Firenze mon amour, ma con qualche imprevisto

L’ultimo viaggio da me intrapreso a Firenze, ha avuto diversi “contrattempi” dettati, principalmente dalle barriere architettoniche… Ci sono state molte incomprensioni  con l’albergo. Comunque, all’ultimo secondo…  siamo riuscite a cambiarlo (perchè probabilmente non erano a norma e mi hanno “concesso” la cancellazione gratuita).
Anche il motivo del viaggio ha subito variazioni all’ultimo momento. La presentazione (non gratuita) dell’autore e giornalista Saverio Tommasi  che si doveva tenere alla Fondazione Zia Caterina, è stata annullata.
Ma c’è sempre qualcosa di bello: sono partita ugualmente. Ieri ho scritto, via mail a Saverio, mi sono presentata come Zoe Rondini, autrice e blogger con disabilità motoria di Roma, gli ho segnalato l’articolo, che ha letto subito e con interesse! Aspetta i miei libri… ed è dispiaciuto per il mancato incontro e le barriere architettoniche.
A volte i problemi organizzativi sono superiori alla bellezza dell’evento che si vuole organizzare. Capita!!!
L’ho imparato anch’io  ed il mio “staff ” che, dal 2011, mi ha sempre aiutata ad organizzare presentazioni dei libri: Nata Viva e RaccontAbili, lezioni per la Lumsa e tanti convegni sparsi per la bellissima penisola italiana!
Grazie infinite a tutti Voi e buona lettura!:)  

Quest’anno sto viaggiando come non mai!

Gli ultimi anni non sono stati proprio facilissimi e brillanti per alcune questioni personali e di salute… Per fortuna tra progetti legati a questo blog, alla scrittura in generale e ad alcune mie passioni, mi sto rifacendo alla grande e ringrazio le tante persone che, con competenza e molto affetto mi aiutano e soprattutto hanno compreso l’importanza dei miei progetti!

Certe cose accadono… non sapremo mai il perché! Ciò detto si verifica anche con gli eventi e le possibilità positive! Sta a noi saperle coglierle e saper ottenere il massimo rendimento.

Dopo il successo a Sanremo di Simone Cristicchi, con la canzone “Abbi Cura Di Me”, mi sono appassionata a questo cantante. Grazie a lui e all’algoritmo di YouTube è stata una continua e bellissima scoperta! Ho conosciuto la bravissima cantante Erika Mineo, in arte Amara, che è la compagna di Cristicchi. Don Francesco Fiorillo del Monastero San Magno, dove i due cantanti si sono esibiti più volte, il giornalista fiorentino Massimo Orlandi che seguo e stimo molto per le interessantissime interviste (e non solo) presso la comunità di Romena, dove andrò per la prima volta ai primi di luglio, in occasione di un bellissimo concerto all’alba, di Erika e Simone.

Ci eravamo lasciati, sempre in questa categoria “Articoli Della Redattrice”, con il viaggio a Firenze che ho fatto per conoscere Massimo Orlandi e Zia Caterina. Ebbene dal 21 al 24 maggio 2026 sono tornata in questa magnifica città! Molte vacanze della mia infanzia e adolescenza le ho passate tra mare, colline, città e borghi nella stupenda Toscana. Ho tanti bei ricordi di famiglia legati a questa regione. Anche Firenze, è una città che volevo scoprire meglio e mi è rimasta nel cuore per tanti viaggi fatti dalla mattina alla sera, per motivi medici, tra gli anni delle medie e del liceo con mia madre.  Quest’anno è stata la prima volta che ho visto questa città ricchissima di storia, arte, cultura e ottimo cibo per più giorni, come merita.

L’idea di tornare mi è venuta vedendo un post su Facebook e Instagram (unici socialnetwork che uso, con lo pseudonimo di Zoe Rondini). Nel post, era pubblicizzata una conferenza del giornalista e scrittore fiorentino Saverio Tommasi alla Fondazione Zia Caterina.

Purtroppo, la logica dei socialnetwork spesso è scomoda e stressante per alcuni fruitori. Mi riferisco agli spostamenti da una città ad un’altra (più o meno vicina e collegata…) che vanno organizzati nell’arco di pochi giorni. Gli eventi sono pubblicizzati con poco anticipo…! Amo quei personaggi famosi che si fanno le grafiche con tutte le date di un tour…

C’è un personaggio famoso che vorrei seguire di più dal vivo.  Ahimè, non riesco, perché pubblicizza i suoi concerti solo nelle storie che durano poche ore.

Problemi organizzativi

Presso le stazioni ferroviarie (come negli aeroporti) c’è un’ottima assistenza per i viaggiatori con disabilità e tutto un viaggio si può organizzare su internet in autonomia, ma devo dire che spesso mi faccio aiutare e ciò implica che  per organizzare il tutto ci vuole un notevole impegno di tempo per chi mi assiste e mi aiuta e ciò ha purtroppo generato un notevole stress, per fortuna è stato un caso isolato.

A volte viaggiando molto, accadono dei contrattempi che vanno gestiti in rapidità, fanno innalzare lo stress ed anche il mio senso di impotenza. Per fortuna, dopo i tanti spostamenti, da settembre ad oggi è la prima volta che ci succede. Avevo prenotato un albergo (NON proprio economico e NON rimborsabile) su Booking.

Nelle foto si vedevano le caratteristiche della camera e, nella scheda, era in una posizione poco distante dal centro. Anche volendo, non c’erano foto dell’intera struttura, a parte le camere ed i bagni. Il punteggio era più di otto, a solo 1,3 km dal centro. Il letto era grande con l’aggiunta di un altro letto. Le camere a tre (due genitori e un figlio) non sono così facili da trovare.

Solo dopo aver effettuato il pagamento, mi sono informata direttamente tramite telefono, per scrupolo… abbiamo parlato con una donna, dipendente della struttura che ci ha specificato che c’erano due rampe di scale per accedere alle camere. Le abbiamo subito detto che su Booking  questo dettaglio non era specificato e, data la mia situazione… ciò comportava un problema! A quel punto, la nostra richiesta è stata se potevano rimborsarmi e cancellare la prenotazione… Visto il paragrafo seguente, la struttura non era a norma.    Ho anche chiesto se gestivano altre strutture o se potevano consigliarmi un altro posto (a Venezia Maricica ha chiamato tante strutture alberghiere e dopo il terzo albergo che non aveva i requisiti che richiediamo abbiamo chiesto a chi rispondeva se potevano indicarmi un’altra sistemazione e ci hanno aiutate).

Il tempo era poco e, ora che la città non è bollente, gli alberghi sono strapieni, molto più di un mese fa quando andai la prima volta. Lo abbiamo riscontrato mentre cercavo di organizzare il viaggio e cercavo un hotel. Guarda caso non era possibile cancellare la prenotazione e non sapevano consigliarmi un’alternativa. Ho pensato al fatto che il tempo stringeva, che molti alberghi erano pieni e, soprattutto, mi dispiaceva perdere la cifra già spesa per tre notti. Ecco la mia soluzione non ottimale, ma alla  luce di tante considerazioni, sembrava la meno peggio.  Avrei fatto a fatica le scale, un gradino alla volta, caricando la gamba sinistra perché da circa quattro anni a questa parte soffro di artrosi (refertata più volte) all’anca destra, per questo uso di più la sedia a rotelle motorizzata.

La mia assistente Maricica, ha pensato di portare con noi il certificato di invalidità (mi è stato conferito il punteggio massimo! 100%, senza lode, va be’ tanto l’ho presa poi… alla triennale!) perché con quello ho l’esenzione sulla tassa di soggiorno. Mandando la foto di tale certificazione, magicamente, ci hanno consigliato non andare nel loro hotel… e hanno sbloccato, in   tempo reale, il tasto della cancellazione su Booking. Mi hanno rimborsato il pagamento.

Voglio vedere se andavo da loro e pubblicavo sui miei due social (o meglio spammavo un video…) dove facevo vedere che stavo mele o rischiavo di cadere, cosa avrebbero fatto la struttura?  Comunque, per completezza d’informazioni, non mi sono mai fatta male in un luogo pubblico, anche se fosse, non pianterei mai una grana per qualcosa che può succedere e non è né colpa mia né della struttura!

Un paio di giorni prima, non abbiamo pensato al certificato d’invalidità, anche perché se non richiesto non mi viene in mente di usarlo, perché la situazione è talmente palese, che a mio avviso una diagnosi dell’Inps scritta anni fa per giunta con una pessima grafia, non dovrebbe essere   così impattante sulla vita di una persona in ogni caso, soprattutto quando il problema si sente e si vede benissimo…!

Da domani non andrò al cinema, teatro, concerto, albergo, vacanza, o in giro per Roma ect senza la bella foto (e magari la fotocopia cartacea, perché non si sa mai…) del magico certificato.  Giro molto per Roma e per l’Italia, non mi era mai servito e soprattutto per turismo e accesso ai posti pubblici non aveva mai fatto la differenza! Senza certificato e con quello che si vede (sto parlando del sorriso e degli occhioni azzurri😉) un biglietto omaggio lo porto sempre a casa.

Comunque sui siti di prenotazione perché, se c’è “l’opzione disabilità”, tante volte va cercata per bene!? Un’ipovedente rientra tra la disabilità visiva, allora perché non fare l’opzione da spuntare un po’ più grande e più semplice da trovare!?

Tornando al nostro viaggio, dopo l’invio del magico certificato su whatsapp, con ogni probabilità si sono spaventati, la signorina ci ha fatte contattare da un uomo, probabilmente lo stesso direttore che il giorno prima, tramite la dipendente, non ci aveva dato alternative e non ci voleva far cancellare e rimborsare la prenotazione. Questo signore ha sboccato, in tempo reale il tasto per la cancellazione su Booking e ci ha subito ridato i soldi tramite bonifico.

Tornando all’organizzazione del viaggio con pochi giorni di “preavviso”, in genere, le cose da preparare, prenotare e organizzare sono veramente tante. Lo so bene e mi dispiace. Ma è così non per mia volontà, ma per i tempi stretti dei social.

Per organizzare i tanti viaggi, mi faccio aiutare perché, giusto per fare un esempio tra tanti… spesso, quando parlo con gli sconosciuti non mi capiscono. L’assistenza alla stazione va prenotata al telefono e le attese sono molto lunghe.  Si può anche mandare una mail, l’ho fatto e non mi hanno risposto, morale: ho dovuto chiamare. Alla fine ci devi parlare al telefono per partire senza dubbi.

Per organizzare interamente i viaggi, preferisco essere aiutata perché due teste sono meglio di una, ma se il tempo stringe e le cose da fare (tra il viaggio e il mandare avanti la casa) sono tante… ecco che giustamente subentra lo stress.

Comunque il viaggio Roma-Firenze dura un’ora e mezza. Dopo la cancellazione dovevamo trovare un’altra sistemazione, o alla peggio saremo tornate a casa il giorno stesso.

Il certificato l’ho mandato perché mi hanno richiesto di fare il check in online. L’avventura ha, per fortuna un lieto fine. Maricica, che non si perde mai d’animo e riesce a trovare sempre una soluzione, ha scritto su Booking, “Alberghi a Firenze adatti ai disabili” e la ricerca è andata a buon fine! Il sito più utilizzato e famoso per gli hotel ha tanti utili filtri: perché non aggiungere un altro per facilitare le ricerche per le persone con disabilità? (Chiedo troppo se propongo un filtro per le tre disabilità principali? Sarebbero: motoria, sensoriale e cognitiva!) Tanto esistiamo anche noi e facciamo parte del mondo e delle diverse società!

Per fortuna, Maricica ha trovato un hotel adatto a persone con bisogni speciali, proprio di fianco alla stazione. Ci ha accolte una ragazza molto gentile.

La camera e i letti erano più piccoli dell’altra, anche ma adatta noi.

Il bagno era con la vasca, Giulia, la ragazza gentile ed accogliente  della reception ce l’ha detto quasi mortificata, ma l’abbiamo subito rassicurata, per pochi giorni ci saremo tranquillamente arrangiate. L’albergo era grandissimo. I pochi gradini prima degli ascensori avevano una rampa per aiutare le persone a salire con i bagagli, i passeggini, le carrozzine per neonati e anche carrozzine o deambulatori per chi non è più neonato! Una rampa può far comodo a diverse persone, età e situazioni…

Normativa alberghi e strutture ricettive per abbattere le barriere. In breve.

In Italia, l’accessibilità delle strutture ricettive è regolata principalmente dal Decreto Ministeriale 236/1989, che impone l’abbattimento delle barriere architettoniche e stabilisce requisiti rigorosi per spazi, camere e bagni.

Normativa alberghi e strutture ricettive per abbattere le barriere:

La normativa di riferimento per l’abbattimento delle barriere architettoniche nelle strutture ricettive per permetterne la fruizione a persone con disabilità è composta da:

  • legge 13/1989 e il relativo Decreto Attuativo
  • l’art. 24 della legge 104/92 Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche

Nel Decreto Attuativo – Decreto 236/1989 – non si fa esplicitamente riferimento alle singole tipologie di strutture ricettive come bed and breakfast, alberghi e agriturismi. All’art 3.4 comma c del Decreto si specifica, però, che “nelle unità immobiliari sedi di attività ricettive il requisito della visibilità si intende soddisfatto se tutte le parti e servizi comuni ed un numero di stanze e di zone all’aperto destinate al soggiorno temporaneo determinato in base alle disposizioni di cui all’art. 5, sono accessibili.

All’art. 4 vengono indicati i criteri di progettazione per l’accessibilità di porte, pavimenti, infissi esterni, arredi fissi, terminali degli impianti, servizi igienici.

Dunque per l’abbattimento delle barriere architettoniche qualsiasi struttura ricettiva deve rispettare il requisito della visitabilità e i criteri di progettazione per l’accessibilità.

A seconda della tipologia a cui appartengono – bed and breakfast, albergo o agriturismo – vi sono poi altre importanti indicazioni da seguire per garantire l’accessibilità. (Le strutture da me scelte, sono sempre dei b&b. Sono anche le più diffuse ed utilizzate)

Una differenza su tutte? Nei b&b è sufficiente che ci sia una sola camera accessibile a persone con disabilità, mentre negli alberghi devono essercene almeno due ogni 40 stanze o frazioni. Nel caso degli agriturismi, il numero minimo di camere accessibili a persone con disabilità, invece, viene stabilito dalle leggi delle singole regioni.

Chi possiede una struttura ricettiva e vuole investire per eliminare le barriere architettoniche può usufruire di alcuni vantaggi fiscali. Trovate tante nozioni utili, per chi offre la struttura e per che ne vuole usufruire al link di seguito Clicca qui.

Cominciamo i tour e soprattutto la vacanza!

Da li abbiamo fatto un bel respiro e ci siamo godute la vacanza! Dopo un po’ di meritato e necessario riposo abbiamo fatto una passeggiata in centro, abbiamo attraversato l’Arno e abbiamo visitato una parte del suggestivo quartiere Oltrarno, non è turistico e affollato e non c’ero mai stata. Avevamo prenotato un ristorante di cucina tipica toscana e fiorentina, ma non mi ha colpito…

I ristoranti di questa città sono tipici, alcuni molto buoni, a esempio Bucanegra e Da Giovanni, in quest’ultimo ci sono tornata, sempre ottimo! Ho fatto vedere il paragrafo del mio recente articolo alla proprietaria e mi ha regalato un pacchetto di tozzetti. L’ho ringraziata con entusiasmo, avrei mangiato li volentieri anche il giorno dopo, ma era tutto prenotato! A Firenze i ristoranti non sono grandi, se avete in programma un viaggio in questa bellissima città, a maggior ragione se siete bongustai come me,  cominciate subito a prenotare, stessa cosa per i musei, i tour guidati e mi raccomando il certificato di disabilità, se ce lo avete portatelo come gli altri documenti, ma è più grande del formato tessera.

Il secondo e terzo giorno, avevo organizzato delle visite guidate con Alessio, una guida che avevo conosciuto la scorsa volta e, da allora, abbiamo cominciato a seguirci su Instagram.

Con la guida o senza?

Le visite guidate da me richieste erano di due pomeriggi. Il 21 maggio ci sarebbe dovuta essere una conferenza a pagamento di Saverio Tommasi, alla Fondazione Zia Caterina. Questo era l’evento che mi ha spinta a questa repentina vacanza a poco meno del viaggio, di un mese fa, sempre per andare  da Zia Caterina. Purtroppo, per motivi organizzativi, l’evento è stato rimandato (Speriamo che lo rifacciano…) Mi ero già organizzata gran parte della vacanza, pagando l’albergo… e i treni, era un peccato rinunciare a tanti dei bei giorni, ludici, godendosi tante cose e staccando tre giorni dalla routine. Alla fine, subito dopo l’annullamento della conferenza,  per paura di sprecare tempo, o non vedere le cose importanti di questa bellissima città… ho prenotato due pomeriggi  con Alessio. Un giro prevedeva la visita di due chiese importanti: Santa Croce e Santa Maria Novella e l’altro diversi punti in centro e il quartiere di Oltrarno. Vedere opere d’arte, musei, città… senza dover cercare la spiegazione su internet, senza dover prestare la propria attenzione ad un’asettica audio guida con spiegazioni lunghe che mettono sonnolenza… è tutta un’altra cosa! Ovviamente tutto questo ha un costo, ma per uno, massimo due giorni… trovo che in certi luoghi,  ne valga la pena! Bisogna anche calcolare che siamo solo in due e che sia a me che Maricica piacciono queste cose e poi le guide con le quali ho fatto delle passeggiate, anche dentro Roma, a Venezia e Firenze sono state gentilissime, perché quando prenoto, anche con pochi giorni di preavviso… faccio presente la ridotta mobilità e la sedia motorizzata (non mi hanno mai chiesto il certificato). Un po’ cammino e se non c’è un’alternativa faccio anche gradino e loro si studiano il percorso più adatto. Per questo li ho sempre ringraziati e ho loro fatto tanti complimenti, tutti meritati.

 A Venezia, il giro in motoscafo era facile una volta a bordo! Comunque la persona esperta e gentile ci ha segnalato il punto di imbarco più vicino alla zona del nostro hotel e senza troppe scale!

L’idea di fare alcune visite guidate in città d’arte, mi è venuta dopo diversi viaggi di quest’anno  e, per fortuna, prima del bellissimo viaggio a Venezia. In queste città (Venezia e Firenze) ne è valsa la pena, soprattutto perché Venezia non è semplice da visitare e in poche ore in motoscafo abbiamo  visitato tanti quartieri diversi e stupendi!!! Mesi fa, per Simone Cristicchi, siamo state  a  Perugia che è più piccola, vicina a Roma e ce la siamo girate benissimo da sole, in parte a piedi ed in parte con la nostra auto.

I city tour

Tornando alle passeggiate guidate a Firenze, il venerdì pomeriggio, con Alessio Alioto, abbiamo visto il Pantheon di Firenze, la Basilica francescana di Santa Croce e poi siamo andati alla Basilica dominicana di Santa Maria Novella.

Il sabato, invece, abbiamo fatto una bellissima e lunga passeggiata. Partendo da piazza della Signoria, abbiamo visto l’esterno di Palazzo Vecchio, Pontevecchio, Palazzo Pitti, la Basilica Agostiniana di Santo Spirito, il Palazzo di Bianca Cappello in via Maggio e poi Santa Trinita. Si, forse le chiese potevamo vederle da sole, anche se sarebbe stata una visita molto più riduttiva, senza i magnifici chiostri. Avrei voluto fare la parte nuova di Oltrarno e i dintorni collinari della bellissima città! O magari (come doveva essere) assistere all’interessante conferenza, vicino Firenze, a  Bagno a Ripoli  e fare la passeggiata del centro e Oltrarno con Alessio, vabbè…!

Cosa mi affascina delle città d’arte

Quando giro le città d’arte, mi affascinano i palazzi, le leggende, il centro, le ville, le passeggiate e i dintorni piuttosto che i musei, anche se qualcuno rimane d’obbligo. L’altra volta a Firenze avevo fatto quel giro guidato con la golf car, verso piazzale Michelangelo che mi è piaciuto tantissimo. Organizzando questo secondo viaggio, ci sarei tornata volentieri, ma non c’erano posti disponibili. La prossima volta invio il certificato e vediamo cosa succede. Seriamente, l’ho cercato tanto su internet, ma era tutto pieno. Ho chiesto ad Alessio (che con un’agenzia fa soprattutto visite in città… quindi non so se e quanto gli compete) e giustamente mi ha risposto che con pochi giorni di preavviso non gli era possibile organizzare la cosa. Mannaggia alle dinamiche dei socialnetwork almeno se creassimo dei salva date una settimana prima dall’evento da pubblicizzare e poi lo ricordassimo due giorni prima, non sarebbe male. Comunque ripensando a tutti i viaggi di quest’anno, la mia assistente ed io (ma soprattutto lei) troppo brave siamo state!

Il certificato di invalidità motoria, del 100%, può avere una doppia valenza, da una parte sconti e porte aperte per eventi culturali… viaggi… alberghi, tasse ridotte alla Sapienza e quant’altro. Dall’altra parte, e mi è già capitato, mi possono dire in faccia: “ci dispiace non abbiamo più posti! O ancora, sei troppo disabile per… E così via, ma poco cambia!

Un ricordo di Genova nel 2007

Mi ricordo un viaggio nel 2007, a Genova. Anche lì mi hanno colpito i bei palazzi del centro, soprattutto il Palazzo di Francesco e Ridolfo Brignole, chiamato anche Palazzo Rosso, poi il porto, i carruggi e i dintorni mi sono piaciuti tantissimo, era inverno e mi  ricordo un bel giro a Portofino.

Ero già grande, ho visitato l’acquario ma ci ho impiegato al massimo tre o quattro ore, avevo capito che il porto, i carruggi, la città in generale e i suoi dintorni, mi attraevano più di qualsiasi altro luogo al chiuso! Sarò anche strana e ignorante, ma ognuno è fatto a modo suo e per fortuna, su preferenze, inclinazioni, passioni, pregi  e difetti la o le disabilità non sempre, o non in tutto influiscono! Le città italiane e spesso i loro dintorni, sono spesso tutte bellissime. L’unica che mi ha colpito meno delle altre è stata Torino, celebre per essere stata la prima capitale d’Italia (1861) e culla del Risorgimento, ma vicino alle bellezze storiche si vede che è stata una città di lavoratori con diversi quartieri-dormitori, poco vitali.

E poi, una delle mie passioni è il cibo!

Tornando a Firenze, sono stata come la volta scorsa, al mercato centrale. Lo consiglio caldamente. Ad un ingresso c’è una rampa per entrare ed è molto diverso, più grande e caratteristico di  quello di Roma!

Mi sono divertita a comprare prodotti artigianali come taralli e tozzetti da portare a casa. Abbiamo mangiato in un banco di specialità italiane e toscane. Ho preso la pappa al pomodoro, per me un bel ricordo d’infanzia, ho fatto a metà con Maricica detta Cica, di osso buco cotto con tanto sugo, sedano, carota e cipolla tagliati a dadini grossi: una poesia! La cucina è ricca di storia, tradizioni, sapienza tramandata, arte e tanto amore! Sarà anche per le ricette toscane, che conosco meglio di altre ricette regionali, che questa regione mi è rimasta nel  cuore.

Un’altra cosa bella che ho fatto e vi consiglio di fare, è stato salire sulla terrazza della Rinascente un po’ prima di cena. Con l’ascensore si arriva all’ultimo piano del  grande magazzino poi ci sono due brevi rampe di scale. Da qui si apre una bellissima vista a 360 gradi sui tetti del centro storico.

In particolare si ammira:

  • Cupola del Brunelleschi: Domina la visuale, offrendo uno scorcio ravvicinato e suggestivo che emerge tra gli edifici storici.
  • Piazza della Repubblica: Uno sguardo privilegiato sulla storica piazza sottostante, il cuore commerciale e sociale della città.
  • Palazzo Vecchio: Si staglia maestoso verso il cielo con la sua inconfondibile torre merlata.
  • Torri e cupole: Si possono ammirare i campanili e le architetture religiose circostanti che punteggiano l’orizzonte

Aspettative e progetti futuri

Settembre è il  mio mese preferito per diversi motivi. È il mese del mio compleanno, si fanno tanti progetti, la stagione è ancora bella, le giornate lunghe. Tra un progetto e l’altro, complice il mio compleanno, si possono pensare e fare tante cose e, perché no… un week end lungo tutto da organizzare, in un bel posto!

Tra mille idee e progetti per fine estate mi piacerebbe presentare i miei libri alla Fondazione Zia Caterina, non so se c’è ancora la possibilità. Spero di sbagliarmi, ma prima e dopo la seconda conferenza mi sono sembrati meno organizzati, distaccati e in confusione, ma questo caldo improvviso lo sto soffrendo molto anch’io;):). Comunque sia, sarei felice di tornare a Firenze, per quattro o cinque giorni. C’è tempo per informarmi, confrontarmi con mia sorella Daria che dall’adolescenza in poi, ha sempre avuto una marcia in più per organizzare viaggi, anche accessibili per me! Ovviamente il certo lo conosco molto bene.  Mi piacerebbe esplorare meglio i dintorni, poi non è detto che devo stare proprio a Firenze città. Potrei  stare vicino e vedere cose che non ho visto.

Con l’occasione, mi piacerebbe anche organizzare un caffè con varie persone con le quali mi farebbe piacere parlare, ma soprattutto ascoltarle raccontare un po’ di sé… Questa volta, alla fine, non è stato possibile.

A volte le persone che stanno con me si annoiano a vedere i posti, gli spettacoli teatrali… più di una volta!

Vedremo…! Intanto per l’estate ho tanti bei progetti…!

 

Se potete, linkate e spammate questo (e altri) articoli, vi ringrazio 😉

Vi lascio il link dei miei contatti! clicca qui

Leggi anche:

Firenze, tra incontri e turismo. La magnifica conoscenza di Massimo Orlandi e Zia Caterina (primo viaggio a Firenze di quest’anno!)

A Venezia per Cristicchi! Una conferenza, un viaggio e tanta gratitudine

Depliant

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RaccontAbili: presentazione del saggio di Zoe Rondini e rassegna stampa

Copertina del saggio RaccontAbili di Zoe RondiniTitolo dell’opera: RaccontAbili
Sottotitolo: Domande e risposte sulle disabilità
Autrice: Zoe Rondini (nome d’arte)
Editore: Erickson Live
Edizione: novembre 2020
Genere: Saggio
Pagine:   275
Prezzo di copertina: euro 24,00
Progetto editoriale a cura di Matteo Frasca

 

 

Chi desidera acquistare la copia cartacea del libro lo può fare scrivendo a live@erickson.it, andando sul sito Erickson Live ,o contattando direttamente l’autrice  tramite la pagina contatti , di questo portale.

 

 

 

Sinossi dell’opera RaccontAbili

Delle diverse abilità o del mondo delle disabilità non è che non si parli, anzi.  Gli psicologi e gli esperti socio sanitari vengono chiamati a discutere e a riferirne in ogni dove; gli insegnanti e le famiglie testimoniano la fatica e le difficoltà in merito, incontrate ogni giorno per colpa di un modello sociale che stenta a sostenerli. Giornalisti e autori televisivi spesso raccontano casi esemplari che rapidamente possano tramutarsi in casi mediatici su cui puntare i riflettori, pronti però a dissolversi in poco tempo. Film, romanzi e racconti ci restituiscono la verità, la profondità e la ricchezza delle tante sfaccettature che la parola “disabilità” contiene e suggerisce.

Ma poi? Chi raccoglie il punto di vista delle tante persone che sotto diversi livelli vivono la propria disabilità o quella altrui? Oltre che a protestare, denunciare, lamentarsi, o a fare parte di storie edificanti, chi li invita a raccontarsi e a raccontare la loro vita… “normale”? Quali possono essere le tante narrazioni possibili sul mondo delle disabilità, narrate da chi ogni giorno le vive in prima persona e da chi ne è a stretto contatto nel proprio ruolo, professione o vocazione?

L’autrice Zoe Rondini scommette su quest’opportunità e su questo spazio bianco

Zoe non ha mai sentito il bisogno di parlare dei massimi sistemi, con il rischio di raccogliere e di accumulare il già sentito, il già detto, le frasi di convenienza o di circostanza, i moralismi che devono essere comunque espressi. Di tutto questo, suo malgrado, è stata ben infarcita fin da piccolissima, ma fin da bambina l’ha sempre rifiutato e combattuto. A Zoe interessa sapere come stanno le persone e cosa hanno da dire, se si danno l’opportunità di riflettere su quello che vivono e se vogliono raccontare qualcosa rispetto a famiglia, scuola, tempo libero, diritto, sanità, educazione, giornalismo, politica, integrazione, teatro, musica, sport, terapia, editoria, università, lavoro, amicizia, amore e sessualità.

Un’intervista per aiutare le persone a raccontarsi

Come la protagonista del film (e del romanzo) The Help, l’autrice utilizza la forma intervista per aiutare le persone a raccontarsi e ad uscire allo scoperto. A confrontarsi con le risorse e i limiti che le disabilità impongono in tutti i campi. Cercando anche di addentrarsi in territori poco frequentati, raccogliendo testimonianze e storie legate alla sfera dei bisogni affettivi, amorosi e sessuali. Come Eugenia Skeeter Phelan, Zoe Rondini – con mille ostacoli ammessi dalla stessa autrice – incontra un gruppo di circa trenta intervistati che attraverso il loro peculiare punto di vista cercano come possono di non consumare, ma al contrario di estendere e rivitalizzare sotto lenti molteplici il concetto di disabilità.

Quello che ne vien fuori vuole essere una narrazione finalmente coralepolifonica, con le voci rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere tutti e tutte.

Questo saggio corale vuole cambiare la narrazione dei e sui disabili, dando loro l’opportunità di parlare in prima persona e non scegliendo solo il disabile che diventa un super eroe grazie allo sport… o la persona che subisce un danno, viene bullizzata, o le vengono negati dei diritti: c’è molto altro di “interessante” da narrare e “far conoscere”.

RaccontAbili: la struttura del saggio

Il testo è diviso in due sezioni:

  • una prima parte che raccoglie le interviste,
  • una seconda dove si evince il punto di vista di Zoe sulle medesime tematiche, sotto forma di articoli che vengono dal suo portale Piccologenio.

Impreziosiscono l’opera la prefazione della professoressa Maria Serena Veggetti – docente di Psicologia generale presso la Sapienza di Roma e membro dell’Accademia russa per l’ordine degli psicologi – e un contributo del professore Nicola Siciliani de Cumis – pedagogista e Professore ordinario di Pedagogia Generale presso La Sapienza – sulla percezione della disabilità nel Poema Pedagogico di Anton Semenovic Makarenko.

Un’appendice raccoglie infine testimonianze che provengono dalla Rete e una puntuale nota del professore Adriano Bompiani sul legame tra bioetica, disabilità e legislatura.

Nella sua seconda prova letteraria, Zoe Rondini si rivolge alla stessa comunità protagonista delle sue interviste: persone con disabilità, famiglie, insegnanti ed educatori, giornalisti, scrittori, pedagogisti, psicologi, medici, studenti, amanti del teatro e del cinema, attori, registi e autori. Con l’auspicio che questo testo ibrido nella sua forma, al confine tra saggioinchiesta e intervista polifonica, allarghi pian piano, lì dove giunge, la comunità abile nel raccontare, che insomma ogni lettore e lettrice diventi a sua volta una o uno dei possibili, futuri RaccontAbili.

L’autrice

Zoe Rondini è il nome d’arte dell’autrice. Laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma, dopo la sua opera prima, il romanzo autobiografico “Nata Viva”, con quest’opera ha voluto dare spazio ai vissuti e alle narrazioni sulle disabilità.
Il blog piccologenio.it è uno degli strumenti che utilizza per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti dei disabili.
Parallelamente, cura un corso annuale dedicato al tema della disabilità nell’ambito del Master di Neuropsicologia dell’età evolutiva promosso dall’Università LUMSA di Roma e, dal 2011, è promotrice del progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” che si rivolge agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. Fornisce il suo contributo in diversi convegni e seminari di settore, nonché a testate giornalistiche attive nell’ambito del sociale.

 

Vai alla presentazione e al curriculum vite di Zoe Rondini

Rassegna stampa:

Zoe Rondini: superare la disabilità con la scrittura e la comunicazione

Sesso e disabilità, Zoe Rondini: “Con la comunicazione lotto contro tabù e pregiudizi”

Lezione per il master in Neuropsicologia dell’età evolutiva della Lumsa

Zoe Rondini compie 40 anni. Gli auguri della redazione all’autrice di RaccontAbili e Nata Viva Angeli Press

Zoe Rondini ci racconta “RaccontAbili”, il suo ultimo successo letterario  Informare Online

“RaccontAbili”: dare voce alle persone disabili riguardo a famiglia, lavoro, cultura e sessualità” DisabiliAbili

Quanta emozione alla Premiazione del XII Festival Internazionale del Cinema Patologico Il Digitale

“Handicappata a chi?” Sfatiamo la disabilità con l’intervista a Zoe Rondini Il Digitale

Scrittura, disabilità, rapporti, diritti e tabù. Con Zoe Rondini parliamo di tutto  Intervista per FinestrAperta.it

Intervista a Zoe Rondini, che ci parla del suo nuovo libro “RaccontAbili” Spettacolo News

ZOE RONDINI: “LA SCRITTURA È LA MIA COMPAGNA DI VITA DALL’ETÀ DI 9 ANNI” Intervista di Paolo Restuccia per Genius

Sex 05. Zoe, disabilità e diritto alla sessualità L’Espresso

La disabilità in “Raccontabili” di Zoe Rondini  Dianora Tinti Letture e D’intorni

Raccontare la disabilità: intervista a Zoe Rondini Giornale Radio Sociale

Quattro chiacchere con Zoe Rondini Vis Vitaes

Zoe Rondini una straordinaria storia di normalità JobMeToo

RaccontAbili su Piuculture

Intervista sul periodico Vis Vitae

RaccontAbili: tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere sulle disabilità su Repubblica Cultura

Intervista sul “Il Benessere Olistico”

RaccontAbili su Ubiminor

RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità su Angeli Press

RaccontAbili, la nuova opera di Zoe Rondini su Italia Olistica

Video

Intervista a Zoe Rondini di Marco Farina Scrittore

O Anche No

RaccontAbili all’Unione Italiana dei Ciechi di Roma

Presentazione online del saggio polifonico “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità”

RaccontAbili al Festival Fuori Posto 2020

Contributi per piccologenio.it

Per una presentazione da remoto di RaccontAbili di Zoe Rondini

La Professoressa Maria Serena Veggetti, docente di psicologia alla Sapienza di Roma, racconta RaccontAbili

Qui non troverai i Supereroi

RaccontAbili: i primi passi

 

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“Comincia dall’inizio. Il corpo è il tuo inizio” due testimonianze sul Tantra

“Il sesso senza amore è un’esperienza vuota,  ma fra le esperienze vuote è una delle migliori!”. Woody Allen

L’amore è coinvolgimento. Il rapporto intimo dovrebbe diventare dunque, non solo un’esperienza fisica, ma coinvolge la parte emotiva. Dovrebbe (ed in molti casi è) essere il coronamento di qualcosa già in atto.

In verità non sempre si arriva al pieno coinvolgimento. Ecco quindi  che il massaggio tantrico può essere un aiuto, un’esperienza di anima e corpo che mira a rilassare (e non solo…la persona. Il rituale  tantrico fa parte delle discipline olistiche: la visione olistica rappresenta la visione del Tutto, dell’intero – dal greco Olos: tutto, intero, totalità, integrale. Con una visione olistica, la persona è vista come insieme delle sue parti corpo – mente – spirito e poiché nell’Universo tutto è collegato, anche corpo, mente e spirito sono interconnessi tra loro, così come noi siamo Uno con il Tutto.

Convinta dei benefici di questa filosofia, religione, meditazione e massaggio, ho accettato di aiutare un mio amico a vivere questa esperienza. Andrea, nome di fantasia,  viene da una famiglia molto credente. Cresciuto con un’educazione cattolica gli è stato insegnato che il piacere fine a se stesso, la masturbazione, l’amore fisico non finalizzato alla procreazione, siano dei peccati gravi.  Nel confrontarci gli proposto un’altra versione, secondo la quale non si dovrebbe credere ciecamente a tutte le “regole“ della Chiesa, in quanto molte di esse sono state decise da uomini. Nell’ascoltare il suo ragionamento sono rimasta molto colpita, e in qualche turbata, da quanto non era sereno davanti a certe tematiche. Quando dipendi di più dagli altri ci vuole più tempo e fatica per crearti una propria identità, carattere e libertà di pensiero. Ho parlato a lungo con lui ed ho scritto molto per cercare di aiutarlo. 

Andrea mi ha espresso più volte il suo desiderio di emanciparsi e di fare un’esperienza sessuale intensa, dolce e totalizzante, infondo era una persona adulta e nel pieno delle sue capacità mentali. All’inizio non me la sentivo di aiutarlo: il suo desiderio era legittimo e giusto, ma se nella casa-famiglia dove viveva ci avessero scoperti cosa sarebbe accaduto? Mi sono consigliata con i miei più cari amici, tutti mi dicevano di aiutarlo a trovare come desiderava, una brava massaggiatrice tantrica. Il suo desiderio era nato dopo aver letto il mio articolo dove accostavo i benefici di tali pratiche ai bisogni e desideri delle persone disabili. Da prima l’indecisione… ma poi la decisione: l’avrei aiutato a realizzare il suo desiderio.

Sapevo che avrebbe avuto una bellissima esperienza, in fondo a chi faceva un torto essendo lui single? È vero che le persone intorno a lui avevano provato a reprimere la sua natura, ma per fortuna non erano riusciti a spegnere il desiderio di affettività, dolcezza e attenzioni che andava tanto cercando. Aveva già provato con il sesso a pagamento, ma era stata un’esperienza priva di coinvolgimento…

I giorni prima dell’appuntamento Andrea  era curioso più che emozionato; io ero felice per lui. Dopo il massaggio mi ha chiamata per ringraziarmi. Era stata un esperienza bellissima, si erano scambiati amore, attenzioni e coccole; si era rilassato come poche volte  prima di allora. Poche sere dopo ci siamo visti: ero curiosa e volevo saperne un po’ di più. Era raggiante,  diverso da tutte le altre volte che ci vedevamo per andare al cinema, a teatro o per mangiare insieme. Era un po’ che non vedevo una persona così felice. Forse anche a me è servita questa esperienza più dei tanti convegni sull’amore, sessualità, assistenza sessuale fatti da persone esperte e competenti; ma sono sempre persone “normodotate“ che teorizzano idee e diritti sul sesso di noi disabili. Forse sono utili per superare i falsi pudori sull’argomento, ma poi c’è un punto di incontro tra teoria e pratica? Se sì qual’è? Le scelte che ho fatto per conoscere l’amore e la sessualità, le ho fatte e messe in pratica da sola e, non tutte… ma la maggior parte le rifarei. Forse manca ancora un aiuto concreto.

Certo un massaggio è solo un massaggio non ha molto a che vedere con l’amore. Ho spiegato al mio amico che quella persona era solo una massaggiatrice e che non doveva aspettarsi le belle cose che si hanno in un rapporto di coppia. Chiarito questo, la contentezza di Andrea era più forte e profonda!

Ritengo il Rituale Tantrico, fatto da esperti e al giusto prezzo, un valido supporto per tante persone normodotate e disabili che hanno qualche problema nel vivere il rapporto di coppia; non a caso cito una testimonianza trovata in rete, di una ragazza normodotata che racconta di come ha tratto dei benefici ed è riuscita ad affrontare e risolvere dei problemi con questa antica pratica(…) Di blocchi mentali ne avevo sempre avuti parecchi. Colpa della mia educazione, di tutti quegli anni (tanti, tra scuola dell’infanzia, elementari e medie) passati in istituti guidati dalle suore. Avevo difficoltà a lasciarmi andare, tante sere quando il mio compagno mi cercava io mi nascondevo dietro le solite scuse. Mal di testa, stanchezza. Così finivamo per addormentarci ognuno dal suo lato del letto. (..) Il Tantra, ha cambiato il mio approccio verso il sesso e così sono riuscita a risolvere il mio problema. (…)

(..) Anni fa, il mio compagno ed io eravamo entrambi scontenti: c’era qualcosa che non funzionava e non riuscivamo a trovare il modo di ritrovarci e di affrontarla insieme. A 18 anni provai il mio primo orgasmo, poi non ritrovai quella sensazione per molti anni. (…) L’intimità fra noi era uno degli aspetti di questa crisi.

Un sera lui rientra a casa con un dvd sulla pratica tantrica. Seduta sul divano, davanti alle prime immagini ero nervosa e un po’ in ansia. Ma mi sono detta: “Devi farti forza. Continua e vedi cosa succede”. Ho provato la stessa cosa quando mi sono trovata nell’atrio dell’hotel per il “weekend di assaggio Tantra“. Perché dopo aver visto il dvd sia io che il mio compagno ci siamo incuriositi e abbiamo deciso di passare dalla teoria alla pratica, iscrivendoci a un seminario di due giorni gestito dall’istituto di Tantra e counseling Maithuna.

Certo, un’idea di cosa ci aspettava me l’ero fatta proprio guardando il dvd: respirazione, esercizi fisici. Per il resto, era davvero un’incognita che mi spaventava e m’innervosiva. Stefano, il mio compagno, era più agitato di me, ma ormai eravamo lì, e abbiamo scelto di andare avanti.

Dal punto di vista fisico gli esercizi che ci venivano proposti non erano difficili: abbiamo imparato a respirare con il diaframma e poi a collegare il respiro con i movimenti del bacino. La vera difficoltà riguardava la mente. Non riuscivo a lasciarmi andare e dovendo comunicare con il corpo (e con le aree genitali, poi!) non potevo proprio raccontarmi bugie: se una cosa non mi andava di farla, me ne accorgevo subito. Niente più scuse come stanchezza o mal di testa, i tabù me li sentivo addosso e non potevo far finta che non esistessero.

(…) In quel primo weekend non è successo niente di speciale (…) ma sono affiorate problematiche che adesso mi sentivo capace di affrontare. Compreso il nodo dell’orgasmo: sapevo che potevo averlo, in fondo era già successo, tanti anni prima. Solo che non sapevo come fare per arrivarci nuovamente, e durante il sesso continuavo a pensarci e a ripensare a come riavvicinarmi a quella sensazione. Ma è stato proprio quando ho smesso di avere quel pensiero fisso che ci sono riuscita di nuovo. (…) La differenza rispetto a prima è che adesso so come posso arrivare al massimo del piacere, ed è questa sicurezza che ha cambiato del tutto il mio approccio al sesso.

Anche con Stefano, ormai, è tutto diverso: di sera niente più mal di testa, ci cerchiamo a vicenda. Sperimentiamo, cerchiamo di sentire il corpo in vari modi. E pensare che, dopo quel primo weekend e i primi corsi, per un periodo ci eravamo lasciati, scegliendo però di continuare a frequentare i seminari insieme. Man mano che affrontavo i miei tabù mi riavvicinavo a lui, fino al momento in cui abbiamo deciso di ritornare insieme. Adesso aspettiamo il secondo figlio, che nascerà fra pochi mesi.”

Ammirevole ritrovare la sintonia, non cedere alla crisi ed ai problemi, ma anzi farsi aiutare ed aiutarsi a vicenda.

Sono felice per Andrea, ma  sono tantissime le persone con disabilità ed i genitori che mi chiedono aiuto perchè non sanno come affrontare certe pulsioni, non conoscono il Tantra e il Tantrismo e la prima, legittima domanda è “con il tantra si può godere?” La risposta è “si…” ed ho approfondito questo aspetto in articoli specifici. 

Spesso queste situazioni gravano sulle singole famiglie e c’è da dire anche che gli istituti, case famiglia, centri di riabilitazione, dove in teoria i disabili si potrebbero incontrare, conoscere e mettersi insieme sono fondati e gestiti da persone di Chiesa, che non sempre sono disposte a comprendere certe esigenze umane e spontanee.

Mi viene da citare Osho, mistico e maestro spirituale indiano: “Il Tantra ti insegna a riaffermare il rispetto e l’amore per il corpo. Il Tantra ti insegna a guardare il corpo come la più grande creazione di Dio. Il Tantra è la religione del corpo. (…) La prima cosa da apprendere è il rispetto del corpo e disimparare tutte le sciocchezze che ti sono state insegnate su di esso. Altrimenti resterai spento, e non andrai mai dentro di te, e non andrai mai oltre. Comincia dall’inizio. Il corpo è il tuo inizio“.

E’ proprio questo rispetto per la persona, per la sua individualità che rende il massaggio tantrico un’esperienza unica per ciascuno di noi.

  • Dopo l’esperienza di Andrea e questo articolo, sono tante le persone che mi hanno chiesto aiuto. Mi ritengo soddisfatta nel mio intento: ascoltare i bisogni e i desideri delle persone o dei tanti genitori. Per cercare di fornire informazioni e soluzione utili che non riguardano solo la Via del Tantra, ma hanno comunque a che fare con la sessualità, all’affettività, emotività e l’amore per persone con vari tipi di disabilità.
  •  Tutto ciò mi ha portata nel 2012,  ad aprire il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“. Il gruppo mira al dialogo tra persone disabili, normodotate e LGTBQ+ su tematiche quali la sessualità, l’amore, la vita di coppia, la negazione di tali bisogni, le paure dei genitori e molto altro. Grazie a questo gruppo ho potuto e continuo a raccogliere storie e richieste di supporto. In tal modo  mi impegno a fare la mia parte verso una società sempre più inclusiva per persone normandote e con disabilità.

Questo articolo rientra nella sezione “Il punto di vista di Zoe” del mio saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” nel quale tratto ampiamente il tema dell’amore e della sessualità delle persone con disabilità. Scrivetemi se desiderate una copia con dedica!  Contatti 

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Docenza al Master di I Livello in Neuroriabilitazione e Neuroscienze dell’età evolutiva, per l’ Università Lumsa


Anche quest’anno le lezioni ai Master Dell’Università Lumsa sono andati bene. Mi sono soffermata sull’importanza del gioco integrato con la riabilitazione. Ho anche narrato i progetti, personali e lavorativi più importanti!

Di seguito i materiali della lezione. Se siete una scuola, università, associazione, libreria… potete  contattarmi!

LUMSA 1 10 2023

Letture_NATAVIVA e RaccontAbili

Scheda progetto_Disabilità e narrazione di sé

Scarica-il-cv-di-Zoe-Rondini

Libri:

Per comprare il saggio RaccontAbili clicca qui

Per comprare il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva clicca qui

Contatti:

E-mail: zoe.rondini@gmail.com

Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

Il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone” è aperto a tutti!

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L’apice del piacere ed il consenso per scoprire noi stessi e gli altri

Sommario

L’orgasmo femminile. 2

L’orgasmo maschile. 3

Vivere la sessualità. 3

Raggiungere l’orgasmo con la masturbazione. 4

Da quando l’orgasmo non è più un tabù?. 5

Quando ritenersi pronto/a e come comportarsi 6

L’anorgasmia. 6

Il piacere nel rituale tantrico. 7

Qual è il legame fra orgasmo e Tantra?. 8

Nessuno è responsabile dell’orgasmo dell’altro. 8

L’orgasmo anale esiste davvero?. 10

Spesso si sottovaluta l’importanza che l’appagamento sessuale può avere sul benessere psicofisico delle persone. Dopo molti articoli e letture sui vari aspetti della sessualità, desidero soffermarmi sull’apice del piacere sessuale, prendendo spunto da diversi libri e ricerche. Partiamo da che cos’è l’orgasmo.

L’orgasmo è un’esperienza altamente soggettiva che porta l’individuo ad uno stato emotivo e fisico di benessere e di appagamento.

Dal punto di vista etimologico, il termine orgasmo deriva dal greco e vuol dire essere pieno d’ardore”.

Può essere inteso come un insieme complesso di reazioni neuromuscolari che si associano al momento di maggiore eccitazione sessuale provata dall’uomo e dalla donna.

Tali sensazioni vengono esperite in seguito alla stimolazione fisica degli organi sessuali e delle zone erogene di tutti i partner e grazie anche alle condizioni psicologiche e contestuali che vanno a costituire la base per potersi lasciare andare ad un coinvolgimento reciproco e ad un forte piacere erogeno.

Il dizionario Treccani riporta la seguente definizione: “Stato di eccitamento parossistico. In particolare, orgasmo sessuale, complesso evento psicofisiologico, di breve durata, che costituisce l’acme dell’eccitamento sessuale ed è accompagnato da un particolare stato di coscienza, intensamente piacevole: raggiunto in seguito a stimolazioni sia somatiche sia psicologiche, è caratterizzato da una serie di azioni neuromuscolari non controllate dalla volontà, che culminano per l’uomo nell’eiaculazione e per la donna in contrazioni perivaginali e altri fenomeni motori e secretori riflessi, determinando la risoluzione delle tensioni sessuali; con riferimento alla sessualità femminile, sono stati distinti un orgasmo vaginale e un orgasmo clitorideo (a seconda dell’area erogena più specificamente stimolata o a più spiccata eccitabilità)”. Già solo il vocabolario (testo non medico scientifico) mette in risalto il fatto che l’apice del piacere riguardi sia il corpo che la psiche.

L’orgasmo femminile

Attorno alla tematica dell’orgasmo della donna sono state elaborate negli anni diverse teorie come quella secondo cui esisterebbero un orgasmo clitorideo e uno vaginale, quasi fossero intesi come due tipi di orgasmo totalmente distinti e non come due “facce della stessa medaglia”. Già negli anni ’60 le ricerche di Master e Johnson hanno evidenziato come sembra non esistere alcuna differenza fra orgasmo clitorideo e vaginale.

La differenza sta invece nel tipo di stimolazione ricevuta a livello della clitoride che può essere stimolata a livello diretto (orgasmo “clitorideo) o a livello indiretto (ad esempio durante la penetrazione, orgasmo “vaginale). Infatti la clitoride è collocata nella posizione anteriore delle piccole labbra e sebbene sembri essere molto piccola, si estende all’interno nelle due radici che vanno a circondare le pareti del canale vaginale. Saranno queste ultime ad essere stimolate durante la penetrazione in modo indiretto e a contribuire in gran misura al raggiungimento dell’orgasmo nella donna.

Quindi l’unica differenza che si può riscontrare tra i due tipi di orgasmo è riconducibile al solo fatto che ogni donna può viverlo in maniera diversa e unica. Ci tengo  a sottolineare che la sessualità è soggettiva ed essendo anche una tematica delicata, riuscire a raccogliere dati che possano essere generalizzati all’intera popolazione a volte può essere difficile.

L’orgasmo maschile

L’orgasmo nell’uomo è strettamente legato,  all’eiaculazione. Nello specifico l’orgasmo si divide in due differenti fasi molto ravvicinate tra di loro: l’emissione e l’espulsione. La prima è legata al raccoglimento dello sperma. In questa fase l’uomo sta esperendo la forte necessità e urgenza di eiaculare. La seconda fase è caratterizzata dalle contrazioni muscolari molto veloci che fanno fuoriuscire il liquido.

Dopo l’orgasmo (periodo refrattario) sopraggiunge tipicamente una sensazione di rilassamento generale, attribuita c’è il rilascio di sostanze benefiche per in cervello, quali ossitocina e prolattina, così come delle endorfine.

Vivere la sessualità

La sessualità tra persone consenzienti dovrebbe essere sempre vissuta libera da tabù,  ed in modo appagante. Va detto che, in molti casi, fortunatamente, l’appagamento sessuale non è più un tabù, ma in altre situazioni, soprattutto quando si ha a che fare con una persona con disabilità, ancora si tende a non svelare ed affrontare i vari aspetti legati alla sessualità.

In un rapporto sessuale non sempre si raggiunge l’orgasmo. Ma è pur vero che questo step può rappresentare un’esperienza unica per chi lo prova ed un motivo e per chi lo dona. Una corretta educazione sessuale, la voglia di giocare e sperimentarsi, associata ad una maggior confidenza e un maggior dialogo, possono essere risolutivi per sviluppare la consapevolezza necessaria per raggiungere l’orgasmo. Un rapporto sessuale senza piacere può non essere appagante.  Ogni persona ha il diritto di vivere a modo proprio l’amore e la sessualità a patto che non sia dannosa per gli altri, per se sessi e sia sempre responsabile e consensuale.

Il libro: “Club Godo, una cartografia del piacere”, di June Pla, fa una distinzione tra il godimento e l’orgasmo. Il primo “è un piacere che traiamo da una certa situazione (…). L’orgasmo è l’esplosione che fa capire di aver raggiunto il massimo del piacere”.

Cerchiamo, pertanto, di fare chiarezza con dati storici e statistici.

Raggiungere l’orgasmo con la masturbazione

Per molte persone, soprattutto con disabilità non è semplice esplorare il loro corpo e provare piacere da soli, ma è utile per lo meno tentare.

Si parla tanto di punto G e di posizioni sessuali ma si tende a nascondere un elemento fondamentale nel raggiungimento del piacere; ovvero, l’autoerotismo. Masturbarsi è un passaggio fondamentale per conoscersi a fondo e scoprire ciò che fa stare bene, nonché le proprie zone erogene (il collo, l’ombelico, il seno passando per le dita delle mani…).

La masturbazione non è una “pratica” riferita esclusivamente all’età adolescenziale, anzi. L’autoerotismo è un alleato del benessere e dell’orgasmo in ogni età della vita, proprio perché con gli anni cambiano anche le aree del piacere e si possono scoprire lati di sé davvero inaspettati e sessualmente interessanti. Conoscersi bene può aiutarti a scoprire anche tanti modi diversi di godere, come ad esempio l’orgasmo espanso.

Da quando l’orgasmo non è più un tabù?

Nella nostra società, l’orgasmo ha perso la sua etichetta di tabù a partire dagli anni ’50, quando si è passati da una visione funzionale della sessualità, limitata alla procreazione, all’idea che il raggiungimento del massimo grado di soddisfazione erotica costituisca la quintessenza di un rapporto felice. Il rapporto amoroso ed il piacere possono essere vissuti associati al fine riproduttivo o solamente legati al benessere delle persone.

A partire dagli anni  ’60, la sessualità della coppia ha iniziato a prevedere la partecipazione attiva e coinvolta della donna. L’orgasmo femminile, così come quello maschile, non sono più un tabù né un motivo di vergogna: anche le donne iniziano a rivendicare il loro diritto al piacere. Nel 1976 Willy Pasini, padre della sessuologia italiana, scrive: “far l’amore con piacere è diventato un nuovo dovere sociale”. Grazie a vari studiosi, oggi giorno possiamo affermare che l’orgasmo non è una risposta meccanica ad uno stimolo, ma è un’esperienza soggettiva legata al piacere.

Quando ritenersi pronto/a e come comportarsi

Non esistono tempi giusti per avere o non avere un rapporto sessuale, sono d’accordo con Violeta Benini che nel suo libro “Senza Tabù”, sottolinea che una persona non dovrebbe essere influenzata/o né dai coetanei che hanno già avuto questa esperienza, né dai contesto sociale che magari può esortare ad aspettare. Il momento giusto è soggettivo e nessuno meglio di noi stessi se ne può rendere conto. Per quanto concerne il  piacere, è importante sottolineare che tutto il corpo è erogeno, ma vanno rispettati i tempi e i modi diversi di toccarlo. Molti testi sottolineano che, nel rapporto sessuale tutto è importante e tutto può essere piacevole. In tale ottica, in un rapporto non solo la penetrazione può essere appagante.

Inoltre, ci può essere eccitamento anche senza arrivare per forza all’orgasmo. Le fantasie, poi, possono dare scariche di endorfina: ormone fondamentale per l’eccitamento sessuale. Tutto il corpo è erogeno, fermarsi solo alle zone classiche vuol dire vedere solo la punta dell’iceberg. Tuttavia anche la Dottoressa Benini chiarisce che uno scompenso ormonale può avere degli effetti negativi sul desiderio; se il sintomo persiste e non è associato al periodo della gravidanza o allattamento, può essere opportuno quindi rivolgersi ad uno specialista.

L’anorgasmia

[1][2]Confidare di avere difficoltà a raggiungere l’orgasmo, sia in un rapporto sessuale che nell’autoerotismo, non è facile. Eppure, parlare con un professionista può aiutare a risolvere il problema e riscoprire il massimo piacere.

Chi vive il disturbo dell’anorgasmia, infatti, non raggiunge né le contrazioni involontarie né la scarica completa di eccitazione irradiata a tutto il corpo, oltre a rinunciare (senza volerlo) al completo senso di soddisfazione ed abbandono che l’orgasmo infonde.

Le cause del disturbo sono svariate; tra le più importanti ci sono:

  • La mancanza d’istruzione sessuale: l’apprendimento scorretto e l’ignoranza in materia;
  • L’inesperienza e la scarsa conoscenza di sé:se una persona non conosce il funzionamento del proprio corpo, è difficile che possa riuscire, in una relazione o da solo/a, a lasciarsi andare ed a raggiungere il piacere. Non può neanche “istruire” il/la partner su ciò che lo porta al piace;
  • Un eccessivo autocontrollo: un’educazione rigida,il vivere il sesso come un tabù, le restrizioni culturali e religiose, così come l’ansia da prestazione, sono  cause che possono influenzare l’insorgenza del disturbo sessuale;
  • Un problema organico: l’anorgasmia potrebbe essere provocata da farmaci, o da sostanze dopanti, traumi fisici a livello genitale, traumi pregressi, violenze sessuali ed abusi.

Il piacere nel rituale tantrico

Orgasmo e Tantra sono strettamente legati, essendo il Tantra un percorso di crescita personale e relazionale che usa la sessualità consapevole come strumento primario teso al benessere individuale e di coppia. Non a caso si parla spesso di orgasmo tantrico o estasi tantrica.

Un percorso di evoluzione personale e relazionale a base tantrica ottiene sempre una crescita e un potenziamento dell’orgasmo, perché libera il corpo, la mente e l’anima degli amanti dai freni che li reprimono. Il Tantra e l’orgasmo sono legati perché il Tantra usa la sessualità consapevole come canale di accesso all’energia vitale. Parlare di sessualità consapevole significa anzitutto entrare nell’ordine di idee in cui si abbandona l’automatismo in favore della presenza. Ma prima ancora, ci sono alcuni passaggi da comprendere e alcune idee limitanti di cui liberarsi. Nessuno è responsabile dell’orgasmo dell’altro.

La prima idea limitante di cui liberarsi è che il ruolo del partner sia di donare orgasmi all’altro. Non è quello il suo compito né è sua responsabilità. Nessuno è responsabile dell’orgasmo dell’altro. In molti si considerano responsabili di “dare” ai loro amanti orgasmi favolosi. Il desiderio di donare grande estasi al partner è lodevole, soprattutto per gli uomini nei confronti delle donne, ed in qualche modo riscatta quanto accadeva nel mondo occidentale, fino a buona parte del XX secolo, quando l’unione carnale era un contesto in cui gli uomini godevano e le donne sopportavano. Vi era infatti la convinzione che le donne non fossero fisicamente in grado di provare piacere e dovessero quindi subire la lussuria maschile per poter procreare. In alcune fasi del patriarcato è subentrata la convinzione che se la donna provava piacere i suoi tessuti si ammorbidivano troppo e quindi non era in grado di sostenere una gravidanza fino al termine. Pertanto: il sesso con la moglie doveva essere sbrigativo e non piacevole, se si voleva avere una buona fertilità. Oggi sappiamo che il piacere sessuale è materia che investe entrambi gli amanti.

Tuttavia, è errato pensare che l’estasi possa essere “data”. Il piacere nasce, cresce e culmina dentro di noi, esattamente come una risata. Un comico può sollecitare nel suo pubblico l’ilarità, così come l’amante può stimolare l’eccitazione nel partner; si tratta di saper creare le condizioni che predispongono al culmine, del divertimento, nel caso del comico, del piacere nel caso dell’amante. Tuttavia il comico non può “fare” ridere, allo stesso modo in cui l’amante non può “far provare” al partner l’estasi amorosa.

Questo significa che ognuno di noi ha la responsabilità del proprio piacere: di avere cura del proprio corpo, della propria carica sessuale, della propria eccitazione e dell’espansione di essa, del suo contenimento e del suo culmine. Essere liberi di manifestare esattamente la nostra natura, anche e soprattutto in ambito di desideri sessuali, è il fondamento della consapevolezza e della libertà.

Il Tantra sottolinea molto che la fusione corpo-mente-anima-energia del maschile e del femminile non è omologazione, cambiamento o annullamento di uno o entrambi per uniformarsi alle aspettative del partner, è esattamente il contrario. Due individui consapevoli di essere perfetti e completi singolarmente, che si uniscono, nella loro diversità, arricchendosi a vicenda, anche e soprattutto sul piano sessuale.

Orgasmo e Tantra

Per noi occidentali il sesso è un’esperienza limitata nello spazio e nel tempo, questo perché, nel nostro immaginario, è circoscritta agli organi sessuali e poche zone specifiche del corpo ed attiene prevalentemente l’istante del piacere orgasmico.

Invece per il Tantra l’esperienza orgasmica è olistica, coinvolge tutto l’individuo: il corpo nella sua interezza, con tutti i sensi attivati, lo spirito, il cuore, l’energia, il cervello.

Il tantrismo parte dal presupposto che l’universo sia generato ed animato da un principio femminile ed uno maschile e che l’amore, la sessualità e l’orgasmo divini siano il processo di accumulo e rilascio dell’energia creativa nell’intero cosmo. L’unione sessuale fra due esseri umani è compenetrata e partecipe di questa espressione energetica che gli antichi consideravano divina e noi possiamo definire archetipica e simbolicamente universale, al di là delle singole convinzioni di tipo mistico o religioso. L’orgasmo tantrico è questo: la fusione di due esseri divini in quanto liberi, perfetti e completi singolarmente.

L’orgasmo anale esiste davvero?

A questa domanda risponde MySecreCase: “esiste, anche se non dovremmo definirlo orgasmo anale. L’orgasmo infatti è solo uno, ed è quello che viene prodotto dal nostro cervello e che può scatenarsi grazie alla stimolazione di alcune zone del corpo, tra cui quella anale e perianale.
L’orgasmo anale non ha genere: se per chi ha il pene questa stimolazione può essere il modo migliore per scoprire tutti i pro della prostata, chi ha la vulva prova comunque piacere perché nel mentre vengono stimolati i muscoli pelvici che, tra le altre cose, stringono le pareti vaginali e il clitoride.  È vero comunque che gran parte delle persone, affinché questo tipo di orgasmo arrivi, necessita di una stimolazione aggiuntiva, che sia del pene, della clitoride.

Tutte le persone hanno diritto ad essere educate al piacere, al rispetto ed al rifiuto.   Sul tema del rifiuto, Eric Lindsey, professore associato del dipartimento di psicologia presso la Pennsylvania State University-Berks Campus, affermava che  non si tratta di eliminare l’affetto, fondamentale allo sviluppo umano, ma di imparare a conoscerne e stabilirvi i limiti appropriati, si tratta quindi di prendere coscienza dei corpi, i desideri, i sentimenti le aspettative: sono tutti elementi che ci portano a vivere un’esperienza sentimentale sana e gioiosa.

[1] https://www.centroclinicospazioiris.it/orgasmo-sessualita/

[2]  https://www.paginemediche.it/benessere/sesso-e-sessualita/perche-non-si-raggiunge-l-orgasmo

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Grazie a Stefano Pietta e Manuela Monfredini  abbiamo parlato della scrittura come strumento di emancipazione per combattere la solitudine e aiutare gli altri.

La scrittura è nata come una passione, poi si è trasformata  in un lavoro giornalistico e in due opere letterarie edite.

Da questa passione è nato altresì il portale www.piccologenio.it , il romanzo autobiografico “Nata Viva” e il saggio RaccontAbili. Nell’intervista non sono mancate domande su amore e sessualità, da più di dieci anni affronto tali tematiche nel gruppo Facebook: “Amore, disabilità e tabù: parliamone!

Vi aspetto!

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La sessualità tantrica come aiuto al benessere di ogni persona

L’esperienza del tantra vissuta da una donna normodotata ed un uomo disabile. Due testimonianze a confronto per capire e sapere.

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Spiegare bene la disabilità a bimbi e bimbe: un’occasione pedagogica per tutti

Spiegare la disabilità ai bambini è importante. Perché le varie disabilità esistono, si possono incontrare… quindi è opportuno che l’adulto sia in grado di motivare le differenze senza drammatizzarle. Partendo da tale presupposto, è auspicabile anche che  i genitori affrontino l’argomento visto che a scuola, al parco o in vacanza si può trovare un compagno di giochi con caratteristiche che possono suscitare diverse reazioni: la risata, la presa in giro o l’accettazione.

Per fortuna oggi giorno, in molti contesti la disabilità non è un più tabù ed è importante parlarne anche ai piccolissimi.

I bambini si accorgono benissimo se qualche compagno fa più fatica nei movimenti, o si comporta in modo “insolito“. Ma non per questo giudicano, semplicemente si interrogano sul perché: da parte di genitori e insegnanti deve esserci grande sincerità nell’affrontare il tema e non bisogna negare l’evidenza dicendo che quel bambino è uguale a loro. Ha gli stessi diritti certo, ma è diverso. Vi accorgerete della spiazzante semplicità con cui i bambini sono in grado di capire e accettare le diversità.

Con i più piccoli, è importante usare un linguaggio comprensibile, che non spaventi o renda ancor più distante il tema: l’ideale è parlarne con naturalezza a partire dalle loro domande. Date spazio alle loro curiosità e fate passare il messaggio che è normale notare la disabilità e chiedersi il perché. Ricordatevi che un bambino chiede una cosa solo quando si sente pronto per capirla. Ciò detto vale sia per il gruppo dei pari che per rispondere alle domande che un bambino con disabilità può porre agli adulti di riferimento.

In una classe dove c’è un bambino con una disabilità, è importante parlare con tutti gli alunni spiegando i limiti e le potenzialità del compagno con bisogni speciali, rendendolo protagonista nel descrivere e condividere la sua disabilità con i compagni e amici. Tutto ciò può creare armonia tra il gruppo di pari e prevenire ogni forma di bullismo.

Va anche ricordato che i bambini sono curiosi, una volta placata la loro voglia di sapere, saranno i primi a trovare strategie per giocare e comunicare  tutti insieme.

Un errore che fanno alcuni genitori è quello di essere iperprotettivi e di evitare che il figlio conosca la diversità. È auspicabile che i genitori lascino i figli liberi di incontrare le difficoltà della vita, come le diversità e le disabilità.

Per concludere le riflessioni ed i consigli su come affrontare il tema delle disabilità con i più piccoli, penso che per noi adulti sia importante chiedersi come noi per primi ci approcciamo alla disabilità. L’occasione di affrontare tale tematica con i bambini è un’ottima occasione per misurarsi con la propria visione.

Ricordiamoci che i bambini apprendono molto dal nostro comportamento, che funge da modello. Il modo in cui ci comportiamo di fronte alle disabilità, le conversazioni che facciamo in loro presenza – anche quando non ci rivolgiamo direttamente a loro – contano più di qualsiasi spiegazione.

Per spiegare la disabilità a bambini e ragazzi esistono tanti libri!

Di seguito troverete una selezione di questi testi, tra cui rientrano romanzi sulla disabilità e storie di inclusione per bambini. Non mancano anche alcuni libri facilitati per bambini con bisogni speciali.

 

Romanzi sulla disabilità


Mia sorella è un quadrifogliodi Beatrice Masini e Svietlan Junaković (Carthusia, 2012).
Dai cinque anni in su. Nel libro una bambina narra i primi passi su questo mondo della sorellina speciale. Con uno sguardo fresco ma profondo, tipico dell’infanzia, Beatrice Masini ha saputo raccogliere le sfumature più delicate, dando vita a una storia vivace, coinvolgente e originale, in cui la disabilità viene raccontata da una voce molto particolare, forse unica nei libri per bambini dedicati alla disabilità: la voce di una sorella.
Nella vita della piccola Viola, infatti, arriva Mimosa, una sorella un po’ particolare, che scompiglia la vita familiare: ma è, prima di tutto, una sorella. «Siamo tutti diversi e siamo tutti speciali. In un prato c’è posto per tutto: i quadrifogli, le farfalle, le coccinelle, le formiche, i fiori».

L’intruso. Storia di un orso arruffato di Waltraud Egitz (Bohem Press 2006).
Adatto dai due anni in su. Orsetto si è svegliato bene stamattina, ma qualcosa lo disturba: quando arriva nel suo posto preferito, trova un intruso. Lo sconosciuto è un orso che ha il pelo tutto arruffato: a Orsetto proprio non piace e decide di cacciarlo via. Gli animali del bosco lo interrogano sul perché della sua azione. Non sapendo cosa rispondere, Orsetto decide di provare a conoscerlo meglio. È un libro sulla diversità e sull’amicizia.

Oggi no domani si! di Lucia Scuderi (Fatatrac, 2008).
Da tre anni in su. Lo struzzo è un uccello non volatore, una diversità che gli rende la vita difficile. «Oggi no domani sì, torna domani e troverai così» è la frase che gli urla il piccolo scarafaggio per prenderlo in giro, quando lo struzzo continua a rimandare di giorno in giorno la sua prova di volo. Ma, a sorpresa, sarà proprio la sua fragilità a renderlo alla fine simpatico agli altri piccoli animali.
In un tempo che ci parla di bullismo perfino nelle scuole materne, ecco una storia in cui il protagonista non viene apprezzato perché più forte, ma perché conosce i suoi limiti e li fa accettare agli altri.

La cosa più importante di Antonella Abbatiello (Fatatrac, 2003).
Da tre anni in su. «Il coniglio diceva: la cosa più importante è avere orecchie lunghe. Chi ha orecchie lunghe si accorge subito di ogni piccolo rumore…». È l’inizio di un’appassionata discussione tra gli animali del bosco in cui di volta in volta la particolarità di ognuno viene considerata la più importante e come tale “imposta” a tutti gli altri. Sarà un gufo saggio a far capire che l’importanza di ciascuno sta proprio nella sua “diversità” che lo rende unico ed essenziale alla vita del bosco.
Un importante messaggio di pace e di tolleranza in una smagliante favola moderna.

Laura di Elfi Nijssen ed Eline Van Lindenhuizen (Clavis, 2009).
Da quattro anni in su. Laura è una bambina speciale: ha problemi di udito. Giocare con gli altri bambini non è facile, se non senti bene. E anche camminare per strada. Fortunatamente il Dottore dell’orecchio dà a Laura due apparecchi acustici: sono piccoli piccoli, non si vedono, ma le sono di enorme aiuto. Una delicata storia su una bambina che ha problemi di udito.

Il Signor Tazzina di Maria Sole Macchia (Fabbri, 2003).
Dai quattro anni in su. Un disegnatore distratto illustra un personaggio senza un orecchio. Il personaggio comincia a vivere la sua storia ed esce per strada. Un ragazzino lo addita ai passanti dicendo che sembra una tazzina. Da quel momento il poverino diventa per tutti il “Signor Tazzina”, e, umiliato, si nasconde in casa. Ma poi, dalla finestra di casa, comincia ad osservare le persone che passano per la strada: quella signora con il collo lunghissimo, non è identica a un cucchiaino? Quel tipo coi capelli in su, non sembra una forchetta? Così scopre che essere diversi dagli altri vuol dire essere unici e speciali.
Una storia fantasiosa, allegra, coloratissima, che parla di diversità e accettazione della propria identità.

Ad abbracciar nessuno di Arianna Papini (Fatatrac, 2010).
Dai cinque anni in su. Damiano incontra una bambina misteriosa alla scuola dell’infanzia e da subito nasce in lui una commovente fratellanza mossa sia dalla curiosità che dalla sua storia di bimbo adottato, che corre verso la bimba affetta da autismo. Insieme i due bambini, durante il tratto di strada della vita che condividono, si scambiano affetto, gioco, tristezza e allegria.

Nata Viva di Zoe Rondini (Società Editrice Dante Alighieri, prima edizione 2011).
Il romanzo di formazione narra la vita di Zoe, una bambina che nei primi cinque minuti della sua vita ha “trattenuto il fiato”. Il libro è adatto ai ragazzi dai dieci anni in poi. Attraverso le vicende scolastiche e familiari di Zoe, si può capire che in fondo ci sono tante cose che accumunano un bambino con bisogni speciali ai suoi coetanei. Tramite le vicissitudini della protagonista, molti lettori e lettrici si rivedono nell’essere adolescenti incompresi, in famiglia come a scuola.
Un romanzo che invita a non dimenticare mai lo scarto enorme che c’è tra vivere ed esistere, inchiodandoci all’idea che per nascere veramente, ad ogni occasione, bisogna sentirsi vivi, gridarlo e raccontarlo al mondo intero.

Storie di inclusione per bambini

Martino piccolo lupo (Carthusia)

Per avvicinare i più piccoli al tema della disabilità, questo è sicuramente uno dei titoli più indicati. Al centro, la storia di Martino, un cucciolo di lupo che, diversamente dagli altri, non ulula alla luna e adora mangiare le ciliegie.  “Non sarà mai un vero lupo!”, tuona il capobranco alla mamma lupa. Il libro affronta il tema dell’emarginazione, rappresentata come una nebbia fitta che finisce per inghiottire il piccolo lupo fino a che qualcuno riuscirà finalmente a vedere oltre all’apparenza. La metafora vuole far luce sulle problematiche legate all’autismo e alla capacità di entrare in relazione con chi appare “diverso”. Una pagina finale è dedicata alla presentazione di Fondazione ARES (Autismo Ricerca e Sviluppo) con il quale il libro è realizzato.

Ada al contrario (Settenove)

La protagonista di questo libro è Ada, una bambina molto particolare che sembra fare tutto al contrario. Da neonata, al posto di urlare «Uééé, uééé», aveva strillato: «Éééu, éééu». Dormiva di giorno e stava sveglia di notte. Chiamava mamma il papà e papà la mamma e, crescendo, iniziò persino a camminare al contrario. La sua storia affronta con leggerezza il tema dell’Asperger, una forma di autismo, sottolineando l’aspetto della libertà e del diritto di essere accolti nella propria diversità, qualunque essa sia.

Il pentolino di Antonino (Kite Edizioni)

Semplice e al tempo stesso potente, questo libro illustrato racconta la storia di Antonino, un bambino che trascina sempre dietro di sé una piccola pentola. Un giorno gli è caduta sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri. Quel pentolino gli complica la vita, si incastra dappertutto e gli impedisce di andare avanti. Antonino è un bambino che ama la musica, la compagnia, l’affetto… ma spesso le persone vedono solo la piccola pentola che trascina dietro di sé. Sarà l’incontro con una persona speciale a insegnargli ad usare quel pentolino per esprimere tutte le sue qualità. La metafora è quella dell’autismo, ma più in generale della difficoltà che qualsiasi bambino può incontrare nell’affrontare diverse situazioni di vita.

Il pezzettino in più (Feltrinelli Kids)

Un libro spiritoso ma anche toccante che affronta il tema della sindrome di Down. Manuelita e Lucía, detta Pussy, sono sorelle. Manuelita è la maggiore ed è “diversa”: i medici alla sua nascita hanno detto che ha 47 cromosomi invece di 46, “come un orologio con un pezzo in più”. Tra le due sorelle c’è amore e complicità, solo che Pussy spesso si stanca di dover fare la sorella maggiore pur essendo la più piccola e di dover affrontare le prese in giro dei “bambini corvo”, che sotto l’apparenza di bambini normali nascondono penne nere, becco appuntito e artigli… Attraverso episodi insoliti e divertenti, la storia riesce a offrire uno sguardo nuovo sul mondo della disabilità.

Compagni di diritti. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità spiegata ai bambini delle scuole primarie di Lorenzo Fronte (Erickson 2017).

Un libro che può essere utilizzato per svolgere un percorso in classe, contenendo anche stimoli per attività da far fare ai bambini. Spiega ai piccoli della scuola primaria la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Serena, la mia amica di Anna Genni Miliotti (Editoriale Scienza, 2007).
Il libro racconta l’amicizia tra Chiara e Serena, due ragazzine “speciali”. Solo nell’ultima illustrazione scopriamo che Serena è una bimba con sindrome di Down.
Un discorso sulla diversità alla rovescia, quasi sia Chiara un po’ gelosa delle qualità di Serena, pur sapendone i problemi e i limiti. Il tema della diversità si ritrova anche in una storia dentro la storia, nel divertente racconto a fumetti su una balena… rosa.

Parliamo di Abilità. Una spiegazione della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità di UNICEF Italia (UNICEF Italia 2008).
Pubblicazione utile per i bambini e i ragazzi un po’ più grandi. Vi si spiega la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, con l’obiettivo di aiutare le persone con disabilità a realizzare i loro diritti.

Libri facilitati per bambini con bisogni speciali


L’avventura di Oliver in piazza L’avventura di Oliver tra i ricordi di Gabriella Fredduselli (Erickson 2014 e nuova edizione 2021).
Sono favole scritte anche nella versione facile da leggere (Easy to Read), accessibile anche ai bambini con disabilità intellettiva che affrontano il tema della diversità. Si prestano ad essere utilizzati anche in classe.

Ho un po’ paura di Laure Constantin (Editions Européennes d’Albums Tact-Illustrés, 2004).
Il volume fa parte di A spasso con le dita, biblioteca di libri tattili, un progetto a sostegno della letteratura per l’infanzia e l’integrazione tra vedenti e non vedenti.

Articolo pubblicato su Superando

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Zoe Rondini si racconta a Radio Roma Capitale

 

Ai microfoni di Radio Roma Capitale, fm 93, ho parlato di quanto la scrittura mi abbia aiutata a superare i momenti difficili della vita, diventando uno strumento di lavoro e di autodeterminazione.

Non mancano i progetti più importanti che hanno preso vita dopo la prima pubblicazione e un suggerimento alle famiglie con un bambino con bisogni speciali.

 

 

 

Tutte le informazioni sul romanzo Nata Viva le trovate qui

Se siete interessati al saggio RaccontAbili cliccate qui

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Sessuologia, tutto quello che non sapevi di voler sapere sul mondo del sesso

Con il dottor Francesco Battista, psicologo e psicosessuologo, abbiamo commentato il libro: “Sessuologia, tutto quello che non sapevi di voler sapere sul mondo del sesso”, edito da Gribaudo, autore Daniel Giunti. Il testo ci ha offerto numerosi spunti per riflettere sulla sessualità di ogni persona e rispondere alle domande frequenti degli utenti del gruppo “Amore, disabilità e tabù: parliamone!

 

 

 

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Storia di un devotee: tra il proprio “demone” ed il rispetto

Un’interessante intervista ad un devotee che è riuscito a tener a bada il suo “demone”. Marco (nome di fantasia), ci parla della sua famiglia e della sua  vita abbastanza “normale”. Solo la moglie è a conoscenza della sua particolarità. Essere devotee gli procura molti sensi di colpa, ma è anche un uomo  attento alle necessità delle persone con disabilità e una parte del suo lavoro è volta all’abbattimento delle barriere architettoniche. Probabilmente chi è contrario/a  ai devotee non cambierà opinione,  ma il racconto a tratti sofferto di Marco rende la sua storia toccante.

Ti va di parlare un po’ di te e della tua famiglia?

Mi chiamo Marco (nome di fantasia), ho superato la cinquantina, una famiglia piccola ma felice: sono sposato da più di vent’anni, con una figlia tra l’adolescente e l’adulto. Ho un lavoro di una certa responsabilità nella Pubblica Amministrazione e vivo in una città del centro nord. Mia moglie non è disabile ma è a conoscenza del mio “segreto”, mentre mia figlia non sa nulla.

Quando e come hai capito di essere un devotee?

Premetto che mal digerisco le etichette, compresa quella di devotee. Rispondendo alla domanda, ho da sempre avuto interesse non esclusivo per le ragazze con difficoltà motorie, ricordo ancora con “emozione” la compagna di classe di cui ero già invaghito arrivare a scuola con le stampelle ed un piede ingessato. Eravamo in seconda elementare, per cui ben prima dello sviluppo della sessualità. Non mi è mai interessato approfondire più di tanto la questione delle origini di questa attrazione ma nel mio caso credo si tratti di una caratteristica pressochè innata.

Nel corso degli anni questo interesse si è consolidato, pur non essendo mai sfociato in morbosità o peggio perversione, ho sempre avuto uno stile di vita “normale” anche dal punto di vista delle relazioni sociali e sentimentali; ho conosciuto ovviamente anche ragazze disabili ma senza mai andare a cercarle, tanto meno con l’inganno.

Fino all’avvento di internet pensavo di essere il solo al mondo con questa particolare attrazione, poi il vulcano si è scoperchiato  a cominciare dalla presa d’atto dell’esistenza in tutto il mondo di migliaia di “colleghi” di passione, nei confronti dei quali non mi è mai interessato cercare contatti diretti ma che mi hanno rafforzato nella convinzione sulla perversione della stragrande maggioranza di loro, almeno di quelli che si espongono su internet.

Che impatto ha avuto e come l’avete gestita questa situazione a livello famigliare e tra le tue amicizie e conoscenze?

Mia moglie è l’unica persona che è al corrente della mia attrazione. La scoperta è avvenuta in modo piuttosto traumatico. Un giorno le ho chiesto di mandarmi da casa alcuni documenti per il lavoro senza aver chiuso il browser con visitazioni piuttosto esplicite. Forse sto facendo psicologia spicciola, ma è stato come se volessi liberarmi di questo segreto e, passata la tempesta iniziale, mi sono sentito sollevato nei suoi confronti. 

All’epoca (mia figlia era piccolissima) decidemmo di intraprendere un percorso di psicoterapia singolo e di coppia, ma lo abbiamo interrotto quasi immediatamente di comune accordo perché non nutrivamo alcuna  fiducia in quello che stavamo perseguendo. Forse non abbiamo trovato la persona giusta; ci è sembrato un percorso lungo, tortuoso e squilibrato.

Ti senti di avere dei sensi di colpa o dei punti di forza per essere attratto da chi ha difficoltà fisiche?

Ho sempre vissuto interiormente questo mio interesse particolare con un grandissimo senso di colpa e di vergogna, temo inevitabile da persona sensibile quale mi ritengo. La mia è una frustrazione quasi fisica, essendo attratto da ragazze in difficoltà, non certo una cosa di cui farsi vanto. L’approfondimento del fenomeno su internet mi ha aperto successivamente scenari variegati e quindi meno colpevolizzanti, anche se l’argomento resta scabroso e con punti di vista diversi e contrapposti, sia all’interno della categoria dei disabili che di quella dei “devotee”.

Dal punto di vista etico e sociale, questa mia caratteristica paradossalmente mi ha consentito di sviluppare una sensibilità particolare e, se mi è consentito, anche di empatia nei confronti delle problematiche e delle esigenze dei portatori di handicap: è solo un esempio banale, ma mai e poi mai parcheggerei l’auto nemmeno per poco tempo nel posto riservato ai disabili. Nel mio lavoro, nel poco di mia competenza, una parte importante è rivolta con passione all’eliminazione delle barriere architettoniche.

Hai conosciuto ragazze disabili ma senza andare a cercarle e senza mai “ingannarle”. Ti va di raccontare dove e perché vi siete incontrati e come si è sviluppato il vostro rapporto?

Nella vita quotidiana non ho mai approcciato ragazze disabili allo scopo di soddisfare la mia attrazione, credo abbiano prevalso il mio pudore ed i sensi di colpa cui ho accennato sopra. Le ragazze disabili conosciute nella vita reale derivano quindi da incontri casuali come tutti gli altri: studio, lavoro, tempo libero e quant’altro. In questi casi ha sempre prevalso il mio raziocinio ed il mio equilibrio, mi sono sempre comportato con loro in modo “normale” e che credo non si siano mai accorte del mio occhio particolare.

 I miei due unici incontri con ragazze disabili sono avvenuti a seguito di conoscenze in rete. Entrambi risalgono a tantissimi anni fa, ovvero agli albori di internet. Con entrambe le ragazze sono stato chiaro e trasparente dall’inizio nella mia attrazione particolare (d’altronde ci siamo conosciuti in forum a tema), ma le storie sono diversissime tra loro.

Nella prima avevo conosciuto da poco la mia futura moglie; non eravamo fidanzati, per cui avevo libertà di movimento anche morale per capire che cosa davvero volessi. La ragazza, conosciuta in un forum di ‘devotee’, (mi ha cercato lei ma poco cambia) era affetta da una malattia degenerativa, con periodi intervallati tra remissione e crisi con ricadute ogni volta più invalidanti. L’esito definitivo sarebbe stato inevitabilmente la paralisi completa delle gambe con la conseguente vita in sedia a rotelle, sperando che la malattia non salisse anche verso tronco e braccia.

Era una ragazza molto forte e, nei limiti del possibile, serena. Professionista di valore, qualche anno più di me, attorno ai trentacinque anni. Purtroppo avevamo aspettative molto diverse: io, ingenuamente preso dalla novità, volevo solo sperimentare il mondo che avevo sempre represso, mentre lei voleva rifarsi una vita essendo in fase di separazione dal marito, spaventato dal rapido incedere della sua malattia. Ci siamo frequentati alcuni mesi in chat, incontrati qualche volta di persona, per poi capire che non era quello che volevo, soprattutto che non era la persona giusta per me a prescindere dalla sua disabilità.

Lei invece non si capacitava di come io, attratto da ragazze disabili, potessi esitare nell’avere una relazione stabile con lei. Era come se si fossero ribaltati i ruoli, mi dava per scontato! Ovviamente in quel periodo i miei sensi di colpa raggiunsero i massimi livelli. Mi è servito diverso tempo per metabolizzare questa storia e anche questa volta ne sono uscito definitivamente qualche tempo più tardi, dopo averne parlato con mia moglie, ovviamente omettendo i particolari più scabrosi e nel rispetto totale della privacy della ragazza.

La seconda storia, qualche anno dopo, è molto più leggera. Nel frattempo ci eravamo sposati, era nata la piccola e ci eravamo trasferiti temporaneamente in una casa enorme, assieme a mia suocera che dava una mano a mia moglie con la bambina. Di fatto pochi mesi di vita separata nella quale ho contattato (questa volta io) una ragazza disabile in una chat a tema, escludendo esplicitamente coinvolgimenti sentimentali. Pochi giorni per capire che il “sesso a distanza” non fa per me e qualche settimana per chiudere definitivamente, questa volta senza sensi di colpa se non con un po’ di vergogna nei confronti di me stesso.

Mi hai raccontato che con tua moglie avete intrapreso un percorso di psicoterapia, ma vi siete trovati male e non avete più affrontato la questione. Ti va parlare di questa scelta? Come mai non avete fatto altri tentativi?

Da allora effettivamente non ne abbiamo più parlato, io soddisfatto del peso che mi ero tolto e lei tranquillizzata dalla serenità con cui tenevo e tengo a bada il mio “demone”. Forse non è stata modalità da manuale, soprattutto in assenza di controprova, ma dopo tanto tempo ancora funziona.

In realtà recentemente ho fatto un altro tentativo in solitaria, ho contattato una professionista, questa volta molto preparata ed empatica che mi ha proposto una sessione di tre incontri focalizzati sulla problematica, al termine dei quali decidere se e come proseguire. Ebbene, forse sto peccando di presunzione, ma anche questa volta ho deciso di interrompere, o meglio di fermarmi dove eravamo arrivati. Il punto è che non vedo valore aggiunto per me in un percorso di psicoterapia: alla mia età specialmente mi ritengo perfettamente in grado di controllare le pulsioni sconvenienti e allo stesso tempo non credo sia possibile “guarire” da questa attrazione, ammesso che ci sia qualcosa da cui guarire.

Su discorso devotee c’è chi è favorevole  e chi è contrario. Ti va di dare dei consigli a chi cerca un devotee, a chi è contrario ed infine come si deve comportare un devotee per trovare ciò che desidera e per gestire il proprio “demone” o per affrontare i sensi di colpa?

La domanda è molto interessante ed altrettanto complessa; oltre alla mia esperienza diretta posso portare al dibattito solo alcune riflessioni personali maturate negli anni. In modo del tutto laico, penso ogni persona sia un unico ed irripetibile, non a caso ad una domanda precedente ho risposto manifestando insofferenza per le etichette parziali.

Se pensiamo al “devotee” come ad un soggetto che si eccita solo in presenza di una difficoltà motoria o peggio di un oggetto inanimato, che considera le disabili stesse come un feticcio e non come persone e soprattutto con una vita sociale, affettiva e sessuale condizionata esclusivamente da questa attrazione, sono  il primo a ritenere che siamo di fronte ad una patologia che va contenuta e respinta, sia nel caso di avance troppo esplicite sia all’opposto in caso di approcci subdoli e ingannatori.

Se invece inseriamo questa attrazione nel complesso delle caratteristiche di una persona, la lettura del fenomeno può essere diversa, quanto meno più articolata. Se sono presenti sincerità, fiducia e soprattutto rispetto reciproco credo che il fenomeno possa essere anche una risorsa, ovviamente avendo ben chiari quali sono i limiti ed i confini.

Non sono e non voglio certo fare il “verginello”, ma credo che la mia storia sia una testimonianza ed uno spunto di riflessione, anche se non sono qui per convincere nessuno.

Vorrei aggiungere un’ultima considerazione. Si dice che tra adulti consenzienti sia tutto lecito ed è sicuramente vero, ma attenzione agli squilibri emotivi e psicologici delle situazioni. E questo vale non solo per una persona disabile che approccia il mondo devotee esclusivamente per trovare una scorciatoia, ma anche al contrario, come dimostra la storia che raccontato con la persona che “pretendeva” mi legassi a lei solo in quanto disabile. Come se fosse una condizione sufficiente.

Vuoi aggiungere altro che non è emerso dalle domande precedenti?

Vorrei semplicemente ringraziarti per avermi dato l’opportunità di esternare sentimenti e considerazioni che mi stanno molto a cuore e che avevo sempre tenuto rinchiusi dentro me stesso. E ti ringrazio di averlo fatto con grande professionalità, senza pregiudizi e senza indulgenza nei miei confronti e della mia storia.

Se avete una storia interessante da raccontare, che abbia a che fare con la disabilità, i bambini, l’amore, la sessualità, la famiglia… potete mandare una mail a: marziacastiglione81atgmail.com 

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