Anche quest’anno ho svolto la lezione al master di primo Livello in “Neuroriabilitazione e Neuroscienze dell’età evolutiva” all’Università Lumsa. Il titolo della lezione è stato “La comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment”.
Partendo dal mio racconto di crescita personale e professionale, ho messo in luce come la narrazione è stata per me un’esperienza fondamentale per capire me stessa ed il mondo circostante. Dopo aver sperimentato l’effetto catarchico che ha avuto per me la narrazione, mi sono realizzata promuovendo progetti di narrazione del sé in vari contesti. L’ intento è sempre il voler essere utile a grandi e piccoli. Per questo vengo spesso invitata a parlare a convegni, università tv e radio.
Come racconto nel mio romanzo Nata Viva , la mia nascita è stata caratterizzata da un’asfissia neonatale di cinque minuti, con conseguente danno celebrale, dei neuroni dell’area motoria. Per fortuna, buona parte della mia famiglia, pur con tutte le difficoltà del caso, si è stretta intorno a me annullando la mia diversità e sostenendo quasi sempre la mia autonomia.
Ho fatto tantissima riabilitazione, e nonostante tante difficoltà… ho finito gli studi. Dopo la laurea ho coronato il mio sogno: passare dallo scrivere per me stessa allo scrivere per gli altri. Infatti la mia vita ha avuto un punto di svolta quando, ho pubblicato il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva. “La narrazione si concentra sulle vicende positive e negative, vissute dalla nascita agli anni universitari, dal punto di vista di una bambina e ragazza con disabilità motoria. Lungi dall’essere un trattato o un saggio sulla disabilità, “Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone con disabilità. Attraverso lo stile del romanzo definito dalla critica “rapsodico, discontinuo, spesso ironico e autoironico”, Zoe diventa testimone, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la sua visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.”
Dopo la pubblicazione del romanzo, attraverso la narrazione del sé, sono riuscita a raccontare la resilienza nelle vite ordinarie di tante persone con disabilità (me compresa) e di chi, per vari motivi, si trova a relazionarsi con noi. Per questo, dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Da ciò nasce il secondo libro, il saggio “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità”. Si tratta di un saggio polifonico, che racchiude le “voci” di trenta persone tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Il risultato è una narrazione corale e polifonica. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, attori, scrittori, giornalisti e docenti universitari.
È una NARRAZIONE CORALE, POLIFONICA, con le voci rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere tutti e tutte. Il saggio è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste, una seconda dove si evince il mio punto di vista sulle medesime tematiche sotto forma di articoli che provengono da Piccologenio.it.
Nelle lezioni racconto come l’esperienza riabilitativa sia stata per me traumatica. La riabilitazione e in particolare la fisioterapia, per me hanno rappresentato una terapia insopportabile voluta dagli adulti. Parlo anche dell’importanza del gioco come attività esperienziale e formativa.
- Il gioco è un’attività ed un’esperienza non finalizzata alla produttività.
- È utile per lo sviluppo della personalità e per l’allenamento della sfera cognitiva ed emotiva.
- Le diverse teorie di famosi pedagogisti concordano nel ritenere il gioco un’attivitàvitale per il bambino: è strumento fondamentale per il suo sviluppo psicologico, motorio e cognitivo, alla base della prima percezione di sé e della costruzione della propria identità.
L’auspicio è che oggi si tenga conto della psiche del bambino proponendo la riabilitazione in modo giocoso e non traumatizzante.
Nelle slide ripercorro le tappe fondamentali verso l’autonomia.
- A 18 anni ho preso la patente di guida
- A 21 sono andata a vivere da sola.
- Mi sono laureata in scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Lettere, indirizzo editoria e scrittura, presso l’università Sapienza a Roma.
- Ho fatto molte scelte che riguardano la sessualità, le rifarei quasi tutte…
- Ho vissuto delle storie d’amore importanti.
Per rendere più dinamica la lezione, le slide vengono intervallate da:
- letture tratte dai due libri
- La proiezione del cortometraggio nata viva, che è il seguito del romanzo autobiografico e di formazione
- Esplorazione del mio blog Piccologenio.it
Racconto anche, la volontà ed il tentativo di declinare, in vari modi e con diverse esperienze l’importanza della comunicazione.
Ad esempio i social ed il blog Piccologenio.it sono strumenti, in continua evoluzione, che utilizzo per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti dei disabili. Parallelamente, curo il progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità, dal titolo: “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”. Il target di tale progetto sono gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado.
Nelle lezioni universitarie, nel secondo libro, nelle interviste e nel blog, ci sono tanti riferimenti all’amore e la sessualità delle persone con disabilità. Ad esempio in una mia vecchia intervista su PiccoloGenio, parlavo di sessualità e disabilità con queste parole:
“Vorrei parlare del mio impegno a fare informazione sui temi riguardanti l’amore, la sessualità e l’affettività delle persone con disabilità. Queste tematiche le affronto in RaccontAbili, Piccologenio. Inoltre, per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura della disabilità alla sessualità ho ideato, nel 2012, il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta quasi 2.000 membri. Il gruppo si propone come un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’amore, la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoria, sensoriale e cognitiva.
Ho scelto di fare informazione su tematiche così complesse e a volte scottanti, poiché in Italia siamo indietro anni luce rispetto a molti paesi, sul diritto alla sessualità.
(…) La scoperta dell’erotismo e dell’amore è lasciata al singolo individuo, alle famiglie e, a volte agli assistenti che troppo spesso, per paura non vogliono parlare di certi argomenti. In altri casi, i famigliari e gli operatori sono aperti all’ipotesi che il ragazzo faccia un’esperienza sessuale ma non sanno a chi rivolgersi. Su questo aspetto c’è un enorme vuoto sia legislativo che informativo ed educativo. (…)”.
In sintesi mi sento di affermare che, tutte le mie attività, divulgative e formative, hanno in comune la voglia di essere utile agli altri e il desiderio di partecipare ad un cambiamento culturale che tenga conto delle diversità, delle peculiarità e dei diritti di ogni individuo. Il messaggio delle mie narrazioni, è che anche con un handicap si può condurre una vita normale, piena di sfide e di soddisfazioni.
Ritengo che differenze dovrebbero essere un valore ed il confronto è un mezzo per aprire le nostre menti e migliorarci sia come individui che come membri di una comunità.
Mi sento pronta a riprendere il progetto “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, in altre scuole e fare più attività di sensibilizzazione. Perché, come affermava lo psicologo Bauer, “La capacità di narrare, intesa come funzione mentale è fondamentale per dare un’organizzazione al proprio mondo interiore e per attribuire significati all’esperienza umana”. È ormai assodato che la narrazione del sé sta dando esiti positivi nei bambini, ma anche negli adulti, me per prima!
Le slide: LUMSA dicembre 2025
Leggi anche:
La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza
Zoe Rondini: formazione e lavoro
Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio
Presentazione del saggio “RaccontAbili”
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Il primo novembre 2025, sono andata al concerto di Simone Cristicchi, a Roma presso l’Auditorium Della Conciliazione.

















Tutta l’Italia si è stretta attorno alla storia di Giulia Cecchettine alla sua famiglia. In questo articolo cercherò di portare le considerazioni che mi appartengono di più, su un caso che sembra aver smosso le coscienze di tanti.


Spiegare la disabilità ai bambini è importante. Perché le varie disabilità esistono, si possono incontrare… quindi è opportuno che l’adulto sia in grado di motivare le differenze senza drammatizzarle. Partendo da tale presupposto, è auspicabile anche che i genitori affrontino l’argomento visto che a scuola, al parco o in vacanza si può trovare un compagno di giochi con caratteristiche che possono suscitare diverse reazioni: la risata, la presa in giro o l’accettazione.
Il termine disabilità è ancora presente nell’immaginario collettivo come qualcosa strettamente collegato a una visione negativa, ma questa idea sta cambiando, portando a una nuova visione che pone attenzione alla figura del disabile come soggetto, individuo e persona che ha una serie di attitudini e particolarità che non dovrebbero essere nascoste ma impiegate a favore della società.
a livello mentale, emotivo e spirituale.
Dyal Kaur, insegnante di Kundalini Yoga e Massaggio Kundalini da oltre venticinque anni, allieva di Yogi Bhajan, spiega la sua conoscenza del massaggio Kundalini: