RaccontAbili, prima presentazione in presenza e 30+10

Il 18 settembre 2021 si è tenuta a Roma, presso la splendida cornice del Centro Ippico La Formicola, la prima presentazione del saggio polifonico “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità”, edito dall’Erickson Live, novembre 2020.
Hanno presentato il libro: Paolo Restuccia, direttore della Scuola di Scrittura Creativa Genius e regista del programma radiofonico “Il Ruggito del Coniglio”, Lucia Pappalardo filmaker per Rai 1, Rai 2 e regista del cortometraggio “Nata viva”, Tiziana Scrocca attrice, autrice, regista, conduttrice laboratori, clown e clown-dottore, regista della “Cantastorie Zoe” spettacolo teatrale tratto dal volume “Nata Viva”; Diego Massana, dottore di ricerca in chimica e autore della raccolta di racconti “Le Battaglie Dell’Ombra” ed Enrico Arata, cognato di Zoe, correttore dell’ultima bozza di RaccontAbili, eclettico architetto appassionato di scrittura e di musica.
E’ stata una serata magica e densa di emozioni. Oltre la presentazione del volume abbiamo festeggiato un traguardo importante i miei quarant’anni. Un’esistenza non scontata se pensiamo che sono viva e cerco di vivere intensamente nonostante i primi cinque minuti non ho respirato.
Ringrazio innanzi tutto mia sorella Daria Castrini e mio cognato Enrico Arata per la loro vitalità e l’entusiasmo che ci mettono nel farsi coinvolgere in ogni mia sfida e progetto, aiutandomi a rimanere con i piedi ben saldi a terra, loro per me sono un modello… sono Nati Vivi e RaccontAbili.
La differenza tra vivere ed esistere è il prendere coscienza che bisogna cercare di superare i limiti e gli ostacoli. Mi dispiace per i miei genitori che, per motivi e limiti diversi, sono i grandi assenti dei miei traguardi, perdendosi l’essenza, i difetti, le arrabbiature, le gioie, le sofferenze,  le battaglie, ma soprattutto i traguardi  sia di Marzia… che di Zoe…
Prima o poi, forse me ne farò una ragione dei limiti e le assenze degli altri… o più probabilmente non ci riuscirò e non accetterò tutto ciò.
Spero di metterci sempre la volontà e l’impegno per dedicarmi agli altri e contribuire ad un lento cambiamento culturale e sociale già in atto. RaccontAbili ha l’ambizione di  divenire  uno strumento con il quale creare nuovi progetti per far luce su molte situazioni che potrebbero essere maggiormente accolte e sostenute.
La vita va avanti con tanti progetti, tante persone care, ci sono anche le battaglie perse: anche questa è vita.
Grazie a chi sceglie di Esserci!
Ringrazio la professionalità di Stefano Calabria per il video e Daniele Raffaelli, per le foto.

Se desiderate potete contattarmi sulla mia pagina Facebook  , sul gruppo “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“, o su Instagram 

 

Fotografie di Diego Massana

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È sempre emozionante fare lezione all’Università! Ho trattato i seguenti argomenti:
Chi sono, cosa faccio e cosa ho fatto

La narrazione del sé come strumento di empowerment

Medicina narrativa

Scrittura autobiografica ed emancipazione: «Nata viva»

Siamo tutti RaccontAbili

Il progetto nelle scuole

Disabilità e sessualità

 

Slide: lezione 5 SETTEMBRE_2021

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Da anni tratto  le tematiche riguardanti l’amore, la sessualità, la figura dell’assistente sessuale e dell’educazione sentimentale; tutti gli articoli sono raccolti nella categoria: “Amore e sessualità: sfatiamo i tabù” di questo portale. Dal 2012, inoltre, sono ideatrice e moderatrice del gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“. Il gruppo si propone come  un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’amore, la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoria, sensoriale e cognitiva. Da aprile 2021, con la collaborazione dello psicologo e psicosessuologo Dott. Francesco Battista, porto avanti una serie di appuntamenti mensili online sul Gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!” dedicati alla trattazione delle principali tematiche sulle quali si fonda la community. L’intento degli incontri è quello di offrire uno spazio di confronto e consulenza, riservato ai membri del gruppo, sulle tematiche relative all’amore e la sessualità in rapporto alla disabilità. Il mio impegno nel cercare di abbattere i tabù e gli stereotipi legati alla sessualità è iniziato più di dieci anni fa con l’interesse ad approfondire  la visione olistica della persona.
L’approccio olistico (dal greco ὅλος hòlos: totale, globale), tiene presente  la totalità di ogni individuo (corpo, mente e spirito). In questa visione si inserisce anche la sessualità. Questo interesse mi ha portata ad organizzare due convegni: “Il tocco dell’Anima attraverso il Tantra” e “Gli handicap invisibili e l’approccio Olistico della Persona. Il diritto di scoprire la Sacralità della Sessualità”, nonché ad affrontare tali argomenti in vari master universitari. In queste sedi ed in vari articoli analizzo, tra l’altro, gli aspetti della sessualità tantrica come esperienza positiva (in alcuni casi e per disabilità non complesse) come valida alternativa alla figura dell’assistente sessuale che in Italia stenta ad essere riconosciuta e regolamentata. Queste tematiche sono state trattate, nel saggio RaccontAbili, nonché nel corso del Master di Neuroriabilitazione  presso l’Università Lumsa ed al corso di  Pedagogia speciale presso la Pontificia Università Salesiana per la facoltà di Scienze dell’educazione.

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L’importanza dell’educazione affettivo-sessuale nelle scuole

Cuore, Carta, Pastelli, Figura, Giorno Di San Valentino

La sessualità è parte integrante della vita di ogni individuo. I bambini, le bambine, i ragazzi, le ragazze hanno il diritto di ricevere informazioni affidabili, scientificamente accurate e complete al riguardo. Eppure, l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole è un argomento sensibile.

Dalla sua prima introduzione nei programmi scolastici europei, negli anni settanta, è stata al centro di dibattiti, spesso accesi, tra genitori, responsabili religiosi e leader politici. Lo scontro di vedute riguarda più che altro il determinare cosa debba essere insegnato ed a quale età.

Le resistenze alla diffusione dell’educazione sessuale nella scuola

Nonostante i molteplici vantaggi di un’educazione sessuale completa sia per gli alunni delle scuole che per tutta la società, siano stati ampiamente dimostrati, i corsi di educazione sessuale si trovano oggi a dover fronteggiare nuove chiusure. Vale la pena sottolineare che tali corsi, tenuti da psicologi, pedagogisti o medici qualificati   mirano a integrare, e non a sostituire, gli insegnamenti ricevuti dai genitori. Sarebbe anche auspicabile una maggiore formazione ai docenti su queste tematiche poiché vivono una parte della giornata con i ragazzi. Soprattutto in età adolescenziale si vive un tumulto di emozioni, positive e negative verso sè stessi e gli altri. La pedagogia moderna ha messo in luce l’importanza di allenare lo spirito critico, la curiosità… piuttosto che “riempire” le menti di contenuti. In quest’ottica la scuola può e deve fornire una preparazione alla vita adulta. E’ poi auspicabile fare educazione affettiva e sessuale un po’ alla volta e prima che si raggiunga una strutturazione del ragazzo. Ciò detto andrebbe a favore di alunni che presentano i primi cenni di timidezza, disturbi relazionali che possono portare ad essere vittima di bullismo, disturbi del comportamento alimentare o un eccessiva aggressività verso se stesso o gli altri.

Sfatare i miti sull’educazione sessuale completa

Si stanno moltiplicando in Europa le campagne miranti a diffondere  notizie false e informazioni distorte sui corsi di educazione sessuale attualmente esistenti nelle scuole, che sono accusati di favorire la sessualizzazione precoce dei bambini, di “fare propaganda a favore dell’omosessualità”, di diffondere “l’ideologia di genere” e di privare i genitori del diritto di educare i figli secondo i loro valori e le loro convinzioni. Le false notizie sul contenuto dei programmi sono diffuse con l’intento deliberato di spaventare i genitori.

L’UNESCO ha definito la finalità dell’educazione sessuale completa come “l’insegnamento e l’apprendimento degli aspetti cognitivi, affettivi, fisici e sociali della sessualità. Mira a dotare i bambini e i ragazzi di conoscenze, competenze, atteggiamenti e valori che li metteranno in grado di realizzarsi, nel rispetto della loro salute, del loro benessere e della loro dignità, di sviluppare relazioni sociali e sessuali basate sul rispetto, di capire come le loro scelte influenzano il loro benessere e quello altrui, e di comprendere i loro diritti e tutelarli per tutta la vita.”

I vantaggi e la prevenzione dai rischi più comuni

Degli studi condotti a livello nazionale e internazionale hanno evidenziato i vantaggi dell’educazione affettivo sessuale. Essere più consapevoli ed avere come riferimento degli adulti capaci di spiegare anziché creare dei tabù riguardo la sessualità rende i ragazzi più attenti. Infatti si è notato che chi aveva un buon dialogo con gli adulti di riferimento, ha deciso di ritardare l’età del primo rapporto sessuale, di ridurre i comportamenti sessuali a rischio, di utilizzare metodi contraccettivi e di migliorare gli atteggiamenti legati alla salute sessuale e riproduttiva.

Educare significa anche sfatare i falsi miti: è un fatto oggettivo, riscontrato da vari psicologi che, nella maggior parte dei casi, i bambini e gli adolescenti sono un bersaglio facile di modelli di bellezza e mascolinità che non sempre rispecchiano la realtà creando un gap tra quello che si è e ciò che si vorrebbe essere. Inoltre l’assenza di educazione e di dialogo con gli adulti, che dovrebbero saper fornire delle risposte,  porta spesso ad attingere dalla pornografia. 

Secondo studi pubblicati dal Corriere della Serail 30% dei bambini accede alla pornografia online, il 44% sono ragazzi e il 5% sono ragazze tra i 14 e i 17 anni.  La maggior parte degli adolescenti ha ricevuto una proposta sessuale da parte di un adulto trovato in rete e si scambiano foto compromettenti con il fidanzatino e la fidanzatina infine c’è un altro dato che dovrebbe far riflettere: solo il 2% dei ragazzi che ha avuto un problema in rete ne parla in famiglia.

Per porre rimedio ai dati su minori e rischi del web sono d’accordo con la professoressa Roberta  Giommi, dell’Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze. Nella sua guida all’educazione sessuale dei bambini riporta che: “Fare educazione sessuale significa prima di tutto educare all’affettività. Vuol dire insegnare che il sesso è davvero bello e fa sentire più grandi e più forti se esiste un coinvolgimento emotivo, se assicura appagamento mentale oltre che genitale. Altrimenti può essere percepito come vuoto di qualsiasi emozione, molto al di sotto delle aspettative, a volte perfino malinconico. Parlare di sentimenti con i bambini aiuta a far sì che nella fase adolescenziale ci siano meno chiusure da parte del ragazzo con gli adulti di riferimento”.

La scuola dovrebbe poter fare la sua parte sull’educazione sessuale con il consenso e il coinvolgimento consapevole e attivo delle famiglie.

A mio avviso la formazione alla sessualità e all’affettività potrebbe essere una buona occasione per educare i giovani ai valori quali quelli del rispetto, della tutela della salute, al riconoscimento e all’espressione dei sentimenti, al piacere… oltre che fornire informazioni scientifiche su come siamo fatti, su come funziona la riproduzione e come usare la contraccezione.

Nella mia esperienza ricordo che durante le scuole medie erano previste alcune ore di educazione sessuale, alle quali partecipava anche la professoressa di scienze. A conclusione del ciclo di incontri, tornai a casa più confusa di prima: le poche nozioni che già avevo sul piacere mi erano state trasmesse male, in maniera vaga e superficiale, mandandomi in confusione. Per fortuna ho potuto contare su una madre aperta al dialogo. Non tutte le famiglie delle mie compagne di classe erano aperte al dialogo, ma ricordo che tutta la classe partecipò alle lezioni con il consenso dei genitori. Forse quei genitori hanno firmato il consenso per sentirsi sollevati da un incarico educativo considerato scomodo.

Un’educazione sessuale completa può rappresentare anche uno strumento efficace per combattere la violenza, gli abusi e la discriminazione e per promuovere il rispetto della diversità. Pertanto, i corsi di educazione sessuale a scuola sono oggi più necessari che mai e dovrebbero avere riservate più ore nella didattica.

Ricevere da bambini e da adolescenti la giusta formazione ci può rendere adulti più attenti alle esigenze di chi ci sta intorno.

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Da anni tratto  le tematiche riguardanti l’amore, la sessualità, la figura dell’assistente sessuale e dell’educazione sentimentale; tutti gli articoli sono raccolti nella categoria: “Amore e sessualità: sfatiamo i tabù” di questo portale. Dal 2012, inoltre, sono ideatrice e moderatrice del gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“. Il gruppo si propone come  un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’amore, la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoria, sensoriale e cognitiva. Da aprile 2021, con la collaborazione dello psicologo e psicosessuologo Dott. Francesco Battista, porto avanti una serie di appuntamenti mensili online sul Gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!” dedicati alla trattazione delle principali tematiche sulle quali si fonda la community. L’intento degli incontri è quello di offrire uno spazio di confronto e consulenza, riservato ai membri del gruppo, sulle tematiche relative all’amore e la sessualità in rapporto alla disabilità. Il mio impegno nel cercare di abbattere i tabù e gli stereotipi legati alla sessualità è iniziato più di dieci anni fa con l’interesse ad approfondire  la visione olistica della persona.
L’approccio olistico (dal greco ὅλος hòlos: totale, globale), tiene presente  la totalità di ogni individuo (corpo, mente e spirito). In questa visione si inserisce anche la sessualità. Questo interesse mi ha portata ad organizzare due convegni: “Il tocco dell’Anima attraverso il Tantra” e “Gli handicap invisibili e l’approccio Olistico della Persona. Il diritto di scoprire la Sacralità della Sessualità”, nonché ad affrontare tali argomenti in vari master universitari. In queste sedi ed in vari articoli analizzo, tra l’altro, gli aspetti della sessualità tantrica come esperienza positiva (in alcuni casi e per disabilità non complesse) come valida alternativa alla figura dell’assistente sessuale che in Italia stenta ad essere riconosciuta e regolamentata. Queste tematiche sono state trattate, nel saggio RaccontAbili, nonché nel corso del Master di Neuroriabilitazione  presso l’Università Lumsa ed al corso di  Pedagogia speciale presso la Pontificia Università Salesiana per la facoltà di Scienze dell’educazione.

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Scopriamo il piacere femminile e lo squirting con Maura Gigliotti

Dopo una formazione classica e gli studi di giurisprudenza, Maura abbandonerà presto il mestiere dell’avvocato per dedicarsi a scrittura e sceneggiatura. In particolare per il teatro. Contemporanei  e rilevanti sono i suoi studi sullo Yoga Ratna, sulla Yoga Tantra e sul rapporto corpo/espressione artistica. Diviene ben presto una delle principali esperte italiane di sessualità e squirting. Negli ultimi anni si è dedicata all’attività seminariale, didattica e laboratoriale proponendo in varie città d’Italia sia i propri seminari informativi sullo squirting, sia i suoi stage didattici di Yoga Ratna e Yoga Tantra.

 

Laureata in Giurisprudenza, avvocato, hai esperienza nel teatro, hai lavorato in Rai, adesso ti dedichi al Tantra. Ti va di raccontare la tua evoluzione professionale e cosa hai ricevuto da tutte queste esperienze?

Ritengo la curiosità un elemento fondamentale della vita! Ho tanti interessi apparentemente diversi, ma poi convergono. Dopo gli studi giuridici, mi sono resa conto che il mestiere dell’avvocato era molto diverso dall’idea di giustizia che tutti hanno. Seguendo il caso di Marta Russo, la studentessa uccisa all’università di Roma nel 1997, ne scrissi una sorta di opera teatrale: capii che mi piaceva la scrittura, da qui è iniziato un lungo percorso.

Grazie alla Rai ho potuto fare  un corso di sceneggiatura e di fiction che mi ha fornito gli strumenti per unire gli interessi allo studio, la passione alla tecnica.

In quegli anni mi sono trovata ad  affrontare una separazione, avevo  due bimbi piccoli, in questo periodo della mia vita lo yoga mi ha aiutato e mi ha aperto nuove possibilità. Così ho preso  la patente di istruttrice di Yoga, seguendo il corso di Cinzia Onorati a Roma. Finita questa esperienza,  sono stata ammessa alla più grande accademia italiana di yoga: quella di Gabriella Cella. A seguito di una formazione  durata  quattro anni sono diventata insegnante di Yoga Ratna. Nel mentre ho conosciuto il famoso Maestro Daniel Odier, che mi ha insegnato a praticare il massaggio tantrico. Grazie a tredici stage con Odier ho approfondito la conoscenza del Tantra. A seguito delle mie  esperienze formative, ho creato i laboratori informativi sullo squirting; le varie esperienze che possono sembrare disgiunte hanno tutte come base l’Ascolto del Corpo.  

Ti va di spiegare la differenza tra squirting e eiaculazione femminile?

Lo squirting è l’emissione di una sostanza fluida molto simile all’acqua in grosse quantità, fino a 900 ml, a differenza dell’eiaculato che viene prodotto in pochissime quantità ed ha una formazione e un colore diverso dallo squirting. Lo squirting è simile all’acqua, l’eiaculato è simile allo sperma. Entrambi però vengono prodotti ed emessi attraverso l’uretra ed entrambi hanno un contenuto di antigene prostatico, molto più denso e presente nell’eiaculato, molto meno presente nello squirting.

A tuo avviso, come mai lo Squirting è ancora oggi, una cosa poco conosciuta e praticata nella nostra società odierna? Cosa si potrebbe fare per aiutare le donne a raggiungere questo piacere?

Purtroppo in Italia permane  un grosso stigma sulla donna e sul piacere femminile.

Infatti, quando  si tratta di piacere femminile bisogna scontrarsi con la mentalità maschile che non  tiene conto delle nostre esigenze, c’è anche da dire che  molte donne  preferiscono mantenere un livello di coscienza basso, ovvero, a mio avviso, essere manipolabili.

Una donna che parla di piacere è scomoda. Io ritengo che la diversità tra le persone sia una ricchezza e rivendico la mia unicità e diversità come femmina e come donna.

La mia mission nel divulgare il piacere femminile mi ha procurato insulti ed episodi poco piacevoli, ma credo in ciò che faccio.

Mi ricordo un aneddoto:  una ragazza mi ha riconosciuta avendomi vista alle trasmissioni Nemo e in radio con Fedez… alla mia domanda: “Ti vuoi fare una foto con me?” imbarazzata ha risposto di no. Ho capito il suo disagio perché essere associata a me e ad un discorso scomodo come quello dello squirting, espone al rischio di essere etichettate.

A tuo avviso, quali figure sarebbero competenti per fare informazione sul piacere femminile e sullo squirting, così da sdoganarlo dalla pornografia e dalla prostituzione?

Le figure uliti per fare informazione sul piacere femminile e sullo squirting, sono le sessuologhe, formate ad un approccio psicologico, ma anche yogico. Sarebbe poi auspicabile un lavoro in sintonia tra psicologi e insegnanti di yoga, per portare avanti un lavoro su mente e corpo.

Sono poi d’accordo con la scrittrice Diana J Torres che afferma che per parlare  di squrting bisogna averlo provato su noi stesse. L’approccio fisico-esperienziale è importante, ma deve essere unito ad una preparazione culturale con persone qualificate.

A mio avviso, per parlare di sessualità e di piacere femminile sono importanti l’ironia e soprattutto l’informazione. Nessuno può contestarmi nelle cose che dico: ho fatto degli studi accurati e approfonditi. Lo studio, la cultura, l’informazione sono le armi per combattere i pregiudizi.

C’è anche da dire che il mondo del porno ha da una parte sdoganato lo squrting, ma lo ha anche relegato in una nicchia. Bisognerebbe rendere ordinario lo straordinario e lavorare sulla cultura e l’informazione per renderlo una delle tante manifestazione del piacere femminile.

Come te, anch’io da anni mi dedico al Tantra. Questa filosofia propone l’unione tra il maschile e femminile come sacra, esaltandone la dimensione del piacere. Quali aspetti ritieni che la società occidentale dovrebbe mutuare da quella orientale in rapporto alla sessualità?

L’idea da importare dall’Oriente alla nostra società è quella della Sacralità del corpo; il corpo viene considerato un templio. Questa visione apparteneva anche a noi occidentali fino a Platone; è auspicabile, per certi aspetti, tornare a quel tipo di mentalità.

Tra le tue tante esperienze, c’è anche il lavoro con il massaggio tantrico di tradizione Kashmira. In cosa consiste  questa corrente della tradizione tantrica? Ha un legame con lo squirting?

Il massaggio tantrico non è un massaggio di tipo sessuale, ma sensoriale. Questo particolare massaggio affina l’uso dei sensi. I cinque sensi sono gli strumenti per conoscere il mondo che ci circonda.

Questo massaggio ci riporta anche ad un principio importante: l’ascolto attraverso il corpo. Il focus è il corpo. Praticare il massaggio tantrico ci rende più coscienti di noi stessi e dell’altro. Il massaggio è un dialogo tra corpi, come quello tra una madre ed il suo piccolo. Purtroppo viene spesso travisato come un semplice massaggio ai genitali.

Per quanto riguarda il legame con lo squirting il massaggio tantrico lo può avere nella misura dell’ascolto del corpo: se la donna si sa ascoltare è in grado di capire il suo piacere e di ricercarlo.

Molte donne che hanno partecipato ai laboratori informativi sullo squirting e al laboratorio di massaggio Tantra, si sono rese conto che il secondo laboratorio era la parte pratica del primo.

Tra filosofia e benessere: il sesso tantrico - IISS - Istituto Italiano di Sessuologia ScientificaNel laboratorio sul Tantra insegno ad ascoltare il corpo, non insegno  a squirtare. Lo squiting non è un atto meccanico: è legato alla mente e all’ascolto di certi equilibri emozionali di noi donne. Solo attraverso questo particolare ascolto è possibile affrontare certe tematiche. Alla luce di tutto ciò  il laboratorio di massaggio tantrico è la parte pratica del laboratorio sullo squirting. Vorrei infine sottolineare che il discorso sullo squirting è anche legato alla salute: il liquido presumibilmente proviene dalla prostata; molte donne non sanno di averla e per questo non fanno dei controlli medici adeguati.

Hai degli aneddoti sulle persone che hanno partecipato ai laboratori?

A Cesena una ragazza di vent’anni mi ha abbracciato e mi ha detto: “a questo laboratorio doveva partecipare mia madre”. Un altro episodio che mi è rimasto impresso è legato ad una signora di ottantuno anni, era la zia di una mia collaboratrice: si è messa a piangere perché ha preso coscienza che in gioventù ha vissuto lo squirting come un problema, quando in realtà ha compreso che è ben altro. Di base dopo ogni laboratorio c’è una grande emozione: le donne si ritrovano e gli uomini iniziano a guardarle con occhi diversi.

A che punto è la ricerca del Professor Emmanuele Jannini e della Dottoressa Stefania Di Sante sullo squirting? Cosa possiamo fare noi donne per il completamento e la divulgazione dei risultati della ricerca?

Negli ultimi quattro anni c’è stato un arresto nella ricerca perché non ci sono state donne disposte a fornire i campioni.

Nel 2014 il comitato etico che decide quali ricerche sovvenzionare ha definito questa ricerca immorale poiché per ottenere i campioni bisogna provocare un orgasmo.

Per far ripartire la ricerca mi sono attivata e tramite i miei laboratori ho trovato quindici donne disposte a portare i campioni di liquido a Firenze.

Le donne che hanno facilità a squirtare possono rivolgersi a me e le metterò in contatto con i ricercatori. Gli step successivi saranno: recarsi a Firenze con i campioni di liquido, qui il team del Professor Jannini le sottoporrà ad un’ecografia pelvica ed un’intervista.

Vuoi aggiungere qualcosa che non è emerso nelle domande precedenti?

In generale, vorrei ricevere più spazio e più visibilità. Di recente ho scritto un’opera teatrale che non è andata in scena. È anche pronto un manuale informativo che non viene accolto dalle case editrici.

Vorrei avere più modi per fare informazione sul piacere femminile. In quest’ottica, sarebbe anche importante andare nelle scuole per educare al piacere. Oggi, “il canale di informazione” più usato dai i giovani è YouPorn. Ritengo che sarebbe interessante portare gli insegnanti di Yoga nelle scuole per far fare loro informazione sulla fisicità.

Un’altra riflessione riguarda poi la Kundalini: essa è l’energia creatrice ed è la stessa che incrementa la creatività.  Allenare la Kundalini renderebbe le persone più coscienti del proprio corpo e delle proprie esigenze, arrivando poi a scelte più consapevoli. Essere coscienti vuol dire fare scelte coscienti.

Trailer spettacolo teatrale

 Lo Schizzo con Senith di squirting ed eiaculazione femminile

Maura Gigliotti è presente online e sui principali Social Network, di seguito i suoi contatti:

Tel: 00 39 340 1708277

e-mail: maura.gigliotti@gmail.com

http://www.mauragigliotti.it/

https://www.facebook.com/maura.gigliotti

https://www.instagram.com/mauramodestagigliotti/

 

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Tantrismo e disabilità: un accostamento possibile?

Molte persone che vogliono prendere confidenza con il mondo olistico ed anche, a volte, con il mondo delle disabilità si domandano: cos’è il massaggio tantrico? Quali benefici può portare alla  cultura ed alla società occidentale? A chi è adatto? Che differenza c’è tra sessualità tantrica e sessualità tradizionale? Tantra e disabilità: un accostamento possibile? Le persone con disabilità sono informate su quel che concerne l’educazione affettivo-sessuale?

A volte dal gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“, molti familiari mi domandano come far fronte alle pulsioni sessuali di una persona con disabilità che non vuole nuovamente sentirsi rifiutata. In questi casi consiglio il rituale tantrico. Dopo anni di osservazioni da parte mia, e di richieste da parte degli utenti del gruppo e da chi conosce questo portale, posso affermare che quasi nessuno di loro era già a conoscenza del Tantra ed il Tantrismo; per questo cercherò di fare chiarezza.

C’è anche da dire che la paura di altri genitori li porta a negare alla persona disabile aspetti legati all’amore e alla sessualità. Ciò detto spesso è dovuto a tabù,  censure socio-culturali e al timore di educare. Questo espone il disabile a non essere valorizzato e essere trattato come un eterno bambino e a cadere nei rischi del web…

L’amore e la sessualità rappresentano un’esperienza infinitamente misteriosa e soggettiva. Lungi dall’esprimere giudizi moralistici, vorrei parlare della filosofia tantrica e del massaggio tantrico, mettendo in luce la visione di alcuni autori e spiegando come, tale pratiche in alcuni casi,  possano aiutare molte persone. Tenterò di mostrare quanto il Tantra sia legato ai concetti d’ amore e rispetto di se stessi e dell’altro.

Mi sembra opportuno accennare le lontane origini; esse  risalgono alle culture pre-vediche, agli albori stessi della storia indiana. Il tantrismo è un indirizzo di pensiero che ha influenzato i grandi sistemi religiosi dell’India (induismo, buddhismo, jainismo). È presente come componente del buddhismo soprattutto in Tibet, in Cina e in Giappone. Il tantrismo considera le passioni di per sé né buone né cattive; esse non vengono quindi represse, poiché significherebbe respingerle a un livello più profondo.[1] Il Tantra è arrivato in Occidente nel ventesimo secolo, trovò un terreno culturale fertile grazie alla rivoluzione sessuale e all’emancipazione della donna. Oggi riscontra, in molti casi, sempre più curiosità ed interesse perché unisce in un’unica pratica i desideri umani più profondi: quello di amare e quello di essere veramente se stessi.

Il Tantra è legato al concetto di amore, di rispetto e fiducia in se stessi e nell’altro. Non è una pratica che riguarda esclusivamente la sessualità, come spesso erroneamente si tende a credere. Il rituale tantrico ha dei forti risvolti erotici, ma in realtà questa componente è solamente una parte del Tutto.  Come le altre discipline olistiche, il Tantra considera l’individuo (normodotato o con disabilità) nella sua totalità costituita da Corpo, Mente e Spirito. Il tantrismo non rinnega il corpo: è la religione che unisce la fisicità alla spiritualità. A spiegarlo è Giorgio Cerquetti nel volume “La filosofia olistica del Tantra”, che mette in luce molti aspetti che possono affascinare  noi occidentali. L’autore afferma che: “Il Tantra può aiutarci a superare paura, senso di colpa, vergogna o la gelosia possessiva (…) Cerquetti continua, citando le parole del celebre Maestro  Daniel Odier: “Il tantrismo è probabilmente la sola filosofia antica che abbia attraversato tutti i tumulti della storia, tutte le invasioni, tutte le dominazioni repressive, per giungere fino a noi intatta; tramandata da maestro a discepolo”. L’autore, spiega anche l’importanza del ruolo della donna nella filosofia tantrica e il rispetto tra uomo e donna, che questo antico sapere ci insegna: “La donna nel Tantra è vista come la Grande Dea, senza operare l’invasione di potere tra la donna e l’uomo per favorire quest’ultimo. (…) Intere generazioni hanno grandi maestre donne e, ancora oggi, numerose Yogini trasmettono questa saggezza immemorabile”.

Per parlare in modo serio, semplice ed approfondito del massaggio tantrico mi sembra utile procedere con ordine. Innanzitutto, come altri tipi di massaggi, anch’esso è una manipolazione, un trattamento.

La cura e l’attenzione prestati all’armonia e alla fluidità durante il massaggio, il contatto non interrotto durante la seduta, il silenzio, il ritmo, la musica, la circolazione energetica, conducono in chi riceve il trattamento a una maggior consapevolezza del proprio schema corporeo e energetico, insieme a una crescita di sensibilità e di capacità percettiva sia del mondo esterno che di se stessi e del partner nel qui e ora. Non tutti sanno le differenze con il sesso tradizionale: il sesso tradizionale, in genere, dura meno di quello tantrico. Quest’ultimo va a risvegliare i chakra, punti dove risiedono le nostre energie talvolta bloccate; facendo ciò, l’energia vitale è rimessa in circolo e dona una sensazione di benessere che dura anche dopo la pratica.

Le domande più frequenti che mi vengono poste nel gruppo Facebook sono: “di cosa si tratta?” e “si raggiunge l’orgasmo?” Mi sento di spiegare che ci sono operatori seri, capaci di mettere la persona a proprio agio, questi capiscono facilmente le esigenze della Persona e, a meno che non ci siano ancora blocchi e timori da superare, dopo aver risvegliato l’energia creatrice della Kundalini, possono far sperimentare alla persona l’orgasmo cosmico dove tutto il corpo è coinvolto in una lunga situazione di piacere.  E’ bene, altresì, sottolineare  come il rituale tantrico non sia solo un’esperienza legata al piacere, ma è un’esperienza che riguarda la nostra totalità fatta da corpo mente e spirito.

Nel rituale tantrico fatto da persone con esperienza sono importanti aspetti quali: l’amorevolezza, la fiducia, l’empatia e lo scambio energetico tra chi lo “dona” e chi lo riceve.  Alcuni autori rafforzano questi concetti: “La fiducia reciproca e l’aspetto spirituale dell’erotismo sono i punti fondamentali.  Il Tantra ci suggerisce di vedere l’unione sessuale come celebrazione dell’unità con il divino. (…) Con esso possiamo arrivare a vivere intensamente l’orgasmo aprendo la via al superamento dell’ego come individualità separata e quindi alla percezione gioiosa del divino come beatitudine.[2]

Ora offrirò dei chiarimenti sul rituale tantrico per le persone con disabilità:

  • Il Tantra può essere utile ad alcune persone, anche con disabilità, per diventare più consapevoli del loro corpo e della loro libido e può insegnare a praticare l’autoerotismo.
  • Il massaggio tantrico non nasce per chi è disabile, per questo non si pone come un’ulteriore terapia. L’aspetto terapeutico è fin troppo presente nella vita di molti di noi. Grazie a questa pratica si può vivere la sessualità in modo più totale e rispettoso verso noi stessi e verso l’altro. Con il massaggio le tensioni muscolari ed eventuali blocchi emotivi si allentano e lasciano il posto ad una sensazione di benessere e tranquillità.
  • Il Tantra può aiutare anche le persone con disabilità cognitiva a scoprire la corporietà e il tocco. Molte persone hanno bisogno di esplorare questi aspetti per essere appagati e meno aggressivi. Mi torna in mente un passaggio dedicato al bisogno d’amorevolezza per le persone con autismo: “La disabilità è spesso affiancata  alla diversità,  all’emarginazione, alla malattia; l’individuo con autismo vede spesso negata la complessità dei suoi sentimenti, dei suoi bisogni. Spesso le sue normali pulsioni non trovano la naturale evoluzione. Tante persone, ad esempio potrebbero pensare che chi è nello spettro autistico non abbia interesse nelle frequentazioni o nelle relazioni, tendendo a stereotiparle come asessuali. Ovviamente ci sono persone che non sono interessate a questo aspetto della vita, ma tantissimi soggetti sentono la necessità di avere una relazione. Tuttavia, a causa delle sfumature sociali che sono coinvolte nel processo e della loro vulnerabilità, è difficile intraprenderle[1]“.
  • Molte persone, anche con disabilità, cercano in questo massaggio un atto d’amore, non è del tutto sbagliato e utopistico: questo massaggio è emozionale e di coppia. Il massaggio Tantrico può portare la persona  a scoprire o essere più consapevole della propria intimità e affrontare consapevolmente una relazione. Ciò detto, in alcuni casi, può spaventare i famigliari e i cargiver che non sono pronti ad accettare il fatto che il figlio o l’assistito non è un eterno bambino.

Personalmente temo per le molte persone che esprimono attraverso i socialnetwork, il forte desiderio di scoprire la sessualità e avere una relazione, ma non sanno minimamente come proteggere se stessi e l’eventuale parner dai rischi. Va anche tenuto presente che non sono poche le persone con disabilità solamente fisica che non sanno come e se possono gestire i desideri. Generalmente un operatore olistico e tantrico qualificato, sviluppa una spiccata sensibilità ed è portato a donare benessere all’altra persona. Egli  deve essere empatico: attento ai bisogni dell’altro, mantenendosi distaccato per evitare un eccessivo coinvolgimento. Chi esegue il massaggio deve donare la propria energia e competenza senza aspettarsi nulla in cambio.  Ciò detto mi porta a pensare che unendo il sapere olistico con un corso per imparare a trattare la disabilità cognitiva o fisica complessa, può essere molto utile per avere una figura professionale nuova, capace di abbattere la paura e i tabù che ancora sussistono, nel trattare ed interagire con le persone con disabilità.

Purtroppo c’è chi si improvvisa esperto per guadagnare e per andare incontro alla propria voglia di avere un rapporto sessuale completo, tutto ciò non ha nulla a che vedere con il donare la propria energia e competenza per far stare bene l’altra persona. Ci vogliono preparazione e pazienza per agire sulle energie e far rilassare chi riceve un massaggio. È un fatto che la richiesta di massaggi tantrici è aumentata negli ultimi anni, così come i centri (non sempre seri) che li praticano, gli annunci pubblicitari degli operatori, i siti che ne parlano. È importante essere accorti e dubitare delle persone poco esperte e con pochi anni di formazione. Non tutti poi, hanno la sensibilità e un tocco tale per poter praticare questo o altri tipi di manipolazioni.  E’ auspicabile fare tante domande sugli attestati e le esperienze lavorative e formative, dell’operatore: una buona preparazione sulle altre discipline olistiche è opportuna. 

La strada per conoscere e per fare nostra la “Via del Tantra”, è ancora lunga. Nonostante negli ultimi anni se ne parli di più  sui mass media e in diverse  commedie; siamo ancora lontani dal dimostrarne i benefici e divulgarne la tradizione. Inoltre, sono ancora poche le testimonianze di come le persone con disabilità, attraverso il massaggio tantrico scoprano la “Via del Tantra”. Bisognerebbe, infine, contrastare l’idea che sia solo una  moda new age, o che sia una cosa losca e poco chiara, o una pratica che non ha nulla a che vedere con chi ha una “diversità”, o addirittura che possa nuocere per via della sua intensità.

[1]  Dal “Manuale di sesso Tantra e Kamasutra” di Nuela Cossatti

[1] Fonte: www.treccani.it .

[2] Fonte: https://www.designhub.it/cometa/the-special-need.html

(3) Fonte: https://www.erbasacra.com/it/aree-tematiche/tantra/perche-il-tantra.html.

[4] Dal libro: “Tantra, un invito a vivere l’affettività, l’amore e l’erotismo in modo libero e completo”. Di Ashley Thirleby

Una versione adattata di questo articolo è stata pubblicata sulle testate Superando e su Ubiminor e nel saggio RaccontAbili edito dall’Erickon Live.

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Siamo tutti RaccontAbili

Il 12 giugno 2021, si è tenuto l’incontro online dal titolo: “Siamo tutti RaccontAbili”. Il Dottor Francesco Battista, psicologo e psicosessuologo e Zoe Rondini, autrice,  pedagogista e divulgatrice hanno trattato varie tematiche quali: l’amore, la sessualità, la disabilità, l’educazione affettivo-sessuale, partendo dal saggio di Zoe Rondini «RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità» (Ed. EricksonLive, 2020). Non sono mancati i riferimenti al percorso d’autonomia e all’importanza degli aiuti che la scuola, la famiglia e le istituzioni dovrebbero fornire alle persone con bisogni speciali. Su questi ultimi aspetti abbiamo commentato degli episodi tratti dal romanzo di formazione Nata Viva, (Ed. Società Editrice Dante Alighieri, 2015).

RaccontAbili è disponibile QUI

Nata Viva è disponibile QUI

Potete inoltre visionare il  cortometraggio “Nata Viva” QUI

Se desiderate potete contattarmi sulla sua pagina Facebook  , sul gruppo “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“, o su Instagram .

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Zoe Rondine ospite alla alla Premiazione del XII Festival Internazionale del Cinema Patologico

Quanta emozione alla serata del XII Festival Internazionale del Cinema Patologico, svoltasi a Roma, il 5 giugno 2021. Sul palco: Dario D’Ambrosi, Claudia Gerini, Domenico Iannacone, Sebastiano Somma e Francesco Giuffrè.

Fotografie di Daria Castrini

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Carina la ragazza in carrozzina

Di recente, su Messanger, mi contatta un uomo che dice di aver bisogno di un consiglio. Lo saluto e gli dico che sono disposta ad ascoltarlo.

Esordisce in questo modo: “Anni fa c’era una ragazza disabile che mi corteggiava; mi mangiava con gli occhi! Non ci ho mai fatto niente, anzi la evitavo”.

Non è la prima volta che mi arrivano dei messaggi che lasciano trasparire poca intelligenza ed empatia, ma cerco comunque di ascoltare e di non lasciarmi scoraggiare da quelli che, a prima vista, mi sembrano dei preconcetti.

L’uomo mi dice di avere quarantasei anni e il suo approccio è abbastanza timido, ma vuole a tutti i costi condividere con me un fatto di quando era molto giovane. Senza indugiare inizia il racconto: “Nel mio quartiere vedevo spesso una ragazza disabile, la evitavo, ma i suoi occhi dolci sembravano chiedermi di uscire con lei… Quando tornavo a casa, pensavo a lei e mi masturbavo”.

Come inizio mi sembra piuttosto triste, ma cerco di capire meglio la situazione e domando: “Sai dirmi che problemi aveva la ragazza?” mi risponde: “Era in carrozzina di preciso non lo so. Era molto carina”.

Penso che la sagacia non sia la principale qualità del mio interlocutore, che aggiunge: “Non ho mai avuto il coraggio di parlarci”.

Sento una profonda empatia verso la ragazza: anche a me è capitato che uomini spaventati dalla mia disabilità rinunciassero ad approcciarmi, anche se attratti.

Rido e rispondo: “Beh sei un cuor di leone!”

Marco, così chiamerò il cavaliere senza macchia e senza paura, mi chiede: “Che vuoi dire? Ho scoperto recentemente che le persone disabili possono fare sesso”.

Ci vuole tanta pazienza con certi soggetti… mi spiego meglio: “Voglio dire che potevi conoscerla, mi hai detto che non era male… e poi magari parlavate di mettervi insieme. Poteva essere divertente per entrambi”.

L’intrepido Marco allora cerca una giustificazione: “Pensavo che le persone disabili non potessero fare sesso, lei era anche molto carina. Recentemente, da vari gruppi Facebook, ho scoperto che anche i disabili fanno sesso, scusami per l’ignoranza”.

Wow! Un salto in avanti per quello che più che un cavaliere sembra un uomo di Neanderthal, ne sono capitati tanti di tipi così anche sui siti d’incontri.

Faccio zapping con il telecomando, mi sembra un passatempo più utile di quella conversazione.

Dopo un po’ di tregua il cavernicolo trova da solo una spiegazione ai suoi laceranti dubbi: “forse ero troppo giovane!”. Ecco quella che sembra la confessione di un bullo liceale pentito.

Fingendomi interessata e tranquilla scrivo: “Scusa, posso chiederti quanti anni avevi all’epoca del fatto?”

“Ero molto giovane, avevo ventidue, ventitré anni!”

Ecco, non si tratta di un bullo liceale, poi nel paleolitico non c’era la scuola… ribatto: “Eri già un uomo…”

Lui non coglie il mio messaggio. È nel vortice dei suoi pensieri, in fondo oggi è un uomo maturo di quarantasei anni, è deciso e vuole andare fino in fondo: “Zoe ti prego dimmi: potrei fare sesso con una donna disabile? Mi piacerebbe sapere se ci sono dei limiti in caso mi ricapitasse l’occasione! Di nuovo scusami per l’inesperienza”.

Leggo e penso a quanta ignoranza c’era e c’è ancora su questo tema, mi dico che sono contro gli stereotipi e le barriere mentali, ma tutto ha un limite!

Lui insiste, non facendo caso al fatto che non sto rispondendo: “Pensavo che una persona in carrozzina dalla vita in giù non sentisse niente e che non potesse fare sesso, ma mi sembra di aver capito adesso che se stai in carrozzina puoi anche fare sesso”.

Penso alla ragazza: chissà perché era sulla sedia a rotelle… Camminava a fatica e la usava di tanto in tanto o la usava sempre ed era campionessa di basket o di nuoto paralimpico? così cerco di approfondire: “magari conoscendola avresti potuto capire perché usava la sedia a rotelle, e quanta mobilità avesse realmente”.

Ma il vero enigma era un altro: “Ho letto su alcuni gruppi Facebook che alcune persone in carrozzina non sentono nulla, ma fanno comunque sesso, altri invece percepiscono le sensazioni. Ero giovane allora, ma ora vorrei capirci di più magari mi ricapita!”

“Potevi informarti!”

“Vent’anni fa ero un ragazzo timido. E poi a chi chiedevo: non c’era Internet!”

Niente, non ce la fa a capire che sarebbe stato semplice conoscerla, magari era simpatica e avrebbero potuto approfondire il loro interesse, o forse era antipatica… in entrambi i casi avrebbe conosciuto una persona e si sarebbe levato dei dubbi. Non era timidezza, sembra più panico di conoscere una persona che secondo molti non rispecchia la “normalità” e ora, a più di vent’anni dall’accaduto, si vuole togliere la curiosità e forse, anche qualche sfizio.

Che pazienza! Ci manca solo che mi chieda se anche io uso la carrozzina. Di sicuro non ha visto il film “Quasi amici”, nel quale viene trattato anche questo tema con sagacia ed ironia. Glielo consiglio e gli spiego il perché. Mi risponde “Grazie lo guarderò!”

Sono consapevole che non può bastare un film ad abbattere tanta ignoranza. Penso a quanti uomini come Marco mi sono capitati e a quanti, vedendomi, non si lasciano sfiorare dal pensiero che posso avere dei desideri. Ma c’è anche da dire che probabilmente tutti questi incontri mancati o il morboso interesse collegato solo alla disabilità hanno evitato a me e a tante ragazze disabili dei pessimi e inutili appuntamenti!

Bisogna essere preparati a chi ti evita o a chi non ha il coraggio di andare fino in fondo. Loro pensano di non essere notati, ma anche ciò spesso non corrisponde alla realtà.

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Il Professor Nicola Siciliani de Cumis, docente di pedagogia alla Sapienza di Roma, racconta RaccontAbili

L’immediatamente “notiziabile” e il “raccontabile” dell’importante nuovo libro di Zoe Rondini, “RaccontAbili Domande e risposte sulle disabilità”. Progetto editoriale a cura di Matteo Frasca. Prefazione di Maria Serena Veggetti, Trento, Erickson/Live, novembre 2020, prende ora per me le mosse dalla presen-tazione del libro in streaming su You Tube (coordinamento di Emilia Martinelli, presente l’autrice, con Matteo Frasca, Paolo Restuccia, Tiziana Scrocca, Eleonora Motta, Giacomo Curti ed Enrico Arata), in onore dell’ultimo nato, l’8 gennaio 2021; e da una mia reazione personale a quanto ascoltato: e con l’aiuto di un certo numero di dizionari che ho potuto rapidamente consultare a chiarimento e a supporto di una qualche mia ipotesi sul significato della parola raccontabile. La quale, secondo i lessicografi interrogati vuol dire prevalente-mente “degno di essere conosciuto” e “meritevole di essere raccontato”. Tutto vero per i libri di Zoe: e a maggior ragione per la seconda delle sue creature a stampa.
Ma su il più stagionato dei vocabolari a mia disposizione, c’è anche un terzo significato, meno d’uso corrente, che non è di poco conto anche perché si affida ad una definizione del termine in questione, che è di Italo Calvino: RaccontAbilità è infatti, secondo l’autore di La giornata di uno scrutatore, “ciò che può essere raccontato, senza offendere la suscettibilità o il pudore di chi ascolta, per cui si accetta e si concede che una determinata cosa sia raccontata” (così I. Calvino nel Grande Dizionario della lingua ita-liana di Salvatore Battaglia, Torino, UTET, 1991). Di modo che, se a condividere la raccontabilità di un qualcosa qualsiasi (un pensiero, un’azione, un evento culturale, uno stato d’animo, un incidente ecc.) fosse una persona autorevole o comunque profondamente coinvolta nel soggetto del racconto – , il raccontabile diventerebbe non solo opportuno, ma anche necessario e, in taluni casi, addirittura dovero-so. Come nel caso dei contenuti di tante delle pagine di RaccontAbili.
Non vorrei sbagliare, ma a me pare che sia proprio il terzo dei significati da me recensiti a stare a suo agio al centro del libro di Zoe, direi perfino in forma visibilmente imperativa: se riflettiamo sul fatto che “Abilità” che rima con “Altolà!”, quasi ad impartire un ordine ed ad intimare: “Fermati e racconta!”. In RaccontAbili infatti (per la prima volta, che io sappia), la parola “raccontabile” sembra essersi prima spezzata in due pezzi semantico-narrativi indipendenti, poi ricomposta per una specie di giustapposizio-ne plastica, empatica, invitante del “Raccontare” e dell’“Abilitare”. Di una sorta di “Raccontaci Zoe, raccontaci abilmente e amabilmente la disabilità”. Ragion per cui il lettore di RaccontAbili a cento anni dalla nascita e a quaranta dalla morte di Gianni Rodari, viene così socraticamente stimolato ad addentrarsi nel bel mezzo del dialogo tra i significanti e i significati, reali e virtuali, del “binomio fantastico”, “accendisto-rie” composto di Racconta e Abili. Risultato: un unico lemma singolare-plurale del titolo RaccontAbili apertamente riferibile sia alle abilità dialogiche, botta e risposta, dei parlanti su cui l’opera si fonda, sia ai contenuti specifici del libro in tema di disabilità.

Per averne immediatamente un’idea, basta sfogliare il volume e contare le numerosissime voci che vi prendono la parola, a cominciare dal dialogo che direi strutturale tra Zoe e Matteo (cfr. i capitoli Zoe intervista Matteo, Matteo intervista Zoe (pp. 187-197). Un dialogo che a me sembrerebbe essere il cuore del saggio monografico, corale, sul raccontare la disabilità.
Come se la neo-formazione linguistica che è venuta condensandosi nell’espressione RaccontAbili rac-contasse poeticamente, meglio “poematicamente” (con implicito riferimento al Poema pedagogico di An-ton Makarenko, ben presente nel DNA culturale di Zoe) la nascita di un’espressione neologistica che, da semplice aggettivo e predicato nominale che era grammaticalmente e logicamente all’origine della storia raccontabile, che si racconta per essere promossa al grado di sostantivo articolato, I raccontAbili. Ed è ciò che, in ultima analisi, è la vera sostanza del libro: il contenuto, i contenuti di una disabilità abilitata ad abilitarsi nel raccontare e ad abilitare il raccontare. Una realtà narrativa di cui Zoe, dopo l’esperienza ro-manzesca di Nata Viva (il suo primo romanzo), rende ora testimonianza sotto in genere del saggio indivi-duale e collettivo (come giustamente osserva Maria Serena Veggetti).
Nella medesima ottica editoriale del libro, ottimamente curato da Matteo Frasca, con la preziosa colla-borazione di Enrico Arata anche l’indice dell’opera è assai più che soltanto “indicativo”: ma comincia-finisce con l’essere invece una procedura comunicativa, essa stessa a suo modo narrativa. Il racconto delle abilità dell’autrice, che mette in scena cervello, sentimenti, cultura, volontà, esperienza, corpo, vo-ce. E dunque, come spiega Maria Serena Veggetti già nell’euristico titolo della Prefazione, Il coraggio dell’indagare: scoprire ciò che ci accomuna e ci differenzia. Un titolo che è qui una sorta di manifesto del proprio magistero di Psicologa generale e di Psicologa dello sviluppo nell’Università di Roma “La Sapienza” in presenza dell’allieva Zoe Rondini e in assenza di quei supporti universitari, extrauniversitari o extracur-ricolari che sarebbero necessari alle “effettive esigenze formative di persone diversamente abili” (in Rac-contAbili, p. 10). Giacché – come spiega – “musica, danza, dizione, drammatizzazione e sport sono i grandi assenti dalle università di quel popolo che è stato, in qualche momento della sua storia, definito ‘dei navigatori’” (ibidem). All’opposto, “l’impegno gigantesco dedicato fin dalla nascita dalla giovane au-trice alla formazione, al raggiungimento e alla appropriazione del massimo livello di funzionamento su-periore possibile, con tutta l’intensa coloritura di emozioni, scoraggiamenti, delusioni, rinunce e innega-bilmente umiliazioni che ciò ha comportato per lei e tanti giovani con abilità diverse, ma che è presente anche nella realtà quotidiana dei normodotati, pur se con una minore visibilità” (p. 11).
E prosegue: “Questo impegno viene narrato sullo sfondo di una dimensione contestuale di lotta, ma al tempo stesso di sostegno, sempre presenti nella quotidianità di Zoe. Si tratta di un’espansione dell’esperienza attuale e del protendersi verso il raggiungimento del potenziale dinamico, di ciò che anco-ra non so, di ciò che ancora non posso fare, ma che posso fare se mi appoggio a Te come Altro, se tu ti assumi il coraggio di aiutarmi con il rischio, giuridico, legale, istituzionale che comporta. In parole dirette, se ti prendi, come insegnante, come compagno, come adulto, la responsabilità che l’aiutarmi a compiere un’attività per me solo non raggiungibile implica” (pp. 11-12).
Di qui la relativa “novità” di un libro come RaccontAbili, non retoricamente recriminatorio ma corag-giosamente critico e abilmente, sottilmente propositivo, se consideriamo il “potenziale di crescita informativa ed esperienziale che può assumere”, sia individualmente sia collettivamente, l’insieme delle esperienze culturali e professionali, auto-educative ed educative tesaurizzate e trasmesse da Zoe Rondini nel suo libro, nella loro sfaccettata, anche se spesso sfuggente, imprevedibile, magari sorda e muta, ma pur sempre infinitamente vitale complessità.

Roma, 8 gennaio 2021
Nicola Siciliani de Cumis

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Serietà e competenza nelle discipline olistiche

Intervista ad Elena Antoniotti e Andrea Mion, operatori olistici, formatori e blogger de Ilbenessereolistico.com. Lavorano nella zona di Torino e Biella.

Le tecniche olistiche si dividono in trattamenti quali i massaggi, tecniche teoriche e attività che possiamo svolgere in autonomia. Vi va di spiegare questi tre aspetti e dare consigli a chi si vuole avvicinare al mondo olistico?

Elena: Il mondo olistico è davvero molto vasto e cerca di andare incontro alle esigenze di tutti. Per questo motivo abbiamo discipline pratiche (come massaggi, tecniche di riflessologia e shiatsu), materie più da consulenza (floriterapia, counseling, consulenze naturopatiche in generale) e discipline di auto-trattamento che prendono spunto dalle precedenti o insegnano a gestirsi in autonomia (ad esempio le tecniche di visualizzazione e di respirazione). Non c’è una disciplina migliore delle altre, non c’è un punto migliore per iniziare: ognuno ha il proprio mondo olistico. Secondo me, l’ideale è seguire l’istinto, capire verso cosa si è più portati, attratti e da lì iniziare. Fondamentale è capire che il nostro benessere dipende da noi, che ci dobbiamo dedicare tempo e attenzione, perché quando ci si ammala è troppo tardi. Il mondo olistico è in primis prevenzione, pensare a noi, al nostro star bene fisico ed emozionale, prima di avvertire un qualche malessere. Poi poco cambia, se preferiamo un massaggio o la meditazione, l’importante è essere felici. È questo, in fondo, l’obiettivo finale di ogni disciplina olistica, renderci sereni, felici, soddisfatti delle nostre vite.

La visione olistica, tiene presente la totalità di ogni individuo (corpo, mente e spirito) per questo è anche importante considerare il contesto dove la persona vive. Vi è mai capitato di aiutare una persona a risolvere i conflitti con sé stessa e gli altri? Ci sono aneddoti ed esempi che vi sono rimasti impressi?

Elena: Tendenzialmente chi entra in studio da noi ha un conflitto da risolvere, grande o piccolo che sia. Non sempre c’è un finale felice; risolvere un conflitto significa cambiare degli aspetti e non siamo sempre pronti, i cambiamenti sono dolorosi e richiedono fatica. Un aneddoto… Anni fa è arrivata in studio una signora con una richiesta ben precisa: un ciclo di trattamenti di massaggio californiano, chiamato anche psicoemozionale. È un trattamento nato per dare una svolta all’emozioni, si usano le percezioni fisiche per far staccare la mente e trovare soluzioni a problemi che ci affliggono; un massaggio intenso da ricevere che confonde le idee per poi dare vie di fuga. Ci eravamo viste per un paio di mesi con cadenza settimanale, senza troppi scambi di opinioni; sentivo che aveva bisogno di ritrovarsi, ma non capivo per cosa. E poi alla fine del nostro percorso, mi racconta che cercava la forza di separarsi da un marito despota, a tratti violento e anche grazie alla chiarezza mentale data dai trattamenti ce l’aveva fatta. Certo non solo grazie al massaggio, ma erano stati di grande aiuto.

Poi, di esempi, ce ne sarebbero tanti anche dal punto di vista della formazione … è bello vedere in aula arrivare gente di ogni età che ha voglia di cambiare vita, professione. È stimolante vedere la voglia che hanno di rimettersi in discussione, di voltare pagina lasciando un lavoro che non li soddisfa più per inventarsi di nuovo, anche a 60 anni! Il mondo olistico è energia, che si espande, che evolve e chi si ferma è perduto.

Ad oggi manca un inquadramento professionale per gli operatori olistici al pari di altre figure professionali che lavorano nel settore del benessere. C’è anche da constatare che la domanda e l’offerta, negli ultimi anni, è cresciuta notevolmente. Cosa si potrebbe fare per incentivare gli operatori che lavorano con serietà e dedizione; scoraggiare chi si improvvisa esperto e tutelare i clienti?

Andrea: Come giustamente hai detto, ad oggi per quanto concerne il settore del benessere olistico non vi è ancora un inquadramento professionale come per altre figure Professionali del settore del benessere. Conseguentemente non vi sono ancora registri o albi professionali (ve ne sono alcuni privati ma a livello Nazionale e Regionale siamo ancora in alto mare). Detto ciò la figura dell’Operatore Olistico, oltre ad essere ovviamente lecita, ha saputo ritagliarsi nel tempo sempre più consenso da parte della clientela ed è il motivo per cui siamo fiduciosi che in tempi non troppo lontani si arrivi ad una maggiore definizione della nostra figura Professionale.

La clientela è giustamente sempre più attenta e prima di “affidarsi nelle mani” di un Operatore vuole essere sicura della sua preparazione e spesso chiede di poter verificare il suo percorso di formazione. Questo è un aspetto molto importante poichè se è vero che per lavorare nel settore Olistico non si è obbligati a seguire uno specifico percorso di studi (per assurdo una persona si può definire operatore Olistico anche senza aver conseguito nessun Attestato) è altresi vero che se ci si propone alla clientela come Professionisti è imperativo poter dimostrare in qualunque momento il proprio percorso di studi in modo tale da poter con certezza affermare che la disciplina che viene proposta non sia frutto di sola autodidattica. E’ assolutamente prioritario che l’Operatore si approcci alla propria clientela  in modo serio e consapevole. Confidiamo quindi che con questa sempre crescente attenzione da parte dei clienti si possa con il tempo fare “terra bruciata” intorno a tutti gli operatori che si improvvisano esperti e che oggettivamente danneggiano la categoria di chi ha speso tempo e denaro per formarsi in modo Professionale.

Voi tenete corsi di formazione per operatori olistici, vi va di spiegare il programma didattico. Quali sono stati i feedback più importanti che avete ricevuto dagli studenti e ad oggi quali sono gli sbocchi lavorativi?

Andrea: Nella nostra proposta formativa vi sono sia corsi rivolti a chi desidera apprendere le basi delle discipline sia corsi rivolti alla preparazione Professionale. La formazione è sia in presenza che online. I feedback che più ci piace ricevere dai nostri corsisti, oltre ovviamente a quelli riferiti alla bontà della formazione ricevuta, sono quelli riferiti al fatto che si sono inseriti nel mondo del lavoro con soddisfazione. La figura dell’Operatore Olistico è sempre più ricercata e gli sbocchi lavorativi sono molteplici. La strada seguita da molti è quella di avviare un proprio studio Professionale ma vi sono ottime opportunità lavorative anche lavorando come collaboratore presso strutture del benessere (come ad esempio centri termali, Spa, etc…).

Con il vostro blog Ilbenessereolistico.com vi impegnate a far conoscere il mondo olistico. Ci sono degli insegnamenti, dei messaggi che vi stanno a cuore e sui quali vi impegnate a fare chiarezza?

Elena: Edward Bach – il padre della Floriterapia di Bach – esprimeva un concetto che si ritrova anche nella filosofia hawaiana che è alla base del massaggio Lomi Lomi Nui. Il nostro compito è di essere soddisfatti e felici di noi stessi, perché se lo siamo possiamo contagiare il mondo e renderlo migliore; se si è felici non si può essere cattivi. Ecco…questa la mia utopia!

Poi per scendere un pochino con i piedi per terra… a volte c’è tanta disinformazione sul mondo olistico, il blog nasce per cercare di dare più punti di vista, informazioni, spunti di riflessione. In aula, ai miei “ragazzi” dico sempre di non credere ciecamente a quello che dico, ma di leggere, di studiare, di provare, di mettere in discussione ogni cosa. Non tutti lo fanno, ma tanti sì e sono quelli che ti danno tanta soddisfazione!

Andrea: Devo dire che sono totalmente sulla stessa linea di Elena. Uno dei nostri compiti principali come formatori ed informatori è quello di consapevolizzare il corsista in modo tale che al termine di un percorso, soprattutto di tipo Professionale, possa porsi nei confronti della sua futura clientela in modo serio e Professionale. C’è veramente tanta confusione nel mondo Olistico ed uno dei principali compiti che ci siamo prefissati sin dalla nascita del blog è quello di essere il più informativi possibile cercando di diventare “un faro” positivo nella foschia che a volte avvolge ancora il settore delle discipline Olistiche. Siamo molto felici poiché in circa due anni dalla messa online del Blog sono aumentati sempre di più gli utenti che ci seguono con grande partecipazione ed interazione, direttamente sul sito del blog e sui canali social.

Come vi siete conosciuti e qual è stato il percorso che vi ha portato a lavorare insieme in questo settore?

Elena: Era l’autunno 2008, dopo i miei primi tre anni di studio di Tuinà e Medicina Tradizionale Cinese, cercavo un corso di hot stone massage, il massaggio con le pietre calde. Cercai un pochino sul web e trovai il Centro di Formazione di Andrea e una scuola di Milano. Mandai una mail ad entrambi: Andrea mi rispose quasi subito e un paio di giorni dopo ci incontrammo per la prima volta. Dopo il corso di hot stone, ci furono altri corsi, il percorso di naturopatia e dal 2010 l’inizio della collaborazione per la parte di insegnamento in aula. Da lì un via vai di idee tra cui appunto il nostro blog! Una bella collaborazione, una bella amicizia e una bella condivisione di idee sul mondo olistico.

Volete aggiungere qualcosa che non è emerso nelle domande precedenti?

Elena: Parallelamente al blog è nato anche il nostro mini piano editoriale, abbiamo pubblicato 4 libri fino ad ora: uno sul Bamboo Massage, uno sulla Teoria dei 5 Elementi della Medicina Tradizionale Cinese, uno di iridologia e uno di anatomia. Per me che ho sempre sognato di scrivere una soddisfazione grande! Adesso c’è in pentola il quinto… ma le giornate sono sempre solo di 24 ore!

Andrea: In ottica dell’immediato futuro abbiamo come obiettivo l’ampliamento della già corposa parte dedicata ai corsi online. Visto il periodo storico che stiamo vivendo, ma non solo, riteniamo che la formazione online sia una parte fondamentale per la didattica. Sia come supporto alla didattica tradizionale in presenza e sia come metodo formativo a se.

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