L’educazione sentimentale per sviluppare autoconsapevolezza ed empatia

Il tema dell’educazione e dell’educazione sentimentale riguarda tutti, come soggetti passivi prima ed attivi poi. Anche le persone disabili sono attivi capaci di assorbire e trasmettere diversi modelli educativi.

L’enciclopedia Treccani definisce così il concetto di educazione:Il processo attraverso il quale vengono trasmessi ai bambini, o comunque a persone in via di crescita o suscettibili di modifiche nei comportamenti intellettuali e pratici, gli ambiti culturali di un gruppo più o meno ampio della società. L’opera educativa è svolta da tutti gli stimoli significativi che raggiungono l’individuo, ma, in modo deliberato e organizzato, da istituti sociali naturali (famiglia, clan, tribù, nazione ecc.), e da istituti appositamente creati (scuole, collegi, centri educativi ecc.)”.

Gli anni della formazione e dell’educazione di un individuo coincidono con il periodo delle cure famigliari, della scuola, del rapporto tra pari, fino a che questo non diventa un adulto  formato, preparato a prendere le sue scelte, farsi una famiglia, avere un proprio ruolo nella società e nel mondo del lavoro, pronto ad esercitare il libero arbitrio.

Spesso per le persone con disabilità, i normali passaggi della formazione e dell’autonomia sono più faticosi fino a risultare, in alcuni casi, inaccessibili. Ciò può essere dato da diversi fattori: in famiglia a volte è forte il senso di protezione o di negazione della disabilità e di tutto ciò che comporta. Fin dall’infanzia, la persona con disabilità si ritrova un maggior onere di compiti e scadenze: non ha tempo per giocare e socializzare. Per molti poi, finita la scuola dell’obbligo è difficile se non impossibile inserirsi in un contesto universitario o lavorativo: si resta soli, isolati.

Alla luce di queste realtà e mancanze, va ricordato

che ci sono famigliari e persone con disabilità che lottano per la conquista di diritti, autonomia e un’assistenza adeguata, ma ci sono anche casi dove subentra la rassegnazione ad una vita povera di stimoli. Spesso la famiglia cambia, i genitori si stancano del loro ruolo, prendono strade diverse o semplicemente si arrendono. Per una persona che deve continuare a far i conti con la propria disabilità, può essere più difficile accettare questi cambiamenti.

La parte emotiva nello sviluppo del bambino

Tornando all’educazione e ad un “normale” sviluppo dell’individuo va tenuta presente  l’importanza della sfera emotiva. Scoprire e prendere coscienza delle proprie emozioni vuol dire essere maggiormente empatici. Guardare alla realtà attraverso diversi punti di vista critici e curiosi, aiuta a diventare più predisposti al confronto e allo scambio con l’altro.

Decenni di pedagogia e di psicologia dell’età evolutiva hanno messo in luce l’importanza di ricevere fin da bambini una corretta educazione ai sentimenti. Essere amati, ma avere al contempo chi ti trasmette il senso del limite è un passaggio necessario per gestire meglio emozioni negative di domani.

Tutto ciò risulta più complicato, o addirittura inaccessibile, se avviene la negazione dell’individualità della persona disabile nella sua interezza e complessità.

Sentimenti contrastanti e presenti in molte persone con disabilità

A volte si desidera fortemente diventare adulti per fare le proprie scelte, uscire dalla famiglia, ma non si è pronti o si vuole essere aiutati e nello stesso tempo si chiede di aver meno intromissioni poiché non si è più bambini. Se ci pensiamo, questi sentimenti sono tipici e normali nell’adolescenza, la cosa è più complessa nelle persone disabili perché tale dinamiche durano più allungo.

Cosa fare in questi casi? A volte c’è la voglia e la capacità di emergere, si trova il confronto con gli altri grazie allo sport, le associazioni, i progetti di tirocinio-lavoro; ambiti positivi dove il disabile è chiamato a mettersi in gioco, crescere e confrontarsi con l’altro. Spesso però questi contesti rappresentano ottime opportunità sul piano delle amicizie o professionali, ma non sono sufficienti per sviluppare un’educazione sentimentale.

Negli ultimi anni si è parlato spesso dell’importanza dell’educazione ai sentimenti, proponendo di inserire l’argomento nell’orario scolastico. Si fanno battaglie per riconoscere la figura dell’assistente sessuale e per l’approvazione del disegno di legge che la dovrebbe regolamentare e che è stata presentata al Senato il 9 aprile 2014; ma per ora tanto è lasciato alle singole famiglie. A volte quest’ultime sono aperte all’identità anche sessuale del figlio con disabilità; ma in altri casi permangono i retaggi culturali del passato, i tabù ed è ancora diffusa la cultura del silenzio e della negazione. Spesso i genitori non riescono a vedere il sesso staccato dai sentimenti, non riescono a parlarne, a “preparare” i figli ma la società cambia a mio avviso, come spiegherò meglio più avanti, occorre un’ apertura mentale e un’educazione per evitare tanti problemi.

Come porsi per cercare di superare le barriere che permangono:

Per aiutare le famiglie servirebbero interventi a scuola, nei molti istituti, centri diurni e case-famiglia, ma spesso chi li gestisce è contrario ad affrontare queste tematiche. A volte la negazione del diritto all’amore e alla sessualità crea scompensi nella persona, che viene ancora vista come diversa, problematica e non capace di raggiungere una sua maturità ed autonomia. Più si nega una cosa e più questa viene desiderata ed esasperata. Più si fa finta che una persona non abbia potenzialità e caratteristiche diverse e più si vanno ad alimentare sentimenti quali la rabbia verso se stessi, gli altri ed il senso di frustrazione.
L’amore, l’erotismo, la passione implicano l’aspetto ludico, la scoperta, il rispetto dell’altro, l’innamoramento, il confrontarsi con il rifiuto. Il senso di protezione non dovrebbe giustificare la negazione.
A mio avviso servirebbe più preparazione di tutti per educare e non emarginare. Anche al giorno d’oggi la negazione alla privacy, al diritto di amare e di essere adulto avviene di frequente, questi meccanismi si esasperano quando si è davanti alla disabilità. Essere disabili spesso implica delle maggiori difficoltà, ma non si può parlare di inclusione, di diritti nascondendo tutta la parte “emotiva”. A volte tali negazioni spingono il disabile a cercare informazioni in rete con il rischio che si prendano per buone notizie parziali o “hard” che poco si confanno al sentimento e all’espressione di esso. Spesso il disabile non sa a chi rivolgersi.
L’amore per molti disabili è una strada in salita, è una scoperta che bisogna fare anche se gli altri intorno a te non ti supportano. Il desiderio di rischiare e scoprire l’approccio relazionale, la gioia del primo incontro, l’ansia dell’attese possono essere una potente spinta a provare ed a buttarsi. Per chi riceve una corretta informazione, scevra da inutili tabù, vive queste fasi con coscienza e naturalezza; altro discorso per chi cresce in un contesto di negazione, o dell’uomo “dominatore”. Perchè non parlare di più con i figli, alunni, adolescenti, disabili e non? Non è vero che non si trovano spunti o aiuti per parlare di tali argomenti, il discorso può essere facilitato da un film, spesso al cinema o in tv si raccontano storie di persone con disabilità, ma se ne parla anche sui giornali. Vengono organizzati anche molti convegni su queste tematiche.

I rischi ancora spesso negati e taciuti

Per molte persone usare le chat è più semplice che socializzare o approcciarsi nella vita reale, quindi è bene informare e educare piuttosto che imporre dei divieti che possono essere infranti. Nelle chat si “trova” un po’ di tutto, se si usano è bene essere accorti per poter bloccare degli utenti e non raccontare troppo di sè.

Educare aiuterebbe tra l’altro a prevenire, documentare e contrastare gli episodi, ancora poco noti e taciuti, di discriminazioni, molestie, violenze che le donne con disabilità subiscono, ma anche le note e frequenti molestie verso le donne. Il sito Disabili.com fornisce i dati  delle vittime con disabilità: “per quanto riguarda i dati, fa ancora fede il rapporto Istat di giugno 2015 in cui si erano raccolti i dati relativi alla violenza di genere sulle donne italiane: ben 6 milioni 788 mila donne sono state vittime nel corso della loro vita di almeno un episodio di violenza. La cosa più allarmante è che, delle donne con disabilità, ha subito violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Si stima che il rischio di subire stupri o tentati stupri sia doppio per le donne disabili (10% contro il 4,7% delle donne non disabili).”

L’omertà delle famiglie espone le ragazze con disabilità a rischi maggiori rispetto  ai ragazzi  come riportato ancora su Disabili.com: “Spesso le ragazze disabili – in particolare con disabilità intellettive – non vengono educate al tema della sessualità, si preferisce non parlarne… Può infatti capitare che venga dato più spazio e risposta alle pulsioni dei ragazzi disabili maschi, ignorando o sopprimendo quelle femminili. Ne consegue che da adulta la ragazza disabile possa avere difficoltà a riconoscere se quell’affetto morboso o quelle richieste sessuali insistenti di cui è oggetto non siano in realtà qualcosa di ben più grave. La donna, specialmente con disabilità, hanno bisogno di essere supportata e ascoltata nonché  di essere capita e creduta”.

Importante è educare le persone sull’amore e la sessualità,  per saper sviluppare la consapevolezza dei propri bisogni ed il rispetto di quelli altrui. Questo significa prevenire gravi problematiche sociali, combattere inutili tabù, stereotipi e contrastare la cultura del silenzio e della negazione che dovrebbero essere solo un lontano ricordo.

Dopo tutto, l’educazione andrebbe sostenuta per i disabili ma anche per i normodotati. Essere “normali” non implica essere preparati all’amore, all’accettazione dell’altro, alla sofferenza. In alcuni casi, dopo molte sofferenze, non ci si mette più in gioco e si precludono molte esperienze. Ci sono anche molte persone che cercano il divertimento senza porsi troppi problemi sui sentimenti e l’empatia: ancora permangono retaggi culturali del passato, o forse su certi aspetti, invece di progredire regrediamo? Molte chat per normodati non sono ben bilanciate, le donne ricevono centinaia di messaggi che neanche leggono, ma poi non leggendoli si perdono d’avvero l’occasione della vita? Molti uomini stanno in chat per ammazzare il tempo o perchè sono incuriositi dai “tre giorni di prova gratuita” finita la prova finisce la novità… Il “malfunzionamento” di questi sistemi  sono ben spiegati il numerosi siti, ne riporto un esempio: Nirvam Recensione e Alternative a Nirvam.it!

Tornando all’importante ruolo delle famiglie, alla luce della mia personale esperienza e di quella narrata da molti disabili, mi sento di affermare che: aiutare un figlio con disabilità a diventare un adulto capace di riconoscere il suo posto nel mondo e una vita soddisfacente, richiede un impegno maggiore e costante, ma è uno sforzo necessario. Una persona “fondamentale” spesse volte rimane un faro, un modello da seguire in un rapporto autentico e speciale di reciproca presenza, sostegno ed affetto. Tale guida è importante anche per sviluppare una vita affettiva e relazionale matura e sena.

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Il Tantra per “scoprirsi” e superare i tabù dei normodotati e dei disabili

Per imparare il massaggio Tantra occorre tempo e pazienza: una lunga esperienza del massaggio ayurvedico può fornire un’ottima base professionale, infine occorre altra preparazione per apprendere la vera pratica del Tantra. Questa esperienza non si improvvisa e non si può affermare di saperlo fare bene se si è troppo giovani e con pochi anni di formazione.
Cosa sono il Tantrismo ed il Tantra? A cosa è utile il Tantra? C’è differenza tra Tantra, amore e sessualità? È adatto alle coppie? Quali sono i benefici per i disabili? Sono queste alcune delle domande alle quali questo articolo cercherà di fornire delle risposte.
Il Tantra permette di superare gli schemi, spesso rigidi, dettati dalla nostra società, cultura, religione, che condizionano il rapporto con la sessualità. In Oriente il tantrismo è sempre stato considerato un indirizzo di pensiero che ha influenzato tutti i grandi sistemi religiosi dell’India (induismo, buddhismo, jainismo) e che come componente del buddhismo è presente anche fuori dall’India. Il tantrismo, sostiene la ricerca dell’uomo della propria condizione divina e l’unificazione degli opposti. In tale “visione” l’eros è considerato come la forza fondamentale della vita, è la scintilla dell’energia creatrice che anima l’universo.
Dalla filosofia Tantrica prende forma anche il massaggio Tantrico. Esso è liberatorio ed energetico poiché sblocca i sette chakra da cui passa la nostra energia. Il Tantra è legato al concetto di amore, di rispetto e fiducia in se stessi e nell’altro. È un fatto che in Italia l’offerta di questo massaggio stia crescendo, ma spesso viene “strumentalizzato” da persone poco serie, o semplicemente adoperato da mani inesperte che si improvvisano operatori per arrotondare. I rischi si possono evitare chiedendo la formazione del massaggiatore o massaggiatrice, essa dovrà essere lunga e prevedere la conoscenza di vari tipi di massaggi prima di imparare quello tantrico.
Per far maggior chiarezza su questa pratica mi sembra rilevante proporre alcuni punti.

A cosa serve il tantra?

Per noi occidentali è difficile capire a cosa serva davvero il Tantra e guardiamo questa disciplina in maniera un po’ sospetta. In realtà aiuta a sfruttare l’eccitazione sessuale in modo cosciente per accrescere l’energia vitale e dominare le emozioni. Il massaggio tantrico è un esperienza diversa dal fare l’amore e dal fare sesso; può essere usato anche per superare vergogna, tabù e pregiudizi. Questo massaggio va ad influire sulle energie, coinvolge l’unicità dell’individuo che è composto da corpo, mente ed anima.

Gli effetti del massaggio:

La cura e l’attenzione prestati all’armonia e alla fluidità durante il massaggio, il contatto “non interrotto“ durante la seduta, il silenzio, il ritmo, la musica, la circolazione energetica, facilitano in chi riceve il massaggio la scoperta o l’aumento della coscienza del proprio “schema corporeo“, serve a rilassarsi, liberare le energie, fino a sentirsi tranquilli ed appagati. Con il Tantra si possono superare blocchi e tabù personali o di coppia, si scoprono i propri desideri e si arriva ad un profondo rilassamento e appagamento.

C’è differenza fra sesso tradizionale e sesso tantrico?

Il sesso tradizionale, in genere dura meno del Tantra. Esso invece, prevede l’utilizzo di diverse tecniche, è multiorgasmico, va a risvegliare una grande energia (sbloccando i chakra) questa energia rimane in circolo creando benefici durante e dopo la “pratica“.

Cosa sono i sette chakra?

I chakra sono i punti nevralgici del corpo umano nei quali si raccoglie l’energia circolante nello stesso, energia che si trasforma e viene rimessa in circolo.

Il Tantra è adatto anche alle coppie?

Il Tantra può aiutare alcune coppie insegnando a tenere presenti le differenze tra l’uomo e la donna, sia sul piano sessuale sia su quello sentimentale. Esso, in alcuni casi, può aiutare a riscoprire il desiderio e la passione a quelle coppie dove il rapporto sembra ormai piatto e annoiato; quando può venir meno il desiderio di continuare a condividere, scoprire e venirsi incontro.

Le tecniche per l’operatore tantrico:

Queste tecniche sono fondamentali da imparare per un aspirante operatore tantrico. Vanno eseguite in modo naturale, con la mente concentrata non sullo schema dei gesti da eseguire ma sulla spontaneità del contatto con il ricevente e con la volontà di trasmettere la propria energia. Per il massaggiatore è fondamentale fondere preparazione e sensibilità per trasmettere dei benefici a chi riceve il massaggio. Questo deve portare, chi esegue il massaggio, a dosare l’intensità dei movimenti e tener conto delle caratteristiche della persona che si sta trattando per personalizzare il massaggio. A volte questa pratica viene impiegata da gente poco seria e poco preparata, il Tantra non nasce come modo alternativo per prostituirsi e non prevede un vero e proprio rapporto sessuale.

Il tantra può andare incontro ai bisogni dei diversamente abili?

Il massaggio Tantra se fatto da una persona esperta, può essere il modo utile che sensibilizza il disabile a conoscere il proprio corpo, inoltre tale massaggio aiuta ad avere maggiore consapevolezza della propria affettività utilizzando lo scambio di energia con il corpo del massaggiatore o massaggiatrice. Dal punto di vista interiore tale esperienza olistica favorisce la scoperta e l’accettazione del proprio corpo e delle sensazioni che da esso derivano.

Il Tantra come mezzo per far capire la sessualità dei disabili:

Lo scambio attraverso il corpo può portare ad una maggiore consapevolezza da parte della persona con disabilità che anche lui può avere esperienze sensuali. Ciò, a volte, non è del tutto accettato dalle persone “normodotate”. Il Tantra, può aiutare chi ha un handicap, a scoprire la sessualità, la cura per la persona, le coccole e le sensazioni positive del proprio corpo. Questa pratica può migliorare la situazione dei disabili per quanto riguarda il rapporto con se stessi e con l’altro, ma aiuta anche che effettua il massaggio quali sono le esigenze delle persone trattate, se l’operatore é serio dovrebbe usare questa pratica per dare benefici a gli altri, il Tantra è diverso dal sesso, purtroppo c’è anche chi usa questa pratica per guadagni facili e per cercare il proprio piacere.

Oggi in Italia, dove i corsi e i seminari sul Tantra sono in crescita è difficile discernere tra persone serie e improvvisate, questa disciplina è un’esperienza anzitutto spirituale. “Si tratta di una via amorevole, (…) una pratica per conoscere se stessi, non per affinare tecniche sessuali. Certo, le persone cercano in questa strada anche delle risposte sulla propria sessualità, ma soprattutto cercano un modo più autentico e ‘nutriente’ di stare nel contatto. E la maggior parte si sorprende di vivere un’esperienza che mai si sarebbe aspettata”. A parlare è Sharmjla, che spiega con queste parole cos’è veramente il Tantra: “Il mio approdo al Tantra, conosciuto attraverso numerosi corsi, stage, contatti con diversi maestri tantrici: Daniel Odier, Eric Baret, Annie Tribouillet, Nathalie Delay, Istituto di Tantra e Counseling “Maithuna”. E’  stata una scoperta inaspettata e imprevista e mi ha condotto lì dove cercavo di andare da tanto tempo: la non dualità. Il Tantra è l’unione col Tutto, è la connessione con l’altro, la pienezza nel cuore. E’ la Via della libertà da tutto quello che ci pone dei limiti imposti e radicati. La libertà dai concetti, dagli schemi, per arrivare al contatto vero, autentico con ciò che siamo veramente. Lasciare i meccanismi mentali ed entrare nel Cuore.”

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“Comincia dall’inizio. Il corpo è il tuo inizio” due testimonianze diverse sul tantra

“Il sesso senza amore è un’esperienza vuota,  ma fra le esperienze vuote è una delle migliori!“. Woody Allen

L’amore è coinvolgimento. Il rapporto a letto diventa dunque non solo un’esperienza fine a sé stessa, ma coinvolge la parte emotiva, è il coronamento di qualcosa già in atto. Diciamocelo, perché no, non sempre si arriva al pieno coinvolgimento. Ecco quindi  che il massaggio tantrico può essere un aiuto, un’esperienza di anima e corpo che mira a rilassare (e non solo…la persona. Di questa  pratica ne ho già illustrato la metodica ed i benefici in altri articoli.

Convinta dei benefici di questa pratica l’ho consigliata ad un amico che mi ha chiesto aiuto.  Andrea  viene da una famiglia molto credente ed ha come amici sia preti sia parrocchiani. Cresciuto con un’educazione cattolica gli è stato insegnato che il piacere fine a se stesso, la masturbazione, l’amore fisico non finalizzato alla procreazione, siano dei peccati gravi.  Nel confrontarci e discutendo della cosa gli ho proposto un’altra versione, secondo la quale non si dovrebbe credere ciecamente a tutte le “regole“ della Chiesa, in quanto molte di esse sono state decise da uomini. Nell’ascoltare il suo ragionamento sono rimasta molto colpita, e in qualche turbata, da quanto e come tante persone “normodotate“ fossero riuscite a fare “il lavaggio del cervello“ ad un soggetto che ha un problema motorio, ma nessun decifit cognitivo.

Quando dipendi di più dagli altri ci vuole più tempo e fatica per crearti una propria identità, carattere e libertà di pensiero. Ho parlato a lungo con lui ed ho scritto molto per cercare di aiutarlo. 

Andrea mi ha espresso più volte il suo desiderio di emanciparsi e di fare un’esperienza sessuale intensa, dolce e totalizzante. All’inizio non me la sono sentita di prendermi la responsabilità di aiutarlo: il suo desiderio era legittimo e giusto, ma se ci avessero scoperto che ne sarebbe stato di noi? 

Mi sono consigliata con alcuni amici, tutti mi dicevano di aiutarlo a trovare, come desiderava, una brava massaggiatrice tantrica. Il suo desiderio era nato dopo aver letto il mio articolo dove accostavo i benefici di tali pratiche ai bisogni e desideri delle persone disabili. Da prima l’indecisione… ma poi la decisione: aiutarlo era cosa buona e giusta.

Sapevo che avrebbe avuto una bellissima esperienza, in fondo cosa c’è di male? A chi faceva un torto essendo lui single? È vero che le persone intorno a lui avevano provato a reprimere la sua natura, ma per fortuna non erano riusciti a spegnere il desiderio di amore, dolcezza e attenzioni che andava tanto cercando. I giorni prima dell’appuntamento Andrea  era curioso più che emozionato. Io ero felice per lui ma allo stesso tempo avevo paura che qualcosa andasse storto, che questa massaggiatrice non fosse brava o non avesse il giusto tatto. 

Dopo il massaggio mi ha chiamata per ringraziarmi. Era stata un esperienza bellissima, a suo dire si erano scambiati amore, attenzioni e coccole; si era rilassato come poche volte  prima di allora. Poche sere dopo ci siamo visti: ero curiosa e volevo saperne un po’ di più. Era raggiante,  diverso da tutte le altre volte che ci vedevamo per andare al cinema, a teatro o per mangiare insieme. Era un po’ che non vedevo una persona così felice. Forse anche a me è servita questa esperienza più dei tanti convegni sull’amore, sessualità, assistenza sessuale fatti da persone esperte e competenti; ma sono sempre persone “normodotate“ che teorizzano idee e diritti sul sesso di noi disabili. Forse sono utili per superare i falsi pudori sull’argomento, ma poi c’è un punto di incontro tra teoria e pratica? Se sì qual è? Le scelte che ho fatto io per conoscere l’amore e la sessualità, le ho fatte e messe in pratica da sola. Forse manca ancora un aiuto concreto.

Non avevo mai fatto una cosa simile: aiutare un amico a fare l’esperienza del tantra, ma se tornassi indietro lo rifarei. Certo un massaggio è solo un massaggio non ha nulla a che vedere con un rapporto di coppia, questo lo so. Ho spiegato al mio amico che quella persona era solo una massaggiatrice e che non doveva aspettarsi le belle cose che si hanno in un rapporto di coppia. Chiarito questo, la contentezza di Andrea era più forte e profonda, non si poteva scalfire con un mio ragionamento.

Ritengo il tantra, fatto da esperti ed al giusto prezzo, un valido supporto per tante persone normodotate e disabili che hanno qualche problema nel vivere il rapporto di coppia; non a caso cito una testimonianza trovata in rete, di una ragazza normodotata che racconta di come ha tratto dei benefici ed è riuscita ad affrontare e risolvere dei problemi con questa antica pratica(…) Di blocchi mentali ne avevo sempre avuti parecchi. Colpa della mia educazione, di tutti quegli anni (tanti, tra scuola dell’infanzia, elementari e medie) passati in istituti guidati dalle suore. Avevo difficoltà a lasciarmi andare, tante sere quando il mio compagno mi cercava io mi nascondevo dietro le solite scuse. Mal di testa, stanchezza. Così finivamo per addormentarci ognuno dal suo lato del letto. (..) Il tantra, ha cambiato il mio approccio verso il sesso e così sono riuscita a risolvere il mio problema. (…)

(..) Anni fa, il mio compagno ed io eravamo entrambi scontenti: c’era qualcosa che non funzionava e non riuscivamo a trovare il modo di ritrovarci e di affrontarla insieme. A 18 anni provai il mio primo orgasmo, poi non ritrovai quella sensazione per molti anni. (…) L’intimità fra noi era uno degli aspetti di questa crisi.

Un sera lui rientra a casa con un dvd sulla pratica tantrica. Seduta sul divano, davanti alle prime immagini ero nervosa e un po’ in ansia. Ma mi sono detta: “Devi farti forza. Continua e vedi cosa succede”. Ho provato la stessa cosa quando mi sono trovata nell’atrio dell’hotel per il “weekend di assaggio tantra“. Perché dopo aver visto il dvd sia io che il mio compagno ci siamo incuriositi e abbiamo deciso di passare dalla teoria alla pratica, iscrivendoci a un seminario di due giorni gestito dall’istituto di tantra e counseling Maithuna.

Certo, un’idea di cosa ci aspettava me l’ero fatta proprio guardando il dvd: respirazione, esercizi fisici. Per il resto, era davvero un’incognita che mi spaventava e m’innervosiva. Stefano, il mio compagno, era più agitato di me, ma ormai eravamo lì, e abbiamo scelto di andare avanti.

Dal punto di vista fisico gli esercizi che ci venivano proposti non erano difficili: abbiamo imparato a respirare con il diaframma e poi a collegare il respiro con i movimenti del bacino. La vera difficoltà riguardava la mente. Non riuscivo a lasciarmi andare e dovendo comunicare con il corpo (e con le aree genitali, poi!) non potevo proprio raccontarmi bugie: se una cosa non mi andava di farla, me ne accorgevo subito. Niente più scuse come stanchezza o mal di testa, i tabù me li sentivo addosso e non potevo far finta che non esistessero.

(…) In quel primo weekend non è successo niente di speciale (…) ma sono affiorate problematiche che adesso mi sentivo capace di affrontare. Compreso il nodo dell’orgasmo: sapevo che potevo averlo, in fondo era già successo, tanti anni prima. Solo che non sapevo come fare per arrivarci nuovamente, e durante il sesso continuavo a pensarci e a ripensare a come riavvicinarmi a quella sensazione. Ma è stato proprio quando ho smesso di avere quel pensiero fisso che ci sono riuscita di nuovo. (…) La differenza rispetto a prima è che adesso so come posso arrivare al massimo del piacere, ed è questa sicurezza che ha cambiato del tutto il mio approccio al sesso.

Anche con Stefano, ormai, è tutto diverso: di sera niente più mal di testa, ci cerchiamo a vicenda. Sperimentiamo, cerchiamo di sentire il corpo in vari modi. E pensare che, dopo quel primo weekend e i primi corsi, per un periodo ci eravamo lasciati, scegliendo però di continuare a frequentare i seminari insieme. Man mano che affrontavo i miei tabù mi riavvicinavo a lui, fino al momento in cui abbiamo deciso di ritornare insieme. Adesso aspettiamo il secondo figlio, che nascerà fra pochi mesi.“

Bello ritrovare la sintonia,  non cedere alla crisi ed ai problemi, ma anzi farsi aiutare ed aiutarsi a vicenda.

Sono felice per Andrea, ma mi domando quante altre persone come me e come lui esistano. Quanti sono i disabili che provano certe emozioni e per quanti rimane un sogno irraggiungibile, o peggio qualcosa da negare e reprimere? Non è giusto. Stiamo assistendo ad un cambiamento culturale che è ancora troppo lento.

Infine, spesso queste situazioni gravano sulle singole famiglie e c’è da dire anche che gli istituti, case famiglia, centri di riabilitazione, dove in teoria i disabili si potrebbero incontrare, conoscere e mettersi insieme sono fondati e gestiti da persone di Chiesa, che non sempre sono disposte a comprendere certe esigenze umane e spontanee. 

Mi viene da citare Osho, mistico e maestro spirituale indiano “Il Tantra ti insegna a riaffermare il rispetto e l’amore per il corpo. Il Tantra ti insegna a guardare il corpo come la più grande creazione di Dio. Il Tantra è la religione del corpo. (…) La prima cosa da apprendere è il rispetto del corpo e disimparare tutte le sciocchezze che ti sono state insegnate su di esso. Altrimenti resterai spento, e non andrai mai dentro di te, e non andrai mai oltre. Comincia dall’inizio. Il corpo è il tuo inizio“.

E’ proprio questo rispetto per la persona, per la sua individualità che rende il massaggio tantrico un’esperienza unica a cui ciascuno di noi reagirà in modo differente; anche il massaggiatore, soprattutto se esperto, adotterà movimenti diversi in base alla persona, alle sue esigenze, ai suoi limiti, al suo fisico, allo scopo di abbattere questi limiti e di liberarne l’energia.

 

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Il tantra: dalle origini della dottrina all’espansione nel XX secolo

Dopo diversi articoli sul massaggio tantra, vorrei parlare  della sua storia, utilizzo  e diffusione nella nostra società, lontano da luoghi comuni.

Il tantra è nato intorno al  2000 a.C. nella valle dell’Indù fra gli Harappei, un popolo di matrice matriarcale, che avevano una vera e propria cultura del piacere: il lussuoso letto della padrona di casa stava nel salotto ed era lì che la donna festeggiava l’atto amoroso con l’uomo che aveva scelto. Il rapporto con la sessualità era molto cosciente, rilassato, naturale tanto che fare l’amore era un atto sacro. Nei secoli successivi, carichi di repressione, il tantra sopravvisse in alcuni ashram indiani segreti e in alcune linee del buddhismo tibetano.

Arrivato in Occidente nel XX secolo d.C. è stato divulgato, tra l’altro, grazie all’operato di Osho, mistico e maestro spirituale indiano, che nel 1978 illustrò e commentò le 112 tecniche di meditazione dello shivaismo tantrico riportate nel Vigyana Bhairava Tantra, per poi dedicarsi più avanti alla scrittura di numerosi testi interamente dedicati alla materia. Tale filosofia, trovò inoltre, un terreno culturale fertile grazie alla rivoluzione sessuale e l’emancipazione della donna.

Oggi riscontra sempre più interesse proprio perché unisce in un’unica pratica alcuni dei desideri umani più profondi: quello di amare e quello di essere veramente se stessi.

Ma quali sono i benefici la filosofia tantrica più appropriati per  nostra società?

Esso aiuta a sentirsi a proprio agio, ricollegare cuore e sensi, senza le paure di dover essere in un determinato modo piuttosto che in un altro, come spesso ci impone la società odierna.

Ritrovare il piacere, coltivare una comunicazione speciale con il partner o l’operatore tantrico, abbandonarsi alle sensazioni più intime fa parte della pratica del tantra svolta con serietà.

Tale massaggio può essere paragonato all’innamoramento dove in genere, si vivono le sensazioni più intense e spesso inaspettate; in un  buon massaggio tantra queste sono rivissute intensamente e replicate.

Ma c’è sospetto ed ancora poca conoscenza verso questa disciplina, ciò è dato da diversi fattori:

  • la società occidentale non ci abitua a prenderci il nostro tempo, meditare, vivere intensamente le esperienze: tutto deve essere rapido e di consumo. L’opposto della filosofia meditativa e tantrica;
  • spesso l’antica pratica del tantra viene impiegata da massaggiatori non adeguatamente preparati, o da persone che la usano per gestire un certo tipo di prostituzione.

Tutto ciò va a discapito di qualcosa di serio, professionale che può liberare le energie, donare un benessere psico-fisico ed andare incontro a quelle persone, normodotate e disabili, che per motivi più disparati hanno problemi (anche solo momentanei) ad avere una rapporto di coppia. Non a caso Osho affermava che: “il Tantra crede nella tua bontà interiore: ricordati questa differenza. Il Tantra dice che ognuno è nato buono, che la bontà è la tua natura. È una condizione di fatto! Sei già buono!” Esso può aiutare, normodotati e disabili, a conoscere il piacere, l’amore, il rispetto,  per se stessi e il partner. Può essere utile per superare alcuni problemi di coppia. Infatti, quando c’è  empatia e fiducia nel partner o con chi esegue il massaggio, grazie a questa pratica si può vivere la sessualità in modo più totale verso noi stessi e l’altro.

Con il tantra si può raggiungere l’estasi sessuale. Ma di che si tratta? Jenny Wade, psicologo che ha insegnato presso l’Istituto di Psicologia Transpersonale (ora conosciuto come Sophia University), ha svolto ricerche approfondite sull’estasi sessuale che ha poi riportato nel libro “Trascendent Sex. When Lovemaking Opens the Veil.” Nel libro, Wade intervista 91 persone a proposito delle esperienze estatiche. Gli intervistati raccontano che l’estasi sessuale guida a uno stato di profonda pace interiore, dove tutto appare perfetto e confortevole. “Questo profondo senso di pace può portare a vivere momenti in cui si perde forma, in cui cioè si è così presenti con tutto il proprio essere da sentire una totale connessione con l’Universo. Con ciò si vivono sensazioni intense.

L’ estasi non è altro che l’ orgasmo tantrico, un orgasmo che ci coinvolge pienamente, che pervade tutto il corpo, la mente e le nostre energie per portarci alla piena consapevolezza, alla grande beatitudine. Nel tantra si vive la sessualità in modo più intenso, si combinano sesso, amore e meditazione”.

Per conoscere e fare nostra la filosofia del tantra  sono in aumento le scuole, i corsi, i siti, gli articoli su fonti più o meno attendibili, libri e dvd. Ma la strada per “fare nostra” questa antica disciplina è ancora lunga. Quasi non se ne sente parlare nei progetti riguardanti l’assistenza sessuale per disabili e non ve ne è quasi traccia al cinema e sui media tradizionali, che continuano a dire invece molto riguardo l’amore e la sessualità di normodotati e disabili.

Chissà cosa direbbero in merito Elmar  e Michaela Zadra, i counselor del sesso tantrico in Italia che, secondo un articolo de la Repubblica  sulle colline intorno a Firenze, hanno dato una dimostrazione di quest’antica e rigorosa disciplina. Ne cito un paio di stralci:

“La sfida è provare un piacere sessuale centuplicato rispetto al solito. I seguaci del Tantra garantiscono comunque una differenza della durata e della qualità del rapporto, solleticando zone erogene sconosciute. Zadra e la Gossnitzer, psicologi, sposati e felici genitori, sono arrivati da Anghiari, vicino a Arezzo, dove ha sede ilMaithuna“,  l’istituto al quale fanno capo i tantristi d’ Italia.

La serata dedicata al tantra comincia, in un crescendo di ritmo danze, corteggiamento e rituali.

Vi offriamo due opportunità. La prima, semplice, è quella della conoscenza del proprio corpo e di quello del partner attraverso massaggi. La seconda, invece, è l’incontro con il piacere: ci spogliamo, ci massaggiamo a vicenda “.

Vorrei dedicare questo aforisma di Osho a chi non conosce il tantra, a chi lo strumentalizza per fini loschi e a chi ancora si scandalizza di fronte certi argomenti:  “Il Tantra è il cammino della naturalezza. Liberazione è diventare perfettamente naturali (…), è solo essere naturali, essere se stessi.
Tu sei un essere. Lo sei già, non c’è bisogno di diventare qualcuno. (…). L’essere è positivo: quando l’essere è attento, desto, consapevole, l’oscurità scompare”.

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Il tantra spiegato agli occidentali

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l’esperienza del tantra vissuta da una donna normodotata ed un uomo disabile. Due testimonianze a confronto per capire e sapere.

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“Un profilo per due”: l’amore e la terza età ai tempi delle chat

Una brillante commedia basata sugli equivoci che si sposa con il romanticismo francese e gli inganni del web.

Pierre, vedovo e in pensione, non esce di casa da due anni. Per una persona dal carattere solitario le giornate passano tranquille: pensa e ripensa all’amata moglie, parla con lei in continuazione, trascura il suo aspetto e la sua casa e preferisce restarsene tutto il giorno in solitudine.

Questa routine viene scombussolata quando scopre il mondo virtuale grazie ad Alex, un giovane assunto da sua figlia per insegnargli ad usare il computer.

Pierre rimane colpito dalle potenzialità del mezzo tecnologico che ha a disposizione, dall’infinità di cose che si possono imparare ma, soprattutto, dalla possibilità di conoscere nuovi amici.

Allora perché fermarsi ad un uso “basilare” di Skype e fare solo qualche ricerca?

Ecco allora che, su un sito d’incontri, riesce a sedurre la giovane e bella Flora63 con la quale instaura un’intensa e romantica relazione virtuale. I due decidono di incontrarsi ed è qui che Pierre prega Alex di presentarsi all’appuntamento con Flora al suo posto, non prima di averlo ben istruito su come parlare, cosa dire e fin dove arrivare.

Queste prospettive d’improvviso portano entusiasmo ed una seconda giovinezza nella vita dell’anziano signore.

La cosa va avanti anche perché il giovane ha poco da perdere in quanto è coinvolto in una storia d’amore senza futuro, ecco che improvvisamente si ritroverà in una relazione in cui deve fingersi un altro, ovvero Pierre, e dal primo incontro con Flora inizia la finzione nella vita reale: lui e Pierre sono la stessa persona.

Flora e Alex, entrambi poco più che trentenni, s’innamorano ma solo lui sa che non è chi dice di essere. La ragazza è attratta dalla storia di Alex, un suo coetaneo che ha perso la moglie, si chiama Pierre ed è colto e dai modi eleganti.

È una commedia che parla del nostro tempo, le chat sono raccontate come un’opportunità per scambiare idee e fare incontri che, come afferma Flora, può capitare quello giusto dopo alcuni che si rivelano sbagliati.

Pierre viene scoperto dai sui famigliari, che prima del suo cambiamento, avevano poco a che fare con l’anziano, e in parte depresso, padre e nonno, lasciandoli sbigottiti. Le dinamiche e le avventure dei personaggi sono realistiche, narrate con la consueta ironia francese che fa a tratti ridere e a tratti riflettere.

La narrazione profonda e ironica di temi così attuali in Un profilo per due permette allo spettatore di immedesimarsi nella trama facendo scaturire la curiosità di sapere come il tutto andrà a finire, con un po’ di quella suspense che ammalia la pellicola sin da subito.

Il registra tratta in maniera cruda e al tempo stesso delicata il tema della solitudine degli anziani, di cui molto spesso non ci si accorge. Risulta curioso come alcuni degli aspetti più difficili della terza età emergano proprio grazie al mezzo  più impersonale e distante per antonomasia.

Interessante ed abbastanza fedele alla realtà è la narrazione della rete, delle chat e delle diverse generazioni: la storia d’amore si basa sull’intesa e le buone maniere, i tempi non si consumano alla velocità di un like ed è un invito a darsi una seconda possibilità pensando che non sia mai troppo tardi.

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Indivisibili, ma libere

“Fai bei sogni” e “Nata viva”, la verità per vivere con i nonostante

Noi siamo francesco

La sessualità delle persone disabili, presa sul serio, ma con leggerezza

 

 

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In primo piano (post aggiornato il 20/11/2017)

Qui di seguito vi propongo dei links su due tematiche alle quali mi sono molto interessata: l’amore la sessualità e l’handicap e “Nata viva“ romanzo di formazione e mini film.

Ho avuto il piacere e l’onore di essere chiamata a parlare in  vari convegni, a Roma e non solo, che riguardavano l’amore, la sessualità e l’affettività per le persone disabili e sulle opere di formazione. Spesso dopo un imput iniziale sulla disabilità si arriva ad un discorso che riguarda tutti.

Per il futuro sarei felice se capitassero altre occasioni per esprimere il mio punto di vista su queste tematiche; anche perché sto notando una lenta ma importante apertura da parte della tv, del cinema, dei giornali.

Non mi rimane che augurarvi buona lettura.

Sessualità, adolescenza e disabilità. Un convegno oltre ogni pregiudizio

Il tantra: dalle origini della dottrina all’ “espansione” nel XX secolo

Il tantra spiegato agli occidentali

L’assistente sessuale come mediatore culturale

Noi siamo Francesco

l’esperienza del tantra vissuta da una donna normodotata ed un uomo disabile. Due testimonianze a confronto per capire e sapere.

Benessere ed armonia per corpi e menti

Il piacere magico del massaggio tantrico

Chiesa e sessualità nella storia. Chiarimenti su luoghi comuni, modi di dire sull’amore fisico

Amore e sessualità nell’autismo

L’educazione sentimentale di Giulia.  Tre idee diverse di un rapporto tra normodotato e una persona con disabilità.

L’esperienza di piacere intenso

Il segreto del piacere femminile

Pudore e vergogna per normodotati e disabili

Il bacio tra amore, attualità e storia

Recensione del film The Special Need “La sessualità delle persone disabili, presa sul serio, ma con leggerezza.”

AMORE E SESSUALITà, UN’OCCASIONE PER UN CAMBIAMENTO SOCIALE E CULTURALE

DISABILITA’ SESSUALITà E FAMIGIA, LA CONDIZIONE IN ITALIA.

INTERMITTENZE DELL’AMORE PER ABILI E DISABILI.

UN DIBBATTITO SULL’AMORE E SESSUALITà PER LE PERSONE DISABILI.             

GIOVANI, LA Difficoltà DI AMARE è LA Difficoltà DI CRESCERE

L’URLO SILENZIOSO DI ZOE

 PARLANDO DI “NATA VIVA“, ROMANZO DI FORMAZIONE E CORTOMETRAGGIO.

Zoe Rondini è Nata Viva

Nata viva sul Venerdì di Repubblica 

Nata Viva“ tra i corti finalisti di Capodarco, L’anello debole 2016

Premio Anello debole, vince forza di Zoe

Intervista a Zoe Rondini su Radio Freccia Azzurra, una web-radio fatta in una scuola elementare

 Nata viva e l’attuale condizione dei disabili nel nostro paese. Intervista all’autrice 

Nata viva sul magazine della scuola di scrittura Omero. di Arturo Belluardo  10 dicembre 2015

Zoe Rondini: intervista all’autrice di “Nata viva“ di Disabilibidoc.it

Zoe Rondini, una donna coraggiosa

Cinque minuti e poi…

Consapevolezza della diversità come maturità conquistata

Con Nata viva ha preso vita il progetto Disabilità e racconto di sè rivolto a alluni dalla quinta elementare ai master universitari, ecco il racconto di queste importanti esperienze:

Nata viva torna tra i banchi: il racconto del progetto “Disabilità e narrazione di sé”

“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

Zoe a Radio Freccia Azzurra

(edizione passata)

Zoe commuove: “Io, disabile ma più che viva“di Assuntina Morresi, uscito su “Avvenire“nell’inserto È vita, il 5 gennaio 2012.

Articolo su “Nata viva“, uscito sull’Osservatore Romano il 26 luglio 2012 Dall’inserto “donne chiesa mondo“ scritto da Giulia Galeotti.

Un libro sulla ricchezza interiore dell’handicap.  Gruppo di Lettura: “Nata Viva“ di Z. Rondini –  Recensione a cura di Federico Sinopoli.

Articolo di Riccardo Rossi sul romanzo di formazione “Nata viva“ e su Zoe Rondini.

 

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Un nuovo sole illumina i fedeli. Due Papi per accoglie la famiglia moderna

“il desiderio di famiglia resta vivo, specie fra i giovani e motiva la Chiesa“, si apre con queste parole l’attesa esortazione apostolica di Papa Francesco sulla famiglia, “Amoris Laetitia” (“La gioia dell’amore”). Raccoglie il frutto dei due Sinodi dei vescovi (ottobre 2014 e ottobre 2015) dedicati alle sfide della famiglia oggi nel mondo.

Finalmente in “amoris laetitia“ il Papa analizza la situazione famigliare riconoscendo la sua ricchezza e diversità. Ha fiducia nelle coscienze delle persone, dice che la Chiesa non deve condannare bensì accogliere.  Si apre a tematiche importanti della vita di coppia e dei singoli individui, quali la bellezza dell’amore, la sessualità, rispettando i vari percorsi delle persone, considerando anche le situazioni difficili, “ferite“ che appartengono alla nostra società, riconoscendo che non ci può essere una norma complessiva, ma è più giusto valutare caso per caso.

Ci sono voluti secoli e secoli di storia e di errori, ma forse questo Papa riesce a aprire la Chiesa ad una visione più attuale e realistica delle cose pur non potendo contare sull’appoggio di tutti i cardinali.

Tornando al suo messaggio, il Papa, ha anche spiegato che la sessualità “è un regalo meraviglioso” che Dio ha fatto alle sue creature, non un elemento da condannare o da vivere solo come “costrizione del matrimonio“, o altresì come “finalizzata e funzionale“ per la procreazione. “In nessun modo possiamo intendere la dimensione erotica dell’amore – sottolinea Bergoglio – come un male permesso o come un peso da sopportare per il bene della famiglia, bensì come dono di Dio che abbellisce l’incontro tra gli sposi”. L’amore è anche e soprattutto passione. La sfera emotiva è coinvolta a pieno nell’innamoramento iniziale, nella fedeltà vissuta reciprocamente nel tempo, nell’amore verso i figli, nella sessualità, e nell’invecchiare insieme.

Papa Francesco parla di amore e sessualità anche in rapporto all’educazione dei giovani: “Educazione all’amore, alla reciproca donazione. I giovani devono potersi rendere conto che sono bombardati da messaggi che non cercano il loro bene e la loro maturità. E’ invece importante insegnare un percorso sulle diverse espressioni dell’amore, sulla cura reciproca, sulla tenerezza rispettosa, sulla comunicazione ricca di senso”.

L’amore, la passione, i sentimenti, la fede si fondano sul senso e sulla fiducia reciproca, quindi perché condannare?

Papa Francesco ha parlato della “vivacità della Chiesa Cattolica, che non ha paura di scuotere le coscienze anestetizzate o di sporcarsi le mani“. Di certo colpiscono le parole sulla realtà di oggi pronunciate da Sua Santità, che è riuscito ad aprirsi senza rinnegare i principi della religione cristiana. Forse sta arrivando a “dischiudere e modernizzare“ la Chiesa su alcune esigenze dalla nostra società come ad esempio dare la comunione alle persone divorziate. “Misericordia” è la parola chiave per capire qual è l’atteggiamento che il Papa propone per far fronte alle diverse sfide e fragilità che la famiglia incontra nel mondo. “Accompagnamento”, “integrazione”, “gradualità”, “comprensione”, questo lo stile che il pontefice chiede alla Chiesa e ai suoi pastori per rivolgersi alle famiglie.“

Ma da dove deriva tanta innovazione? È un lento cammino iniziato “pochi“ decenni fa da Papa Wojtyla.

È del 1980 l’esortazione apostolica “familiars consotio“ di Giovanni Paolo II, che oltre al matrimonio pone attenzione sulla donna e sull’educazione dei figli: “vi è una coscienza più viva della libertà personale, e una maggiore attenzione alla qualità delle relazioni interpersonali nel matrimonio, alla promozione della dignità della donna, alla procreazione responsabile, alla educazione dei figli.“

Forse per Francesco e Giovanni Paolo II è chiaro che l’amore, la sessualità non sono aspetti “staccati e lontani“ dalla vita “normale“ e di fede.

In conclusione Papa Francesco ha ben chiaro il fatto che tanti fedeli si erano allontanati da una Chiesa che sentivano severa e distante. Un grande poeta latinoamericano, Octavio Paz, un non credente, afferma che la nostra società ha perso la capacità di amare, perché è in preda al pessimismo e alla confusione. “Il cuore si è avvilito”. Oggi dobbiamo affrontare una secolarizzazione, in cui predomina un tipo di uomo che ricorda quello descritto dal poeta: l’Uomo che è il nuovo Sole.

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L’assistente sessuale come mediatore culturale

  Nulla al mondo è  normale. Tutto ciò che esiste è un frammento del grande enigma. Anche tu lo sei: noi siamo l’enigma che nessuno risolve.

Jostein Gaarder

Ritorno ad affrontare il delicato tema dell’assistenza sessuale in Italia. Chi ha già letto i miei vari articoli su amore, sessualità e disabilità, potrebbe chiedersi come mai insisto ancora su questa tematica, se per caso non ne sia magari ossessionata. La spiegazione è semplice.

 A mio avviso ogni individuo ha diritto a ricercare i tanti significati dell’ amore attraverso un’ educazione sentimentale appropriata. In rapporto alla disabilità questo non avviene mai seriamente. Molto spesso la scoperta della propria identità, delle proprie capacità di relazione, nonché della capacità di amare, di prendersi cura di sé e degli altri  avviene anche attraverso l’ opportunità di godere, di provare piacere, di raggiungere pienamente un orgasmo, combattendo in questo modo la frustrazione, la depressione e la sfiducia in se stessi e negli altri. Per tutti e per tutte è così, a livelli diversi. E in questa moltitudine, siamo compresi anche noi… disabili.

Documentandomi attraverso vari fonti, conoscendo persone, ascoltando le loro storie, mi sono convinta che se anche qui  in Italia si accettasse la figura dell’ assistente sessuale, si accetterebbe anche il “tramite“, il mediatore culturale giusto  tra sessualità, educazione sentimentale e disabilità. Ora è pur vero che molte delle persone che ho incontrato e che mi hanno raccontato le loro esperienze in tal senso, non hanno voluto e non vogliono – anche legittimamente – esporsi e testimoniare pubblicamente questo vissuto con le relative scoperte e prese di coscienza. In attesa che si sentino “liberi“ di poterlo fare e che quindi la scuola e la famiglia, gli Istituti per disabili, le Case-famiglia e chissà un giorno le parrocchie, facilitino tale cambiamento e possibilità di racconto, mi prendo io la briga, l’ onore e l’ onere di parlarne  come posso, sotto diverse prospettive. 

 Cominciamo a riflettere su un dato importante: da più di un anno è chiuso in un cassetto di una scrivania del Senato il disegno di legge 1442 che mira ad inserire in Italia questa figura.

Prendo spunto da quanto affermato da Maximiliano Ulivieri, per passare poi a considerazioni riguardanti l’amore e la sessualità dei cittadini italiani disabili, ma ovviamente di conseguenza si deve parlare anche di politica, di leggi, di cittadinanza e diritti, di Vaticano, di denaro e prostituzione.

 «Il problema principale in Italia è la burocrazia, la legge. Nel nostro Paese – racconta Ulivieri (persona con disabilità che ha  iniziato una battaglia per ottenere l’assistenza sessuale non per lui – che è sposato – ma per molti disabili che bramano questo diritto), questa figura non è riconosciuta perché viene accostata alla prostituzione – anche se è tutt’altro – che in Italia è illegale». Anch’ io, insieme ad Ulivieri, saremmo favorevoli alla legalizzazione della prostituzione, «in modo da permettere anche agli assistenti sessuali per disabili, di operare nella legalità ».

«Sarebbe un primo passo – dichiara– ma noi ci continueremo a battere per il riconoscimento specifico di questa figura».

Oltre a un problema innegabile per il quale in Italia tutta la burocrazia è lenta e macchinosa, il Belpaese, spesso, deve fare i conti anche con una serie di resistenze culturali, probabilmente strettamente connesse alla religione.

«In Italia non si parla neanche della sessualità dei normodotati», ragiona Ulivieri.

Come Ulivieri anch’io non voglio il riconoscimento di questo diritto a fini personali. Dopo diverse storie sentimentali ed alla luce di un forte legame con un uomo, che, non ostante tutto… ci stiamo avvicinando a festeggiare dieci anni di un’intensa e passionale amicizia… non credo che mi rivolgerei ad un assistente sessuale. Il ruolo di questa figura è “terapeutico“, ha una serie di divieti… Quindi, a mio avviso, è molto utile per le tante persone che hanno un handicap cognitivo, o per i disabili motori che hanno un handicap talmente accentuato che non li permette di essere ricambiato nell’amore e nel desiderio.

Conoscevo un uomo quarantenne che desiderava una storia seria. Lui aveva un lieve handicap motorio LIEVE, lavorava, aveva degli amici, sognava un matrimonio e dei figli. Lui non sapeva distinguere  tra amore e pornografia… Non sapeva il significato di “erotismo“… non capiva le esigenze della sua donna, non sapeva badare a se stesso… non era in grado di andare da solo in farmacia… Ecco forse in quel caso una terapista del sesso poteva essere utile per aiutare il ragazzo con l’ABC dell’amore, erotismo, su come doveva relazionarsi con la donna, che, almeno a parole… diceva di amare e voleva rendere felice. Quella coppia è scoppiata lasciando più cicatrici di quanto si possa immaginare, c’è stata tanta amarezza, rabbia, solitudine, delusione. Ma chissà come sarebbero andate le cose se lui avesse seguito pochi e semplici consigli medici, e se fosse stato “educato“ sentimentalmente e sessualmente da una “terapista sessuale professionista“?! Chi può dirlo…!

Tornando a ragionamenti più generali sull’assistenza sessuale per disabili e la situazione italiana, in primo luogo non mi sembra giusto bloccare una cosa così importante come l’assistenza sessuale per disabili. Ci nascondiamo dietro la scusa che ciò va fatto per non incoraggiare la prostituzione? Quanta ipocrisia dietro a facili e rapide conclusioni e “soluzioni“.

Altra scusa già troppe volte sentita: non si regolamenta l’assistenza sessuale perché da noi c’è lo Stato Vaticano.

È vero che la Chiesa è rigida sulla sessualità non finalizzata alla procreazione, ma diciamola tutta, fino a poco tempo fa, i preti pedofili erano impuniti, venivano solo “spostati“ da una parrocchia ad un’altra; adesso sembra che Papa Francesco abbia idee diverse sui preti pedofili; si sta aprendo all’ omosessualità e alle questioni sul matrimonio e sul divorzio. Chissà se arriverà anche a noi disabili, che, giusto per ricordarlo, in Italia siamo circa 2 milioni 824 mila, di cui 960 mila uomini e 1 milione 864 mila donne.

Chissà quanti di questi votano? Me lo domando giusto per lanciare una provocazione.

Dopo questi  finti alibi,  vorrei tornare ad una realtà, quella dello sfruttamento della prostituzione che si consuma ogni giorno su tante strade e tanti quartieri delle nostre belle città. E le leggi? Che dicono le leggi delle donne in strada che, ricordiamolo, le più sono sfruttate. Certamente non pagano le tasse e non si sottopongono a controlli medici periodici. Loro sono tante, ogni giorno ed ogni notte in strada. Sorprendentemente sotto gli occhi di tutti. Ma non è legale. E perché la situazione non cambia? Dov’è chi se ne dovrebbe occupare?

E allora ammettiamolo: se sei un disabile ricco ti arrangi tra prostitute e operatori tantra, ma se sei povero? Se hai un handicap intellettivo e le prostitute si rifiutano di stare con te? Come al solito a farne le spese sono i disabili: un uomo normodotato può andare con una escort senza tante leggi e legalità! Per chi è disabile “stranamente“ è tutto più complicato; anche il sesso. E per tutto ciò ci vogliono le leggi?

Mi è rimasta impressa una mamma di un ragazzo disabile che, durante un convegno su amore, sessualità e disabilità, ha testimoniato che lei e tante altre mamme di ragazzi e ragazze con handicap cognitivo e/o motorio, erano pronte a organizzarsi per portare i figli all’estero, per consentire loro l’assistenza sessuale piuttosto che aspettare l’iter di un disegno di legge qui da noi. Penso che questa madre abbia lanciato una forte provocazione. Ma c’è chi “l’impresa“ l’ha compiuta e testimoniata come nel caso del film The special need (2014), di Carlo Zoratti.

A proposito di come vanno le cose all’estero riguardo la sessualità dei diversamente abili, trovo incisiva una breve testimonianza di Charlotte Rose.

Attraverso la giornalista Cecilia Marotta, veniamo a sapere che Charlotte Rose «in Inghilterra, offre piacere a chi soffre, senza pietà né falsi pudori. È una sex worker specializzata in clienti diversamente abili. Negli anni Charlotte ha imparato le tecniche per un orgasmo personalizzato; ogni disabile ha le proprie esigenze e deve essere stimolato in maniera diversa, come ogni individuo. L’obiettivo è aiutarlo a riconnettersi con la propria energia sessuale, per affrontare la malattia con maggiore vitalità.

Charlotte è fermamente convinta che il sesso sia un’esigenza primordiale da non sottovalutare. Per questo si iscrive al registro della TLC Trust, l’associazione inglese che si adopera per i diritti dei disabili e si preoccupa di metterli in connessione con un portfolio di escort disposte a partecipare a programmi di riabilitazione sessuale.

Charlotte è inoltre membro attivo del parlamento inglese e, tra le sue proposte, c’è quella di riconoscere ufficialmente la professione di assistente sessuale per portatori di handicap, che dovrebbe essere integrata nei servizi offerti dal National Health Service.

In Olanda, Germania, Belgio, Paesi Scandinavi e Svizzera, l’assistente sessuale è già una realtà».

Tornando alla situazione italiana, ritengo giusto non tralasciare un discorso anche politico: mi sembra che alcuni  parlamentari siano attualmente impegnati a raccogliere voti nel modo a loro più semplice e congeniale, occupandosi dei diritti dei cittadini omosessuali e L.G.T.B.

I diversamente abili in fondo sono una minoranza un po’ vecchia, consolidata nel tempo e nello spazio, non conviene occuparsene, non porterebbero abbastanza voti. E poi “poverini“ hanno tanti problemi… “ma perché anche loro pensano al sesso?“

Poi anche il discorso prettamente legato al denaro andrebbe affrontato di più e meglio (non lo sento fare nei convegni dedicati ad amore sessualità e disabilità e, a riguardo, non lo trovo spesso negli articoli dedicati alla tematica); è una realtà ed è bene parlarne: mentre l’assistenza sessuale è gratuita in tanti Paesi, da noi molti disabili sono pronti a “giocarsi“ la pensione d’invalidità per un po’ di sesso o un massaggio tantra. C’è chi è in astinenza ed è destinato a rimanerci e chi dopo anni ed anni di astinenza scopre la sessualità ed è pronto a spendere qualsiasi cifra per un po’ di piacere, una, due, dieci, quindici volte al mese. La figura dell’assistente sessuale prevede una giusta preparazione psicologica che mira ad evitare il pericolo che per il disabile il sesso diventi una mania o una dipendenza.

Ritengo che per uno Stato “civile“ non sia mai troppo tardi varare nuove leggi o modificare quelle esistenti. Un Paese cattolico come l’Irlanda si è aperto alle unioni di persone dello stesso sesso.

E da noi, in Italia,  quale grado di cittadinanza ci viene concesso?

Perché non è mai possibile aspettarsi che siano presi in considerazione tutti i nostri bisogni?

Per approfondire altre tematiche legate a diritti e disabilità, vi rimando ai seguenti link:

http://www.piccologenio.it/2015/07/12/auto-nomia-una-luce-tra-le-tenebre-delle-patenti-speciali/ (Auto – nomia: una luce tra le tenebre delle patenti speciali)

http://www.piccologenio.it/2014/07/10/la-mia-esperienza-di-tirocinio-lavoro/ (La mia esperienza di tirocinio/lavoro)

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Noi siamo Francesco

È un film delicato e bellissimo: “Noi siamo Francesco“. Francesco è un bel  ragazzo, fisico atletico, brillante studente universitario, ma senza braccia dalla nascita. Riesce a fare quasi tutto. Ha 22 anni. Vive con la madre Grazia che nella vita fa la mamma a tempo pieno, ha un migliore amico Stefano.  Belli i ruoli e i rapporti di tutti i personaggi nei confronti del protagonista, molto intense e positive anche quelle della tata e della ragazza di Stefano. Tutte queste figure  si approcciano a lui con sincerità e affetto.

Ad oltre 20 anni non aver mai baciato una ragazza sta diventando un problema per Francesco.

Con l’aiuto dell’inseparabile amico Stefano, Francesco troverà comunque la strada per vivere serenamente la sua prima volta, con l’intraprendenza che appartiene alla sua età e superando gli ostacoli, le paure e le insicurezze causate dalla sua menomazione.

Degli aspetti della vita del protagonista  hanno catturato particolarmente la mia attenzione: bello essere indipendente, avere rapporti “sani“ e autentici con le persone, non farsi influenzare dagli altri che dipendono da lui e che tra l’altro sono pagate… Di certo Francesco aveva le idee chiare,  interessante    la parte del film in cui lui se la prende con  madre  per avergli organizzato un incontro di sesso a pagamento, rapporto che si è consumato in fretta  modo squallido, tutto il contrario del rapporto amoroso finale, con Sofia, compagna d’università.

Autentico il rapporto tra la madre e quest’unico figlio maschio, sua appendice, parte di lei, parte non normale perché senza braccia. Lo psicologo della madre le chiede: “suo figlio ha un handicap, perché fargli  pesare il fatto che lei non ha più una vita sessuale?“ La domanda del dottore rende veritiere certe assurde dinamiche…

Ritengo sia un lieve e toccante documentario. Il narrarsi garbatamente e con discrezione lascia il segno. Anche l’incanto dell’ambientazione in Puglia e le bellissime musiche aggiungono poesia e bellezza alla storia.

Interessante la dichiarazione della regista Guendalina Zampagni che ammette di aver costruito un’unica storia partendo dalle interviste a persone disabili su temi quali l’amore, la sessualità e l’amicizia.

Ho visto diversi film che trattano “amore, sessualità e disabilità“ i protagonisti erano tutti maschi, sarebbe interessante veder narrata la questione con la sensibilità e le difficolta di un ruolo femminile.

Questo film mi ha fatto riflettere anche sulla figura dell’assistente sessuale: forse il suo ruolo limitato di terapista del sesso non assolverà tutti i bisogni fisici e sentimentali dei suo assistiti.

È difficile crearsi una propria indipendenza se si ha un’handicap, riconoscersi come adulti e farsi trattare e rispettare come tali  dagli altri e dalla società. La disabilità non è fonte di rispetto, comporta una limitazione dell’autonomia, dipendenza, difficoltà nella gestione di sé e della propria vita e così via… di certo non aiuta e non facilita la presa di coscienza del proprio io, delle capacità, del costruire rapporti sani, non legati al denaro (cosa esplicita molto bene in questo film) o ai tanti momenti del bisogno. Positiva è anche la figura della tata, lavora con Francesco e la madre ad ore, ha un ruolo ben definito, non si sostituisce alla vera mamma, di conseguenza può permettersi di viziare il ragazzo senza essere invidiata e additata, neanche il ragazzo rischiava stupidi atteggiamenti per il rapporto con la tata, la madre, gli amici l’Altro.

Ammirabile il desiderio di Francesco di finire l’università per vivere con il migliore amico. Chissà come può essere il seguito della storia… Francesco è reduce da una delusione d’amore come me… e ammette “un altro rifiuto non riuscirei a sopportarlo“, ma con il migliore amico e la ragazza di quest’ultimo è riuscito ad andare avanti. In fondo la vita di Francesco era quella di uno studente brillante, ma normale, non segnata dall’urgenza di risolvere problemi ed impellenze quotidiane, dover fare o dimostrare chissà cosa…  diversamente la stima degli altri, l’autostima, l’indipendenza, la libertà, la mobilità… sarebbero finite chissà dove.

Belli gli anni d’università quando avevo un ruolo, la patente e pensavo che la laurea servisse a trovare un posto di lavoro, c’era anche chi mi aiutava, forse troppo… a mantenere rapporti con diverse persone. Comunque con gli aiuti, guidavo, studiavo, sapevo come passare le giornate, avevo un mio ruolo di persona che vive da sola, esce, studia, ho avuto delle storie sentimentali, ero più capace di infischiarmene di chi si svegliava con la luna storta ed anche di chi non approvava le mie scelte amorose e sessuali…!

Pochi giorni fa un fatto mi ha colpita: un mio caro amico ha portato in un viaggio di lavoro suo figlio che è un po’ discolo: sarebbe bello poter avere ancora qualcuno che ti  istradi nel mondo del lavoro anche a costo di farti capire, col suo esempio, cosa vuol dire guadagnarsi il pane, avere degli incarichi sia  familiari, sia lavorativi da assolvere… avere scadenze, rendere conto ai capi  perché altrimenti c’è chi è più bravo di te e ti può sostituire. Sarebbe bello contare su una persona che ti  introduca nel complicato mondo del lavoro, anche mettendoti davanti alla fatica e l’impegno che ora sono del padre e poi un giorno saranno del figlio in chissà quale ambito… magari molto diverso da quello del suo modello di riferimento, il papà appunto…!

Conosco molti illustri Professori in medicina (ginecologi, dermatologi, dietologi…) che hanno aperto la strada a figli e nipoti. Ritengo che non ci sia nulla di male e che poi sia tutto dovuto al talento dei più giovani del proseguire e farsi strada!

Mi sento un elefante dentro un negozio di cristalli!

 

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Amore e sessualità nell’autismo

Dopo molti articoli sul tema dell’amore, la sessualità e la disabilità mi è sembrato giusto affrontare un tema importante e dibattuto come quello dell’affettività, amore e sessualità per le persone autistiche. Questa tematica ha destato il mio interesse, anche perché noto una lievissima apertura della nostra società su certi temi, tuttavia non bastano alcuni convegni ed un disegno di legge per affermare che la nostra società sia aperta a certe tematiche (amore, sessualità e disabilità). Ritengo comunque che sia importante – ma ahimè non sufficiente- parlarne. Per aprire una finestra sul tema mi servirò di due preziose testimonianze, sono entrambi racconti di vita che sottolineano l’aspetto fondamentale della sessualità per il benessere di ognuno di noi. Si tratta di un padre di un ragazzo autistico italiano ed una testimonianza di un ragazzo autistico statunitense. Dagli articoli si evincono problemi, preconcetti, tabù, mancanze… quanto ancora c’è da fare e da capire. Ancora oggi c’è molto poco di scritto sul diritto delle persone autistiche a sviluppare la loro sessualità. Gli autistici amano e meritano di essere amati, rispettando la loro individualità e devono ricevere gli strumenti necessari per avere una vita piena e appagante. Ai genitori potrebbe non piacere il compito, ma si deve essere in grado di affrontare e parlare della sessualità ai figli come qualcosa di reale, naturale e che necessita di una guida. È fondamentale che il genitore trasmetta le regole della masturbazione e del fare l’amore. Chiarendo anche chi e come ti può toccare per evitare che i figli siano vittime o “potenziali vittime“ di abuso, altro tassello importate da chiarire è “la masturbazione“ come, dove e quando esercitarla. Dagli anni ’80 ad oggi è cambiata molto la visione delle problematiche legate all’autismo, ma tanta strada c’è ancora da percorrere, soprattutto se si accosta l’autismo alla sessualità ed all’amore. L’amore, la sessualità e la disabilità per le società occidentali dovrebbero essere considerate una sfida da vincere, invece vergogna, tabù e divieti talvolta hanno ancora la meglio. Ci celiamo dietro un apertura solo apparente che non basta a risolvere la solitudine di tante famiglie e ragazzi, i sensi di colpa sono, a mio avviso, ancora tanti e difficili da “estirpare“. Inoltre bisogna riconoscere che l’autismo è diverso da ogni altra disabilità, e le caratteristiche stesse dell’autismo causano una ulteriore condizione di stress per i genitori e rendono estremamente problematica la vita di tutta la famiglia. Le famiglie lasciate sole ad affrontare il difficile compito di allevare un bambino affetto da autismo vanno, in alcuni casi, ben presto incontro alla disperazione ed allo sfinimento causati dagli equivoci sulla natura dell’autismo, dalla scarsa disponibilità di servizi specializzati e soprattutto dall’impossibilità di programmare il futuro del bambino. I disabili e le loro famiglie, si sa, passano molto tempo tra terapisti e visite specialistiche si potrebbe pensare di formare queste persone anche per affrontare il tema della sessualità. Ci vorrebbero più interventi a partire dal nucleo familiare per poi allargarsi alla scuola, ai luoghi di terapie… alla società.

Dopo questa mia introduzione vi lascio alla lettura di due articoli sul tema che ho trovato pertinenti ed interessanti e che vorrei proporvi. Il primo dal titolo L’amore ai tempi dell’autismo, di Rosa Mauro, preso dal sito www.superando.it  contiene il racconto dell’esperienza di una madre di un ragazzo autistico, che è anche l’autrice dell’articolo. In questa testimonianza Rosa propone una riflessione su come accettare e comprendere la sessualità espressa dalle persone autistiche. Il secondo articolo che vi propongo, il cui titolo è Autismo e sessualità, un elefante in una stanza, è stato preso dal sito www.autismoitalia.it riporta il contenuto dell’intervento dell’esperto Peter Gerhardt in occasione della Ladders Conference in Massachusetts.

Un tempo poco lontano era molto considerata la cosiddetta teoria “madre frigorifero“, essa relegava gli autistici e le loro madri in un mondo senza speranza e anaffettivo. Ora sappiamo che la persona autistica è tutt’altro che disinteressata al mondo esterno e alle sue relazioni. Molti di loro hanno anche ufficialmente scagionato le madri e, soprattutto, hanno aperto più di uno spiraglio su un mondo interiore ricco ed elaborato, sia pure in molti casi imprigionato da un’insufficiente interpretazione condivisa. Per loro come per tutti, disabili e non, la sessualità fa parte in maniera imprescindibile. Perché, credo fermante che la sessualità è ciò che siamo come individui, e non è affatto limitata al desiderio sessuale, ma costituisce un modo relazionale che ci permette di interagire con gli altri. Non è sempre facile comprendere e accettare la sessualità espressa dai bambini, poi ragazzi, infine adulti, autistici, non solo e non tanto perché potrebbe essere diversa dalla nostra, quanto perché loro stessi non sempre sono in grado di giustificarla a sufficienza, dando a noi dei criteri interpretativi della stessa. Il fascino che esercitano presso di loro le figure tonde, o gli oggetti con particolari estetici che noi non notiamo per nulla, può avere anche caratteristiche sensuali. Il mondo di un ragazzo autistico, ad esempio è ricco di sfumature che sfuggirebbero a un ragazzo con una modalità “polifunzionale“, e che “vede“ contemporaneamente più cose. I bambini autistici che passano ore a guardare una lavatrice ne ricavano piacere, e non necessariamente un piacere diverso da quello di un bambino che gioca per ore con un trenino. Il problema nasce perché magari quel bimbo è in grado di condividere con noi la gioia di guardare quel trenino muoversi, di coinvolgerci con le sue parole nel suo amato mondo, mentre magari un bambino autistico non lo fa. Quando poi il bambino autistico diventa adolescente, tutto è molto più complicato. Immaginate quante variabili cambiano durante l’adolescenza, tanto da rendere difficile la comprensione anche a un ragazzo “polimodale“. Senza fare distinzione di sesso, risulta difficile per chiunque gestire contemporaneamente il cambiamento fisico e quello ormonale, per non parlare degli effetti di questi cambiamenti sulla nostra relazione con gli altri. L’adolescenza è un periodo di cambiamenti fisici, ormonali, interpersonali delicato per tutti, immaginate cosa possono scatenare in un/a ragazzo/a con autismo. C’è da impazzire, la frustrazione va alle stelle, il tentativo di dare a tutto un senso è direttamente proporzionale a una solitudine in cui l’adolescente e la sua famiglia sono spesso rinchiusi. Un ragazzo o una ragazza alla prima cotta, spesso trovano nel gruppo dei pari un aiuto per gestire una situazione emotiva così nuova e spiazzante, amici che, anche solo con una pacca sulla spalla, sono di supporto. E un ragazzo o una ragazza autistici? O comunque un ragazzo o una ragazza con una disabilità? L’inclusione si ferma alla scuola, dove la sessualità e il sesso sono tenuti ai margini, quando non apertamente stigmatizzati. Quale immagine voglio dunque lasciare per questa prima riflessione sul mondo dell’amore ai tempi dell’autismo? Questa: un ragazzo dai tratti comuni, alto, dinoccolato come lo sono molti adolescenti, che guarda verso un appartamento, le cui finestre sono chiuse. Guarda alternativamente l’appartamento e il portone, seguendo un pensiero senza parole. Di tanto in tanto prende il suo Ipod e ascolta una musica, non sentiamo quale, ma vediamo che ne segue il ritmo, accennando talora a canticchiare ad occhi chiusi, o a muovere il corpo, sgranchendosi con quel ritmo misterioso. Ad un tratto il portone si apre e ne esce una ragazza, carina, bruna, vestita con un jeans e un maglione. Il ragazzo si alza, non osa avvicinarsi, la saluta con la mano, mantenendosi un poco lontano, pronunciando il suo nome. La ragazza sorride e a sua volta saluta, allontanandosi. Possono essere compagni di scuola, vicini di casa, essersi conosciuti sull’autobus, poco importa. Uno dei due è innamorato, forse il ragazzo che ha aspettato tanto per vederla uscire, ma forse anche lei ha una simpatia per lui. Non vediamo altro, oltre quel saluto, e quindi non sappiamo come si evolverà questa situazione. Abbiamo visto un ragazzo, una ragazza, un saluto che forse è un preludio. È autistico, il ragazzo? Lo è lei? Non lo sappiamo e, in fondo, non dovrebbe importare.

Il messaggio di Peter Gerhardt sull’autismo e la sessualità è rivoluzionario nella sua semplicità: La sessualità è uno degli elementi più fondamentali nella nostra vita ed è inerente a ciò che significa essere umani, il comportamento sessuale è una delle aree più vulnerabili nella nostra vita. La sessualità è un diritto umano fondamentale. Pertanto è della massima importanza che noi educhiamo i nostri amati riguardo al corretto comportamento sessuale, in modo che possano essere al sicuro e felici. In questo modo dovrebbero ragionare genitori, educatori, insegnanti… soprattutto quando si trovano a contatto con qualche tipo di disabilità. Peter ha parlato ieri in occasione della Ladders Conference in Massachusetts. Ha messo in chiaro fin dall’inizio che non stava parlando di persone che fanno sesso ma, anzi, stava parlando di sessualità come definizione e caratteristica umana di noi tutti. La sessualità e le sensazioni sessuali sono così fondamentali, così importanti, eppure c’è pochissima letteratura e ricerca circa l’insegnare alle persone con autismo come comportarsi in modo adeguato rispetto al loro proprio corpo ed organi e rispetto alle altre persone. Questo di Peter non doveva essere un discorso sul “come fare a“ o sul “se per caso“… ma piuttosto su ciò che ogni essere umano, nello spettro o meno, dovrebbe conoscere sui comportamenti appropriati e sicuri. Incredibilmente controverso eppure assolutamente necessario. È così difficile parlarne, pensarne, eppure quello che tutti noi vogliamo per i nostri figli è: essere felici ed essere al sicuro. Cosa facciamo per ottenere questo scopo dal momento che la sessualità li rende così vulnerabili? Peter e altri esperti ipotizzano che circa il 60-80 % di persone nello spettro sperimenterà una qualche forma di abuso sessuale durante la vita. Questo non significa necessariamente violenza, ha sottolineato Peter, ma che anche quell’eventualità non è da sottovalutare. La mancanza di informazioni è stupefacente. Non c’è nulla di scritto sull’insegnamento alle donne nello spettro circa le mestruazioni. Niente. Ciò significa che ogni madre di una ragazza nello spettro deve improvvisare. Da un lato noi, come società, siamo così “presi“ quando si tratta di sesso. Peter ha sottolineato quanto siamo “affascinati“ dal sesso: centinaia di parole gergali, l’ossessione di Internet per il sesso, dibattiti circa l’educazione sessuale nelle classi regolari, gravidanze adolescenziali; tuttavia, verso le persone con disabilità siamo assolutamente silenziosi. L’implicito atteggiamento della società, in questo caso, è il silenzio, la mancanza di informazioni e il concetto che: a) le persone nello spettro non provano sensazioni sessuali b) alle persone nello spettro non può essere insegnata l’“adeguatezza sessuale“. Sbagliato e ancora sbagliato. Peter ha sottolineato più volte che, tutto ciò che si presenta statisticamente nella popolazione “normale“, possiamo supporre che si presenti in parallelo nella popolazione nello spettro. Ciò significa che c’è l’omosessualità, feticci, fantasie, le questioni transgender… A questo proposito noi non sappiamo. Le sensazioni sono là ma a causa della mancanza di comunicazione non capiamo e molti nello spettro non possono esprimerlo. Vorrei che potessimo avere un annuncio di servizio pubblico dedicato alla disabilità nello sviluppo che dica qualcosa del genere: “Autismo: Tutto quello che sai è sbagliato. Inizia da qui. Guarda a tutte le ipotesi proprio per quello che sono: ipotesi. Le persone con autismo, non importa il loro livello di funzionamento, sono pienamente esseri umani, con tutto ciò che questo comporta. Quest’idea ti spaventa? Ti rattrista? Bene, allora affronta il tuo stato d’animo ma non fare il terribile errore di non aiutare il tuo ragazzo autistico a capire riguardo al suo corpo e alla sua sicurezza, perché allora sei in cerca di guai della peggior specie. Allora cosa facciamo? Peter ha quello che lui chiama la “regola dei cinque anni“: pensare sempre in anticipo a quali cose avremo bisogno di disporre tra cinque anni a partire da oggi. Se il bambino di 5 anni gira per la spiaggia nudo, vogliamo essere sicuri che non lo farà a 10. Se uno di 8 anni si tocca in classe, vogliamo fare in modo che capisca che non può farlo lì e neanche dopo quando ne avrà 13 o 15. Potremmo dover iniziare a insegnargli ora, perché più i comportamenti vanno avanti, più sono difficili da reindirizzare. Immaginando il futuro del bambino nello spettro, abbiamo bisogno di pensare anche a come insegnare quello che c’è da sapere, visto il suo particolare stile di apprendimento. Non mettere un preservativo su una banana ed aspettarsi che qualcuno sia in grado di generalizzare questo concetto per il proprio corpo. Utilizzare foto realistiche, parole vere. Mantenere il messaggio semplice e ripetitivo. Peter sostiene anche che consentire una certa “stupidità“ nella conversazione, aiuta a rompere il ghiaccio. Insegnate ciò che Peter chiama “I Cerchi di comfort e sicurezza“: Chi è nella tua vita e qual è il suo ruolo? Il cerchio più interno sono i membri della famiglia, i propri cari. Questi possono aiutare con le esigenze personali come ad esempio un aiuto in bagno. Il cerchio successivo, gli amici, non possono aiutare allo stesso livello di bisogno, a meno che non siano amici molto stretti. I cerchi illustrano chi può e chi non può toccarti, anche sul braccio o sulla testa. È tutto molto ben definito. Devi pensare esattamente ciò che si deve pensare quando si è un genitore: che cosa ha bisogno di sapere il tuo bambino quando non ci sei tu ad aiutarlo. È necessario che il bambino sappia come chiudere la porta di un bagno. È necessario che il bambino sappia dire “no“ in un modo o nell’altro. È necessario che il/la ragazzo/a sappia che la masturbazione in sé non è un crimine ma che può essere fatta solo nella privacy: nel luogo opportuno. È necessario che il bambino sappia chi lo può aiutare e chi non dovrebbe. Se usiamo immagini e parole che non siano simboliche, ma piuttosto visive, precise e dirette, ci sarà evidentemente più probabilità di successo. Se non sappiamo come insegnare questo, allora noi genitori dobbiamo iniziare ad imparare. Dobbiamo cominciare ad imparare che la sicurezza sessuale va ben oltre l’identificazione di parti del corpo. Le sensazioni sessuali e la sicurezza sessuale sono un diritto umano fondamentale, per tutti gli esseri umani. Il primo passo per aiutare i nostri figli con autismo ad essere felici e ad avere una vita sana è quello di rompere il silenzio e l’imbarazzo su questo argomento.

 

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