L’emozionante incontro con “Il folle che parlava agli uccelli”

In questo articolo troverete le emozioni ed il resoconto dell’incredibile e rapido incontro tra me e Simone Cristicchi.
Dopo il Sanremo del 2025, ho cominciato a seguire il suo materiale online. Ho apprezzato tante interviste che parlano dei suoi famigliari, del problema che ha colpito la madre. La morte di suo padre ed altre grandi vicende autobiografiche. Di seguito troverete un collage della sua incredibile vita.
Ci tengo a precisare che non ho contatti diretti con l’artista… sono semplicemente andata a un suo concerto e a un suo spettacolo teatrale. Anzi se avete contatti con lui, Amara o qualcuno del loro entourage mi potete scrivere.
Aspetto i vostri riscontri, g
razie infinite.
Buona lettura.

Il 26 febbraio 2026 sono stata al Teatro Morlacchi, di  Perugia per vedere “Franciscus*, il folle che parlava agli uccelli”. Uno spettacolo del quale “Simone Cristicchi è autore, insieme a Simona Orlando e unico attore in scena. È stata un’ora e  mezza emozionante che, tra riflessioni e canzoni inedite, ha  raccontato la vita di Francesco di Assisi, il “santo di tutti”. In questo articolo mi soffermerò sull’ emozione e riflessioni di un incontro intenso, tanto atteso e desiderato, che spero non sia l’unico…

Qui di seguito riporterò e commenterò solo alcuni passaggi che ritengo più affini con il mio percorso di crescita e formazione.

Ma procediamo con ordine, sono felicissima di aver raggiunto il mio sogno: quello di fare quattro chiacchiere con Simone! Spero che non sarà stata l’unica occasione. Mi sto già organizzando per rivederlo e cercare di riassumergli le tante cose che ci rendono simili. Comunque è  stato molto disponibile con me ed il mio braccio destro, Maricica, la persona che vive con me e che condivide ogni esperienza, positiva e negativa, con amorevolezza e professionalità. Lo abbiamo incontrato dopo gli  spettacoli, grazie alla disponibilità del suo staff che mi ha consentito di poter accedere al dietro le quinte dopo il concerto a Roma dello scorso primo novembre e di nuovo a Perugia!

I messaggi

Nella seconda occasione in Umbria Simone era molto più a suo agio e disponibile a parlare, probabilmente anche perché c’era meno folla e si è evitato l’effetto assalto! Si ricordava del nostro incontro a Roma. Appena l’ho visto gli ho dato una busta trasparente preparata con molta cura, i miei libri glieli avevo già regalati. Nella busta, da una parte si vedeva l’album delle foto del concerto di Amara e, dall’altra c’era un foglio con su scritto:

Per Simone Cristicchi da Zoe Rondini

In questa busta troverai:

-Una lettera per me molto importante,

-L’anticipazione di un’intervista che sogno di farti,

-Foto del concerto di Erika a giugno 2025, a Roseto Degli Abbruzzi,

-Qualche altra foto delle mie passioni,

-Un disegno fatto da me e mia nipote Adriana di tre anni e mezzo (ovviamente fatto con i nostri stili…😊😉),

-Qualche depliant sui miei libri (e non solo) che vi ho già regalato,

Prima di tutto ha letto il mio nome. Ero concentrata sulle tante cose che ci tenevo a dirgli, sapendo di avere poco tempo a disposizione e per questo mi sono dimenticata di presentarmi. Gli ho spiegato il contenuto della busta, ero molto emozionata, ma sono comunque riuscita a dirgli tante cose. L’ho ringraziato per  ciò che comunica. Gli ho spiegato che mi piacciono le sue interviste e le conosco, più  o meno, tutte a memoria grazie a YouTube, anche Maricica  lo ha confermato! Gli ho raccontato che scrivo, che abbiamo tante esperienze in comune.  Gli sono grata e lo ammiro,  non tanto per la sua arte, mi sembra scontato dirgli che lo conosco e lo apprezzo come artista, quanto per le cose che dice. Amo ascoltare le sue interviste e i messaggi che trasmette in varie trasmissioni, presentazioni e concerti. Si ispira a cose semplici, concetti chiari e preziosi presi da situazioni e personaggi. Come dice lui stesso, è una persona in continua ricerca,  si rifà ai  valori del vangelo e principi universali che fanno parte  di ogni religione e dovrebbero far parte di ogni essere umano.

La fatica personale e famigliare

Si vede che ha faticato, ha sofferto, non ha avuto una vita semplice. Ha raccontato in tante occasioni che, nei suoi esordi nel mondo della musica, ha dovuto faticare dieci lunghi anni prima di emergere e  trovare la sua strada. Penso che sia attento agli altri anche perché la mamma Luciana è il suo modello di forza: rimasta vedova presto ha cresciuto da sola i tre figli Daniele, Simone e Desirè.  La donna nel 2012, ha avuto una  grave emorragia cerebrale. Simone era in autostrada di ritorno da un concerto, i medici non avevano lasciato speranze: la signora era morta clinicamente, fin quando si è risvegliata. “Non era la stessa Luciana di prima – dice il cantautore -. L’anima è intrappolata in una corazza che non le permette di fare granché o di esprimersi correttamente”.  Magari questa esperienza di vita  lo ha reso recettivo e attento a tante situazioni.

I Matti de Roma

Non dimentichiamoci anche che nel 2005 ha girato tante strutture psichiatriche, in varie regioni d’Italia, per raccoglie le testimonianze attorno alla malattia mentale e ha realizzato il bellissimo documentario “dall’altra parte del cancello”.

Nel 2007  ha vinto a Sanremo con la canzone Ti Regalerò Una Rosa, che racchiude tante storie e sensazioni ricevute nel viaggio nelle e sulle malattie mentali. La canzone ha vinto il Premio della Sala Stampa Radio-Tv e il premio della critica intitolato a Mia Martini. Un vero e proprio successo. Sui problemi mentali, che ha narrato, in un’interessante intervista al Corriere Della Sera che:

“Quando ero piccolo, nel mio quartiere si aggiravano figure particolari con cui tentavo di entrare in empatia. Da lì ho preso spunto per tante canzoni, come, per esempio quella intitolata I MATTI DE ROMA. Al centro diagnosi e cura di un ospedale di Roma poi, veniva spesso ricoverato spesso un amico, per problemi di droga. Lo andavo a trovare, portavo la chitarra per fare musica in questi reparti. Ricordo un uomo che faceva collezione di cavatappi, un professore di storia dalla cultura immensa caduto in depressione. Ne ho tratto il mio primo libro, “Centro di igiene mentale”. Ho realizzato un documentario sui manicomi, intervistando centinaia di infermieri, medici, ex degenti, artisti”.

 

Le cose che abbiamo in comune

Simone e io, ci reputiamo due cantastorie, entrambi abbiamo sperimentato varie forme d’arte, lui il disegno, la musica, la recitazione, la scrittura. Io la scrittura e la recitazione. Tra le varie forme artistiche, ha trovato la sua comfort zone nel teatro, io nella scrittura. A dieci anni perde il padre Stefano, quarantenne.

“Mi sono chiuso nella mia stanza, non volevo vedere più nessuno, e ho cominciato a disegnare. È stato un modo per canalizzare la rabbia che sentivo crescere in me. Noi possiamo nascere più volte in una sola vita, e a qualsiasi età: il Simone “artista” nasce nel momento peggiore della sua vita. Come antidoto a questo dolore invento un mondo immaginario perfetto dove vivere. Disegnavo in modo compulsivo, anche dodici ore al giorno. Per questo porto gli occhiali da vista”.

Il nostro magico incontro e la mia ipotetica intervista

Ma torniamo alle bellissime sensazioni del nostro incontro. L’ho abbracciato forte e lui si è lasciato abbracciare e poi abbiamo fatto la foto. È stato lui a dire a Maricica di farla. Andando via gli ho fatto gli auguri per il compleanno del primogenito Tommaso, che ha da poco compiuto diciotto anni, mi ha ringraziata.  Credo e spero di avergli fatto capire che lo conosco bene. Gli ho anche detto che ci vedremo a metà luglio da un amico in comune…

Nella busta c’era anche un’intervista che sogno di fargli. Su questo ho fatto solo un accenno, gli ho detto che conosco bene tutte le sue interviste e quindi gli ho preparato delle domande inedite. Non ho avuto il coraggio di dilungarmi su questo aspetto perché spero che leggerà tutto con calma. Riguardo all’intervista avevo anche paura di infastidirlo e fargli dire che non mi sarà mai possibile realizzare questo sogno. È stato un incontro stupendo che temevo di rovinare. Simone è stato molto accogliente nei nostri confronti. In poco tempo gli ho accennato che ho  tante domande nuove anche perché quello che racconta della sua vita lo so molto bene e ogni risposta mi attiva pensieri, ragionamenti e nuove domande! Dice spesso che il suo super potere è la curiosità, si è dimostrato attento e curioso nel conoscermi e per tutto ciò gli sono veramente grata! Dice anche che non ci deve essere distinzione tra persona e personaggio. Infatti è stato aperto ed umano proprio come lo immaginavo.

L’unicità e l’effetto auto-curativo delle forme narrative

Abbiamo in comune molte cose.  Ad esempio un lutto famigliare improvviso quando eravamo poco più che bambini. A ciò  ha reagito chiudendosi in camera, altrimenti come dice oggi lui stesso,  avrebbe fatto del male agli altri. Non  sopportava le facili risposte degli adulti, come ad esempio: “tuo padre è andato in celo”.  Si vergognava di essere l’unico, tra i suoi amici, a non avere entrambi i genitori. Come dice lui, entrambi ci siamo salvati la vita con l’arte. Altrimenti probabilmente saremo state persone molto più problematiche senza la narrazione che per lui è sfociata nel disegno e per me nello scrivere la mia vita. Ho narrato  i ricordi che mi legavano al secondo marito di mia madre che è venuto a mancare prematuramente ed improvvisamente il 3 agosto 1994.

Per inciso dopo l’improvvisa morte del padre Stefano, Simone, ha reagito disegnando, in camera sua per ore ed ore. Creava vignette con personaggi  ironici e strampalati.  E’ stata la sua prima forma di racconto e, con il tempo e l’aiuto del suo grande maestro di disegno Iacovitti, è riuscito a trovare la sua unicità. Io non l’ho trovata… piuttosto direi che sono state la mia diversità e unicità che hanno trovato me!

Dall’adolescenza  in poi, ho fatto “pace” con la mia diversità e ho “tramutato” il mio bisogno di narrarmi… in esigenza creativa! Infatti, in quegli anni di mutamento, ho compreso  che è grazie alla mia unicità ed al bisogno di narrarmi e di narrare   che mi sono realizzata nella vita personale e professionale…  Per quanto mi riguarda, dai mie tredici anni in poi, ho cominciato a riempire i momenti vuoti con la scrittura. La narrazione di sé è diventata strumento di empowerment e capacità di interagire con gli altri.

Simone ha detto di essere per l’inclusione e sta dalla parte degli ultimi. Ha un super potere: la curiosità che lo ha aiutato a voler capire tante situazioni. Adesso che sono adulta penso che il mio super potere sia la memoria  per i racconti di vita. Tutto ciò mi ha portata a scrivere prima il romanzo autobiografico Nata Viva e poi il saggio polifonico RaccontAbili . Il secondo volume l’ho realizzato grazie a delle interviste che mi hanno permesso di accedere a tutto quello che di straordinario e ordinario c’è nelle vite delle persone che per diverse ragioni hanno a che fare con le disabilità. Il libro affronta tematiche quali: famiglia, lavoro, arte, routine, amore e sessualità; dal punto di vista, delle persone che, direttamente o indirettamente vivono una situazione di disabilità. Per tutte le informazioni sui miei  lavori e per scoprire cosa mi spinge a fare ciò che faccio vi invito a visitare la pagina Zoe Rondini del mio portale Piccologenio.it .

Il web come spinta ad essere curiosi, aperti e crativi

Le mie passioni e attività mi portano a fare questa riflessione: è vero che internet nasconde tante insidie, lo vediamo quasi costantemente nei fatti di cronaca, ma come tanti strumenti può e dovrebbe essere usato anche con correttezza e responsabilità per valorizzare a pieno le potenzialità enormi che Internet e i social network offrono. D’altronde, è grazie all’utilizzo di YouTube se ho scoperto, la bravissima artista e compagna di vita di Simone, Erika Mineo, in arte Amara, le persone stupende del Monastero San Magno, dove i due artisti hanno fatto concerti e  presentazioni di libri. Sempre grazie all’algoritmo di YouTube sono capitata nei video delle loro conferenze ed esibizioni alla Fraternità di Romena, dove vorrei andare presto a conoscere diverse persone. Ed ancora, è  sempre grazie a internet, in particolare i video, che ascolto ogni giorno storie di vita drammatiche, coinvolgenti o divertenti. Tant’è che di recente ho aggiunto alla pagina Zoe Rondini, del   mio portare queste parole: “Amo le storie di vita. (…) La raccolta e divulgazione dei racconti di vita altrui non è solo una delle colonne portanti del mio lavoro, ma è anche una grande responsabilità e una passione. Per questo, nel tempo libero, amo ascoltare storie di vita, mi piace sentirle dal vivo o tramite radio, interviste e YouTube. (…) Credo che tutto ciò sia una particolarità importante, da coltivare per cercare di essere una persona migliore, utile non solo a me stessa ma anche agli altri, sul piano professionale e personale. Perché l’unicità e lo stupore sono l’essenza di ogni persona”.

Altri lati umani dell’artista

Tornando all’incontro con Simone è stato veramente bello potergli dimostrare la mia ammirazione e gratitudine. E’ una persona attenta, empatica, disponibile e umana. Mi piacciono i racconti sui nonni Rinaldo e Selene, gli aneddoti su sua zia Rosina. La mia intervista sarebbe incentrata  sul “completamento” della sua storia di vita. Ovviamente ci sono domande sulla sua faticosa e brillante carriera, ma sono tutte dal punto di vista di come le ha vissute come persona più che come artista. Non si tratta di domande tecniche su musica, teatro, scrittura e disegno.

È lodevole che senta una forte responsabilità per i messaggi che trasmette. A suo dire, chi ha un microfono davanti si deve fare strumento di messaggi sociali importanti. Direi che per fortuna, tutto ciò con lui è tangibile a livello artistico e mediatico. Sono felice che, in questo caso… esista una coerenza tra persona e personaggio. Tra ciò che è e ciò che trasmette…

Per il mio rapporto personale con la musica posso raccontarvi che per tanti anni non sono andata a concerti e i miei gusti musicali erano molto ridotti e discutibili da tante persone. Ormai sono matura e in grado di organizzarmi, ho imparato anche a chiedere aiuto lì dove  serve… Ultimamente sto andando spesso e volentieri, a teatro ed a numerosi  concerti. Spero anche di continuare così e che, con l’arrivo della bella stagione, che mi  favorirà  gli spostamenti, ci  sarà modo di andare alla Fraternità di Romena, al Monastero San Magno e a tanti eventi.

Per me è importante l’umanità di un artista. Capisco che non è semplice stare dietro ai tantissimi fan, ma loro sono i portavoce di messaggi importanti, positivi e condivisibili. Mi è capitato in passato, (con un’artista su quattro) di non riuscirgli  a dare una busta con i miei libri e una lettera per me molto importante al famoso cantante che seguivo in quel periodo. La delusione è stata talmente forte che dopo  quel tentativo… i suoi testi che parlano d’amore in tutte le sue forme, non mi risuonavano più, anzi mi sembravano ipocriti! Sono andata per fino vicino a Milano per un suo concerto, dopo averne visto uno a Roma anni prima. All’epoca non mi era semplicissimo organizzarmi… Tra cd e biglietti acquistati senza usufruire dello sconto destinato alle persone con disabilità e rispettivo accompagnatore, avevo fatto la mia parte per contribuire al mestiere, faticoso e creativo, di quel noto artista e di chi lavora per lui e con lui…! Il cantautore e il suo staff potevano essere più accoglienti: infondo tra una foto e due parole, non gli avrei rubato più di qualche minuto!

Speranze e progetti futuri

Per un prossimo futuro spero non mancherò occasione di interagire con lui ed Erika. Nei “leggi anche” qui sotto troverete i link al racconto del concerto di Simone e quello di Amara. Per questi obiettivi non voglio perdere la speranza  e la volontà che mi hanno  sempre aiutata ad impegnarmi per cercare di raggiungere i miei sogni più importanti! Tutto ciò è una spinta importante per avere nuove idee da narrare, vedere bei posti e fare tesoro di nuove esperienze umane e “turistiche”.  Perchè ogni bella esperienza si vive tre volte:  quando la sogni, quando la vivi e quando la ricordi.

  • Grazie alle tante persone che si sono emozionate leggendo questo articolo e grazie a mia sorella che, dopo averlo corretto, mi ha detto “Bello, sembrava di essere lì con te!”

Ecco qualche vostro esempio:

  • “Cara Zoe, mi sono emozionato leggendo il tuo articolo. Attraverso le tue parole ho apprezzato questo artista che non conoscevo, ma ho anche rivissuto tanti momenti della vita che abbiamo condiviso sia direttamente che indirettamente. Alcuni dei tuoi dolori sono stati anche i miei. Sei veramente un Piccolo Grande Genio. Ti abbraccio. S”
  • “Auguri Zoe, buon 8 marzo 💛(…)
    Mi piace come ti sei posta con Simone e spero che il tuo sogno di intervistarlo si avveri. R.”
  • “Grazie per avermelo girato personalmente 🙏❤️.E’ un artista che apprezzo molto e mi hai dato informazioni per approfondire  e quello che ha fatto, cose che non sapevo…grazie di cuore per il tuo pensiero per me ❤️V.”

Contatti e libri:

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Leggi anche:

Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Il concerto di Simone Cristicchi: talento, ma poco tempo per i fans

Zoe Rondini: formazione e lavoro

 

*Franciscus, il folle che parlava agli uccelli
di e con Simone Cristicchi
scritto con Simona Orlando
canzoni inedite di Simone Cristicchi e Amara
musiche e sonorizzazioni Tony Canto
scenografia Giacomo Andrico
luci Cesare Agoni
costumi Rossella Zucchi
aiuto regia Ariele Vincenti
produzione Centro Teatrale Bresciano, Accademia Perduta Romagna Teatri
in collaborazione con Corvino Produzioni

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Zoe Rondini: formazione e lavoro

 

Sono Zoe Rondini,  autrice, divulgatrice, pedagogista e blogger.
Il mio ultimo traguardo letterario è il saggio “RaccontAbili: domande e risposte sulle disabilità” (Erickson Live 2020). La mia prima opera  letteraria è il romanzo autobiografico “Nata Viva”, (Sono in cerca di un nuovo editore, comunque ho tante copie a casa da potervi regalare con dedica).
Dal romanzo è tratto l’omonimo cortometraggio, disponibile su YouTube. Il video è il seguito del libro ed è stato il  primo a classificarsi nella categoria “Corti Della Realtà”; nell’ambito del Premio L’Anello Debole – Festival di Capodarco edizione 2016.

Dal 2006 gestisco il portale www.piccologenio.it dove pubblico contributi  su tematiche quali disabilità, amore, sessualità, narrazione di sé e pedagogia.

Sono laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione, con specialistica in Lettere, Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma.

Periodicamente ho l’opportunità di tenere lezioni universitarie ed intervenire come relatrice a convegni che trattano la disabilità e tematiche ad essa correlate.  In tali occasioni,  affronto maggiormente argomenti quali i rapporti tra la persona con disabilità e la famiglia, la scuola, l’amore, l’affettività, la sessualità e la narrazione del sé come strumento di empowerment e di terapia, la vita indipendente, gli ausili informatici, disabilità e mass media. Con tali tematiche,  dal 2017,  tengo delle lezioni al Master in Neuropsicologia dell’età evolutiva, promosso dall’Università LUMSA.

Ho una disabilità dovuta ad un’asfissia neonatale di cinque minuti, con conseguente danno celebrare. Ciò ha comportato  solo una lesione ai neuroni che controllano la parte motoria. Grazie a tanta riabilitazione ho recuperato molto bene e conduco una vita normale. Ho fatto molte conquiste sul piano dell’indipendenza e delle autonomie.

  • Zoe Rondini  è uno pseudonimo che, per motivi di privacy, ho usato per  le mie opere edite, nel mini-film  e sui  social network.

 

  • Nata viva:

“Tutti i dottori si affrettano a rianimarmi, ma rimango cinque minuti completamente senza respirare. Si tratta solo di cinque minuti, ma sono i primi della mia vita”. Poi Zoe comincia a respirare. E a vivere. Quei cinque minuti dopo rispetto agli altri neonati, la costringeranno a confrontarsi fin dai primi mesi, con una vita che è cominciata più tardi ma che pian piano non tarderà a essere così tanto desiderata da consentire a Zoe di superare qualsiasi ostacolo. All’età di tredici anni, a causa di un lutto doloroso, Zoe intraprende l’avventura più importante: dare vita ad un racconto autobiografico, che l’accompagnerà per ben 16 anni. Lungi dall’essere un trattato o un saggio sulla disabilità, “Nata viva” vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza, che tra luci e tenebre ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo. Nel suo stile rapsodico, Zoe si fa cantore e testimone con la sua voce, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità. Insieme a lei, anche noi riviviamo il nostro essere stati bambini o adolescenti incompresi. Nel suo romanzo di formazione Zoe costringe il lettore a non dimenticare mai lo scarto enorme che c’è tra vivere ed esistere, inchiodandoci all’idea che per nascere veramente, ad ogni occasione, bisogna sentirsi vivi, gridarlo e raccontarlo al mondo intero.

 

  • Raccontabili, domande e risposte sulle disabilità:

Di disabilità, o diverse abilità, si parla ormai molto. Ma qual è la prospettiva delle tante persone che in diversi modi vivono la propria disabilità o quella altrui? Quali possono essere le narrazioni sul mondo di chi ogni giorno vive la disabilità in prima persona e di chi è a stretto contatto con essa per ruolo, professione o vocazione? Zoe Rondini, alla sua seconda prova letteraria, scommette su questo spazio bianco e, attraverso la forma dell’intervista, restituisce centralità a questi punti di vista. Chi risponde cerca di estendere il concetto di disabilità guardandolo sotto molteplici lenti: dalla famiglia alla scuola, dalla routine all’arte, dal tempo libero al lavoro, dalla politica ai diritti, dall’amicizia all’amore e alla sessualità, cercando di sfatare luoghi comuni e tabù. Arricchito dai contributi dei professori Serena Veggetti, Nicola Siciliani de Cumis e Adriano Bompiani, questo testo, al confine tra saggio, inchiesta e intervista polifonica, si rivolge alla stessa comunità protagonista delle interviste: persone con disabilità, famiglie, insegnanti e educatori, giornalisti, scrittori, pedagogisti, psicologi, medici, studenti, amanti del teatro e del cinema, attori, registi e autori, nell’intento di allargare la comunità «abile nel raccontare» e con l’auspicio che ogni lettore e lettrice diventi a sua volta uno o una dei possibili, futuri… RaccontAbili.

  • Amore, disabilità e tabù: parliamone!

Nel 2012, ho ideato  il gruppo  Facebook ““Amore, disabilità e tabù: parliamone!“. Ciò è nato dal desiderio di dare il mio contributo nel processo di apertura tra disabilità  e sessualità. Il gruppo, si propone come  un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’affettività,  l’amore e la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoria, sensoriale e cognitiva. È aperto anche ai famigliari, e a chi, per vari motivi, vuole conoscere questi aspetti della vita che riguardano, o dovrebbero riguardare, ogni persona.

  • Non  esitate a contattarmi per un supporto, per contributi nelle scuole, università e a convegni o per ricevere i libri con dedica!
  • Contatti:

E-mail: zoe.rondini@gmail.com
Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

Per comprare il saggio RaccontAbili clicca qui

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Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Presentazione del saggio “RaccontAbili”

Zoe Rondini, presentazione e curriculum vitae

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RaccontAbili: presentazione del saggio di Zoe Rondini e rassegna stampa

Copertina del saggio RaccontAbili di Zoe RondiniTitolo dell’opera: RaccontAbili
Sottotitolo: Domande e risposte sulle disabilità
Autrice: Zoe Rondini (nome d’arte)
Editore: Erickson Live
Edizione: novembre 2020
Genere: Saggio
Pagine:   275
Prezzo di copertina: euro 24,00
Progetto editoriale a cura di Matteo Frasca

 

 

Chi desidera acquistare la copia cartacea del libro lo può fare scrivendo a live@erickson.it, andando sul sito Erickson Live ,o contattando direttamente l’autrice  tramite la pagina contatti , di questo portale.

 

 

 

Sinossi dell’opera RaccontAbili

Delle diverse abilità o del mondo delle disabilità non è che non si parli, anzi.  Gli psicologi e gli esperti socio sanitari vengono chiamati a discutere e a riferirne in ogni dove; gli insegnanti e le famiglie testimoniano la fatica e le difficoltà in merito, incontrate ogni giorno per colpa di un modello sociale che stenta a sostenerli. Giornalisti e autori televisivi spesso raccontano casi esemplari che rapidamente possano tramutarsi in casi mediatici su cui puntare i riflettori, pronti però a dissolversi in poco tempo. Film, romanzi e racconti ci restituiscono la verità, la profondità e la ricchezza delle tante sfaccettature che la parola “disabilità” contiene e suggerisce.

Ma poi? Chi raccoglie il punto di vista delle tante persone che sotto diversi livelli vivono la propria disabilità o quella altrui? Oltre che a protestare, denunciare, lamentarsi, o a fare parte di storie edificanti, chi li invita a raccontarsi e a raccontare la loro vita… “normale”? Quali possono essere le tante narrazioni possibili sul mondo delle disabilità, narrate da chi ogni giorno le vive in prima persona e da chi ne è a stretto contatto nel proprio ruolo, professione o vocazione?

L’autrice Zoe Rondini scommette su quest’opportunità e su questo spazio bianco

Zoe non ha mai sentito il bisogno di parlare dei massimi sistemi, con il rischio di raccogliere e di accumulare il già sentito, il già detto, le frasi di convenienza o di circostanza, i moralismi che devono essere comunque espressi. Di tutto questo, suo malgrado, è stata ben infarcita fin da piccolissima, ma fin da bambina l’ha sempre rifiutato e combattuto. A Zoe interessa sapere come stanno le persone e cosa hanno da dire, se si danno l’opportunità di riflettere su quello che vivono e se vogliono raccontare qualcosa rispetto a famiglia, scuola, tempo libero, diritto, sanità, educazione, giornalismo, politica, integrazione, teatro, musica, sport, terapia, editoria, università, lavoro, amicizia, amore e sessualità.

Un’intervista per aiutare le persone a raccontarsi

Come la protagonista del film (e del romanzo) The Help, l’autrice utilizza la forma intervista per aiutare le persone a raccontarsi e ad uscire allo scoperto. A confrontarsi con le risorse e i limiti che le disabilità impongono in tutti i campi. Cercando anche di addentrarsi in territori poco frequentati, raccogliendo testimonianze e storie legate alla sfera dei bisogni affettivi, amorosi e sessuali. Come Eugenia Skeeter Phelan, Zoe Rondini – con mille ostacoli ammessi dalla stessa autrice – incontra un gruppo di circa trenta intervistati che attraverso il loro peculiare punto di vista cercano come possono di non consumare, ma al contrario di estendere e rivitalizzare sotto lenti molteplici il concetto di disabilità.

Quello che ne vien fuori vuole essere una narrazione finalmente coralepolifonica, con le voci rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere tutti e tutte.

Questo saggio corale vuole cambiare la narrazione dei e sui disabili, dando loro l’opportunità di parlare in prima persona e non scegliendo solo il disabile che diventa un super eroe grazie allo sport… o la persona che subisce un danno, viene bullizzata, o le vengono negati dei diritti: c’è molto altro di “interessante” da narrare e “far conoscere”.

RaccontAbili: la struttura del saggio

Il testo è diviso in due sezioni:

  • una prima parte che raccoglie le interviste,
  • una seconda dove si evince il punto di vista di Zoe sulle medesime tematiche, sotto forma di articoli che vengono dal suo portale Piccologenio.

Impreziosiscono l’opera la prefazione della professoressa Maria Serena Veggetti – docente di Psicologia generale presso la Sapienza di Roma e membro dell’Accademia russa per l’ordine degli psicologi – e un contributo del professore Nicola Siciliani de Cumis – pedagogista e Professore ordinario di Pedagogia Generale presso La Sapienza – sulla percezione della disabilità nel Poema Pedagogico di Anton Semenovic Makarenko.

Un’appendice raccoglie infine testimonianze che provengono dalla Rete e una puntuale nota del professore Adriano Bompiani sul legame tra bioetica, disabilità e legislatura.

Nella sua seconda prova letteraria, Zoe Rondini si rivolge alla stessa comunità protagonista delle sue interviste: persone con disabilità, famiglie, insegnanti ed educatori, giornalisti, scrittori, pedagogisti, psicologi, medici, studenti, amanti del teatro e del cinema, attori, registi e autori. Con l’auspicio che questo testo ibrido nella sua forma, al confine tra saggioinchiesta e intervista polifonica, allarghi pian piano, lì dove giunge, la comunità abile nel raccontare, che insomma ogni lettore e lettrice diventi a sua volta una o uno dei possibili, futuri RaccontAbili.

L’autrice

Zoe Rondini è il nome d’arte dell’autrice. Laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma, dopo la sua opera prima, il romanzo autobiografico “Nata Viva”, con quest’opera ha voluto dare spazio ai vissuti e alle narrazioni sulle disabilità.
Il blog piccologenio.it è uno degli strumenti che utilizza per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti dei disabili.
Parallelamente, cura un corso annuale dedicato al tema della disabilità nell’ambito del Master di Neuropsicologia dell’età evolutiva promosso dall’Università LUMSA di Roma e, dal 2011, è promotrice del progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” che si rivolge agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. Fornisce il suo contributo in diversi convegni e seminari di settore, nonché a testate giornalistiche attive nell’ambito del sociale.

 

Vai alla presentazione e al curriculum vite di Zoe Rondini

Rassegna stampa:

Zoe Rondini: superare la disabilità con la scrittura e la comunicazione

Sesso e disabilità, Zoe Rondini: “Con la comunicazione lotto contro tabù e pregiudizi”

Lezione per il master in Neuropsicologia dell’età evolutiva della Lumsa

Zoe Rondini compie 40 anni. Gli auguri della redazione all’autrice di RaccontAbili e Nata Viva Angeli Press

Zoe Rondini ci racconta “RaccontAbili”, il suo ultimo successo letterario  Informare Online

“RaccontAbili”: dare voce alle persone disabili riguardo a famiglia, lavoro, cultura e sessualità” DisabiliAbili

Quanta emozione alla Premiazione del XII Festival Internazionale del Cinema Patologico Il Digitale

“Handicappata a chi?” Sfatiamo la disabilità con l’intervista a Zoe Rondini Il Digitale

Scrittura, disabilità, rapporti, diritti e tabù. Con Zoe Rondini parliamo di tutto  Intervista per FinestrAperta.it

Intervista a Zoe Rondini, che ci parla del suo nuovo libro “RaccontAbili” Spettacolo News

ZOE RONDINI: “LA SCRITTURA È LA MIA COMPAGNA DI VITA DALL’ETÀ DI 9 ANNI” Intervista di Paolo Restuccia per Genius

Sex 05. Zoe, disabilità e diritto alla sessualità L’Espresso

La disabilità in “Raccontabili” di Zoe Rondini  Dianora Tinti Letture e D’intorni

Raccontare la disabilità: intervista a Zoe Rondini Giornale Radio Sociale

Quattro chiacchere con Zoe Rondini Vis Vitaes

Zoe Rondini una straordinaria storia di normalità JobMeToo

RaccontAbili su Piuculture

Intervista sul periodico Vis Vitae

RaccontAbili: tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere sulle disabilità su Repubblica Cultura

Intervista sul “Il Benessere Olistico”

RaccontAbili su Ubiminor

RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità su Angeli Press

RaccontAbili, la nuova opera di Zoe Rondini su Italia Olistica

Video

Intervista a Zoe Rondini di Marco Farina Scrittore

O Anche No

RaccontAbili all’Unione Italiana dei Ciechi di Roma

Presentazione online del saggio polifonico “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità”

RaccontAbili al Festival Fuori Posto 2020

Contributi per piccologenio.it

Per una presentazione da remoto di RaccontAbili di Zoe Rondini

La Professoressa Maria Serena Veggetti, docente di psicologia alla Sapienza di Roma, racconta RaccontAbili

Qui non troverai i Supereroi

RaccontAbili: i primi passi

 

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Zoe su Tv Odeon, il ritorno…

 

Ecco a voi la mia seconda intervista alla trasmissione Eccellenze Italiane, su Odeon Tv.

La puntata da noi registrata andrà in onda lunedì 18 marzo 2024 alle 18.51 circa sul canale 163 del digitale terrestre Odeon tv.

Buona visione e condivisione!

https://editoria365.it/2024/03/20/zoe-rondini-2/

Tutte le informazioni sul romanzo Nata Viva le trovate qui

Se siete interessati al saggio RaccontAbili cliccate qui

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Presentazione del saggio “RaccontAbili”

“Nata viva” di Zoe Rondini: romanzo e cortometraggio

Prima intervista su Tv Odeon

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Docenza al Master di I Livello in Neuroriabilitazione e Neuroscienze dell’età evolutiva, per l’ Università Lumsa


Anche quest’anno le lezioni ai Master Dell’Università Lumsa sono andati bene. Mi sono soffermata sull’importanza del gioco integrato con la riabilitazione. Ho anche narrato i progetti, personali e lavorativi più importanti!

Di seguito i materiali della lezione. Se siete una scuola, università, associazione, libreria… potete  contattarmi!

LUMSA 1 10 2023

Letture_NATAVIVA e RaccontAbili

Scheda progetto_Disabilità e narrazione di sé

Scarica-il-cv-di-Zoe-Rondini

Libri:

Per comprare il saggio RaccontAbili clicca qui

Per comprare il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva clicca qui

Contatti:

E-mail: zoe.rondini@gmail.com

Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

Il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone” è aperto a tutti!

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RaccontAbili: presentazione del saggio di Zoe Rondini

“Nata viva” di Zoe Rondini: romanzo e cortometraggio

La scrittura, l’amore, ed i progetti pedagogici per aiutare ragazzi ed adulti

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Intervista a Zoe Rondini su Steradiodj

Grazie a Stefano Pietta e Manuela Monfredini  abbiamo parlato della scrittura come strumento di emancipazione per combattere la solitudine e aiutare gli altri.

La scrittura è nata come una passione, poi si è trasformata  in un lavoro giornalistico e in due opere letterarie edite.

Da questa passione è nato altresì il portale www.piccologenio.it , il romanzo autobiografico “Nata Viva” e il saggio RaccontAbili. Nell’intervista non sono mancate domande su amore e sessualità, da più di dieci anni affronto tali tematiche nel gruppo Facebook: “Amore, disabilità e tabù: parliamone!

Vi aspetto!

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L’esperienza del tantra vissuta da una donna normodotata ed un uomo disabile. Due testimonianze a confronto per capire e sapere.

Contatti: E-mai zoe.rondini@gmail.comoppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo  Istagram

 

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La scrittura, l’amore, ed i progetti pedagogici per aiutare ragazzi ed adulti

Intervista a Zoe Rondini, sul valore della scrittura e della comunicazione per conquistarsi una vita piena di stimoli e di soddisfazioni. Non mancano le riflessioni sull’importanza d’avere una famiglia che ti spinga a dare il massimo, i progetti pedagogici,  l’educazione affettivo-sessuale, le mie storie d’amore e le discipline olistiche.

Ci vuoi raccontare chi sei e come mai la scrittura è così centrale nella tua vita?

La mia vita ha avuto un punto di svolta quando, attraverso la narrazione del sé,  sono riuscita a raccontare la resilienza nelle vite ordinarie di persone con disabilità e di chi, per diversi motivi, si trova a relazionarsi con varie forme di disabilità. Dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone con disabilità, o che hanno a che fare con la disabilità, a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite.

Sono autrice del saggio RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità”, (edito dall’Erickson Live, novembre 2020)  e il romanzo autobiografico “Nata viva, (edito dalla Società Editrice Dante Alighieri, novembre 2015), dal quale è stato tratto l’omonimo  cortometraggio. Sono anche blogger di piccologenio.it e collaboro con varie testate giornalistiche.

In molti mi chiedono come mai ho già scritto la mia autobiografia. La risposta è semplice: ho cominciato a scrivere i miei ricordi a tredici anni, per superare un lutto famigliare improvviso e per colmare la noia dei lunghi pomeriggi della mia adolescenza. Con il passare degli anni, la scrittura si è trasformata in qualcosa che mi ha aiutata ad interagire e sentirmi utile: con il tempo, la costanza e gli aiuti giusti sono riuscita a coronare il mio più grande sogno, quello di scrivere un romanzo di formazione!

Dal 2006 mi dedico al blog piccologenio.it, dove cerco di fare informazione su alcune tematiche che riguardano la disabilità. Più che altro parlo di amore, sessualità, rapporti famigliari e le mie tante attività: quando sono relatrice ad un convegno, vado in una scuola, o tengo una lezione universitaria pubblico sul blog i materiali.

Ho cominciato ad amare la scrittura fin dalla quinta elementare. A 18 anni ho scritto due articoli che sono stati pubblicati su due giornali cartacei. piccologenio.it nasce dal desiderio di arrivare a più persone possibili! In quegli anni, andavo spesso al cinema con mia nonna. E’ stata lei che vedendo la pubblicità di un’auto, che finiva dicendo “è proprio un piccolo genio”, mi ha dato l’idea!

Scrivere due libri ha richiesto un impegno maggiore, da parte mia e del mio consulente letterario Matteo Frasca, ma siamo felici di avere raccontato la mia storia nel romanzo autobiografico Nata Viva, e di aver raccontato le storie di 30 persone nel saggio RaccontAbili.

“RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità”, è un saggio polifonico, che racchiude le “voci” di trenta persone tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. È una narrazione corale, polifonica, con le opinioni rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere e sostenere tutti e tutte. Gli argomenti sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, leggi, sport, scrittura, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, attori e docenti universitari.

Grazie alla scrittura, i social e tutte le mie attività, mi impegno nella diffusione della conoscenza del mondo delle disabilità e nella promozione dei diritti delle persone con disabilità; anche per questo mi sento di dire che la scrittura e le  varie forme di comunicazione sono la mia missione. La scrittura è alla base di ogni mio progetto.

Oltre al lavoro, i miei traguardi più importanti riguardano l’autonomia; infatti ho preso la patente di guida a diciotto anni, a ventun’ anni sono andata a vivere da sola con un aiuto in casa, sono laureata in scienze dell’educazione e della formazione e specializzata in editoria e scrittura, presso l’Università Sapienza ed ho vissuto varie storie d’amore.

Per la realizzazione personale devo ringraziare la mia famiglia che ha creduto in me e mi ha sempre spinta a dare il massimo. I miei famigliari mi hanno insegnato soprattutto a non accontentarmi del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone con disabilità.

Ci vuoi raccontare chi sei e come mai la scrittura è così centrale nella tua vita?

Ho cominciato a scrivere un diario a tredici anni per superare la perdita improvvisa del secondo marito di mia madre al quale ero molto legata. Crescendo ho capito che c’era tanto altro da raccontare: i viaggi, le difficoltà legate alla mia disabilità, le persone importanti che mi hanno aiutata a maturare ed anche chi, invece di aiutarmi per esempio a scuola, mi ha creato ulteriori ostacoli.

Da tutto ciò, pian piano, ha preso forma il romanzo Nata Viva. È un romanzo di formazione poiché parla della mia vita fino ai vent’ anni. Per raccontare le vicende della Zoe adulta, con la regista Lucia Pappalardo abbiamo realizzato l’omonimo cortometraggio, prodotto dall’Associazione nazionale filmaker e videomaker italiani. Raccontarmi in varie forme, mi ha sempre aiutata a capirmi, capire ciò che mi circonda e trovare la mia identità.

Dopo aver raccontato la mia storia mi sono sentita finalmente libera di parlare degli altri; ma non è stato semplice come credevo. Quando ho iniziato a intervistare le prime persone per il saggio “RaccontAbili”mi sono resa conto che molti non volevano parlare di loro stessi e della disabilità. Queste persone sono veramente arrabbiate con la famiglia e la società che, a loro avviso, li vede come eterni bambini. Alla luce di tutto ciò penso che ognuno debba trovare un modo per esprimersi,  realizzarsi e acquistare autoconsapevolezza; che sia la scrittura, lo sport, il teatro, la dancebility, la pittura, il lavoro, la maternità etc.

Scegliere una strada piuttosto che un’altra, non è facile per nessuno. Dipende dalla disabilità, ma incidono anche molto la famiglia e l’educazione ricevuta. I famigliari dovrebbero essere maggiormente sostenuti per non portare da soli il “carico” delle tante necessità che una persona con disabilità porta con sé. Il rischio è che non si cerchi il massimo per il famigliare con disabilità e passi un messaggio negativo: “hai dei problemi in più quindi ti devi accontentare di quel che la vita ti offre” e la persona poi si può identificare solo con la sua patologia. Sono messaggi  errati e controproducenti per la persona, la famiglia e la società. A tal proposito, mi sembrano pertinenti gli insegnamenti della pedagogia classica. Essa, ha messo in luce l’importanza di come, con interventi mirati, si può realizzare una vita attiva, piena e soddisfacente anche con una disabilità Maria Montessori ha dimostrato come con un metodo adeguato e progettuale i bambini con disabilità raggiungevano risultati migliori dei loro coetanei normodotati. Nello specifico il metodo Montessori, si focalizza sul singolo bambino ed adolescente, di cui vengono rispettati i bisogni interiori, i tempi ed i modi personali di apprendere. Così facendo si cerca di aiutare il singolo allievo nel suo sviluppo mentale e affettivo oltre che fisico, coinvolgendone, in modo integrato, il fisico, la psiche e la mente.

In molti contesti siamo ben lontani dal valorizzare il bambino o la persona con qualche necessità in più. La cultura sta cambiando, le pubblicità, i film e le serie iniziano a proporre anche persone con disabilità. Eppure c’è ancora chi ha una concezione “vecchio stile” della disabilità: ti vedono come il poverino da aiutare o il famigliare che è meglio nascondere per vergogna o per non riaprire vecchie ferite. Ovviamente molte di queste persone non vivono la disabilità sulla loro pelle e non riescono a concepirla anche con un’accezione positiva.

Detto ciò confido molto nei bambini e ragazzi. Mi ritengo fortunata perché, grazie a “Nata Viva”, ho portato in molte scuole di Roma e provincia, il progetto “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” . La finalità perseguita dal progetto è quella di “educare alle differenze” e stimolare la narrazione di sé. Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie tale scopo viene declinato in un’ottica di prevenzione e contrasto al bullismo. Invece, negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (logopedisti, fisioterapisti,  insegnanti di ruolo e di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista della persona con disabilità. Con la mia storia ed alcune letture tratte dai libri trasmetto l’impatto emotivo che la scuola e la riabilitazione possono avere sulla psiche del bambino ed  adolescente.

L’ambizione del progetto nelle scuole è quella di seminare nei ragazzi la voglia di esplorare la diversità e appassionarsi, nel corso della loro crescita, a nuove narrazioni. Per il futuro mi piacerebbe arricchirlo con i contenuti di alcuni capitoli del saggio “RaccontAbili”.

Quali sono le tematiche che ti stanno più a cuore?

In Italia siamo indietro anni luce, rispetto a molti paesi, sul diritto alla sessualità delle persone con disabilità poiché ad oggi non c’è una legge per regoli l’attività di chi vuole diventare O.E.A.S. operatore all’emotività, l’affettività e alla sessualità. La scoperta dell’erotismo e dell’amore è lasciata al singolo individuo, ai terapisti, agli assistenti… e alle famiglie che troppo spesso, per paura, non vogliono parlare di certi argomenti.  In altri casi, i famigliari sono aperti al fatto che il/la figlio/a faccia un’esperienza erotica ma non sanno a chi rivolgersi. Su queste tematiche ritengo ci sia ancora un enorme vuoto sia legislativo che informativo ed educativo.

Per me la scoperta della sessualità e l’amore sono stati belli e naturali. Merito di mia madre che ha risposto a tutte le mie domande. Ricordo che tra la prima media ed i primi anni delle superiori le chiesi tutto ciò che c’è da sapere sulla sessualità.

Mi viene da fare un’altra riflessione: la cultura associa ancora la sessualità ad i sentimenti. Anche l’ O.E.A.S. operatore all’emotività, l’affettività e alla sessualità, fa ciò e mette la sessualità in fondo, ma perché? L’amore è un sentimento, è chiaro che fare l’amore è l’esperienza  più bella e totalizzante della vita. Ma si può concepire e ottenere una sana e ludica sessualità anche non associata all’amore!

Per cercare di essere d’aiuto agli altri ho aperto nel 2012 il gruppo Facebook: “Amore, disabilità e tabù: parliamone!. Anche in RaccontAbili e su Piccologenio do ampio spazio, con interviste ed articoli, al tema dell’amore, l’affettività e la sessualità.

Dall’apertura del gruppo Facebook  ad oggi, sono tantissimi i genitori e uomini con vari tipi di disabilità, che mi contattano su Messanger per chiedermi un consiglio per fare un’esperienza sentimentale ed erotica. Purtroppo ci sono pochi progetti e non in tutta Italia, per sostenere le persone e le famiglie a viversi una sana sessualità come enunciato dall’Onu e dall’Oms. Capisco che tutto ciò genera rabbia, solitudine e frustrazione. Non è raro che le persone del gruppo mi abbiano domandato: “Come faccio a capire se sono innamorato e se lei è innamorata? Vivo con i miei ed esco poco di casa, vorrei una relazione ma non so dove conoscere la mia dolce metà.  Vorrei avere dei figli ma non so come avere una relazione, o ancora: vorrei vivere un’esperienza erotica appagante, ma non vorrei ricorrere alla prostituzione, hai qualche consiglio da darmi”.

Nel mio piccolo e attraverso i miei canali cerco di promuovere un’educazione affettivo-sessuale; provo a spiegare loro che l’innamoramento e l’amore vengono prima di crearsi una famiglia. A volte metto in guardia dai pericoli legali alla pratica del sexting (sesso virtuale). Quando il bisogno è più fisico che sentimentale spiego che cos’è il rituale tantrico e lo consiglio, molte persone non ne hanno mai sentito parlare. in genere segnalo due articoli:

La sessualità tantrica come aiuto al benessere di ogni persona

L’esperienza del tantra vissuta da una donna normodotata ed un uomo disabile. Due testimonianze a confronto per capire e sapere.

Alcuni di loro mi hanno ringraziata dopo aver fatto questo tipo ti esperienza, con persone qualificate ed al giusto prezzo…!

A mio avviso sarebbe necessario dare maggiore valore all’educazione affettiva e sessuale, a partire dalle scuole. Le ore di educazione sessuale nelle scuole, quando ci sono… sono molto risicate.

Sarebbe anche opportuno aiutare le persone con disabilità motoria ad avere più sbocchi lavorativi, centri di aggregazione… si fa molto per le disabilità cognitive, ma poco per le altre. Bisognerebbe insegnare l’anatomia, ma anche parlare di sentimenti, di  rispetto, di consenso… E’ giusto non dare per scontato che un bambino, adolescente o una persona con disabilità capisca da solo cosa significa dare e ricevere amore, avere un rapporto sicuro, rispettoso e appagante.

Per la mia esperienza e sulla base delle tante testimonianze raccolte nei  libri e nel gruppo Facebook, prendere coscienza della propria disabilità, spiegare al proprio figlio perché ha delle difficoltà e a cosa sono dovute è spesso motivo di sofferenza, ma è fondamentale per rendere una persona consapevole dei limiti e delle potenzialità. Prima si fa e meglio è. Ciò detto influisce sull’affermazione di sé non solo per i sentimenti, bensì in tutte le relazioni che siano di lavoro, amicizia, amore ect.

Ti va di parlare delle tue esperienze sentimentali e della tua autonomia? Quanto pensi incida l’educazione su tutto ciò?

Ne parlo con piacere! A ventidue anni ero più che mai decisa a conoscere la sessualità (non vivevo più con i miei), così ho messo un messaggio sul forum di Disabili.com. Poco dopo sono uscita con un ragazzo con disabilità motoria, siamo stati insieme ma non è scattata la scintilla. È successa una cosa analoga con un ragazzo non vedente che non viveva a Roma, per la distanza era complicato frequentarci e non eravamo innamorati. Queste esperienze le ricordo ancora con dolcezza: è stato bello aiutarci a vicenda facendo insieme tante cose della vita quotidiana.

Tempo dopo, volevo vivere una storia d’amore e mi sono iscritta ad un sito d’incontri. Pensavo di non avere chance con le persone normodotate, invece mi sono stupita per la quantità messaggi ricevuti. Qui ho conosciuto un uomo normodotato e ci siamo innamorati. Siamo stati più di un anno insieme, è stata una storia importante; ma per la grande differenza di età ed il fatto che non era ben visto dalla mia famiglia, hanno fatto affievolire l’innamoramento e la passione.

Fui io a lasciarlo. Poco dopo sullo stesso sito ho conosciuto un uomo affascinante, sexy e elegante. Lui mi ha detto subito che non voleva una storia seria. Ci siamo frequentati per un po’ e mi sono innamorata. C’è stato un momento di forte sofferenza perché ho temuto di perderlo. Per fortuna con il tempo e l’impegno di entrambi abbiamo trasformato il nostro rapporto in una solida amicizia. A dicembre 2020 abbiamo festeggiato quindici anni di frequentazione!

Ho provato ad avere altre storie serie, ma con gli anni il degrado nei siti d’incontri è aumentato terribilmente. Io stessa sono cambiata e maturata. C’è stata un’unica eccezione: un ragazzo che voleva “impegnarsi”; ci abbiamo provato! All’inizio pareva andare tutto bene, mi sembrava che volevamo tutti e due l’Amore e che la cosa funzionasse. Veniva da me nel week-end, durante la settimana lavorava e viveva con la madre. Aveva quarant’anni. Con il tempo mi sono resa conto che era immaturo, era ossessionato dal doversi sposare per andare via di casa, ciò gli era stato trasmesso dalla famiglia. Il fine settimana lo trascorreva a casa mia. I miei desideri non contavano: erano sempre più importanti le sue decisioni. Era un bambino che giocava a fare l’adulto, non voleva capire cos’è un rapporto di coppia, il rispetto, l’amore e la passione. Di certo è mancata l’educazione affettivo-sessuale.

Ci sono stata mesi perché questi e altri problemi sono venuti fuori un po’ alla volta ed ho cercato di fare la mia parte, ma poi mi sono resa conto che non c’era la volontà di risolvere varie situazioni ed io non potevo aiutarlo più di tanto. Tornando alla fine della domanda: “quanto incide l’educazione sui rapporti sentimentali”, mi viene in mente la sua situazione: la famiglia e gli amici lo hanno troppo ovattato per questo aveva un’idea vaga della sessualità e della passione. La madre non gli dava regole, l’unica regola in quella casa sembrava essere: “basta che lavori, il resto del tempo puoi fare ciò che vuoi!” Era portiere in una fabbrica. Tutta la famiglia ci ha tenuto a conoscere la mia realtà. All’inizio non capivo poi penso di aver capito: ancora oggi, in alcuni casi, il matrimonio viene visto come soluzione “Al Durante e Dopo di Noi”. Pensando a lui torno a ribadire che l’educazione e l’educazione sentimentale dovrebbero essere più valorizzate.

L’ho lasciato io e ho capito quanto sia importante la mia autonomia. Prima di lui volevo una storia seria; ma da questa esperienza penso di aver imparato che si sta meglio da soli o con un buon amico. Da allora ho puntato di più su di me e sui miei tanti progetti e sono maggiormente grata alla mia famiglia che mi ha aiutato a costruirmi una vita autonoma e con tante soddisfazioni!

Come hai conosciuto le discipline olistiche ed il rituale tantrico?

È successo più di dieci anni fa.  Volevo un bel massaggio. Su internet ho trovato un operatore ayurveda molto preparato in molti tipi di massaggi e discipline olistiche.

I primi massaggi sono stati bellissimi. Poco dopo iniziai a leggere e fare ricerca su queste tematiche. Dopo qualche anno ho iniziato a fare divulgazione. Quando mi preparo per un convegno o una lezione universitaria faccio sempre riferimento a come il rituale tantrico aiuti le persone, normodotate e disabili, a scoprire il proprio corpo e la sessualità in modo intenso,  profondo ed armonico. A volte mi sono imbattuta in massaggiatori che mettono annunci su internet dicendo di saper fare il rituale tantrico, ma non sono preparati, hanno letto pochi libri o hanno fatto un corso di un week-end. Ho imparato, e consiglio a tutte le persone interessate di fare lo stesso, a fare tante domande sulla preparazione dell’operatore o operatrice.

Penso che è grazie a quel primo operatore che mi sono interessata al Tantra e le varie discipline olistiche. Il rituale tantrico e le varie discipline olistiche risalgono al XIII secolo a.C. Sono ambiti molto ampi e non si finisce mai di imparare. I miei scritti ed interventi sono finalizzati soprattutto a chi ha una disabilità e vuole vivere una sessualità intensa e appagante.

C’è qualcosa che vorresti dire ai lettori giovani e adulti con disabilità?

Cercate di migliorarvi, non solo fisicamente ma anche culturalmente. Da piccola ho fatto enormi sacrifici per camminare, per seguitare gli studi… ma dopo i vent’anni ho avuto tante soddisfazioni. Alle persone che stanno intorno alla persona con disabilità vorrei dire che i problemi non vanno ne esasperati ne negati, solo così si può accettare l’altro e condividere con lui le sfide, i traguardi e le sconfitte del quotidiano.

Per qualsiasi domanda potete contattarmi: zoe.rondini@gmail.com, oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo  Istagram

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Intervista per “Il Telespettatore”

Ringrazio la rivista Il Telespettatore di avermi intervistata, sui libri, sulla valenza terapeutica della narrazione del sè, su disabilità e mezzi di comunicazione e su tutte le mie  attività che hanno come fil rouge l’importanza di promuovere una vita piena, per me e per tante famiglie. La persona disabile è una persona a tutti gli effetti, questo dovrebbe bastare  per uscire dai tanti, troppi stereotipi!

Ha scelto di farsi chiamare Zoe, parola che deriva dal greco,  e non Marzia. Perché questo nome?

 

Per motivi di privacy, prima di pubblicare la mia prima opera, il romanzo di formazione Nata Viva (Società Editrice Dande Alighieri) ho cambiato tutti i nomi dei personaggi ed anche il mio. Zoe, in greco vuol dire vita e Rondini mi ha fatto pensare  al volo degli uccelli, quindi alla libertà. La vita e la conquista della liberta, sono le ematiche principali del romanzo.

Se le dicessi di raccontarsi brevemente, cosa scriverebbe?

Sono  autrice del saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” e del romanzo autobiografico “Nata Viva”, dal quale è stato tratto l’omonimo  cortometraggio. Il cortometraggio della regista Lucia Pappalardo, è stato il primo classificato nella categoria Corti della realtà; nell’ambito del Premio L’Anello debole 2016, al Festival di Capodarco. Dal 2006, curo il portale piccologenio.it; dove mi occupo di varie tematiche correlate alle diverse disabilità.

Per fortuna le mie attività sono molte: spesso non mi annoio! Infatti a seguito del conseguimento della laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione ho acquisito competenze in ambito pedagogico e sociologico, che metto in pratica nel progetto: “Disabilità e narrazione di sé” portato in diversi istituti scolastici con studenti dai dieci anni in su. Lo scopo è incentivare la narrazione del sé, fare prevenzione a tutte le forme di bullismo ed educazione  al rispetto delle differenze. I contenuti degli incontri nelle scuole sono ispirati al romanzo “Nata Viva” come spiegherò meglio più avanti.

Ogni anno, tengo delle docenze su disabilità, amore e  sessualità e su disabilità e narrazione del sé, presso l’Università Lumsa. Inoltre, mi campita spesso di trattare queste ed altre tematiche in vari convegni, in tv: quest’anno sono opinionista, in qualità di esperta, al programma “O Anche No”, di Rai Tre. Infine, da diversi anni, collaboro con varie testate giornalistiche, in particolare Superando.it e Ubiminor.org.

In tutte le attività divulgative e formative cerco sempre d’approfondire gli aspetti psicologici, sociologici e pedagogici legati all’handicap; affronto argomenti quali i rapporti tra la persona con disabilità e la famiglia, la scuola, gli ausili informatici, l’amore, l’affettività,  la sessualità e la narrazione del sé come strumento di empowerment e di terapia, la vita indipendente e disabilità e mass media. In tal modo spero di fare la mia parte per contribuire ad un necessario cambiamento culturale che dia più valore alle abilità di ogni persona.

 

Ci parli del suo recente lavoro “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità“.

RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità” (Edizioni Erickson Live, 2020); è un saggio polifonico che racchiude le “voci” di trenta persone, tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, scrittori, giornalisti,  attori e docenti universitari.

L’auspicio dell’opera letteraria è cercare di cambiare la narrazione dei e sui disabili, dando loro l’opportunità di parlare in prima persona e non scegliendo solo il disabile che diventa un super eroe grazie allo sport… o la persona che subisce un danno, viene bullizzata, o le vengono negati dei diritti: c’è molto altro di “interessante” da narrare e “far conoscere” nella vita ordinaria di ogni persona.

RaccontAbili è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste ed una seconda dove si evince   il mio punto di vista sulle medesime tematiche, sotto forma di articoli che vengono dal portale Piccologenio.

In  fine il testo si rivolge alla stessa comunità protagonista delle interviste: persone con disabilità, famigliari, insegnanti, educatori, giornalisti, scrittori, psicologi, medici, studenti, amanti del teatro e del cinema, attori, registi e autori.

Qual è, a suo giudizio, la valenza terapeutica della narrazione del sé?

La narrazione del sé ha il potere di aiutare le persone, di ogni età, ad elaborare le forti emozioni e distaccarsi dal proprio vissuto.

Ognuno può avere l’esigenza di esprimere ciò che ha provato tenendo un diario o facendo dei disegni. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù, si stimolano i piccoli pazienti a narrare le loro paure e aspettative, ciò migliora la presa il carico e le cure.

Oggi posso affermare che raccontarmi in forma scritta, è stata la mia ancora di salvezza. Gli anni dell’adolescenza sono stati segnati da un lutto famigliare improvviso e da un forte senso di solitudine.

La narrazione del mio vissuto mi ha sempre aiutata a superare i momenti bui e riordire le emozioni forti. Il romanzo autobiografico Nata Viva, nasce dal diario che ho tenuto negli anni dell’adolescenza.

Dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Dal 2012, porto agli studenti dalle quinte elementari ai Master universitari, il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”.

La finalità perseguita dal progetto è quella di “educare alle differenze”.

Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie tale scopo viene declinato in un’ottica di prevenzione e contrasto al bullismo. Invece, negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (pedagogisti, terapisti, logopedisti, fisioterapisti e insegnanti e insegnanti di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista del vissuto di una bambina e ragazza con disabilità.

L’intento degli incontri, soprattutto nelle scuole, è quello di stimolare la narrazione di sé quale strumento di presa di coscienza dei propri limiti, mancanze, ma anche delle proprie potenzialità.

Attraverso il confronto si cerca di dimostrare che determinate sensazioni e esperienze ci accomunano, aldilà delle differenze nel nostro modo di apparire. In questo contesto si cerca anche di trasmettere il messaggio che la “diversità” è negli occhi di guarda e che questa può rappresentare una risorsa.

L’ambizione del progetto è quella di seminare nei ragazzi la voglia di esplorare la diversità e appassionarsi, nel corso della loro crescita, a nuove narrazioni. La parte più emozionante degli incontri con gli alunni è ascoltare le loro domande e stimolare le loro narrazioni.  Dopo ogni lezione penso sempre che quello che mi hanno trasmesso gli alunni, in termini di narrazione, curiosità e empatia è molto di più di quello che ho cercato di dare loro!

Quale tematica in particolare ha ancora troppo poco spazio nel  dibattito culturale del nostro Paese  e quale la responsabilità dei media e della TV in particolare.

Nel nostro paese siamo ancora molto indietro sulla questione amore, disabilità, sessualità e affettività.

Negli ultimi anni noto con piacere che se ne parla di più in tv e sui vari mass media. Indubbiamente è un bene perché i mezzi di comunicazione sono fruibili veramente da ogni persona: ricca, povera, adulta o in età della formazione, laureti o diplomati…  ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura su queste tematiche, oltre le attività raccontate fin ora, nel 2012 ho aperto il gruppo FacebookAmore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta oltre 1.500 membri. In questi anni, sono moltissime le famiglie che mi hanno contattata dopo aver letto i miei articoli su PiccoloGenio, il libro RaccontAbili o dopo essere entrati a far  parte del gruppo Facebook.

Purtroppo molti familiari di persone con disabilità, o persone con disabilità, si sentono lasciate sole ad affrontare le naturali pulsioni dei figli che crescono. Dalle tante persone ascoltate e da me intervistate mi sento di poter dire che  di certo è un problema culturale, ma anche di leggi. In molti paesi del nord Europa il sex worker è una realtà regolarizzata. È vero che l’amore è più importante del sesso, ma dall’ascolto mi sembra che per tante  persone, il desiderio di scoprire la sessualità viene prima di tutto. Dopo di che,  in alcuni casi, la persona disabile riesce a costruirsi una relazione ed una famiglia. Ma per molti purtroppo ricevere un contatto fisico e amorevolezza all’infuori della famiglia rimane una cosa proibita, o se è un discorso accettato dalla famiglia è  comunque un sogno difficile da realizzare.

 Quali sono oggi i temi forti su cui riflettere e quale il posto che oggi viene dato nella cinematografia al tema della disabilità?

Tutti i temi legati al raggiungimento di una vita più piena ed indipendente possibile, fornendo anche indicazioni utili sui progetti, gli sportelli informativi, i centri di eccellenza e i professionisti che si occupano della riabilitazione, dell’inserimento scolastico e lavorativo e tutti i molteplici aspetti utili ad avere una vita piena e soddisfacente.

Per le persone “fragili” sussistono ancora molti ostacoli per crearsi una propria autonomia. Mi riferisco in particolare, a varie problematiche  poco raccontate. Ad esempio le misere pensioni di invalidità, le agevolazioni sul  collocamento lavorativo  che molto spesso non vengono rispettate. Ci vorrebbero più interventi per garantire il diritto all’istruzione e quindi per agevolare lo studio ad ogni età.

Creare dei percorsi ad oc verso il raggiungimento di una vita piena e indipendente toglierebbe tante famiglie  dall’angoscia del “dopo di noi” e darebbe un “durante noi” sereno e  dignitoso alle persone con disabilità e alle loro famiglie. L’Istat rivela che nel nostro Paese, nel 2019, le persone con disabilità sono 3 milioni e 150 mila. Non tutti hanno problematiche gravi; con i dovuti supporti e adattamenti potrebbero avere una vita  piena e soddisfacente. A giovarne sarebbe tutta la società; purtroppo molti, finita la scuola dell’obbligo vivono confinati in casa o in istituti invece di avere una vita produttiva.

Quali a suo giudizio gli ultimi migliori film che si sono fatti portatori di messaggi a favore di una migliore conoscenza della disabilità.

Negli ultimi anni la disabilità è divenuta oggetto di riflessione culturale, ciò è un bene perché i film possono approfondire di più un aspetto a differenza delle notizie del telegiornale che sono brevi  e quasi sempre negative.

Dagli anni ’80 circa la disabilità è entrata nel linguaggio artistico e cinematografico investendo vari generi. Con il passare del tempo i personaggi hanno acquisito maggiore spessore e sono usciti dagli stereotipi buonisti per raccontare vicende sempre più realistiche.

C’è da sottolineare il fatto che, i film sulla disabilità stanno riscontrando grande successo in termini di pubblico. Il film forse più visto, esilarante è “Quasi Amici”,  che racconta le avventure ordinarie e straordinarie  di Driss e Philippe.  Philippe Pozzo di Borgo è un ricco signore tetraplegico  ed è in cerca di un badante. Tra i tanti aspiranti, elegantemente vestiti e con molte referenze, si presenta Driss Bassari, un ragazzo trasandato e rozzo.

In poco tempo tra i due iniziano ad instaurare un bellissimo rapporto: Driss si pone verso Philippe senza preconcetti, facendogli dimenticare del suo problema fisico.
I due trascorrono tanto tempo insieme, ciò crea  tra i protagonisti una forte complicità che li porta a scambiarsi confidenze: Philippe racconta a Driss di essere diventato tetraplegico dopo un incidente successo mentre faceva parapendio.

Diss sa che Philippe ha una relazione di tipo epistolare con Éléonore alla quale non ha mai voluto mostrarsi temendo che il suo stato fisico potesse spaventarla e allontanarla, ma Driss lo sprona a non avere paura e ad avere stima di sé stesso.
Tra un concerto e un volo con il parapendio l’amicizia tra i due si consolida, poi è il momento dell’incontro con la donna amata. È Driss a organizzare il tutto e esce di scena per lasciare spazio ai due innamorati.

Tra i tanti film che ho visto mi sono particolarmente piaciuti: “La teoria del tutto”, pellicola biografica su Stephen Hawking, celebre fisico, astrofisico e cosmologo. Il film racconta una vita di intenso studio, lavoro e vicende famigliari di un uomo che oggi viene spesso ricordato per l’importante contributo che ha dato nel suo settore e  non come persona con una grave e progressiva  disabilità fisica.

Il binomio tra assistente e persona con disabilità è un legame forte che funziona benissimo anche nel film “La Teoria Di un Volo”, è  la storia di Jane, ragazza affetta da una forma incurabile di degenerazione muscolare e Richard, suo assistente. Jane confessa a Richard il suo più grande desiderio: perdere la verginità prima di morire. Fra molti dubbi e incertezze, Richard decide di aiutare la ragazza a realizzare il suo sogno e tenta di contattare un gigolò. Ben presto però entrambi si rendono conto di non poter proseguire lungo questo sentiero ed infine è lo stesso Richard a realizzare il desiderio di Jane.

I film che “rappresentano” la vita delle persone con disabilità sono tanti sarebbe troppo lungo raccontare tutte le trame di quelli che ho visto. Posso dire che la maggioranza sono veramente lodevoli!

Contatti: e-mail: zoe.rondini@gmail.com, oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

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Lezione per il master in Neuropsicologia dell’età evolutiva della Lumsa 11.09.22

 

È sempre entusiasmante tenere le lezioni ai master dell’Università Lumsa di Roma. Le mie lezioni riguardano la narrazione del sé come strumento di empowerment e disabilità, affettività, amore e sessualità. La parte più bella è il feel back degli alunni, che riportano l’interesse e l’utilità nel ascoltare il punto di vista di una persona con disabilità.

 

Slide lezione 11.09.2022

Brani Nata Vivia e RaccontAbili

Nella lezione viene anche proiettato il minifilm “Nata Viva” della regista Lucia Pappalardo.

Potete comprare il romanzo Nata Viva sul sito  della Società editrice Dante Alighieri, l’ebook è disponibile qui . Il saggio RaccontAbili, cartaceo e e-book è disponibile nel catalogo Erickson Live

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Intervista a Zoe Rondini per Tv Odeon

 

I miei libri sono un buon inizio per parlare di tanti progetti che sono “Vivi” e Esistono grazie alla mia esigenza di narrarmi e narrare. “Perchè la vita riserva inaspettate soprese alle persone che, nonostante tutto… Nascono vive“.

 

 

 

 

 

 

Tutte le informazioni sul romanzo Nata Viva le trovate qui

Se siete interessati al saggio RaccontAbili cliccate qui

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