Il Tantra per “scoprirsi” e superare i tabù dei normodotati e dei disabili

Per imparare questo tipo di massaggio occorre tempo e pazienza:  una lunga esperienza del massaggio ayurvedico può  fornire un’ottima base professionale, infine occorre altra preparazione per apprendere la vera pratica del tantra.

Questo tipo di esperienza non si improvvisa e non si può affermare di saperlo fare bene se si è troppo giovani e con pochi anni di formazione.

Che cos’è il Tantrismo ed il Tantra? A cosa è utile? C’è differenza tra Tantra, amore e sessualità? È adatto alle coppie? Quali sono i benefici per i disabili? Sono queste alcune delle domande alla quali questo articolo cercherà di fornire delle risposte.

Il Tantra permette di superare gli schemi, talvolta rigidi, dettati dalla nostra società, cultura, religione, che condizionano il rapporto con la sessualità. In Oriente il tantrismo è sempre stato considerato un indirizzo di pensiero che ha influenzato tutti i grandi sistemi religiosi dell’India (induismo, buddhismo, jainismo) e che come componente del buddhismo è presente anche fuori dall’India. Il tantrismo sostiene la ricerca dell’uomo della propria condizione divina e l’unificazione degli opposti. In tale “visione” l’eros è considerato come la forza fondamentale della vita, è la scintilla dell’energia creatrice che anima l’universo.

Dalla filosofia Tantrica prende forma anche il massaggio tantrico. Esso è liberatorio ed energetico poiché sblocca i sette chakra da cui passa la nostra energia. Il Tantra è legato al concetto di amore, di rispetto e fiducia in se stessi e nell’altro.  È un fatto che in Italia l’offerta di massaggi Tantrici stia crescendo, ma spesso viene “strumentalizzato” da persone poco serie, o semplicemente adoperato da mani inesperte che si improvvisano operatori per arrotondare. I rischi si possono evitare chiedendo la formazione del massaggiatore o massaggiatrice, essa dovrà essere lunga e prevedere la conoscenza di vari tipi di massaggi prima di imparare quello tantrico.

Per far maggior chiarezza su questa pratica mi sembra rilevante proporre alcuni punti.

A cosa serve il tantra?

Per noi occidentali è difficile capire a cosa serva davvero il Tantra e guardiamo questa disciplina in maniera un po’ sospetta. In realtà aiuta a sfruttare l’eccitazione sessuale in modo cosciente per accrescere l’energia vitale e dominare le emozioni. Il massaggio tantrico è un esperienza diversa dal fare l’amore e dal fare sesso; può essere usato anche per superare vergogna, tabù e pregiudizi.

Gli effetti del massaggio: 

La cura e l’attenzione prestati all’armonia e alla fluidità durante il massaggio, il contatto “non interrotto“ durante la seduta, il silenzio, il ritmo, la musica, la circolazione energetica, facilitano in chi riceve il massaggio la scoperta o l’aumento della coscienza del proprio “schema corporeo“, serve a rilassarsi,  liberare le energie, fino a sentirsi appagati.

I benefici:

I benefici della pratica tantrica sono numerosi e interconnessi, si manifestano non solo su un piano fisico ma anche mentale ed energetico.

Gli effetti positivi  sono, tra l’altro, la ricarica delle energie e la trasformazione del modo di percepire noi stessi, il nostro corpo e il contatto con gli altri. Il Tantra può riattivare le energie sopite o represse, che potenziano non solo la vita sessuale ma aumentano il rilassamento ed il benessere psico-fisico.

Inoltre, si possono superare blocchi e tabù personali o di coppia, si scoprono i propri desideri e si arriva ad un profondo rilassamento e appagamento.

C’è differenza fra sesso tradizionale e sesso tantrico?

Il sesso tradizionale, in genere dura meno del Tantra. Esso invece, prevede l’utilizzo di diverse tecniche, è multiorgasmico, va a risvegliare una grande energia (sbloccando i chakra) questa energia rimane in circolo creando benefici durante e dopo la “pratica“.

Cosa sono i sette chakra?

I chakra sono i punti nevralgici del corpo umano nei quali si raccoglie l’energia circolante nello stesso, energia che si trasforma e viene rimessa in circolo.

Il Tantra è adatto anche alle coppie?

Il Tantra può aiutare alcune coppie, insegnando a tenere presenti le differenze tra l’uomo e la donna sia sul piano sessuale sia su quello sentimentale. Esso, in alcuni casi,  può aiutare a riscoprire il desiderio e la passione a quelle coppie dove il rapporto sembra ormai piatto e annoiato; quando può venir meno il desiderio di continuare a condividere, scoprire e venirsi incontro.

Le tecniche per il/le massaggiatore/massaggiatrici tantrici:

Queste tecniche sono fondamentali da imparare per un aspirante operatore tantrico. Vanno eseguite in modo naturale, con la mente concentrata non sullo schema dei gesti da eseguire ma sulla spontaneità del contatto con il ricevente e con la volontà di trasmettere la propria energia. Per il massaggiatore è fondamentale fondere preparazione e sensibilità per trasmettere dei benefici a chi riceve il massaggio.

Il tantra può andare incontro ai bisogni dei diversamente abili?

Il massaggio tantrico può essere il mezzo che sensibilizza il disabile a conoscere il proprio corpo, inoltre tale massaggio aiuta ad avere maggiore consapevolezza della propria affettività utilizzando lo scambio di energia con il corpo del massaggiatore o massaggiatrice.
Questa esperienza può altresì aumentare l’autostima della persona con disabilità.

I benefici su persone con disabilità fisica:

Dal punto di vista fisico tale massaggio porta indubbi miglioramenti nell’attività circolatoria nelle estremità corporee e nel rilassamento muscolare e ciò dura anche nei giorni successivi al trattamento aiutando i disabili ad effettuare i movimenti in maniera più fluida e coordinata.

Dal punto di vista interiore tale esperienza olistica favorisce la scoperta e l’accettazione del proprio corpo e delle sensazioni che da esso derivano.

Il Tantra come mezzo per far capire la sessualità dei disabili:

Lo scambio attraverso il corpo può portare ad una maggiore consapevolezza da parte della persona con disabilità che anche lui può avere esperienze sensuali. Ciò, a volte, non è del tutto accettato dalle persone “normodotate”.
Il Tantra, può aiutare chi ha un handicap, a scoprire la sessualità, la cura per la persona, le coccole e le sensazioni positive del proprio corpo.

In conclusione il massaggio tantrico, se fatto da mani esperte può essere un’esperienza “importante“ e gratificante per il corpo, la mente e per riequilibrare le energie che circolano nel corpo e che spesso sono bloccate. Attraverso il massaggio tantrico, il corpo ritrova il rilassamento, l’esaltazione dei sensi, si superano tabù, stereotipi e pregiudizi.

Questa pratica può migliorare la situazione dei disabili per quanto riguarda il rapporto con se stessi e con l’altro.  

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“Comincia dall’inizio. Il corpo è il tuo inizio” due testimonianze diverse sul tantra

“Il sesso senza amore è un’esperienza vuota,  ma fra le esperienze vuote è una delle migliori!“. Woody Allen

L’amore è coinvolgimento. Il rapporto a letto diventa dunque non solo un’esperienza fine a sé stessa, ma coinvolge la parte emotiva, è il coronamento di qualcosa già in atto. Diciamocelo, perché no, non sempre si arriva al pieno coinvolgimento. Ecco quindi  che il massaggio tantrico può essere un aiuto, un’esperienza di anima e corpo che mira a rilassare (e non solo…la persona. Di questa  pratica ne ho già illustrato la metodica ed i benefici in altri articoli.

Convinta dei benefici di questa pratica l’ho consigliata ad un amico che mi ha chiesto aiuto.  Andrea  viene da una famiglia molto credente ed ha come amici sia preti sia parrocchiani. Cresciuto con un’educazione cattolica gli è stato insegnato che il piacere fine a se stesso, la masturbazione, l’amore fisico non finalizzato alla procreazione, siano dei peccati gravi.  Nel confrontarci e discutendo della cosa gli ho proposto un’altra versione, secondo la quale non si dovrebbe credere ciecamente a tutte le “regole“ della Chiesa, in quanto molte di esse sono state decise da uomini. Nell’ascoltare il suo ragionamento sono rimasta molto colpita, e in qualche turbata, da quanto e come tante persone “normodotate“ fossero riuscite a fare “il lavaggio del cervello“ ad un soggetto che ha un problema motorio, ma nessun decifit cognitivo.

Quando dipendi di più dagli altri ci vuole più tempo e fatica per crearti una propria identità, carattere e libertà di pensiero. Ho parlato a lungo con lui ed ho scritto molto per cercare di aiutarlo. 

Andrea mi ha espresso più volte il suo desiderio di emanciparsi e di fare un’esperienza sessuale intensa, dolce e totalizzante. All’inizio non me la sono sentita di prendermi la responsabilità di aiutarlo: il suo desiderio era legittimo e giusto, ma se ci avessero scoperto che ne sarebbe stato di noi? 

Mi sono consigliata con alcuni amici, tutti mi dicevano di aiutarlo a trovare, come desiderava, una brava massaggiatrice tantrica. Il suo desiderio era nato dopo aver letto il mio articolo dove accostavo i benefici di tali pratiche ai bisogni e desideri delle persone disabili. Da prima l’indecisione… ma poi la decisione: aiutarlo era cosa buona e giusta.

Sapevo che avrebbe avuto una bellissima esperienza, in fondo cosa c’è di male? A chi faceva un torto essendo lui single? È vero che le persone intorno a lui avevano provato a reprimere la sua natura, ma per fortuna non erano riusciti a spegnere il desiderio di amore, dolcezza e attenzioni che andava tanto cercando. I giorni prima dell’appuntamento Andrea  era curioso più che emozionato. Io ero felice per lui ma allo stesso tempo avevo paura che qualcosa andasse storto, che questa massaggiatrice non fosse brava o non avesse il giusto tatto. 

Dopo il massaggio mi ha chiamata per ringraziarmi. Era stata un esperienza bellissima, a suo dire si erano scambiati amore, attenzioni e coccole; si era rilassato come poche volte  prima di allora. Poche sere dopo ci siamo visti: ero curiosa e volevo saperne un po’ di più. Era raggiante,  diverso da tutte le altre volte che ci vedevamo per andare al cinema, a teatro o per mangiare insieme. Era un po’ che non vedevo una persona così felice. Forse anche a me è servita questa esperienza più dei tanti convegni sull’amore, sessualità, assistenza sessuale fatti da persone esperte e competenti; ma sono sempre persone “normodotate“ che teorizzano idee e diritti sul sesso di noi disabili. Forse sono utili per superare i falsi pudori sull’argomento, ma poi c’è un punto di incontro tra teoria e pratica? Se sì qual è? Le scelte che ho fatto io per conoscere l’amore e la sessualità, le ho fatte e messe in pratica da sola. Forse manca ancora un aiuto concreto.

Non avevo mai fatto una cosa simile: aiutare un amico a fare l’esperienza del tantra, ma se tornassi indietro lo rifarei. Certo un massaggio è solo un massaggio non ha nulla a che vedere con un rapporto di coppia, questo lo so. Ho spiegato al mio amico che quella persona era solo una massaggiatrice e che non doveva aspettarsi le belle cose che si hanno in un rapporto di coppia. Chiarito questo, la contentezza di Andrea era più forte e profonda, non si poteva scalfire con un mio ragionamento.

Ritengo il tantra, fatto da esperti ed al giusto prezzo, un valido supporto per tante persone normodotate e disabili che hanno qualche problema nel vivere il rapporto di coppia; non a caso cito una testimonianza trovata in rete, di una ragazza normodotata che racconta di come ha tratto dei benefici ed è riuscita ad affrontare e risolvere dei problemi con questa antica pratica(…) Di blocchi mentali ne avevo sempre avuti parecchi. Colpa della mia educazione, di tutti quegli anni (tanti, tra scuola dell’infanzia, elementari e medie) passati in istituti guidati dalle suore. Avevo difficoltà a lasciarmi andare, tante sere quando il mio compagno mi cercava io mi nascondevo dietro le solite scuse. Mal di testa, stanchezza. Così finivamo per addormentarci ognuno dal suo lato del letto. (..) Il tantra, ha cambiato il mio approccio verso il sesso e così sono riuscita a risolvere il mio problema. (…)

(..) Anni fa, il mio compagno ed io eravamo entrambi scontenti: c’era qualcosa che non funzionava e non riuscivamo a trovare il modo di ritrovarci e di affrontarla insieme. A 18 anni provai il mio primo orgasmo, poi non ritrovai quella sensazione per molti anni. (…) L’intimità fra noi era uno degli aspetti di questa crisi.

Un sera lui rientra a casa con un dvd sulla pratica tantrica. Seduta sul divano, davanti alle prime immagini ero nervosa e un po’ in ansia. Ma mi sono detta: “Devi farti forza. Continua e vedi cosa succede”. Ho provato la stessa cosa quando mi sono trovata nell’atrio dell’hotel per il “weekend di assaggio tantra“. Perché dopo aver visto il dvd sia io che il mio compagno ci siamo incuriositi e abbiamo deciso di passare dalla teoria alla pratica, iscrivendoci a un seminario di due giorni gestito dall’istituto di tantra e counseling Maithuna.

Certo, un’idea di cosa ci aspettava me l’ero fatta proprio guardando il dvd: respirazione, esercizi fisici. Per il resto, era davvero un’incognita che mi spaventava e m’innervosiva. Stefano, il mio compagno, era più agitato di me, ma ormai eravamo lì, e abbiamo scelto di andare avanti.

Dal punto di vista fisico gli esercizi che ci venivano proposti non erano difficili: abbiamo imparato a respirare con il diaframma e poi a collegare il respiro con i movimenti del bacino. La vera difficoltà riguardava la mente. Non riuscivo a lasciarmi andare e dovendo comunicare con il corpo (e con le aree genitali, poi!) non potevo proprio raccontarmi bugie: se una cosa non mi andava di farla, me ne accorgevo subito. Niente più scuse come stanchezza o mal di testa, i tabù me li sentivo addosso e non potevo far finta che non esistessero.

(…) In quel primo weekend non è successo niente di speciale (…) ma sono affiorate problematiche che adesso mi sentivo capace di affrontare. Compreso il nodo dell’orgasmo: sapevo che potevo averlo, in fondo era già successo, tanti anni prima. Solo che non sapevo come fare per arrivarci nuovamente, e durante il sesso continuavo a pensarci e a ripensare a come riavvicinarmi a quella sensazione. Ma è stato proprio quando ho smesso di avere quel pensiero fisso che ci sono riuscita di nuovo. (…) La differenza rispetto a prima è che adesso so come posso arrivare al massimo del piacere, ed è questa sicurezza che ha cambiato del tutto il mio approccio al sesso.

Anche con Stefano, ormai, è tutto diverso: di sera niente più mal di testa, ci cerchiamo a vicenda. Sperimentiamo, cerchiamo di sentire il corpo in vari modi. E pensare che, dopo quel primo weekend e i primi corsi, per un periodo ci eravamo lasciati, scegliendo però di continuare a frequentare i seminari insieme. Man mano che affrontavo i miei tabù mi riavvicinavo a lui, fino al momento in cui abbiamo deciso di ritornare insieme. Adesso aspettiamo il secondo figlio, che nascerà fra pochi mesi.“

Bello ritrovare la sintonia,  non cedere alla crisi ed ai problemi, ma anzi farsi aiutare ed aiutarsi a vicenda.

Sono felice per Andrea, ma mi domando quante altre persone come me e come lui esistano. Quanti sono i disabili che provano certe emozioni e per quanti rimane un sogno irraggiungibile, o peggio qualcosa da negare e reprimere? Non è giusto. Stiamo assistendo ad un cambiamento culturale che è ancora troppo lento.

Infine, spesso queste situazioni gravano sulle singole famiglie e c’è da dire anche che gli istituti, case famiglia, centri di riabilitazione, dove in teoria i disabili si potrebbero incontrare, conoscere e mettersi insieme sono fondati e gestiti da persone di Chiesa, che non sempre sono disposte a comprendere certe esigenze umane e spontanee. 

Mi viene da citare Osho, mistico e maestro spirituale indiano “Il Tantra ti insegna a riaffermare il rispetto e l’amore per il corpo. Il Tantra ti insegna a guardare il corpo come la più grande creazione di Dio. Il Tantra è la religione del corpo. (…) La prima cosa da apprendere è il rispetto del corpo e disimparare tutte le sciocchezze che ti sono state insegnate su di esso. Altrimenti resterai spento, e non andrai mai dentro di te, e non andrai mai oltre. Comincia dall’inizio. Il corpo è il tuo inizio“.

E’ proprio questo rispetto per la persona, per la sua individualità che rende il massaggio tantrico un’esperienza unica a cui ciascuno di noi reagirà in modo differente; anche il massaggiatore, soprattutto se esperto, adotterà movimenti diversi in base alla persona, alle sue esigenze, ai suoi limiti, al suo fisico, allo scopo di abbattere questi limiti e di liberarne l’energia.

 

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Il tantra: dalle origini della dottrina all’espansione nel XX secolo

Dopo diversi articoli sul massaggio tantra, vorrei parlare  della sua storia, utilizzo  e diffusione nella nostra società, lontano da luoghi comuni.

Il tantra è nato intorno al  2000 a.C. nella valle dell’Indù fra gli Harappei, un popolo di matrice matriarcale, che avevano una vera e propria cultura del piacere: il lussuoso letto della padrona di casa stava nel salotto ed era lì che la donna festeggiava l’atto amoroso con l’uomo che aveva scelto. Il rapporto con la sessualità era molto cosciente, rilassato, naturale tanto che fare l’amore era un atto sacro. Nei secoli successivi, carichi di repressione, il tantra sopravvisse in alcuni ashram indiani segreti e in alcune linee del buddhismo tibetano.

Arrivato in Occidente nel XX secolo d.C. è stato divulgato, tra l’altro, grazie all’operato di Osho, mistico e maestro spirituale indiano, che nel 1978 illustrò e commentò le 112 tecniche di meditazione dello shivaismo tantrico riportate nel Vigyana Bhairava Tantra, per poi dedicarsi più avanti alla scrittura di numerosi testi interamente dedicati alla materia. Tale filosofia, trovò inoltre, un terreno culturale fertile grazie alla rivoluzione sessuale e l’emancipazione della donna.

Oggi riscontra sempre più interesse proprio perché unisce in un’unica pratica alcuni dei desideri umani più profondi: quello di amare e quello di essere veramente se stessi.

Ma quali sono i benefici la filosofia tantrica più appropriati per  nostra società?

Esso aiuta a sentirsi a proprio agio, ricollegare cuore e sensi, senza le paure di dover essere in un determinato modo piuttosto che in un altro, come spesso ci impone la società odierna.

Ritrovare il piacere, coltivare una comunicazione speciale con il partner o l’operatore tantrico, abbandonarsi alle sensazioni più intime fa parte della pratica del tantra svolta con serietà.

Tale massaggio può essere paragonato all’innamoramento dove in genere, si vivono le sensazioni più intense e spesso inaspettate; in un  buon massaggio tantra queste sono rivissute intensamente e replicate.

Ma c’è sospetto ed ancora poca conoscenza verso questa disciplina, ciò è dato da diversi fattori:

  • la società occidentale non ci abitua a prenderci il nostro tempo, meditare, vivere intensamente le esperienze: tutto deve essere rapido e di consumo. L’opposto della filosofia meditativa e tantrica;
  • spesso l’antica pratica del tantra viene impiegata da massaggiatori non adeguatamente preparati, o da persone che la usano per gestire un certo tipo di prostituzione.

Tutto ciò va a discapito di qualcosa di serio, professionale che può liberare le energie, donare un benessere psico-fisico ed andare incontro a quelle persone, normodotate e disabili, che per motivi più disparati hanno problemi (anche solo momentanei) ad avere una rapporto di coppia. Non a caso Osho affermava che: “il Tantra crede nella tua bontà interiore: ricordati questa differenza. Il Tantra dice che ognuno è nato buono, che la bontà è la tua natura. È una condizione di fatto! Sei già buono!” Esso può aiutare, normodotati e disabili, a conoscere il piacere, l’amore, il rispetto,  per se stessi e il partner. Può essere utile per superare alcuni problemi di coppia. Infatti, quando c’è  empatia e fiducia nel partner o con chi esegue il massaggio, grazie a questa pratica si può vivere la sessualità in modo più totale verso noi stessi e l’altro.

Con il tantra si può raggiungere l’estasi sessuale. Ma di che si tratta? Jenny Wade, psicologo che ha insegnato presso l’Istituto di Psicologia Transpersonale (ora conosciuto come Sophia University), ha svolto ricerche approfondite sull’estasi sessuale che ha poi riportato nel libro “Trascendent Sex. When Lovemaking Opens the Veil.” Nel libro, Wade intervista 91 persone a proposito delle esperienze estatiche. Gli intervistati raccontano che l’estasi sessuale guida a uno stato di profonda pace interiore, dove tutto appare perfetto e confortevole. “Questo profondo senso di pace può portare a vivere momenti in cui si perde forma, in cui cioè si è così presenti con tutto il proprio essere da sentire una totale connessione con l’Universo. Con ciò si vivono sensazioni intense.

L’ estasi non è altro che l’ orgasmo tantrico, un orgasmo che ci coinvolge pienamente, che pervade tutto il corpo, la mente e le nostre energie per portarci alla piena consapevolezza, alla grande beatitudine. Nel tantra si vive la sessualità in modo più intenso, si combinano sesso, amore e meditazione”.

Per conoscere e fare nostra la filosofia del tantra  sono in aumento le scuole, i corsi, i siti, gli articoli su fonti più o meno attendibili, libri e dvd. Ma la strada per “fare nostra” questa antica disciplina è ancora lunga. Quasi non se ne sente parlare nei progetti riguardanti l’assistenza sessuale per disabili e non ve ne è quasi traccia al cinema e sui media tradizionali, che continuano a dire invece molto riguardo l’amore e la sessualità di normodotati e disabili.

Chissà cosa direbbero in merito Elmar Zadra e Michaela Gossnitzer, i sacerdoti del sesso tantrico in Italia che, secondo un articolo de la Repubblica  sulle colline intorno a Firenze, hanno dato una dimostrazione di quest’antica e rigorosa disciplina. Ne cito un paio di stralci:

“La sfida è provare un piacere sessuale centuplicato rispetto al solito. I seguaci del Tantra garantiscono comunque una differenza della durata e della qualità del rapporto, solleticando zone erogene sconosciute. Zadra e la Gossnitzer, psicologi, sposati e felici genitori, sono arrivati da Anghiari, vicino a Arezzo, dove ha sede ilMaithuna“,  l’istituto al quale fanno capo i tantristi d’ Italia.

La serata dedicata al tantra comincia, in un crescendo di ritmo danze, corteggiamento e rituali.

Vi offriamo due opportunità. La prima, semplice, è quella della conoscenza del proprio corpo e di quello del partner attraverso massaggi. La seconda, invece, è l’incontro con il piacere: ci spogliamo, ci massaggiamo a vicenda “.

Vorrei dedicare questo aforisma di Osho a chi non conosce il tantra, a chi lo strumentalizza per fini loschi e a chi ancora si scandalizza di fronte certi argomenti:  “Il Tantra è il cammino della naturalezza. Liberazione è diventare perfettamente naturali (…), è solo essere naturali, essere se stessi.
Tu sei un essere. Lo sei già, non c’è bisogno di diventare qualcuno. (…). L’essere è positivo: quando l’essere è attento, desto, consapevole, l’oscurità scompare”.

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Sessualità, adolescenza e disabilità. Un convegno oltre ogni pregiudizio

“Come c’è un’arte di raccontare, solidamente codificata attraverso mille prove ed errori, così c’è pure un’arte dell’ascoltare, altrettanto antica e nobile.” L’osservazione di Primo Levi, mi sembra molto pertinente con l’esperienza, anzi le esperienze, che vi sto per documentare.

Il 7 novembre 2017, Lucia Pappalardo, regista del mini film Nata viva ed io, siamo state relatrici al convegno: Adolescenza, tra affettività e sessualità, oltre ogni pregiudizio, promosso dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Marche, presso la Sala Consigliare del Comune di Ancona. Questa opportunità è stata resa possibile grazie alla volontà e la tenacia della Presidente della Commissione della Pari Opportunità della Regione Marche, Meri Marziali, che ha promosso l’iniziativa e ha voluto fortemente la nostra presenza nonostante i danni ed i problemi causati dal terremoto.

La mattinata, ha visto coinvolte esponenti dell’Unione Italiana dei Ciechi di Ancona e le dottoresse del consultorio.

Ad ascoltare con partecipazione erano i ragazzi di medie e licei di vari istituti del capoluogo marchigiano.

La dottoressa Giorgia Giacani, la collega Katia Caravello psicologhe e psicosessuologhe e la ginecologa Valeria Bezzeccheri, hanno spiegato ai ragazzi, con semplicità e senza falsi pudori, l’importanza dei metodi anticoncezionali e la prevenzione delle malattie veneree. Le relatrici hanno altresì invitato i ragazzi a fare domande senza avere timori e vergogna su argomenti quali l’amore, i sentimenti e la sessualità. È stato anche messo in luce l’aspetto ludico del rapporto sessuale, ricordandone la bellezza e l’importanza per tutti. Le relatrici hanno poi spiegato ai ragazzi cos’è un orgasmo, descrivendolo come un momento fondamentale dell’atto sessuale.

La Giacani ha aperto il suo intervento condividendo con i ragazzi una riflessione sulla paura nel rapporto con l’altro, ricordando che “il momento giusto è quando ti passa la vergogna”. La giovane psicosessuologa ha poi sottolineato che “la sessualità fa parte di noi, dalle nostre origini, e quindi ci appartiene; ma appartiene anche all’Altro, perché il sesso è relazione. Il sesso per gli adolescenti è anche scoperta. E la scoperta implica curiosità e paura.

Forti e coinvolgenti le testimonianze delle relatrici non vedenti e ipovedenti che hanno raccontato il loro vissuto con un handicap visivo e la loro realizzazione grazie agli studi universitari, al lavoro, ai fidanzati e mariti. Hanno narrato le loro esperienze sentimentali, la fase adolescenziale, le limitazioni e le differenze con i coetanei. Katia Caravello ha condiviso con i ragazzi una parte del suo vissuto: “nel non vedere non si ha accesso ad una serie di informazioni sul contesto, sulle mode del momento, su un ragazzo che ti guarda in modo interessato… è importante che gli amici, i genitori, la scuola non neghino tali informazioni e in quest’ottica è fondamentale il lavoro che l’Unione Italiana dei Ciechi svolge per sensibilizzare famigliari, ragazzi e docenti.”

Nella seconda parte del convegno è stato proiettato il cortometraggio Nata viva, il proseguimento dell’omonimo romanzo autobiografico.

Lucia, regista del mini film, ha raccontato la nostra volontà di mettere in scena alcuni brani del libro quali la fisioterapia, ma anche narrare i problemi e le conquiste della Zoe adulta, ad esempio la vicenda della patente, l’autonomia, il rapporto con l’altro sesso e l’amore.

Al termine della proiezione, gli alunni mi hanno fatto complimenti e molte domande. Con la semplicità che caratterizza gli adolescenti, hanno voluto sapere se soffro per le barriere create dagli altri. La mia risposta è stata sincera: “oggi no, perché ho degli amici e conoscenti che mi apprezzano. Alla vostra età ho sofferto per l’emarginazione ed i pregiudizi dei compagni di classe, cosa che si sarebbe potuta evitare con semplici domande sul mio handicap e su come poter fare insieme a me cose divertenti e da adolescenti: uscire in gruppo, prendere l’autobus, andare in discoteca o a mangiare un gelato.”

Mi è stato poi chiesto se ho sofferto quando non mi volevano rinnovare la patente, ho risposto: “sì, ma ho lottato: ho guidato per più di dieci anni senza problemi e non potevo accettare un’ingiusta negazione”.

Un’altra domanda interessante ed inaspettata è stata: “perché non ti rechi nelle varie scuole per raccontare la tua storia?”, ho spiegato che sto girando istituti ed università di Roma, la mia città e la sua provincia, ma a ripensarci perché escludere un’esperienza simile ad Ancona?

Infine gli alunni si sono anche complimentati e una ragazza mi ha abbracciata con sincerità in quanto ai loro occhi ho superato l’adolescenza, età critica per loro e per la maggior parte degli individui. Con qualche ostacolo in più, ma sono comunque riuscita ad ottenere diversi risultati importanti.

Oggi nel mio girare scuole e ambienti istituzionali trovo molta attenzione per le persone con delle caratteristiche diverse dalla normalità ed anche per l’infanzia e gli adolescenti.

Spero che l’oggetto del convegno, e quindi la lotta ai vari pregiudizi, siano portati ancora avanti nelle scuole, nelle famiglie e nelle sedi istituzionali, con altre importanti iniziative anche in futuro. La volontà di continuare su questa scia è presente e tangibile. In quest’ottica è importante continuare a creare momenti di confronto e scambio, a vari livelli, tra istituzioni e persone che hanno una differenza o uno svantaggio. Si parla ancora troppo poco, e solo in sporadici contesti, delle numerose e differenti disabilità, ma anche di amore, sessualità e pregiudizi, quasi siano temi da non approfondire o capire, tutto ciò alimenta tabù ed incomprensioni.

Ripensando alle tante informazioni della conferenza, al silenzio dei ragazzi nell’ascoltare le relatrici e alla loro voglia di capire e sapere, mi torna in mente un’affermazione di Winston Churchill: “il coraggio è quello che ci vuole per alzarsi e parlare; il coraggio è anche quello che ci vuole per sedersi ed ascoltare.”

Del convegno si è parlato anche al telegiornale regionale delle Marche:

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Ascolta:

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In primo piano (post aggiornato il 20/11/2017)

Qui di seguito vi propongo dei links su due tematiche alle quali mi sono molto interessata: l’amore la sessualità e l’handicap e “Nata viva“ romanzo di formazione e mini film.

Ho avuto il piacere e l’onore di essere chiamata a parlare in  vari convegni, a Roma e non solo, che riguardavano l’amore, la sessualità e l’affettività per le persone disabili e sulle opere di formazione. Spesso dopo un imput iniziale sulla disabilità si arriva ad un discorso che riguarda tutti.

Per il futuro sarei felice se capitassero altre occasioni per esprimere il mio punto di vista su queste tematiche; anche perché sto notando una lenta ma importante apertura da parte della tv, del cinema, dei giornali.

Non mi rimane che augurarvi buona lettura.

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Cinque minuti e poi…

Consapevolezza della diversità come maturità conquistata

Con Nata viva ha preso vita il progetto Disabilità e racconto di sè rivolto a alluni dalla quinta elementare ai master universitari, ecco il racconto di queste importanti esperienze:

Nata viva torna tra i banchi: il racconto del progetto “Disabilità e narrazione di sé”

“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

Zoe a Radio Freccia Azzurra

(edizione passata)

Zoe commuove: “Io, disabile ma più che viva“di Assuntina Morresi, uscito su “Avvenire“nell’inserto È vita, il 5 gennaio 2012.

Articolo su “Nata viva“, uscito sull’Osservatore Romano il 26 luglio 2012 Dall’inserto “donne chiesa mondo“ scritto da Giulia Galeotti.

Un libro sulla ricchezza interiore dell’handicap.  Gruppo di Lettura: “Nata Viva“ di Z. Rondini –  Recensione a cura di Federico Sinopoli.

Articolo di Riccardo Rossi sul romanzo di formazione “Nata viva“ e su Zoe Rondini.

 

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L’assistente sessuale come mediatore culturale

  Nulla al mondo è  normale. Tutto ciò che esiste è un frammento del grande enigma. Anche tu lo sei: noi siamo l’enigma che nessuno risolve.

Jostein Gaarder

Ritorno ad affrontare il delicato tema dell’assistenza sessuale in Italia. Chi ha già letto i miei vari articoli su amore, sessualità e disabilità, potrebbe chiedersi come mai insisto ancora su questa tematica, se per caso non ne sia magari ossessionata. La spiegazione è semplice.

 A mio avviso ogni individuo ha diritto a ricercare i tanti significati dell’ amore attraverso un’ educazione sentimentale appropriata. In rapporto alla disabilità questo non avviene mai seriamente. Molto spesso la scoperta della propria identità, delle proprie capacità di relazione, nonché della capacità di amare, di prendersi cura di sé e degli altri  avviene anche attraverso l’ opportunità di godere, di provare piacere, di raggiungere pienamente un orgasmo, combattendo in questo modo la frustrazione, la depressione e la sfiducia in se stessi e negli altri. Per tutti e per tutte è così, a livelli diversi. E in questa moltitudine, siamo compresi anche noi… disabili.

Documentandomi attraverso vari fonti, conoscendo persone, ascoltando le loro storie, mi sono convinta che se anche qui  in Italia si accettasse la figura dell’ assistente sessuale, si accetterebbe anche il “tramite“, il mediatore culturale giusto  tra sessualità, educazione sentimentale e disabilità. Ora è pur vero che molte delle persone che ho incontrato e che mi hanno raccontato le loro esperienze in tal senso, non hanno voluto e non vogliono – anche legittimamente – esporsi e testimoniare pubblicamente questo vissuto con le relative scoperte e prese di coscienza. In attesa che si sentino “liberi“ di poterlo fare e che quindi la scuola e la famiglia, gli Istituti per disabili, le Case-famiglia e chissà un giorno le parrocchie, facilitino tale cambiamento e possibilità di racconto, mi prendo io la briga, l’ onore e l’ onere di parlarne  come posso, sotto diverse prospettive. 

 Cominciamo a riflettere su un dato importante: da più di un anno è chiuso in un cassetto di una scrivania del Senato il disegno di legge 1442 che mira ad inserire in Italia questa figura.

Prendo spunto da quanto affermato da Maximiliano Ulivieri, per passare poi a considerazioni riguardanti l’amore e la sessualità dei cittadini italiani disabili, ma ovviamente di conseguenza si deve parlare anche di politica, di leggi, di cittadinanza e diritti, di Vaticano, di denaro e prostituzione.

 «Il problema principale in Italia è la burocrazia, la legge. Nel nostro Paese – racconta Ulivieri (persona con disabilità che ha  iniziato una battaglia per ottenere l’assistenza sessuale non per lui – che è sposato – ma per molti disabili che bramano questo diritto), questa figura non è riconosciuta perché viene accostata alla prostituzione – anche se è tutt’altro – che in Italia è illegale». Anch’ io, insieme ad Ulivieri, saremmo favorevoli alla legalizzazione della prostituzione, «in modo da permettere anche agli assistenti sessuali per disabili, di operare nella legalità ».

«Sarebbe un primo passo – dichiara– ma noi ci continueremo a battere per il riconoscimento specifico di questa figura».

Oltre a un problema innegabile per il quale in Italia tutta la burocrazia è lenta e macchinosa, il Belpaese, spesso, deve fare i conti anche con una serie di resistenze culturali, probabilmente strettamente connesse alla religione.

«In Italia non si parla neanche della sessualità dei normodotati», ragiona Ulivieri.

Come Ulivieri anch’io non voglio il riconoscimento di questo diritto a fini personali. Dopo diverse storie sentimentali ed alla luce di un forte legame con un uomo, che, non ostante tutto… ci stiamo avvicinando a festeggiare dieci anni di un’intensa e passionale amicizia… non credo che mi rivolgerei ad un assistente sessuale. Il ruolo di questa figura è “terapeutico“, ha una serie di divieti… Quindi, a mio avviso, è molto utile per le tante persone che hanno un handicap cognitivo, o per i disabili motori che hanno un handicap talmente accentuato che non li permette di essere ricambiato nell’amore e nel desiderio.

Conoscevo un uomo quarantenne che desiderava una storia seria. Lui aveva un lieve handicap motorio LIEVE, lavorava, aveva degli amici, sognava un matrimonio e dei figli. Lui non sapeva distinguere  tra amore e pornografia… Non sapeva il significato di “erotismo“… non capiva le esigenze della sua donna, non sapeva badare a se stesso… non era in grado di andare da solo in farmacia… Ecco forse in quel caso una terapista del sesso poteva essere utile per aiutare il ragazzo con l’ABC dell’amore, erotismo, su come doveva relazionarsi con la donna, che, almeno a parole… diceva di amare e voleva rendere felice. Quella coppia è scoppiata lasciando più cicatrici di quanto si possa immaginare, c’è stata tanta amarezza, rabbia, solitudine, delusione. Ma chissà come sarebbero andate le cose se lui avesse seguito pochi e semplici consigli medici, e se fosse stato “educato“ sentimentalmente e sessualmente da una “terapista sessuale professionista“?! Chi può dirlo…!

Tornando a ragionamenti più generali sull’assistenza sessuale per disabili e la situazione italiana, in primo luogo non mi sembra giusto bloccare una cosa così importante come l’assistenza sessuale per disabili. Ci nascondiamo dietro la scusa che ciò va fatto per non incoraggiare la prostituzione? Quanta ipocrisia dietro a facili e rapide conclusioni e “soluzioni“.

Altra scusa già troppe volte sentita: non si regolamenta l’assistenza sessuale perché da noi c’è lo Stato Vaticano.

È vero che la Chiesa è rigida sulla sessualità non finalizzata alla procreazione, ma diciamola tutta, fino a poco tempo fa, i preti pedofili erano impuniti, venivano solo “spostati“ da una parrocchia ad un’altra; adesso sembra che Papa Francesco abbia idee diverse sui preti pedofili; si sta aprendo all’ omosessualità e alle questioni sul matrimonio e sul divorzio. Chissà se arriverà anche a noi disabili, che, giusto per ricordarlo, in Italia siamo circa 2 milioni 824 mila, di cui 960 mila uomini e 1 milione 864 mila donne.

Chissà quanti di questi votano? Me lo domando giusto per lanciare una provocazione.

Dopo questi  finti alibi,  vorrei tornare ad una realtà, quella dello sfruttamento della prostituzione che si consuma ogni giorno su tante strade e tanti quartieri delle nostre belle città. E le leggi? Che dicono le leggi delle donne in strada che, ricordiamolo, le più sono sfruttate. Certamente non pagano le tasse e non si sottopongono a controlli medici periodici. Loro sono tante, ogni giorno ed ogni notte in strada. Sorprendentemente sotto gli occhi di tutti. Ma non è legale. E perché la situazione non cambia? Dov’è chi se ne dovrebbe occupare?

E allora ammettiamolo: se sei un disabile ricco ti arrangi tra prostitute e operatori tantra, ma se sei povero? Se hai un handicap intellettivo e le prostitute si rifiutano di stare con te? Come al solito a farne le spese sono i disabili: un uomo normodotato può andare con una escort senza tante leggi e legalità! Per chi è disabile “stranamente“ è tutto più complicato; anche il sesso. E per tutto ciò ci vogliono le leggi?

Mi è rimasta impressa una mamma di un ragazzo disabile che, durante un convegno su amore, sessualità e disabilità, ha testimoniato che lei e tante altre mamme di ragazzi e ragazze con handicap cognitivo e/o motorio, erano pronte a organizzarsi per portare i figli all’estero, per consentire loro l’assistenza sessuale piuttosto che aspettare l’iter di un disegno di legge qui da noi. Penso che questa madre abbia lanciato una forte provocazione. Ma c’è chi “l’impresa“ l’ha compiuta e testimoniata come nel caso del film The special need (2014), di Carlo Zoratti.

A proposito di come vanno le cose all’estero riguardo la sessualità dei diversamente abili, trovo incisiva una breve testimonianza di Charlotte Rose.

Attraverso la giornalista Cecilia Marotta, veniamo a sapere che Charlotte Rose «in Inghilterra, offre piacere a chi soffre, senza pietà né falsi pudori. È una sex worker specializzata in clienti diversamente abili. Negli anni Charlotte ha imparato le tecniche per un orgasmo personalizzato; ogni disabile ha le proprie esigenze e deve essere stimolato in maniera diversa, come ogni individuo. L’obiettivo è aiutarlo a riconnettersi con la propria energia sessuale, per affrontare la malattia con maggiore vitalità.

Charlotte è fermamente convinta che il sesso sia un’esigenza primordiale da non sottovalutare. Per questo si iscrive al registro della TLC Trust, l’associazione inglese che si adopera per i diritti dei disabili e si preoccupa di metterli in connessione con un portfolio di escort disposte a partecipare a programmi di riabilitazione sessuale.

Charlotte è inoltre membro attivo del parlamento inglese e, tra le sue proposte, c’è quella di riconoscere ufficialmente la professione di assistente sessuale per portatori di handicap, che dovrebbe essere integrata nei servizi offerti dal National Health Service.

In Olanda, Germania, Belgio, Paesi Scandinavi e Svizzera, l’assistente sessuale è già una realtà».

Tornando alla situazione italiana, ritengo giusto non tralasciare un discorso anche politico: mi sembra che alcuni  parlamentari siano attualmente impegnati a raccogliere voti nel modo a loro più semplice e congeniale, occupandosi dei diritti dei cittadini omosessuali e L.G.T.B.

I diversamente abili in fondo sono una minoranza un po’ vecchia, consolidata nel tempo e nello spazio, non conviene occuparsene, non porterebbero abbastanza voti. E poi “poverini“ hanno tanti problemi… “ma perché anche loro pensano al sesso?“

Poi anche il discorso prettamente legato al denaro andrebbe affrontato di più e meglio (non lo sento fare nei convegni dedicati ad amore sessualità e disabilità e, a riguardo, non lo trovo spesso negli articoli dedicati alla tematica); è una realtà ed è bene parlarne: mentre l’assistenza sessuale è gratuita in tanti Paesi, da noi molti disabili sono pronti a “giocarsi“ la pensione d’invalidità per un po’ di sesso o un massaggio tantra. C’è chi è in astinenza ed è destinato a rimanerci e chi dopo anni ed anni di astinenza scopre la sessualità ed è pronto a spendere qualsiasi cifra per un po’ di piacere, una, due, dieci, quindici volte al mese. La figura dell’assistente sessuale prevede una giusta preparazione psicologica che mira ad evitare il pericolo che per il disabile il sesso diventi una mania o una dipendenza.

Ritengo che per uno Stato “civile“ non sia mai troppo tardi varare nuove leggi o modificare quelle esistenti. Un Paese cattolico come l’Irlanda si è aperto alle unioni di persone dello stesso sesso.

E da noi, in Italia,  quale grado di cittadinanza ci viene concesso?

Perché non è mai possibile aspettarsi che siano presi in considerazione tutti i nostri bisogni?

Per approfondire altre tematiche legate a diritti e disabilità, vi rimando ai seguenti link:

http://www.piccologenio.it/2015/07/12/auto-nomia-una-luce-tra-le-tenebre-delle-patenti-speciali/ (Auto – nomia: una luce tra le tenebre delle patenti speciali)

http://www.piccologenio.it/2014/07/10/la-mia-esperienza-di-tirocinio-lavoro/ (La mia esperienza di tirocinio/lavoro)

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Noi siamo Francesco

È un film delicato e bellissimo: “Noi siamo Francesco“. Francesco è un bel  ragazzo, fisico atletico, brillante studente universitario, ma senza braccia dalla nascita. Riesce a fare quasi tutto. Ha 22 anni. Vive con la madre Grazia che nella vita fa la mamma a tempo pieno, ha un migliore amico Stefano.  Belli i ruoli e i rapporti di tutti i personaggi nei confronti del protagonista, molto intense e positive anche quelle della tata e della ragazza di Stefano. Tutte queste figure  si approcciano a lui con sincerità e affetto.

Ad oltre 20 anni non aver mai baciato una ragazza sta diventando un problema per Francesco.

Con l’aiuto dell’inseparabile amico Stefano, Francesco troverà comunque la strada per vivere serenamente la sua prima volta, con l’intraprendenza che appartiene alla sua età e superando gli ostacoli, le paure e le insicurezze causate dalla sua menomazione.

Degli aspetti della vita del protagonista  hanno catturato particolarmente la mia attenzione: bello essere indipendente, avere rapporti “sani“ e autentici con le persone, non farsi influenzare dagli altri che dipendono da lui e che tra l’altro sono pagate… Di certo Francesco aveva le idee chiare,  interessante    la parte del film in cui lui se la prende con  madre  per avergli organizzato un incontro di sesso a pagamento, rapporto che si è consumato in fretta  modo squallido, tutto il contrario del rapporto amoroso finale, con Sofia, compagna d’università.

Autentico il rapporto tra la madre e quest’unico figlio maschio, sua appendice, parte di lei, parte non normale perché senza braccia. Lo psicologo della madre le chiede: “suo figlio ha un handicap, perché fargli  pesare il fatto che lei non ha più una vita sessuale?“ La domanda del dottore rende veritiere certe assurde dinamiche…

Ritengo sia un lieve e toccante documentario. Il narrarsi garbatamente e con discrezione lascia il segno. Anche l’incanto dell’ambientazione in Puglia e le bellissime musiche aggiungono poesia e bellezza alla storia.

Interessante la dichiarazione della regista Guendalina Zampagni che ammette di aver costruito un’unica storia partendo dalle interviste a persone disabili su temi quali l’amore, la sessualità e l’amicizia.

Ho visto diversi film che trattano “amore, sessualità e disabilità“ i protagonisti erano tutti maschi, sarebbe interessante veder narrata la questione con la sensibilità e le difficolta di un ruolo femminile.

Questo film mi ha fatto riflettere anche sulla figura dell’assistente sessuale: forse il suo ruolo limitato di terapista del sesso non assolverà tutti i bisogni fisici e sentimentali dei suo assistiti.

È difficile crearsi una propria indipendenza se si ha un’handicap, riconoscersi come adulti e farsi trattare e rispettare come tali  dagli altri e dalla società. La disabilità non è fonte di rispetto, comporta una limitazione dell’autonomia, dipendenza, difficoltà nella gestione di sé e della propria vita e così via… di certo non aiuta e non facilita la presa di coscienza del proprio io, delle capacità, del costruire rapporti sani, non legati al denaro (cosa esplicita molto bene in questo film) o ai tanti momenti del bisogno. Positiva è anche la figura della tata, lavora con Francesco e la madre ad ore, ha un ruolo ben definito, non si sostituisce alla vera mamma, di conseguenza può permettersi di viziare il ragazzo senza essere invidiata e additata, neanche il ragazzo rischiava stupidi atteggiamenti per il rapporto con la tata, la madre, gli amici l’Altro.

Ammirabile il desiderio di Francesco di finire l’università per vivere con il migliore amico. Chissà come può essere il seguito della storia… Francesco è reduce da una delusione d’amore come me… e ammette “un altro rifiuto non riuscirei a sopportarlo“, ma con il migliore amico e la ragazza di quest’ultimo è riuscito ad andare avanti. In fondo la vita di Francesco era quella di uno studente brillante, ma normale, non segnata dall’urgenza di risolvere problemi ed impellenze quotidiane, dover fare o dimostrare chissà cosa…  diversamente la stima degli altri, l’autostima, l’indipendenza, la libertà, la mobilità… sarebbero finite chissà dove.

Belli gli anni d’università quando avevo un ruolo, la patente e pensavo che la laurea servisse a trovare un posto di lavoro, c’era anche chi mi aiutava, forse troppo… a mantenere rapporti con diverse persone. Comunque con gli aiuti, guidavo, studiavo, sapevo come passare le giornate, avevo un mio ruolo di persona che vive da sola, esce, studia, ho avuto delle storie sentimentali, ero più capace di infischiarmene di chi si svegliava con la luna storta ed anche di chi non approvava le mie scelte amorose e sessuali…!

Pochi giorni fa un fatto mi ha colpita: un mio caro amico ha portato in un viaggio di lavoro suo figlio che è un po’ discolo: sarebbe bello poter avere ancora qualcuno che ti  istradi nel mondo del lavoro anche a costo di farti capire, col suo esempio, cosa vuol dire guadagnarsi il pane, avere degli incarichi sia  familiari, sia lavorativi da assolvere… avere scadenze, rendere conto ai capi  perché altrimenti c’è chi è più bravo di te e ti può sostituire. Sarebbe bello contare su una persona che ti  introduca nel complicato mondo del lavoro, anche mettendoti davanti alla fatica e l’impegno che ora sono del padre e poi un giorno saranno del figlio in chissà quale ambito… magari molto diverso da quello del suo modello di riferimento, il papà appunto…!

Conosco molti illustri Professori in medicina (ginecologi, dermatologi, dietologi…) che hanno aperto la strada a figli e nipoti. Ritengo che non ci sia nulla di male e che poi sia tutto dovuto al talento dei più giovani del proseguire e farsi strada!

Mi sento un elefante dentro un negozio di cristalli!

 

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