Firenze mon amour, ma con qualche imprevisto

L’ultimo viaggio da me intrapreso a Firenze, ha avuto diversi “contrattempi” dettati, principalmente dalle barriere architettoniche… Ci sono state molte incomprensioni  con l’albergo. Comunque, all’ultimo secondo…  siamo riuscite a cambiarlo (perchè probabilmente non erano a norma e mi hanno “concesso” la cancellazione gratuita).
Anche il motivo del viaggio ha subito variazioni all’ultimo momento. La presentazione (non gratuita) dell’autore e giornalista Saverio Tommasi  che si doveva tenere alla Fondazione Zia Caterina, è stata annullata.
Ma c’è sempre qualcosa di bello: sono partita ugualmente. Ieri ho scritto, via mail a Saverio, mi sono presentata come Zoe Rondini, autrice e blogger con disabilità motoria di Roma, gli ho segnalato l’articolo, che ha letto subito e con interesse! Aspetta i miei libri… ed è dispiaciuto per il mancato incontro e le barriere architettoniche.
A volte i problemi organizzativi sono superiori alla bellezza dell’evento che si vuole organizzare. Capita!!!
L’ho imparato anch’io  ed il mio “staff ” che, dal 2011, mi ha sempre aiutata ad organizzare presentazioni dei libri: Nata Viva e RaccontAbili, lezioni per la Lumsa e tanti convegni sparsi per la bellissima penisola italiana!
Grazie infinite a tutti Voi e buona lettura!:)  

Quest’anno sto viaggiando come non mai!

Gli ultimi anni non sono stati proprio facilissimi e brillanti per alcune questioni personali e di salute… Per fortuna tra progetti legati a questo blog, alla scrittura in generale e ad alcune mie passioni, mi sto rifacendo alla grande e ringrazio le tante persone che, con competenza e molto affetto mi aiutano e soprattutto hanno compreso l’importanza dei miei progetti!

Certe cose accadono… non sapremo mai il perché! Ciò detto si verifica anche con gli eventi e le possibilità positive! Sta a noi saperle coglierle e saper ottenere il massimo rendimento.

Dopo il successo a Sanremo di Simone Cristicchi, con la canzone “Abbi Cura Di Me”, mi sono appassionata a questo cantante. Grazie a lui e all’algoritmo di YouTube è stata una continua e bellissima scoperta! Ho conosciuto la bravissima cantante Erika Mineo, in arte Amara, che è la compagna di Cristicchi. Don Francesco Fiorillo del Monastero San Magno, dove i due cantanti si sono esibiti più volte, il giornalista fiorentino Massimo Orlandi che seguo e stimo molto per le interessantissime interviste (e non solo) presso la comunità di Romena, dove andrò per la prima volta ai primi di luglio, in occasione di un bellissimo concerto all’alba, di Erika e Simone.

Ci eravamo lasciati, sempre in questa categoria “Articoli Della Redattrice”, con il viaggio a Firenze che ho fatto per conoscere Massimo Orlandi e Zia Caterina. Ebbene dal 21 al 24 maggio 2026 sono tornata in questa magnifica città! Molte vacanze della mia infanzia e adolescenza le ho passate tra mare, colline, città e borghi nella stupenda Toscana. Ho tanti bei ricordi di famiglia legati a questa regione. Anche Firenze, è una città che volevo scoprire meglio e mi è rimasta nel cuore per tanti viaggi fatti dalla mattina alla sera, per motivi medici, tra gli anni delle medie e del liceo con mia madre.  Quest’anno è stata la prima volta che ho visto questa città ricchissima di storia, arte, cultura e ottimo cibo per più giorni, come merita.

L’idea di tornare mi è venuta vedendo un post su Facebook e Instagram (unici socialnetwork che uso, con lo pseudonimo di Zoe Rondini). Nel post, era pubblicizzata una conferenza del giornalista e scrittore fiorentino Saverio Tommasi alla Fondazione Zia Caterina.

Purtroppo, la logica dei socialnetwork spesso è scomoda e stressante per alcuni fruitori. Mi riferisco agli spostamenti da una città ad un’altra (più o meno vicina e collegata…) che vanno organizzati nell’arco di pochi giorni. Gli eventi sono pubblicizzati con poco anticipo…! Amo quei personaggi famosi che si fanno le grafiche con tutte le date di un tour…

C’è un personaggio famoso che vorrei seguire di più dal vivo.  Ahimè, non riesco, perché pubblicizza i suoi concerti solo nelle storie che durano poche ore.

Problemi organizzativi

Presso le stazioni ferroviarie (come negli aeroporti) c’è un’ottima assistenza per i viaggiatori con disabilità e tutto un viaggio si può organizzare su internet in autonomia, ma devo dire che spesso mi faccio aiutare e ciò implica che  per organizzare il tutto ci vuole un notevole impegno di tempo per chi mi assiste e mi aiuta e ciò ha purtroppo generato un notevole stress, per fortuna è stato un caso isolato.

A volte viaggiando molto, accadono dei contrattempi che vanno gestiti in rapidità, fanno innalzare lo stress ed anche il mio senso di impotenza. Per fortuna, dopo i tanti spostamenti, da settembre ad oggi è la prima volta che ci succede. Avevo prenotato un albergo (NON proprio economico e NON rimborsabile) su Booking.

Nelle foto si vedevano le caratteristiche della camera e, nella scheda, era in una posizione poco distante dal centro. Anche volendo, non c’erano foto dell’intera struttura, a parte le camere ed i bagni. Il punteggio era più di otto, a solo 1,3 km dal centro. Il letto era grande con l’aggiunta di un altro letto. Le camere a tre (due genitori e un figlio) non sono così facili da trovare.

Solo dopo aver effettuato il pagamento, mi sono informata direttamente tramite telefono, per scrupolo… abbiamo parlato con una donna, dipendente della struttura che ci ha specificato che c’erano due rampe di scale per accedere alle camere. Le abbiamo subito detto che su Booking  questo dettaglio non era specificato e, data la mia situazione… ciò comportava un problema! A quel punto, la nostra richiesta è stata se potevano rimborsarmi e cancellare la prenotazione… Visto il paragrafo seguente, la struttura non era a norma.    Ho anche chiesto se gestivano altre strutture o se potevano consigliarmi un altro posto (a Venezia Maricica ha chiamato tante strutture alberghiere e dopo il terzo albergo che non aveva i requisiti che richiediamo abbiamo chiesto a chi rispondeva se potevano indicarmi un’altra sistemazione e ci hanno aiutate).

Il tempo era poco e, ora che la città non è bollente, gli alberghi sono strapieni, molto più di un mese fa quando andai la prima volta. Lo abbiamo riscontrato mentre cercavo di organizzare il viaggio e cercavo un hotel. Guarda caso non era possibile cancellare la prenotazione e non sapevano consigliarmi un’alternativa. Ho pensato al fatto che il tempo stringeva, che molti alberghi erano pieni e, soprattutto, mi dispiaceva perdere la cifra già spesa per tre notti. Ecco la mia soluzione non ottimale, ma alla  luce di tante considerazioni, sembrava la meno peggio.  Avrei fatto a fatica le scale, un gradino alla volta, caricando la gamba sinistra perché da circa quattro anni a questa parte soffro di artrosi (refertata più volte) all’anca destra, per questo uso di più la sedia a rotelle motorizzata.

La mia assistente Maricica, ha pensato di portare con noi il certificato di invalidità (mi è stato conferito il punteggio massimo! 100%, senza lode, va be’ tanto l’ho presa poi… alla triennale!) perché con quello ho l’esenzione sulla tassa di soggiorno. Mandando la foto di tale certificazione, magicamente, ci hanno consigliato non andare nel loro hotel… e hanno sbloccato, in   tempo reale, il tasto della cancellazione su Booking. Mi hanno rimborsato il pagamento.

Voglio vedere se andavo da loro e pubblicavo sui miei due social (o meglio spammavo un video…) dove facevo vedere che stavo mele o rischiavo di cadere, cosa avrebbero fatto la struttura?  Comunque, per completezza d’informazioni, non mi sono mai fatta male in un luogo pubblico, anche se fosse, non pianterei mai una grana per qualcosa che può succedere e non è né colpa mia né della struttura!

Un paio di giorni prima, non abbiamo pensato al certificato d’invalidità, anche perché se non richiesto non mi viene in mente di usarlo, perché la situazione è talmente palese, che a mio avviso una diagnosi dell’Inps scritta anni fa per giunta con una pessima grafia, non dovrebbe essere   così impattante sulla vita di una persona in ogni caso, soprattutto quando il problema si sente e si vede benissimo…!

Da domani non andrò al cinema, teatro, concerto, albergo, vacanza, o in giro per Roma ect senza la bella foto (e magari la fotocopia cartacea, perché non si sa mai…) del magico certificato.  Giro molto per Roma e per l’Italia, non mi era mai servito e soprattutto per turismo e accesso ai posti pubblici non aveva mai fatto la differenza! Senza certificato e con quello che si vede (sto parlando del sorriso e degli occhioni azzurri😉) un biglietto omaggio lo porto sempre a casa.

Comunque sui siti di prenotazione perché, se c’è “l’opzione disabilità”, tante volte va cercata per bene!? Un’ipovedente rientra tra la disabilità visiva, allora perché non fare l’opzione da spuntare un po’ più grande e più semplice da trovare!?

Tornando al nostro viaggio, dopo l’invio del magico certificato su whatsapp, con ogni probabilità si sono spaventati, la signorina ci ha fatte contattare da un uomo, probabilmente lo stesso direttore che il giorno prima, tramite la dipendente, non ci aveva dato alternative e non ci voleva far cancellare e rimborsare la prenotazione. Questo signore ha sboccato, in tempo reale il tasto per la cancellazione su Booking e ci ha subito ridato i soldi tramite bonifico.

Tornando all’organizzazione del viaggio con pochi giorni di “preavviso”, in genere, le cose da preparare, prenotare e organizzare sono veramente tante. Lo so bene e mi dispiace. Ma è così non per mia volontà, ma per i tempi stretti dei social.

Per organizzare i tanti viaggi, mi faccio aiutare perché, giusto per fare un esempio tra tanti… spesso, quando parlo con gli sconosciuti non mi capiscono. L’assistenza alla stazione va prenotata al telefono e le attese sono molto lunghe.  Si può anche mandare una mail, l’ho fatto e non mi hanno risposto, morale: ho dovuto chiamare. Alla fine ci devi parlare al telefono per partire senza dubbi.

Per organizzare interamente i viaggi, preferisco essere aiutata perché due teste sono meglio di una, ma se il tempo stringe e le cose da fare (tra il viaggio e il mandare avanti la casa) sono tante… ecco che giustamente subentra lo stress.

Comunque il viaggio Roma-Firenze dura un’ora e mezza. Dopo la cancellazione dovevamo trovare un’altra sistemazione, o alla peggio saremo tornate a casa il giorno stesso.

Il certificato l’ho mandato perché mi hanno richiesto di fare il check in online. L’avventura ha, per fortuna un lieto fine. Maricica, che non si perde mai d’animo e riesce a trovare sempre una soluzione, ha scritto su Booking, “Alberghi a Firenze adatti ai disabili” e la ricerca è andata a buon fine! Il sito più utilizzato e famoso per gli hotel ha tanti utili filtri: perché non aggiungere un altro per facilitare le ricerche per le persone con disabilità? (Chiedo troppo se propongo un filtro per le tre disabilità principali? Sarebbero: motoria, sensoriale e cognitiva!) Tanto esistiamo anche noi e facciamo parte del mondo e delle diverse società!

Per fortuna, Maricica ha trovato un hotel adatto a persone con bisogni speciali, proprio di fianco alla stazione. Ci ha accolte una ragazza molto gentile.

La camera e i letti erano più piccoli dell’altra, anche ma adatta noi.

Il bagno era con la vasca, Giulia, la ragazza gentile ed accogliente  della reception ce l’ha detto quasi mortificata, ma l’abbiamo subito rassicurata, per pochi giorni ci saremo tranquillamente arrangiate. L’albergo era grandissimo. I pochi gradini prima degli ascensori avevano una rampa per aiutare le persone a salire con i bagagli, i passeggini, le carrozzine per neonati e anche carrozzine o deambulatori per chi non è più neonato! Una rampa può far comodo a diverse persone, età e situazioni…

Normativa alberghi e strutture ricettive per abbattere le barriere. In breve.

In Italia, l’accessibilità delle strutture ricettive è regolata principalmente dal Decreto Ministeriale 236/1989, che impone l’abbattimento delle barriere architettoniche e stabilisce requisiti rigorosi per spazi, camere e bagni.

Normativa alberghi e strutture ricettive per abbattere le barriere:

La normativa di riferimento per l’abbattimento delle barriere architettoniche nelle strutture ricettive per permetterne la fruizione a persone con disabilità è composta da:

  • legge 13/1989 e il relativo Decreto Attuativo
  • l’art. 24 della legge 104/92 Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche

Nel Decreto Attuativo – Decreto 236/1989 – non si fa esplicitamente riferimento alle singole tipologie di strutture ricettive come bed and breakfast, alberghi e agriturismi. All’art 3.4 comma c del Decreto si specifica, però, che “nelle unità immobiliari sedi di attività ricettive il requisito della visibilità si intende soddisfatto se tutte le parti e servizi comuni ed un numero di stanze e di zone all’aperto destinate al soggiorno temporaneo determinato in base alle disposizioni di cui all’art. 5, sono accessibili.

All’art. 4 vengono indicati i criteri di progettazione per l’accessibilità di porte, pavimenti, infissi esterni, arredi fissi, terminali degli impianti, servizi igienici.

Dunque per l’abbattimento delle barriere architettoniche qualsiasi struttura ricettiva deve rispettare il requisito della visitabilità e i criteri di progettazione per l’accessibilità.

A seconda della tipologia a cui appartengono – bed and breakfast, albergo o agriturismo – vi sono poi altre importanti indicazioni da seguire per garantire l’accessibilità. (Le strutture da me scelte, sono sempre dei b&b. Sono anche le più diffuse ed utilizzate)

Una differenza su tutte? Nei b&b è sufficiente che ci sia una sola camera accessibile a persone con disabilità, mentre negli alberghi devono essercene almeno due ogni 40 stanze o frazioni. Nel caso degli agriturismi, il numero minimo di camere accessibili a persone con disabilità, invece, viene stabilito dalle leggi delle singole regioni.

Chi possiede una struttura ricettiva e vuole investire per eliminare le barriere architettoniche può usufruire di alcuni vantaggi fiscali. Trovate tante nozioni utili, per chi offre la struttura e per che ne vuole usufruire al link di seguito Clicca qui.

Cominciamo i tour e soprattutto la vacanza!

Da li abbiamo fatto un bel respiro e ci siamo godute la vacanza! Dopo un po’ di meritato e necessario riposo abbiamo fatto una passeggiata in centro, abbiamo attraversato l’Arno e abbiamo visitato una parte del suggestivo quartiere Oltrarno, non è turistico e affollato e non c’ero mai stata. Avevamo prenotato un ristorante di cucina tipica toscana e fiorentina, ma non mi ha colpito…

I ristoranti di questa città sono tipici, alcuni molto buoni, a esempio Bucanegra e Da Giovanni, in quest’ultimo ci sono tornata, sempre ottimo! Ho fatto vedere il paragrafo del mio recente articolo alla proprietaria e mi ha regalato un pacchetto di tozzetti. L’ho ringraziata con entusiasmo, avrei mangiato li volentieri anche il giorno dopo, ma era tutto prenotato! A Firenze i ristoranti non sono grandi, se avete in programma un viaggio in questa bellissima città, a maggior ragione se siete bongustai come me,  cominciate subito a prenotare, stessa cosa per i musei, i tour guidati e mi raccomando il certificato di disabilità, se ce lo avete portatelo come gli altri documenti, ma è più grande del formato tessera.

Il secondo e terzo giorno, avevo organizzato delle visite guidate con Alessio, una guida che avevo conosciuto la scorsa volta e, da allora, abbiamo cominciato a seguirci su Instagram.

Con la guida o senza?

Le visite guidate da me richieste erano di due pomeriggi. Il 21 maggio ci sarebbe dovuta essere una conferenza a pagamento di Saverio Tommasi, alla Fondazione Zia Caterina. Questo era l’evento che mi ha spinta a questa repentina vacanza a poco meno del viaggio, di un mese fa, sempre per andare  da Zia Caterina. Purtroppo, per motivi organizzativi, l’evento è stato rimandato (Speriamo che lo rifacciano…) Mi ero già organizzata gran parte della vacanza, pagando l’albergo… e i treni, era un peccato rinunciare a tanti dei bei giorni, ludici, godendosi tante cose e staccando tre giorni dalla routine. Alla fine, subito dopo l’annullamento della conferenza,  per paura di sprecare tempo, o non vedere le cose importanti di questa bellissima città… ho prenotato due pomeriggi  con Alessio. Un giro prevedeva la visita di due chiese importanti: Santa Croce e Santa Maria Novella e l’altro diversi punti in centro e il quartiere di Oltrarno. Vedere opere d’arte, musei, città… senza dover cercare la spiegazione su internet, senza dover prestare la propria attenzione ad un’asettica audio guida con spiegazioni lunghe che mettono sonnolenza… è tutta un’altra cosa! Ovviamente tutto questo ha un costo, ma per uno, massimo due giorni… trovo che in certi luoghi,  ne valga la pena! Bisogna anche calcolare che siamo solo in due e che sia a me che Maricica piacciono queste cose e poi le guide con le quali ho fatto delle passeggiate, anche dentro Roma, a Venezia e Firenze sono state gentilissime, perché quando prenoto, anche con pochi giorni di preavviso… faccio presente la ridotta mobilità e la sedia motorizzata (non mi hanno mai chiesto il certificato). Un po’ cammino e se non c’è un’alternativa faccio anche gradino e loro si studiano il percorso più adatto. Per questo li ho sempre ringraziati e ho loro fatto tanti complimenti, tutti meritati.

 A Venezia, il giro in motoscafo era facile una volta a bordo! Comunque la persona esperta e gentile ci ha segnalato il punto di imbarco più vicino alla zona del nostro hotel e senza troppe scale!

L’idea di fare alcune visite guidate in città d’arte, mi è venuta dopo diversi viaggi di quest’anno  e, per fortuna, prima del bellissimo viaggio a Venezia. In queste città (Venezia e Firenze) ne è valsa la pena, soprattutto perché Venezia non è semplice da visitare e in poche ore in motoscafo abbiamo  visitato tanti quartieri diversi e stupendi!!! Mesi fa, per Simone Cristicchi, siamo state  a  Perugia che è più piccola, vicina a Roma e ce la siamo girate benissimo da sole, in parte a piedi ed in parte con la nostra auto.

I city tour

Tornando alle passeggiate guidate a Firenze, il venerdì pomeriggio, con Alessio Alioto, abbiamo visto il Pantheon di Firenze, la Basilica francescana di Santa Croce e poi siamo andati alla Basilica dominicana di Santa Maria Novella.

Il sabato, invece, abbiamo fatto una bellissima e lunga passeggiata. Partendo da piazza della Signoria, abbiamo visto l’esterno di Palazzo Vecchio, Pontevecchio, Palazzo Pitti, la Basilica Agostiniana di Santo Spirito, il Palazzo di Bianca Cappello in via Maggio e poi Santa Trinita. Si, forse le chiese potevamo vederle da sole, anche se sarebbe stata una visita molto più riduttiva, senza i magnifici chiostri. Avrei voluto fare la parte nuova di Oltrarno e i dintorni collinari della bellissima città! O magari (come doveva essere) assistere all’interessante conferenza, vicino Firenze, a  Bagno a Ripoli  e fare la passeggiata del centro e Oltrarno con Alessio, vabbè…!

Cosa mi affascina delle città d’arte

Quando giro le città d’arte, mi affascinano i palazzi, le leggende, il centro, le ville, le passeggiate e i dintorni piuttosto che i musei, anche se qualcuno rimane d’obbligo. L’altra volta a Firenze avevo fatto quel giro guidato con la golf car, verso piazzale Michelangelo che mi è piaciuto tantissimo. Organizzando questo secondo viaggio, ci sarei tornata volentieri, ma non c’erano posti disponibili. La prossima volta invio il certificato e vediamo cosa succede. Seriamente, l’ho cercato tanto su internet, ma era tutto pieno. Ho chiesto ad Alessio (che con un’agenzia fa soprattutto visite in città… quindi non so se e quanto gli compete) e giustamente mi ha risposto che con pochi giorni di preavviso non gli era possibile organizzare la cosa. Mannaggia alle dinamiche dei socialnetwork almeno se creassimo dei salva date una settimana prima dall’evento da pubblicizzare e poi lo ricordassimo due giorni prima, non sarebbe male. Comunque ripensando a tutti i viaggi di quest’anno, la mia assistente ed io (ma soprattutto lei) troppo brave siamo state!

Il certificato di invalidità motoria, del 100%, può avere una doppia valenza, da una parte sconti e porte aperte per eventi culturali… viaggi… alberghi, tasse ridotte alla Sapienza e quant’altro. Dall’altra parte, e mi è già capitato, mi possono dire in faccia: “ci dispiace non abbiamo più posti! O ancora, sei troppo disabile per… E così via, ma poco cambia!

Un ricordo di Genova nel 2007

Mi ricordo un viaggio nel 2007, a Genova. Anche lì mi hanno colpito i bei palazzi del centro, soprattutto il Palazzo di Francesco e Ridolfo Brignole, chiamato anche Palazzo Rosso, poi il porto, i carruggi e i dintorni mi sono piaciuti tantissimo, era inverno e mi  ricordo un bel giro a Portofino.

Ero già grande, ho visitato l’acquario ma ci ho impiegato al massimo tre o quattro ore, avevo capito che il porto, i carruggi, la città in generale e i suoi dintorni, mi attraevano più di qualsiasi altro luogo al chiuso! Sarò anche strana e ignorante, ma ognuno è fatto a modo suo e per fortuna, su preferenze, inclinazioni, passioni, pregi  e difetti la o le disabilità non sempre, o non in tutto influiscono! Le città italiane e spesso i loro dintorni, sono spesso tutte bellissime. L’unica che mi ha colpito meno delle altre è stata Torino, celebre per essere stata la prima capitale d’Italia (1861) e culla del Risorgimento, ma vicino alle bellezze storiche si vede che è stata una città di lavoratori con diversi quartieri-dormitori, poco vitali.

E poi, una delle mie passioni è il cibo!

Tornando a Firenze, sono stata come la volta scorsa, al mercato centrale. Lo consiglio caldamente. Ad un ingresso c’è una rampa per entrare ed è molto diverso, più grande e caratteristico di  quello di Roma!

Mi sono divertita a comprare prodotti artigianali come taralli e tozzetti da portare a casa. Abbiamo mangiato in un banco di specialità italiane e toscane. Ho preso la pappa al pomodoro, per me un bel ricordo d’infanzia, ho fatto a metà con Maricica detta Cica, di osso buco cotto con tanto sugo, sedano, carota e cipolla tagliati a dadini grossi: una poesia! La cucina è ricca di storia, tradizioni, sapienza tramandata, arte e tanto amore! Sarà anche per le ricette toscane, che conosco meglio di altre ricette regionali, che questa regione mi è rimasta nel  cuore.

Un’altra cosa bella che ho fatto e vi consiglio di fare, è stato salire sulla terrazza della Rinascente un po’ prima di cena. Con l’ascensore si arriva all’ultimo piano del  grande magazzino poi ci sono due brevi rampe di scale. Da qui si apre una bellissima vista a 360 gradi sui tetti del centro storico.

In particolare si ammira:

  • Cupola del Brunelleschi: Domina la visuale, offrendo uno scorcio ravvicinato e suggestivo che emerge tra gli edifici storici.
  • Piazza della Repubblica: Uno sguardo privilegiato sulla storica piazza sottostante, il cuore commerciale e sociale della città.
  • Palazzo Vecchio: Si staglia maestoso verso il cielo con la sua inconfondibile torre merlata.
  • Torri e cupole: Si possono ammirare i campanili e le architetture religiose circostanti che punteggiano l’orizzonte

Aspettative e progetti futuri

Settembre è il  mio mese preferito per diversi motivi. È il mese del mio compleanno, si fanno tanti progetti, la stagione è ancora bella, le giornate lunghe. Tra un progetto e l’altro, complice il mio compleanno, si possono pensare e fare tante cose e, perché no… un week end lungo tutto da organizzare, in un bel posto!

Tra mille idee e progetti per fine estate mi piacerebbe presentare i miei libri alla Fondazione Zia Caterina, non so se c’è ancora la possibilità. Spero di sbagliarmi, ma prima e dopo la seconda conferenza mi sono sembrati meno organizzati, distaccati e in confusione, ma questo caldo improvviso lo sto soffrendo molto anch’io;):). Comunque sia, sarei felice di tornare a Firenze, per quattro o cinque giorni. C’è tempo per informarmi, confrontarmi con mia sorella Daria che dall’adolescenza in poi, ha sempre avuto una marcia in più per organizzare viaggi, anche accessibili per me! Ovviamente il certo lo conosco molto bene.  Mi piacerebbe esplorare meglio i dintorni, poi non è detto che devo stare proprio a Firenze città. Potrei  stare vicino e vedere cose che non ho visto.

Con l’occasione, mi piacerebbe anche organizzare un caffè con varie persone con le quali mi farebbe piacere parlare, ma soprattutto ascoltarle raccontare un po’ di sé… Questa volta, alla fine, non è stato possibile.

A volte le persone che stanno con me si annoiano a vedere i posti, gli spettacoli teatrali… più di una volta!

Vedremo…! Intanto per l’estate ho tanti bei progetti…!

 

Se potete, linkate e spammate questo (e altri) articoli, vi ringrazio 😉

Vi lascio il link dei miei contatti! clicca qui

Leggi anche:

Firenze, tra incontri e turismo. La magnifica conoscenza di Massimo Orlandi e Zia Caterina (primo viaggio a Firenze di quest’anno!)

A Venezia per Cristicchi! Una conferenza, un viaggio e tanta gratitudine

Depliant

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L’importanza di essere comunicatrice, autrice e blogger…

L’IMPORTANZA DI ESSERE COMUNICATRICE, AUTRICE E BLOGGER. Sperando in una nuova vita per  Nata Viva; tenendo sempre a mente la gratitudine e l’importanza di fare squadra.

Carissimi lettori e lettrici,

è terminato il contratto con l’editore di Nata Viva e i diritti sono tornati a me. Per il futuro di questo romanzo autobiografico e di formazione,  vorrei avere un editore, ma a certe condizioni che spiegherò più avanti, oppure fare un’auto pubblicazione con Amazon. In questa intervista racconto le tantissime soddisfazioni che ho avuto dal 2011, anno della prima edizione di Nata Viva ad oggi. Narrerò anche qualche problema, nella speranza che non ricapiti in futuro a me o altri. Spero che, in questa  società  tante persone con disabilità (e senza)  trovino la loro strada, senza patire troppo… e disponendo di più aiuti possibili!

Non mancheranno riflessioni su problemi avuti, speranze e progetti nuovi o da riuscire a ripetere, a Roma e non solo.

Per quanto riguarda l’auto pubblicazione con Amazon, mi hanno accennato vari e interessanti vantaggi. Devo informarmi meglio e iniziare a intraprendere questa nuova strada. Un vero editore non lo scarto a priori, ma dopo due esperienze (la prima molto negativa) devono avere determinate caratteristiche che spiegherò più avanti.

Di seguito, sotto forma di intervista, racconto l’importanza per la mia vita interiore e professionale della scrittura e i progetti legati a essa.

Se pensate di potermi dare dei suggerimenti per Nata Viva o il progetto nelle scuole, in fondo a questo articolo trovate il link con i miei contatti. Nel frattempo vi informo che ho circa 100 copie di “Nata Viva” a casa che regalo con molto piacere per i motivi che trovate in questa pagina. Il  secondo libro RaccontAbili è edito dall’Erickson Live, lo trovate sul sito della casa editrice, su vari siti che vendono libri, lo potete ordinare in libreria o richiedere a me con dedica.

Infine, se potete, vi chiedo di pubblicare questo articolo o linkarlo sui vostri spazi online. 

Aspetto i vostri suggerimenti. Grazie a tutte e tutti!

Perché ho iniziato a scrivere la mia autobiografia a soli tredici anni?

Il romanzo Nata viva nasce come diario personale ed è stato terapeutico per affrontare il lutto improvviso della perdita del secondo marito di mia madre e padre della mia super sorella Daria (in arte Fiore). Maturando ho capito che volevo raccontare tutta la mia vita. La mia esistenza è fatta di momenti molto positivi: l’affetto della famiglia materna, i bei viaggi, i rapporti con alcuni personaggi della mia vita, a cominciare da Ricke, e tanto altro. Non mancano esperienze molto negative legate alla mancanza di sensibilità e l’incomunicabilità tra me (bambina e adolescente) e il mondo degli adulti: assistenti, medici, fisioterapisti, insegnanti, presidi e così via. Non ho mai voluto denunciare. Lo scopo del romanzo di formazione e la sua ampia divulgazione è il fare sì che alcune cose non capitino ad altri. Il percorso di laurea in scienze della formazione  mi ha aiutato molto nella stesura del libro, nel presentarlo in convegni, scuole e università.

Cosa ti rimane dell’esperienza con le case editrici e di vedere la tua storia di vita sotto forma di libro edito in distribuzione?

Le emozioni sono molteplici. Sicuramente la forma stampata e il fatto che sia sui vari circuiti distributivi, (il che gli dà un tono autorevole) è una sensazione stupenda, unica ed impagabile!  Dai tredici ai ventinove anni ho scritto un diario non giornaliero, ma fatto di ricordi, sensazioni ed esperienze. Per circa due anni, l’ho corretto, aggiornato, con un consulente letterario e insieme a lui, gli abbiamo dato una forma di romanzo autobiografico. A ventisette  anni abbiamo trasformato il “diario” in un vero e proprio romanzo di formazione e autobiografico. Fin dall’inizio volevo scrivere per gli altri, non solo un diario adolescenziale. Dopo poco, quando avevo ventinove anni, ho trovato  quella  che è stata apparentemente una grande opportunità, ma anche un grande problema: farlo accettare ad una casa editrice. Con l’aiuto dello stesso autore che mi ha aiutata molto a concluderlo e correggerlo, abbiamo preparato la sinossi e mandato e-mail a editori medio piccoli. A dir la verità ho mandato mail anche a grandi nomi dell’editoria italiana, ovviamente non mi hanno  risposto: me lo aspettavo, ho scritto anche a loro perché non avevo nulla da perdere. Dopo mesi di attesa e di paura  di non realizzare il sogno della mia vita, un noto editore a pagamento ha accettato il mio  scritto.  Appoggiata    dalla mia famiglia ho accettato il contratto. Dovevo comprare 185 copie. Quando sono arrivate  ho fatto una cena con la mia famiglia, composta da mamma, nonno e Daria, per festeggiare. Le prime copie sono andate via in tante presentazioni fatte in pochi mesi. Questa prima edizione risale al 2011. Presto ho capito che quella casa editrice era lenta e scarsa nella stampa e nella distribuzione. Negli anni a seguire faticavo molto  ad avere altre copie del mio scritto. Anche altri autori e lettori hanno avuto gli stessi problemi con la distribuzione di quella casa editrice, ma l’ho  scoperto man mano. Era come  se si basasse tutto su quelle prime 185 copie (i soldi sono stati un bellissimo regalo di  nonno per il mio trentesimo compleanno). Dopo due o tre anni ho preso una decisione azzardata ma giusta! Cercare un altro editore. La ricerca è durata circa un anno, durante il quale avevo annullato il primo contratto, quindi il libro non era più in distribuzione, in pratica non esisteva più.

In Italia è difficile pubblicare un libro, e se ti affidi all’editoria a pagamento, tante riviste, testate, siti e blog non ti pubblicizzano. Queste cose le ho imparate mano a mano, dopo la pubblicazione. Comunque dopo tanti tentativi e patimenti ho trovato, nel 2015 la Società Editrice Dante Alighieri. Un editore non a pagamento, famoso per il vocabolario di greco “Il Rocci”. Con loro mi sono sentita in famiglia, la stampa e la distribuzione sono state sempre ottime e veloci. A tutto lo staff editoriale va la mia stima, gratitudine e tanti complimenti. In questi quattordici anni ho comprato  in media 80/100 libri l’anno.

Come è stata la seconda vita di Nata Viva?

Bellissima. Più bella della prima. Dal 2015 al 2026 sono stati anni pieni di progetti e di soddisfazioni. Uno tra tutti è stato la realizzazione del cortometraggio Nata Viva, che è il seguito del romanzo perché parla della Zoe adulta.

“Nata Viva- cortometraggio-  È  la storia di Zoe Rondini una ragazza che per i primi cinque minuti della sua vita non ha respirato. Zoe ha scritto un libro che racconta la sua vita, allegra e faticosa. Lucia Pappalardo l’ha trasformato in un breve film grazie al supporto dell’Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani. Il cortometraggio è il seguito del romanzo di formazione in quanto racconta gli ostacoli e le conquiste della Zoe adulta.

Nel 2016, il mini-film ha ottenuto il primo premio nell’ambito del concorso “Capodarco L’Altro Festival – L’Anello Debole” categoria “Corti della realtà”. È stato poi premiato fuori concorso al Festival Ciak sul Fermano.

Ci sono stati tanti progetti entusiasmanti come il progetto per gli studenti dai 10 anni in poi, dal titolo: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”.

Ci vuoi parlare del progetto gratuito per le scuole?

Il progetto “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”,  trae ispirazione dal romanzo autobiografico e di formazione “Nata viva”, opera prima di Zoe Rondini. Il libro narra la storia di Zoe, bambina e ragazza con una disabilità motoria dalla nascita e, in particolare, ne racconta la crescita dagli anni dell’asilo sino all’università. Vengono affrontate le tematiche relative all’infanzia ed adolescenza, trattando soprattutto i problemi scolastici incontrati, la solitudine, l’amicizia, il rapporto tra pari, tra interazione e emarginazione, e le passioni di Zoe, prima fra tutte quella per la scrittura.

Dopo aver riscontrato entusiasmo nel pubblico adulto, l’opera letteraria viene portata nelle scuole e nasce il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, con l’intento di parlare ai bambini e ragazzi di prevenzione al bullismo e rispetto delle differenze.

Come sono strutturati gli incontri?

Gli incontri con le classi si articolano in tre momenti. In primo luogo Zoe, introdotta da un’insegnante, narra agli alunni episodi della sua vita: la nascita, la scuola, la famiglia, l’adolescenza, il tempo libero e il rapporto tra pari. Vengono poi letti alcuni brani estrapolati da “Nata viva”, che presenta un linguaggio semplice e avvincente, adatto a giovani e giovanissimi. Al fine di rendere la lezione inclusiva e partecipata, i brani vengono letti da alunni volontari. La selezione delle letture può variare di classe in classe, in base all’età della platea, ma l’unico capitolo che viene sempre proposto è quello relativo alla nascita di Zoe. In questo modo si fornisce sin dall’inizio una risposta alla domanda imbarazzante “che ti è successo” e si rompe il ghiaccio. Infine, gli incontri si concludono con un momento di confronto nel corso del quale i ragazzi, stimolati e incalzati da Zoe, narrano i loro vissuti in relazione alla scuola, il rapporto tra pari e con gli adulti, le loro paure e speranze e pongono all’autrice le domande che li incuriosiscono.

In alcuni casi, a discrezione dei docenti, vengono fornite, con qualche settimana di anticipo, alcune copie di “Nata viva” al fine di preparare i ragazzi. Le copie vengono offerte a prezzo quasi di costo.

Quali sono le finalità del progetto che vorresti riproporre in futuro?

La finalità perseguita dal progetto è quella di “educare alle differenze” e stimolare la narrazione di sé.  Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie tale scopo viene declinato in un’ottica di prevenzione e contrasto al bullismo, al cyberbullismo e nell’educazione ad uso consapevole dei socialnetwork .

Negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (pedagogisti, terapisti, logopedisti, fisioterapisti e insegnanti di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista della persona con disabilità.

Altro intento degli incontri è quello di stimolare la narrazione di sé quale strumento di presa di coscienza dei propri limiti e proprie potenzialità. Attraverso il confronto e la narrazione si cerca di dimostrare che determinate sensazioni ed esperienze ci accomunano, aldilà delle differenze nel nostro modo di apparire. Agli alunni  si cerca di trasmettere il messaggio che la “diversità” è negli occhi di chi guarda e che questa può rappresentare una risorsa, come affermato dal pedagogista russo Anton Semenovyč Makarenko.

L’ambizione del progetto è quella di seminare nei ragazzi la voglia di esplorare la diversità e appassionarsi a nuove narrazioni ed aumentare la consapevolezza del sé e del cyberspazio al fine di  essere più consapevoli, empatici e curiosi.

Alla Lumsa tengo circa due lezioni all’anno. Dal 2017 collaboro al Master in Neuropsicologia dell’età evolutiva.

In tutto questo cosa è successo durante il covid e con la pubblicazione del secondo libro?

La cosa più brutta è che con i lockdown e i problemi scolastici che si sono protratti anche  negli anni successivi, non mi hanno più invitata nelle scuole. Qui faccio un appello: se vi incuriosisce il progetto, se siete un genitore,  un’insegnante, un preside, un operatore scolastico…  se volete più informazioni sul progetto (da ripetere in presenza, tra Roma e dintorni, come ho già fatto. O da sperimentare da remoto come continuo a fare per l’Università LUMSA) non esitate a contattarmi! In fondo vi lascio un link con tutti i contatti.

Devo dire anche che, avendo pubblicato il mio secondo libro a novembre 2020, ciò ha fatto sì che tantissimi lettori hanno voluto leggere l’opera prima! Un po’ me lo aspettavo, ma non così tanto. Dopo un breve periodo di stallo Nata Viva ha ripreso il via più forte degli anni a dietro!

Qual è il ruolo dei social network per un esordiente?

Fondamentale per diversi motivi. Innanzitutto molte case editrici non hanno abbastanza denaro per investire in pubblicità, quindi l’autore (se vuole e se può…) è bene che si impegni a far conoscere la sua opera con ogni mezzo online e i propri social network. Detto ciò, da quando “ESISTE” Nata Viva e poi grazie a RaccontAbili, ho avuto delle recensioni su  Repubblica, L’Osservatore Romano, Odeon Tv, Radio Roma Capitale, il programma della Rai “O Anche No” e altri. Colgo l’occasione per ringraziarli ancora tutti!  Molta pubblicizzazione è stata fatta con articoli e interviste su siti internet che si occupano di autori esordienti e noti. Tanti siti fanno questo con un compenso in denaro.  Se hai una buona strategia  puoi pubblicare un’infinità di contenuti tra il proprio blog e i profili social. Ciò detto è stata un po’ la mia ancora di salvezza. RaccontAbili è uscito in piena pandemia e Nata Viva stava vivendo un periodo di stallo. È ricominciato tutto con il “materializzarsi” del secondo libro e l’autopromozione.

Per completezza di informazioni, va detto anche che, se il libro si  vende, la percentuale più alta va all’editore. Anche se lo compro io a prezzo di costo, lui giustamente ed in ogni caso non ci rimette.

A cosa punti, con la tua scrittura, oltre a tutto quello che ci hai già raccontato?

Per me l’importante è diffondere le storie e i messaggi che sono racchiusi nei due volumi. Per tale scopo sto regalando i libri (con dedica) e li spedisco in tutta Italia. Lo faccio volentieri! In “cambio” mi piacerebbe una recensione o un semplice post per farmi conoscere, che è più importante del pagamento. Mi è successo che delle amiche mi volessero pagare i libri non ho accettato i soldi, ma il post sui loro profili e o un po’ di passaparola è sempre  stato importante!

Adesso in famiglia non siamo tante… Ci siamo io, mia sorella, mia madre e le mie fantastiche nipoti di tre mesi e quasi quattro anni. Dico ciò perché per me, avere i libri publbicati vuol dire delle cose semplici, ma essenziali:

  • Donare i miei primi trent’anni di vita a tanti nuovi lettori e alle mie nipoti. Magari quando saranno alle elementari leggeremo loro le parti dei giochi che facevo da bambina, i bellissimi viaggi che ho fatto, il capitolo sulla fede e l’importanza della scrittura. C’è tempo per argomenti più impegnativi…!
  • Vorrei scriverne un altro, ma visto che per il primo ci sono voluti sedici lunghi anni, la cosa mi spaventa un po’. Sarebbe bello farne il seguito di Nata Viva con una sorta di ghostwriter.
  • Avere un ruolo sociale e professionale. Infatti, quando parlo di me dico che sono autrice e  blogger, ho cominciato a scrivere a nove anni, grazie alla macchina da scrivere e poi mi hanno insegnato ad usare il computer,  e da allora ho sempre continuato a scrivere, per mia fortuna!
  • Dare un po’ una nuova vita ai nostri carissimi nonni materni ed a Rickie.
  • Esorcizzare esperienze negative: lutti, discriminazioni, ansie e paure.
  • Riflettere e far riflettere su problemi che la nostra società ha ancora verso bambini, ragazzi, adulti, studenti, viaggiatori, lavoratori, genitori, figli, familiari. Cittadini che consumano, pagano le tasse, pagano i medici, pagano i terapisti, ma hanno una o più disabilità, per le quali gli aiuti e gli strumenti di supporto e compensazione, esistono ma non sono sufficienti ad una vita pienamente autonoma e realizzata (il che dovrebbe essere un diritto per tutti). Siamo persone che si vogliono semplicemente realizzare nella vita e che trovano ancora barriere architettoniche, culturali e altri ostacoli che li costringono a faticare più degli altri.
  • Poter dire sempre di più, alle mie nipoti e non solo “zia Zoe scrive. Ha scritto due libri che crescendo e a piccole dosi… ti leggeremo e ne sta per pubblicare un altro per bambini”. In più si dedica a tanti progetti che partono e coinvolgono diverse forme di scrittura. La grade  sta capendo e memorizzando queste cose! Non voglio dire loro: “zia è un ex autrice e i libri che avete voi e tanti altri non esistono più…!” perdendo così una parte della mia identità.
  • La scrittura per me è un forte elemento per analizzare e “mettere in ordine” i pensieri, le emozioni i vissuti su ciò che vivo e sulla realtà che mi circonda. Ciò detto riguarda i libri, ma anche il portale piccologenio.it. Qui ho modo di pubblicare articoli, slide, foto, video, interviste etc sulle mie attività, viaggi e passioni. Di certo non mancano tutte le informazioni sui libri, lezioni, convegni, il mio cv e le passioni come viaggi, cibo e musica! E voi mi seguite?
  • Mi piacerebbe che questo portale diventi ancora più importante e  seguito, da persone con disabilità, famigliari, medici e terapisti. Da qualche anno questo obbiettivo l’ho raggiunto. Ma si può sempre migliorare. Un medico, che ha collaborato con nostro nonno, apprezza molto gli articoli e il mio maturare. Spero che i miei scritti sia apprezzato da persone che scrivono, che si occupano di giornalismo, tv, cinema, cultura e tanto altro….  Qui cerco di narrare i miei interessi e ciò che faccio. La disabilità può essere UN UNICO aspetto dell’essere umano.

Hai dei progetti futuri?

Certamente! Intanto concludere e veder pubblicato il terzo libro. Sto lavorando con molto impegno per questo. La parte di testo è pronta. Adesso stiamo lavorando in squadra per le illustrazioni e poi, sempre con la consulenza di una professionista, lo proporremo a varie case editrici per bambini. Il target lo immaginiamo compreso tra gli otto e i dodici anni circa.

La gratitudine, se non sbaglio e un sentimento per te fondamentale, giusto?

Assolutamente si! Infatti sono molte le persone che dall’università in poi mi hanno sostenuta per realizzare i miei più grandi sogni. Intanto i miei nonni e mia sorella mi hanno corretto le bozze dei libri e, come ho detto, mi sostengono in tutti i progetti.

Mia sorella Daria  mi aiuta a fare tante presentazioni, a preparare slide e contenuti per lezioni e convegni. Sono certa che i miei nonni mi guardano, mi sostengono e fanno il tifo per me da lassù. Mia sorella  si lascia coinvolgere, con bravura, dedizione ed entusiasmo, in tutti i progetti e mi da un supporto decisivo, amorevole ma anche oggettivo e se serve severo! Non dimentichiamo che Daria si è fatta intervistare nel cortometraggio Nata Viva (ciò non è stato semplice per lei, in quanto persona timida e riservata e coinvolta come famigliare). Ma il suo aiuto non si ferma qui:  mi fa l’editing per i contenuti di Piccologenio.it. Non mi fa mai mancare il suo supporto quando ci sono da preparare i contenuti per un nuovo convegno, delle nuove lezioni, il nuovo libro ect.

Mi sembra giusto anche ringraziare il mio primo consulente letterario, Matteo Frasca, che mi ha aiutato a dare la forma di romanzo a Nata Viva e vederlo pubblicato. Mi ha anche seguito moltissimo per quanto riguarda RaccontAbili. Mi ha consigliato la casa editrice Erickson Live. L’ultimo editing di questo libro l’ho fatto con mio cognato Enrico Arata al quale rinnovo il mio affetto, la stima e la mia gratitudine. Matteo, diversi anni fa, per motivi famigliari si è trasferito in toscana, è laureato in pedagogia, ha un buon lavoro nelle scuole e ha messo su famiglia. Mi dispiace molto che con tutto ciò non c’è stato modo di continuare a collaborare per la scrittura, da remoto come fanno tantissime persone, (lo faccio anche io quando mando i miei scritti a Daria!).

Quando ho buttato giù un canovaccio per la favola per bambini, ovviamente l’ho proposta a Matteo in primis per l’editing. Gli ho esplicitamente domandato se mi poteva seguire, ma se per vari motivi non ce la faceva, gli ho chiesto se mi dava un consiglio per rivolgermi a qualcuno di sua fiducia. Inizialmente mi ha risposto che mi avrebbe seguito lui con piacere e in amicizia…  ma poi non ho saputo più niente. Dopo un po’ di attesa ho capito che era il caso di trovare una strada alternativa e mi sono rivolta alla scuola di scrittura Genius che conosco da quando è nata. Poco dopo Lucia Pappalardo, che è docente della scuola e regista di Nata Viva, mi ha messo in contatto con una loro editor professionista: Claudia Colaneri con la quale abbiamo riscritto tutta la trama, rendendola un vero romanzo breve per bambini e ragazzi. La ringrazio per la bravura, la rapidità, la dedizione che mette nel suo lavoro. Abbiamo lavorato duramente, seriamente ed in tempi brevi senza raccontarci e chiacchierare! Per me è stato un modo nuovo, ma bello di scrivere insieme ad un’altra persona.

Sempre per portare a compimento quest’ultimo progetto editoriale, grazie all’aiuto di mia sorella abbiamo contattato una sua amica. È un’illustratrice molto brava e giovane con la quale è iniziata da poco una collaborazione. Dopo questa nuova fase, proporremo il libro a case editrici specializzate per letteratura per bambini e ragazzi, anche qui si accettano consigli anche se qualche idea già ce l’abbiamo!

Vorrei ringraziare ancora una volta, la Società Editrice Dante Alighieri che ha dato una forma e una base concreta a tanti progetti ed a creduto in me come autrice. Negli anni sono stati tantissimi i lettori dei due libri, a oggi le copie distribuite di Nata Viva, sono state superiori a quelle di RaccontAbili.

La seconda edizione del romanzo è arricchita dalla prefazione di Serena Veggetti, conosciuta durante la triennale, nel suo ruolo di docente di psicologia dell’Università Sapienza di Roma. In più, in appendice c’è un racconto intimo e toccante dedicato a nostro nonno, Adriano Bompiani. 

Ci sono altre cose importanti che hai imparato grazie alla scrittura?

Dalla scrittura ho imparato l’impegno e il metodo che sono indispensabili per qualsiasi lavoro. Ho anche imparato, in parte… a gestire le frustrazioni, altrimenti non si va da nessuna parte. Ho appreso altresì l’importanza di affidarsi a professionisti e fare squadra. Tutto ciò fa parte dei messaggi  che cerco di trasmettere con tutte le mie narrazioni, in tutti i modi e contesti sopra indicati. Senza l’aiuto di Daria, che anche le veci dei miei nonni, non andrei da nessuna parte.

 Hai altri progetti futuri basati sui libri?

Si, ne ho parecchi già sperimentati e da sperimentare. Ad esempio mi piacerebbe presentare Nata Viva e dare tutto il ricavato in beneficenza a realtà che in parte già conosco! Il libro è già presso la bottega della Fraternità Monastero San Magno di Fondi che ringrazio. Mi piacerebbe presentarlo (e lasciare delle copie) presso la “Fraternità di Romena – Onlus” e/o la Fondazione di Zia Caterina vicino Firenze. Intanto ho le copie per altre presentazioni. Contestualmente mi muoverò per non rimanere sprovvista!

Ricordiamoci che in ogni contesto porto entrambi i volumi anche se Nata Viva è adatto a ragazzi ed adulti…  Invece RaccontAbili prima di tutto è un saggio non un romanzo, anche se la prima parte è romanzata, e potrebbe essere più adatto per gli addetti ai lavori. Il saggio presenta interviste (a 30 persone) e numerosi miei articoli su amore, sessualità e disabilità, questa è una tematica importante. Anche se gli argomenti sono tanti e spaziano tra famiglia, lavoro, routine, arte, diritti e tanto altro…

Magari, se riesco a pubblicare il terzo libro, avrò l’occasione di presentarlo in nuovi contesti e, sarà un’occasione per rilanciare le prime due opere letterarie. Vedremo…!

Mi piacerebbe molto riuscire ad andare in tanti contesti e nuove scuole, per darne una sarebbe bellissimo essere accolta nel liceo dove lavora la bravissima preside Eugenia Carfora, che è nota per tante interviste televisive e per la famosa fiction Rai La Preside. Per chi ancora non la conoscesse Eugenia è dirigente scolastica dell’Istituto Superiore “F. Morano” di Caivano, situato nel complesso del Parco Verde. Conosciuta come “preside coraggio”, lavora dal 2007 in questo contesto complesso, trasformando l’istituto in un polo d’eccellenza contro la dispersione scolastica e la criminalità.

Mi piacerebbe anche presentarlo alla Fondazione di Zia Caterina (della quale ho parlato nel mio recente articolo ed altre situazioni come associazioni, scuole, università, ospedali, onlus e realtà varie che si occupano del sociale. Per fortuna quest’anno viaggio molto, con facilità e volentieri.

Infine vorrei riflettere su una cosa che sarebbe lodevole: chissà se esistono dei canali “preferenziali” che si occupano di storie che hanno a che fare con il sociale e che per questo aiutino i processi editoriali per autori non famosissimi e/o esordienti?!  Anche qui accetto consigli. Se non ci sono sarebbero tante occasioni sprecate! Pensiamoci…!

Come ho detto la scrittura è la mia confort zone, spero di ricevere sempre più e-mail con richieste di libi con dedica, ma anche nuove proposte di inviti per presentazioni, scuole e convegni. Sono felice che spesso mi arrivano mail da chi, ancora non mi conosce dai social, ma mi scopre grazie a questo portale. Infine quest’anno sto viaggiando tantissimo per seguire Cristicchi e Amara… Ci starebbero bene anche dei viaggi di lavoro, come ho fatto in passato per tanti convegni e, più di  recente, ho dato una mia testimonianza a giovani (dai sedici ai venticinque anni), al Monastero San Magno. 

  • Se siete interessati, vi consiglio di leggere gli articoli linkati qui sotto, per avere un’idea del progetto nelle scuole e delle lezioni presso l’Università Lumsa.
  • Grazie a tutti coloro che mi aiuteranno per un eventuale editore.
  • Grazie a chi diffonderà questo articolo e a chi mi inviterà a parlare a presentazioni e convegni!

Contatti: Clicca qui

Leggi anche:

Messaggio importante che riguarda NATA VIVA  Link con sinossi e presentazione

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza Progetto nelle scuole

La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment Slide universitarie

Presentazione e curriculum vitae

 

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A Venezia per Cristicchi! Una conferenza, un viaggio e tanta gratitudine

Grazie al mio interesse per Simone Cristicchi, ho trascorso tre giorni in una città apparentemente molto complicata: Venezia! L’artista romano ha tenuto una conferenza, prima di andare in scena con il suo spettacolo teatrale Franciscus. In questo articolo vi parlerò di tutto il viaggio. È un’occasione anche per riflettere sulla vita da artista che forse non è poi tanto invidiabile… Il fil rouge di tutto il racconto sono alcune riflessioni sull’importanza di riconoscere e provare gratitudine!

 

Sabato 21 marzo 2026, sono stata presso l’ateneo veneto di Venezia per assistere ad una conferenza di Simone Cristicchi. Per l’artista si è trattata dell’ultima tappa della tournee: “Franciscus, il folle che parlava agli uccelli”, lo spettacolo teatrale omonimo del libro, che per il terzo anno ha riempito i teatri di tutt’Italia. La conferenza si è svolta solo in questa città e non era riservata ai soli addetti stampa, come purtroppo accade spesso.

Ho organizzato bene il viaggio. Avevo visto l’evento sui canali social dell’artista solo un paio di settimane prima e, per fortuna, mia sorella Daria mi ha incoraggiata a partire! Lei è sempre la prima ad aiutarmi e sostenermi in qualsiasi progetto, grande o piccolo che sia!

La mia missione

Ero lì per un motivo preciso: riuscire ad interagire con l’artista. Durante la conferenza Simone ha parlato del suo spettacolo e poi ha lasciato spazio alle domande. Chi mi segue sa bene che non mi sono fatta sfuggire l’occasione di parlargli! A dirla tutta, avrei già preparato un’intervista con circa venti domande sulla vita e sulla carriera faticosa, interessante e poliedrica. Non dimentichiamo che, come artista, ha abbracciato tante forme d’arte: dal disegno al cantautorato, dalla scrittura a varie forme di teatro e narrazione per finire con la realizzazione di vari docufilm come “Dall’altra parte del cancello”, “HappyNext. Alla ricerca della felicità”, “Santa Fiora social club” e altri ancora.

Le domande della mia intervista, che gli ho consegnato, partono dalla conoscenza di ogni sua conferenza, concerto, presentazione di libri e album, disponibili su YouTube, le tante interviste all’Ora Solare di tv2000, le sue collaborazioni con la testata l’Osservatore Romano, con la Fraternità di Romena e con il Monastero San Magno.

Le domande che gli ho posto e gli eventi autobiografici

Per questa bellissima occasione in Veneto mi ero preparata due domande attinenti allo spettacolo.

Pe introdurre le domande vere e proprie, ho fatto riferimento al racconto di due eventi autobiografici che ha raccontato lui stesso. Da diversi anni, ha un’amicizia epistolare con Nadia Maria, una suora di clausura che ha definito la canzone “Quando Sarai Piccola” “una preghiera che Dio fa all’uomo” perché, secondo lei, “anche Dio ha bisogno di noi per compiere le sue opere”. Tempo fa Simone aveva detto che gli piacerebbe che Nadia Maria lo vedesse. Non sarebbe la prima volta che l’artista va in visita in un monastero di clausura per cantare e recitare lo spettacolo. Mi ha risposto che per ora non si sono conosciuti di persona e ha escluso la possibilità che accada in futuro. Peccato che a me e ai tanti presenti in sala, anche per ragioni di tempo, non ha dato spiegazioni ulteriori a riguardo.

Per la seconda domanda ho prima sintetizzato un racconto presente nella sua biografia. L’episodio è avvenuto con il sacerdote che insegnava religione alle scuole medie. Il professore li aveva portati a fare compagnia agli ospiti di un ospizio. La gita era stata proficua per tutti. Ecco che, dopo qualche giorno, Simone ha chiesto all’insegnante: “perché non applichiamo il vangelo, tornando a fare compagnia a quegli anziani che soffrono la solitudine invece di fare lezione teorica qui in classe?”   Come risposta, invece di una qualsiasi spiegazione… ha ricevuto uno schiaffone in pieno viso davanti a tutti i compagni. Ho precisato che la domanda era più che lecita e coerente con i fatti appena accaduti. A proposito dell’evento gli ho chiesto: “se il sacerdote vedesse il tuo spettacolo Franciscus, e il tuo percorso di crescita personale… cosa ti sentiresti di dirgli oggi?

Simone ha un po’ giustificato l’insegnante raccontando che, in quell’occasione, forse… avrebbe potuto essere più educato…!

Con la bellissima e importante occasione di avere un microfono in mano e qualche istante per interagire con lui gli ho dato una cartellina con il precedente articolo sul nostro incontro a Perugia, le domande che sogno di fargli e una lettera molto intima e importante. Prima di partire avevo preparato anche i miei libri con dedica per il suo assistente Lorenzo. Nata Viva e RaccontAbili, erano regali per ringraziarlo per avermi aiutato a conoscerlo al concerto a Roma ed allo spettacolo teatrale a Perugia.

Come impressioni sulla disponibilità di Simone posso dire che in questo incontro e nel primo a Roma si è rivelato un po’ freddo. Forse a Perugia era più rilassato e quindi è stato abbastanza socievole!

Riflessioni sulla gratitudine e il dopo la conferenza

Nella conferenza non abbiamo interagito a sufficienza. E’ stata la stessa impressione di quando ci si alza da tavola con la fame.

Per comunicare meglio con lui, io e Maricica abbiamo rivisto lo spettacolo, così lo abbiamo potuto aspettare all’uscita artisti del suggestivo Teatro Goldoni. A questo punto ho potuto riparlare con lui. È stato gentile, non mi ha detto niente di che, la gente era parecchia, mai quanto accade agli artisti di moda…  Appena usciti dal palco di Sanremo, non si era creato l’effetto assalto e poi, a suo dire, il pubblico teatrale gli piace perché è sveglio e non va appresso alle mode del momento come capita con le persone nel mondo musicale! In tante interviste ha specificato che preferisce la parola “persone” che trova più rispettosa della parola “pubblico”. In tanti campi penso che le parole siano importanti… ma mai come i comportamenti: ad esempio di un vip verso il suo pubblico o l’importanza dei fatti concreti per integrare le “minoranze”.

Simone mi ha salutata, ho avuto modo di dimostrare la mia gratitudine e apprezzamento. Sono contenta perché in quel momento non erano importanti le sue parole (lo ammetto…), ma il comunicargli la mia presenza e gratitudine.

Mi ha fatto molto piacere che il suo assistente Lorenzo mi abbia ringraziata del mio pensiero che aveva ricevuto, ne è rimasto piacevolmente sorpreso. Ero contenta delle sue parole, è stata la stessa sensazione di quando, da piccoli si metteva l’ultimo pezzo ad un puzzle di oltre cento pezzi!

Fortunatamente spesso, sono io a provare e dimostrare gratitudine verso le persone che mi stanno accanto, o che incontro per caso e sono gentili. Mi fa piacere quando faccio un piccolo gesto gentile verso gli altri, per ricambiare. Penso che essere grati sia uno sentimento importante da provare e restituire, fa bene prima di tutto a noi stessi. È normale che, a volte, ciò non venga recepito da chi vogliamo “ringraziare”, ma se noi stiamo bene il resto non è poi così rilevante…

Ad aspettarlo lì fuori eravamo in circa una quindicina di persone. Molte avevano i suoi libri da far firmare. Il primo novembre al concerto a Roma, c’era tantissima gente: era un buon motivo per essere un po’ infastidito, ma dopo lo spettacolo teatrale, per fortuna, non siamo tanti e si potrebbe intrattenere qualche minuto in più! Anche se, riconosco, che quando si è felici e tempo vola e questo me lo rammento spesso per fortuna!

Che Bella Gente

In questa occasione ho conosciuto persone arrivate lì da varie parti d’Italia. C’era anche una bambina. Cristicchi le ha detto che i bambini sono il suo pubblico preferito.

Sono stata molto felice che tra la conferenza e il dopo spettacolo, ho parlato con tanta gente interessante, Che Bella Gente, potrei dire per citare una sua famosa canzone che ha presentato a Sanremo nel 2006. Ad uscire dal retro del Goldoni oltre a Lorenzo, c’era una ragazza adolescente, molto bella e con i capelli lisci (a differenza dei ricci di Simone). Era Stella, la figlia più piccola. Dopo aver fatto i complimenti a Simone, mi sono presentata. Per fortuna porto sempre in borsa dei depliant informativi su chi sono, cosa faccio e cosa mi muove a comunicare con diverse forme artistichesoprattutto con la scrittura! Le ho detto che su Piccologenio.it può trovare già due articoli su suo padre (da oggi siamo a tre e spero di fare altre esperienze grazie a lui!) e uno sul concerto di Amara. Le ho chiesto se c’era suo fratello Tommaso, mi ha risposto di no. Quando uno sconosciuto mi risponde in modo coerente e non con un sorriso di cortesia, capisco che comprende il mio modo di parlare e mi rilasso. Forse mi sono rilassata troppo… perché le ho parlato della nonna paterna Luciana, che sta in sedia a rotelle a seguito di un’ischemia celebrare; citandola e chiedendole di salutarla e abbracciarla da parte mia…  Tanto, nella peggiore dell’ipotesi, non lo farà!

Dopo aver salutato tutti, Simone, Stella e Lorenzo, sono scappati via a passo molto veloce nei vicoli. Non c’erano la stupenda compagna Amara, a volte fanno delle bellissime cose insieme e non c’era la loro cagnolina Noa che appare in tanti loro video. È un animale molto educato e sa come stare su di un palco.

Riflessioni sulla vita da star!

Riflettendo non so se la vita di un personaggio di successo sia poi così invidiabile, si il successo, i soldi, ma la libertà? E poi ci sono molti sacrifici! Simone era lì con sua figlia adolescente (precisamente Stella è nata nel 2011, dopo il fratello Tommaso nato nel 2008). La mattina avevano raggiunto in canoa un monastero. Il pomeriggio nella conferenza, ha dichiarato di essere un po’ stanco, avvertendo chi sarebbe venuto allo spettacolo che forse non avrebbe dato il massimo di sé, comunque la serata è stato un successone di applausi e teatro pieno come tutte le repliche della tournee. I tre giorni a Venezia sono state le ultime date del tour teatrale durato mesi. Che fatica e quanta poca libertà mi viene da dire! Chissà, magari in una città così unica avrebbero voluto fare qualcosa di più o di diverso, stava anche con sua figlia…!

Per chi lo segue sui social ad oggi, ha già pubblicato i prossimi impegni che sono a ridosso dell’impegno teatrale.

Alla luce di tutto questo e come persona che vorrebbe sapere ogni dettaglio di Simone, di Amara e altri artisti per prendere il buono di ogni loro esperienza della vita personale e pubblica… mi viene da pensare che non so quanto sia bella la vita di un’artista, soprattutto del suo livello. Simone ha dichiarato che il successo e il pensare ai numeri (vendite, visualizzazioni, followers..) è complicato e in passato, stando troppo dietro a tutto ciò, ha rischiato di ammalarsi. Ha poi dichiarato che tutti questi numeri li ritiene “un grande inganno”, consigliando saggiamente ai giovani di stare molto attenti alle dinamiche di oggi. Ha poi aggiunto che ha trovato la sua confort zone nel teatro proprio per uscire dalla frenesia della musica che ti impone di andare a Sanremo, fare più dischi e concerti, con ritmi molto frenetici per poi ricominciare da capo. Preferisce il mondo teatrale, dove ci sono modi e tempi di narrazione più ampi. In un video ha spiegato che le canzoni raccontano una storia in massimo tre minuti a differenza di altre forme narrative. È un pensiero che condivido e sono felice per lui e il suo team teatrale perché per il terzo anno consecutivo registrano il tutto esaurito con questo spettacolo allegro, malinconico, che richiama emozioni e interrogativi negli spettatori. Essendo cantautore, attore e scrittore, riesce ad arrivare veramente a un pubblico ampio e diverso!

Tante narrazione a discapito dei messaggi?

Non voglio fare il bastian contrario, ma a mio avviso, ha narrato in modo sempre uguale la sua esperienza di vita personale e artistica. È come se ci fossero dei paletti molto rigidi nelle tante narrazioni autobiografiche.

È un uomo e artista profondo, ma trovo che lo potrebbe essere ancora più aggiungendo qualcosa altro alle domande che gli vengono poste da persone molto diverse.

Infondo, se seguite Simone e lo studiate con attenzione, non dice molto sull’improvvisa perdita del padre Stefano di appena quarant’anni.  Ed ancora, ad esempio, sappiamo che l’ultimo ricordo è stata una sgridata perché suonava troppo forte. Purtroppo, poco dopo il babbo è stato portato via con l’autoambulanza. Lo capisco e, ovviamente, mi rattristo anche perché un vissuto di perdita simile e ho un’idea di cosa significhi. Non racconta altro su questo episodio,  su tutti gli anni precedenti. Ha narrato molto della sua vita privata e  della carriere, ma ho tante altre domande su tutto.

I miei interrogativi spaziano dall’uomo all’artista

Ho individuato altre domande che, ad esempio, indagano sul suo rapporto con i suoi musicisti storici (Riccardo Corso,  Riccardo Ciaramellari e  Antonio Iannetta), gli anni nei quale da adolescente si è rifugiato nel disegno, il cambiamento tra i primi album, apparentemente ironici, ad una forma più spirituale. La fatica di emergere nel mondo della musica e di trovare la sua unicità, come gli ha insegnato il suo grande maestro di disegno Benito Jacovitti e molte arti argomenti…

Le domande: un input per aprire nuove forme di narrazioni

Come autrice, pedagogista e cantastorie amo le domande che mi permettono di ragionare e aprire nuove finestre sulle mie esperienze. È vero che due teste sono meglio di una, quindi ringrazio sempre chi  mi offre la possibilità di andare su sentieri poco noti ed inesplorati…  Lui stesso, nella canzone: CHE BELLA GENTE, ci invita ad “non accontentarti di restare in superficie, ma scava nel profondo oltre la radice e le apparenze…”Ciò detto perché, in pratica, sembra non vale re per tanti artisti che sono più che mai, i moderni paladini di messaggi importanti?

In quanti, oggi, invece che prendere un bel libro in mano o andare ad ascoltare la Messa si rifanno ai talk show o alle facili strategie del momento. In tanti ed è stato lo stesso Simone a parlarne. Ecco perché lo invito a non avere paura di esplorare, azzardare… per narrare di più di sé stesso e le fragilità umane che ha sempre egregiamente esplorato dal successo di “Ti Regalerò Una Rosa” e il bel documentario “Dall’Altra Parte Del Cancello” come primi step di una precisa situazione umana e sociale: quella delle malattie psichiatriche. Sono queste le tematiche più note che lo hanno portato al successo con varie forme d’arte. Negli anni successivi ad oggi è stato molto bravo a portare alla luce altre situazioni sociali: i minatori, il dramma delle foibe, la storia di Maria Sole, una bambina morta a soli nove anni. Ha parlato anche degli anziani soli negli ospizi e dei malati di alzheimer.

Si spende molto socialmente nella sua arte e in molte interviste, ma perché ciò forse rimane solo a livello artistico? Perché gli artisti in generale, dopo essere diventati famosi si spendono solo nella loro arte e sono sempre (chi più chi meno…) inarrivabili?

Cambiano gli incontri e i modi di comunicare. Forse è un grande inganno?

“Aumenta l’uso degli antidepressivi in età pediatrica. Oggi i medici, oltre alle medicine prescrivono relazioni umane”.

Due affermazioni forti che ha fatto lui stesso. Con l’avvento dei più grandi socialnetwork sembra che comunichiamo di più, ma è provato che è esattamente il contrario. Siamo tutti più soli e distanti.  Anche Cristicchi lo sa bene, ne ha parlato da solo e nel programma con Don Luigi Verdi: le poche cose che contano per Tv200.

Rimpiango il fan club di Marco Masini nei primi anni ’90. L’ho incontrato più e più volte… Già all’epoca gli ho fatto qualche domanda. Avevo 11 anni e mi basavo sui ritagli di giornale che nonna e Ricky mi regalavano… Non ero grande, ma mi ricordo che nei tanti nostri incontri ero io a cominciare un dialogo e a fargli tante domande. Mi fa tenerezza ripensarci da adulta! Se siete curiosi è tutto raccontato nel mio romanzo di formazione Nata Viva. Il capitolo si intitola proprio Marco Masini. Rimpiango quei tempi: c’era più tempo e più disponibilità.

Comunque Simone si lascia salutare. Non è scontato per un artista di quel calibro. Ma senza il loro pubblico gli artisti non avrebbero i soldi, il successo e la notorietà che hanno.

Dalla mia esperienza con Amara

La sua compagna Amara è molto disponibile all’incontro e alla narrazione. Peccato che è più difficile da seguire perché fa meno eventi e li pubblicizza solo nelle storie di Instagram. Le storie sono a ridosso dei suoi avvenimenti. Per ora… solo una volta sono riuscita a prendere e partire, ma avevo un appoggio da un’amica e l’Abbruzzo è raggiungibile in macchina!  Chissà perché non ha un sito e non fa le grafiche con le tante date.  Magari i concerti non sono tantissimi, ma viaggia molto per eventi nei teatri, nelle librerie, anche lei ha parlato spesso in tantissime interviste…! Anche lei mi appassiona molto e l’ho approfondita grazie a Youtube.

Forse, per ora, è un’artista di “nicchia”, ma ha il suo da fare e il suo pubblico. Lei è stata molto loquace e gentile quando le ho parlato dopo un suo meraviglioso concerto l’estate scorsa. È come se più hai successo meno hai tempo a disposizione per le persone che ti seguono, ma è una logica triste. Ciò detto si può ricollegare all’importanza del senso di gratitudine.

Una delle sette parole scelte da Cristicchi come chiave per la felicità è umiltà. A volte si può fare di più per essere umili e, come dice lui attenti.

Dal decalogo il cantautore sceglie la parola “umiltà” e la suggerisce agli studenti dell’Università Cattolica per l’avvio del nuovo anno accademico.

«Questa parola profuma di terra, viene dal latino humus, che significa terra fertile, quella sostanza che rende feconda la terra e quindi se mi sento umile posso essere come un campo arato pronto a ricevere i semi di bellezza e conoscenza che tutti mi possono donare».

L’invito, quindi, a mettersi nella prospettiva di imparare da tutti, a mantenere quella semplicità che hanno i bambini, quella curiosità che ti fa esplorare il mondo, a essere osservatori senza perdere tempo, a non essere banali.

E ancora, secondo Simone Cristicchi le parole chiave del suo progetto Happy Next (libro, spettacolo e documentario), sono un percorso interiore ispirato a una visione spirituale e comunitaria: Attenzione, Lentezza, Umiltà, Cambiamento, Memoria, Talento, Noi.

Gli auguro di avere l’occasione di essere sempre felice, umile, coerente e disponibile per se stesso, la famiglia e chi lo appezza.

Il tour a Venezia

Per quanto riguarda Venezia, è sicuramente faticosa da esplorare per chi ha una mobilità ridotta: tanti ponti non hanno le pedane, quindi vanno superati a piedi. Per tanti, me compresa, questo implica una notevole fatica fisica. Come nota positiva va detto che tutti i vaporetti hanno le rampe. Anche San Marco e la zona limitrofa sono ben organizzate.

Sinceramente, prima di partire avevo paura che fosse quasi tutto inaccessibile, quindi ho prenotato per trattenermi solo due giorni, va detto che è una città cara, ma meriterebbe una visita più lunga per esplorare le infinite bellezze e la lunga storia che offre. Comunque abbiamo visto tanto. Abbiamo organizzato un giro in motoscafo con una bellissima visita guidata alla scoperta della storia e dei posti più nascosti della città antica, ma anche delle parti più moderne. In barca abbiamo visto le zone: Dorso duro, Giudecca, Zattere, Castello, l’Arsenale, Cannareggio e Santa croce, con la giuda. La barca era a motore non era una gondola. A piedi e con la mitica sedia a rotelle elettrica abbiamo visto: palazzo ducale, San Marco, dorso duro e la collezione Peggy Guggenheim.  Quando salivo e scendevo le scale dei ponti, dando il braccio a Maricica, ci è successo molto spesso che dei turisti hanno trasportato Gina La Sediolina (così ho chiamato la mia carrozzina elettrica che da circa tre anni è un’ottima compagna di avventure!).

Ho notato persone di diverse nazionalità con sedie a rotelle e, devo dire, che la zona vicino San Marco e tutti i vaporetti sono accessibili grazie alle tante rampe.

In questo viaggio ho conosciuto tante belle persone, come una signora che ha visto lo spettacolo Franciscus ben nove volte e, in macchina, segue Simone da anni in ogni sua esibizione al centro e al nord.

Alla conferenza e ad aspettarlo all’uscita del teatro c’erano dei bambini.  A suo dire è il suo pubblico preferito e si vede. Al ritorno, sul treno, ho conosciuto una coppia di persone simpatiche.  Lui era in sedia a rotelle. Stavano andando a Napoli per la prima volta, gli ho dato dei consigli e dandogli il depliant li ho invitati a seguirmi sui social.

Grazie al mio interesse per Cristicchi, iniziato dopo la sua esibizione a Sanremo 2025 con la canzone “Quando Sarai Piccola” ho ripreso il mio interesse per i viaggi, la musica, la scrittura e le storie di vita. Sono grata e contenta, per tutto ciò, soprattutto a me stessa!

A proposito di gratitudine: sono molto felice che l’articolo sull’incontro di Perugia, tra me e Simone sia stato apprezzato da tante persone! Nei “leggi anche” troverete quell’articolo, quello del suo concerto a Roma del suo tour “Dalle Tenebre Alla Luce”,  il concerto di Amara dell’estate scorsa e la versione online del mio depliant.
Infine, vi ricordo che non ho contatti diretti con l’artista… sono semplicemente andata a un suo concerto e ai suoi spettacoli teatrale. Magari se avete contatti con lui, Amara o qualcuno del loro entourage mi potete scrivere.
Aspetto i vostri riscontri, grazie infinite.
Buona lettura.

Grazie e buona prosecuzione!

Contatti e libri:

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Leggi anche:

Depliant

L’emozionante incontro con “Il folle che parlava agli uccelli”

Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Presentazione del saggio “RaccontAbili”

 

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La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment

Anche quest’anno ho svolto la lezione al master di primo Livello in “Neuroriabilitazione e Neuroscienze dell’età evolutiva” all’Università Lumsa. Il titolo della lezione è stato “La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment”.

Partendo dal mio racconto di crescita personale e professionale, ho messo in luce  come la narrazione è stata per me un’esperienza fondamentale per capire me  stessa ed il mondo circostante. Dopo aver sperimentato l’effetto catarchico che ha avuto per me la narrazione, mi sono realizzata promuovendo progetti di narrazione del sé in vari contesti. L’ intento è sempre il voler essere utile a grandi e piccoli. Per questo vengo spesso invitata a parlare a convegni, università tv e radio.

Come racconto nel mio romanzo Nata Viva , la mia nascita è stata caratterizzata da un’asfissia neonatale di cinque minuti, con conseguente danno celebrale, dei neuroni  dell’area motoria. Per  fortuna, buona parte della mia famiglia, pur con tutte le difficoltà del caso, si è stretta intorno a me annullando la mia diversità e sostenendo quasi sempre la mia autonomia.

Ho fatto tantissima riabilitazione, e nonostante tante difficoltà… ho finito gli studi. Dopo la laurea ho coronato il mio sogno: passare dallo scrivere per me stessa allo scrivere per gli altri. Infatti la mia vita ha avuto un punto di svolta quando, ho pubblicato il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva. “La narrazione si concentra sulle vicende positive e negative, vissute dalla nascita agli anni universitari, dal punto di vista di una bambina e ragazza con disabilità motoria. Lungi dall’essere un trattato o un saggio sulla disabilità, “Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone con disabilità. Attraverso lo stile del romanzo definito dalla critica “rapsodico, discontinuo, spesso ironico e autoironico”, Zoe diventa testimone, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la sua visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.”

Dopo la pubblicazione del romanzo, attraverso la narrazione del sé,  sono riuscita a raccontare la resilienza nelle vite ordinarie di tante persone con disabilità (me compresa) e di chi, per vari motivi, si trova a relazionarsi con noi. Per questo, dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Da ciò nasce il secondo libro, il saggio “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità”. Si tratta di un saggio polifonico, che racchiude le “voci” di trenta persone tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Il risultato è  una narrazione corale e polifonica. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, attori, scrittori, giornalisti  e docenti universitari.

È una NARRAZIONE  CORALEPOLIFONICA, con le voci rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere tutti e tutte. Il saggio  è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste, una seconda dove si evince il mio punto di vista sulle medesime tematiche sotto forma di articoli che provengono da Piccologenio.it.

Nelle lezioni racconto come l’esperienza riabilitativa sia stata per me traumatica. La riabilitazione e in particolare la fisioterapia, per me hanno rappresentato una terapia insopportabile voluta dagli adulti. Parlo anche dell’importanza del gioco come attività esperienziale e formativa.

  • Il gioco è un’attività ed un’esperienza non finalizzata alla produttività.
  • È  utile per lo sviluppo della personalità e per l’allenamento della sfera cognitiva ed emotiva.
  • Le diverse teorie di famosi pedagogisti concordano nel ritenere il gioco un’attivitàvitale per il bambino: è strumento fondamentale per il suo sviluppo psicologico, motorio e cognitivo, alla base della prima percezione di sé e della costruzione della propria identità.

L’auspicio è che oggi si tenga conto della psiche del bambino proponendo la riabilitazione in modo giocoso e non traumatizzante.

Nelle slide ripercorro le tappe fondamentali verso l’autonomia.

  • A 18 anni ho preso la patente di guida
  • A 21 sono andata a vivere da sola.
  • Mi sono laureata in scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Lettere, indirizzo editoria e scrittura,  presso l’università Sapienza a Roma.
  • Ho fatto molte scelte che riguardano la sessualità, le rifarei quasi tutte…
  • Ho vissuto delle storie d’amore importanti.

Per rendere più dinamica la lezione, le slide vengono intervallate da:

  • letture tratte dai due libri
  • La proiezione del cortometraggio nata viva, che è il seguito del romanzo autobiografico e di formazione
  • Esplorazione del mio blog Piccologenio.it

Racconto anche, la volontà ed il tentativo di declinare, in vari modi e con diverse esperienze l’importanza della comunicazione.

Ad esempio i social ed il  blog Piccologenio.it sono strumenti, in continua evoluzione, che utilizzo per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti dei disabili. Parallelamente, curo il progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità, dal titolo: “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”. Il target di tale progetto sono gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado.

Nelle lezioni universitarie, nel secondo libro, nelle interviste e nel blog, ci sono tanti riferimenti all’amore e la sessualità delle persone con disabilità. Ad esempio in una mia vecchia intervista su PiccoloGenio, parlavo di sessualità e disabilità con queste parole:

“Vorrei parlare del mio impegno a fare informazione sui temi riguardanti l’amore, la sessualità e l’affettività delle persone con disabilità. Queste tematiche le affronto in RaccontAbili, Piccologenio.  Inoltre, per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura della disabilità alla sessualità ho ideato, nel 2012,  il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta quasi 2.000 membri. Il gruppo si propone come  un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’amore, la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoriasensoriale e cognitiva.

Ho scelto di fare informazione su tematiche così complesse e a volte scottanti, poiché in Italia siamo indietro anni luce rispetto a molti paesi, sul diritto alla sessualità.

(…)  La scoperta dell’erotismo e dell’amore è lasciata al singolo individuo, alle famiglie e, a volte agli assistenti che troppo spesso, per paura non vogliono parlare di certi argomenti. In altri casi, i famigliari e gli operatori sono aperti all’ipotesi che il ragazzo faccia un’esperienza sessuale ma non sanno a chi rivolgersi. Su questo aspetto c’è un enorme vuoto sia legislativo che informativo ed educativo. (…)”.

In sintesi mi sento di affermare che, tutte le mie attività, divulgative e formative, hanno in comune la voglia di essere utile agli altri e il desiderio di partecipare ad un cambiamento culturale che tenga conto delle diversità, delle peculiarità e dei diritti di ogni individuo. Il messaggio delle mie narrazioni, è che anche con un handicap si può condurre una vita normale, piena di sfide e di soddisfazioni.

Ritengo che differenze dovrebbero essere un valore ed il confronto è un mezzo per aprire le nostre menti e migliorarci sia come individui che come membri di una comunità.

Mi sento pronta a riprendere il progetto Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, in altre scuole e  fare più attività di sensibilizzazione. Perché, come affermava lo psicologo Bauer, “La capacità di narrare, intesa come funzione mentale è fondamentale per dare un’organizzazione al proprio mondo interiore e per attribuire significati all’esperienza umana”. È ormai assodato che la narrazione del sé sta dando esiti positivi nei bambini, ma anche negli adulti, me per prima!  

Le slide: LUMSA dicembre 2025

Leggi anche:

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

Zoe Rondini: formazione e lavoro

Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Presentazione del saggio “RaccontAbili”

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Il concerto di Simone Cristicchi: talento, ma poco tempo per i fans

Di seguito troverete un articolo del concerto a Roma, con la lettera che gli ho portato. Ci sono inoltre: un videomessaggio per Simone, i miei contatti, foto e video dell’evento all’ Auditorium Della Conciliazione. Buona navigazione.

Il primo novembre 2025, sono andata al concerto di Simone Cristicchi, a Roma presso l’Auditorium Della Conciliazione.

“Dalle  tenebre alla luce”, lo stesso titolo dell’ultimo album, disponibile da giugno 2024. È stato uno spettacolo emozionante, intenso, profondo per festeggiare i vent’anni di carriera del cantautore romano. È stato un magico viaggio tra canzoni, ironia e ricordi. Insieme alla sua band storica e lo Gnu Quarted, Cristicchi ha creato un’atmosfera straordinaria per ripercorrere successi recenti con canzoni mistiche e profonde per ricordarci poi, i successi ironici del passato.

Lo spettacolo è stato un viaggio musicale attraverso le tappe più significative del suo percorso, dalla canzone d’autore ai concept album teatrali, passando per i brani che hanno segnato il suo stile unico e inconfondibile. In scaletta, alcune tra le canzoni più amate del suo repertorio: Ti regalerò una rosa, Studentessa universitaria, Meno male (che c’è Carla Bruni), Sette miliardi di felicità, fino al recente e toccante brano Quando sarai piccola. (Fonte)

Dopo il grande successo teatrale di Franciscus, Cristicchi torna alla musica dal vivo con un progetto che intreccia canzone, teatro e poesia, esplorando tematiche profonde con la consueta alternanza di ironia,  malinconia, leggerezza e introspezione.

L’incontro tra la musica da camera e il rock d’autore dà vita a una sonorità originale e potente, in perfetto equilibrio tra eleganza, sperimentazione e intensità emotiva.

Dalle Tenebre alla Luce è stato molto più di un concerto: è un racconto personale, intimo e universale, un invito a lasciarsi trasportare dalla forza evocativa della musica e dalla profondità delle parole di uno degli artisti più poliedrici della scena italiana contemporanea.

Seguo Simone da diverso tempo, amo le sue canzoni e  mi piacciono soprattutto le sue interviste.

Il  concerto mi è piaciuto molto, nonostante ho trovato molte similitudini con le sue innumerevoli ed interessanti interviste. Ero molto preparata.

È stato emozionante anche andare dietro le quinte a salutarlo. Tantissime persone lo hanno salutato, per questo è stato un incontro veloce. Sono felice di avergli dato i miei libri ed avergli chiesto la dedica su uno dei suoi. Soprattutto ci tenevo a parlarci per consegnargli una lettera per me molto importante. Gli ho accennato che abbiamo diverse esperienze in comune: a cominciare da un lutto famigliare improvviso quando eravamo poco più che bambini. Entrambi, come dice lui: “ci siamo salvati la vita con l’arte”, gli ho detto proprio questa sua frase. Ho raccontato a Simone che ho iniziato a scrivere, ciò che ora è un romanzo di formazione, per superare il lutto di chi mi ha fatto da padre.  

In pochi minuti ho avuto modo di dirgli la lettera che è  molto sentita. Gli ho anticipato anche che mi piacerebbe tantissimo intervistarlo; ho già preparato le domande. Per tale scopo sarei disposta anche ad andare dalle sue parti a Velletri.  Non c’è stato tempo per le foto né per salutare la sua compagna Erika Mineo, in arte Amara, ma è stato disponibile a salutare tantissime persone! Sembrava a disagio di fronte ad una lunga fila di gente. Infondo noi fans abbiamo assistito alla sua arte… perchè indagare sul lato umano di una star, rischiando di rimanere delusa? Forse le sue canzoni non mi bastano… e ciò mi spinge ad ammirare tutto il suo materiale online. Più che le canzoni, mi attrae la sua storia di vita, le sue esperienze con i barboni, i malati psichiatrici. Ma il mondo dello spettacolo è freddo e veloce… Lo dicono anche tanti personaggi celebri quando parlano dei loro esordi.

Tornando all’incontro, è  stato dolce vedere un bambino di nove anni consegnargli una lunga lettera scritta a mano. Ho anche avuto modo di fare una carezza a Noa, la cagnolina di Erika e Simone.

Avrei voluto parlargli di più come si fa con un caro amico. D’altronde sono felice di sapere tantissime cose su di lui. Spero che, sia Simone che Erika, facciano più spesso dei concerti a Roma.

Va anche, di frequente,  alla trasmissione televisiva L’Ora Solare su Tv2000. Ho scritto alla redazione per far parte del pubblico ed incontrarlo ma, per ora, non mi hanno risposto. Perchè è un’ambiente quasi blindato?

È stato emozionante condividere la serata con mia sorella. Seduti davanti a noi c’erano Fiorella Mannoia con il marito Carlo Di Francesco. Ho incontrato Fiorella molte volte, è stato bello vedere che si ricordava di me quando li ho salutati. Lei è una dei pochi artisti che trova sempre tempo per un saluto, un sorriso, una fotografia. Spesso basta poco per lasciare un segno positivo e far felice un’altra Persona. La felicità non dipende  solo da noi, ma è sempre qualcosa di condiviso. Lo sa bene Cristicchi  autore del libro “Happynext. Alla ricerca della felicità”, nel quale racconta il suo viaggio alla scoperta dello stato d’animo positivo.

Chissà perchè il mondo dello spettacolo è così veloce, asettico e difficile per i pochi (quasi sempre normodotati…) che riescono ad arrivare ai vertici di spettacoli e reality. Pubblico qui di seguito la lettera a Simone. Se qualcuno ha dei contatti con la coppia di artisti mi può scrivere.

Grazie a tutti.

Caro Simone,

Mi chiamo Marzia Castiglione, in arte Zoe Rondini.  Sono autrice, divulgatrice, pedagogista e blogger. Nel mio piccolo cerco di essere cantastorie come te… e come te giro volentieri teatri, convegni, scuole e atenei; perché in tutto ciò cerco di portare avanti dei messaggi ed è sempre più importante quello che ricevo, dagli altri, in particolare dagli alunni di medie, liceo ed università.

Dici che spesso ti scrivono persone che si sentono sole, ti scrivono dagli ospizi, gli ospedali… questo mi fa sperare che anche questa lettera non rimarrà un grido nel silenzio.

Mi piacerebbe molto parlarti ed intervistarti. Come hai raccontato a L’Ora Solare, sei andato in hotel per “seguire” il Maestro Franco Battiato, gli hai dato un tuo cd… tanto è che ti ha invitato a casa… Io farei altrettanto per conoscerti! Sono una tua grande fan. Da tempo le tue canzoni e quelle di Erika, mi tengono molta compagnia e mi emozionano tantissimo. Penso di conoscere a memoria tante delle tue interviste e così mi sono resa conto che abbiamo diverse esperienze in comune.

Entrambi ci siamo salvati la vita grazie all’arte. A tredici anni è venuto a mancare il secondo marito di mia madre che per me è stato un padre. Questo è stato il primo motivo che mi ha spinta a chiudermi nella mia stanza… anch’ io con una bella lampada… E, armata di un vecchio computer, ho iniziato  a scrivere la  mia autobiografia. Il secondo motivo è che avendo una disabilità motoria, dovuta ad un’asfissia neonatale di cinque minuti, la mia adolescenza è stata piena di barriere e limitazioni. Passavo interminabili pomeriggi a scrivere al computer perché era l’unica cosa che potevo fare in autonomia. Mi piacerebbe tanto conoscerti di persona, raccontarti di me farti domande sulla tua storia e la tua vita, ascoltare i racconti su tuo nonno Rinaldo e tua nonna Selene, curiosare per sapere che tipo di padre e compagno sei.

Come ti trovi a collaborare con l’Osservatore Romano? Complimenti! Quando è uscito il mio primo libro, nel 2011, è stata scritta una recensione su questa testata. E ancora, dopo il Covid, sei tornato nelle scuole, qual’ è la tua esperienza con i bambini e ragazzi? Ho impiegato sedici lunghi anni per scrivere e veder pubblicato il mio romanzo di formazione “Nata Viva”. Come hai fatto a non demordere in quel lungo periodo dove le case discografiche non ti notavano?

Sai, recentemente a luglio, sono stata  alla Fraternità Monastero di San Magno e ho conosciuto Don  Francesco. È una persona eccezionale! Ha voluto sapere la mia esperienza di vita e forse faremo qualche cosa insieme!

Un’altra cosa eccezionale è stata andare al concerto di Amara, evento splendido tenutosi lo scorso 28 giugno a Roseto degli Abbruzzi. Oltre ad essere la mia cantante preferita è una persona meravigliosa perché dopo il concerto ho potuto parlarle ed avere la conferma che siamo sulla stessa frequenza.  Spero che faccia presto un evento a Roma. Noi ci vediamo il primo novembre, all’Auditorium Della Conciliazione. Spero tanto che sia possibile salutarti in camerino, porto con me un tuo libro: mi piacerebbe tanto avere la dedica.

La cosa che mi piace di più di quando cantate insieme sono le occhiate amorevoli che vi scambiate e i vostri sorrisi complici. Siete stupendi!

Mi piacerebbe tanto conoscerti e parlarti per questo girerei tutta  Roma e non solo.

Volevo anche chiederti: tra le tue stupende poesie in musica e dopo avere trattato varie sfaccettature di problemi e situazioni della vita… perché non parli della disabilità? A tal proposito, ti parlo un po’ di me e di ciò che faccio.

Dopo “aver riflettuto per i primi cinque minuti di vita, ho deciso di respirare”, e quindi di vivere…  Oggi conduco una vita “normale”: non vivo in famiglia, sono laureata, scrivo, guido, in poche parole…  Esisto e cerco di vivere…

Tra le tue canzoni, quelle che parlano più di me e del mio vissuto sono: I MATTI DE ROMA, LAURA e LA CANZONE DEI VECCHI AMANTI, mi piacerebbe raccontarti a voce e fino in fondo perché queste canzoni mi risuonano, un po’ te lo scrivo.

Mi reputo serenamente… e affettuosamente   MATTA,  adoro LA TOSCANA, I MATTI e CASTELLI ROMANI. Anch’io, come te,  penso che esistano tanti concetti di normalità e di felicità… tanti quanti le persone! Per me la felicità non dovrebbe essere sbagliata, anche se per chi non la sa gestire, si trasforma in euforia alla quale segue, inesorabilmente, la depressione.

Dal 2012 al 2020 ho portato nelle scuole il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, che si propone di incentivare la narrazione del sé, sensibilizzare sulle differenze  e si cerca di prevenire il bullismo. L’ho riproposto dopo il Covid, ma ultimamente è tutto più difficile…

(…) Mi piaceva quello che ho fatto come  autrice, peccato che sta sfumando e sono rimasta sola, senza il mio consulente letterario che, per tanti anni, con competenza e affetto, ha creduto in me e mi ha aiutato a realizzare tanti progetti.

L’attitudine alla recitazione mi ha portato, grazie alla collaborazione con Matteo Frasca e la regista e attrice Tiziana Scrocca, ad estrapolare dal mio romanzo la sceneggiatura dello spettacolo teatrale “La cantastorie Zoe“. Inoltre, dal 2019 al 2023 ho fatto parte del laboratorio teatrale indipendente – “Compagnia Nuovo Teatro”, direzione artistica dell’attrice-regista Patrizia Schiavo, che ti conosce.

Continuo a parlarti della mia “missione”, sperando di conoscerti di persona, prima o poi…

Ma andiamo con ordine: il mio ultimo “figlio” è il saggio RaccontAbili: domande e risposte sulle disabilità” (Erickson Live 2020). La mia prima opera  letteraria è il romanzo autobiografico Nata Viva”, (Seconda edizione nel 2015, grazie alla Società Editrice Dante Alighieri).
Dal romanzo è tratto l’omonimo cortometraggio, disponibile su YouTube. Il video è il seguito del libro ed è stato il  primo a classificarsi nella categoria “Corti Della Realtà”; nell’ambito del Premio L’Anello Debole – Festival di Capodarco edizione 2016.

La mia passione per la scrittura mi ha anche portata, dal 2006, ad aprire  il portale www.piccologenio.it dove pubblico principalmente contributi  su tematiche quali disabilità, amore, sessualità, narrazione di sé e pedagogia.

Nel sito puoi trovare l’articolo, foto e video del concerto-incontro di e con Erika!

Sono laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione, con specialistica in Lettere, Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma.

Mi impegno anche come divulgatrice delle tematiche di educazione sessuale e disabilità. Amo cucinare, faccio anche un ottimo gelato in casa!

Ho regalato i miei libri in duplice copia ad Erika, magari possono essere di ispirazione per una canzone sulla disabilità?

Hai chiesto a tanti… che cos’è la felicità, oggi come oggi la mia sarebbe stare bene, scrivere, ricominciare a fare le cose di tutti i giorni. (…) Rivedere i concerti tuoi e di Erika. Come avrai capito mi piacerebbe conoscerti, intervistarti. Ho già buttato giù gran parte delle domande. Sarebbe un dono enorme sia se fosse una cosa solamente nostra sia che fosse un’intervista più strutturata…  o, come si vede in molti programmi, possiamo far vedere un po’ di tempo trascorso insieme, che ne pensi?

Scusa se mi sono dilungata, ti considero un Amico e una persona molto speciale per il tuo talento, i messaggi che riesci a divulgare e il tuo essere normale, con un grande sorriso che cela quella timidezza che hai imparato a gestire! 🙂 Ti auguro di non perdere mai la poesia, l’ironia, l’empatia, l’attenzione verso gli altri e la leggerezza che ti caratterizzano!

Mi avete parlato più te ed  Erika che tante persone che conosco…!

Vi auguro di rimanere persone vere, umili e centrate come siete ora!

Vi auguro anche tanto amore e serenità. Un abbraccio forte, che siate sempre “perfetti e benedetti”!

GRAZIE!

Marzia – Zoe

Contatti:
E-mail: zoe.rondini@gmail.com
Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

 

 

Leggi anche:

Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Lettera a Fiorella Mannoia

Zoe Rondini: formazione e lavoro

 

 

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La sessualità tantrica come aiuto al benessere di ogni persona

Non di rado, tramite il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“ e non solo, molte persone con vari tipi di disabilità o i loro  familiari mi domandano come gestire al meglio le pulsioni sessuali di una persona che non vuole nuovamente sentirsi rifiutata e vuole scoprire la sessualità e l’amorevolezza. In diversi casi consiglio il rituale tantrico. Dopo anni di osservazioni  e di richieste, ho potuto constatare che quasi nessuno è a conoscenza del Tantra e del Tantrismo.

L’amore e la sessualità rappresentano un’esperienza infinitamente misteriosa e soggettiva. Lungi dall’esprimere giudizi moralistici, vorrei parlare della filosofia tantrica e del rituale tantrico, mettendo in luce la visione di alcuni autori e spiegando come, tali pratiche, in alcuni casi,  possano aiutare molte persone. Tenterò di mostrare altresì, quanto il Tantra sia legato ai concetti di totalità, amore e rispetto di se stessi e dell’altro.

Definizione e brevi cenni storici:

Innanzitutto definiamo cos’è il Tantra: la parola Tantra o Rituale Tantrico, rievocano le sensazioni di  sentirsi a proprio agio, ricollegare cuore e sesso, rilassarsi nell’atto amoroso e goderselo fino in fondo.

Con la millenaria filosofia e religione del tantrismo, possiamo esplorare uno stato di meditazione, di ascolto totale che ci aiutano ad accettarci per quello che siamo, con i sentimenti, i desideri e bisogni più intimi e profondi. Come in altre discipline  olistiche, il Tantra è la celebrazione della vita, che si basa sul «qui e ora», dove  corpo,  mente e  spirito vengono rigenerati.Le origini  risalgono alle culture pre-vediche, agli albori stessi della storia indiana. Il tantrismo è un indirizzo di pensiero che ha influenzato i grandi sistemi religiosi dell’India (induismo, buddhismo, jainismo). È presente come componente del buddhismo soprattutto in Tibet, in Cina e in Giappone. Il tantrismo considera le passioni di per sé né buone né cattive; esse non vengono quindi represse, poiché significherebbe respingerle a un livello più profondo.[1] Il Tantra è arrivato in Occidente nel ventesimo secolo, trovando un terreno culturale fertile grazie alla rivoluzione sessuale e all’emancipazione della donna. Oggi riscontra, in molti casi, sempre più curiosità ed interesse perché unisce in un’unica pratica i desideri umani più profondi: quello di amare e quello di essere veramente se stessi.

I  benefici:

Il Rituale Tantrico  può aiutare a superare i blocchi emotivi e ritrovare una profonda intimità. Il Tantra è legato al concetto di amore, di rispetto e fiducia in se stessi e nell’altro. Non è una pratica che riguarda esclusivamente la sessualità, come spesso erroneamente si tende a credere. Il rituale tantrico ha dei forti risvolti erotici, ma in realtà questa componente è solamente una parte del Tutto. Infatti, il Tantra considera l’individuo (normodotato o con disabilità) nella sua totalitàIl tantrismo non rinnega il corpo: è la religione che unisce la fisicità alla spiritualità. Per parlare in modo serio, semplice ed approfondito del Rituale Tantrico mi sembra utile procedere con ordine. Innanzitutto, come altri tipi di massaggi, anch’esso è una manipolazione, un trattamento. La cura e l’attenzione prestati all’armonia e alla fluidità durante il massaggio, il contatto non interrotto durante la seduta, il silenzio, il ritmo, la musica, la circolazione energetica, conducono in chi lo riceve ad una maggior consapevolezza del proprio schema corporeo ed energetico, insieme a una crescita di sensibilità e di capacità percettiva sia del mondo esterno che di se stessi e del partner nel qui e ora.

Non tutti conoscono le differenze tra il sesso tradizionale e quello tantrico (che non coincide a sua volta con l’esperienza del massaggio): il sesso tradizionale, in genere, dura meno di quello tantrico. Quest’ultimo va a risvegliare i chakra, punti dove risiedono le nostre energie talvolta bloccate; facendo ciò, l’energia vitale è rimessa in circolo e dona una sensazione di benessere che dura anche dopo la pratica.

Le vostre  domande frequenti:

Le domande più frequenti relative al Tantra che mi vengono poste sono: “di cosa si tratta?” e “con questa pratica posso raggiunge l’orgasmo?” Per rispondere è bene premettere che ci sono operatori seri, capaci di mettere la persona a proprio agio, questi capiscono facilmente le esigenze della Persona e, a meno che non ci siano ancora blocchi e timori da superare, dopo aver risvegliato l’energia creatrice della Kundalini, possono far sperimentare alla persona l’orgasmo cosmico dove tutto il corpo è coinvolto in una lunga sensazione di piacere.  Nel rituale tantrico fatto da persone con esperienza sono importanti aspetti quali: l’ascolto, l’amorevolezza, la fiducia, l’empatia e lo scambio energetico tra chi lo “dona” e chi lo riceve.  Alcuni autori rafforzano questi concetti:

“La fiducia reciproca e l’aspetto spirituale dell’erotismo sono i punti fondamentali.  Il Tantra ci suggerisce di vedere l’unione sessuale come celebrazione dell’unità con il divino. (…) Con esso possiamo arrivare a vivere intensamente l’orgasmo aprendo la via al superamento dell’ego come individualità separata e quindi alla percezione gioiosa del divino come beatitudine.[2]Vediamo ora i benefici che in Rituale  Tantrico può portare alle persone con disabilità:

  • Il Tantra può essere utile ad alcune persone, anche con disabilità, per diventare più consapevolidel loro corpo e della loro libido e può insegnare a praticare l’autoerotismo.
  • Il rituale tantrico non nasce per chi è disabile,per questo non si pone come un’ulteriore terapia. L’aspetto terapeutico è fin troppo presente nella vita di molti di noi. Grazie a questa pratica si può vivere la sessualità in modo più totale e rispettoso verso noi stessi e verso l’altro.
  • Con il massaggio le tensioni muscolari ed eventuali blocchi emotivi si allentano e lasciano il posto aduna sensazione di benessere e tranquillità, che dura anche dopo  il trattamento.
  • Il Tantra può aiutare anche le persone con disabilità cognitiva a scoprire la corporeità e il tocco. Molte persone hanno bisogno di esplorare questi aspetti per essere appagati e meno aggressivi. Mi torna in mente un passaggio dedicato al bisogno d’amorevolezza per le persone con autismo che si può estendere anche a persone con problemi cognitivi: “La disabilità è spesso affiancata  alla diversità,  all’emarginazione, alla malattia; l’individuo con autismo vede spesso negata la complessità dei suoi sentimenti, dei suoi bisogni. Spesso le sue normali pulsioni non trovano la naturale evoluzione. Tante persone, ad esempio, potrebbero pensare che chi è nello spettro autistico non abbia interesse nelle frequentazioni o nelle relazioni, tendendo a stereotiparle come asessuali. Ovviamente ci sono persone che non sono interessate a questo aspetto della vita, ma tantissimi soggetti sentono la necessità di avere una relazione. Tuttavia, a causa delle sfumature sociali che sono coinvolte nel processo e della loro vulnerabilità, è difficile intraprenderle.[3]

  • Molte persone, anche con disabilità, cercano in questo massaggio un atto d’amore: questo massaggio è emozionale e di coppia. Il massaggio Tantrico può portare la persona  a scoprire o essere più consapevole della propria intimitàe affrontare consapevolmente una relazione. Ciò detto, in alcuni casi, può spaventare i famigliari e i caregiver che non sono pronti ad accettare il fatto che il figlio o l’assistito non è un eterno bambino.
  • Personalmentetemo per le molte persone che esprimono attraverso i socialnetwork il forte desiderio di scoprire la sessualità e avere una relazione, ma non sanno minimamente come proteggere se stessi e l’eventuale partner dai rischi che ne potrebbero derivare. Va anche tenuto presente che, non sono poche, le persone con disabilità che non hanno sviluppato un’adeguata consapevolezza nel gestire il bisogno di autoerotismo.

Chiarimenti sugli operatori ed operatrici

Generalmente un operatore olistico e tantrico qualificato sviluppa una spiccata sensibilità ed è portato a donare benessere all’altra persona. Egli deve essere empatico, attento ai bisogni dell’altro, pur mantenendosi distaccato per evitare un eccessivo coinvolgimento. Chi esegue il massaggio deve donare la propria energia e competenza senza aspettarsi nulla in cambio se non lo scambio energetico. Nell’ambito della disabilità sarebbe opportuno e necessario prevedere lo sviluppo di una figura professionale formata al fine di poter coniugare il sapere olistico con le competenze dirette ad interfacciarsi con la disabilità, fisica o cognitiva.

Purtroppo c’è chi si improvvisa esperto per guadagnare approfittando dell’esigenza e del desiderio sessuale di una persona impreparata.  Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il donare la propria energia e competenza per far stare bene l’altra persona. Ci vogliono preparazione (teorica e  pratica) e dedizione per agire sulle energie e far rilassare chi riceve il rituale tantrico. È un fatto che la richiesta di massaggi sia aumentata negli ultimi anni, così come i centri (non sempre seri) che li praticano, gli annunci pubblicitari degli operatori, i siti che ne parlano. È importante essere accorti, fare molte domande sulla formazione dell’operatore e dubitare delle persone poco esperte e con pochi anni di formazione. Non tutti poi hanno la sensibilità e un tocco tale per poter praticare questo o altri tipi di manipolazioni.

Conoscere il proprio corpo, il corpo dell’altro, avere una buona sessualità, riuscire ad esprime l’autoerotismo, rispettare la privacy di un figlio con disabilità dovrebbero essere concetti assodati presso famiglie, istituti e persone con disabilità.

C’è anche da tener presente che la paura di molti genitori porta a negare alla persona disabile aspetti legati all’amore e alla sessualità. Ciò a causa spesso di tabù,  censure socio-culturali e al timore di educare, ma tutto ciò espone il disabile a non essere valorizzato e essere trattato come un eterno bambino e a cadere nei rischi del web.

l’OMS (2001) ha equiparato il diritto alla salute sessuale ai diritti umani in generale. Con ciò la sessualità è entrata a far parte a pieno titolo delle componenti che creano il benessere di una persona, analizzata anche in funzione psicoeducativa e sociale. Tale principio dovrebbe valere per ogni individuo. Purtroppo ancora oggi si tende a negare piuttosto che aiutare la persona ad esprimere una sana sessualità.

Questo articolo rientra nella sezione “Il punto di vista di Zoe” del mio saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” nel quale tratto ampiamente il tema dell’amore e della sessualità delle persone con disabilità. Scrivetemi se desiderate una copia con dedica!  Contatti 

Per concludere, mi sento di consigliare questo video:  “il non attaccamento e l’ etica sessuale nel buddismo”. Nel buddismo si  celebra una sessualità sana: dove ci si astiene da pratiche erotiche “dannose” verso noi stessi e l’altra persona.

[1] Dal “Manuale di sesso Tantra e Kamasutra” di Nuela Cossatti

[2] https://www.designhub.it/cometa/the-special-need.html

[3] https://www.erbasacra.com/it/aree-tematiche/tantra/perche-il-tantra.html.

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“Comincia dall’inizio. Il corpo è il tuo inizio” due testimonianze sul Tantra

“Il sesso senza amore è un’esperienza vuota,  ma fra le esperienze vuote è una delle migliori!”. Woody Allen

L’amore è coinvolgimento. Il rapporto intimo dovrebbe diventare dunque, non solo un’esperienza fisica, ma coinvolge la parte emotiva. Dovrebbe (ed in molti casi è) essere il coronamento di qualcosa già in atto.

In verità non sempre si arriva al pieno coinvolgimento. Ecco quindi  che il massaggio tantrico può essere un aiuto, un’esperienza di anima e corpo che mira a rilassare (e non solo…la persona. Il rituale  tantrico fa parte delle discipline olistiche: la visione olistica rappresenta la visione del Tutto, dell’intero – dal greco Olos: tutto, intero, totalità, integrale. Con una visione olistica, la persona è vista come insieme delle sue parti corpo – mente – spirito e poiché nell’Universo tutto è collegato, anche corpo, mente e spirito sono interconnessi tra loro, così come noi siamo Uno con il Tutto.

Convinta dei benefici di questa filosofia, religione, meditazione e massaggio, ho accettato di aiutare un mio amico a vivere questa esperienza. Andrea, nome di fantasia,  viene da una famiglia molto credente. Cresciuto con un’educazione cattolica gli è stato insegnato che il piacere fine a se stesso, la masturbazione, l’amore fisico non finalizzato alla procreazione, siano dei peccati gravi.  Nel confrontarci gli proposto un’altra versione, secondo la quale non si dovrebbe credere ciecamente a tutte le “regole“ della Chiesa, in quanto molte di esse sono state decise da uomini. Nell’ascoltare il suo ragionamento sono rimasta molto colpita, e in qualche turbata, da quanto non era sereno davanti a certe tematiche. Quando dipendi di più dagli altri ci vuole più tempo e fatica per crearti una propria identità, carattere e libertà di pensiero. Ho parlato a lungo con lui ed ho scritto molto per cercare di aiutarlo. 

Andrea mi ha espresso più volte il suo desiderio di emanciparsi e di fare un’esperienza sessuale intensa, dolce e totalizzante, infondo era una persona adulta e nel pieno delle sue capacità mentali. All’inizio non me la sentivo di aiutarlo: il suo desiderio era legittimo e giusto, ma se nella casa-famiglia dove viveva ci avessero scoperti cosa sarebbe accaduto? Mi sono consigliata con i miei più cari amici, tutti mi dicevano di aiutarlo a trovare come desiderava, una brava massaggiatrice tantrica. Il suo desiderio era nato dopo aver letto il mio articolo dove accostavo i benefici di tali pratiche ai bisogni e desideri delle persone disabili. Da prima l’indecisione… ma poi la decisione: l’avrei aiutato a realizzare il suo desiderio.

Sapevo che avrebbe avuto una bellissima esperienza, in fondo a chi faceva un torto essendo lui single? È vero che le persone intorno a lui avevano provato a reprimere la sua natura, ma per fortuna non erano riusciti a spegnere il desiderio di affettività, dolcezza e attenzioni che andava tanto cercando. Aveva già provato con il sesso a pagamento, ma era stata un’esperienza priva di coinvolgimento…

I giorni prima dell’appuntamento Andrea  era curioso più che emozionato; io ero felice per lui. Dopo il massaggio mi ha chiamata per ringraziarmi. Era stata un esperienza bellissima, si erano scambiati amore, attenzioni e coccole; si era rilassato come poche volte  prima di allora. Poche sere dopo ci siamo visti: ero curiosa e volevo saperne un po’ di più. Era raggiante,  diverso da tutte le altre volte che ci vedevamo per andare al cinema, a teatro o per mangiare insieme. Era un po’ che non vedevo una persona così felice. Forse anche a me è servita questa esperienza più dei tanti convegni sull’amore, sessualità, assistenza sessuale fatti da persone esperte e competenti; ma sono sempre persone “normodotate“ che teorizzano idee e diritti sul sesso di noi disabili. Forse sono utili per superare i falsi pudori sull’argomento, ma poi c’è un punto di incontro tra teoria e pratica? Se sì qual’è? Le scelte che ho fatto per conoscere l’amore e la sessualità, le ho fatte e messe in pratica da sola e, non tutte… ma la maggior parte le rifarei. Forse manca ancora un aiuto concreto.

Certo un massaggio è solo un massaggio non ha molto a che vedere con l’amore. Ho spiegato al mio amico che quella persona era solo una massaggiatrice e che non doveva aspettarsi le belle cose che si hanno in un rapporto di coppia. Chiarito questo, la contentezza di Andrea era più forte e profonda!

Ritengo il Rituale Tantrico, fatto da esperti e al giusto prezzo, un valido supporto per tante persone normodotate e disabili che hanno qualche problema nel vivere il rapporto di coppia; non a caso cito una testimonianza trovata in rete, di una ragazza normodotata che racconta di come ha tratto dei benefici ed è riuscita ad affrontare e risolvere dei problemi con questa antica pratica(…) Di blocchi mentali ne avevo sempre avuti parecchi. Colpa della mia educazione, di tutti quegli anni (tanti, tra scuola dell’infanzia, elementari e medie) passati in istituti guidati dalle suore. Avevo difficoltà a lasciarmi andare, tante sere quando il mio compagno mi cercava io mi nascondevo dietro le solite scuse. Mal di testa, stanchezza. Così finivamo per addormentarci ognuno dal suo lato del letto. (..) Il Tantra, ha cambiato il mio approccio verso il sesso e così sono riuscita a risolvere il mio problema. (…)

(..) Anni fa, il mio compagno ed io eravamo entrambi scontenti: c’era qualcosa che non funzionava e non riuscivamo a trovare il modo di ritrovarci e di affrontarla insieme. A 18 anni provai il mio primo orgasmo, poi non ritrovai quella sensazione per molti anni. (…) L’intimità fra noi era uno degli aspetti di questa crisi.

Un sera lui rientra a casa con un dvd sulla pratica tantrica. Seduta sul divano, davanti alle prime immagini ero nervosa e un po’ in ansia. Ma mi sono detta: “Devi farti forza. Continua e vedi cosa succede”. Ho provato la stessa cosa quando mi sono trovata nell’atrio dell’hotel per il “weekend di assaggio Tantra“. Perché dopo aver visto il dvd sia io che il mio compagno ci siamo incuriositi e abbiamo deciso di passare dalla teoria alla pratica, iscrivendoci a un seminario di due giorni gestito dall’istituto di Tantra e counseling Maithuna.

Certo, un’idea di cosa ci aspettava me l’ero fatta proprio guardando il dvd: respirazione, esercizi fisici. Per il resto, era davvero un’incognita che mi spaventava e m’innervosiva. Stefano, il mio compagno, era più agitato di me, ma ormai eravamo lì, e abbiamo scelto di andare avanti.

Dal punto di vista fisico gli esercizi che ci venivano proposti non erano difficili: abbiamo imparato a respirare con il diaframma e poi a collegare il respiro con i movimenti del bacino. La vera difficoltà riguardava la mente. Non riuscivo a lasciarmi andare e dovendo comunicare con il corpo (e con le aree genitali, poi!) non potevo proprio raccontarmi bugie: se una cosa non mi andava di farla, me ne accorgevo subito. Niente più scuse come stanchezza o mal di testa, i tabù me li sentivo addosso e non potevo far finta che non esistessero.

(…) In quel primo weekend non è successo niente di speciale (…) ma sono affiorate problematiche che adesso mi sentivo capace di affrontare. Compreso il nodo dell’orgasmo: sapevo che potevo averlo, in fondo era già successo, tanti anni prima. Solo che non sapevo come fare per arrivarci nuovamente, e durante il sesso continuavo a pensarci e a ripensare a come riavvicinarmi a quella sensazione. Ma è stato proprio quando ho smesso di avere quel pensiero fisso che ci sono riuscita di nuovo. (…) La differenza rispetto a prima è che adesso so come posso arrivare al massimo del piacere, ed è questa sicurezza che ha cambiato del tutto il mio approccio al sesso.

Anche con Stefano, ormai, è tutto diverso: di sera niente più mal di testa, ci cerchiamo a vicenda. Sperimentiamo, cerchiamo di sentire il corpo in vari modi. E pensare che, dopo quel primo weekend e i primi corsi, per un periodo ci eravamo lasciati, scegliendo però di continuare a frequentare i seminari insieme. Man mano che affrontavo i miei tabù mi riavvicinavo a lui, fino al momento in cui abbiamo deciso di ritornare insieme. Adesso aspettiamo il secondo figlio, che nascerà fra pochi mesi.”

Ammirevole ritrovare la sintonia, non cedere alla crisi ed ai problemi, ma anzi farsi aiutare ed aiutarsi a vicenda.

Sono felice per Andrea, ma  sono tantissime le persone con disabilità ed i genitori che mi chiedono aiuto perchè non sanno come affrontare certe pulsioni, non conoscono il Tantra e il Tantrismo e la prima, legittima domanda è “con il tantra si può godere?” La risposta è “si…” ed ho approfondito questo aspetto in articoli specifici. 

Spesso queste situazioni gravano sulle singole famiglie e c’è da dire anche che gli istituti, case famiglia, centri di riabilitazione, dove in teoria i disabili si potrebbero incontrare, conoscere e mettersi insieme sono fondati e gestiti da persone di Chiesa, che non sempre sono disposte a comprendere certe esigenze umane e spontanee.

Mi viene da citare Osho, mistico e maestro spirituale indiano: “Il Tantra ti insegna a riaffermare il rispetto e l’amore per il corpo. Il Tantra ti insegna a guardare il corpo come la più grande creazione di Dio. Il Tantra è la religione del corpo. (…) La prima cosa da apprendere è il rispetto del corpo e disimparare tutte le sciocchezze che ti sono state insegnate su di esso. Altrimenti resterai spento, e non andrai mai dentro di te, e non andrai mai oltre. Comincia dall’inizio. Il corpo è il tuo inizio“.

E’ proprio questo rispetto per la persona, per la sua individualità che rende il massaggio tantrico un’esperienza unica per ciascuno di noi.

  • Dopo l’esperienza di Andrea e questo articolo, sono tante le persone che mi hanno chiesto aiuto. Mi ritengo soddisfatta nel mio intento: ascoltare i bisogni e i desideri delle persone o dei tanti genitori. Per cercare di fornire informazioni e soluzione utili che non riguardano solo la Via del Tantra, ma hanno comunque a che fare con la sessualità, all’affettività, emotività e l’amore per persone con vari tipi di disabilità.
  •  Tutto ciò mi ha portata nel 2012,  ad aprire il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“. Il gruppo mira al dialogo tra persone disabili, normodotate e LGTBQ+ su tematiche quali la sessualità, l’amore, la vita di coppia, la negazione di tali bisogni, le paure dei genitori e molto altro. Grazie a questo gruppo ho potuto e continuo a raccogliere storie e richieste di supporto. In tal modo  mi impegno a fare la mia parte verso una società sempre più inclusiva per persone normandote e con disabilità.

Questo articolo rientra nella sezione “Il punto di vista di Zoe” del mio saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” nel quale tratto ampiamente il tema dell’amore e della sessualità delle persone con disabilità. Scrivetemi se desiderate una copia con dedica!  Contatti 

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Diritto D’amore e inclusione per le persone con disabilità

Zoe Rondini al Congresso Nazionale Organizzato da CAMMINO

Intervento dott.ssa Zoe Rondini “Diritto D’amore” – Congresso Nazionale Organizzato da CAMMINO

Abstract

L’amore in tutte le sue espressioni dovrebbe essere un diritto garantito a vari livelli. Purtroppo, rispetto a tanti paesi, l’Italia è ancora indietro per quanto riguarda la cultura del cambiamento. Molte scelte delle persone con bisogni speciali, sono affidate a loro e alle loro famiglie.

Partendo da questi presupposti porterò esempi positivi e negativi di come l’affettività, l’amore, la sessualità, il piacere, l’erotismo delle persone con disabilità vengono affrontate dalle famiglie e dal sistema.

Affettività e Disabilità: Un Approccio di Inclusione Familiare

La negazione dell’adultità e degli impulsi sessuali del famigliare con disabilità, è spesso dettata dalla paura:

  • Paura che possa mancare il consenso.
  • Paura che la  persona non riesca a gestire le delusioni d’amore, il fidanzamento, il matrimonio e la genitorialità.
  • Paura che un partner si possa approfittare della persona con bisogni speciali.
  • Inutilità percepita del caregiver: quando la persona “rivendica” la sua crescita, autonomia, consapevolezza ed autodeterminazione, si attenua il bisogno di stare nella famiglia d’origine. In qualche caso, non tutti riescono a trovare un ruolo presente, ma meno accudente, ciò può generare senso di inutilità e vuoto nella persona normodotata.

Ci sono anche degli esempi positivi:

  • La famiglia d’origine è aperta ai bisogni affettivi, amorevoli ed erotici del figlio o figlia
  • La persona con disabilità si fidanza, in alcuni casi si sposa e mette al mondo dei figli.
  • La persona o i genitori sono aperti ad un’esperienza erotica, ma non sanno come realizzarla. Cercano consigli, ciò li porta a rivolgersi a me o ad altre persone molto attive e dedite in quest’ambito.

Rompere Stereotipi e Pregiudizi

Negare certi bisogni significa vedere la persona con disabilità come un eterno bambino. Un altro errore comune a tante famiglie ed operatori è quello di vedere solo la disabilità volendola sanare a tutti i costi.

È giusto cercare le migliori cure riabilitative.

Va però considerato che ogni persona è fatta di corpo, mente e spirito. Un famigliare, un medico, un terapista, un’assistente dovrebbe occuparsi di tutti e tre gli elementi.

Infine, sarebbero auspicabili più comunicazione e formazione per un cambiamento socio-culturale e legislativo che non lasci indietro nessuno.

Ecco le slide del convegno, per chi vuole approfondire

Libri:

Per comprare il saggio RaccontAbili clicca qui

Per comprare il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva clicca qui

Contatti:

E-mail: zoe.rondini@gmail.com

Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

Il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone” è aperto a tutti!

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La storia di Giulia Cecchettin, una buona occasione per lavorare sull’educazione e la prevenzione

La storia di Giulia Cecchettin, la 22enne scomparsa in Veneto insieme all’ex fidanzato Filippo Turetta ed il tragico epilogo 7 giorni dopo. Il ragazzo è stato arrestato ed è indagato per omicidio volontario e sequestro di persona.

Tutta l’Italia si è stretta attorno alla storia di Giulia Cecchettine alla sua famiglia. In questo articolo cercherò di portare le considerazioni che mi appartengono di più, su un caso che sembra aver smosso le coscienze di tanti.

Si è concluso nel peggiore dei modi il caso della scomparsa di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin, i due ex fidanzati 22enni di cui si sono perse le tracce da sabato 11 novembre in Veneto, dove vivevano con le loro famiglie. Il corpo senza vita della ragazza è stato rinvenuto nei pressi del lago di Barcis, a Pordenone, dopo 7 giorni di ricerche, mentre il giovane è stato fermato in Germania, vicino a Lipsia.

Stravolte le loro famiglie, da un lato il papà di Giulia Cecchettin, insieme alla sorella Elena e al fratello minore, dall’altro i genitori di Turetta. La famiglia di Giulia aveva perso la madre solo un anno fa.

I due ragazzi, che dopo essersi conosciuti all’Università avevano avuto una relazione conclusasi ad agosto, sono scomparsi sabato 11 novembre. Si erano dati appuntamento per uscire insieme. Forse è stato il fatidico ultimo appuntamento che psicologi e forze dell’ordine ci insegnano essere spesso l’appuntamento più pericoloso.

Un uomo che dice :“l’ho uccisa perché è solo mia” concepisce la relazione con una donna solo in termini di possesso. L’amore è volere il bene e la libertà dell’altra persona. L’amore è aiutarsi e completarsi. L’amore è unione, è costruire non distruggere.  Non è possesso e morte!

I dati sui femminicidi e varie disparità

Solo nel 2023 sono 109 le donne uccise nel 2023, fino al 3 dicembre, di cui 90 in ambito familiare o affettivo, 58 quelle uccise da partner o ex partner.

I dati Istat che riguardano le donne con disabilità, sono peggiori: il 72% delle donne disabili aveva subito violenza nell’arco della vita e che sono vittime di violenza sessuale più del doppio rispetto alle normotipiche.

Anche in questo caso, a fronte dei dati che emergono, il sommerso si stima enorme. Basti pensare che alle indagini Istat, fatte per telefono, non potevano rispondere donne sorde o con disabilità cognitiva, fa notare Rosalba Taddeini, referente dell’Osservatorio nazionale contro la violenza sulle donne con disabilità di Differenza Donna.

Non è giusto che le ragazze e le donne debbano aver paura per la loro vita o per le fantasie omicide di un uomo. Bisogna migliorare l’aiuto e la prevenzione. Tutti siamo coinvolti e possiamo fare la nostra parte. Parlando con la coppia in difficoltà.

Ci vuole più prevenzione e educazione.  La famiglia, la scuola, le forze dell’ordine dovrebbero dare buoni esempi ai bambini e ai giovani. L’intervento psicologico per capire i segnali di un rapporto “malato” o non equilibrato dovrebbero essere garantiti e gratuiti in molti ambiti al sud come al nord.

Perché nelle scuole non si prevedono delle prime lezioni di base per insegnare a TUTTI a riconoscere i primi segnali di disagio, non si parla dell’importanza del consenso e non si creano abbastanza opportunità di ascolto e non si fornisce in maniera sistematica un valido supporto? Dobbiamo tutti lavorare per una società non patriarcale, dove uomini e donne siano trattati allo stesso modo… Dove ci siano veramente gli stessi diritti e gli stessi doveri in famiglia, a scuola ma anche nel mondo del lavoro poiché in questo ambito ci sono ancora molte disparità tra uomini e donne.

Lo dimostrano i dati: nell’Unione europea risulta occupato l’80% della popolazione maschile in età lavorativa, contro il 69,3% di quella femminile. 10,7 punti percentuali la differenza di tasso di occupazione tra uomini e donne in Ue (2022), con l’Italia fanalino di coda tra gli Stati membri con solo il  52,6% delle donne occupate nel 2023. Quasi metà della popolazione femminile in età lavorativa in Italia non ha un impiego e, pertanto, non può vantare un’indipendenza economica rendendosi quindi più vulnerabile ad abusi e prevaricazioni.

Le persone disabili sono occupate in misura minore, e con stipendi inferiori. Peggiore la situazione per giovani e donne. I dati dell’ultimo report del Forum europeo della disabilità lo dimostrano: “il rapporto mostra che solo il 51,3% delle persone attive con disabilità in età lavorativa nell’UE ha un lavoro retribuito. Inoltre, ancora una volta, le donne e i giovani risultano i gruppi più svantaggiati: solo il 49% delle donne e il 47,4% dei giovani con disabilità hanno un lavoro retribuito”.

Tornando sulla vicenda di Giulia,  le parole del padre, al termine del funerale sono profonde e di insegnamento per tutti:

“In questo momento di dolore e tristezza, dobbiamo trovare la forza di reagire, di trasformare questa tragedia in una spinta per il cambiamento. La vita di Giulia, la mia Giulia, ci è stata sottratta in modo crudele, ma la sua morte può, anzi, deve essere il punto di svolta per porre fine alla terribile piaga della violenza sulle donne. Che la memoria di Giulia ci ispiri a lavorare insieme per creare un mondo in cui nessuno debba mai temere per la propria vita”.

Violenza sulle donne: cosa possiamo fare

Nonostante le difficoltà e la paura, chiedere aiuto (magari contattando il numero antiviolenza e stalking “1522”) è l’unico strumento nelle mani di una donna che subisce violenza. Uno tra i consigli utili da dare a qualsiasi donna è quello di provare a non accettare fin dall’inizio la prima manifestazione di violenza, perché ne seguirà certamente una successiva e così via fino ad arrivare ad una terribile escalation di soprusi e accuse.

La piaga più grande è che le donne fanno fatica a parlare della violenza che subiscono, pensando che ci sia qualcosa di sbagliato in loro. La vittima che viene isolata non parla con nessuno di ciò che sta vivendo mentre invece sarebbe fondamentale, cercare di chiedere aiuto per porre fine alla spirale di crudeltà in cui si è costretti a vivere. La richiesta d’aiuto può essere rivolta a familiari, amici, centri specializzati e centri antiviolenza. Nei centri antiviolenza sul territorio, ci lavora un personale specializzato in grado di fornire informazioni utili a tutelarsi e a comprendere ogni situazione.  Per denunciare i fatti o chiedere un immediato intervento in caso di pericolo imminente è possibile anche rivolgersi alla Stazione dei Carabinieri o al Commissariato della Polizia di Stato.

Il video della lettera di Gino, durante il funerale

Infondo in questa tragedia, la cosa che colpisce è che non trapela nessun rancore dalla famiglia Cecchettin.  Spero che l’esempio di Gino sia per me, per tante persone e istituzioni, un monito a liberarsi dai sentimenti e messaggi negativi e lavorare sull’educazione e la prevenzione.

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

L’importanza dell’educazione affettivo-sessuale nelle scuole

Spiegare bene la disabilità a bimbi e bimbe: un’occasione pedagogica per tutti

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Intervista per “Il Telespettatore”

Ringrazio la rivista Il Telespettatore di avermi intervistata, sui libri, sulla valenza terapeutica della narrazione del sè, su disabilità e mezzi di comunicazione e su tutte le mie  attività che hanno come fil rouge l’importanza di promuovere una vita piena, per me e per tante famiglie. La persona disabile è una persona a tutti gli effetti, questo dovrebbe bastare  per uscire dai tanti, troppi stereotipi!

Ha scelto di farsi chiamare Zoe, parola che deriva dal greco,  e non Marzia. Perché questo nome?

 

Per motivi di privacy, prima di pubblicare la mia prima opera, il romanzo di formazione Nata Viva (Società Editrice Dande Alighieri) ho cambiato tutti i nomi dei personaggi ed anche il mio. Zoe, in greco vuol dire vita e Rondini mi ha fatto pensare  al volo degli uccelli, quindi alla libertà. La vita e la conquista della liberta, sono le ematiche principali del romanzo.

Se le dicessi di raccontarsi brevemente, cosa scriverebbe?

Sono  autrice del saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” e del romanzo autobiografico “Nata Viva”, dal quale è stato tratto l’omonimo  cortometraggio. Il cortometraggio della regista Lucia Pappalardo, è stato il primo classificato nella categoria Corti della realtà; nell’ambito del Premio L’Anello debole 2016, al Festival di Capodarco. Dal 2006, curo il portale piccologenio.it; dove mi occupo di varie tematiche correlate alle diverse disabilità.

Per fortuna le mie attività sono molte: spesso non mi annoio! Infatti a seguito del conseguimento della laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione ho acquisito competenze in ambito pedagogico e sociologico, che metto in pratica nel progetto: “Disabilità e narrazione di sé” portato in diversi istituti scolastici con studenti dai dieci anni in su. Lo scopo è incentivare la narrazione del sé, fare prevenzione a tutte le forme di bullismo ed educazione  al rispetto delle differenze. I contenuti degli incontri nelle scuole sono ispirati al romanzo “Nata Viva” come spiegherò meglio più avanti.

Ogni anno, tengo delle docenze su disabilità, amore e  sessualità e su disabilità e narrazione del sé, presso l’Università Lumsa. Inoltre, mi campita spesso di trattare queste ed altre tematiche in vari convegni, in tv: quest’anno sono opinionista, in qualità di esperta, al programma “O Anche No”, di Rai Tre. Infine, da diversi anni, collaboro con varie testate giornalistiche, in particolare Superando.it e Ubiminor.org.

In tutte le attività divulgative e formative cerco sempre d’approfondire gli aspetti psicologici, sociologici e pedagogici legati all’handicap; affronto argomenti quali i rapporti tra la persona con disabilità e la famiglia, la scuola, gli ausili informatici, l’amore, l’affettività,  la sessualità e la narrazione del sé come strumento di empowerment e di terapia, la vita indipendente e disabilità e mass media. In tal modo spero di fare la mia parte per contribuire ad un necessario cambiamento culturale che dia più valore alle abilità di ogni persona.

 

Ci parli del suo recente lavoro “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità“.

RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità” (Edizioni Erickson Live, 2020); è un saggio polifonico che racchiude le “voci” di trenta persone, tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, scrittori, giornalisti,  attori e docenti universitari.

L’auspicio dell’opera letteraria è cercare di cambiare la narrazione dei e sui disabili, dando loro l’opportunità di parlare in prima persona e non scegliendo solo il disabile che diventa un super eroe grazie allo sport… o la persona che subisce un danno, viene bullizzata, o le vengono negati dei diritti: c’è molto altro di “interessante” da narrare e “far conoscere” nella vita ordinaria di ogni persona.

RaccontAbili è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste ed una seconda dove si evince   il mio punto di vista sulle medesime tematiche, sotto forma di articoli che vengono dal portale Piccologenio.

In  fine il testo si rivolge alla stessa comunità protagonista delle interviste: persone con disabilità, famigliari, insegnanti, educatori, giornalisti, scrittori, psicologi, medici, studenti, amanti del teatro e del cinema, attori, registi e autori.

Qual è, a suo giudizio, la valenza terapeutica della narrazione del sé?

La narrazione del sé ha il potere di aiutare le persone, di ogni età, ad elaborare le forti emozioni e distaccarsi dal proprio vissuto.

Ognuno può avere l’esigenza di esprimere ciò che ha provato tenendo un diario o facendo dei disegni. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù, si stimolano i piccoli pazienti a narrare le loro paure e aspettative, ciò migliora la presa il carico e le cure.

Oggi posso affermare che raccontarmi in forma scritta, è stata la mia ancora di salvezza. Gli anni dell’adolescenza sono stati segnati da un lutto famigliare improvviso e da un forte senso di solitudine.

La narrazione del mio vissuto mi ha sempre aiutata a superare i momenti bui e riordire le emozioni forti. Il romanzo autobiografico Nata Viva, nasce dal diario che ho tenuto negli anni dell’adolescenza.

Dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Dal 2012, porto agli studenti dalle quinte elementari ai Master universitari, il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”.

La finalità perseguita dal progetto è quella di “educare alle differenze”.

Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie tale scopo viene declinato in un’ottica di prevenzione e contrasto al bullismo. Invece, negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (pedagogisti, terapisti, logopedisti, fisioterapisti e insegnanti e insegnanti di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista del vissuto di una bambina e ragazza con disabilità.

L’intento degli incontri, soprattutto nelle scuole, è quello di stimolare la narrazione di sé quale strumento di presa di coscienza dei propri limiti, mancanze, ma anche delle proprie potenzialità.

Attraverso il confronto si cerca di dimostrare che determinate sensazioni e esperienze ci accomunano, aldilà delle differenze nel nostro modo di apparire. In questo contesto si cerca anche di trasmettere il messaggio che la “diversità” è negli occhi di guarda e che questa può rappresentare una risorsa.

L’ambizione del progetto è quella di seminare nei ragazzi la voglia di esplorare la diversità e appassionarsi, nel corso della loro crescita, a nuove narrazioni. La parte più emozionante degli incontri con gli alunni è ascoltare le loro domande e stimolare le loro narrazioni.  Dopo ogni lezione penso sempre che quello che mi hanno trasmesso gli alunni, in termini di narrazione, curiosità e empatia è molto di più di quello che ho cercato di dare loro!

Quale tematica in particolare ha ancora troppo poco spazio nel  dibattito culturale del nostro Paese  e quale la responsabilità dei media e della TV in particolare.

Nel nostro paese siamo ancora molto indietro sulla questione amore, disabilità, sessualità e affettività.

Negli ultimi anni noto con piacere che se ne parla di più in tv e sui vari mass media. Indubbiamente è un bene perché i mezzi di comunicazione sono fruibili veramente da ogni persona: ricca, povera, adulta o in età della formazione, laureti o diplomati…  ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura su queste tematiche, oltre le attività raccontate fin ora, nel 2012 ho aperto il gruppo FacebookAmore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta oltre 1.500 membri. In questi anni, sono moltissime le famiglie che mi hanno contattata dopo aver letto i miei articoli su PiccoloGenio, il libro RaccontAbili o dopo essere entrati a far  parte del gruppo Facebook.

Purtroppo molti familiari di persone con disabilità, o persone con disabilità, si sentono lasciate sole ad affrontare le naturali pulsioni dei figli che crescono. Dalle tante persone ascoltate e da me intervistate mi sento di poter dire che  di certo è un problema culturale, ma anche di leggi. In molti paesi del nord Europa il sex worker è una realtà regolarizzata. È vero che l’amore è più importante del sesso, ma dall’ascolto mi sembra che per tante  persone, il desiderio di scoprire la sessualità viene prima di tutto. Dopo di che,  in alcuni casi, la persona disabile riesce a costruirsi una relazione ed una famiglia. Ma per molti purtroppo ricevere un contatto fisico e amorevolezza all’infuori della famiglia rimane una cosa proibita, o se è un discorso accettato dalla famiglia è  comunque un sogno difficile da realizzare.

 Quali sono oggi i temi forti su cui riflettere e quale il posto che oggi viene dato nella cinematografia al tema della disabilità?

Tutti i temi legati al raggiungimento di una vita più piena ed indipendente possibile, fornendo anche indicazioni utili sui progetti, gli sportelli informativi, i centri di eccellenza e i professionisti che si occupano della riabilitazione, dell’inserimento scolastico e lavorativo e tutti i molteplici aspetti utili ad avere una vita piena e soddisfacente.

Per le persone “fragili” sussistono ancora molti ostacoli per crearsi una propria autonomia. Mi riferisco in particolare, a varie problematiche  poco raccontate. Ad esempio le misere pensioni di invalidità, le agevolazioni sul  collocamento lavorativo  che molto spesso non vengono rispettate. Ci vorrebbero più interventi per garantire il diritto all’istruzione e quindi per agevolare lo studio ad ogni età.

Creare dei percorsi ad oc verso il raggiungimento di una vita piena e indipendente toglierebbe tante famiglie  dall’angoscia del “dopo di noi” e darebbe un “durante noi” sereno e  dignitoso alle persone con disabilità e alle loro famiglie. L’Istat rivela che nel nostro Paese, nel 2019, le persone con disabilità sono 3 milioni e 150 mila. Non tutti hanno problematiche gravi; con i dovuti supporti e adattamenti potrebbero avere una vita  piena e soddisfacente. A giovarne sarebbe tutta la società; purtroppo molti, finita la scuola dell’obbligo vivono confinati in casa o in istituti invece di avere una vita produttiva.

Quali a suo giudizio gli ultimi migliori film che si sono fatti portatori di messaggi a favore di una migliore conoscenza della disabilità.

Negli ultimi anni la disabilità è divenuta oggetto di riflessione culturale, ciò è un bene perché i film possono approfondire di più un aspetto a differenza delle notizie del telegiornale che sono brevi  e quasi sempre negative.

Dagli anni ’80 circa la disabilità è entrata nel linguaggio artistico e cinematografico investendo vari generi. Con il passare del tempo i personaggi hanno acquisito maggiore spessore e sono usciti dagli stereotipi buonisti per raccontare vicende sempre più realistiche.

C’è da sottolineare il fatto che, i film sulla disabilità stanno riscontrando grande successo in termini di pubblico. Il film forse più visto, esilarante è “Quasi Amici”,  che racconta le avventure ordinarie e straordinarie  di Driss e Philippe.  Philippe Pozzo di Borgo è un ricco signore tetraplegico  ed è in cerca di un badante. Tra i tanti aspiranti, elegantemente vestiti e con molte referenze, si presenta Driss Bassari, un ragazzo trasandato e rozzo.

In poco tempo tra i due iniziano ad instaurare un bellissimo rapporto: Driss si pone verso Philippe senza preconcetti, facendogli dimenticare del suo problema fisico.
I due trascorrono tanto tempo insieme, ciò crea  tra i protagonisti una forte complicità che li porta a scambiarsi confidenze: Philippe racconta a Driss di essere diventato tetraplegico dopo un incidente successo mentre faceva parapendio.

Diss sa che Philippe ha una relazione di tipo epistolare con Éléonore alla quale non ha mai voluto mostrarsi temendo che il suo stato fisico potesse spaventarla e allontanarla, ma Driss lo sprona a non avere paura e ad avere stima di sé stesso.
Tra un concerto e un volo con il parapendio l’amicizia tra i due si consolida, poi è il momento dell’incontro con la donna amata. È Driss a organizzare il tutto e esce di scena per lasciare spazio ai due innamorati.

Tra i tanti film che ho visto mi sono particolarmente piaciuti: “La teoria del tutto”, pellicola biografica su Stephen Hawking, celebre fisico, astrofisico e cosmologo. Il film racconta una vita di intenso studio, lavoro e vicende famigliari di un uomo che oggi viene spesso ricordato per l’importante contributo che ha dato nel suo settore e  non come persona con una grave e progressiva  disabilità fisica.

Il binomio tra assistente e persona con disabilità è un legame forte che funziona benissimo anche nel film “La Teoria Di un Volo”, è  la storia di Jane, ragazza affetta da una forma incurabile di degenerazione muscolare e Richard, suo assistente. Jane confessa a Richard il suo più grande desiderio: perdere la verginità prima di morire. Fra molti dubbi e incertezze, Richard decide di aiutare la ragazza a realizzare il suo sogno e tenta di contattare un gigolò. Ben presto però entrambi si rendono conto di non poter proseguire lungo questo sentiero ed infine è lo stesso Richard a realizzare il desiderio di Jane.

I film che “rappresentano” la vita delle persone con disabilità sono tanti sarebbe troppo lungo raccontare tutte le trame di quelli che ho visto. Posso dire che la maggioranza sono veramente lodevoli!

Contatti: e-mail: zoe.rondini@gmail.com, oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

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