L’approccio olistico come visione positiva della vita

Intervista a Massimo Mandorino, Operatore Olistico e Professionista del benessere attraverso il massaggio bionaturale. Massimo ha uno studio privato a Roma Nord. È docente di discipline olistiche e tecniche di massaggio presso l’Accademia Operatori Olistici in Roma e alla Conscientia Academy in Venezia. Nell’intervista si cerca di fare chiarezza sui principi delle discipline olistiche e sul Tantra: queste tecniche possono aiutare tutte le persone, anche chi ha una disabilità.

Ciao Massimo, il tuo primo approccio alle discipline olistiche è iniziato nel 1978. Questo ti ha portato a frequentare scuole di yoga e, successivamente, di meditazione. Puoi raccontarci meglio il tuo percorso e cosa ti ha spinto a muovere i primi passi in questi settori?

Ciao Zoe, in effetti il mio primo “contatto” con le discipline olistiche risale a molti anni fa quando, da ragazzo, per problemi di salute legati alla mia schiena, ho conosciuto la tecnica Shiatsu che, tra l’altro, era da poco arrivata in Europa.
È stata una vera e propria “illuminazione”. L’esperienza che stavo vivendo grazie a questa tecnica olistica non invasiva, generò in me grande curiosità e mi stimolò a voler conoscere meglio e di più questo tipo di approcci al benessere della persona.
Fu così che iniziò il mio interesse verso questo mondo ed iniziai un mio percorso personale approcciando nell’immediato lo yoga e, successivamente, la meditazione e i primi, curiosi, studi sull’approccio olistico.

Cos’è cambiato in te a livello umano in tutti questi anni, e poi professionalmente, visto che ne hai fatto la tua attività?

Molto. Da ragazzo, ad esempio, ero molto rabbioso. Sono rimasto orfano in giovane età e non riuscivo ad accettare la cosa. Catapultato nel mondo, con la necessità di sopravvivere, ad un’età normalmente dedicata alla spensieratezza. L’approccio al mondo olistico mi ha aiutato moltissimo a canalizzare le mie energie in un’ottica costruttiva e non distruttiva.

Dalla sofferenza può nascere una grande capacità di amare. E questo lungo viaggio introspettivo mi ha fatto capire, più di 15 anni orsono, che ero pronto a farne uno strumento di aiuto per il prossimo.

Le diverse discipline e approcci olistici alla persona quali: ayurveda, agopuntura, yoga, shiatsu, Medicina Tradizionale Cinese, la riflessologia plantare, aromaterapia, etc, (solo per citarne alcune) nascono spesso in oriente; come sono arrivate in occidente e perché c’è tanto interesse a tal proposito?

Ci sono testimonianze che fanno risalire la pratica dell’agopuntura in Europa all’età del bronzo. Mentre lo shiatsu, come dicevo pocanzi, ha trovato diffusione in Europa negli anni ’70. Altre discipline olistiche (o DBN, Discipline Bio Naturali), hanno rivestito interesse nel mondo occidentale proprio per il loro approccio “olistico” che considera la persona in tutte le sue entità: corpo, mente e spirito (“olos” dal greco, significa appunto “totalità”, il “tutto”). Questa visione si contrappone, di fatto, all’approccio della medicina allopatica che spesso si sofferma sul sintomo e non sulla causa.
L’interesse verso queste discipline (e quindi la loro diffusione) è conseguenza della presa di coscienza da parte delle persone, della necessità di un approccio più naturale alla salute. Oggi questo è testimoniato anche dalla grande attenzione alla scelta degli alimenti e del ritorno alla fitoterapia, diffusa da tempo in occidente, ma offuscata, a seguito della rivoluzione industriale, dalla grossa spinta verso la farmacopea di sintesi.

Quanto e perché è cambiata (se è cambiata) la domanda e l’offerta dei trattamenti olistici negli ultimi decenni?

Oggi, fortunatamente, si ha una maggiore consapevolezza che il “benessere” ha un impatto molto importante sulla nostra qualità di vita. Ricevere dei trattamenti olistici eleva le difese immunitarie, stimola gli ormoni della felicità (serotonina, dopamina, ossitocina, estrogeni), ristabilisce l’equilibrio della persona nell’accezione olistica “corpo-mente-spirito” allontanando l’insorgere della malattia.

Questo ha portato alla crescita della domanda e, di conseguenza, anche l’offerta; c’è stato infatti un fiorire di scuole e accademie che offrono percorsi di formazione specifici.

Hai raccontato che da più di quindici anni hai scelto di fare di questo mondo la tua attività.
Sei specializzato in diversi trattamenti come massaggi rilassanti ed antistress, tecnica Cranio Sacrale, l’ayurveda Garbhayangam per le donne in dolce attesa, e altri più energetici finalizzati al riequilibrio dei chakra come Reiki, cristalloterapia, aromaterapia; vuoi spiegarci sinteticamente cosa sono i chakra e questi trattamenti?

Cercherò di essere davvero sintetico, perché qui si apre un mondo!
Chakra, in lingua devanàgari, significa ruota, vortice, disco, cerchio. I chakra sono centri energetici conduttori; i principali sono 7 e si aprono a varie altezze lungo l’asse della colonna vertebrale e sono attraversati da Sushumna, una delle 3 nadi principali insieme a Ida e Pingala, nelle quali scorre il Prana, ovvero il Qi, l’energia vitale.

Ogni chakra ha un significato ben definito. Ognuno di loro rappresenta una “funzione”: sopravvivenza, desiderio, volontà, amore, comunicazione, intuito e comprensione.
Il loro equilibrio e pieno funzionamento sono fondamentali per la salute della persona. Ma eventi, traumi recenti e antichi, possono minare questo equilibrio. Trattamenti energetici come il reiki, la cristalloterapia, l’aromaterapia, il massaggio olistico, ci aiutano a riequilibrarli.

Inoltre, alla base del primo chakra, Muladhara, risiede la Kundalini-Shakti, l’energia più potente che il nostro corpo possiede che, come è noto, è molto legata alla sessualità. È rappresentata da un serpente avvolto in tre spire e mezza che riposa alla base della colonna e che, con la sua testa, occlude la nadi Sushumna, e rappresenta la forza femminile primordiale della creazione.

Nella maggior parte della gente rimane addormentata nella sua posizione arrotolata: kundala infatti significa “avvolto”. Se risvegliata la Kundalini si srotola e si arrampica verso l’alto attraversando tutti i chakra, uno dopo l’altro, fino a raggiungere il chakra della corona, Sahasrara, dove l’attende Shiva, la Coscienza Divina, suo amore e sua controparte, e li si uniscono nel Maithuna, l’unione sacra.

Nelle discipline olistiche è importante, come hai appena detto, sbloccare i chakra e riattivare l’energia della Kundalini. Come avviene tutto questo e quali benefici può dare nel breve o nel lungo periodo?

Riattivare o liberare la Kundalini è possibile attraverso il Tantra, attraverso il massaggio yoni o lingam, attraverso il massaggio Kundalini ideato dal Maestro Yogi Bhajan. Sarà l’operatore a scegliere il rituale più consono in funzione dell’anima che deve ricevere il trattamento. Nel tantra, come anche nell’olismo, nulla è codificato.

Così come non si parla di “genere”. Spesso sento o leggo di operatori che si rivolgono esclusivamente ad un pubblico femminile o maschile. Accogliere e prendersi cura di una persona non prevede la “scelta” di genere, non prevede il “giudizio”, la cui assenza è un pilastro della visione tantrica.

Il beneficio principale di questi trattamenti e rituali energetici e quello di liberare e canalizzare correttamente l’energia vitale, donando un senso di pace, leggerezza e visione positiva.
Questo benessere non si manifesta solo durante il trattamento ma permane nei giorni a seguire e, nel lungo periodo, se si è fatto un percorso costante, può far si che i benefici siano permanenti.

Hai frequentato corsi di grandi Maestri del Tantra quali Daniel Odier, e seguito e studiato gli insegnamenti di Yogi Bhajan e Anodea Judith.
Quali sono stati i più utili nella tua professione e nella vita di tutti i giorni?

Devo dire che tutti mi hanno arricchito moltissimo da un punto di vista personale e donato strumenti che utilizzo quotidianamente sia personalmente che nella mia professione.

Ho già citato Yogi Bhajan per quel che riguarda il Massaggio Kundalini, ma è anche il Maestro che ha creato il Kundalini Yoga, oggi molto diffuso e che anch’io tutt’oggi pratico regolarmente.

Anodea Judiith e colei che oggi viene considerata la massima esperta a livello mondiale per quanto riguarda la conoscenza del sistema dei chakra e i suoi libri sono fonti di conoscenza, consapevolezza e ispirazione. Aver approfondito la conoscenza dei chakra, mi permette oggi di fare una valutazione dell’equilibrio energetico di una persona senza la necessità di uno scambio verbale.

Daniel Odier, last but not least, che ho incontrato in diversi seminari e stage residenziali, è quello che considero il mio più importante maestro tantrico. Nel percorso di vita che ho fatto da quando mi sono approcciato al tantra, ho seguito innumerevoli stage e maestri/e in Italia, apprendendone anche i vari approcci al tantra. Molti di questi sono “figli”, in un modo o nell’altro, di Daniel Odier. Ad un certo punto del mio percorso ho capito che ero pronto ad incontrare il “maestro dei maestri” per consolidare la mia conoscenza tantrica ed in particolare sul Tantra Kashmiro – Yoga del Tocco che lui ha portato in occidente e che ancora oggi divulga ed insegna.

Cosa rappresentano per te il Tantra, il tantrismo e le discipline olistiche?

Potrei rispondere con tre semplici parole: libertà, consapevolezza, aiuto.

Avere un approccio tantrico significa avere una visione positiva della vita, credere nell’amore ed essere capaci di cogliere la bellezza che ci circonda. Considera anche che tra i benefici del vivere in maniera sana la filosofia tantrica, c’è il miglioramento dell’umore, la diminuzione dello stress e l’aumento della capacità di concentrazione. È quindi un vivere più in armonia con l’universo.

Le discipline olistiche rappresentano un approccio consapevole allo stile di vita, rafforzano il tuo stato di salute e, nell’espressione professionale, sono un impareggiabile strumento di aiuto per il benessere del prossimo. Di fatto stimolano in te stesso e negli altri la capacità di autoguarigione insita in ognuno di noi.

Come diceva Ippocrate, che aveva una reale visione olistica, “Le forze naturali che abbiamo dentro di noi possono, da sole, guarire la malattia”.

Hai ideato lo stage esperienziale “Ripartiamo dal tocco: dalla carezza all’abbraccio®” per divulgare ed insegnare la pratica tantrica. Come nasce il progetto e come viene accolto?

Il Tocco è una potentissima forma di comunicazione: è profonda, intima, più di quanto mille parole possano essere. E su questo concetto, negli anni scorsi, assieme ad una amica e collega, abbiamo effettuato vari stage per la divulgazione della pratica tantrica.

Questa idea è un’evoluzione di questa esperienza e mi è nata con l’arrivo della pandemia e con la consapevolezza di ciò di cui siamo stati repentinamente privati. Il titolo stesso che ho dato ne è una sintesi.

Uno dei nostri bisogni primari, sin da bambini, è l’essere accarezzati, toccati e abbracciati. La mancanza di questo contatto impoverisce ed inaridisce l’animo smorzando le nostre emozioni.

Il progetto viene accolto con interesse e per ora si realizza attraverso sessioni individuali o di coppia, durante le quali si fa la meditazione tantrica tandava, si lavora sul respiro consapevole, sulla sensorialità, il tocco ed infine il rituale tantra del kashmir, ma appena sarà possibile sarà anche uno stage esperienziale mirato al risveglio del corpo, delle sensazioni e delle emozioni più profonde e di tutto quello che in questo momento ci manca terribilmente.

Qual è il target delle persone che si avvicinano al Tantra e tantrismo? Cosa cercano? E a tuo avviso è adatto alle coppie?

Qui c’è da fare un piccolo distinguo: esistono molti cosiddetti “centri tantra”, che attirano un target di clientela esclusivamente maschile, che offrono massaggi erotici. Qui non si parla di tantra anche se l’offerta di quei servizi utilizza impropriamente questo termine. Lungi da me condannare o giudicare le persone che cercano questo tipo di massaggi, ma ritengo importante chiamare ogni cosa con il giusto nome.

Per quello che invece riguarda la mia esperienza diretta, la mia clientela è perlopiù formata da donne ed in misura minore da coppie.

Le donne che mi contattano per avvicinarsi al tantra, posso dirti che nella maggior parte dei casi lo fanno su consiglio della propria psicoterapeuta o sessuologa.

Sono donne che spesso hanno subito abusi di tipo fisico o psicologico, sia in età adolescenziale che in età adulta, donne anorgasmiche, donne che rifiutano il proprio corpo o il suo cambiamento nel tempo, che magari non ricevono più dal partner le attenzioni di un tempo e per questo perdono il senso della loro femminilità spesso identificato in modelli stereotipati. A volte questo accade nel momento che dovrebbe essere “il più potente” per una donna cioè la maternità trasformandola in una posizione di instabilità e sfiducia in sé stessa”.

L’obiettivo è quello di riacquisire la propria femminilità, la propria accettazione, di recuperare un rapporto più sano con la propria sessualità e, nel caso delle coppie, superare la dualità nell’incontro sacro tra le due coscienze maschile e femminile (Shiva e Shakti), scoprire un nuovo dialogo corporeo, superare difficoltà sessuali e riaccendere la passione ritrovando quell’unicità che è un altro punto cardine del tantrismo.

Il Tantra è o può essere utile nell’ambito della disabilità? Hai esperienze in questo senso?

Assolutamente si.

La prima volta che ho avuto occasione di trattare una persona disabile, è stato qualche anno fa durante un festival Olistico dove ero stato invitato ad offrire il mio massaggio emozionale alle/agli ospiti che volevano provarlo. Io non gestivo il calendario delle prenotazioni per cui, ogni volta che aprivo la porta dello studio nel succedersi degli appuntamenti cadenzati ogni ora, non sapevo chi mi sarei trovato di fronte. Arriva un ragazzo in sedia a rotelle, lo faccio accomodare (con un balzo sale sul lettino) e mi confessa che non ha mai ricevuto alcun tipo di massaggio in vita sua. Beh…devo dire che è stato uno dei massaggi più emozionanti che io abbia mai fatto in vita mia. Al termine del massaggio ci siamo ritrovati abbracciati con lui che tra le lacrime mi ringraziava per l’esperienza che aveva vissuto. Quando è uscito la sua compagna, vedendolo così felice, si è messa immediatamente in lista per provare anche lei il trattamento!

Questo mi ha dato la consapevolezza di quanto il massaggio e, successivamente, il rituale tantrico possa giovare ad una persona con disabilità.

Oggi posso dire di avere una buona esperienza per quel che riguarda l’offrire i trattamenti tantra alle persone disabili. E ora, più che mai, sono convinto del loro valore, utilità e, lasciami dire, necessità.

Uso la parola necessità non a caso perché come sai, e ne abbiamo parlato anche in occasione di convegni che ti hanno vista ospite, anche io come te, sono un convinto sostenitore e divulgatore del diritto alla sessualità dei disabili. E il tantra, attraverso l’accoglienza e il tocco è in grado di celebrare il diritto e la sacralità di quei corpi ai quali, troppo spesso, questo diritto è negato.

Di frequente sono i genitori che ottemperano a tale necessità masturbando i figli, ma questo è innaturale e sbagliato. Bisogna sicuramente fare di più per divulgare la cultura del tantra in questo ambito, facendo conoscere la sua utilità soprattutto ai familiari delle persone disabili che spesso non considerano le necessità o i desideri dei loro cari.

Ciò detto mi sorge l’esigenza di fare una importante precisazione.
Il tipo di assistenza che noi tantrika diamo nell’ambito della disabilità, nulla ha a che fare con la figura dell’Assistente Sessuale, figura presente in molti paesi del nord Europa (Belgio, Olanda, Germania, Danimarca, Svizzera) ed anche in Giappone e che in Italia, grazie alla mente illuminata di Maximiliano Ulivieri che ha creato il progetto LoveGiver, vorrebbe prendesse forma attraverso la figura dell’operatore e assistente all’emotività, all’affettività e alla sessualità (O.E.A.S.).
Allo stato attuale il progetto, seppur depositato da molto tempo presso le istituzioni, non ha ancora visto la luce e la figura dell’O.E.A.S ancora non esiste.

Sei anche docente presso l’Accademia Operatori Olistici di Roma e presso la Conscientia Academy di Venezia della quale sei anche coordinatore didattico; entrambe le strutture si occupano della formazione di Operatori Olistici certificati e Professionisti del Benessere attraverso il Massaggio Bionaturale.
Ti va di parlare di questa esperienza? Cosa ti senti di dire a chi vuole orientarsi nel mondo olistico con serietà e a chi ritiene di saper fare i massaggi o trattamenti olistici dopo aver letto qualche libro?

Parto da un assunto: l’operatore olistico va considerato un professionista a tutti gli effetti!

Purtroppo, nella giungla normativa attuale, non è una figura riconosciuta dallo Stato e questo genera gran confusione in questa “terra di nessuno” e molti ne approfittano.
Seppur normata ai sensi della legge 4 del 14/01/2013 che fa riferimento alle ‘professioni non organizzate in ordini o collegi’, per quanto spiacevole dirlo, la figura dell’operatore olistico non ha necessità di alcun titolo per operare e, con riferimento alla legge citata ed adeguato codice ateco e partita iva, chiunque può “mettersi sul mercato” da un giorno all’altro.

Ma questo non deve indurre a pensare che non sia una professione per la quale una adeguata e continua formazione nel tempo, sia necessaria.
Non è sufficiente quindi “leggere qualche libro” o frequentare un corso di un week-end per sentirsi o essere “operatori”. La letteratura è importante e lo studio è fondamentale, ma non può essere la sola fonte di apprendimento. Spesso leggo su forum dedicati post di persone che, dopo aver fatto un solo corso di massaggio di qualche ora, chiedono informazioni su come aprire uno studio: è oggettivamente inquietante.

Ma la colpa è anche di alcune scuole che, per esigenze di mercato, vendono la chimera che con poche ore di formazione puoi immediatamente trarre un beneficio economico.
In questo periodo di oggettiva difficoltà per tutti, alcune scuole di massaggio offrono addirittura la “formazione on-line”! Ma come si può solo lontanamente pensare che apprendere la delicatissima arte del massaggio, del tocco, possa essere fatta senza alcuna esperienza pratica?

Come dico sempre alle mie allieve ed allievi, mettere le mani sul corpo di una persona è una enorme responsabilità, pari alla fiducia che questa persona ripone in noi affidandosi ai nostri trattamenti. Per questo una adeguata formazione, esperienza e, non dimentichiamolo, predisposizione, sono fondamentali.

Quindi il consiglio che mi sento di dare a chi si vuole approcciare a questo meraviglioso mondo è quello di non fermarsi al primo sito che incontrano, ma di confrontare, approfondire e comprendere bene l’offerta formativa di ogni struttura, privilegiando chi offre un ventaglio il più completo possibile per la formazione degli operatori, facendo ben attenzione che nelle materie di studio siano presenti non solo le diverse tecniche di massaggio e trattamento, ma anche materie fondamentali come l’anatomia e complementari come l’approfondimento della visione olistica, l’anatomia energetica piuttosto che lezioni di diritto, per finire con l’approccio alla clientela ed il marketing. E soprattutto che siano certificati da un ente di qualità riconosciuto, perché il valore curriculare e di competenza, nei confronti dei clienti o delle strutture alle quali ci si voglia rivolgere, fa la differenza.

Comunque, se i tuoi lettori dovessero aver bisogno di consigli, sappiano che sono a loro disposizione.

I contatti di Massimo Mandorino sono:

Tel.-W.A.: 320 1777454
Facebook: massimobenessereroma
Instagram: massimobenessere
web: massimobenessere
E-mail: info@massimobenessere.it

Nota: come blogger mi interessano i diversi punti di vista, i vissuti e le esperienze delle persone. Ognuno vive la filosofia del Tantra, l’amore e l’erotismo interpretandoli. Ciò detto, se una persona mi dice cose assolutamente contrarie al mio modo di pensare è chiaro che non gli do spazio. Altresì se c’è qualche idea “opinabile” cerco di rispettarla anche se non la condivido pienamente.

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La Professoressa Maria Serena Veggetti, docente di psicologia alla Sapienza di Roma, racconta RaccontAbili

Zoe Rondini, Raccontabili. Domande e risposte sulle disabilità, Erickson Live, Trento 2020, pp.9-277.

Il nuovo contributo di Marzia Castiglione, già nota con il nome d’arte di Zoe Rondini, Raccontabili edito dalla Erickson Live, rappresenta un importante punto di riferimento per chi si ponga il problema dell’educazione al livello universitario in quanto contieneбак,fra gli altri, argomenti come il problema dello sviluppo psicosessuale, ancora oggi non bene compreso e trattato esaurientemente. A questo tema è dedicata la parte finale del volume, con diversi capitoli. Tuttavia lo scritto nasce da una crescita della Narrante Zoe, che dalla sua esperienza suggestivamente presentata nel primo scritto, Nata viva, ha “volato alto” raggiungendo un punto di vista più elevato. Quello dell’Altro, come scriveva Vygotskij, e degli Altri.

Accade così che anche il tema della diversa abilità, come oggi si viene generalmente a caratterizzare la disabilità, diviene un problema assai più esteso e universale, aggredisce il contenuto del concetto di norma, già sottoposto a critica sotto l’aspetto statistico in anni trascorsi per la sua impropria utilizzazione nei settori psicopedagogici.

La vita in famiglia di una persona disabile che cresce è diversa da quella di una qualsiasi persona in via di sviluppo? Questo interrogativo si ripropone in tutti i capitoli affrontati, compreso il tema della costruzione della identità psicosessuale e del conseguimento della propria esperienza autonoma. Il saggio è molto articolato sotto l’aspetto formale, con diverse tipologie di contributi, come brevi narrazioni, interviste, articoli e appendici. Dunque assume anche il carattere di una ricerca di opinioni sulla esperienza del disabile e/o del suo familiare o conoscente. Ma soprattutto pone l’accento sulla fragilità del disabile soprattutto di sesso femminile, che i dati di cronaca dimostrano come più frequentemente oggetto di abuso e violenza. Nel presentare alcune questioni Zoe non dimentica di esporre la sua riconoscenza a chi, come Adriano Bompiani o come Nicola Siciliani De Cumis, o i giovani colleghi, tra cui Matteo Frasca hanno valorizzato la loro identificazione.

Interessante l’argomento della professione potenziale del disabile, che si è espanso e tocca nuovi settori in cui esiste oggi un apporto significativo delle persone con disabilità di vario genere, da quelle sensoriali gravi, come non vedenti o udenti a quelle di altro genere. Settori come arte, teatro, musica, danza, sport.

In sostanza l’intero saggio di Zoe documenta la crescita della consapevolezza di sé e della elevata dimensione che ha assunto la riflessione personale. Questo processo propriamente psicologico, cui lo psicologo russo Davydov, Vygotskijano di seconda generazione, per sua stessa definizione, ha dedicato intuizioni importanti, che ho ricordato anche nella mia introduzione, ha una portata straordinaria, oggi valorizzata anche in ambito psicopedagogico e educativo. In questo ambito ad esempio, la persona disabile supera, senza dubbio alcuno, il normale, solitamente scarsamente attento alle motivazioni della sequenza delle proprie azioni.

Roma, 8 gennaio 2021

Maria Serena Veggetti

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O Anche No Rai Due

Il 10 gennaio 2021, sono stata intervistata da Paola Severini Melograni al programma “O Anche No” su Rai Due.

Buona visione.

 

Tutta la puntata è disponibile al link:

O Anche No

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Zoe racconta i progetti come autrice e come cerca di aiutare gli altri

IlBenessereOlistico mi ha dato l’opportunità di raccontare i progetti legati alla scrittura e alla divulgazione; nonché come cerco di aiutare gli altri.

 Iniziamo con una domanda semplice e complessa insieme…Chi è Zoe Rondini?

Sono un’autrice e blogger con disabilità motoria. La scrittura per me è il mezzo per dare il mio contributo alla conoscenza del mondo della disabilità e nella promozione dei diritti delle persone con disabilità.

È appena uscito un tuo nuovo saggio “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità”, edito dall’Erickson Live. Ci racconti l’intento di quest’ultimo lavoro editoriale?

Volentieri! Si tratta di un saggio polifonico che, attraverso circa trenta persone intervistate, prova a narrare la vita di ogni persona; fatta da famiglia, lavoro, routine, arte, diritti, amore e sessualità; dal punto di vista delle persone con disabilità.

L’idea di un’opera corale sulle varie forme di disabilità mi è stata suggerita dalla visione del film “The Help”, nel quale la protagonista, scrive un libro sulla situazione del razzismo in America degli anni 60; intervistando un piccolo gruppo di persone di colore. Il mio intento è stato cercare di fare la stessa cosa per la disabilità.

Le persone scelte non sono famose: una Bebe Vio o Alex Zanardi hanno raccontato molto di sé. Ho cercato di intervistare persone comuni che raccontassero le luci e le ombre della loro quotidianità.

Penso ne emergano spunti importanti sulla condizione delle persone con disabilità e su come si possono trarre interessanti soluzioni a situazione che spaventano molte famiglie. Ad esempio sul “dopo di noi”: molte persone spiegano come il co-housing possa essere una valida alternativa ai grandi istituti. Anche i tirocini-lavoro sono utili per accedere al complicato mondo del lavoro. C’è un interessante intervista che spiega, punto per punto, la legge 104/92 in materia di disabilità e diritti.

I tabù maggiori permangono nella conquista dell’amore e della sessualità.

Molti lamentano il fatto che i genitori li vedano ancora come eterni bambini, o che se ne occupano terze persone. A tal proposito, spiega Angelo nella sua intervista: “C’è da dire che della nostra sessualità se ne occupano troppe persone normodotate, tranne noi”.

Sul tema dell’amore e la sessualità ho posto anche domande su come il Tantra può essere d’aiuto per scoprire la sessualità e l’erotismo.

Nella seconda parte dell’opera si evince il mio punto di vista sulle principali tematiche delle interviste. Non potevano mancare degli articoli sul Tantra, sul senso del pudore all’epoca dei socialnetwork, sul devotismo, sulla genitorialità e sulla situazione delle donne con disabilità.

Spero che anche questo testo sia l’inizio di emozionanti progetti sulla narrazione del sé come strumento di empowerment, come lo è stato e lo sarà ancora “Nata viva”, la mia opera prima.

Nata viva: un romanzo, un cortometraggio… ma forse soprattutto la tua mission?

Esatto! Nata Viva “nasce” come un romanzo di formazione! Dopo questo step “basilare”, grazie alla regista Lucia Pappalardo, abbiamo realizzato il cortometraggio che prosegue la narrazione del libro, in quanto narra le tappe più importanti della Zoe adulta: gli amici, l’autonomia, la scrittura, l’amore. Grazie a queste due opere vado nelle scuole per cercare di contrastare il bullismo, stimolare la narrazione del sé nei ragazzi dai 10 ai 18 anni e ho la fortuna di tenere una lezione annuale presso il master di neuroriabilitazione dell’Università LUMSA di Roma. Non sono mancati innumerevoli interventi a convegni su disabilità, fase adulta e vita indipendente. In tutti questi progetti la cosa che ritengo più importante è l’ascolto dell’altro. Con i ragazzi della scuola abbiamo vissuti simili… i laureandi di oggi sono più attenti e curiosi verso la psiche della persona con disabilità… quindi grazie a “Nata Viva” scopro persone che, altrimenti, non avrei la fortuna di conoscere!

Quando nasce il tuo blog?

Piccologenio.it nasce l’l’8 marzo 2006. Sentivo l’esigenza di far leggere i miei primi articoli e racconti non solo ai parenti, insegnanti e a qualche amico. Adesso la scrittura è parte integrante delle mie giornate. È un supporto, non solo per me, ma anche per chi segue il blog.

 In un’ottica olistica, la disabilità di per sé non esiste: ognuno di noi è un mondo a sé con i suoi punti forti e i suoi punti deboli. Il mondo olistico come può aiutare a fare emergere la ricchezza della disabilità?

A mio avviso la disabilità non va negata né esasperata. La persona deve essere accettata e sostenuta nei suoi limiti e le sue potenzialità. Il mondo olistico ci insegna a prenderci cura del corpo, della mente e dell’anima di ogni individuo. Ecco che ciò mi sembra importante: se una persona ha un deficit le varie discipline olistiche possono aiutarla a rilassarsi, portare l’attenzione dove serve di più e valorizzare le capacità residue, la mente e la sfera emotiva.

Nel tuo blog parli di Tantra, un discorso spesso confuso, ci aiuti ad afferrarlo meglio?

Nel blog Piccologenio.it e nel saggio RaccontAbili, cerco di fare chiarezza su che cosa è il Tantra, parlo della sua storia, di come può aiutare le persone a scoprire un amore più intenso. Cerco di spiegare anche che oggi purtroppo, è quasi una moda, per questo ci sono tanti “operatori improvvisati”. Persone che dicono di saper fare un massaggio tantrico dopo aver fatto solo un corso. Non si imparano i massaggi olistici con il fai da te e qualche libro. Nel Tantra non bisogna aspettarsi nulla in cambio se non lo scambio energetico, è importante l’ascolto e il rispetto del corpo dell’altro, non tutti tengono in considerazione tutto ciò. Attraverso il blog ed il libro cerco di spiegare che il Tantra può aiutare le persone con disabilità a scoprire l’amore, l’erotismo e l’autoerotismo. Tante persone mi chiedono un consiglio dopo aver letto i miei articoli: sono contenta di aiutarle e far conoscere loro una cosa nuova.

Come hai conosciuto il Tantra ed il mondo olistico?

Più di quindici anni fa ho fatto il mio primo massaggio Tantrico con un operatore molto qualificato. Da lì è iniziata la mia ricerca personale su tali discipline. Sono passati alcuni anni prima che mi sentissi pronta per parlarne nel blog. Come accennavo sopra, la mia scrittura mira a divulgare i benefici del Tantra per le persone con disabilità. Spesso ai disabili viene negata l’educazione affettivo-sessuale. Succede che le uniche attenzioni che ricevono sono quelle dei genitori. Molte volte sono proprio i genitori che mi contattano angosciati, mi chiedono come possono gestire tutto ciò. Altre volte sono le persone con disabilità a chiedermi consiglio: parlo loro del massaggio tantrico (molti non lo conoscono), oppure suggerisco di utilizzare i forum sui siti che parlano di disabilità, al fine di conoscere nuove persone e scambiarsi consigli ed esperienze. Molte disabili, mi hanno ricontattata per ringraziarmi perché avevano fatto una bella esperienza.

Raccontabili è disponibile QUI

Nata viva è disponibile QUI

Potete inoltre visionare il  cortometraggio “Nata Viva” QUI

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Qui non troverai i Supereroi

Lo so cosa stai pensando:” Eccolo, un altro libro sui disabili. Che palle!”
È qui che ti sbagli. Non è il solito libro. Qui non troverai i Supereroi. Non troverai il classico geniaccio alla Stephen Hawking. No non troverai nemmeno l’atleta paraolimpico o il musicista che suona la tromba senza usare le mani.
Troverai i disabili normali. Aspetta, non sgranare subito gli occhi così.
Nelle interviste presenti nel saggio “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità”, il nuovo libro di Zoe Rondini, è racchiuso un vero proprio mondo. Se ti prenderai il tuo tempo e ti metterai seduto sul divano a leggere potrai scoprire tutto un arcobaleno di colori. Dai colori più chiari e tenui di persone apparentemente “più fragili” ai colori più scuri e decisi: persone che alternano luci e ombre che potrebbero tranquillamente essere i protagonisti di un Romanzo noir.
Troverai la storia del padre d Maria, affetto da polio: stimato avvocato “Don Giovanni”. Maria racconta di suo padre delle sue luci e delle sue ombre.
Lo so cosa potresti pensare, una volta lo hanno detto anche a me: “Ma se zoppichi non sei proprio disabile, disabile”.
Va bene allora parliamo di Antonio Giuseppe affermato poeta.
Sì si parla anche di sesso. No non è detto sia per forza amore. Basta immaginare il disabile come Winny the pooh, a meno che tu non ti immagini Winny the pooh che tromba.
Ci sono storie sentimentali e di vita vissuta a pieno come Angelo e Carlo, no, non insieme… forse… Non ti ho ancora convinto? Non ti sei ancora seduto in poltrona a leggere il libro? Ti dico solo una cosa: qui non è quasi mai l’esperto che parla di disabilità, ma è la disabilità che racconta se stessa in prima persona.
Di Giangiacomo Tedeschi

Chi desidera acquistare la copia dei RaccontAbili lo può fare scrivendo a live@erickson.it, andando sul sito Erickson Live ,o contattando direttamente l’autrice Zoe Rondini.

“Nata Viva” è disponibile ai seguenti link:  Socetà Editrice Dande AlghieriLaFeltrinelli,  Amazon e Ibs. L’e-book è disponibile qui

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Intervista a Nadir Malizia

Sei giurista, giornalista e scrittore. Ti occupi di disabilità, bullismo e sport. Ci vuoi parlare di queste attività e di come riesci a legarle tra loro?

Innanzitutto sono giurista, specializzato in diritto Comunitario e Diritto internazionale dell’Unione Europea. Mi occuperò di diritti civili.  Da poco mi occupo anche di Bullismo con due Associazioni e di sport, poiché in seguito ad un articolo della Gazzetta dello Sport, mi ha contattato l’Associazione Avvocati dello Sport Italiano chiedendomi se volevo farne parte come socio ordinario, portando la mia testimonianza per quanto riguarda la disabilità e lo sport. A causa del Covid lavoro da casa, ma spero presto di riprendere a viaggiare per lavoro.

Hai affermato che ti senti un uomo normale che vive in una società disabile che non vuole vedere al di là dei propri occhi. Quali sono le barriere più alte con le quali ti scontri e cosa manca al loro abbattimento?

Le barriere più alte con la quale mi scontro spesso sono quelle mentali non tanto quelle architettoniche. Sinceramente le ostilità delle persone sono difficili da abbattere perché ciò che è diverso da te spaventa. Per quanto riguarda invece le barriere da abbattere per rendere una persona con una disabilità autonoma, ci vorrebbe maggior consapevolezza che non siamo cittadini di serie B ma uguali a tutti gli altri. Si dovrebbe partire ponendo maggior attenzione ad individuare quali sono i problemi che le persone con una disabilità devono affrontare ogni giorno. Bisognerebbe avere una società a misura di cittadino che non crea delle differenze, una società coesa uguale per tutti. Soltanto così il nostro paese si potrà definire, una società civile.

Anche qui parto da una tua affermazione: “La carrozzina non deve rappresentare un disagio, ma un punto di forza, dal quale partire”. Qual è stato il tuo percorso di vita e come sei arrivato a trasformare la tua situazione in una risorsa?

Non basterebbe una risposta per raccontare il mio percorso di vita. Ma su una cosa sono: sicuro sono arrivato a trasformare la mia disabilità in una risorsa grazie alla mia consapevolezza. Succede ad ognuno di noi d’avere una battuta di arresto nell’età adolescenziale: una fase critica, piena di dubbi e domande. Per fortuna, personalmente, quella fase è durata pochi secondi e da quel momento è stata una continua salita con la determinazione di dare qualcosa per gli altri migliorando me stesso.

Sei una persona omosessuale in sedia a rotelle. Come hai vissuto e come vivi questa condizione nella famiglia, in particolar modo nel rapporto con tuo padre, in ambito lavorativo e sociale?

L’omosessualità è sempre un argomento molto delicato da affrontare, ma è giusto che se ne parli. Allora, all’interno della mia famiglia hanno compreso fin da subito il mio orientamento (così almeno mi è stato detto). Ho capito di essere omosessuale prima dei 14 anni. All’inizio pensai che era solamente una fase dovuta alla crescita e a capire che cosa mi stava succedendo, ma più gli anni passavano più capivo che non era una fase ma era veramente quello che ero.

Il mio orientamento sessuale l’ho sempre vissuto con serenità e ho trovato un equilibrio tre la mia disabilità e l’omosessualità. Mi sento fortunato e felice. Non dico che sia stato tutto facile il mio percorso, ma se potessi ritornare indietro rifarei di nuovo tutto.

Anche qui ho voluto portare la mia esperienza di persona in carrozzina omosessuale, perché di omosessualità se ne parla, ma per quanto riguarda la persona in carrozzina lesbica o gay c’è ancora tanto tabù su questo tema. Parlando della mia famiglia e di come vivo il mio orientamento sessuale, posso dire che tutti lo sanno e lo hanno accettato tranne mio padre. Il che mi dispiace, ma penso che infondo sia un problema suo: io sto bene con me stesso.

Secondo te a che punto siamo in tema di amore, sessualità e disabilità?

Si parla più frequentemente di disabilità, amore e sessualità per fortuna! Ma c’è ancora tanto da fare quando si affrontano tali tematiche. Ritengo che non siamo arrivati ad un traguardo effettivo perché si crede ancora che la persona con disabilità non possa amare o essere amata. Niente di più sbagliato. Il linguaggio universale dell’amore è uguale per tutti non esiste alcuna diversità. Bisogna appunto viverla con assoluta normalità.

Spesso quando si parla di amore e sessualità tra persone con disabilità ci sono due frequenti reazioni: chi la vede come una cosa semplice e possibile e chi è totalmente negativo e negazionista. Qual è il tuo punto di vista e la tua esperienza a riguardo?

La mia esperienza personale e stata più che positiva. Ho avuto conoscenze e le mie prime storie sono state con persone non disabili, e tuttora è così. Ritengo che ognuno deve star bene con chi ama indipendentemente che sia disabile o meno, e non dare troppo retta al giudizio e pregiudizio degli altri.

Qual è la trama e la mission del tuo libro “vita su quattro ruote” edito con la casa editrice gruppo C1V? Quali strade ti ha fatto intraprendere con e per gli altri?

La mission del mio il libro è che ogni diversità deve essere rispettata anche se si ha una disabilità perché si può sempre imparare qualcosa di nuovo. Da quando ho scritto questo libro, ho avuto l’opportunità di conoscere tante persone e di dare vita a tante collaborazioni interessanti e costruttive e inoltre questo libro mi ha dato modo di far conoscere la mia storia a livello mediatico e della carta stampata, ma soprattutto mi consente di aiutare altre persone come me e le loro famiglie a rendersi consapevoli della situazione che stanno vivendo. Spero in futuro di continuare ancora su questa strada e fare sempre di più e meglio.

Vuoi lasciare i link per comprare il tuo libro e i contatti social

Mi possono trovare su facebook, instragram, twitter e linkedin come nadir malizia

Per acquistare il mio libro possono andare sul sito della casa editrice www.c1vedizioni.com oppure possono mandare una email alla casa editrice c1vedizioni@gmail.com oppure ordinarlo in libreria.

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Intervista a Mauro T Dante

Mauro T Dante è terapista Emozionale   e  Swami Tantrika TejasAnanda Fondatore della scuola/studio Tantra Temple Academy. 

Come è nata la tua passione per mondo spirituale, lo yoga e delle terapie olistiche?

Tutto è nato dopo di un grave lutto, avvenuto circa vent’anni fa. Sono caduto una profonda depressione. Nel centro dove ero seguito, a causa di questa malattia, si svolgevano incontri di yoga e mindfulness come parte della terapia. In quel periodo, a seguito di una educazione religiosa molto rigida ricevuta dalla mia famiglia, non apprezzavo tali pratiche. Con il passare del tempo, ne ho scoperto i benefici e me ne sono innamorato. Da lì è cominciata la mia ricerca personale nel mondo olistico e dello yoga.


Ho letto che il tuo punto di svolta è arrivato con l’Iniziazione Tantrica avvenuta al termine di uno stage di quattro anni presso “L’Istituto di Tantra Maithuna” e che successivamente ti sei formato con i maestri Daniel Odier e Shri Param Eswaran. Quali ritieni che siano gli insegnamenti più preziosi che hai ricevuto durante il tuo percorso formativo?

Tutte le esperienze del mio percorso hanno segnato dei profondi cambiamenti, aprendomi alla conoscenza e alla consapevolezza.

I Zadra i maestri dell’Istituto di Tantra Maithuna mi hanno trasmesso l’amore per la disciplina e la costanza nelle pratiche Yogiche e tantriche e nei vari rituali personali di purificazione, trasmutazione e potenziamento dei propri talenti (pratiche che sono le prime chiavi di un percorso Tantrico). Shri Param Eswaran, mi ha trasmesso la leggerezza e la capacità di far scivolare via i carichi della vita insegnandomi la gioia nel lasciare andare.

Come definiresti l’amore e l’erotismo in un’ottica tantrica?

Purtroppo l’odierna concezione occidentale dell’erotismo e dell’amore è il risultato di una cultura che troppo spesso ha associato questi sentimenti a dei tabù, con conseguenti omissioni e demonizzazioni sulla sessualità. Per questo spesso tendiamo a nascondere le nostre naturali pulsioni sessuali dietro a sentimenti come paura, vergogna e senso di colpa. Ciò detto ci impedisce di vivere a pieno: ci sentiamo talvolta insoddisfatti o costretti in relazioni che, in alcuni casi, ci possono fare ammalare fisicamente, emotivamente e psicologicamente.

Il Tantra scardina tutta questa deformità, riportando sacralità nella sessualità e nell’amore stesso. Liberi da preconcetti e sensi di colpa il tantrismo ci insegna ad usare l’Eros come elemento che ci spinge verso gli altri, verso la bellezza.

L’amore insegnato nel Tantra è un Amore per se stessi, una crescita personale che serve a spogliarci da tutte quelle ferite in cuoi siamo nati e cresciuti. Soltanto con il cuore aperto e puro si può essere pronti a quel tanto mitizzato (ma reale) Amore infinito e incondizionato.

Quali tipologie di persone potrebbero più beneficiare del Tantra?

In modi diversi tutte le persone potrebbero beneficiare del potere del Tantra. Dividendole in tipologie, se consideriamo la pratica del tantrismo in chiave terapeutica o di guarigione vedrei tra i più:

  • le donne, vista la loro secolare sottomissione e strumentalizzazione della loro natura sessuale e psico-emotiva;
  • le persone che hanno subito traumi e maltrattamenti: il Tantra può essere un importante strumento di cura e guarigione;
  • le persone disabili per restituire naturalezza al corpo che spesso viene solo toccato meccanicamente da medici/terapeuti.

Inoltre il Tantra può aiutare anche chi, per svariati motivi, vive una situazione di solitudine e di conflitto con se stessi o con il sesso opposto al loro e chi non ha un buon rapporto con la propria sessualità.  Infine il Tantra può essere utile anche alle coppie, per scoprire un modo intenso nella loro unione.

Che cos’è per te il Massaggio Tantrico? Non tutti sanno che risveglia la potente energia creativa della kundalini, che la sua risalita attraversa tutti chakra. Ti andrebbe di spiegare questo meccanismo?

Per me un massaggio tantrico è un rituale sacro, non soltanto per la profondità emozionale di questa pratica, ma anche per la potente interazione tra energia e spirituale che si sviluppa.

Descrivere gli effetti e le sensazioni di una sessione di massaggio tantrico è abbastanza arduo, in quanto oltre al piacere del tocco, il massaggio agisce in maniera profonda sugli stati emozionali di chi lo riceve.

Il rituale crea un coinvolgimento sensoriale totale in quanto tocco, respiro, profumi, luci e suoni si uniscono in una armonia simile ad una danza di emozioni ed energia,  che porta colui che lo riceve a scivolare in una profonda meditazione. In questo stato le energie sono più libere di muoversi e attivare il naturale riequilibrio di quei chackra che sono più in sofferenza.

Il Tantra, come altre pratiche olistiche, rimuove la “sporcizia emotiva” e aumenta notevolmente il flusso dell’energia vitale, affinché tutto possa tornare a scorrere correttamente. Questa esperienza riporta la persona nel suo “qui ed ora” facilitando uno stato di equilibrio.

L’ascolto e l’apertura permettono poi alla energia vitale e sessuale della Kundalini  di scorrere libera in tutto il corpo andando a guarire le ferite emozionali e potenziando tutte le qualità dell’individuo. Anche in questo caso, la risalita della Kundalini, può essere vissuta e percepita in modi diversi da persona a persona, si può presentare come un formicolio diffuso in tutto il corpo e con tremori e spasmi più forti. In maniera più intensa e prolungata è simile a quell’emozione a quel brivido interiore di piacere che provoca la pelle d’oca quando ad esempio ascoltiamo particolari brani musicali, quando ci troviamo davanti a spettacoli della natura che ci tolgono il fiato ecc…

L’attivazione di questa energia non termina con il rituale, ma continua ad essere percepita anche nei giorni successivi donando una sorta di potenziamento totale della persona in tutti i sui aspetti esteriori ed interiori.

Secondo il Tantra, l’amore è sacro in quanto l’uomo è la manifestazione terrena del Dio Shiva e la donna della  Dea Shakti. Perciò quando una coppia è in fusione amorosa significa che vi è un incontro tra due Divinità: l’una rappresenta l’energia maschile e l’altra quella femminile. Cosa cercano le persone nell’esperienza tantrica?

L’essere umano anela ad unirsi al divino e ha inventato molte filosofie, religioni e pratiche per realizzare questo desiderio. Il Tantra per l’appunto usa la potente energia vitale della sessualità come mezzo per arrivare a sperimentare e godere della potenza del Dio Shiva, l’incarnato dell’energia cosmica Maschile, e della Dea Shakti, l’incarnato dell’energia cosmica Femminile.

In molti pensano al sesso tantrico come un modo più erotico e esotico di fare l’amore per ore e ore. Questa purtroppo è solo una visione falsa e stereotipata.

Prima di parlare di sesso tantrico è necessario fare un passo indietro e vedere dove e che tipo di sessualità viviamo…

Il sesso, per quello che ci è stato insegnato dalla società, anche se appagante e soddisfacente è, come dice Osho, semplicemente un masturbarsi e godere con il corpo di un’altra persona. Il sesso senza sentimento spesso diventa un atto meccanico, che, alla lunga, può generare tristezza, senso di vuoto e insoddisfazione.

Fare l’amore alimenta il sentimento amoroso reciproco; è un’esperienza piena, soddisfacente e nutriente per la coppia stessa.

Il sesso tantrico, non è tanto l’atto in sé, ma la consapevolezza e la capacità di vedere e sentire nel partner la divinità di Shiva/Shakti in tutta la loro potente manifestazione. Nell’unione tantrica i partner si aiutano a vicenda a creare la manifestazione del Dio-Dea nell’altro e solo allora si può vivere ed esperimentare l’incontro divino e l’estasi totale.

Molte persone si affacciano alla sessualità tantrica per esplorare una sessualità più espansa, per il desiderio di sentirsi veramente amati, rispettati e accettati. Avvicinarsi alla sessualità sacra/tantrica è un percorso intenso e richiede tempo e dedizione.  La prima difficoltà è trovare Maestri veramente preparati, formati ed in vera apertura alla via tantrica. Purtroppo in mezzo a tanta confusione non è sempre facile questa ricerca.

Negli ultimi anni la domanda e l’offerta dei massaggi tantrici sono aumentate a dismisura. Secondo te come mai le persone lo ricercano così tanto? Sono aumentate anche le persone che lo praticano senza un’adeguata formazione… che “caratteristiche” deve avere un operatore tantrico e che consigli daresti ai potenziali clienti per evitare le “truffe”?

Purtroppo la società ed l’educazione odierne (ancor prima del covid) portavano gli individui ad essere sempre più soli, ancor di più oggi che si è diffusa la di paura della vicinanza di un altro umano e vietato il semplice e naturale toccare o essere toccati.

In queste condizioni è normale che molte persone cerchino il Tantra. Magari inizialmente per curiosità sui tanti miti, ma spesso questa ricerca è finalizzata al sopperire l’enorme mancanza di contatto, cura ed affetto che spesso in momenti e situazioni diverse della nostra vita abbiamo vissuto.

Sfruttando l’aumento di domanda, purtroppo molte persone con pochi scrupoli e senza un vero cammino personale alle spalle si improvvisano operatori e operatrici tantrici, falsi maestri e guru. Il più di queste persone sono mosse solamente dall’avidità, da depravazioni sessuali o ancor peggio solamente per mascherare una forma esotica di prostituzione.

Tuttavia, ci sono veri tantrika (operatori/trici, guide e Maestri/e). Un modo semplice ed efficace per discernere tra un vero tantrika da un falso è fare molte domande prima di prendere un qualsiasi appuntamento come ad esempio…

  • Quale sia stata la loro formazione
  • Il loro lignaggio (discendenza data dai loro maestri)
  • A quale via del Tantra (mano destra o sinistra) offrono le loro pratiche
  • Quale stato ed è ora il suo percorso di crescita personale
  • Cosa lo ha spinto/a verso il Tantra

Più domande ponete, esaminando le reazioni e le risposte ricevute, più sarà facile distinguere un vero tantrika.

Un tantrika serio, oltre ad una vera formazione dimostrabile, ha alle sue spalle un cammino di crescita personale. In genere un buon massaggiatore/trice tantrika è formato oltre al Tantra anche in altre discipline olistiche e comunque è una persona spinta dal desiderio di essere d’aiuto, supporto, guarigione ed elevazione verso il prossimo.

È importante anche valutate che il valore economico richiesto dal tantrika sia equo chiedendo.

Mauro Tiziano Dante                  

Veneziano di nascita nel 1977, al termine degli studi artistici, si appassiona al mondo spirituale dello yoga e delle terapie olistiche.

Comincia la sua formazione nel 1999 presso la “Scuola Nazionale di Massaggio Diabasi”, con l’abilitazione di Operatore per il Massaggio Olistico.

Spinto da una grande passione, approfondisce attraverso stage e seminari la sua preparazione nel Massaggio Sportivo, Massaggio Decontratturante, Massaggio Ayurvedico,   Massaggio Thailandese, Massaggio Emozionale, nella fitoterapia, l’aromaterapia, la cromoterapia, la Pnl e psicosomatica nella lettura del corpo.

Approfondendo attraverso un percorso personale e formativo delle spico-dimaniche emozionali delle strutture caratteriali si forma come insegnante di Yoga Bio Energetico.

Il suo punto di svolta arriva con l’Iniziazione Tantrica avvenuta al termine di uno stage di quattro anni presso “L’Istituto di Tantra Maithuna” e successivamente formato con i maestri Daniel Odier,  Shri Param Eswaran e molti/e altri/e. Tali esperienze lo hanno profondamente cambiato interiormente, riscoprendo una Spiritualità che evolvendo sta cambiando ogni aspetto della sua esistenza.

Comincia il suo percorso lavorativo collaborando presso studi e associazioni, per poi aprire il suo studio privato La Ninfea Studio Olistico ora chiamata Terapia Emozionale. Attualmente oltre al suo studio, collabora presso Spa e presso i centri benessere negli hotel veneziani

Per divulgare i benefici delle pratiche Olistiche del massaggio, partecipa a importanti fiere del benessere, manifestazioni e festival del benessere ed organizza workshop e corsi esperienziali con l’intento di trasmettere la sua passione e conoscenze nel massaggio Olistico.

Come docente, collabora con la “Conscientia Academy” per la formazione professionale degli operatori olistici del benessere.

Oggi, offre ai suoi clienti trattamenti di riequilibrio grazie alla sua sensibilità e passione nell’arte del massaggio olistico oltre a proporsi come guida in percorsi di crescita professionale nel mondo del massaggio Olistico.

Collaborazioni:

Come terapista olistico, collaboro nelle Spa di alcuni Luxury Hotel  di Venezia.

Presso altre associazioni e fondazioni porta i suoi corsi di massaggio olistico, percorsi di crescita personale e percorsi di Tantra in giro per la nazione.

Assieme a Caterina Crespan, terapista Bioprano e Yogina Tantrica, condividendo il sogno comune di creare un luogo di divulgazione olistica, abbiamo fondato l’Associazione Culturale Olistica “Ananda Ashram”.

Assieme a altri Maestre/i  Tantriche fonda nel 2018 l’accademia “Tantra Temple Academy” per divulgare e trasmettere parte della sua esperienza di guarigione attraverso il Tantra.

Nota: come blogger mi interessano i diversi punti di vista, i vissuti e le esperienze delle persone. Ognuno vive la filosofia del Tantra, l’amore e l’erotismo interpretandoli. Ciò detto, se una persona mi dice cose assolutamente contrarie al mio modo di pensare è chiaro che non gli do spazio. Altresì se c’è qualche idea “opinabile” cerco di rispettarla anche se non la condivido pienamente.

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Competenza e passione sono le basi di questo mestiere. Intervista ad un operato tantrico

Intervista a Roberto, operato tantrico di Genova. Esperto di massoterapia, massaggio occidentale e massaggio orientale; oltre che di massaggio Shiastu e Thailandese. Pratica Wing Chun Kung Fu da oltre dodici anni.

Tu sei un operatore tantrico. Ci vuoi parlare del tuo lavoro spiegando cos’è per te il massaggio tantrico e su cosa si basa?

Professionalmente, ciò che faccio è soprattutto una passione oltre che un lavoro. Sono specializzato nel massaggio Tantra Yoni, cioè tratto solo le donne.

Questo tipo di massaggio per me è un’arte. Come un pittore o uno scultore cerco, con le mani, di creare ogni volta un capolavoro e a detta delle mie clienti ci riesco abbastanza spesso.

Il massaggio tantrico si basa sul riequilibrio dei Chakra; per questo il Tantra è destinato a chi vuole trovare nuovamente il proprio equilibrio psico-fisico sbloccando i punti fondamentali: i punti Chakra che determinano sia la riscoperta della propria sessualità che il rilassamento del corpo. Il massaggio Tantra è una combinazione potente e ben equilibrata tra energia sessuale, massaggio e spiritualità.

Come definiresti l’amore e l’erotismo in un’ottica tantrica?

L’amore nell’ottica tantrica, al contrario di come lo intendiamo noi, non è possedere l’altro o annullarsi per l’altro. Nel Tantra questo sentimento è inteso come qualcosa che non chiede nulla in cambio: è disinteressato, può essere paragonato a quello che normalmente lega genitori e  figli. Le emozioni, l’erotismo e il sesso sono considerati, nella letteratura tantrica, come naturali desiderabili da praticare liberamente tenendo conto della sacralità del corpo. Essi sono veicoli per avvicinarsi alla divinità.

Praticare il massaggio Tantra, mi ha fatto scoprire un nuovo mondo e mi ha consentito di vivere la sessualità nella piena libertà.

Quando si parla di Tantra, molte persone pensano alla legenda delle sei ore di Sting. Eppure l’aggettivo “tantrico” è legato al concetto di amore e ad una concezione generale e profonda della vita. Ti va di fare chiarezza su che cos’è il Tantra e, in caso, cosa ti ha fatto scoprire?

In realtà quando parliamo di Tantra stiamo parlando di una pratica seria, millenaria, di origine indiana nella quale l’unico scopo è vivere qui e ora.
Non è un trattamento qualunque e il modo di “reagire” a questo tipo di massaggio varia da persona a persona.

Il massaggio tantrico viene eseguito con movimenti molto lenti e il massaggiatore si prende totalmente cura della persona che lo riceve. Obbiettivo principale  è quello di aprire i primi chakra, quelli più bassi, connessi con la sessualità.

La parola “chakra” in sanscrito significa “ruota”. Nella tradizione indiana i sette chakra sono centri energetici, collegati l’uno all’altro e si trovano lungo la colonna vertebrale.

Nel caso vi siano blocchi lungo il percorso l’energia di tutta la persona ristagna. Sbloccare l’energia del primo chakra, legato alla sopravvivenza, alla sessualità, alla forza vitale e all’istintività è il modo  per risvegliare tutti gli altri chakra.

 

Riattivando i Chakra si rimette in circolo l’energia della Kundalini. Ti va di parlare di questo procedimento?

La kundalini è l’energia e viene rappresentata nella cultura tantrica come un serpente arrotolato alla base della colonna vertebrale.

Nel Tantra, per risvegliarla, si usano tecniche mirate alla riattivazione dei sette chakra, soprattutto sul primo e più potente il “muladhara”: il chakra legato alla sessualità che si trova nella zona perineale. Per questo motivo il massaggio Tantra prevede il tocco nella zona genitale.

Purtroppo non esiste una vera e propria qualifica per diventare operatore tantrico, non c’è un albo o una scuola. Ognuno può interpretare questa professione a modo suo. Vuoi dare un consiglio a chi intende diventare un operatore qualificato e a chi vorrebbe provare un massaggio olistico, ma ha paura di capitare in mani poco esperte?

Agli aspiranti operatori olistici consiglio di frequentare una buona scuola (difficile da trovare) e di approcciarsi a questa professione solo se si è animati da grande passione.

Altresì, a chi vuole provare questo tipo di massaggio, suggerisco di seguire il consiglio di chi magari lo ha già fatto e, quindi, possa indicare un operatore serio e qualificato. Una volta provato il trattamento, valutare in base alle proprie sensazioni, se sia il caso o meno di proseguire con quel massaggiatore.

In base alla tua esperienza che topologia di persone ricercano un massaggio tantrico e perché?

A mio parere, ci sono due categorie di persone che chiedono un massaggio tantrico. La prima è composta da chi è nel settore olistico; ad esempio chi pratica Reki o Yoga. Con loro non ho avuto nessuna difficoltà: sanno rilassarsi e sono consapevoli di cosa aspettarsi da un massaggio tantrico.

L’altra categoria è composta da chi cerca un massaggio sensuale, per provare nuove emozioni. Lavorare con tali persone è più complicato poiché hanno delle aspettative sessuali molto elevate; sono perciò più tese a livello fisico e mentale.

Nella seconda tipologia di persone, di solito non c’è molta consapevolezza su cosa sia il Tantra.

Ti è mai capitato di fare un massaggio tantrico ad una persona con disabilità?
Ho fatto trattamenti a persone disabili ma si trattava di massaggi rilassanti o decontratturanti. Non mi è mai capitato di fare un massaggio Tantra ad una persona disabile ma lo farei volentieri.

Nota: come blogger mi interessano i diversi punti di vista, i vissuti e le esperienze delle persone. Ognuno vive la filosofia del Tantra, l’amore e l’erotismo interpretandoli. Ciò detto, se una persona mi dice cose assolutamente contrarie al mio modo di pensare è chiaro che non gli do spazio. Altresì se c’è qualche idea “opinabile” cerco di rispettarla anche se non la condivido pienamente.

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Molte persone che vogliono prendere confidenza con il mondo olistico o con il mondo delle disabilità si domandano: cos’è il massaggio tantrico? Quali benefici può portare alla  cultura ed alla società occidentale? A chi è adatto? Che differenza c’è tra sessualità tantrica e sessualità tradizionale? Tantra e disabilità: un accostamento possibile? Le persone con disabilità sono informate su quel che concerne l’educazione affettivo-sessuale? Sono questi i quesiti principale ai quali cercherò di fornire il mio contributo.

Talvolta accade che chi è a contatto con la realtà di noi persone con disabilità non tenga conto delle nostre esigenze e pulsioni, ciò detto spesso è dovuto a tabù e censure socio-culturali: molti genitori preferiscono negare e tacere, per paura e senso di protezione; piuttosto che educare.

Nell’ odierna cultura occidentale, il Tantra viene visto da molti con sospetto o con sdegno poiché non lo si conosce realmente. L’amore e la sessualità rappresentano un’esperienza infinitamente misteriosa e soggettiva. Lungi dall’esprimere giudizi moralistici, vorrei parlare della filosofia tantrica e del massaggio tantrico, mettendo in luce la visione di alcuni autori e spiegando come, tale pratiche in alcuni casi,  possano aiutare molte persone. Tenterò di mostrare quanto il Tantra sia legato ai concetti d’ amore e rispetto di se stessi e dell’altro.

Per fare chiarezza mi sembra opportuno accennare le lontane origini; esse  risalgono alle culture pre-vediche, agli albori stessi della storia indiana. “Il tantrismo è un indirizzo di pensiero che ha influenzato i grandi sistemi religiosi dell’India (induismo, buddhismo, jainismo). È presente come componente del buddhismo soprattutto in Tibet, in Cina e in Giappone. Il tantrismo considera le passioni di per sé né buone né cattive; esse non vengono quindi represse, poiché significherebbe respingerle a un livello più profondo.[1]Il Tantra è arrivato in Occidente nel ventesimo secolo, trovò un terreno culturale fertile grazie alla rivoluzione sessuale e all’emancipazione della donna. Oggi riscontra, in molti casi, sempre più curiosità ed interesse perché unisce in un’unica pratica i desideri umani più profondi: quello di amare e quello di essere veramente se stessi.

Il Tantra è legato al concetto di amore, di rispetto e fiducia in se stessi e nell’altro. Non è una pratica che riguarda esclusivamente la sessualità, come spesso erroneamente si tende a credere.

Come le altre discipline olistiche, il Tantra considera l’individuo (normodotato o con disabilità) nella sua totalità costituita da Corpo, Mente e Spirito. Il tantrismo non rinnega il corpo: è la religione che unisce la fisicità alla spiritualità. A spiegarlo è Giorgio Cerquetti nel volume “La filosofia olistica del Tantra”, che mette in luce molti aspetti che possono affascinare  noi occidentali. L’autore afferma che: “Il Tantra può aiutarci a superare paura, senso di colpa, vergogna o la gelosia possessiva (…) Cerquetti continua, citando le parole del celebre Maestro  Daniel Odier: “Il tantrismo è probabilmente la sola filosofia antica che abbia attraversato tutti i tumulti della storia, tutte le invasioni, tutte le dominazioni repressive, per giungere fino a noi intatta; tramandata da maestro a discepolo”. L’autore, spiega anche l’importanza del ruolo della donna nella filosofia tantrica e il rispetto tra uomo e donna, che questo antico sapere ci insegna: “La donna nel Tantra è vista come la Grande Dea, senza operare l’invasione di potere tra la donna e l’uomo per favorire quest’ultimo. (…) Intere generazioni hanno grandi maestre donne e, ancora oggi, numerose Yogini trasmettono questa saggezza immemorabile”.

Per parlare in modo serio, semplice ed approfondito di una filosofia che non tutti conoscono, mi sembra utile procedere con ordine. Innanzitutto, come altri tipi di massaggi, anche il massaggio tantrico è una manipolazione, un trattamento. La fiducia reciproca e l’aspetto spirituale dell’erotismo sono i punti fondamentali. Il massaggio tantrico “propone la coltivazione della sessualità affinché si arrivi a vivere l’estasi e la beatitudine, concepite come esplorazione del divino. Il Tantra ci suggerisce di vedere l’unione sessuale come celebrazione dell’unità con il divino. (…) Con esso possiamo arrivare a vivere intensamente l’orgasmo aprendo la via al superamento dell’ego come individualità separata e quindi alla percezione gioiosa del divino come beatitudine.[2]

Bisogna comunque tenere presenti le differenze tra le culture occidentali e orientali per comprendere l’espansione e le resistenze innescate verso la sessualità tantrica: “l’antica cultura indiana considera la sessualità in un modo ben diverso da quello di altre civiltà: non soltanto il sesso vi appare esperienza normale e necessaria, ma addirittura esso è considerato un valore sacro[3].” Tuttavia, è necessario astenersi da un’erronea condotta sessuale.

La cura e l’attenzione prestati all’armonia e alla fluidità durante il massaggio, il contatto non interrotto durante la seduta, il silenzio, il ritmo, la musica, la circolazione energetica, conducono in chi riceve il trattamento a una maggior consapevolezza del proprio schema corporeo e energetico, insieme a una crescita di sensibilità e di capacità percettiva sia del mondo esterno che di se stessi e del partner nel qui e ora. Non tutti sanno le differenze con il sesso tradizionale: il sesso tradizionale, in genere, dura meno di quello tantrico. Quest’ultimo prevede l’utilizzo di diverse tecniche, è multi-orgasmico, va a risvegliare i sette chakra, punti dove risiedono le nostre energie talvolta bloccate; facendo ciò, l’energia vitale è rimessa in circolo e dona una sensazione di benessere che dura anche dopo la pratica.

Ancora c’è sospetto e poca comprensione verso questa disciplina e riguardo ai benefici che può portare alle persone, anche  con disabilità, ciò detto cercherò d’offrire alcune informazioni:

  • Il Tantra può essere utile ad alcune persone, anche con disabilità, per essere più consapevoli del loro corpo e della loro libido e può insegnare a praticare l’autoerotismo. Il massaggio tantrico non nasce per chi è disabile, per questo non si pone come un’ulteriore terapia. L’aspetto terapeutico è fin troppo presente nella vita di molti di noi. Grazie a questa pratica si può vivere la sessualità in modo più totale e rispettoso verso noi stessi e verso l’altro. Con il massaggio le tensioni muscolari ed eventuali blocchi emotivi si allentano e lasciano il posto ad una sensazione di benessere e tranquillità.
  • Il Tantra può aiutare le persone con disabilità cognitiva a scoprire la corporietà e il tocco. Molte persone hanno bisogno di esplorare questi aspetti per essere appagati e meno aggressivi. “La disabilità è spesso affiancata  alla diversità,  all’emarginazione, alla malattia; l’individuo con autismo vede spesso negata la complessità dei suoi sentimenti, dei suoi bisogni. Spesso le sue normali pulsioni non trovano la naturale evoluzione. Tante persone, ad esempio potrebbero pensare che chi è nello spettro autistico non abbia interesse nelle frequentazioni o nelle relazioni, tendendo a stereotiparle come asessuali. Ovviamente ci sono persone che non sono interessate a questo aspetto della vita, ma tantissimi soggetti sentono la necessità di avere una relazione. Tuttavia, a causa delle sfumature sociali che sono coinvolte nel processo e della loro vulnerabilità, è difficile intraprenderle[1]“.
  • Molte persone, anche con disabilità, cercano in questo massaggio un atto d’amore, non è del tutto sbagliato e utopistico: questo massaggio è emozionale e di coppia. Il massaggio Tantrico può portare la persona  a scoprire o essere più consapevole della propria intimità e affrontare consapevolmente una relazione. Ciò detto, in alcuni casi, può spaventare i famigliari e i cargiver che non sono pronti ad accettare il fatto che il figlio o l’assistito non è un eterno bambino. Personalmente temo per le molte persone che esprimono attraverso i socialnetwork, il forte desiderio di scoprire la sessualità e avere una relazione, ma non sanno minimamente come proteggere se stessi e l’eventuale parner dai rischi. Va anche tenuto presente che non sono poche le persone con disabilità solamente fisica che non sanno come e se possono gestire i desideri.

Generalmente un operatore olistico e tantrico qualificato, sviluppa una spiccata sensibilità, è portato a donare benessere all’altra persona. Egli  deve essere empatico: attento ai bisogni dell’altro, mantenendosi distaccato per evitare un eccessivo coinvolgimento. Chi esegue il massaggio deve donare la propria energia e competenza senza aspettarsi nulla in cambio.  Ciò detto mi porta a pensare che unendo il sapere olistico con un corso per imparare a trattare la disabilità cognitiva o fisica complessa, può essere molto utile per avere una figura professionale nuova, capace di abbattere la paura nel trattare ed interagire con le persone con disabilità.

Purtroppo c’è chi si improvvisa esperto per guadagnare e per andare incontro alla propria voglia di avere un rapporto sessuale completo, tutto ciò non ha nulla a che vedere con il donare la propria energia e competenza per far stare bene l’altra persona. Ci vogliono competenza e pazienza per agire sulle energie e far rilassare chi riceve un massaggio… È un fatto che la richiesta di massaggi tantrici è aumentata negli ultimi anni, così come i centri che li praticano, gli annunci pubblicitari degli operatori, i siti che ne parlano. È importante essere accorti e dubitare delle persone poco esperte e con pochi anni di formazione. Non tutti poi, hanno la sensibilità e un tocco tale per poter praticare questo o altri tipi di massaggi e manipolazioni. 

La strada per conoscere e per fare nostra la “Via del Tantra”, è ancora lunga. Nonostante negli ultimi anni se ne parli di più  sui mass media e in qualche film siamo ancora lontani dal dimostrarne i benefici e divulgarne la tradizione. Inoltre, sono ancora poche le testimonianze di come le persone con disabilità, attraverso il massaggio tantrico scoprano la “via del Tantra”. Bisognerebbe, infine, contrastare l’idea che sia solo una  moda new age, o che sia una cosa losca e poco chiara:  una pratica che non ha nulla a che vedere con chi ha una “diversità”, o addirittura che possa nuocere per via della sua intensità.

[1] Fonte: www.treccani.it .

[2] https://www.designhub.it/cometa/the-special-need.html

(3) Fonte: https://www.erbasacra.com/it/aree-tematiche/tantra/perche-il-tantra.html.

[4] Dal libro: “Tantra, un invito a vivere l’affettività, l’amore e l’erotismo in modo libero e completo”. Di Ashley Thirleby

Una versione ridotta di questo articolo è stata pubblicata su Superando e su Ubiminor

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17.09.2020

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Sommario

  1. La sessualità delle persone con disabilità. 2

1.1. Il matrimonio come forma di emancipazione o come escamotage per una finta autonomia. 2

1.2. Il legame indissolubile tra autonomia e sviluppo della sessualità. 2

1.3. La sessualità delle persone con disabilità cognitiva. 3

  1. L’educazione sentimentale: tutto parte dalla famiglia. 4

2.1. Due esempi di come la famiglia può rappresentare un ostacolo al sano sviluppo e appagamento sessuale della persona disabile. 4

  1. La mia esperienza: scoperta e conquista della sessualità. 5
  2. Donne con disabilità: la doppia discriminazione. 6
  3. Supporti concreti per lo sviluppo della sessualità delle persone con disabilità. 7

5.1. L’assenza in Italia della figura dell’assistente sessuale. 7

5.2. Il massaggio tantrico come pratica per uno sviluppo armonioso della propria sessualità. 8

  1. Disabilità e sessualità: osservazione e confronto. 9
  2. Conclusioni 10

1. La sessualità delle persone con disabilità

La sessualità delle persone con disabilità, è spesso immaginata da molti come il sesso di serie B. Nell’immaginario collettivo, infatti, i disabili sono spesso visti come angeli asessuati ed eterni bambini. È invece importante capire che tutte le persone hanno un costante desiderio di affetto e di contatto fisico. Si tratta di bisogni connaturati nell’essere umano e, come tale, appartengono ovviamente anche alla persona con disabilità.

Esistono varie forme di disabilità e per ognuna la sessualità viene approcciata in maniera diversa. È fondamentale tenere in considerazione le differenze tra una disabilità fisica lieve da una grave e tra fisica, cognitiva e sensoriale. In alcuni casi il bisogno dello sviluppo della sessualità è più evidente, in altri è meno esteriorizzato, ma è sempre presente, anche se con le differenze legate al genere, all’età, al tipo di handicap e alle peculiarità dell’individuo e al contesto sociale dove la persona si forma.

Nell’approcciare a tale tematica è indispensabile accogliere la disabilità come parte integrante dell’identità della persona. Questo significa non ridurre il disabile al suo handicap, ma neanche minimizzarlo o negarlo, considerandone quindi i limiti e le potenzialità.

Talvolta, ancora oggi, per le persone con disabilità la dimensione della sessualità non è legittimata, o addirittura è completamente negata. In generale ai disabili non viene garantita una giusta informazione ed educazione; in molte famiglie, istituti e case-famiglia certi discorsi sono da evitare. Inoltre, in certi casi, la costante presenza dell’accompagnatore influisce sulla possibilità di vivere la propria sessualità in maniera intima e spontanea.

1.1. Il matrimonio come forma di emancipazione o come escamotage per una finta autonomia

In alcune situazioni, per aggirare il problema, si ricorre al matrimonio, come strumento di finta emancipazione volta ad ottenere, ad esempio, un po’ di libertà o, dal punto di vista dei genitori della persona con disabilità, questo può rappresentare un porto sicuro per il presente, ma soprattutto il futuro, del figlio o figlia. Diversamente, può accadere che la possibilità di matrimonio per le persone con disabilità sia ostacolata proprio dalla famiglia per un senso di  maggior controllo e paura dell’emancipazione: a volte i familiari si dedicano solamente alla persona con disabilità ed hanno paura che questo ruolo venga loro sottratto. In altri casi, invece, un eccessivo controllo del famigliare con disabilità può essere dovuto alla paura che qualcuno possa approfittare di lui o di lei.

1.2. Il legame indissolubile tra autonomia e sviluppo della sessualità

Da queste considerazioni emerge che vige un legame indissolubile tra autonomia, supporto all’emancipazione e sviluppo della sessualità per le persone con disabilità. La mancanza di informazione e consapevolezza, combinata con la totale assenza di autonomia e privacy, recano solitudine, rabbia e frustrazione, con la conseguente rassegnazione ad una vita povera di stimoli. Pertanto, la condizione in cui la famiglia stessa sostiene e supporta un percorso di autonomia risulta fondamentale per le persone con disabilità. Contribuiscono anche la possibilità di fare affidamento sull’aiuto di uno o più siblings (fratelli o sorelle normodotati di persone con disabilità), un buon inserimento lavorativo e delle amicizie su cui poter contare. La presenza contestuale dei tre fattori spesso rappresenta un obiettivo utopico per la persone disabile.

Per le donne con disabilità, come vedremo meglio più avanti, la situazione è più complicata rispetto agli uomini: non si riconosce che la donna viva la necessità dell’appagamento sessuale, viceversa per l’uomo si ritengono più accettabili l’istinto e le pulsioni. Indubbiamente il contesto culturale ha un impatto molto forte e determinante nella percezione della sessualità nella disabilità e nella formazione dell’identità. In molti casi in famiglia certi argomenti sono un tabù, non se ne può parlare anzi si fa di tutto per sviare l’attenzione del figlio con disabilità, come se questo non sia interessato.

Ci vorrebbe sostegno di tutta la famiglia, un’educazione sentimentale maggiore per maschi e femmine e interventi che aiutino la socializzazione e l’emancipazione per i giovani e adulti con disabilità.

1.3. La sessualità delle persone con disabilità cognitiva

Un discorso specifico deve essere poi riservato alla sessualità delle persone con disabilità cognitiva. Come ben illustrato in più occasioni dalla Dottoressa Eleonora Motta, Psicosessuologa specializzata nel complesso rapporto tra disabilità, amore e sessualità, l’handicap cognitivo è accompagnato da un ritardo dello sviluppo della sessualità. In questi casi lo sviluppo psicologico dei portatori di handicap mentale è più lento rispetto a quello fisico e sessuale ed, inoltre, enorme è la difficoltà a comprendere i cambiamenti che si verificano in lui/lei, come la nascita del seno o la presenza della peluria. Questo, nella maggior parte delle situazioni, è vissuto con particolare angoscia dai famigliari. La manifestazione sessuale più frequente, nel caso di disabilità cognitiva, indipendentemente dalla gravità dell’handicap e dal sesso, è costituita dalla manipolazione degli organi genitali e dalla masturbazione. Nei casi più acuti, la masturbazione assume un carattere ripetitivo, permanente, simile alle stereotipie proprie degli autistici e può essere accompagnata da un atteggiamento di assenza di pudore.

Tali comportamenti frequentemente provocano in chi vive accanto a queste persone atteggiamenti di intolleranza e di conseguente rifiuto. Tuttavia, la masturbazione oltre ad essere piacevole e a permettere la scoperta del proprio corpo e della propria sessualità, nell’handicap può assumere altre funzioni: riempire la noia o la solitudine, sostituire comportamenti aggressivi dovuti alla frustrazione, placare l’ansia, attirare attenzione non altrimenti ottenibile. Per uno sviluppo sereno di questo aspetto dell’intimità è importante che si insegnino i luoghi e i tempi adatti per la masturbazione e il concetto di “pubblico e privato”.

2. L’educazione sentimentale: tutto parte dalla famiglia

Spesso molte famiglie non sanno come affrontare la crescita della persona con disabilità; non si vedono prospettive sul piano sentimentale e questo genera paura. È più facile non affrontare il problema. La negazione dei diritti e delle responsabilità del giovane e dell’adulto disabile crea maggiori rischi: prima o poi si scopre la sessualità, con internet, con gli amici, con una persona che ti fa un apprezzamento. Allora perché non formare e informare a ciò che sono desideri fisiologici come l’amore, la sessualità e la passione?

Le reazioni più ricorrenti delle famiglie in risposta alla manifestazione di desideri e impulsi sessuali da parte di un membro con disabilità si possono così sintetizzare:

  1. Protezione: negazione della sessualità, identificando la persona disabile solo con il suo handicap e considerandola quindi un “eterno bambino”. In questi casi subentra la rassegnazione ad una vita povera di stimoli e la negazione dell’adultità. Si possono riscontrare in questo approccio altresì strategie di controllo volte a limitare i contatti con l’esterno, inibire l’autonomia, facendo ricorso anche a sedativi e farmaci.
  2. Aspettative e doveri: in questa categoria rientrano coloro che considerano la persona disabile come colei o colui che deve pensare solo ai tanti doveri e ad un suo miglioramento che non cessa dopo l’età evolutiva. In realtà è proprio il migliorarsi e la crescita che ti inducono a voler una relazione di coppia e si chiede di non essere considerati “eterni bambini”!
  3. Comprensione: attraverso la conoscenza e l’accoglimento si opta per il sostegno e il rispetto della sfera privata della persona con disabilità che può sviluppare una propria intimità.

2.1. Due esempi di come la famiglia può rappresentare un ostacolo al sano sviluppo e appagamento sessuale della persona disabile

Nell’ambito della mia costante ricerca di testimonianze ed interazioni su questo tema, mi sono imbattuta un giorno in un quesito che mi è rimasto impresso e mi ha colta di sorpresa. Tramite il gruppo Facebook che gestisco “Amore, disabilità e tabù: parliamo insieme” sono stata contattata da un ragazzo che mi chiedeva se considerassi un tabù dormire nudi in estate… la domanda, per me infondata, ho scoperto derivare dall’inibizione da parte dei genitori di questa pratica “dissoluta”.

Sempre tramite il gruppo Facebook ho raccolto molte esperienze, tra cui questa che mi ha molto colpito per la sua schiettezza e amarezza… Si tratta della testimonianza di un uomo adulto, affetto da sclerosi multipla e che vive a casa con la madre anziana. Nella sua testimonianza lamenta il fatto di non essere più in grado neanche di masturbarsi per sfruttare delle erezioni spontanee che gli avvengono spesso la mattina: la sclerosi gli provoca una costante stanchezza delle braccia, che non gli consente di portare a termine l’atto. Rivolgersi ad una prostituta è impensabile, da quando la malattia si è acutizzata è più complicato uscire e in casa c’è la madre. Prima, infatti, dopo il lavoro si rivolgeva a delle prostitute, ma la debolezza dovuta all’aggravarsi della malattia ha reso impossibili e inutili tali visite. Più di una persona in questa condizione finisce per sperare di non sentire più pulsioni e non avere più nessun tipo di stimolo…

3. La mia esperienza: scoperta e conquista della sessualità

Mi ritengo fortunata perché ho ricevuto da mia madre una buona educazione sessuale e sentimentale. Per lei parlare di certi argomenti non è mai stato un problema, anzi mi ha sempre incoraggiato a domandarle tutto invece che rivolgermi alle mie coetanee, che ne sapevano quanto me. Così tra le medie e i primi anni del liceo ho ricevuto tutte le risposte alle mie domande. Per questa particolare sua apertura mentale ancora la stimo e la ringrazio.

La scoperta della sessualità e dell’amore è stata una scelta fortemente voluta dal mio “Io”. È successo quando avevo 23 anni, già ero abbastanza autonoma: guidavo e non vivevo più con la mia famiglia. Decisi di usare internet, a quel tempo le chat e i forum erano frequentati meglio di oggi, ho un bel ricordo della prima volta, ma non è scattata la scintilla, anche lui aveva una disabilità motoria.

In seguito ho vissuto una storia importante con una persona normodotata; l’amore era reciproco, ma la grande differenza di età, con il tempo ha fatto affievolire il sentimento e la passione, fino a farli spegnere del tutto. Mi sono innamorata nuovamente di un uomo bello, sensibile ed affascinante, lui per me ha sempre nutrito affetto e stima, ma l’amore è un’altra cosa; con il tempo e l’impegno siamo riusciti a costruire una solida amicizia che dura ormai da quindici anni, fatta di passione, affetto e stima reciproca.

Negli anni, ho conosciuto, personalmente o virtualmente, molte persone con diverse disabilità motorie, mi è rimasto impresso un ragazzo che aveva un lieve problema nel camminare.  La madre lo accudiva, non aveva regole, questa persona si comportava da eterno bambino perché il nucleo familiare e gli amici glielo permettevano, non sapeva nulla riguardo all’amore.

Conoscendolo meglio mi sono accorta che aveva pensieri semplici, da adolescente, anche se era un uomo adulto di circa quarant’anni. In un contesto sociale che non lo responsabilizzava e gli negava la scoperta dell’amore e dell’erotismo viveva desideri contrastanti: voleva essere accudito dalla madre in tutto e per tutto, ma voleva anche andar via di casa e vedeva in un ipotetico suo matrimonio l’unico modo per emanciparsi. Quale futuro aspettava lui e la famiglia che si voleva formare? Non sarebbe stato più saggio educarlo invece di nascondere tanti aspetti normali della crescita di una persona?

4. Donne con disabilità: la doppia discriminazione

È importante sottolineare che, come già accennato, il tema della sessualità delle donne con disabilità è ancora più delicato. Una cultura della negazione e del taciuto crea dei rischi soprattutto per le ragazze e le donne con disabilità. Sul tema i dati sono risalenti e frammentati e solo dal 2015 (con dati riferiti al 2014) l’Istat ha incluso le donne con disabilità nelle rilevazioni sulla violenza di genere, stesso anno in cui sono state inserite le donne straniere. Nel caso di donne con disabilità si è di fronte ad una doppia discriminazione che opera in diversi ambiti: da quello sanitario a quello lavorativo, scolastico e dello sport. Rimanendo in tema di sessualità e disabilità, dai dati del Rapporto Istat 2015, emerge che le donne disabili che hanno subito una violenza sono il doppio di quelle normodotate – il rischio di subire stupri o tentati stupri per le donne con disabilità è doppio (il 10% contro il 4,7%) rispetto a quello delle donne senza problemi – a fronte di un numero di denunce decisamente inferiore. Ciò deriva dal fatto che spesso le stesse vittime di violenza non si riconoscono come tali, per nulla autonome e totalmente dipendenti dal partner o dalla famiglia, hanno sviluppato un’assuefazione alla soggiogazione. Dai dati si evince infatti che spesso la donna con disabilità, per la sua condizione, non ha (e non viene aiutata ad avere) gli strumenti per riconoscere la violenza sessuale. Tale condizione può essere ancora più enfatizzata in caso di disabilità cognitiva.

Questa doppia discriminazione si riflette, inoltre, sull’aspetto della salute ginecologica. Sempre sulla base dei dati Istat 2015 è emerso che, a fronte di un 68% di donne normodotate che effettuano il pap-test, solo il 52% delle donne disabili si è sottoposta all’esame, mentre per quanto riguarda la mammografia il rapporto è 75% a 58%. Ad una minore attenzione alla cura e prevenzione si aggiunge anche l’assenza di strutture e apparecchiature di screening e diagnosi adeguate a donne con disabilità fisica complessa. Per questo motivo, ad esempio, i tassi di tumore al seno per le donne disabili sono molto più elevati di quelli della popolazione femminile in generale.

Per le donne con disabilità permane quindi un doppio tabù: essere donne, in quanto si pensa che abbiamo meno desideri e bisogni, ed essere disabili quindi a volte discriminate e meno autonome.

5. Supporti concreti per lo sviluppo della sessualità delle persone con disabilità

Grazie, soprattutto, al gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamo insieme”, che offre un campione di oltre 800 persone con diverse disabilità residenti in tutta Italia, ho potuto riscontrare molteplici modi di reagire al bisogno affettivo e sessuale. C’è chi è appagato e riesce a costruirsi una famiglia, chi vive la sessualità in maniere spontanea e serena, chi ha avuto qualche sporadica esperienza sessuale, ma che non ha nulla a che fare con “fare l’amore”, e chi non è riuscito a soddisfare questi bisogni.

5.1. L’assenza in Italia della figura dell’assistente sessuale

Nel nostro paese sono del tutto assenti figure professionali o centri rivolti al benessere sessuale delle persone con disabilità. All’estero, in alcuni stati, si è sviluppata per queste esigenze la figura dell’assistente sessuale, un operatore formato sia dal punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, che supporta le persone con disabilità fisica, cognitiva e sensoriale a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale, sperimentando l’erotismo e la sessualità. Queste figure non possono avere un rapporto completo con l’assistito.

Tra le diverse iniziative poste in atto per superare tale mancanza, nel 2014 è stato presentato in Senato, su iniziativa del senatore Sergio Lo Giudice, un disegno di legge che si propone di introdurre nel nostro ordinamento la figura dell’assistente sessuale per disabili al fine di garantire il diritto dell’esercizio libero della propria sessualità. Purtroppo l’iniziativa non ha avuto, per il momento, alcun seguito in Parlamento. Tuttavia, nello stesso anno sono partiti i corsi promossi dal Comitato Lovegiver di Maximiliano Ulivieri per la formazione degli OEAS: operatori all’emotività, l’affettività e alla sessualità delle persone con disabilità. Una volta formate tali figure professionali, gli incontri tra operatore e assistito prevedo diverse forme di interazione: si passa dal contatto dei corpi, al massaggio, all’insegnare l’autoerotismo per arrivare a stimolare e sperimentare il piacere auto-orgasmico. Sulla base delle linee guida per gli OEAS elaborate dal comitato, in collaborazione con il Professor Fabrizio Quattrini, psicoterapeuta e psicanalista, Socio fondatore e Presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica (IISS), tale pratica deve avvenire nel pieno rispetto reciproco e sviluppando un’adeguata empatia. Aggiungo che sarebbe auspicabile, una volta riconosciuta giuridicamente tale figura, che la prestazione fosse erogata gratuitamente per il tramite del Servizio Sanitario Nazionale, riconoscendo così in pieno il diritto ad una corretta salute sessuale per tutti.

In assenza tuttavia del riconoscimento e della diffusione di tale pratica, molte persone con disabilità, per soddisfare tali impulsi, praticano la masturbazione (quando la mobilità degli arti glielo consente), si rivolgono a prostitute o sfociano nella frustrazione di desideri non appagati.

Quando mi si chiede un consiglio in questo senso, suggerisco varie strade: conoscere nuove persone all’interno del gruppo Facebook, utilizzare i forum dedicati a chi ha una disabilità o provare la magia di un massaggio tantrico.

5.2. Il massaggio tantrico come pratica per uno sviluppo armonioso della propria sessualità

Il tantrismo è un antico indirizzo di pensiero che ha influenzato i grandi sistemi religiosi orientali (induismo, buddhismo, jainismo). Tale filosofia considera le passioni di per sé né buone né cattive; esse non vengono quindi represse, poiché significherebbe respingerle a un livello più profondo. Il Tantra è arrivato in Occidente nel ventesimo secolo trovando un terreno culturale fertile grazie alla rivoluzione sessuale e all’emancipazione della donna. Oggi riscontra, in molti casi, sempre più curiosità ed interesse perché unisce in un’unica pratica i desideri umani più profondi: quello di amare e quello di essere veramente se stessi.

Il Tantra è legato al concetto di amore, di rispetto e fiducia in sé stessi e nell’altro. Non è una pratica che riguarda esclusivamente la sessualità, come spesso erroneamente si tende a credere. Come le altre discipline olistiche, il Tantra considera l’individuo (normodotato o con disabilità) nella sua totalità costituita da Corpo, Mente e Spirito. Il tantrismo non rinnega il corpo: è la religione che unisce la fisicità alla spiritualità.

La via del Tantra è una via amorevole. Il massaggio tantrico, eseguito da persone esperte, può aiutare la persona a scoprire il rapporto con la propria totalità e con l’altro in modo profondo, amorevole ed erotico. Molte persone, anche con disabilità, cercano in questa “Via” delle risposte sulla propria sessualità. Nel Tantra non c’è nulla di vietato e nulla di obbligatorio. Alla base di tale pratica vi è un approccio armonico che tenga conto della totalità e delle caratteristiche della persona. In quest’ottica il massaggio tantrico va praticato con competenza trattando il corpo di chi lo riceve come se fosse il proprio.

Per quanto riguarda noi persone con disabilità nel massaggio tantrico non si rischia il rifiuto come spesso avviene in chat. In un massaggio tantrico la disabilità non conta. Mi ricordo un uomo che aveva avuto delle esperienze sbrigative con delle prostitute, poi ha scoperto il massaggio tantrico e si è sentito finalmente accolto e coccolato.

Il Tantra è un dono per l’altro e non bisogna aspettarsi niente in cambio, se non lo scambio energetico. Attraverso la via del Tantra l’amore e l’erotismo sono più intensi: non contano più il tempo o le condizioni esterne; è importante vivere il momento presente. In certe situazioni siamo tutti uguali e tutti diversi: tutti cerchiamo di amare e essere amati e ognuno vive a suo modo l’amore e l’erotismo.

Dopo aver sperimentato su di me gli effetti benefici della “Via” del Tantra, ho deciso di informarmi meglio per parlarne sul mio portale Piccologenio al fine dare la possibilità ad altre persone di conoscere, ed eventualmente approcciare, a questa pratica. Tra gli effetti immediati e di lungo periodo che vengono riscontrati possiamo riportare: un aumento dell’autostima, l’allentamento delle tensioni e una sensazione di benessere durevole nei giorni successivi.

Il Tantra è un dono, ha a che fare con la sfera spirituale, intima ed emotiva delle persone. Per questi motivi è fondamentale che venga praticato con serietà e dedizione. Sono numerosi i casi, purtroppo, in cui questa pratica viene strumentalizzata ai fini della mera mercificazione del corpo e della sessualità. Il Tantra nulla ha a che fare con la prostituzione e bisogna fare attenzione e denunciare le truffe.

Attraverso gli strumenti divulgativi che ho a disposizione mi batto contro queste “strumentalizzazioni” a tutela sia degli operatori che dei possibili fruitori.

6. Disabilità e sessualità: osservazione e confronto

Come già accennato, nel 2012 ho creato il gruppo Facebook: “Amore, disabilità e tabù: parliamone insieme” con lo scopo di realizzare un luogo virtuale di incontro per scambiarci opinioni e informazioni; incentivare la conoscenza reciproca e promuovere il confronto ed il dialogo tra normodotati e disabili. Il gruppo ad oggi conta oltre 800 iscritti e negli anni sono state tantissime le persone con disabilità, o genitori di persone con disabilità, che mi hanno contattata chiedendomi aiuto per capire come scoprire, sviluppare ed approcciare alla sessualità.

Attraverso lo strumento del gruppo Facebook ho potuto notare alcune tendenze ricorrenti:

  1. le richieste di aiuto hanno quasi sempre come protagonista un maschio, ciò porta a domandarmi: per noi donne con disabilità non si dà importanza a certi aspetti? Nelle donne disabili manca completamente la consapevolezza della propria sfera sessuale? O forse troviamo da sole il coraggio di fare certe esperienze, magari usando internet o chiedendo agli amici?! Probabilmente sono vere tutte queste ipotesi…
  2. a volte si ha paura di sperimentare l’autoerotismo anche se è forte il desiderio di provare piacere e ci si trova nelle condizioni per farlo in autonomia. Mi è capitato che molti ragazzi mi scrivessero quasi come a cercare da parte mia un’approvazione.

Un ulteriore scopo del gruppo Facebook è quello di incentivare lo scambio di informazioni su convegni, film, iniziative che hanno a che fare con l’educazione sentimentale, l’amore, la sessualità e il Tantra in relazione alla disabilità. Grazie a internet posso “scoprire” persone nuove ed arrivare a chi, in altri modi, non sarei mai arrivata.

7. Conclusioni

Oggi noto una generale maggior apertura sull’amore, l’affettività e la sessualità delle persone con disabilità e un crescente interesse da parte dei media, ma dietro questa apparenza rimangono molte paure e censure da parte di alcune famiglie e di chi si occupa delle persone disabili (istituti, case famiglia, caregiver etc). Negli ultimi anni ho avuto modo di conoscere – direttamente e indirettamente – psicologi, medici e genitori aperti a certi argomenti, ma si tratta ancora di singoli casi isolati. Bisognerebbe puntare di più sul contesto e la formazione di tutta la società, anche se è più facile abbattere le barriere architettoniche che quelle culturali.

Tutte le diverse iniziative qui descritte forniscono un contributo importante allo sviluppo dell’autoconsapevolezza e alla diffusione della conoscenza sul rapporto tra disabilità e sessualità, ma non sono sufficienti. È ancora troppo complicato assicurare ad una persona con disabilità le condizioni necessarie per una vita autonoma, soddisfacente e appagata. Tutto dipende eccessivamente dalla condizione famigliare di partenza, ostacolando la possibilità di emancipazione e di miglioramento delle proprie prospettive. È per questo fondamentale che lo Stato fornisca alle persone con disabilità gli strumenti per costruirsi una vita indipendente e, contemporaneamente, attraverso la scuola, i media e gli strumenti di informazione diffonda una piena cultura dell’integrazione e delle pari opportunità.

La strada è ancora lunga e in salita, ma ognuno di noi, nella sua quotidianità, può fornire il proprio contributo.

Potete trovare il volume Nata Viva sul sito della Socetà Editrice Dande AlghieriLaFeltrinelli,  Amazon e Ibs. L’e-book è disponibile qui

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