, ma poco tempo per i fans

Zoe Rondini: formazione e lavoro

Contatti: (clicca qui)

Continua a Leggere

A Venezia per Cristicchi! Una conferenza, un viaggio e tanta gratitudine

Grazie al mio interesse per Simone Cristicchi, ho trascorso tre giorni in una città apparentemente molto complicata: Venezia! L’artista romano ha tenuto una conferenza, prima di andare in scena con il suo spettacolo teatrale Franciscus. In questo articolo vi parlerò di tutto il viaggio. È un’occasione anche per riflettere sulla vita da artista che forse non è poi tanto invidiabile… Il fil rouge di tutto il racconto sono alcune riflessioni sull’importanza di riconoscere e provare gratitudine!

 

Sabato 21 marzo 2026, sono stata presso l’ateneo veneto di Venezia per assistere ad una conferenza di Simone Cristicchi. Per l’artista si è trattata dell’ultima tappa della tournee: “Franciscus, il folle che parlava agli uccelli”, lo spettacolo teatrale omonimo del libro, che per il terzo anno ha riempito i teatri di tutt’Italia. La conferenza si è svolta solo in questa città e non era riservata ai soli addetti stampa, come purtroppo accade spesso.

Ho organizzato bene il viaggio. Avevo visto l’evento sui canali social dell’artista solo un paio di settimane prima e, per fortuna, mia sorella Daria mi ha incoraggiata a partire! Lei è sempre la prima ad aiutarmi e sostenermi in qualsiasi progetto, grande o piccolo che sia!

La mia missione

Ero lì per un motivo preciso: riuscire ad interagire con l’artista. Durante la conferenza Simone ha parlato del suo spettacolo e poi ha lasciato spazio alle domande. Chi mi segue sa bene che non mi sono fatta sfuggire l’occasione di parlargli! A dirla tutta, avrei già preparato un’intervista con circa venti domande sulla vita e sulla carriera faticosa, interessante e poliedrica. Non dimentichiamo che, come artista, ha abbracciato tante forme d’arte: dal disegno al cantautorato, dalla scrittura a varie forme di teatro e narrazione per finire con la realizzazione di vari docufilm come “Dall’altra parte del cancello”, “HappyNext. Alla ricerca della felicità”, “Santa Fiora social club” e altri ancora.

Le domande della mia intervista, che gli ho consegnato, partono dalla conoscenza di ogni sua conferenza, concerto, presentazione di libri e album, disponibili su YouTube, le tante interviste all’Ora Solare di tv2000, le sue collaborazioni con la testata l’Osservatore Romano, con la Fraternità di Romena e con il Monastero San Magno.

Le domande che gli ho posto e gli eventi autobiografici

Per questa bellissima occasione in Veneto mi ero preparata due domande attinenti allo spettacolo.

Pe introdurre le domande vere e proprie, ho fatto riferimento al racconto di due eventi autobiografici che ha raccontato lui stesso. Da diversi anni, ha un’amicizia epistolare con Nadia Maria, una suora di clausura che ha definito la canzone “Quando Sarai Piccola” “una preghiera che Dio fa all’uomo” perché, secondo lei, “anche Dio ha bisogno di noi per compiere le sue opere”. Tempo fa Simone aveva detto che gli piacerebbe che Nadia Maria lo vedesse. Non sarebbe la prima volta che l’artista va in visita in un monastero di clausura per cantare e recitare lo spettacolo. Mi ha risposto che per ora non si sono conosciuti di persona e ha escluso la possibilità che accada in futuro. Peccato che a me e ai tanti presenti in sala, anche per ragioni di tempo, non ha dato spiegazioni ulteriori a riguardo.

Per la seconda domanda ho prima sintetizzato un racconto presente nella sua biografia. L’episodio è avvenuto con il sacerdote che insegnava religione alle scuole medie. Il professore li aveva portati a fare compagnia agli ospiti di un ospizio. La gita era stata proficua per tutti. Ecco che, dopo qualche giorno, Simone ha chiesto all’insegnante: “perché non applichiamo il vangelo, tornando a fare compagnia a quegli anziani che soffrono la solitudine invece di fare lezione teorica qui in classe?”   Come risposta, invece di una qualsiasi spiegazione… ha ricevuto uno schiaffone in pieno viso davanti a tutti i compagni. Ho precisato che la domanda era più che lecita e coerente con i fatti appena accaduti. A proposito dell’evento gli ho chiesto: “se il sacerdote vedesse il tuo spettacolo Franciscus, e il tuo percorso di crescita personale… cosa ti sentiresti di dirgli oggi?

Simone ha un po’ giustificato l’insegnante raccontando che, in quell’occasione, forse… avrebbe potuto essere più educato…!

Con la bellissima e importante occasione di avere un microfono in mano e qualche istante per interagire con lui gli ho dato una cartellina con il precedente articolo sul nostro incontro a Perugia, le domande che sogno di fargli e una lettera molto intima e importante. Prima di partire avevo preparato anche i miei libri con dedica per il suo assistente Lorenzo. Nata Viva e RaccontAbili, erano regali per ringraziarlo per avermi aiutato a conoscerlo al concerto a Roma ed allo spettacolo teatrale a Perugia.

Come impressioni sulla disponibilità di Simone posso dire che in questo incontro e nel primo a Roma si è rivelato un po’ freddo. Forse a Perugia era più rilassato e quindi è stato abbastanza socievole!

Riflessioni sulla gratitudine e il dopo la conferenza

Nella conferenza non abbiamo interagito a sufficienza. E’ stata la stessa impressione di quando ci si alza da tavola con la fame.

Per comunicare meglio con lui, io e Maricica abbiamo rivisto lo spettacolo, così lo abbiamo potuto aspettare all’uscita artisti del suggestivo Teatro Goldoni. A questo punto ho potuto riparlare con lui. È stato gentile, non mi ha detto niente di che, la gente era parecchia, mai quanto accade agli artisti di moda…  Appena usciti dal palco di Sanremo, non si era creato l’effetto assalto e poi, a suo dire, il pubblico teatrale gli piace perché è sveglio e non va appresso alle mode del momento come capita con le persone nel mondo musicale! In tante interviste ha specificato che preferisce la parola “persone” che trova più rispettosa della parola “pubblico”. In tanti campi penso che le parole siano importanti… ma mai come i comportamenti: ad esempio di un vip verso il suo pubblico o l’importanza dei fatti concreti per integrare le “minoranze”.

Simone mi ha salutata, ho avuto modo di dimostrare la mia gratitudine e apprezzamento. Sono contenta perché in quel momento non erano importanti le sue parole (lo ammetto…), ma il comunicargli la mia presenza e gratitudine.

Mi ha fatto molto piacere che il suo assistente Lorenzo mi abbia ringraziata del mio pensiero che aveva ricevuto, ne è rimasto piacevolmente sorpreso. Ero contenta delle sue parole, è stata la stessa sensazione di quando, da piccoli si metteva l’ultimo pezzo ad un puzzle di oltre cento pezzi!

Fortunatamente spesso, sono io a provare e dimostrare gratitudine verso le persone che mi stanno accanto, o che incontro per caso e sono gentili. Mi fa piacere quando faccio un piccolo gesto gentile verso gli altri, per ricambiare. Penso che essere grati sia uno sentimento importante da provare e restituire, fa bene prima di tutto a noi stessi. È normale che, a volte, ciò non venga recepito da chi vogliamo “ringraziare”, ma se noi stiamo bene il resto non è poi così rilevante…

Ad aspettarlo lì fuori eravamo in circa una quindicina di persone. Molte avevano i suoi libri da far firmare. Il primo novembre al concerto a Roma, c’era tantissima gente: era un buon motivo per essere un po’ infastidito, ma dopo lo spettacolo teatrale, per fortuna, non siamo tanti e si potrebbe intrattenere qualche minuto in più! Anche se, riconosco, che quando si è felici e tempo vola e questo me lo rammento spesso per fortuna!

Che Bella Gente

In questa occasione ho conosciuto persone arrivate lì da varie parti d’Italia. C’era anche una bambina. Cristicchi le ha detto che i bambini sono il suo pubblico preferito.

Sono stata molto felice che tra la conferenza e il dopo spettacolo, ho parlato con tanta gente interessante, Che Bella Gente, potrei dire per citare una sua famosa canzone che ha presentato a Sanremo nel 2006. Ad uscire dal retro del Goldoni oltre a Lorenzo, c’era una ragazza adolescente, molto bella e con i capelli lisci (a differenza dei ricci di Simone). Era Stella, la figlia più piccola. Dopo aver fatto i complimenti a Simone, mi sono presentata. Per fortuna porto sempre in borsa dei depliant informativi su chi sono, cosa faccio e cosa mi muove a comunicare con diverse forme artistichesoprattutto con la scrittura! Le ho detto che su Piccologenio.it può trovare già due articoli su suo padre (da oggi siamo a tre e spero di fare altre esperienze grazie a lui!) e uno sul concerto di Amara. Le ho chiesto se c’era suo fratello Tommaso, mi ha risposto di no. Quando uno sconosciuto mi risponde in modo coerente e non con un sorriso di cortesia, capisco che comprende il mio modo di parlare e mi rilasso. Forse mi sono rilassata troppo… perché le ho parlato della nonna paterna Luciana, che sta in sedia a rotelle a seguito di un’ischemia celebrare; citandola e chiedendole di salutarla e abbracciarla da parte mia…  Tanto, nella peggiore dell’ipotesi, non lo farà!

Dopo aver salutato tutti, Simone, Stella e Lorenzo, sono scappati via a passo molto veloce nei vicoli. Non c’erano la stupenda compagna Amara, a volte fanno delle bellissime cose insieme e non c’era la loro cagnolina Noa che appare in tanti loro video. È un animale molto educato e sa come stare su di un palco.

Riflessioni sulla vita da star!

Riflettendo non so se la vita di un personaggio di successo sia poi così invidiabile, si il successo, i soldi, ma la libertà? E poi ci sono molti sacrifici! Simone era lì con sua figlia adolescente (precisamente Stella è nata nel 2011, dopo il fratello Tommaso nato nel 2008). La mattina avevano raggiunto in canoa un monastero. Il pomeriggio nella conferenza, ha dichiarato di essere un po’ stanco, avvertendo chi sarebbe venuto allo spettacolo che forse non avrebbe dato il massimo di sé, comunque la serata è stato un successone di applausi e teatro pieno come tutte le repliche della tournee. I tre giorni a Venezia sono state le ultime date del tour teatrale durato mesi. Che fatica e quanta poca libertà mi viene da dire! Chissà, magari in una città così unica avrebbero voluto fare qualcosa di più o di diverso, stava anche con sua figlia…!

Per chi lo segue sui social ad oggi, ha già pubblicato i prossimi impegni che sono a ridosso dell’impegno teatrale.

Alla luce di tutto questo e come persona che vorrebbe sapere ogni dettaglio di Simone, di Amara e altri artisti per prendere il buono di ogni loro esperienza della vita personale e pubblica… mi viene da pensare che non so quanto sia bella la vita di un’artista, soprattutto del suo livello. Simone ha dichiarato che il successo e il pensare ai numeri (vendite, visualizzazioni, followers..) è complicato e in passato, stando troppo dietro a tutto ciò, ha rischiato di ammalarsi. Ha poi dichiarato che tutti questi numeri li ritiene “un grande inganno”, consigliando saggiamente ai giovani di stare molto attenti alle dinamiche di oggi. Ha poi aggiunto che ha trovato la sua confort zone nel teatro proprio per uscire dalla frenesia della musica che ti impone di andare a Sanremo, fare più dischi e concerti, con ritmi molto frenetici per poi ricominciare da capo. Preferisce il mondo teatrale, dove ci sono modi e tempi di narrazione più ampi. In un video ha spiegato che le canzoni raccontano una storia in massimo tre minuti a differenza di altre forme narrative. È un pensiero che condivido e sono felice per lui e il suo team teatrale perché per il terzo anno consecutivo registrano il tutto esaurito con questo spettacolo allegro, malinconico, che richiama emozioni e interrogativi negli spettatori. Essendo cantautore, attore e scrittore, riesce ad arrivare veramente a un pubblico ampio e diverso!

Tante narrazione a discapito dei messaggi?

Non voglio fare il bastian contrario, ma a mio avviso, ha narrato in modo sempre uguale la sua esperienza di vita personale e artistica. È come se ci fossero dei paletti molto rigidi nelle tante narrazioni autobiografiche.

È un uomo e artista profondo, ma trovo che lo potrebbe essere ancora più aggiungendo qualcosa altro alle domande che gli vengono poste da persone molto diverse.

Infondo, se seguite Simone e lo studiate con attenzione, non dice molto sull’improvvisa perdita del padre Stefano di appena quarant’anni.  Ed ancora, ad esempio, sappiamo che l’ultimo ricordo è stata una sgridata perché suonava troppo forte. Purtroppo, poco dopo il babbo è stato portato via con l’autoambulanza. Lo capisco e, ovviamente, mi rattristo anche perché un vissuto di perdita simile e ho un’idea di cosa significhi. Non racconta altro su questo episodio,  su tutti gli anni precedenti. Ha narrato molto della sua vita privata e  della carriere, ma ho tante altre domande su tutto.

I miei interrogativi spaziano dall’uomo all’artista

Ho individuato altre domande che, ad esempio, indagano sul suo rapporto con i suoi musicisti storici (Riccardo Corso,  Riccardo Ciaramellari e  Antonio Iannetta), gli anni nei quale da adolescente si è rifugiato nel disegno, il cambiamento tra i primi album, apparentemente ironici, ad una forma più spirituale. La fatica di emergere nel mondo della musica e di trovare la sua unicità, come gli ha insegnato il suo grande maestro di disegno Benito Jacovitti e molte arti argomenti…

Le domande: un input per aprire nuove forme di narrazioni

Come autrice, pedagogista e cantastorie amo le domande che mi permettono di ragionare e aprire nuove finestre sulle mie esperienze. È vero che due teste sono meglio di una, quindi ringrazio sempre chi  mi offre la possibilità di andare su sentieri poco noti ed inesplorati…  Lui stesso, nella canzone: CHE BELLA GENTE, ci invita ad “non accontentarti di restare in superficie, ma scava nel profondo oltre la radice e le apparenze…”Ciò detto perché, in pratica, sembra non vale re per tanti artisti che sono più che mai, i moderni paladini di messaggi importanti?

In quanti, oggi, invece che prendere un bel libro in mano o andare ad ascoltare la Messa si rifanno ai talk show o alle facili strategie del momento. In tanti ed è stato lo stesso Simone a parlarne. Ecco perché lo invito a non avere paura di esplorare, azzardare… per narrare di più di sé stesso e le fragilità umane che ha sempre egregiamente esplorato dal successo di “Ti Regalerò Una Rosa” e il bel documentario “Dall’Altra Parte Del Cancello” come primi step di una precisa situazione umana e sociale: quella delle malattie psichiatriche. Sono queste le tematiche più note che lo hanno portato al successo con varie forme d’arte. Negli anni successivi ad oggi è stato molto bravo a portare alla luce altre situazioni sociali: i minatori, il dramma delle foibe, la storia di Maria Sole, una bambina morta a soli nove anni. Ha parlato anche degli anziani soli negli ospizi e dei malati di alzheimer.

Si spende molto socialmente nella sua arte e in molte interviste, ma perché ciò forse rimane solo a livello artistico? Perché gli artisti in generale, dopo essere diventati famosi si spendono solo nella loro arte e sono sempre (chi più chi meno…) inarrivabili?

Cambiano gli incontri e i modi di comunicare. Forse è un grande inganno?

“Aumenta l’uso degli antidepressivi in età pediatrica. Oggi i medici, oltre alle medicine prescrivono relazioni umane”.

Due affermazioni forti che ha fatto lui stesso. Con l’avvento dei più grandi socialnetwork sembra che comunichiamo di più, ma è provato che è esattamente il contrario. Siamo tutti più soli e distanti.  Anche Cristicchi lo sa bene, ne ha parlato da solo e nel programma con Don Luigi Verdi: le poche cose che contano per Tv200.

Rimpiango il fan club di Marco Masini nei primi anni ’90. L’ho incontrato più e più volte… Già all’epoca gli ho fatto qualche domanda. Avevo 11 anni e mi basavo sui ritagli di giornale che nonna e Ricky mi regalavano… Non ero grande, ma mi ricordo che nei tanti nostri incontri ero io a cominciare un dialogo e a fargli tante domande. Mi fa tenerezza ripensarci da adulta! Se siete curiosi è tutto raccontato nel mio romanzo di formazione Nata Viva. Il capitolo si intitola proprio Marco Masini. Rimpiango quei tempi: c’era più tempo e più disponibilità.

Comunque Simone si lascia salutare. Non è scontato per un artista di quel calibro. Ma senza il loro pubblico gli artisti non avrebbero i soldi, il successo e la notorietà che hanno.

Dalla mia esperienza con Amara

La sua compagna Amara è molto disponibile all’incontro e alla narrazione. Peccato che è più difficile da seguire perché fa meno eventi e li pubblicizza solo nelle storie di Instagram. Le storie sono a ridosso dei suoi avvenimenti. Per ora… solo una volta sono riuscita a prendere e partire, ma avevo un appoggio da un’amica e l’Abbruzzo è raggiungibile in macchina!  Chissà perché non ha un sito e non fa le grafiche con le tante date.  Magari i concerti non sono tantissimi, ma viaggia molto per eventi nei teatri, nelle librerie, anche lei ha parlato spesso in tantissime interviste…! Anche lei mi appassiona molto e l’ho approfondita grazie a Youtube.

Forse, per ora, è un’artista di “nicchia”, ma ha il suo da fare e il suo pubblico. Lei è stata molto loquace e gentile quando le ho parlato dopo un suo meraviglioso concerto l’estate scorsa. È come se più hai successo meno hai tempo a disposizione per le persone che ti seguono, ma è una logica triste. Ciò detto si può ricollegare all’importanza del senso di gratitudine.

Una delle sette parole scelte da Cristicchi come chiave per la felicità è umiltà. A volte si può fare di più per essere umili e, come dice lui attenti.

Dal decalogo il cantautore sceglie la parola “umiltà” e la suggerisce agli studenti dell’Università Cattolica per l’avvio del nuovo anno accademico.

«Questa parola profuma di terra, viene dal latino humus, che significa terra fertile, quella sostanza che rende feconda la terra e quindi se mi sento umile posso essere come un campo arato pronto a ricevere i semi di bellezza e conoscenza che tutti mi possono donare».

L’invito, quindi, a mettersi nella prospettiva di imparare da tutti, a mantenere quella semplicità che hanno i bambini, quella curiosità che ti fa esplorare il mondo, a essere osservatori senza perdere tempo, a non essere banali.

E ancora, secondo Simone Cristicchi le parole chiave del suo progetto Happy Next (libro, spettacolo e documentario), sono un percorso interiore ispirato a una visione spirituale e comunitaria: Attenzione, Lentezza, Umiltà, Cambiamento, Memoria, Talento, Noi.

Gli auguro di avere l’occasione di essere sempre felice, umile, coerente e disponibile per se stesso, la famiglia e chi lo appezza.

Il tour a Venezia

Per quanto riguarda Venezia, è sicuramente faticosa da esplorare per chi ha una mobilità ridotta: tanti ponti non hanno le pedane, quindi vanno superati a piedi. Per tanti, me compresa, questo implica una notevole fatica fisica. Come nota positiva va detto che tutti i vaporetti hanno le rampe. Anche San Marco e la zona limitrofa sono ben organizzate.

Sinceramente, prima di partire avevo paura che fosse quasi tutto inaccessibile, quindi ho prenotato per trattenermi solo due giorni, va detto che è una città cara, ma meriterebbe una visita più lunga per esplorare le infinite bellezze e la lunga storia che offre. Comunque abbiamo visto tanto. Abbiamo organizzato un giro in motoscafo con una bellissima visita guidata alla scoperta della storia e dei posti più nascosti della città antica, ma anche delle parti più moderne. In barca abbiamo visto le zone: Dorso duro, Giudecca, Zattere, Castello, l’Arsenale, Cannareggio e Santa croce, con la giuda. La barca era a motore non era una gondola. A piedi e con la mitica sedia a rotelle elettrica abbiamo visto: palazzo ducale, San Marco, dorso duro e la collezione Peggy Guggenheim.  Quando salivo e scendevo le scale dei ponti, dando il braccio a Maricica, ci è successo molto spesso che dei turisti hanno trasportato Gina La Sediolina (così ho chiamato la mia carrozzina elettrica che da circa tre anni è un’ottima compagna di avventure!).

Ho notato persone di diverse nazionalità con sedie a rotelle e, devo dire, che la zona vicino San Marco e tutti i vaporetti sono accessibili grazie alle tante rampe.

In questo viaggio ho conosciuto tante belle persone, come una signora che ha visto lo spettacolo Franciscus ben nove volte e, in macchina, segue Simone da anni in ogni sua esibizione al centro e al nord.

Alla conferenza e ad aspettarlo all’uscita del teatro c’erano dei bambini.  A suo dire è il suo pubblico preferito e si vede. Al ritorno, sul treno, ho conosciuto una coppia di persone simpatiche.  Lui era in sedia a rotelle. Stavano andando a Napoli per la prima volta, gli ho dato dei consigli e dandogli il depliant li ho invitati a seguirmi sui social.

Grazie al mio interesse per Cristicchi, iniziato dopo la sua esibizione a Sanremo 2025 con la canzone “Quando Sarai Piccola” ho ripreso il mio interesse per i viaggi, la musica, la scrittura e le storie di vita. Sono grata e contenta, per tutto ciò, soprattutto a me stessa!

A proposito di gratitudine: sono molto felice che l’articolo sull’incontro di Perugia, tra me e Simone sia stato apprezzato da tante persone! Nei “leggi anche” troverete quell’articolo, quello del suo concerto a Roma del suo tour “Dalle Tenebre Alla Luce”,  il concerto di Amara dell’estate scorsa e la versione online del mio depliant.
Infine, vi ricordo che non ho contatti diretti con l’artista… sono semplicemente andata a un suo concerto e ai suoi spettacoli teatrale. Magari se avete contatti con lui, Amara o qualcuno del loro entourage mi potete scrivere.
Aspetto i vostri riscontri, grazie infinite.
Buona lettura.

Grazie e buona prosecuzione!

Contatti e libri:

Clicca qui

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi anche:

Depliant

L’emozionante incontro con “Il folle che parlava agli uccelli”

Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Presentazione del saggio “RaccontAbili”

 

Continua a Leggere

L’emozionante incontro con “Il folle che parlava agli uccelli”

In questo articolo troverete le emozioni ed il resoconto dell’incredibile e rapido incontro tra me e Simone Cristicchi.
Dopo il Sanremo del 2025, ho cominciato a seguire il suo materiale online. Ho apprezzato tante interviste che parlano dei suoi famigliari, del problema che ha colpito la madre. La morte di suo padre ed altre grandi vicende autobiografiche. Di seguito troverete un collage della sua incredibile vita.
Ci tengo a precisare che non ho contatti diretti con l’artista… sono semplicemente andata a un suo concerto e a un suo spettacolo teatrale. Anzi se avete contatti con lui, Amara o qualcuno del loro entourage mi potete scrivere.
Aspetto i vostri riscontri, g
razie infinite.
Buona lettura.

Il 26 febbraio 2026 sono stata al Teatro Morlacchi, di  Perugia per vedere “Franciscus*, il folle che parlava agli uccelli”. Uno spettacolo del quale “Simone Cristicchi è autore, insieme a Simona Orlando e unico attore in scena. È stata un’ora e  mezza emozionante che, tra riflessioni e canzoni inedite, ha  raccontato la vita di Francesco di Assisi, il “santo di tutti”. In questo articolo mi soffermerò sull’ emozione e riflessioni di un incontro intenso, tanto atteso e desiderato, che spero non sia l’unico…

Qui di seguito riporterò e commenterò solo alcuni passaggi che ritengo più affini con il mio percorso di crescita e formazione.

Ma procediamo con ordine, sono felicissima di aver raggiunto il mio sogno: quello di fare quattro chiacchiere con Simone! Spero che non sarà stata l’unica occasione. Mi sto già organizzando per rivederlo e cercare di riassumergli le tante cose che ci rendono simili. Comunque è  stato molto disponibile con me ed il mio braccio destro, Maricica, la persona che vive con me e che condivide ogni esperienza, positiva e negativa, con amorevolezza e professionalità. Lo abbiamo incontrato dopo gli  spettacoli, grazie alla disponibilità del suo staff che mi ha consentito di poter accedere al dietro le quinte dopo il concerto a Roma dello scorso primo novembre e di nuovo a Perugia!

I messaggi

Nella seconda occasione in Umbria Simone era molto più a suo agio e disponibile a parlare, probabilmente anche perché c’era meno folla e si è evitato l’effetto assalto! Si ricordava del nostro incontro a Roma. Appena l’ho visto gli ho dato una busta trasparente preparata con molta cura, i miei libri glieli avevo già regalati. Nella busta, da una parte si vedeva l’album delle foto del concerto di Amara e, dall’altra c’era un foglio con su scritto:

Per Simone Cristicchi da Zoe Rondini

In questa busta troverai:

-Una lettera per me molto importante,

-L’anticipazione di un’intervista che sogno di farti,

-Foto del concerto di Erika a giugno 2025, a Roseto Degli Abbruzzi,

-Qualche altra foto delle mie passioni,

-Un disegno fatto da me e mia nipote Adriana di tre anni e mezzo (ovviamente fatto con i nostri stili…😊😉),

-Qualche depliant sui miei libri (e non solo) che vi ho già regalato,

Prima di tutto ha letto il mio nome. Ero concentrata sulle tante cose che ci tenevo a dirgli, sapendo di avere poco tempo a disposizione e per questo mi sono dimenticata di presentarmi. Gli ho spiegato il contenuto della busta, ero molto emozionata, ma sono comunque riuscita a dirgli tante cose. L’ho ringraziato per  ciò che comunica. Gli ho spiegato che mi piacciono le sue interviste e le conosco, più  o meno, tutte a memoria grazie a YouTube, anche Maricica  lo ha confermato! Gli ho raccontato che scrivo, che abbiamo tante esperienze in comune.  Gli sono grata e lo ammiro,  non tanto per la sua arte, mi sembra scontato dirgli che lo conosco e lo apprezzo come artista, quanto per le cose che dice. Amo ascoltare le sue interviste e i messaggi che trasmette in varie trasmissioni, presentazioni e concerti. Si ispira a cose semplici, concetti chiari e preziosi presi da situazioni e personaggi. Come dice lui stesso, è una persona in continua ricerca,  si rifà ai  valori del vangelo e principi universali che fanno parte  di ogni religione e dovrebbero far parte di ogni essere umano.

La fatica personale e famigliare

Si vede che ha faticato, ha sofferto, non ha avuto una vita semplice. Ha raccontato in tante occasioni che, nei suoi esordi nel mondo della musica, ha dovuto faticare dieci lunghi anni prima di emergere e  trovare la sua strada. Penso che sia attento agli altri anche perché la mamma Luciana è il suo modello di forza: rimasta vedova presto ha cresciuto da sola i tre figli Daniele, Simone e Desirè.  La donna nel 2012, ha avuto una  grave emorragia cerebrale. Simone era in autostrada di ritorno da un concerto, i medici non avevano lasciato speranze: la signora era morta clinicamente, fin quando si è risvegliata. “Non era la stessa Luciana di prima – dice il cantautore -. L’anima è intrappolata in una corazza che non le permette di fare granché o di esprimersi correttamente”.  Magari questa esperienza di vita  lo ha reso recettivo e attento a tante situazioni.

I Matti de Roma

Non dimentichiamoci anche che nel 2005 ha girato tante strutture psichiatriche, in varie regioni d’Italia, per raccoglie le testimonianze attorno alla malattia mentale e ha realizzato il bellissimo documentario “dall’altra parte del cancello”.

Nel 2007  ha vinto a Sanremo con la canzone Ti Regalerò Una Rosa, che racchiude tante storie e sensazioni ricevute nel viaggio nelle e sulle malattie mentali. La canzone ha vinto il Premio della Sala Stampa Radio-Tv e il premio della critica intitolato a Mia Martini. Un vero e proprio successo. Sui problemi mentali, che ha narrato, in un’interessante intervista al Corriere Della Sera che:

“Quando ero piccolo, nel mio quartiere si aggiravano figure particolari con cui tentavo di entrare in empatia. Da lì ho preso spunto per tante canzoni, come, per esempio quella intitolata I MATTI DE ROMA. Al centro diagnosi e cura di un ospedale di Roma poi, veniva spesso ricoverato spesso un amico, per problemi di droga. Lo andavo a trovare, portavo la chitarra per fare musica in questi reparti. Ricordo un uomo che faceva collezione di cavatappi, un professore di storia dalla cultura immensa caduto in depressione. Ne ho tratto il mio primo libro, “Centro di igiene mentale”. Ho realizzato un documentario sui manicomi, intervistando centinaia di infermieri, medici, ex degenti, artisti”.

 

Le cose che abbiamo in comune

Simone e io, ci reputiamo due cantastorie, entrambi abbiamo sperimentato varie forme d’arte, lui il disegno, la musica, la recitazione, la scrittura. Io la scrittura e la recitazione. Tra le varie forme artistiche, ha trovato la sua comfort zone nel teatro, io nella scrittura. A dieci anni perde il padre Stefano, quarantenne.

“Mi sono chiuso nella mia stanza, non volevo vedere più nessuno, e ho cominciato a disegnare. È stato un modo per canalizzare la rabbia che sentivo crescere in me. Noi possiamo nascere più volte in una sola vita, e a qualsiasi età: il Simone “artista” nasce nel momento peggiore della sua vita. Come antidoto a questo dolore invento un mondo immaginario perfetto dove vivere. Disegnavo in modo compulsivo, anche dodici ore al giorno. Per questo porto gli occhiali da vista”.

Il nostro magico incontro e la mia ipotetica intervista

Ma torniamo alle bellissime sensazioni del nostro incontro. L’ho abbracciato forte e lui si è lasciato abbracciare e poi abbiamo fatto la foto. È stato lui a dire a Maricica di farla. Andando via gli ho fatto gli auguri per il compleanno del primogenito Tommaso, che ha da poco compiuto diciotto anni, mi ha ringraziata.  Credo e spero di avergli fatto capire che lo conosco bene. Gli ho anche detto che ci vedremo a metà luglio da un amico in comune…

Nella busta c’era anche un’intervista che sogno di fargli. Su questo ho fatto solo un accenno, gli ho detto che conosco bene tutte le sue interviste e quindi gli ho preparato delle domande inedite. Non ho avuto il coraggio di dilungarmi su questo aspetto perché spero che leggerà tutto con calma. Riguardo all’intervista avevo anche paura di infastidirlo e fargli dire che non mi sarà mai possibile realizzare questo sogno. È stato un incontro stupendo che temevo di rovinare. Simone è stato molto accogliente nei nostri confronti. In poco tempo gli ho accennato che ho  tante domande nuove anche perché quello che racconta della sua vita lo so molto bene e ogni risposta mi attiva pensieri, ragionamenti e nuove domande! Dice spesso che il suo super potere è la curiosità, si è dimostrato attento e curioso nel conoscermi e per tutto ciò gli sono veramente grata! Dice anche che non ci deve essere distinzione tra persona e personaggio. Infatti è stato aperto ed umano proprio come lo immaginavo.

L’unicità e l’effetto auto-curativo delle forme narrative

Abbiamo in comune molte cose.  Ad esempio un lutto famigliare improvviso quando eravamo poco più che bambini. A ciò  ha reagito chiudendosi in camera, altrimenti come dice oggi lui stesso,  avrebbe fatto del male agli altri. Non  sopportava le facili risposte degli adulti, come ad esempio: “tuo padre è andato in celo”.  Si vergognava di essere l’unico, tra i suoi amici, a non avere entrambi i genitori. Come dice lui, entrambi ci siamo salvati la vita con l’arte. Altrimenti probabilmente saremo state persone molto più problematiche senza la narrazione che per lui è sfociata nel disegno e per me nello scrivere la mia vita. Ho narrato  i ricordi che mi legavano al secondo marito di mia madre che è venuto a mancare prematuramente ed improvvisamente il 3 agosto 1994.

Per inciso dopo l’improvvisa morte del padre Stefano, Simone, ha reagito disegnando, in camera sua per ore ed ore. Creava vignette con personaggi  ironici e strampalati.  E’ stata la sua prima forma di racconto e, con il tempo e l’aiuto del suo grande maestro di disegno Iacovitti, è riuscito a trovare la sua unicità. Io non l’ho trovata… piuttosto direi che sono state la mia diversità e unicità che hanno trovato me!

Dall’adolescenza  in poi, ho fatto “pace” con la mia diversità e ho “tramutato” il mio bisogno di narrarmi… in esigenza creativa! Infatti, in quegli anni di mutamento, ho compreso  che è grazie alla mia unicità ed al bisogno di narrarmi e di narrare   che mi sono realizzata nella vita personale e professionale…  Per quanto mi riguarda, dai mie tredici anni in poi, ho cominciato a riempire i momenti vuoti con la scrittura. La narrazione di sé è diventata strumento di empowerment e capacità di interagire con gli altri.

Simone ha detto di essere per l’inclusione e sta dalla parte degli ultimi. Ha un super potere: la curiosità che lo ha aiutato a voler capire tante situazioni. Adesso che sono adulta penso che il mio super potere sia la memoria  per i racconti di vita. Tutto ciò mi ha portata a scrivere prima il romanzo autobiografico Nata Viva e poi il saggio polifonico RaccontAbili . Il secondo volume l’ho realizzato grazie a delle interviste che mi hanno permesso di accedere a tutto quello che di straordinario e ordinario c’è nelle vite delle persone che per diverse ragioni hanno a che fare con le disabilità. Il libro affronta tematiche quali: famiglia, lavoro, arte, routine, amore e sessualità; dal punto di vista, delle persone che, direttamente o indirettamente vivono una situazione di disabilità. Per tutte le informazioni sui miei  lavori e per scoprire cosa mi spinge a fare ciò che faccio vi invito a visitare la pagina Zoe Rondini del mio portale Piccologenio.it .

Il web come spinta ad essere curiosi, aperti e crativi

Le mie passioni e attività mi portano a fare questa riflessione: è vero che internet nasconde tante insidie, lo vediamo quasi costantemente nei fatti di cronaca, ma come tanti strumenti può e dovrebbe essere usato anche con correttezza e responsabilità per valorizzare a pieno le potenzialità enormi che Internet e i social network offrono. D’altronde, è grazie all’utilizzo di YouTube se ho scoperto, la bravissima artista e compagna di vita di Simone, Erika Mineo, in arte Amara, le persone stupende del Monastero San Magno, dove i due artisti hanno fatto concerti e  presentazioni di libri. Sempre grazie all’algoritmo di YouTube sono capitata nei video delle loro conferenze ed esibizioni alla Fraternità di Romena, dove vorrei andare presto a conoscere diverse persone. Ed ancora, è  sempre grazie a internet, in particolare i video, che ascolto ogni giorno storie di vita drammatiche, coinvolgenti o divertenti. Tant’è che di recente ho aggiunto alla pagina Zoe Rondini, del   mio portare queste parole: “Amo le storie di vita. (…) La raccolta e divulgazione dei racconti di vita altrui non è solo una delle colonne portanti del mio lavoro, ma è anche una grande responsabilità e una passione. Per questo, nel tempo libero, amo ascoltare storie di vita, mi piace sentirle dal vivo o tramite radio, interviste e YouTube. (…) Credo che tutto ciò sia una particolarità importante, da coltivare per cercare di essere una persona migliore, utile non solo a me stessa ma anche agli altri, sul piano professionale e personale. Perché l’unicità e lo stupore sono l’essenza di ogni persona”.

Altri lati umani dell’artista

Tornando all’incontro con Simone è stato veramente bello potergli dimostrare la mia ammirazione e gratitudine. E’ una persona attenta, empatica, disponibile e umana. Mi piacciono i racconti sui nonni Rinaldo e Selene, gli aneddoti su sua zia Rosina. La mia intervista sarebbe incentrata  sul “completamento” della sua storia di vita. Ovviamente ci sono domande sulla sua faticosa e brillante carriera, ma sono tutte dal punto di vista di come le ha vissute come persona più che come artista. Non si tratta di domande tecniche su musica, teatro, scrittura e disegno.

È lodevole che senta una forte responsabilità per i messaggi che trasmette. A suo dire, chi ha un microfono davanti si deve fare strumento di messaggi sociali importanti. Direi che per fortuna, tutto ciò con lui è tangibile a livello artistico e mediatico. Sono felice che, in questo caso… esista una coerenza tra persona e personaggio. Tra ciò che è e ciò che trasmette…

Per il mio rapporto personale con la musica posso raccontarvi che per tanti anni non sono andata a concerti e i miei gusti musicali erano molto ridotti e discutibili da tante persone. Ormai sono matura e in grado di organizzarmi, ho imparato anche a chiedere aiuto lì dove  serve… Ultimamente sto andando spesso e volentieri, a teatro ed a numerosi  concerti. Spero anche di continuare così e che, con l’arrivo della bella stagione, che mi  favorirà  gli spostamenti, ci  sarà modo di andare alla Fraternità di Romena, al Monastero San Magno e a tanti eventi.

Per me è importante l’umanità di un artista. Capisco che non è semplice stare dietro ai tantissimi fan, ma loro sono i portavoce di messaggi importanti, positivi e condivisibili. Mi è capitato in passato, (con un’artista su quattro) di non riuscirgli  a dare una busta con i miei libri e una lettera per me molto importante al famoso cantante che seguivo in quel periodo. La delusione è stata talmente forte che dopo  quel tentativo… i suoi testi che parlano d’amore in tutte le sue forme, non mi risuonavano più, anzi mi sembravano ipocriti! Sono andata per fino vicino a Milano per un suo concerto, dopo averne visto uno a Roma anni prima. All’epoca non mi era semplicissimo organizzarmi… Tra cd e biglietti acquistati senza usufruire dello sconto destinato alle persone con disabilità e rispettivo accompagnatore, avevo fatto la mia parte per contribuire al mestiere, faticoso e creativo, di quel noto artista e di chi lavora per lui e con lui…! Il cantautore e il suo staff potevano essere più accoglienti: infondo tra una foto e due parole, non gli avrei rubato più di qualche minuto!

Speranze e progetti futuri

Per un prossimo futuro spero non mancherò occasione di interagire con lui ed Erika. Nei “leggi anche” qui sotto troverete i link al racconto del concerto di Simone e quello di Amara. Per questi obiettivi non voglio perdere la speranza  e la volontà che mi hanno  sempre aiutata ad impegnarmi per cercare di raggiungere i miei sogni più importanti! Tutto ciò è una spinta importante per avere nuove idee da narrare, vedere bei posti e fare tesoro di nuove esperienze umane e “turistiche”.  Perchè ogni bella esperienza si vive tre volte:  quando la sogni, quando la vivi e quando la ricordi.

  • Grazie alle tante persone che si sono emozionate leggendo questo articolo e grazie a mia sorella che, dopo averlo corretto, mi ha detto “Bello, sembrava di essere lì con te!”

Ecco qualche vostro esempio:

  • “Cara Zoe, mi sono emozionato leggendo il tuo articolo. Attraverso le tue parole ho apprezzato questo artista che non conoscevo, ma ho anche rivissuto tanti momenti della vita che abbiamo condiviso sia direttamente che indirettamente. Alcuni dei tuoi dolori sono stati anche i miei. Sei veramente un Piccolo Grande Genio. Ti abbraccio. S”
  • “Auguri Zoe, buon 8 marzo 💛(…)
    Mi piace come ti sei posta con Simone e spero che il tuo sogno di intervistarlo si avveri. R.”
  • “Grazie per avermelo girato personalmente 🙏❤️.E’ un artista che apprezzo molto e mi hai dato informazioni per approfondire  e quello che ha fatto, cose che non sapevo…grazie di cuore per il tuo pensiero per me ❤️V.”

Contatti e libri:

Clicca qui

Leggi anche:

Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Il concerto di Simone Cristicchi: talento, ma poco tempo per i fans

Zoe Rondini: formazione e lavoro

 

*Franciscus, il folle che parlava agli uccelli
di e con Simone Cristicchi
scritto con Simona Orlando
canzoni inedite di Simone Cristicchi e Amara
musiche e sonorizzazioni Tony Canto
scenografia Giacomo Andrico
luci Cesare Agoni
costumi Rossella Zucchi
aiuto regia Ariele Vincenti
produzione Centro Teatrale Bresciano, Accademia Perduta Romagna Teatri
in collaborazione con Corvino Produzioni

Continua a Leggere

Il concerto di Simone Cristicchi: talento, ma poco tempo per i fans

Di seguito troverete un articolo del concerto a Roma, con la lettera che gli ho portato. Ci sono inoltre: un videomessaggio per Simone, i miei contatti, foto e video dell’evento all’ Auditorium Della Conciliazione. Buona navigazione.

Il primo novembre 2025, sono andata al concerto di Simone Cristicchi, a Roma presso l’Auditorium Della Conciliazione.

“Dalle  tenebre alla luce”, lo stesso titolo dell’ultimo album, disponibile da giugno 2024. È stato uno spettacolo emozionante, intenso, profondo per festeggiare i vent’anni di carriera del cantautore romano. È stato un magico viaggio tra canzoni, ironia e ricordi. Insieme alla sua band storica e lo Gnu Quarted, Cristicchi ha creato un’atmosfera straordinaria per ripercorrere successi recenti con canzoni mistiche e profonde per ricordarci poi, i successi ironici del passato.

Lo spettacolo è stato un viaggio musicale attraverso le tappe più significative del suo percorso, dalla canzone d’autore ai concept album teatrali, passando per i brani che hanno segnato il suo stile unico e inconfondibile. In scaletta, alcune tra le canzoni più amate del suo repertorio: Ti regalerò una rosa, Studentessa universitaria, Meno male (che c’è Carla Bruni), Sette miliardi di felicità, fino al recente e toccante brano Quando sarai piccola. (Fonte)

Dopo il grande successo teatrale di Franciscus, Cristicchi torna alla musica dal vivo con un progetto che intreccia canzone, teatro e poesia, esplorando tematiche profonde con la consueta alternanza di ironia,  malinconia, leggerezza e introspezione.

L’incontro tra la musica da camera e il rock d’autore dà vita a una sonorità originale e potente, in perfetto equilibrio tra eleganza, sperimentazione e intensità emotiva.

Dalle Tenebre alla Luce è stato molto più di un concerto: è un racconto personale, intimo e universale, un invito a lasciarsi trasportare dalla forza evocativa della musica e dalla profondità delle parole di uno degli artisti più poliedrici della scena italiana contemporanea.

Seguo Simone da diverso tempo, amo le sue canzoni e  mi piacciono soprattutto le sue interviste.

Il  concerto mi è piaciuto molto, nonostante ho trovato molte similitudini con le sue innumerevoli ed interessanti interviste. Ero molto preparata.

È stato emozionante anche andare dietro le quinte a salutarlo. Tantissime persone lo hanno salutato, per questo è stato un incontro veloce. Sono felice di avergli dato i miei libri ed avergli chiesto la dedica su uno dei suoi. Soprattutto ci tenevo a parlarci per consegnargli una lettera per me molto importante. Gli ho accennato che abbiamo diverse esperienze in comune: a cominciare da un lutto famigliare improvviso quando eravamo poco più che bambini. Entrambi, come dice lui: “ci siamo salvati la vita con l’arte”, gli ho detto proprio questa sua frase. Ho raccontato a Simone che ho iniziato a scrivere, ciò che ora è un romanzo di formazione, per superare il lutto di chi mi ha fatto da padre.  

In pochi minuti ho avuto modo di dirgli la lettera che è  molto sentita. Gli ho anticipato anche che mi piacerebbe tantissimo intervistarlo; ho già preparato le domande. Per tale scopo sarei disposta anche ad andare dalle sue parti a Velletri.  Non c’è stato tempo per le foto né per salutare la sua compagna Erika Mineo, in arte Amara, ma è stato disponibile a salutare tantissime persone! Sembrava a disagio di fronte ad una lunga fila di gente. Infondo noi fans abbiamo assistito alla sua arte… perchè indagare sul lato umano di una star, rischiando di rimanere delusa? Forse le sue canzoni non mi bastano… e ciò mi spinge ad ammirare tutto il suo materiale online. Più che le canzoni, mi attrae la sua storia di vita, le sue esperienze con i barboni, i malati psichiatrici. Ma il mondo dello spettacolo è freddo e veloce… Lo dicono anche tanti personaggi celebri quando parlano dei loro esordi.

Tornando all’incontro, è  stato dolce vedere un bambino di nove anni consegnargli una lunga lettera scritta a mano. Ho anche avuto modo di fare una carezza a Noa, la cagnolina di Erika e Simone.

Avrei voluto parlargli di più come si fa con un caro amico. D’altronde sono felice di sapere tantissime cose su di lui. Spero che, sia Simone che Erika, facciano più spesso dei concerti a Roma.

Va anche, di frequente,  alla trasmissione televisiva L’Ora Solare su Tv2000. Ho scritto alla redazione per far parte del pubblico ed incontrarlo ma, per ora, non mi hanno risposto. Perchè è un’ambiente quasi blindato?

È stato emozionante condividere la serata con mia sorella. Seduti davanti a noi c’erano Fiorella Mannoia con il marito Carlo Di Francesco. Ho incontrato Fiorella molte volte, è stato bello vedere che si ricordava di me quando li ho salutati. Lei è una dei pochi artisti che trova sempre tempo per un saluto, un sorriso, una fotografia. Spesso basta poco per lasciare un segno positivo e far felice un’altra Persona. La felicità non dipende  solo da noi, ma è sempre qualcosa di condiviso. Lo sa bene Cristicchi  autore del libro “Happynext. Alla ricerca della felicità”, nel quale racconta il suo viaggio alla scoperta dello stato d’animo positivo.

Chissà perchè il mondo dello spettacolo è così veloce, asettico e difficile per i pochi (quasi sempre normodotati…) che riescono ad arrivare ai vertici di spettacoli e reality. Pubblico qui di seguito la lettera a Simone. Se qualcuno ha dei contatti con la coppia di artisti mi può scrivere.

Grazie a tutti.

Caro Simone,

Mi chiamo Marzia Castiglione, in arte Zoe Rondini.  Sono autrice, divulgatrice, pedagogista e blogger. Nel mio piccolo cerco di essere cantastorie come te… e come te giro volentieri teatri, convegni, scuole e atenei; perché in tutto ciò cerco di portare avanti dei messaggi ed è sempre più importante quello che ricevo, dagli altri, in particolare dagli alunni di medie, liceo ed università.

Dici che spesso ti scrivono persone che si sentono sole, ti scrivono dagli ospizi, gli ospedali… questo mi fa sperare che anche questa lettera non rimarrà un grido nel silenzio.

Mi piacerebbe molto parlarti ed intervistarti. Come hai raccontato a L’Ora Solare, sei andato in hotel per “seguire” il Maestro Franco Battiato, gli hai dato un tuo cd… tanto è che ti ha invitato a casa… Io farei altrettanto per conoscerti! Sono una tua grande fan. Da tempo le tue canzoni e quelle di Erika, mi tengono molta compagnia e mi emozionano tantissimo. Penso di conoscere a memoria tante delle tue interviste e così mi sono resa conto che abbiamo diverse esperienze in comune.

Entrambi ci siamo salvati la vita grazie all’arte. A tredici anni è venuto a mancare il secondo marito di mia madre che per me è stato un padre. Questo è stato il primo motivo che mi ha spinta a chiudermi nella mia stanza… anch’ io con una bella lampada… E, armata di un vecchio computer, ho iniziato  a scrivere la  mia autobiografia. Il secondo motivo è che avendo una disabilità motoria, dovuta ad un’asfissia neonatale di cinque minuti, la mia adolescenza è stata piena di barriere e limitazioni. Passavo interminabili pomeriggi a scrivere al computer perché era l’unica cosa che potevo fare in autonomia. Mi piacerebbe tanto conoscerti di persona, raccontarti di me farti domande sulla tua storia e la tua vita, ascoltare i racconti su tuo nonno Rinaldo e tua nonna Selene, curiosare per sapere che tipo di padre e compagno sei.

Come ti trovi a collaborare con l’Osservatore Romano? Complimenti! Quando è uscito il mio primo libro, nel 2011, è stata scritta una recensione su questa testata. E ancora, dopo il Covid, sei tornato nelle scuole, qual’ è la tua esperienza con i bambini e ragazzi? Ho impiegato sedici lunghi anni per scrivere e veder pubblicato il mio romanzo di formazione “Nata Viva”. Come hai fatto a non demordere in quel lungo periodo dove le case discografiche non ti notavano?

Sai, recentemente a luglio, sono stata  alla Fraternità Monastero di San Magno e ho conosciuto Don  Francesco. È una persona eccezionale! Ha voluto sapere la mia esperienza di vita e forse faremo qualche cosa insieme!

Un’altra cosa eccezionale è stata andare al concerto di Amara, evento splendido tenutosi lo scorso 28 giugno a Roseto degli Abbruzzi. Oltre ad essere la mia cantante preferita è una persona meravigliosa perché dopo il concerto ho potuto parlarle ed avere la conferma che siamo sulla stessa frequenza.  Spero che faccia presto un evento a Roma. Noi ci vediamo il primo novembre, all’Auditorium Della Conciliazione. Spero tanto che sia possibile salutarti in camerino, porto con me un tuo libro: mi piacerebbe tanto avere la dedica.

La cosa che mi piace di più di quando cantate insieme sono le occhiate amorevoli che vi scambiate e i vostri sorrisi complici. Siete stupendi!

Mi piacerebbe tanto conoscerti e parlarti per questo girerei tutta  Roma e non solo.

Volevo anche chiederti: tra le tue stupende poesie in musica e dopo avere trattato varie sfaccettature di problemi e situazioni della vita… perché non parli della disabilità? A tal proposito, ti parlo un po’ di me e di ciò che faccio.

Dopo “aver riflettuto per i primi cinque minuti di vita, ho deciso di respirare”, e quindi di vivere…  Oggi conduco una vita “normale”: non vivo in famiglia, sono laureata, scrivo, guido, in poche parole…  Esisto e cerco di vivere…

Tra le tue canzoni, quelle che parlano più di me e del mio vissuto sono: I MATTI DE ROMA, LAURA e LA CANZONE DEI VECCHI AMANTI, mi piacerebbe raccontarti a voce e fino in fondo perché queste canzoni mi risuonano, un po’ te lo scrivo.

Mi reputo serenamente… e affettuosamente   MATTA,  adoro LA TOSCANA, I MATTI e CASTELLI ROMANI. Anch’io, come te,  penso che esistano tanti concetti di normalità e di felicità… tanti quanti le persone! Per me la felicità non dovrebbe essere sbagliata, anche se per chi non la sa gestire, si trasforma in euforia alla quale segue, inesorabilmente, la depressione.

Dal 2012 al 2020 ho portato nelle scuole il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, che si propone di incentivare la narrazione del sé, sensibilizzare sulle differenze  e si cerca di prevenire il bullismo. L’ho riproposto dopo il Covid, ma ultimamente è tutto più difficile…

(…) Mi piaceva quello che ho fatto come  autrice, peccato che sta sfumando e sono rimasta sola, senza il mio consulente letterario che, per tanti anni, con competenza e affetto, ha creduto in me e mi ha aiutato a realizzare tanti progetti.

L’attitudine alla recitazione mi ha portato, grazie alla collaborazione con Matteo Frasca e la regista e attrice Tiziana Scrocca, ad estrapolare dal mio romanzo la sceneggiatura dello spettacolo teatrale “La cantastorie Zoe“. Inoltre, dal 2019 al 2023 ho fatto parte del laboratorio teatrale indipendente – “Compagnia Nuovo Teatro”, direzione artistica dell’attrice-regista Patrizia Schiavo, che ti conosce.

Continuo a parlarti della mia “missione”, sperando di conoscerti di persona, prima o poi…

Ma andiamo con ordine: il mio ultimo “figlio” è il saggio RaccontAbili: domande e risposte sulle disabilità” (Erickson Live 2020). La mia prima opera  letteraria è il romanzo autobiografico Nata Viva”, (Seconda edizione nel 2015, grazie alla Società Editrice Dante Alighieri).
Dal romanzo è tratto l’omonimo cortometraggio, disponibile su YouTube. Il video è il seguito del libro ed è stato il  primo a classificarsi nella categoria “Corti Della Realtà”; nell’ambito del Premio L’Anello Debole – Festival di Capodarco edizione 2016.

La mia passione per la scrittura mi ha anche portata, dal 2006, ad aprire  il portale www.piccologenio.it dove pubblico principalmente contributi  su tematiche quali disabilità, amore, sessualità, narrazione di sé e pedagogia.

Nel sito puoi trovare l’articolo, foto e video del concerto-incontro di e con Erika!

Sono laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione, con specialistica in Lettere, Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma.

Mi impegno anche come divulgatrice delle tematiche di educazione sessuale e disabilità. Amo cucinare, faccio anche un ottimo gelato in casa!

Ho regalato i miei libri in duplice copia ad Erika, magari possono essere di ispirazione per una canzone sulla disabilità?

Hai chiesto a tanti… che cos’è la felicità, oggi come oggi la mia sarebbe stare bene, scrivere, ricominciare a fare le cose di tutti i giorni. (…) Rivedere i concerti tuoi e di Erika. Come avrai capito mi piacerebbe conoscerti, intervistarti. Ho già buttato giù gran parte delle domande. Sarebbe un dono enorme sia se fosse una cosa solamente nostra sia che fosse un’intervista più strutturata…  o, come si vede in molti programmi, possiamo far vedere un po’ di tempo trascorso insieme, che ne pensi?

Scusa se mi sono dilungata, ti considero un Amico e una persona molto speciale per il tuo talento, i messaggi che riesci a divulgare e il tuo essere normale, con un grande sorriso che cela quella timidezza che hai imparato a gestire! 🙂 Ti auguro di non perdere mai la poesia, l’ironia, l’empatia, l’attenzione verso gli altri e la leggerezza che ti caratterizzano!

Mi avete parlato più te ed  Erika che tante persone che conosco…!

Vi auguro di rimanere persone vere, umili e centrate come siete ora!

Vi auguro anche tanto amore e serenità. Un abbraccio forte, che siate sempre “perfetti e benedetti”!

GRAZIE!

Marzia – Zoe

Contatti:
E-mail: zoe.rondini@gmail.com
Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

 

 

Leggi anche:

Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Lettera a Fiorella Mannoia

Zoe Rondini: formazione e lavoro

 

 

Continua a Leggere

Stati emotivi e equilibrio: ognuno a modo suo!

Cos’è la felicità e chi è veramente felice? Mi interrogo su questi e altri concetti in un periodo di vulnerabilità, dove mi sento troppo Marzia e poco Zoe Rondini, autrice, invitata a parlare ai ragazzi delle scuole o a presentare i miei libri. In passato mi sentivo più sostenuta da un consulente letterario, famigliari, insegnanti e altri autori.

Per Aristotele, la felicità non è un semplice stato emotivo, ma uno stato di piena realizzazione personale e di esercizio delle virtù. È il fine ultimo della vita umana, un’attività continua che si raggiunge attraverso il vivere secondo ragione e virtù, e che porta a una vita piena e soddisfacente. Non è un’esperienza passiva, ma un’attività costante e impegnata.

Aristotele collega la felicità all’idea che ogni essere umano ha una funzione specifica, e la felicità consiste nel realizzarla nel modo migliore possibile. Per l’uomo, questa funzione è legata alla sua natura razionale.

La vita è basata su ciò che portiamo avanti, ma anche sulla gestione di emozioni, accadimenti che, non sempre, dipendono da noi. Per fortuna ci sono momenti di felicità in cui ci possiamo lasciare andare, persone con le quali ci possiamo rivelare per quello che siamo… Sarebbe ancora più complesso vivere con un iper-controllo su gesti, azioni, pensieri ed emozioni. Chi ci può insegnare la felicità e la differenza tra euforia. Cos’è la depressione, è una malattia o un malessere? Perché a volte ci paralizza e non ci permette di svolgere le attività complesse e più ordinarie di tutti i giorni?

Cos’è la felicità? Esiste davvero o è una nostra invenzione?  Secondo me ognuno è felice, infelice, depresso, euforico… a modo suo. Non ci dovrebbero essere spiegazioni, prediche, retorica su altre persone che vivono queste ed altre emozioni a modo proprio.

Ho trovato interessante l’articolo “Cos’è la felicità? Perché alcuni sono felici?[1]”, dello psicologo Angelo Scuzzarella e altre definizioni che citerò di seguito.  “Dire che la felicità non esiste è una stupidaggine. – dice l’esperto che poi prosegue – È altrettanto inutile dire che si sono persone felici in quanto tali, o perché hanno tutto,  esattamente come è riduttivo dire che ci sono persone depresse per il semplice fatto che gli “è venuta la depressione”. Essere felici significa vivere prevalentemente emozioni positive. Essere depressi significa vivere prevalentemente emozioni negative. Le emozioni però non vengono come un raffreddore, sono determinate da quello che facciamo e da quello che pensiamo di noi stessi, del mondo e degli altri”.

Dipende da noi, ma anche da quello che ci capita, da come vanno le cose in un determinato momento della vita, dalla nostra resilienza e resistenza, da quali e quanti traumi ci portiamo dentro, dalle nostre reazioni. Ma soprattutto non possiamo insegnare le emozioni, almeno non del tutto perché infondo la vita va vissuta più che insegnata o imparata.

Molti sentimenti si caratterizzano nell’essere condivisi altrimenti subentra la frustrazione, noia, apatia, depressione. Dalle emozioni positive spesso si riparte, si trova la voglia di progettare, sperare, fare, emozionarsi di nuovo per piccole e grandi cose… in una parola  vivere…

È auspicabile avere qualcuno per poter condividere tutto ciò. Anche se a volte le modalità di condivisione della gioia o della più frivola e banale euforia del momento vengono manifestate e accolte non correttamente. È anche difficile cambiare atteggiamento se per decenni le modalità di interazione con una persona sono in un certo modo e poi cambiano per via dei modi di pensare, dei problemi, delle necessità. Ne deriva rabbia, smarrimento… sentimenti contrari a quella felicità che, secondo la Treccani è: l’Opportunità, qualità di ciò che è riuscito in modo eccellente.

“Le sue caratteristiche – spiega meglio Wikipedia-  sono variabili secondo l’entità che la prova (per esempio: serenità, appagamento, eccitazione, ottimismo). Quando la felicità è presente, associa la percezione di essere eterna al timore che essa finisca”. Quante volte abbiamo paura che l’esperienza nuova, elettrizzante, felice, euforica… finisca subito e per questa paura ci chiediamo se è meglio viverla o meno? Sono situazioni che capitano spesso e questo logorio dei pensieri non ci permette pienamente di vivere la felice, l’emozione, ma anche l’euforia, la gioia e la gratitudine del momento o del periodo.

In tutto questo mi sembra giusto soffermarmi sulla serenità che è ancora più importante, ma più difficile da raggiungere. La serenità è uno stato di calma interiore e di equilibrio emotivo, spesso associato a una sensazione di pace, stabilità e benessere. Si tratta di uno stato mentale in cui siamo in grado di affrontare le sfide della vita con compostezza e tranquillità. Si caratterizza per l’assenza di ansia, stress e agitazione e per la presenza di una mente chiara e concentrata. Conosco tante persone che non sembrano serene, anche se all’apparenza non gli mancherebbe niente… eppure!

Altri concetti interessanti e molto collegati a quelli sopra citati sono:

  • Resilienza: la capacità di un individuo di affrontare e superare eventi stressanti o traumatici, riorganizzando positivamente la propria vita e mantenendo o sviluppando il proprio equilibrio psichico ed emotivo. In altre parole, è la capacità di “rimbalzare” dopo un’esperienza negativa, non solo sopravvivendo ma anche crescendo e imparando da essa.
  • Accettazione: non si tratta di essere passivi di fronte alle situazioni difficili. Piuttosto, è accettare ciò che non può essere cambiato e impegnarsi per migliorare ciò che, invece, può esserlo.
  • Consapevolezza di sé: la serenità è spesso legata a un alto livello di consapevolezza. Quando siamo sereni conosciamo i nostri pensieri, emozioni e reazioni e sappiamo gestirli in modo efficace.

Sentimenti ed emozioni non sono la stessa cosa ma la felicità può essere considerata sia un sentimento che un’emozione, a seconda del contesto e della prospettiva da cui viene osservata.

Da un lato, è un sentimento profondo di benessere e soddisfazione che permea la vita di una persona nel complesso. Dall’altro, è un’emozione fugace di gioia e contentezza che sorge in risposta a eventi o situazioni positive.

Entrambi gli aspetti contribuiscono al significato della felicità umana, riflettendo sia la sua natura stabile e duratura, sia la sua dinamicità e varietà nelle esperienze quotidiane.

Ricollegandomi alla mia situazione, descritta all’inizio di questo articolo, penso che la felicità sia frutto delle scelte che facciamo ogni giorno: quelle che ci consentono di raggiungere gli obiettivi e realizzare i nostri progetti di vita, quelli che sono in grado di farci sentire veramente appagati, fieri di noi stessi e che ci fanno stare bene.

Per trovare la felicità può essere necessario uscire dagli schemi che ci vengono imposti dall’esterno: i sogni di ciascuno sono diversi da quelli degli altri e possono essere completamente differenti dalle norme sociali, come formare una famiglia, avere un lavoro stabile e ben retribuito o la casa di proprietà.

Il filosofo Martin Heidegger chiamava queste norme sociali “pubblicità“, perché determinano il modo in cui una persona deve apparire agli altri per potersi uniformare alla comunità. Contrapposta alla pubblicità c’è la necessità di trovare sé stessi e realizzare pienamente la propria identità, perché ciascuno di noi è anche i suoi progetti di vita. Perciò, saremo completamente felici solo quando avremo ottenuto ciò che noi vogliamo davvero indipendentemente dalla società, compiendo a pieno la nostra identità e trovando chi siamo.

È più giusto, ma molto più complesso e impegnativo fare un cammino condiviso verso la propria felicità piuttosto che imporsi sulle modalità corrette e  non corrette di come vivere emozioni più o meno potenti.

Leggi anche:

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

Zoe Rondini: formazione e lavoro

Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Presentazione del saggio “RaccontAbili”

 

[1] https://www.scuzzarella.com/psicologia-positiva/

 

Continua a Leggere

Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Sabato 28 giugno 2025, sono stata al concerto di Erika Minneo, in arte  Amara, nell’ambito del Roseto Gentile Festival, presso la  Villa Comunale di  Roseto degli Abbruzzi.

La mia stima per la cantante è nata dopo subito dopo aver conosciuto la sua voce dolce e graffiante e i suoi testi intensi dopo l’ultimo Festival di Sanremo. Ha partecipato a concorsi musicali come SanremoLab e Area Sanremo prima del suo debutto tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo nel 2015. La svolta nella sua carriera è arrivata proprio con la partecipazione al Festival di Sanremo, dove ha presentato la canzone Credo. 

Chi è Amara e la sua interpretazione a Sanremo

Nata a Prato il 15 giugno 1984, Amara è compagna d’arte e di vita di Simone Cristicchi. Durante la serata delle cover dell’ultimo Festival di Sanremo Amara e Simone hanno interpretato La cura, uno dei brani più iconici di Franco Battiato. La scelta di Cristicchi è stata accolta con entusiasmo:

“Sono stato felice che Carlo Conti abbia accettato la nostra proposta”, ha dichiarato il cantautore, spiegando perché ha voluto Amara accanto a sé. La definisce un’artista “straordinaria”, ma soprattutto la persona che ha “reso la mia vita meravigliosa”.

L’incontro, le emozioni e la serata

 Ritornando al nostro incontro a Roseto, è stato davvero emozionante per me poterle parlare, come due amiche, a fine serata. Ero al settimo cielo e non ero l’unica  ad essere entusiasta. Anche lei era contenta di ricevere i miei libri con dedica,  una lettera e  due  zainetti con immagine e scritta di me come divulgatrice: “vi  aspetto su www.piccologenio.it”, uno per Amara e uno per Simone.

È una cantautrice di grande sensibilità, voce unica e penna raffinata, che  emozione incontrarla, parlarle di chi sono e cosa ho fatto, regalarle i miei scritti e scoprire che è veramente una persona autentica. Ero piena di aspettative, ma anche spaventata dalla delusione che poteva derivare dal mancato incontro, o da una sua reazione scostante verso una fan come tante.

Ma andiamo a raccontare con ordine i momenti più importanti della  serata. Un’ora prima del concerto ero alla villa nell’intento di parlare con lo staff per vedere se riuscivo ad avvicinarla e ad accaparrarmi un posto nelle prime file. Sapevo di chiedere tanto ad un personaggio pubblico. Con mia sorpresa ed emozione è stato possibile, a dirla tutta mi hanno addirittura messo in prima fila.

Poco prima ho potuto parlare  facilmente con delle persone gentilissime dello staff e ho dato loro i dépliant  che sintetizzano chi sono ed   il mio lavoro di divulgatrice. Ho ricevuto da subito doni inaspettati: come due posti, per me ed un’ amica che mi aiuta e  che con entusiasmo ha condiviso con me  questo week end distante da Roma. Un’addetta   è andata a parlare con la cantante; da   quel momento è stato un crescendo d’emozioni. L’ingresso alle prove, il sorprendente posto in prima fila con gli addetti stampa.

Assistere al concerto è stato un privilegio, Amara è un’interprete divina. Stupenda l’interpretazione dei testi condivisi  tra lei e Fiorella Mannoia. Apprezzo l’attenzione per gli ultimi, i pensieri rivolti alla guerra, al tema del cambiamento climatico e le riflessioni sull’impatto spesso eccessivo che il  digitale ha sulle nostre vite.

Persona  e personaggio: le due cose possono coesistere

Ci tenevo tantissimo ad incontrarla. In video e interviste è sempre apparsa come una persona autentica e sensibile.

 Per questi motivi le ho chiesto,  nella lettera che le ho consegnato, della quale riporterò buona parte del testo più avanti, se con Cristicchi hanno pensato di scrivere una canzone sulle persone con disabilità oltre la bellissima “L’Autistico, chissà, ma apprezzo molto  li loro lavoro di dare voce a tutti, matti, reduci di guerra, malati, custodi, anziani.

Nello scambio con Erika abbiamo parlato tanto, ero preparatissima! Lei sembrava a suo agio e contenta di ascoltare una persona che conosce a menadito le sue interviste, testi e concerti, le ho chiesto anche alcune cose della vita privata. È molto potente come persona ed anche come personaggio pubblico. Mi piace e mi emoziona la delicatezza, l’interessamento e l’umiltà che è quasi palpabile, non è  scontata nelle persone comuni ed è cosa più difficile da conservare per i personaggi pubblici. Ma molti, per fortuna riescono a rimanere fedeli ad una vita comune ed autentica.

Anch’io saprò  di te ora che leggerò Nata Viva”,

è stata  una delle cose che mi ha detto. Abbiamo parlato di tutti gli argomenti della lettera  e anche di problemi personali e di salute che ho avuto ultimamente e sto ancora gestendo.

 Sono veramente felice di  averla incontrata. Adesso sarei felice di andare a vedere Cristicchi e Amara in altre date in una loro tournee autunnale e magari parlarci ancora come si fa tra amici.

Auguro a lei e a Simone tutto il bene ed il successo che meritano!

Di seguito  alcuni stralci della lettera:

Carissimi Erika e Simone,

Mi chiamo Marzia Castiglione, in arte Zoe Rondini[1]Sono autrice, divulgatrice, pedagogista e blogger. Nel mio piccolo cerco di essere cantastorie come voi… e come voi giro volentieri teatri, convegni, scuole e atenei; perché in tutto ciò cerco di portare avanti dei messaggi ed è sempre più importante quello che ricevo, dagli altri, in particolare dagli alunni di medie, liceo ed università.

Vi seguo da tanto e adoro la vostra musica e le profonde parole. Credo di aver visto tante volte molti  video delle vostre interviste, concerti ed interventi, ma per fortuna continuo a sorprendermi. Cara Erika sei sempre bravissima, se posso esprimere una preferenza il concerto  “il respiro dell’alba”, presso il monastero San Magno (luglio 2023), che vorrei visitare magari proprio nei prossimi mesi estivi, è quello che più mi ha colpita. Complimenti vivissimi per il tuo  “La Certezza di Essere viva”.      

Vi parlo un po’ di me: ho una disabilità motoria dovuta ad un’asfissia neonatale di cinque minuti. Sono stata fortunata… la “vita è meravigliosa. Che sia benedetta”.

Dopo “aver riflettuto per i primi cinque minuti di vita, ho deciso di respirare”, e quindi di vivere…  Oggi conduco una vita “normale”: non vivo in famiglia, sono laureata, scrivo, guido, in poche parole…  Vivo e cerco di esistere. E’ con la consapevolezza dei miei limiti e capacità  che ho fatto le scelte più importanti verso una esistenza piena e autonoma. Come quella di iniziare a  scrivere a tredici anni ciò che oggi è il romanzo di formazione “Nata Viva”. Ho iniziato per lo stesso motivo per il quale Simone ti sei rifugiato nel disegno. Anch’io mi sentivo emarginata, sola e non solo perché non c’era più il secondo marito di mia madre che per me è stato come un padre.

 Anche per la profonda condivisione e stima, ogni vostra parola mi emoziona tantissimo, mi nutre e mi porta a riflettere. Mi piacerebbe conoscervi e scambiare due parole con voi su musica, scrittura, teatro e Vita.

 Mi reputo serenamente… e affettuosamente   MATTA,  adoro LA TOSCANA, I MATTI e CASTELLI ROMANI. Mi piacerebbe parlare con voi di tanti argomenti. Tu Simone parli degli ultimi in guerra, nelle strutture psichiatriche, negli ospizi… prima o poi parlerai di tutte le persone con fragilità? Per fare un esempio mi vengono in mente i disabili😊😉! Sia quelli autonomi che  chi vive in strutture. Tante situazioni sono eccellenti, non tutte purtroppo. 

Comunque anch’io, come voi,  penso che esistano tanti concetti di normalità e di felicità… tanti quanto le persone! Per me la felicità non dovrebbe essere sbagliata, anche se per chi non la sa gestire, si trasforma in euforia alla quale segue, inesorabilmente, la depressione.

Mi piacerebbe scoprire come mai anche a voi appassionano i Mantra e poter approfondire la vostra attività nelle scuole, oltre ai monologhi. Sarei anche curiosa di sapere se   avete ripreso tale attività dopo il covid, se avete ancora tempo tra scrittura, concerti, libri e Sanremo😉.

Dal 2012 al 2020 ho avuto la fortuna di portare nelle scuole il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, che si propone di incentivare la narrazione del sé, sensibilizzare sulle differenze (anch’io penso che la normalità sia noiosa) e si  propone di prevenire il bullismo. L’ho riproposto dopo il Covid, ma ultimamente è tutto più difficile… 

(…) Lo so che “la vita è meravigliosa, che sia benedetta…”   ma ci sono alti e bassi. Mi piaceva quello che ho fatto come  autrice, peccato che sta sfumando e sono rimasta sola, senza il mio consulente letterario che, per tanti anni, con competenza e affetto, ha creduto in me e mi ha aiutato a realizzare tanti progetti.

L’attitudine alla recitazione mi ha portato, grazie alla collaborazione con Matteo Frasca e la regista e attrice Tiziana Scrocca, ad estrapolare dal mio romanzo la sceneggiatura dello spettacolo teatrale “La cantastorie Zoe“. Inoltre, dal 2019 al 2023 ho fatto parte del laboratorio teatrale indipendente – “Compagnia Nuovo Teatro”, direzione artistica dell’attrice-regista Patrizia Schiavo.

Continuo a parlarvi della mia “missione”, sperando di conoscervi di persona, prima o poi.

Ma andiamo con ordine: il mio ultimo “figlio” è il saggio “RaccontAbili: domande e risposte sulle disabilità” (Erickson Live 2020). La mia prima opera  letteraria è il romanzo autobiografico “Nata Viva”, (Seconda edizione nel 2015, grazie alla Società Editrice Dante Alighieri).
Dal romanzo è tratto l’omonimo cortometraggio, disponibile su YouTube. Il video è il seguito del libro ed è stato il  primo a classificarsi nella categoria “Corti Della Realtà”; nell’ambito del Premio L’Anello Debole – Festival di Capodarco edizione 2016.

La mia passione per la scrittura mi ha anche portata, dal 2006, ad aprire  il portale www.piccologenio.it dove pubblico contributi  su tematiche quali disabilità, amore, sessualità, narrazione di sé e pedagogia.

Sono laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione, con specialistica in Lettere, Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma.

Mi impegno anche come divulgatrice delle tematiche di educazione sessuale e disabilità. Amo cucinare, faccio anche un ottimo gelato in casa!

Nella speranza di conoscervi, auspico di farvi cosa gradita regalandovi un po’ di me attraverso i miei scritti.

Vi auguro tanto amore e serenità.

 Marzia in arte Zoe Rondini

 

    

Leggi anche:

Lettera a Fiorella Mannoia

“Nata viva” di Zoe Rondini: romanzo e cortometraggio

RaccontAbili: presentazione del saggio di Zoe Rondini e rassegna stampa

 

[1] www.piccologenio.it

Continua a Leggere

La storia di Giulia Cecchettin, una buona occasione per lavorare sull’educazione e la prevenzione

La storia di Giulia Cecchettin, la 22enne scomparsa in Veneto insieme all’ex fidanzato Filippo Turetta ed il tragico epilogo 7 giorni dopo. Il ragazzo è stato arrestato ed è indagato per omicidio volontario e sequestro di persona.

Tutta l’Italia si è stretta attorno alla storia di Giulia Cecchettine alla sua famiglia. In questo articolo cercherò di portare le considerazioni che mi appartengono di più, su un caso che sembra aver smosso le coscienze di tanti.

Si è concluso nel peggiore dei modi il caso della scomparsa di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin, i due ex fidanzati 22enni di cui si sono perse le tracce da sabato 11 novembre in Veneto, dove vivevano con le loro famiglie. Il corpo senza vita della ragazza è stato rinvenuto nei pressi del lago di Barcis, a Pordenone, dopo 7 giorni di ricerche, mentre il giovane è stato fermato in Germania, vicino a Lipsia.

Stravolte le loro famiglie, da un lato il papà di Giulia Cecchettin, insieme alla sorella Elena e al fratello minore, dall’altro i genitori di Turetta. La famiglia di Giulia aveva perso la madre solo un anno fa.

I due ragazzi, che dopo essersi conosciuti all’Università avevano avuto una relazione conclusasi ad agosto, sono scomparsi sabato 11 novembre. Si erano dati appuntamento per uscire insieme. Forse è stato il fatidico ultimo appuntamento che psicologi e forze dell’ordine ci insegnano essere spesso l’appuntamento più pericoloso.

Un uomo che dice :“l’ho uccisa perché è solo mia” concepisce la relazione con una donna solo in termini di possesso. L’amore è volere il bene e la libertà dell’altra persona. L’amore è aiutarsi e completarsi. L’amore è unione, è costruire non distruggere.  Non è possesso e morte!

I dati sui femminicidi e varie disparità

Solo nel 2023 sono 109 le donne uccise nel 2023, fino al 3 dicembre, di cui 90 in ambito familiare o affettivo, 58 quelle uccise da partner o ex partner.

I dati Istat che riguardano le donne con disabilità, sono peggiori: il 72% delle donne disabili aveva subito violenza nell’arco della vita e che sono vittime di violenza sessuale più del doppio rispetto alle normotipiche.

Anche in questo caso, a fronte dei dati che emergono, il sommerso si stima enorme. Basti pensare che alle indagini Istat, fatte per telefono, non potevano rispondere donne sorde o con disabilità cognitiva, fa notare Rosalba Taddeini, referente dell’Osservatorio nazionale contro la violenza sulle donne con disabilità di Differenza Donna.

Non è giusto che le ragazze e le donne debbano aver paura per la loro vita o per le fantasie omicide di un uomo. Bisogna migliorare l’aiuto e la prevenzione. Tutti siamo coinvolti e possiamo fare la nostra parte. Parlando con la coppia in difficoltà.

Ci vuole più prevenzione e educazione.  La famiglia, la scuola, le forze dell’ordine dovrebbero dare buoni esempi ai bambini e ai giovani. L’intervento psicologico per capire i segnali di un rapporto “malato” o non equilibrato dovrebbero essere garantiti e gratuiti in molti ambiti al sud come al nord.

Perché nelle scuole non si prevedono delle prime lezioni di base per insegnare a TUTTI a riconoscere i primi segnali di disagio, non si parla dell’importanza del consenso e non si creano abbastanza opportunità di ascolto e non si fornisce in maniera sistematica un valido supporto? Dobbiamo tutti lavorare per una società non patriarcale, dove uomini e donne siano trattati allo stesso modo… Dove ci siano veramente gli stessi diritti e gli stessi doveri in famiglia, a scuola ma anche nel mondo del lavoro poiché in questo ambito ci sono ancora molte disparità tra uomini e donne.

Lo dimostrano i dati: nell’Unione europea risulta occupato l’80% della popolazione maschile in età lavorativa, contro il 69,3% di quella femminile. 10,7 punti percentuali la differenza di tasso di occupazione tra uomini e donne in Ue (2022), con l’Italia fanalino di coda tra gli Stati membri con solo il  52,6% delle donne occupate nel 2023. Quasi metà della popolazione femminile in età lavorativa in Italia non ha un impiego e, pertanto, non può vantare un’indipendenza economica rendendosi quindi più vulnerabile ad abusi e prevaricazioni.

Le persone disabili sono occupate in misura minore, e con stipendi inferiori. Peggiore la situazione per giovani e donne. I dati dell’ultimo report del Forum europeo della disabilità lo dimostrano: “il rapporto mostra che solo il 51,3% delle persone attive con disabilità in età lavorativa nell’UE ha un lavoro retribuito. Inoltre, ancora una volta, le donne e i giovani risultano i gruppi più svantaggiati: solo il 49% delle donne e il 47,4% dei giovani con disabilità hanno un lavoro retribuito”.

Tornando sulla vicenda di Giulia,  le parole del padre, al termine del funerale sono profonde e di insegnamento per tutti:

“In questo momento di dolore e tristezza, dobbiamo trovare la forza di reagire, di trasformare questa tragedia in una spinta per il cambiamento. La vita di Giulia, la mia Giulia, ci è stata sottratta in modo crudele, ma la sua morte può, anzi, deve essere il punto di svolta per porre fine alla terribile piaga della violenza sulle donne. Che la memoria di Giulia ci ispiri a lavorare insieme per creare un mondo in cui nessuno debba mai temere per la propria vita”.

Violenza sulle donne: cosa possiamo fare

Nonostante le difficoltà e la paura, chiedere aiuto (magari contattando il numero antiviolenza e stalking “1522”) è l’unico strumento nelle mani di una donna che subisce violenza. Uno tra i consigli utili da dare a qualsiasi donna è quello di provare a non accettare fin dall’inizio la prima manifestazione di violenza, perché ne seguirà certamente una successiva e così via fino ad arrivare ad una terribile escalation di soprusi e accuse.

La piaga più grande è che le donne fanno fatica a parlare della violenza che subiscono, pensando che ci sia qualcosa di sbagliato in loro. La vittima che viene isolata non parla con nessuno di ciò che sta vivendo mentre invece sarebbe fondamentale, cercare di chiedere aiuto per porre fine alla spirale di crudeltà in cui si è costretti a vivere. La richiesta d’aiuto può essere rivolta a familiari, amici, centri specializzati e centri antiviolenza. Nei centri antiviolenza sul territorio, ci lavora un personale specializzato in grado di fornire informazioni utili a tutelarsi e a comprendere ogni situazione.  Per denunciare i fatti o chiedere un immediato intervento in caso di pericolo imminente è possibile anche rivolgersi alla Stazione dei Carabinieri o al Commissariato della Polizia di Stato.

Il video della lettera di Gino, durante il funerale

Infondo in questa tragedia, la cosa che colpisce è che non trapela nessun rancore dalla famiglia Cecchettin.  Spero che l’esempio di Gino sia per me, per tante persone e istituzioni, un monito a liberarsi dai sentimenti e messaggi negativi e lavorare sull’educazione e la prevenzione.

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

L’importanza dell’educazione affettivo-sessuale nelle scuole

Spiegare bene la disabilità a bimbi e bimbe: un’occasione pedagogica per tutti

Continua a Leggere

Lettera a Fiorella Mannoia

Cara Fiorella,

ti stimo molto come cantante ed artista poliedrica!

La cosa che più mi ha colpito, oltre la tua eleganza,  bellezza e bravura è la semplicità con la quale ti sei fermata a ascoltarmi quando ci siamo incontrate nell’hotel di Pestum, al supermercato  ed ultimamente a luglio ai Parioli.

Ti scrivo questa lettera anche per parlarti di me, del mio impegno sociale, delle mie storie d’amore, soprattutto quella più importante. Mi soffermerò a ragionare anche sull’urgenza di porre più attenzione per tutelare le donne con vari tipi di disabilità.

Sono autrice del saggio “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità” e del romanzo autobiografico “Nata Viva”, dal quale è stato tratto l’omonimo cortometraggio disponibile su YouTube.

Ma procediamo con ordine: i chiamo Marzia Castiglione, prima di pubblicare i miei due libri, per motivi di privacy ho scelto lo pseudonimo di Zoe Rondini.

Oggi sono abbastanza serena di ciò che, in vari modi, mi impegno a portare avanti. La mia vita ha avuto un punto di svolta quando, attraverso la narrazione del sé, sono riuscita a raccontare la resilienza nelle vite ordinarie di tante persone con disabilità (me compresa) e di chi, per vari motivi, si trova a relazionarsi noi.

Ho molti interessi, ma la mia più grande passione e l’inizio di ogni progetto è la scrittura. Grazie ad essa mi sono realizzata e continuo a realizzarmi. Ho trovato il mio ruolo nella società, parlo nelle scuole con un progetto contro il bullismo, che vuole incentivare la narrazione del sé. Ogni anno poi, tengo delle lezioni all’Università Lumsa.

Negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (pedagogisti, terapisti, logopedisti, fisioterapisti e insegnanti e insegnanti di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista della persona con disabilità e far passare il messaggio che oggi la scuola e le terapie riabilitative posso essere proposte in modo giocoso. Negli anni ’80 ho vissuto tutto ciò come una terribile condanna.

Per fortuna dall’età di 10 anni ho cominciato a amare la scrittura al computer e mi sono sempre  rifugiata e adoperata per fare di una passione, un lavoro ed un porto sicuro.

Il primo step è stato creare e curare assiduamente il blog www.piccologenio.it attivo dal 2005. Grazie ad esso cerco di fare informazione su disabilità e varie tematiche. Soprattutto mi sono “specializzata” sulla sessualità e sentimenti che, il più delle volte vengono negati, quando si parla di figli o assistiti con disabilità.

Sono tante anche le persone con disabilità che mi contattano attraverso i social! Mi raccontano la rabbia verso la famiglia poiché si sentono trattate da asessuate e mi chiedono un consiglio. Devo ammettere che non è sempre così per fortuna!!!! In tanti anni sono   molti  i genitori che mi scrivono  per chiedermi come far  fare un’esperienza erotica al figlio o alla figlia. Spesso consiglio un massaggio tantrico perché è un’esperienza più sicura, dolce e totalizzante della prostituzione.

Da donna per fortuna, non ho mai subito nessuna forma di violenza, solo un po’ di bullismo a scuola. Le mie brutte esperienze mi sono servite per accendere il desiderio di cercare, con varie forme di comunicazione, di essere sempre più utile a gli altri.

Ti ringrazio perché sei molto attiva nel sostenere l’associazione “Una Nessuna Centomila”, mi piacerebbe fare qualcosa con voi! Sono d’accordo con la tua affermazione: «La legge da sola non basta, serve una rivoluzione culturale in difesa delle donne». La musica e i mas madia hanno il potere di arrivare a tutti: giovani, adulti, persone con tanta cultura o con poca. Secondo me, sfruttando al massimo i vari linguaggi artistici e tanti mezzi di comunicazione, si potrebbe fare di più in favore per tutelare  le varie “categorie fragili e deboli”.

Le statistiche che riguardano le donne con disabilità, vittime di vari tipi di violenza sono allarmanti! L’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) – struttura della Polizia di Stato, rileva che: “Le vittime subiscono una discriminazione multipla, definita dagli esperti “intersezionale” – ovvero causata da più fattori – che non solo rende le donne più esposte a abusi sia dentro l’ambiente domestico che fuori.”

Il Sole 24 Ore rivela i dati: “Le donne con disabilità (con limitazioni gravi) che hanno subìto violenze fisiche o sessuali sono il 36%, una percentuale già molto alta e più alta del 30% delle donne senza limitazioni. Il 10% è stata vittima di stupro contro il 4,7% delle donne senza limitazioni. La violenza psicologica dal partner attuale riguarda il 31,4% delle donne con disabilità (contro il 25%) mentre quelle che hanno subìto lo stalking prima o dopo la separazione sono il 21,6% (contro il 14,3% delle donne senza limitazioni). I dati sono quelli dell’Istat del 2014, mancano numeri più completi e aggiornati.” La vergogna, l’impossibilità di uscire di casa, l’aiuto che ricevono dal loro aguzzino per le cose pratiche incidono negativamente sulla possibilità di esporre una denuncia. Spesso la donna con disabilità è penalizzata in quanto donna ed in quanto disabile. Spesso ho parlato di queste tematiche in numerosi convegni, a Roma e non solo… ma mi piacerebbe fare di più!

In realtà ti scrivo questa lettera anche per parlarti delle mie  storie d’amore, soffermandomi su quella più importante, ancora in corso; anche se non si tratta di un fidanzamento “convenzionale”, ma per questo magari trovi spunto per una canzone.

Partiamo velocemente dalle prime esperienze: a ventidue anni ero più che mai decisa a sperimentare la sessualità (non vivevo più con i miei), così ho messo un messaggio sul forum di un sito dedicato alla disabilità. Poco dopo sono uscita con un ragazzo con disabilità motoria, siamo stati insieme ma non è scattata la scintilla. È successa una cosa analoga con un ragazzo non vedente che non viveva a Roma. Queste esperienze le ricordo ancora con dolcezza: è stato bello aiutarci a vicenda facendo insieme tante cose della vita quotidiana.

Tempo dopo, volevo vivere una storia d’amore e mi sono iscritta ad un sito d’incontri. Pensavo di non avere chance con le persone normodotate, invece mi sono stupita per la quantità messaggi ricevuti. Avevo 23 anni e grazie ad un sito  ho conosciuto un uomo normodotato, ci siamo innamorati. Siamo stati più di un anno insieme, è stata una storia importante; ma per la grande differenza di età ed il fatto che non era ben visto dalla mia famiglia, hanno fatto affievolire l’innamoramento e la passione.

Fui io a lasciarlo. Verso la fine di questa storia… sullo stesso sito ho conosciuto un uomo affascinante, sexy e elegante. Lui mi ha detto subito che non voleva una storia seria. Ci siamo frequentati per un po’ e mi sono innamorata. C’è stato un momento di forte sofferenza perché ho temuto di perderlo: aveva riconquistato la compagna dopo una pausa di riflessione. Per fortuna con il tempo e l’impegno di entrambi abbiamo trasformato il nostro rapporto in una solida amicizia. A dicembre 2020 abbiamo festeggiato quindici anni di frequentazione!

Spesso ci diciamo che se era solo sesso era finita già da tanto. Anche lui mi vuole un gran bene, mi trova bella, intelligente e sexy!  È vero, non è una storia convenzionale. Lui a circa 20 anni più di me, ha la sua vita, il suo lavoro. Penso che oltre la passione e l’amore gli elementi importanti che ci tengano insieme siano l’accettazione e il rispetto.  Tra me e V. oggi c’è ancora passione. Ci raccontiamo tutto e ci sosteniamo a vicenda.

Ho provato ad avere altre storie serie, ma con gli anni il degrado nei siti d’incontri è aumentato terribilmente. Io stessa sono cambiata e maturata. Ho avuto delle storie brevi, ma poi la coppia Zoe e V. Vince sempre! Secondo me abbattiamo anche gli stereotipi della disabile tristemente a casa nella sua famiglia d’origine o nella “classica” storia della coppia dove entrambe le persone hanno una con disabilità!

Per fortuna, la disabilità non ha mai inciso tra me e lui, anzi è tutt’ora oggetto di battute e divertimento! V. è proprio una persona speciale!

Ho visto su Instagram che sei stata ricoverata. Niente di grave spero.

Ti faccio i miei migliori auguri per tutto.

Un abbraccio.

Zoe

  • Sono davvero felice della disponibilità che Fiorella ha sempre dimostrato verso di me ed il suo pubblico. Ieri eravamo in tanti a aspettarla all’uscita dell’Auditorium Parco Della Musica. Le ho regalato una scatola di cioccolatini e questa lettera che per me è importante come tutto ciò che scrivo. Mia sorella mi ha accompagnata in questa lunga e bella serata e ha specificato che nella busta c’era questa lettera per me importante. Fiorella aveva messo tutto nel trolley. I due libri li ho donati quando ci siamo incontrate a Pestum  nell’agosto 2020!

  Grazie di tutto e buona lettura! 

Leggi anche:

Mito e realtà: è legittimo cercare una coerenza tra i due piani?

“Nata viva” di Zoe Rondini: romanzo e cortometraggio

RaccontAbili: presentazione del saggio di Zoe Rondini

Contatti:

Potete contattarmi tramite l’e-mail: zoe.rondini@gmail.com

Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo   Istagram

Continua a Leggere

Tutto chiede salvezza: il labile confine tra normalità e malattia mentale

La serie Netflix, tratta dall’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli, vincitore del premio Strega Giovani nel 2020, riesce ad affrontare la questione delle malattie mentali in modo leggero e profondo al tempo stesso senza sconti e senza ipocrisie. Un racconto da guardare tutto d’un fiato.

La serie invita a riflettere su chi siano i veri “matti”. I matti stanno là fuori, afferma il protagonista, durante il T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio).

“Tutto chiede salvezza” è la storia di Daniele, un ragazzo come tanti, carico delle aspettative di una famiglia semplice ma determinata a far diventare qualcuno proprio lui, il più piccolo, perché solo lui dei tre figli aveva dimostrato di potercela fare, di avere un grande potenziale. Una dote pesante per Daniele che, schiacciato tra le aspettative e il timore di non farcela, ha sempre fatto i conti con paure più o meno manifeste, con fughe da scuola per correre in braccio alla mamma. Un macigno che, qualche anno dopo, in bilico tra alcol e droghe, una notte esplode in un episodio di violenza contro i genitori. Ecco il motivo del T.S.O. Dopo una crisi psicotica si risveglia nella camerata di un reparto psichiatrico, insieme a cinque particolari compagni di stanza con cui, all’inizio, pensa di non avere niente in comune.

Il rapporto con il personale sanitario e le telefonate alla famiglia, poco dopo il ricovero, sono molto conflittuali. Inoltre il ragazzo, si sente pressato dai medici, che gli vogliono frugare nel cervello per capire cos’abbia che non va, ed è accudito da infermieri che, inizialmente sono cinici e disinteressati. Sette giorni, tanto dura la sua permanenza nel reparto, sembrano lunghissimi e quella che all’inizio gli appare una condanna piano piano si trasforma in una delle esperienze più intense e formative della sua vita.

I sette episodi, sono un invito a riflettere sul disagio conclamato e su quello sopito e su molti aspetti dell’esistenza umana. A tal proposito mi sembrano significative le parole del regista e sceneggiatore Francesco Bruni: “Dal dolore si può uscire, e uscire migliori. Anche nel momento più buio può fare capolino la speranza, si può ridere pochi istanti dopo aver pianto e piangere poco dopo aver riso.” Nella prima puntata una frase mi è rimasta particolarmente impressa perché ritengo che sintetizzi la condizione e la fragilità umana: Semo come piume: basta uno sputo di vento per portarci via”. La serie ci fa riflettere su molti concetti importanti e comuni all’esistenza di ogni persona, ad esempio il fatto che è il dolore che, nel bene o nel male, accende gli anfratti più nascosti di ogni essere umano. O che alla fine l’amore spinge molte persone alla ricerca di quella speranza perduta.

Nello spazio atipico dell’ospedale ed in un tempo che sembra sospeso, isolato dal mondo Daniele si trova ad affrontare i suoi demoni interiori, intraprendendo un viaggio inaspettato che si rivelerà quanto mai essenziale per scoprire le sue vere emozioni e la sua personalità.

All’inizio la serie sembra il racconto di un ragazzo viziato che pensa solo alle ragazze, le serate in discoteca ed alla cocaina, ma poi, il protagonista sarà il primo ad aiutare e confortare i compagni di stanza che, sembrano essere in situazioni più gravi della sua.

Nell’ospedale psichiatrico c’è anche spazio per una complicata storia d’amore con Nina, un’influencer che ha tentato il suicidio e che, a detta dei medici, sta molto peggio del protagonista.

“Tutto Chiede Salvezza”, è un invito a riflettere sull’importanza dell’amicizia, della famiglia, del perdono e dell’aiuto reciproco: valori non scontati.  Tutto ciò spesso è difficoltoso da mantenere, donare ed ottenere.

Attorno a Daniele si raccontano  le storie dei cinque compagni di stanza: Mario, maestro “a riposo”, ricoverato per aver aggredito moglie e figlia qualche decennio prima; “Madonnina”, di cui nessuno conosce il vero nome e che passa le giornate invocando, appunto, la Vergine Maria; Giorgio, un Hulk dal cuore buono, segnato dalla perdita della madre; Alessandro, affetto da una patologia neurologica che lo ha reso un vegetale; Gianluca, omosessuale e, per questo, costretto al trattamento da una famiglia bigotta e incapace di accettare la diversità. E poi gli infermieri, i medici, i familiari e tanto amore, più o meno sano: una grande nave dei pazzi in cui il confine tra normalità e follia diventa davvero labile. Di tutto, una sola certezza: tutti chiedono salvezza, chi sta fuori e chi sta dentro. Chi si prende cura e chi è curato. Chi resta a casa e chi ne sente la nostalgia. Chi cerca rifugio e chi ne rifugge. L’unica via di scampo sembrano essere i legami, gli affetti. Che, se ben vissuti, salvano.

Una bella miniserie, tutta italiana, che mette al centro la tematica delicata, ma anche drammaturgicamente sempre affascinante, delle malattie mentali che è stata raccontata dosando sapientemente leggerezza e patos, così che ogni spettatore si possa ritrovare nei vari personaggi.

La storia rappresenta anche una difficile sfida contro se stessi e contro il mondo: ritrovarsi e capire che i vuoti personali si assomigliano un po’ tutti, le sofferenze sono tante e molteplici e che nella diversità si può trovare una rara bellezza. Una meravigliosa e ritrovata leggerezza. Che, guarda caso, fa rima con salvezza.

Leggi anche:

Zoe a Radio Freccia Azzurra

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

Presentazione e curriculum vite di Zoe Rondini

Continua a Leggere

Spiegare bene la disabilità a bimbi e bimbe: un’occasione pedagogica per tutti

Spiegare la disabilità ai bambini è importante. Perché le varie disabilità esistono, si possono incontrare… quindi è opportuno che l’adulto sia in grado di motivare le differenze senza drammatizzarle. Partendo da tale presupposto, è auspicabile anche che  i genitori affrontino l’argomento visto che a scuola, al parco o in vacanza si può trovare un compagno di giochi con caratteristiche che possono suscitare diverse reazioni: la risata, la presa in giro o l’accettazione.

Per fortuna oggi giorno, in molti contesti la disabilità non è un più tabù ed è importante parlarne anche ai piccolissimi.

I bambini si accorgono benissimo se qualche compagno fa più fatica nei movimenti, o si comporta in modo “insolito“. Ma non per questo giudicano, semplicemente si interrogano sul perché: da parte di genitori e insegnanti deve esserci grande sincerità nell’affrontare il tema e non bisogna negare l’evidenza dicendo che quel bambino è uguale a loro. Ha gli stessi diritti certo, ma è diverso. Vi accorgerete della spiazzante semplicità con cui i bambini sono in grado di capire e accettare le diversità.

Con i più piccoli, è importante usare un linguaggio comprensibile, che non spaventi o renda ancor più distante il tema: l’ideale è parlarne con naturalezza a partire dalle loro domande. Date spazio alle loro curiosità e fate passare il messaggio che è normale notare la disabilità e chiedersi il perché. Ricordatevi che un bambino chiede una cosa solo quando si sente pronto per capirla. Ciò detto vale sia per il gruppo dei pari che per rispondere alle domande che un bambino con disabilità può porre agli adulti di riferimento.

In una classe dove c’è un bambino con una disabilità, è importante parlare con tutti gli alunni spiegando i limiti e le potenzialità del compagno con bisogni speciali, rendendolo protagonista nel descrivere e condividere la sua disabilità con i compagni e amici. Tutto ciò può creare armonia tra il gruppo di pari e prevenire ogni forma di bullismo.

Va anche ricordato che i bambini sono curiosi, una volta placata la loro voglia di sapere, saranno i primi a trovare strategie per giocare e comunicare  tutti insieme.

Un errore che fanno alcuni genitori è quello di essere iperprotettivi e di evitare che il figlio conosca la diversità. È auspicabile che i genitori lascino i figli liberi di incontrare le difficoltà della vita, come le diversità e le disabilità.

Per concludere le riflessioni ed i consigli su come affrontare il tema delle disabilità con i più piccoli, penso che per noi adulti sia importante chiedersi come noi per primi ci approcciamo alla disabilità. L’occasione di affrontare tale tematica con i bambini è un’ottima occasione per misurarsi con la propria visione.

Ricordiamoci che i bambini apprendono molto dal nostro comportamento, che funge da modello. Il modo in cui ci comportiamo di fronte alle disabilità, le conversazioni che facciamo in loro presenza – anche quando non ci rivolgiamo direttamente a loro – contano più di qualsiasi spiegazione.

Per spiegare la disabilità a bambini e ragazzi esistono tanti libri!

Di seguito troverete una selezione di questi testi, tra cui rientrano romanzi sulla disabilità e storie di inclusione per bambini. Non mancano anche alcuni libri facilitati per bambini con bisogni speciali.

 

Romanzi sulla disabilità


Mia sorella è un quadrifogliodi Beatrice Masini e Svietlan Junaković (Carthusia, 2012).
Dai cinque anni in su. Nel libro una bambina narra i primi passi su questo mondo della sorellina speciale. Con uno sguardo fresco ma profondo, tipico dell’infanzia, Beatrice Masini ha saputo raccogliere le sfumature più delicate, dando vita a una storia vivace, coinvolgente e originale, in cui la disabilità viene raccontata da una voce molto particolare, forse unica nei libri per bambini dedicati alla disabilità: la voce di una sorella.
Nella vita della piccola Viola, infatti, arriva Mimosa, una sorella un po’ particolare, che scompiglia la vita familiare: ma è, prima di tutto, una sorella. «Siamo tutti diversi e siamo tutti speciali. In un prato c’è posto per tutto: i quadrifogli, le farfalle, le coccinelle, le formiche, i fiori».

L’intruso. Storia di un orso arruffato di Waltraud Egitz (Bohem Press 2006).
Adatto dai due anni in su. Orsetto si è svegliato bene stamattina, ma qualcosa lo disturba: quando arriva nel suo posto preferito, trova un intruso. Lo sconosciuto è un orso che ha il pelo tutto arruffato: a Orsetto proprio non piace e decide di cacciarlo via. Gli animali del bosco lo interrogano sul perché della sua azione. Non sapendo cosa rispondere, Orsetto decide di provare a conoscerlo meglio. È un libro sulla diversità e sull’amicizia.

Oggi no domani si! di Lucia Scuderi (Fatatrac, 2008).
Da tre anni in su. Lo struzzo è un uccello non volatore, una diversità che gli rende la vita difficile. «Oggi no domani sì, torna domani e troverai così» è la frase che gli urla il piccolo scarafaggio per prenderlo in giro, quando lo struzzo continua a rimandare di giorno in giorno la sua prova di volo. Ma, a sorpresa, sarà proprio la sua fragilità a renderlo alla fine simpatico agli altri piccoli animali.
In un tempo che ci parla di bullismo perfino nelle scuole materne, ecco una storia in cui il protagonista non viene apprezzato perché più forte, ma perché conosce i suoi limiti e li fa accettare agli altri.

La cosa più importante di Antonella Abbatiello (Fatatrac, 2003).
Da tre anni in su. «Il coniglio diceva: la cosa più importante è avere orecchie lunghe. Chi ha orecchie lunghe si accorge subito di ogni piccolo rumore…». È l’inizio di un’appassionata discussione tra gli animali del bosco in cui di volta in volta la particolarità di ognuno viene considerata la più importante e come tale “imposta” a tutti gli altri. Sarà un gufo saggio a far capire che l’importanza di ciascuno sta proprio nella sua “diversità” che lo rende unico ed essenziale alla vita del bosco.
Un importante messaggio di pace e di tolleranza in una smagliante favola moderna.

Laura di Elfi Nijssen ed Eline Van Lindenhuizen (Clavis, 2009).
Da quattro anni in su. Laura è una bambina speciale: ha problemi di udito. Giocare con gli altri bambini non è facile, se non senti bene. E anche camminare per strada. Fortunatamente il Dottore dell’orecchio dà a Laura due apparecchi acustici: sono piccoli piccoli, non si vedono, ma le sono di enorme aiuto. Una delicata storia su una bambina che ha problemi di udito.

Il Signor Tazzina di Maria Sole Macchia (Fabbri, 2003).
Dai quattro anni in su. Un disegnatore distratto illustra un personaggio senza un orecchio. Il personaggio comincia a vivere la sua storia ed esce per strada. Un ragazzino lo addita ai passanti dicendo che sembra una tazzina. Da quel momento il poverino diventa per tutti il “Signor Tazzina”, e, umiliato, si nasconde in casa. Ma poi, dalla finestra di casa, comincia ad osservare le persone che passano per la strada: quella signora con il collo lunghissimo, non è identica a un cucchiaino? Quel tipo coi capelli in su, non sembra una forchetta? Così scopre che essere diversi dagli altri vuol dire essere unici e speciali.
Una storia fantasiosa, allegra, coloratissima, che parla di diversità e accettazione della propria identità.

Ad abbracciar nessuno di Arianna Papini (Fatatrac, 2010).
Dai cinque anni in su. Damiano incontra una bambina misteriosa alla scuola dell’infanzia e da subito nasce in lui una commovente fratellanza mossa sia dalla curiosità che dalla sua storia di bimbo adottato, che corre verso la bimba affetta da autismo. Insieme i due bambini, durante il tratto di strada della vita che condividono, si scambiano affetto, gioco, tristezza e allegria.

Nata Viva di Zoe Rondini (Società Editrice Dante Alighieri, prima edizione 2011).
Il romanzo di formazione narra la vita di Zoe, una bambina che nei primi cinque minuti della sua vita ha “trattenuto il fiato”. Il libro è adatto ai ragazzi dai dieci anni in poi. Attraverso le vicende scolastiche e familiari di Zoe, si può capire che in fondo ci sono tante cose che accumunano un bambino con bisogni speciali ai suoi coetanei. Tramite le vicissitudini della protagonista, molti lettori e lettrici si rivedono nell’essere adolescenti incompresi, in famiglia come a scuola.
Un romanzo che invita a non dimenticare mai lo scarto enorme che c’è tra vivere ed esistere, inchiodandoci all’idea che per nascere veramente, ad ogni occasione, bisogna sentirsi vivi, gridarlo e raccontarlo al mondo intero.

Storie di inclusione per bambini

Martino piccolo lupo (Carthusia)

Per avvicinare i più piccoli al tema della disabilità, questo è sicuramente uno dei titoli più indicati. Al centro, la storia di Martino, un cucciolo di lupo che, diversamente dagli altri, non ulula alla luna e adora mangiare le ciliegie.  “Non sarà mai un vero lupo!”, tuona il capobranco alla mamma lupa. Il libro affronta il tema dell’emarginazione, rappresentata come una nebbia fitta che finisce per inghiottire il piccolo lupo fino a che qualcuno riuscirà finalmente a vedere oltre all’apparenza. La metafora vuole far luce sulle problematiche legate all’autismo e alla capacità di entrare in relazione con chi appare “diverso”. Una pagina finale è dedicata alla presentazione di Fondazione ARES (Autismo Ricerca e Sviluppo) con il quale il libro è realizzato.

Ada al contrario (Settenove)

La protagonista di questo libro è Ada, una bambina molto particolare che sembra fare tutto al contrario. Da neonata, al posto di urlare «Uééé, uééé», aveva strillato: «Éééu, éééu». Dormiva di giorno e stava sveglia di notte. Chiamava mamma il papà e papà la mamma e, crescendo, iniziò persino a camminare al contrario. La sua storia affronta con leggerezza il tema dell’Asperger, una forma di autismo, sottolineando l’aspetto della libertà e del diritto di essere accolti nella propria diversità, qualunque essa sia.

Il pentolino di Antonino (Kite Edizioni)

Semplice e al tempo stesso potente, questo libro illustrato racconta la storia di Antonino, un bambino che trascina sempre dietro di sé una piccola pentola. Un giorno gli è caduta sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri. Quel pentolino gli complica la vita, si incastra dappertutto e gli impedisce di andare avanti. Antonino è un bambino che ama la musica, la compagnia, l’affetto… ma spesso le persone vedono solo la piccola pentola che trascina dietro di sé. Sarà l’incontro con una persona speciale a insegnargli ad usare quel pentolino per esprimere tutte le sue qualità. La metafora è quella dell’autismo, ma più in generale della difficoltà che qualsiasi bambino può incontrare nell’affrontare diverse situazioni di vita.

Il pezzettino in più (Feltrinelli Kids)

Un libro spiritoso ma anche toccante che affronta il tema della sindrome di Down. Manuelita e Lucía, detta Pussy, sono sorelle. Manuelita è la maggiore ed è “diversa”: i medici alla sua nascita hanno detto che ha 47 cromosomi invece di 46, “come un orologio con un pezzo in più”. Tra le due sorelle c’è amore e complicità, solo che Pussy spesso si stanca di dover fare la sorella maggiore pur essendo la più piccola e di dover affrontare le prese in giro dei “bambini corvo”, che sotto l’apparenza di bambini normali nascondono penne nere, becco appuntito e artigli… Attraverso episodi insoliti e divertenti, la storia riesce a offrire uno sguardo nuovo sul mondo della disabilità.

Compagni di diritti. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità spiegata ai bambini delle scuole primarie di Lorenzo Fronte (Erickson 2017).

Un libro che può essere utilizzato per svolgere un percorso in classe, contenendo anche stimoli per attività da far fare ai bambini. Spiega ai piccoli della scuola primaria la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Serena, la mia amica di Anna Genni Miliotti (Editoriale Scienza, 2007).
Il libro racconta l’amicizia tra Chiara e Serena, due ragazzine “speciali”. Solo nell’ultima illustrazione scopriamo che Serena è una bimba con sindrome di Down.
Un discorso sulla diversità alla rovescia, quasi sia Chiara un po’ gelosa delle qualità di Serena, pur sapendone i problemi e i limiti. Il tema della diversità si ritrova anche in una storia dentro la storia, nel divertente racconto a fumetti su una balena… rosa.

Parliamo di Abilità. Una spiegazione della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità di UNICEF Italia (UNICEF Italia 2008).
Pubblicazione utile per i bambini e i ragazzi un po’ più grandi. Vi si spiega la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, con l’obiettivo di aiutare le persone con disabilità a realizzare i loro diritti.

Libri facilitati per bambini con bisogni speciali


L’avventura di Oliver in piazza L’avventura di Oliver tra i ricordi di Gabriella Fredduselli (Erickson 2014 e nuova edizione 2021).
Sono favole scritte anche nella versione facile da leggere (Easy to Read), accessibile anche ai bambini con disabilità intellettiva che affrontano il tema della diversità. Si prestano ad essere utilizzati anche in classe.

Ho un po’ paura di Laure Constantin (Editions Européennes d’Albums Tact-Illustrés, 2004).
Il volume fa parte di A spasso con le dita, biblioteca di libri tattili, un progetto a sostegno della letteratura per l’infanzia e l’integrazione tra vedenti e non vedenti.

Articolo pubblicato su Superando

Leggi anche:

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

Zoe a Radio Freccia Azzurra

“Sirio, la sua famiglia e i Tetrabondi”. La narrazione di un percorso rivoluzionario

Presentazione e curriculum vite di Zoe Rondini

Continua a Leggere