A Venezia per Cristicchi! Una conferenza, un viaggio e tanta gratitudine

Grazie al mio interesse per Simone Cristicchi, ho trascorso tre giorni in una città apparentemente molto complicata: Venezia! L’artista romano ha tenuto una conferenza, prima di andare in scena con il suo spettacolo teatrale Franciscus. In questo articolo vi parlerò di tutto il viaggio. È un’occasione anche per riflettere sulla vita da artista che forse non è poi tanto invidiabile… Il fil rouge di tutto il racconto sono alcune riflessioni sull’importanza di riconoscere e provare gratitudine!

 

Sabato 21 marzo 2026, sono stata presso l’ateneo veneto di Venezia per assistere ad una conferenza di Simone Cristicchi. Per l’artista si è trattata dell’ultima tappa della tournee: “Franciscus, il folle che parlava agli uccelli”, lo spettacolo teatrale omonimo del libro, che per il terzo anno ha riempito i teatri di tutt’Italia. La conferenza si è svolta solo in questa città e non era riservata ai soli addetti stampa, come purtroppo accade spesso.

Ho organizzato bene il viaggio. Avevo visto l’evento sui canali social dell’artista solo un paio di settimane prima e, per fortuna, mia sorella Daria mi ha incoraggiata a partire! Lei è sempre la prima ad aiutarmi e sostenermi in qualsiasi progetto, grande o piccolo che sia!

La mia missione

Ero lì per un motivo preciso: riuscire ad interagire con l’artista. Durante la conferenza Simone ha parlato del suo spettacolo e poi ha lasciato spazio alle domande. Chi mi segue sa bene che non mi sono fatta sfuggire l’occasione di parlargli! A dirla tutta, avrei già preparato un’intervista con circa venti domande sulla vita e sulla carriera faticosa, interessante e poliedrica. Non dimentichiamo che, come artista, ha abbracciato tante forme d’arte: dal disegno al cantautorato, dalla scrittura a varie forme di teatro e narrazione per finire con la realizzazione di vari docufilm come “Dall’altra parte del cancello”, “HappyNext. Alla ricerca della felicità”, “Santa Fiora social club” e altri ancora.

Le domande della mia intervista, che gli ho consegnato, partono dalla conoscenza di ogni sua conferenza, concerto, presentazione di libri e album, disponibili su YouTube, le tante interviste all’Ora Solare di tv2000, le sue collaborazioni con la testata l’Osservatore Romano, con la Fraternità di Romena e con il Monastero San Magno.

Le domande che gli ho posto e gli eventi autobiografici

Per questa bellissima occasione in Veneto mi ero preparata due domande attinenti allo spettacolo.

Pe introdurre le domande vere e proprie, ho fatto riferimento al racconto di due eventi autobiografici che ha raccontato lui stesso. Da diversi anni, ha un’amicizia epistolare con Nadia Maria, una suora di clausura che ha definito la canzone “Quando Sarai Piccola” “una preghiera che Dio fa all’uomo” perché, secondo lei, “anche Dio ha bisogno di noi per compiere le sue opere”. Tempo fa Simone aveva detto che gli piacerebbe che Nadia Maria lo vedesse. Non sarebbe la prima volta che l’artista va in visita in un monastero di clausura per cantare e recitare lo spettacolo. Mi ha risposto che per ora non si sono conosciuti di persona e ha escluso la possibilità che accada in futuro. Peccato che a me e ai tanti presenti in sala, anche per ragioni di tempo, non ha dato spiegazioni ulteriori a riguardo.

Per la seconda domanda ho prima sintetizzato un racconto presente nella sua biografia. L’episodio è avvenuto con il sacerdote che insegnava religione alle scuole medie. Il professore li aveva portati a fare compagnia agli ospiti di un ospizio. La gita era stata proficua per tutti. Ecco che, dopo qualche giorno, Simone ha chiesto all’insegnante: “perché non applichiamo il vangelo, tornando a fare compagnia a quegli anziani che soffrono la solitudine invece di fare lezione teorica qui in classe?”   Come risposta, invece di una qualsiasi spiegazione… ha ricevuto uno schiaffone in pieno viso davanti a tutti i compagni. Ho precisato che la domanda era più che lecita e coerente con i fatti appena accaduti. A proposito dell’evento gli ho chiesto: “se il sacerdote vedesse il tuo spettacolo Franciscus, e il tuo percorso di crescita personale… cosa ti sentiresti di dirgli oggi?

Simone ha un po’ giustificato l’insegnante raccontando che, in quell’occasione, forse… avrebbe potuto essere più educato…!

Con la bellissima e importante occasione di avere un microfono in mano e qualche istante per interagire con lui gli ho dato una cartellina con il precedente articolo sul nostro incontro a Perugia, le domande che sogno di fargli e una lettera molto intima e importante. Prima di partire avevo preparato anche i miei libri con dedica per il suo assistente Lorenzo. Nata Viva e RaccontAbili, erano regali per ringraziarlo per avermi aiutato a conoscerlo al concerto a Roma ed allo spettacolo teatrale a Perugia.

Come impressioni sulla disponibilità di Simone posso dire che in questo incontro e nel primo a Roma si è rivelato un po’ freddo. Forse a Perugia era più rilassato e quindi è stato abbastanza socievole!

Riflessioni sulla gratitudine e il dopo la conferenza

Nella conferenza non abbiamo interagito a sufficienza. E’ stata la stessa impressione di quando ci si alza da tavola con la fame.

Per comunicare meglio con lui, io e Maricica abbiamo rivisto lo spettacolo, così lo abbiamo potuto aspettare all’uscita artisti del suggestivo Teatro Goldoni. A questo punto ho potuto riparlare con lui. È stato gentile, non mi ha detto niente di che, la gente era parecchia, mai quanto accade agli artisti di moda…  Appena usciti dal palco di Sanremo, non si era creato l’effetto assalto e poi, a suo dire, il pubblico teatrale gli piace perché è sveglio e non va appresso alle mode del momento come capita con le persone nel mondo musicale! In tante interviste ha specificato che preferisce la parola “persone” che trova più rispettosa della parola “pubblico”. In tanti campi penso che le parole siano importanti… ma mai come i comportamenti: ad esempio di un vip verso il suo pubblico o l’importanza dei fatti concreti per integrare le “minoranze”.

Simone mi ha salutata, ho avuto modo di dimostrare la mia gratitudine e apprezzamento. Sono contenta perché in quel momento non erano importanti le sue parole (lo ammetto…), ma il comunicargli la mia presenza e gratitudine.

Mi ha fatto molto piacere che il suo assistente Lorenzo mi abbia ringraziata del mio pensiero che aveva ricevuto, ne è rimasto piacevolmente sorpreso. Ero contenta delle sue parole, è stata la stessa sensazione di quando, da piccoli si metteva l’ultimo pezzo ad un puzzle di oltre cento pezzi!

Fortunatamente spesso, sono io a provare e dimostrare gratitudine verso le persone che mi stanno accanto, o che incontro per caso e sono gentili. Mi fa piacere quando faccio un piccolo gesto gentile verso gli altri, per ricambiare. Penso che essere grati sia uno sentimento importante da provare e restituire, fa bene prima di tutto a noi stessi. È normale che, a volte, ciò non venga recepito da chi vogliamo “ringraziare”, ma se noi stiamo bene il resto non è poi così rilevante…

Ad aspettarlo lì fuori eravamo in circa una quindicina di persone. Molte avevano i suoi libri da far firmare. Il primo novembre al concerto a Roma, c’era tantissima gente: era un buon motivo per essere un po’ infastidito, ma dopo lo spettacolo teatrale, per fortuna, non siamo tanti e si potrebbe intrattenere qualche minuto in più! Anche se, riconosco, che quando si è felici e tempo vola e questo me lo rammento spesso per fortuna!

Che Bella Gente

In questa occasione ho conosciuto persone arrivate lì da varie parti d’Italia. C’era anche una bambina. Cristicchi le ha detto che i bambini sono il suo pubblico preferito.

Sono stata molto felice che tra la conferenza e il dopo spettacolo, ho parlato con tanta gente interessante, Che Bella Gente, potrei dire per citare una sua famosa canzone che ha presentato a Sanremo nel 2006. Ad uscire dal retro del Goldoni oltre a Lorenzo, c’era una ragazza adolescente, molto bella e con i capelli lisci (a differenza dei ricci di Simone). Era Stella, la figlia più piccola. Dopo aver fatto i complimenti a Simone, mi sono presentata. Per fortuna porto sempre in borsa dei depliant informativi su chi sono, cosa faccio e cosa mi muove a comunicare con diverse forme artistichesoprattutto con la scrittura! Le ho detto che su Piccologenio.it può trovare già due articoli su suo padre (da oggi siamo a tre e spero di fare altre esperienze grazie a lui!) e uno sul concerto di Amara. Le ho chiesto se c’era suo fratello Tommaso, mi ha risposto di no. Quando uno sconosciuto mi risponde in modo coerente e non con un sorriso di cortesia, capisco che comprende il mio modo di parlare e mi rilasso. Forse mi sono rilassata troppo… perché le ho parlato della nonna paterna Luciana, che sta in sedia a rotelle a seguito di un’ischemia celebrare; citandola e chiedendole di salutarla e abbracciarla da parte mia…  Tanto, nella peggiore dell’ipotesi, non lo farà!

Dopo aver salutato tutti, Simone, Stella e Lorenzo, sono scappati via a passo molto veloce nei vicoli. Non c’erano la stupenda compagna Amara, a volte fanno delle bellissime cose insieme e non c’era la loro cagnolina Noa che appare in tanti loro video. È un animale molto educato e sa come stare su di un palco.

Riflessioni sulla vita da star!

Riflettendo non so se la vita di un personaggio di successo sia poi così invidiabile, si il successo, i soldi, ma la libertà? E poi ci sono molti sacrifici! Simone era lì con sua figlia adolescente (precisamente Stella è nata nel 2011, dopo il fratello Tommaso nato nel 2008). La mattina avevano raggiunto in canoa un monastero. Il pomeriggio nella conferenza, ha dichiarato di essere un po’ stanco, avvertendo chi sarebbe venuto allo spettacolo che forse non avrebbe dato il massimo di sé, comunque la serata è stato un successone di applausi e teatro pieno come tutte le repliche della tournee. I tre giorni a Venezia sono state le ultime date del tour teatrale durato mesi. Che fatica e quanta poca libertà mi viene da dire! Chissà, magari in una città così unica avrebbero voluto fare qualcosa di più o di diverso, stava anche con sua figlia…!

Per chi lo segue sui social ad oggi, ha già pubblicato i prossimi impegni che sono a ridosso dell’impegno teatrale.

Alla luce di tutto questo e come persona che vorrebbe sapere ogni dettaglio di Simone, di Amara e altri artisti per prendere il buono di ogni loro esperienza della vita personale e pubblica… mi viene da pensare che non so quanto sia bella la vita di un’artista, soprattutto del suo livello. Simone ha dichiarato che il successo e il pensare ai numeri (vendite, visualizzazioni, followers..) è complicato e in passato, stando troppo dietro a tutto ciò, ha rischiato di ammalarsi. Ha poi dichiarato che tutti questi numeri li ritiene “un grande inganno”, consigliando saggiamente ai giovani di stare molto attenti alle dinamiche di oggi. Ha poi aggiunto che ha trovato la sua confort zone nel teatro proprio per uscire dalla frenesia della musica che ti impone di andare a Sanremo, fare più dischi e concerti, con ritmi molto frenetici per poi ricominciare da capo. Preferisce il mondo teatrale, dove ci sono modi e tempi di narrazione più ampi. In un video ha spiegato che le canzoni raccontano una storia in massimo tre minuti a differenza di altre forme narrative. È un pensiero che condivido e sono felice per lui e il suo team teatrale perché per il terzo anno consecutivo registrano il tutto esaurito con questo spettacolo allegro, malinconico, che richiama emozioni e interrogativi negli spettatori. Essendo cantautore, attore e scrittore, riesce ad arrivare veramente a un pubblico ampio e diverso!

Tante narrazione a discapito dei messaggi?

Non voglio fare il bastian contrario, ma a mio avviso, ha narrato in modo sempre uguale la sua esperienza di vita personale e artistica. È come se ci fossero dei paletti molto rigidi nelle tante narrazioni autobiografiche.

È un uomo e artista profondo, ma trovo che lo potrebbe essere ancora più aggiungendo qualcosa altro alle domande che gli vengono poste da persone molto diverse.

Infondo, se seguite Simone e lo studiate con attenzione, non dice molto sull’improvvisa perdita del padre Stefano di appena quarant’anni.  Ed ancora, ad esempio, sappiamo che l’ultimo ricordo è stata una sgridata perché suonava troppo forte. Purtroppo, poco dopo il babbo è stato portato via con l’autoambulanza. Lo capisco e, ovviamente, mi rattristo anche perché un vissuto di perdita simile e ho un’idea di cosa significhi. Non racconta altro su questo episodio,  su tutti gli anni precedenti. Ha narrato molto della sua vita privata e  della carriere, ma ho tante altre domande su tutto.

I miei interrogativi spaziano dall’uomo all’artista

Ho individuato altre domande che, ad esempio, indagano sul suo rapporto con i suoi musicisti storici (Riccardo Corso,  Riccardo Ciaramellari e  Antonio Iannetta), gli anni nei quale da adolescente si è rifugiato nel disegno, il cambiamento tra i primi album, apparentemente ironici, ad una forma più spirituale. La fatica di emergere nel mondo della musica e di trovare la sua unicità, come gli ha insegnato il suo grande maestro di disegno Benito Jacovitti e molte arti argomenti…

Le domande: un input per aprire nuove forme di narrazioni

Come autrice, pedagogista e cantastorie amo le domande che mi permettono di ragionare e aprire nuove finestre sulle mie esperienze. È vero che due teste sono meglio di una, quindi ringrazio sempre chi  mi offre la possibilità di andare su sentieri poco noti ed inesplorati…  Lui stesso, nella canzone: CHE BELLA GENTE, ci invita ad “non accontentarti di restare in superficie, ma scava nel profondo oltre la radice e le apparenze…”Ciò detto perché, in pratica, sembra non vale re per tanti artisti che sono più che mai, i moderni paladini di messaggi importanti?

In quanti, oggi, invece che prendere un bel libro in mano o andare ad ascoltare la Messa si rifanno ai talk show o alle facili strategie del momento. In tanti ed è stato lo stesso Simone a parlarne. Ecco perché lo invito a non avere paura di esplorare, azzardare… per narrare di più di sé stesso e le fragilità umane che ha sempre egregiamente esplorato dal successo di “Ti Regalerò Una Rosa” e il bel documentario “Dall’Altra Parte Del Cancello” come primi step di una precisa situazione umana e sociale: quella delle malattie psichiatriche. Sono queste le tematiche più note che lo hanno portato al successo con varie forme d’arte. Negli anni successivi ad oggi è stato molto bravo a portare alla luce altre situazioni sociali: i minatori, il dramma delle foibe, la storia di Maria Sole, una bambina morta a soli nove anni. Ha parlato anche degli anziani soli negli ospizi e dei malati di alzheimer.

Si spende molto socialmente nella sua arte e in molte interviste, ma perché ciò forse rimane solo a livello artistico? Perché gli artisti in generale, dopo essere diventati famosi si spendono solo nella loro arte e sono sempre (chi più chi meno…) inarrivabili?

Cambiano gli incontri e i modi di comunicare. Forse è un grande inganno?

“Aumenta l’uso degli antidepressivi in età pediatrica. Oggi i medici, oltre alle medicine prescrivono relazioni umane”.

Due affermazioni forti che ha fatto lui stesso. Con l’avvento dei più grandi socialnetwork sembra che comunichiamo di più, ma è provato che è esattamente il contrario. Siamo tutti più soli e distanti.  Anche Cristicchi lo sa bene, ne ha parlato da solo e nel programma con Don Luigi Verdi: le poche cose che contano per Tv200.

Rimpiango il fan club di Marco Masini nei primi anni ’90. L’ho incontrato più e più volte… Già all’epoca gli ho fatto qualche domanda. Avevo 11 anni e mi basavo sui ritagli di giornale che nonna e Ricky mi regalavano… Non ero grande, ma mi ricordo che nei tanti nostri incontri ero io a cominciare un dialogo e a fargli tante domande. Mi fa tenerezza ripensarci da adulta! Se siete curiosi è tutto raccontato nel mio romanzo di formazione Nata Viva. Il capitolo si intitola proprio Marco Masini. Rimpiango quei tempi: c’era più tempo e più disponibilità.

Comunque Simone si lascia salutare. Non è scontato per un artista di quel calibro. Ma senza il loro pubblico gli artisti non avrebbero i soldi, il successo e la notorietà che hanno.

Dalla mia esperienza con Amara

La sua compagna Amara è molto disponibile all’incontro e alla narrazione. Peccato che è più difficile da seguire perché fa meno eventi e li pubblicizza solo nelle storie di Instagram. Le storie sono a ridosso dei suoi avvenimenti. Per ora… solo una volta sono riuscita a prendere e partire, ma avevo un appoggio da un’amica e l’Abbruzzo è raggiungibile in macchina!  Chissà perché non ha un sito e non fa le grafiche con le tante date.  Magari i concerti non sono tantissimi, ma viaggia molto per eventi nei teatri, nelle librerie, anche lei ha parlato spesso in tantissime interviste…! Anche lei mi appassiona molto e l’ho approfondita grazie a Youtube.

Forse, per ora, è un’artista di “nicchia”, ma ha il suo da fare e il suo pubblico. Lei è stata molto loquace e gentile quando le ho parlato dopo un suo meraviglioso concerto l’estate scorsa. È come se più hai successo meno hai tempo a disposizione per le persone che ti seguono, ma è una logica triste. Ciò detto si può ricollegare all’importanza del senso di gratitudine.

Una delle sette parole scelte da Cristicchi come chiave per la felicità è umiltà. A volte si può fare di più per essere umili e, come dice lui attenti.

Dal decalogo il cantautore sceglie la parola “umiltà” e la suggerisce agli studenti dell’Università Cattolica per l’avvio del nuovo anno accademico.

«Questa parola profuma di terra, viene dal latino humus, che significa terra fertile, quella sostanza che rende feconda la terra e quindi se mi sento umile posso essere come un campo arato pronto a ricevere i semi di bellezza e conoscenza che tutti mi possono donare».

L’invito, quindi, a mettersi nella prospettiva di imparare da tutti, a mantenere quella semplicità che hanno i bambini, quella curiosità che ti fa esplorare il mondo, a essere osservatori senza perdere tempo, a non essere banali.

E ancora, secondo Simone Cristicchi le parole chiave del suo progetto Happy Next (libro, spettacolo e documentario), sono un percorso interiore ispirato a una visione spirituale e comunitaria: Attenzione, Lentezza, Umiltà, Cambiamento, Memoria, Talento, Noi.

Gli auguro di avere l’occasione di essere sempre felice, umile, coerente e disponibile per se stesso, la famiglia e chi lo appezza.

Il tour a Venezia

Per quanto riguarda Venezia, è sicuramente faticosa da esplorare per chi ha una mobilità ridotta: tanti ponti non hanno le pedane, quindi vanno superati a piedi. Per tanti, me compresa, questo implica una notevole fatica fisica. Come nota positiva va detto che tutti i vaporetti hanno le rampe. Anche San Marco e la zona limitrofa sono ben organizzate.

Sinceramente, prima di partire avevo paura che fosse quasi tutto inaccessibile, quindi ho prenotato per trattenermi solo due giorni, va detto che è una città cara, ma meriterebbe una visita più lunga per esplorare le infinite bellezze e la lunga storia che offre. Comunque abbiamo visto tanto. Abbiamo organizzato un giro in motoscafo con una bellissima visita guidata alla scoperta della storia e dei posti più nascosti della città antica, ma anche delle parti più moderne. In barca abbiamo visto le zone: Dorso duro, Giudecca, Zattere, Castello, l’Arsenale, Cannareggio e Santa croce, con la giuda. La barca era a motore non era una gondola. A piedi e con la mitica sedia a rotelle elettrica abbiamo visto: palazzo ducale, San Marco, dorso duro e la collezione Peggy Guggenheim.  Quando salivo e scendevo le scale dei ponti, dando il braccio a Maricica, ci è successo molto spesso che dei turisti hanno trasportato Gina La Sediolina (così ho chiamato la mia carrozzina elettrica che da circa tre anni è un’ottima compagna di avventure!).

Ho notato persone di diverse nazionalità con sedie a rotelle e, devo dire, che la zona vicino San Marco e tutti i vaporetti sono accessibili grazie alle tante rampe.

In questo viaggio ho conosciuto tante belle persone, come una signora che ha visto lo spettacolo Franciscus ben nove volte e, in macchina, segue Simone da anni in ogni sua esibizione al centro e al nord.

Alla conferenza e ad aspettarlo all’uscita del teatro c’erano dei bambini.  A suo dire è il suo pubblico preferito e si vede. Al ritorno, sul treno, ho conosciuto una coppia di persone simpatiche.  Lui era in sedia a rotelle. Stavano andando a Napoli per la prima volta, gli ho dato dei consigli e dandogli il depliant li ho invitati a seguirmi sui social.

Grazie al mio interesse per Cristicchi, iniziato dopo la sua esibizione a Sanremo 2025 con la canzone “Quando Sarai Piccola” ho ripreso il mio interesse per i viaggi, la musica, la scrittura e le storie di vita. Sono grata e contenta, per tutto ciò, soprattutto a me stessa!

A proposito di gratitudine: sono molto felice che l’articolo sull’incontro di Perugia, tra me e Simone sia stato apprezzato da tante persone! Nei “leggi anche” troverete quell’articolo, quello del suo concerto a Roma del suo tour “Dalle Tenebre Alla Luce”,  il concerto di Amara dell’estate scorsa e la versione online del mio depliant.
Infine, vi ricordo che non ho contatti diretti con l’artista… sono semplicemente andata a un suo concerto e ai suoi spettacoli teatrale. Magari se avete contatti con lui, Amara o qualcuno del loro entourage mi potete scrivere.
Aspetto i vostri riscontri, grazie infinite.
Buona lettura.

Grazie e buona prosecuzione!

Contatti e libri:

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Leggi anche:

Depliant

L’emozionante incontro con “Il folle che parlava agli uccelli”

Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Presentazione del saggio “RaccontAbili”

 

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La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment

Anche quest’anno ho svolto la lezione al master di primo Livello in “Neuroriabilitazione e Neuroscienze dell’età evolutiva” all’Università Lumsa. Il titolo della lezione è stato “La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment”.

Partendo dal mio racconto di crescita personale e professionale, ho messo in luce  come la narrazione è stata per me un’esperienza fondamentale per capire me  stessa ed il mondo circostante. Dopo aver sperimentato l’effetto catarchico che ha avuto per me la narrazione, mi sono realizzata promuovendo progetti di narrazione del sé in vari contesti. L’ intento è sempre il voler essere utile a grandi e piccoli. Per questo vengo spesso invitata a parlare a convegni, università tv e radio.

Come racconto nel mio romanzo Nata Viva , la mia nascita è stata caratterizzata da un’asfissia neonatale di cinque minuti, con conseguente danno celebrale, dei neuroni  dell’area motoria. Per  fortuna, buona parte della mia famiglia, pur con tutte le difficoltà del caso, si è stretta intorno a me annullando la mia diversità e sostenendo quasi sempre la mia autonomia.

Ho fatto tantissima riabilitazione, e nonostante tante difficoltà… ho finito gli studi. Dopo la laurea ho coronato il mio sogno: passare dallo scrivere per me stessa allo scrivere per gli altri. Infatti la mia vita ha avuto un punto di svolta quando, ho pubblicato il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva. “La narrazione si concentra sulle vicende positive e negative, vissute dalla nascita agli anni universitari, dal punto di vista di una bambina e ragazza con disabilità motoria. Lungi dall’essere un trattato o un saggio sulla disabilità, “Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone con disabilità. Attraverso lo stile del romanzo definito dalla critica “rapsodico, discontinuo, spesso ironico e autoironico”, Zoe diventa testimone, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la sua visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.”

Dopo la pubblicazione del romanzo, attraverso la narrazione del sé,  sono riuscita a raccontare la resilienza nelle vite ordinarie di tante persone con disabilità (me compresa) e di chi, per vari motivi, si trova a relazionarsi con noi. Per questo, dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Da ciò nasce il secondo libro, il saggio “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità”. Si tratta di un saggio polifonico, che racchiude le “voci” di trenta persone tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Il risultato è  una narrazione corale e polifonica. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, attori, scrittori, giornalisti  e docenti universitari.

È una NARRAZIONE  CORALEPOLIFONICA, con le voci rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere tutti e tutte. Il saggio  è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste, una seconda dove si evince il mio punto di vista sulle medesime tematiche sotto forma di articoli che provengono da Piccologenio.it.

Nelle lezioni racconto come l’esperienza riabilitativa sia stata per me traumatica. La riabilitazione e in particolare la fisioterapia, per me hanno rappresentato una terapia insopportabile voluta dagli adulti. Parlo anche dell’importanza del gioco come attività esperienziale e formativa.

  • Il gioco è un’attività ed un’esperienza non finalizzata alla produttività.
  • È  utile per lo sviluppo della personalità e per l’allenamento della sfera cognitiva ed emotiva.
  • Le diverse teorie di famosi pedagogisti concordano nel ritenere il gioco un’attivitàvitale per il bambino: è strumento fondamentale per il suo sviluppo psicologico, motorio e cognitivo, alla base della prima percezione di sé e della costruzione della propria identità.

L’auspicio è che oggi si tenga conto della psiche del bambino proponendo la riabilitazione in modo giocoso e non traumatizzante.

Nelle slide ripercorro le tappe fondamentali verso l’autonomia.

  • A 18 anni ho preso la patente di guida
  • A 21 sono andata a vivere da sola.
  • Mi sono laureata in scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Lettere, indirizzo editoria e scrittura,  presso l’università Sapienza a Roma.
  • Ho fatto molte scelte che riguardano la sessualità, le rifarei quasi tutte…
  • Ho vissuto delle storie d’amore importanti.

Per rendere più dinamica la lezione, le slide vengono intervallate da:

  • letture tratte dai due libri
  • La proiezione del cortometraggio nata viva, che è il seguito del romanzo autobiografico e di formazione
  • Esplorazione del mio blog Piccologenio.it

Racconto anche, la volontà ed il tentativo di declinare, in vari modi e con diverse esperienze l’importanza della comunicazione.

Ad esempio i social ed il  blog Piccologenio.it sono strumenti, in continua evoluzione, che utilizzo per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti dei disabili. Parallelamente, curo il progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità, dal titolo: “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”. Il target di tale progetto sono gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado.

Nelle lezioni universitarie, nel secondo libro, nelle interviste e nel blog, ci sono tanti riferimenti all’amore e la sessualità delle persone con disabilità. Ad esempio in una mia vecchia intervista su PiccoloGenio, parlavo di sessualità e disabilità con queste parole:

“Vorrei parlare del mio impegno a fare informazione sui temi riguardanti l’amore, la sessualità e l’affettività delle persone con disabilità. Queste tematiche le affronto in RaccontAbili, Piccologenio.  Inoltre, per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura della disabilità alla sessualità ho ideato, nel 2012,  il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta quasi 2.000 membri. Il gruppo si propone come  un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’amore, la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoriasensoriale e cognitiva.

Ho scelto di fare informazione su tematiche così complesse e a volte scottanti, poiché in Italia siamo indietro anni luce rispetto a molti paesi, sul diritto alla sessualità.

(…)  La scoperta dell’erotismo e dell’amore è lasciata al singolo individuo, alle famiglie e, a volte agli assistenti che troppo spesso, per paura non vogliono parlare di certi argomenti. In altri casi, i famigliari e gli operatori sono aperti all’ipotesi che il ragazzo faccia un’esperienza sessuale ma non sanno a chi rivolgersi. Su questo aspetto c’è un enorme vuoto sia legislativo che informativo ed educativo. (…)”.

In sintesi mi sento di affermare che, tutte le mie attività, divulgative e formative, hanno in comune la voglia di essere utile agli altri e il desiderio di partecipare ad un cambiamento culturale che tenga conto delle diversità, delle peculiarità e dei diritti di ogni individuo. Il messaggio delle mie narrazioni, è che anche con un handicap si può condurre una vita normale, piena di sfide e di soddisfazioni.

Ritengo che differenze dovrebbero essere un valore ed il confronto è un mezzo per aprire le nostre menti e migliorarci sia come individui che come membri di una comunità.

Mi sento pronta a riprendere il progetto Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, in altre scuole e  fare più attività di sensibilizzazione. Perché, come affermava lo psicologo Bauer, “La capacità di narrare, intesa come funzione mentale è fondamentale per dare un’organizzazione al proprio mondo interiore e per attribuire significati all’esperienza umana”. È ormai assodato che la narrazione del sé sta dando esiti positivi nei bambini, ma anche negli adulti, me per prima!  

Le slide: LUMSA dicembre 2025

Leggi anche:

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

Zoe Rondini: formazione e lavoro

Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Presentazione del saggio “RaccontAbili”

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Intervista per “Il Telespettatore”

Ringrazio la rivista Il Telespettatore di avermi intervistata, sui libri, sulla valenza terapeutica della narrazione del sè, su disabilità e mezzi di comunicazione e su tutte le mie  attività che hanno come fil rouge l’importanza di promuovere una vita piena, per me e per tante famiglie. La persona disabile è una persona a tutti gli effetti, questo dovrebbe bastare  per uscire dai tanti, troppi stereotipi!

Ha scelto di farsi chiamare Zoe, parola che deriva dal greco,  e non Marzia. Perché questo nome?

 

Per motivi di privacy, prima di pubblicare la mia prima opera, il romanzo di formazione Nata Viva (Società Editrice Dande Alighieri) ho cambiato tutti i nomi dei personaggi ed anche il mio. Zoe, in greco vuol dire vita e Rondini mi ha fatto pensare  al volo degli uccelli, quindi alla libertà. La vita e la conquista della liberta, sono le ematiche principali del romanzo.

Se le dicessi di raccontarsi brevemente, cosa scriverebbe?

Sono  autrice del saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” e del romanzo autobiografico “Nata Viva”, dal quale è stato tratto l’omonimo  cortometraggio. Il cortometraggio della regista Lucia Pappalardo, è stato il primo classificato nella categoria Corti della realtà; nell’ambito del Premio L’Anello debole 2016, al Festival di Capodarco. Dal 2006, curo il portale piccologenio.it; dove mi occupo di varie tematiche correlate alle diverse disabilità.

Per fortuna le mie attività sono molte: spesso non mi annoio! Infatti a seguito del conseguimento della laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione ho acquisito competenze in ambito pedagogico e sociologico, che metto in pratica nel progetto: “Disabilità e narrazione di sé” portato in diversi istituti scolastici con studenti dai dieci anni in su. Lo scopo è incentivare la narrazione del sé, fare prevenzione a tutte le forme di bullismo ed educazione  al rispetto delle differenze. I contenuti degli incontri nelle scuole sono ispirati al romanzo “Nata Viva” come spiegherò meglio più avanti.

Ogni anno, tengo delle docenze su disabilità, amore e  sessualità e su disabilità e narrazione del sé, presso l’Università Lumsa. Inoltre, mi campita spesso di trattare queste ed altre tematiche in vari convegni, in tv: quest’anno sono opinionista, in qualità di esperta, al programma “O Anche No”, di Rai Tre. Infine, da diversi anni, collaboro con varie testate giornalistiche, in particolare Superando.it e Ubiminor.org.

In tutte le attività divulgative e formative cerco sempre d’approfondire gli aspetti psicologici, sociologici e pedagogici legati all’handicap; affronto argomenti quali i rapporti tra la persona con disabilità e la famiglia, la scuola, gli ausili informatici, l’amore, l’affettività,  la sessualità e la narrazione del sé come strumento di empowerment e di terapia, la vita indipendente e disabilità e mass media. In tal modo spero di fare la mia parte per contribuire ad un necessario cambiamento culturale che dia più valore alle abilità di ogni persona.

 

Ci parli del suo recente lavoro “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità“.

RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità” (Edizioni Erickson Live, 2020); è un saggio polifonico che racchiude le “voci” di trenta persone, tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, scrittori, giornalisti,  attori e docenti universitari.

L’auspicio dell’opera letteraria è cercare di cambiare la narrazione dei e sui disabili, dando loro l’opportunità di parlare in prima persona e non scegliendo solo il disabile che diventa un super eroe grazie allo sport… o la persona che subisce un danno, viene bullizzata, o le vengono negati dei diritti: c’è molto altro di “interessante” da narrare e “far conoscere” nella vita ordinaria di ogni persona.

RaccontAbili è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste ed una seconda dove si evince   il mio punto di vista sulle medesime tematiche, sotto forma di articoli che vengono dal portale Piccologenio.

In  fine il testo si rivolge alla stessa comunità protagonista delle interviste: persone con disabilità, famigliari, insegnanti, educatori, giornalisti, scrittori, psicologi, medici, studenti, amanti del teatro e del cinema, attori, registi e autori.

Qual è, a suo giudizio, la valenza terapeutica della narrazione del sé?

La narrazione del sé ha il potere di aiutare le persone, di ogni età, ad elaborare le forti emozioni e distaccarsi dal proprio vissuto.

Ognuno può avere l’esigenza di esprimere ciò che ha provato tenendo un diario o facendo dei disegni. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù, si stimolano i piccoli pazienti a narrare le loro paure e aspettative, ciò migliora la presa il carico e le cure.

Oggi posso affermare che raccontarmi in forma scritta, è stata la mia ancora di salvezza. Gli anni dell’adolescenza sono stati segnati da un lutto famigliare improvviso e da un forte senso di solitudine.

La narrazione del mio vissuto mi ha sempre aiutata a superare i momenti bui e riordire le emozioni forti. Il romanzo autobiografico Nata Viva, nasce dal diario che ho tenuto negli anni dell’adolescenza.

Dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Dal 2012, porto agli studenti dalle quinte elementari ai Master universitari, il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”.

La finalità perseguita dal progetto è quella di “educare alle differenze”.

Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie tale scopo viene declinato in un’ottica di prevenzione e contrasto al bullismo. Invece, negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (pedagogisti, terapisti, logopedisti, fisioterapisti e insegnanti e insegnanti di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista del vissuto di una bambina e ragazza con disabilità.

L’intento degli incontri, soprattutto nelle scuole, è quello di stimolare la narrazione di sé quale strumento di presa di coscienza dei propri limiti, mancanze, ma anche delle proprie potenzialità.

Attraverso il confronto si cerca di dimostrare che determinate sensazioni e esperienze ci accomunano, aldilà delle differenze nel nostro modo di apparire. In questo contesto si cerca anche di trasmettere il messaggio che la “diversità” è negli occhi di guarda e che questa può rappresentare una risorsa.

L’ambizione del progetto è quella di seminare nei ragazzi la voglia di esplorare la diversità e appassionarsi, nel corso della loro crescita, a nuove narrazioni. La parte più emozionante degli incontri con gli alunni è ascoltare le loro domande e stimolare le loro narrazioni.  Dopo ogni lezione penso sempre che quello che mi hanno trasmesso gli alunni, in termini di narrazione, curiosità e empatia è molto di più di quello che ho cercato di dare loro!

Quale tematica in particolare ha ancora troppo poco spazio nel  dibattito culturale del nostro Paese  e quale la responsabilità dei media e della TV in particolare.

Nel nostro paese siamo ancora molto indietro sulla questione amore, disabilità, sessualità e affettività.

Negli ultimi anni noto con piacere che se ne parla di più in tv e sui vari mass media. Indubbiamente è un bene perché i mezzi di comunicazione sono fruibili veramente da ogni persona: ricca, povera, adulta o in età della formazione, laureti o diplomati…  ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura su queste tematiche, oltre le attività raccontate fin ora, nel 2012 ho aperto il gruppo FacebookAmore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta oltre 1.500 membri. In questi anni, sono moltissime le famiglie che mi hanno contattata dopo aver letto i miei articoli su PiccoloGenio, il libro RaccontAbili o dopo essere entrati a far  parte del gruppo Facebook.

Purtroppo molti familiari di persone con disabilità, o persone con disabilità, si sentono lasciate sole ad affrontare le naturali pulsioni dei figli che crescono. Dalle tante persone ascoltate e da me intervistate mi sento di poter dire che  di certo è un problema culturale, ma anche di leggi. In molti paesi del nord Europa il sex worker è una realtà regolarizzata. È vero che l’amore è più importante del sesso, ma dall’ascolto mi sembra che per tante  persone, il desiderio di scoprire la sessualità viene prima di tutto. Dopo di che,  in alcuni casi, la persona disabile riesce a costruirsi una relazione ed una famiglia. Ma per molti purtroppo ricevere un contatto fisico e amorevolezza all’infuori della famiglia rimane una cosa proibita, o se è un discorso accettato dalla famiglia è  comunque un sogno difficile da realizzare.

 Quali sono oggi i temi forti su cui riflettere e quale il posto che oggi viene dato nella cinematografia al tema della disabilità?

Tutti i temi legati al raggiungimento di una vita più piena ed indipendente possibile, fornendo anche indicazioni utili sui progetti, gli sportelli informativi, i centri di eccellenza e i professionisti che si occupano della riabilitazione, dell’inserimento scolastico e lavorativo e tutti i molteplici aspetti utili ad avere una vita piena e soddisfacente.

Per le persone “fragili” sussistono ancora molti ostacoli per crearsi una propria autonomia. Mi riferisco in particolare, a varie problematiche  poco raccontate. Ad esempio le misere pensioni di invalidità, le agevolazioni sul  collocamento lavorativo  che molto spesso non vengono rispettate. Ci vorrebbero più interventi per garantire il diritto all’istruzione e quindi per agevolare lo studio ad ogni età.

Creare dei percorsi ad oc verso il raggiungimento di una vita piena e indipendente toglierebbe tante famiglie  dall’angoscia del “dopo di noi” e darebbe un “durante noi” sereno e  dignitoso alle persone con disabilità e alle loro famiglie. L’Istat rivela che nel nostro Paese, nel 2019, le persone con disabilità sono 3 milioni e 150 mila. Non tutti hanno problematiche gravi; con i dovuti supporti e adattamenti potrebbero avere una vita  piena e soddisfacente. A giovarne sarebbe tutta la società; purtroppo molti, finita la scuola dell’obbligo vivono confinati in casa o in istituti invece di avere una vita produttiva.

Quali a suo giudizio gli ultimi migliori film che si sono fatti portatori di messaggi a favore di una migliore conoscenza della disabilità.

Negli ultimi anni la disabilità è divenuta oggetto di riflessione culturale, ciò è un bene perché i film possono approfondire di più un aspetto a differenza delle notizie del telegiornale che sono brevi  e quasi sempre negative.

Dagli anni ’80 circa la disabilità è entrata nel linguaggio artistico e cinematografico investendo vari generi. Con il passare del tempo i personaggi hanno acquisito maggiore spessore e sono usciti dagli stereotipi buonisti per raccontare vicende sempre più realistiche.

C’è da sottolineare il fatto che, i film sulla disabilità stanno riscontrando grande successo in termini di pubblico. Il film forse più visto, esilarante è “Quasi Amici”,  che racconta le avventure ordinarie e straordinarie  di Driss e Philippe.  Philippe Pozzo di Borgo è un ricco signore tetraplegico  ed è in cerca di un badante. Tra i tanti aspiranti, elegantemente vestiti e con molte referenze, si presenta Driss Bassari, un ragazzo trasandato e rozzo.

In poco tempo tra i due iniziano ad instaurare un bellissimo rapporto: Driss si pone verso Philippe senza preconcetti, facendogli dimenticare del suo problema fisico.
I due trascorrono tanto tempo insieme, ciò crea  tra i protagonisti una forte complicità che li porta a scambiarsi confidenze: Philippe racconta a Driss di essere diventato tetraplegico dopo un incidente successo mentre faceva parapendio.

Diss sa che Philippe ha una relazione di tipo epistolare con Éléonore alla quale non ha mai voluto mostrarsi temendo che il suo stato fisico potesse spaventarla e allontanarla, ma Driss lo sprona a non avere paura e ad avere stima di sé stesso.
Tra un concerto e un volo con il parapendio l’amicizia tra i due si consolida, poi è il momento dell’incontro con la donna amata. È Driss a organizzare il tutto e esce di scena per lasciare spazio ai due innamorati.

Tra i tanti film che ho visto mi sono particolarmente piaciuti: “La teoria del tutto”, pellicola biografica su Stephen Hawking, celebre fisico, astrofisico e cosmologo. Il film racconta una vita di intenso studio, lavoro e vicende famigliari di un uomo che oggi viene spesso ricordato per l’importante contributo che ha dato nel suo settore e  non come persona con una grave e progressiva  disabilità fisica.

Il binomio tra assistente e persona con disabilità è un legame forte che funziona benissimo anche nel film “La Teoria Di un Volo”, è  la storia di Jane, ragazza affetta da una forma incurabile di degenerazione muscolare e Richard, suo assistente. Jane confessa a Richard il suo più grande desiderio: perdere la verginità prima di morire. Fra molti dubbi e incertezze, Richard decide di aiutare la ragazza a realizzare il suo sogno e tenta di contattare un gigolò. Ben presto però entrambi si rendono conto di non poter proseguire lungo questo sentiero ed infine è lo stesso Richard a realizzare il desiderio di Jane.

I film che “rappresentano” la vita delle persone con disabilità sono tanti sarebbe troppo lungo raccontare tutte le trame di quelli che ho visto. Posso dire che la maggioranza sono veramente lodevoli!

Contatti: e-mail: zoe.rondini@gmail.com, oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

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Lezione per il master in Neuropsicologia dell’età evolutiva della Lumsa 11.09.22

 

È sempre entusiasmante tenere le lezioni ai master dell’Università Lumsa di Roma. Le mie lezioni riguardano la narrazione del sé come strumento di empowerment e disabilità, affettività, amore e sessualità. La parte più bella è il feel back degli alunni, che riportano l’interesse e l’utilità nel ascoltare il punto di vista di una persona con disabilità.

 

Slide lezione 11.09.2022

Brani Nata Vivia e RaccontAbili

Nella lezione viene anche proiettato il minifilm “Nata Viva” della regista Lucia Pappalardo.

Potete comprare il romanzo Nata Viva sul sito  della Società editrice Dante Alighieri, l’ebook è disponibile qui . Il saggio RaccontAbili, cartaceo e e-book è disponibile nel catalogo Erickson Live

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L’adolescenza: tra criticità, potenzialità e soluzioni

L’adolescenza è un periodo della vita caratterizzato da forti e rapidissimi cambiamenti a livello fisico, ormonale e  psicologico. Gli adolescenti  mettono in discussione la propria identità  per poterla definire e cercano in tutti i modi di maturare l’idea che hanno di sé stessi. Si tratta di un processo non lineare che può prevedere grandi balzi in avanti, ma anche repentini   passi indietro. Spesso i comportamenti di questa fase della vita oscillano tra l’infantile e il troppo spavaldo.

Non è raro che i ragazzi si sentano fragili, ma al tempo stesso si ribellino alle regole. Quasi tutti poi, cercano l’omologazione nel gruppo dei pari.

Quello che gli adulti di riferimento devono tenere a mente è che, nella maggior parte dei casi, in tutto questo non c’è nulla di patologico o preoccupante. In questa fase delicata l’adolescente va sostenuto e istradato per quanto possibile; tenendo conto che, spesso si impara degli errori.

La visione dei genitori

L’adolescenza è un periodo che richiede una grande capacità di adattamento anche per i genitori, che vengono messi spesso a dura prova. Si tratta di una fase molto delicata, sia per i ragazzi che per gli adulti, ed è facile in tanti momenti cedere al pessimismo  quando ci si ritrova davanti un figlio così diverso dal bambino a cui eravamo abituati, da non riuscire più a riconoscerlo.

La visione dei ragazzi e i segnali di allarme per i genitori

Molto spesso, i figli percepiscono una mancanza  d’ ascolto e supporto verso le loro richieste e necessità. Non riconoscono o non vedono riconosciute le proprie potenzialità.

Tutto questo è normale se non viene esasperato nel tempo. Quali sono i segnali, i campanelli d’allarme ai quali un genitore dovrebbe prestare attenzione per poter intervenire il più presto possibile? Innanzitutto un forte segnale può provenire dal luogo in cui il ragazzo passa la maggior parte del suo tempo, cioè la scuola. Il rendimento scolastico è un indicatore da tenere sempre in considerazione. Un calo repentino dei voti di un ragazzo adolescente può essere sintomo di un disagio che si ripercuote sull’attenzione, sulla capacità di studiare e sulla motivazione e che porta, quindi, ad un abbassamento della media scolastica.

Un altro campanello d’allarme dovrebbe scattare quando un figlio adolescente manifesta insoddisfazione, noia continua come se non riuscisse a trovare alcuno stimolo nelle cose che ha sempre fatto o in nuove attività. Il disinteresse nei giovani talvolta è normale e fisiologico, ma c’è il rischio che l’indolenza si trasformi in apatia giovanile, causata da un contesto poco stimolante, dalla bassa autostima e dall’assenza di gratificazione. Ci si può trovare di fronte a un ragazzo che fatica a trovare un senso ed uno scopo, che passa le giornate  senza concludere nulla. A differenza di quello che si crede comunemente, la preoccupazione dovrebbe scattare anche quando l’adolescente dimostra difficoltà a emanciparsi dalla famiglia  e ad assumersi le proprie responsabilità.

Altro importante segnale da considerare sono le relazioni sociali del ragazzo: se tende ad isolarsi,  a chiudersi in casa o si allontana e non sembra avere rapporti con i propri coetanei, è possibile che stia vivendo un forte disagio.

Infine anche l’aspetto fisico del figlio può dare motivo di riflessione: la trascuratezza può essere un segnale forte di scarsa autostima e mancata accettazione oltre che di assenza di stimoli.

Prevenzione dei problemi in adolescenza

Naturalmente esiste anche una fase di prevenzione dei problemi e dei disturbi adolescenziali più comuni. Il primo luogo in cui effettuare degli interventi volti a prevenire il disagio giovanile è, senza dubbio la scuola.

È quindi opportuno che vi siano degli incontri nei quali esperti psicologi e pedagogisti, possano entrare in relazione con i ragazzi. I preadolescenti e gli adolescenti devono trovare uno spazio dove poter parlare delle loro paure, delle proprie passioni ed aspirazioni. È anche utile che gli esperti e gli adulti di riferimento facciano capire al ragazzo che le emozioni che egli vive, lo accomunano a molti altri suo coetanei.

La narrazione del sé come supporto psicopedagogico

Dal 2012 al 2020, (prima del Covid-19) facevo molti incontri nelle scuole grazie al progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, si tratta di un progetto educativo contro ogni forma di bullismo che cerca anche di prevenire le varie tipologie di discriminazione.

Gli incontri con le classi si articolano in tre momenti. In primo luogo narro agli alunni alcuni episodi della mia vita estrapolati dal romanzo di formazione ed autobiografico “Nata Viva“. I brani che faccio leggere ai ragazzi per renderli più protagonisti; hanno a che fare con la nascita, la scuola, la famiglia, l’adolescenza, il tempo libero e il rapporto tra pari. È emozionante vedere la loro concentrazione e la loro empatia.

Nella parte successiva c’è un momento di confronto nel corso del quale i ragazzi, stimolati e incalzati da me, narrano i loro vissuti in relazione alla scuola, il rapporto tra pari e con gli adulti, le loro paure e speranze e mi possono porre tante domande. La parte più entusiasmante è senza dubbio ascoltare le domande dei ragazzi, i loro vissuti della scuola e della famiglia e rispondere alle loro curiosità.

Riporto alcuni quesiti  che mi sono rimasti impressi ed ai quali ho risposto senza celare nulla:

“Zoe ti sei mai innamorata?

Cosa provavi quando le tue compagne di classe e le insegnanti non ti volevano aiutare?

Se non avessi avuto quel “cortocircuito” al momento della nascita saresti stata comunque una scrittrice o pensi che avresti fatto un lavoro diverso?

Nel brano dove racconti della tua nascita parli di tua madre e di tua nonna, ma tuo padre c’era e se era presente cosa faceva?

Nei panni dei tuoi famigliari cosa avresti fatto con una bambina disabile?

Come hai fatto a raccontare la tua nascita? Ma tu te la ricordi?!”

Sono felice di poter affermare che le situazioni di sofferenza legati alla famiglia e alla scuola sono state poche rispetto ai tanti bambini e ragazzi incontrati. Hanno tutti molte aspettative per il futuro, vogliono laurearsi e intraprendere carriere di un certo livello.

Mi piacerebbe tornare quanto prima nelle scuole e magari riproporre il progetto insieme ad una persona con disabilità sensoriale, per sensibilizzare i ragazzi su vari tipi di diversità e far capire che siamo tutti diversi e un po’ speciali, ognuno a suo modo.

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I miei libri sono un buon inizio per parlare di tanti progetti che sono “Vivi” e Esistono grazie alla mia esigenza di narrarmi e narrare. “Perchè la vita riserva inaspettate soprese alle persone che, nonostante tutto… Nascono vive“.

 

 

 

 

 

 

Tutte le informazioni sul romanzo Nata Viva le trovate qui

Se siete interessati al saggio RaccontAbili cliccate qui

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Disabilità ed omosessualità: confrontiamoci

Il 29 gennaio 2022, insieme allo psicologo e psicosessuologo Francesco Battista e a Nadir Malizia, abbiamo tenuto un webinar su disabilità ed omosessualità. Ci siamo confrontati sulle barriere culturali, sociali ed architettoniche che le persone disabili L.G.B.T.Q. (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender e queer) devono, ancora, oggi affrontare. Non è mancato il riferimento alla realtà del nord Europa e i consigli per trovare la propria identità, la serenità e l’amore. Obiettivo del webinar è stato quello di dare consigli alle persone ed alle famiglie, creando spunti su come abbattere le barriere mentali e culturali, su come vivere la sessualità se hai una mobilità ridotta, vincendo timidezza e paure.

Anche questo webinar fa parte di un ciclo di incontri su amore e sessualità, che si propongono di rispondere alle domande degli utenti del gruppo Facebook: “Amore, disabilità e tabù: parliamone!” Il gruppo vuole essere un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’amore, la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoria, sensoriale e cognitiva. E’ anche rivolto a tutti coloro che, per vari motivi, si relazionano con il mondo delle disabilità.

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Disability Pride 2021

Il 1, 2 e 3 ottobre 2021, si è svolto a Roma il Disability Pride; si tratta di  una rete costituita da diverse realtà, oltre che da tante persone con disabilità e persone non disabili, che condividono gli stessi valori e obiettivi.  Il Disability Pride è una rete nazionale ed internazionale aperta, in continua espansione, che intende promuovere ed affermare un nuovo modo di vivere, pensare e valorizzare la disabilità. Sono stati tre giorni ricchi di incontri e dibattiti su ciò che si è fatto e su quello che si può ancora fare per l’inclusione di tutti.
Ho avuto il piacere di intervenire alla conferenza sulla rappresentazione della disabilità nel cinema, teatro e tv.
Domenica 3 ottobre eravamo in tanti nel corteo da largo Chigi a Piazza del Popolo, eravamo tutti uniti per abbattere tutte  le barriere. Vorrei ringraziare Carmelo Comisi, presidente del Disability Pride  e Patrizia Guadagnini, coordinatore del Disabity Pride Network, per avermi dato l’opportunità di partecipare.
“É grazie alla mia disabilità ed al racconto di essa che sono riuscita a realizzarmi umanante e professionalmente” Zoe.

Nel video trovate il mio intervento sulla rappresentazione della disabilità ne cinema, teatro ed in tv, dal minuto 22.

Slide DISABILITY PRIDE

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Lezione per il master in neuroriabilitazione e le neuroscienze dell’età evolutiva

E’ andata bene la lezione per il master in neuroriabilitazione e le neuroscienze dell’età evolutiva presso l’Università Lumsa di Roma. Ho parlato più che altro della narrazione e della narrazione del sé come strumento di terapia e di affermazione. Sono pronta ad altre lezioni a scuola, nelle università, ma anche negli istituti, case-famiglia o centri dedicati alle terapie riabilitative.

Lezione Lumsa 7 luglio 2021

 

 

RaccontAbili è disponibile QUI

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Potete inoltre visionare il  cortometraggio “Nata Viva” QUI

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“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

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La Professoressa Maria Serena Veggetti, docente di psicologia alla Sapienza di Roma, racconta RaccontAbili

Zoe Rondini, Raccontabili. Domande e risposte sulle disabilità, Erickson Live, Trento 2020, pp.9-277.

Il nuovo contributo di Marzia Castiglione, già nota con il nome d’arte di Zoe Rondini, Raccontabili edito dalla Erickson Live, rappresenta un importante punto di riferimento per chi si ponga il problema dell’educazione al livello universitario in quanto contieneбак,fra gli altri, argomenti come il problema dello sviluppo psicosessuale, ancora oggi non bene compreso e trattato esaurientemente. A questo tema è dedicata la parte finale del volume, con diversi capitoli. Tuttavia lo scritto nasce da una crescita della Narrante Zoe, che dalla sua esperienza suggestivamente presentata nel primo scritto, Nata viva, ha “volato alto” raggiungendo un punto di vista più elevato. Quello dell’Altro, come scriveva Vygotskij, e degli Altri.

Accade così che anche il tema della diversa abilità, come oggi si viene generalmente a caratterizzare la disabilità, diviene un problema assai più esteso e universale, aggredisce il contenuto del concetto di norma, già sottoposto a critica sotto l’aspetto statistico in anni trascorsi per la sua impropria utilizzazione nei settori psicopedagogici.

La vita in famiglia di una persona disabile che cresce è diversa da quella di una qualsiasi persona in via di sviluppo? Questo interrogativo si ripropone in tutti i capitoli affrontati, compreso il tema della costruzione della identità psicosessuale e del conseguimento della propria esperienza autonoma. Il saggio è molto articolato sotto l’aspetto formale, con diverse tipologie di contributi, come brevi narrazioni, interviste, articoli e appendici. Dunque assume anche il carattere di una ricerca di opinioni sulla esperienza del disabile e/o del suo familiare o conoscente. Ma soprattutto pone l’accento sulla fragilità del disabile soprattutto di sesso femminile, che i dati di cronaca dimostrano come più frequentemente oggetto di abuso e violenza. Nel presentare alcune questioni Zoe non dimentica di esporre la sua riconoscenza a chi, come Adriano Bompiani o come Nicola Siciliani De Cumis, o i giovani colleghi, tra cui Matteo Frasca hanno valorizzato la loro identificazione.

Interessante l’argomento della professione potenziale del disabile, che si è espanso e tocca nuovi settori in cui esiste oggi un apporto significativo delle persone con disabilità di vario genere, da quelle sensoriali gravi, come non vedenti o udenti a quelle di altro genere. Settori come arte, teatro, musica, danza, sport.

In sostanza l’intero saggio di Zoe documenta la crescita della consapevolezza di sé e della elevata dimensione che ha assunto la riflessione personale. Questo processo propriamente psicologico, cui lo psicologo russo Davydov, Vygotskijano di seconda generazione, per sua stessa definizione, ha dedicato intuizioni importanti, che ho ricordato anche nella mia introduzione, ha una portata straordinaria, oggi valorizzata anche in ambito psicopedagogico e educativo. In questo ambito ad esempio, la persona disabile supera, senza dubbio alcuno, il normale, solitamente scarsamente attento alle motivazioni della sequenza delle proprie azioni.

Roma, 8 gennaio 2021

Maria Serena Veggetti

Raccontabili è disponibile QUI

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Potete inoltre visionare il  cortometraggio “Nata Viva” QUI

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