L’importanza di essere SAZI DI VITA. Ciò che mi ha arricchito dell’evento: “Simone Cristicchi & Friends, I MIEI FRAMMENTI DI LUCE”

Il 4 e  5 luglio  2026, a Romena, ha avuto luogo l’evento dal titolo: I miei frammenti di luce. Sinfonia di voci per ricominciare”, fortemente voluto da Simone Cristicchi. Si è trattato di un meraviglioso incontro di musica, parole, poesia e spiritualità che è riuscito a riunire alcune delle figure che hanno segnato il  cammino di ricerca interiore del cantautore romano. Sul palco, si sono alternati: Don Luigi Verdi, Guidalberto Bormolini, Marco Guzzi,  Don Francesco Fiorillo  e il monaco zen Pino Doden Palumbo. Con loro anche Amara, meravigliosa compagna di vita e di arte di Simone, ma non dimentichiamo i bambini del Piccolo Coro Melograno di Firenze che sono entrati insieme a Cristicchi e hanno cantato alcuni brani con lui. Questo evento nasce dal desiderio del grande artista di condividere con il pubblico non soltanto le canzoni, ma soprattutto gli incontri che negli anni hanno illuminato il suo percorso di vita e artistico. Il giorno dopo, alle ore 7.00, sul prato di Romena, abbiamo assistito al bellissimo concerto di Amara. In questo articolo cercherò di raccontare il doppio evento, ma anche riflessioni e le emozioni di due giorni fantastici e irripetibili. Sabato gli ospiti sono stati meravigliosi: hanno condiviso un pezzetto della loro infinita esperienza di vita e di spiritualità. Il tema era LA RIPARTENZE. C’è chi ci ha esortato a scappare dalle gabbie che noi stessi,  relazioni o situazioni ci creano. Chi ci ha parlato della sua esperienza accanto ai malati terminali e chi ci ha giustamente ricordato che il fondo è un’opportunità di cambiamento e risalita.

Sono grata alla  vita e alle tantissime opportunità che mi dona e mi ha donato nei molteplici periodi diversi, a volte gioiosi, a volte duri e drammatici, ma comunque intensi della mia esistenza. Le esperienze, anche complicate e drammatiche che ho avuto, mi ricordano che ho  l’opportunità di fare, cadere,  chiedere aiuto, rialzarmi e Vivere!  “Il realismo non crea la realtà, sono i sogni e la capacità di sognare che la creano!” Lo sa bene e ce lo ricorda Don Luigi Verdi che gestisce la Fraternità di Romena. È stato stupendo incontrarlo dopo il concerto di Amara, gli ho donato una busta, dentro c’erano i miei libri con dedica e una lettera molto sentita. Lo ho ringraziato per le cose belle che dice e per il racconto della sua esperienza di vita (ci  vuole coraggio, consapevolezza e generosità per raccontare anche i propri difetti e le proprie fragilità, come fa lui stesso!). Gli ho anche detto che lo seguo da circa tre anni.

Ho apprezzato molto Don Guidalberto Bormolini che ci ha ricordato l’importanza di arrivare alla morte sazi di vita, “perché se siamo sazi non ne vogliamo più.  Se la vita fosse piena di vita non avremmo paura della morte e di cosa c’è dopo”. Un discorso semplice, ma molto potente. Bormolini ama dire che: “la morte non è mai l’opposto della vita, è solo un passaggio della vita stessa.” E’ ideatore del Borgo “Tutto è Vita”, un luogo che ospita i malati, alcuni prossimi alla terminalità, ai quali, attraverso la meditazione, viene offerta  una prospettiva nuova. Il Borgo è un luogo di spiritualità e di cura della persona. “La meditazione – per padre Bormolini – è al centro di tutto, accompagnata da altri percorsi, in particolare artistici, ma anche con la cura degli orti, della natura in generale”. In una  puntata della bellissima trasmissione di domenico iannacone “che ci faccio qui”, c’è un interessante servizio su padre Bormolini e sul Borgo Tutto è Vita; ve lo consiglio su Rai Play o su Fb.

Mentre ascoltavo gli interventi profondissimi che ci hanno invitato a ricominciare, a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, pensavo a cosa avrei detto  se fossi stata  una degli invitati su quel grande palco. Non avrei  narrato chi sono e cosa faccio (per questo c’è Google e l’intelligenza artificiale, poi lo racconto in tante occasioni). Piuttosto, avrei parlato di un periodo molto brutto e serio, di vera e propria depressione, che ho avuto. Se lo analizzo con un po’ di distanza… non stavo vivendo a pieno la vita e cercavo di fuggire anche da quel dolore che, più provavo a reprimere e negare e “anestetizzare”, più mi  logorava. C’è voluto tanto impegno, soprattutto di chi mi vuole veramente bene, e poi molti miei sforzi. Ma ho capito che non potevo cambiare vita… rifiutarmi… rifiutare  ciò che sono e ciò che sto e stavo attraversando. Io  sono questa con i miei difetti, tante fragilità, ma anche cose positive che ho compiuto e soprattutto ho ancora la possibilità di rimettermi in gioco con nuovi traguardi che mi aspettano e un bel bagaglio di esperienze che mi rendono ciò che sono oggi! Prima di tutto ho un’esigenza: narrarmi e raccontare. Ciò dà senso  a quello che provo e  che  mi circonda.

Don Francesco Fiorillo, che dirige la Fraternità Monastero San Magno, ci ha invitati a uscire da situazioni e stati d’animo che ci incatenano: concetti semplici, ma pieni di verità e profondità. È stato meraviglioso quando ha detto che “va bene anche uscire di testa o uscire di senno, che poi che cos’è il senno lui, io e tanti altri non lo abbiamo capito, ma basta che si esca!” Il rischio, ha anche aggiunto il mio Amico prete e ex Dj, è restare immobili in situazioni che ci ingabbiano. La frase: “lo faccio per te, spesso è la gabbia più pericolosa” L’importante è capire se, siamo fermi in trappola per dinamiche create da noi stessi, o da altri e muoverci per cambiare. Anche se a volte è facile capirlo su gli altri o dirlo a noi stessi, ma farlo è un’altra storia. Comunque devo ammettere che molte storie di vita ci dimostrano che è faticoso  cambiare noi stessi e le situazioni, ma è possibile! Penso a chi fugge da un amore malato o da condizioni di guerre e povertà e riesce a ricostruirsi una Vita Migliore…! Ma senza andare a ricercare situazioni estreme… penso che tutti noi dobbiamo fare il punto della situazione e impegnarci al massimo per cambiare ciò che dipende da noi e ciò che possiamo cambiare. Anche se tutto ciò comporta tanto coraggio e la voglia di mettersi in discussione… e non sempre ce la facciamo o  siamo disposti a farlo.

Cristicchi e le persone che sto conoscendo perché hanno a che fare con lui mi stanno aiutando a rimettermi in gioco, spostare l’asticella dei miei limiti, emozionarmi, amare i viaggi, la fatica, le piccole scomodità, ma soprattutto  sentirmi VIVA. Cercare di essere gioiosa, ricercare esperienze e spiritualità, capire che per sentirmi viva devo Vivere, fare esperienze e raccontarle in forma scritta!  Tutti gli ospiti della serata hanno messo in luce l’importanza del cambiamento che è generato da due motori potenti: l’amore o un forte dolore. Ma è proprio facendo esperienza di tutto ciò è che ci sentiamo vivi e ci accorgiamo che stiamo vivendo pienamente i giorni che ci sono donati!

A introdurre la serata è stato Massimo Orlandi, che ha cominciato con il ringraziare i tanti volontari di Romena che, da mesi, hanno fatto un grandissimo lavoro per questo  evento e sono riusciti ad organizzare tutto benissimo. Eravamo tantissimi sul pratone vicino la Pieve Romanica e il  famoso giardino dei mandorli. Innanzitutto mi ha colpito il sorriso e la  vivacità dei volontari che ci hanno accolto e ci hanno indirizzato verso un’ area segnalata e delimitata da un nastro che era riservata alle persone con disabilità. Mentre stavo in fila con i biglietti in mano; a proposito sapete come si fanno i biglietti ridotti o omaggio per i concerti? In caso, in fondo alla pagina trovate i miei contatti, GRAZIE! Dicevo mentre stavo aspettando di entrare, ho sentito un commento poco carino su quest’area, fatto persino da chi vive una grave disabilità dei figli. Mi sembra inutile ripeterlo… ma mi viene ancor di più da pensare che sono felice che tante persone ci hanno riservato un’area di prato a pochi metri dal palco! Ci sono delle fortune a essere persone con esigenze speciali! Infatti alla fine del bellissimo spettacolo di sabato, io e molte altre persone siamo corse vicino le scale del palco. Al termine, Simone e Amara ci hanno salutati di fretta e sono scappati via! Di certo se eravamo più distanti dal palco non sarebbe stato possibile avvicinarli e quindi rinnovo la mia gratitudine ha chi ci riserva sempre i posti migliori ai grandi eventi!

La giornata più emozionante, intensa e faticosa è stata quella successiva. Il concerto di Amara era sul pratone di Romena alle ore 7.00. Avevo la sveglia alle 6.00, la paura di non sentirla e non farcela mi ha fatto sbarrare gli occhi alle 5 in punto! Negli ultimi anni sono tutto fuorché mattiniera!

Non è il primo concerto suo che ho visto dal vivo: l’estate scorsa ero stata a un suo bellissimo concerto a Roseto Degli Abbruzzi, (trovate il link qui sotto, nei “Leggi anche”)  ed anche lì avevo scambiato due parole con lei che è sempre gentilissima nei confronti  dei tanti fan. Io sono di parte… ma gli spettacoli e i  saluti di Cristicchi e Amara sono sempre strepitosi!

Peccato che quando “oso” spingermi oltre, c’è sempre chi dice “ma basta così, non puoi scocciarli… non ti è bastato…?” 

No, ahimè quando stimo delle persone (e per fortuna ne stimo parecchie) non mi basta la  loro arte  e il loro  mestiere, il mio sogno è conoscerle e  farmi (ri)conoscere, per ascoltare, raccontargli di me e poi, (va ripetuto che, Simone ed io, abbiamo tante esperienze simili: una tragica… e molte positive…) alla fine torno sempre, per fortuna… qui al pc a raccontare! La scrittura è sempre stato il mio modo per fermare pensieri e emozioni che galoppano veloci nella mia testa e mi chiedono di riordinarle e condividerle.

In dieci giorni ho assistito a tre eventi di Simone tra Roseto Degli Abbruzzi e Romena. Ci siamo sempre salutati, grazie a lui, alla gentilezza degli organizzatori e alla mia testardaggine di aspettarlo. Mi dispiace per chi mi accompagna ai concerti. Se potessi ci andrei da sola…! Ma in fondo hanno qualcosa da raccontare.

Lui è gentile perché parla con  chi mi accompagna, dà per scontato che siamo entrambe sue fan. È buffo e mi  fa ridere l’idea che non sia proprio così! Comunque è gentile a parlarci, ormai ci conosce!

La testardaggine e il  volermi spingere oltre, è sempre stato un mio difetto, ma soprattutto un pregio! Come mi hanno inculcato i tanti adulti di riferimento quando ero piccola… Ma essere testarda e tenace sono anche dei punti di forza: se così non fosse non avrei conquistato una vita piena, che è si faticosa, ma è ricca di tanti traguardi e soprattutto autodeterminazione. Non mi sono bastati i frettolosi saluti sotto il palco. Ho contattato una persona che mi ha detto dove potevo raggiungere gli artisti. Per motivi di privacy non racconterò chi è e come l’ho contattato. Ma questo articolo è un’occasione in più per rinnovare una stima che da parte mia c’è sempre stata, per questo tempo fa, ci ho tenuto a conoscerlo di persona e poi, come avete capito se seguite questo sito, il mio “lavoro” è viaggiare e scrivere, unico dettaglio è che non vengo pagata;) ma la motivazione c’è tutta;):).

Quando ho raggiunto Simone e Amara, li ho salutati. Sono felice che Erika Mineo, in arte Amara si ricordava di me, i miei deplint: “ce li ho, me ne hai dati tanti la volta scorsa” mi ha detto. Infatti è così, questo dettaglio non me lo ricordavo. Li ho  salutati e ho fatto loro i miei più sentiti complimenti. A lei ho detto che sul mio blog, più trovare l’articolo del suo concerto a Roseto degli Abruzzi, tanti articoli su Simone e, tra qualche giorno, anche questo su “Cristicchi & Friends, I MIEI FRAMMENTI DI LUCE”. Mi ringraziato e si è messa in disparte per rilasciare un’intervista.

C’erano diverse persone, tra le quali i genitori di Amara. Due signori simpatici e giovanili. Ho chiesto al padre se ballano ancora, spiegando che lo so da una delle tante interviste di  Erika. Mi ha risposto di si, dicendomi poi una frase del tipo “il ballo è la nostra vita!” Mi sono complimentata con loro per la loro energia e per la figlia eccezionale che hanno. Sono proprio delle belle persone. Ho regalato loro i miei libri con dedica e ci siamo fatti fare una bella foto! Sono felice che sono interessati alle mie “storie”. Ho avuto l’onore di regalare i libri a tante persone che stavano lì. Tanto che Simone mi ha preso in giro: “Zoe, vieni da me a spacciare i tuoi libri!?” “Eh si devo diffondere i messaggi…!” Gli ho risposto ironicamente. In fondo è quello che fanno anche i cantautori, poi Simone è anche fumettista, scrittore ed attore teatrale!

Tra interviste e shooting fotografici, le star erano ovviamente molto impegnate. Non mi sembrava vero di stare lì, ascoltare i discorsi degli altri: Massimo Orlandi e tante altre Persone non famose. Spesso il privilegio grande è ascoltare in silenzio o ascoltare tanto e rispondere con poche e misurate parole. Sarei stata li tutto il giorno, ecco forse questo sarebbe  stato (leggermente…) inopportuno!

Dopo poche ore, sono ripartita per Roma gioiosa, nutrita di musica, parole, spiritualità   e incontri che mi fanno sentire più ricca, felice, fortunata e determinata!

La volontà di vivere intensamente tutto ciò che mi accade, giorno per giorno c’è, la grande sfida è riuscirci! Ultimamente c’è anche la paura di non “potermi più permettere” di inseguire sogni e persone su e giù per l’Italia, in fondo sembra ma non è un vero lavoro per me…! Non sono solo io a correre in giro per gioire e raccontare, (tra l’altro l’interesse non è condiviso e sono l’unica ad essere entusiasta e voler sempre spostare l’asticella dei limiti…). Detto ciò, capisco che è  merito di chi attivamente si sforza di accompagnarmi, guida l’auto, fa degli sforzi fisici con i trolley e la sedia , accetta le piccole scomodità che comporta il fatto di USCIRE, cambiare luogo, stare più giorni su un evento! Vedremo…!

Mi accorgo, anche grazie a Cristicchi e alle bellissime persone collegate a lui, che la meraviglia fa parte di noi, nel bene e nel male. È vero che i nostri stati d’animo influenzano, positivamente, la risposta di chi si relaziona con noi, ma fino ad un certo punto.

Spero di tornare presto a Romena, incontrare ancora Simone, Erika e le  straordinarie persone legate a loro. Mi piacerebbe conoscere meglio, oltre ai due miei artisti preferiti, Don Luigi Verdi e Massimo Orlandi, giornalista e scrittore che stimo molto e una loro amica famosa e piena di talenti: Simona Atzori, danzatrice, pittrice e scrittrice, nata senza le braccia che va spesso a proporre varie attività, a chi per o motivo o per l’altro, si trova a Romena per un periodo…. Cito una frase del suo sito che solo una delle tantissime cose che apprezzo ed un po’ (tenendo presente le nostre diversità) mi riconosco in lei:

“La mia forza è nel modo in cui guardo me stessa e il mondo. Per questo condivido la mia storia e la mia arte, per affrontare insieme a chi mi segue le sfide che sembrano impossibili da superare”.

Vi lascio a due bellissime gallery di foto e video delle due giornate che forse varranno più di tante parole! Ogni amico di Simone, ma anche ognuno di noi è molto più di un frammento di luce per ricominciare! Come dice spesso il mio amico Don Francesco: vorrei ancora esprimere gratitudine immensa a tutti i personaggi noti ed alle tante persone che hanno collaborato a queste meravigliose ed emozionanti giornate. Magari quando le mie due fantastiche nipoti saranno un po’ più grandi, tornerò a condividere concerti e eventi speciali  con mia sorella Daria, la volontà c’è!

 

  • Ringrazio mia sorella Daria, che mi fa sempre l’editing degli articoli del sito. In questo ultimo anno sono quasi tutti sugli eventi di Cristicchi ed Erika. Sono felice quando mi dice: “che bello, sembrava di essere lì con te!”
  • Ringrazio anche me stessa, Daria, Maricica, Simone, Erika ed un paio di dottori e dottoresse perchè sto capendo che, grazie a questo mio interesse, il viaggi e gli articoli che sto ricominciando a riappropriarmi ad una vita più vera e vissuta intensmente!
  • GRAZIE ancora a tutti e a voi tanti che leggete i mie articoli. Grazie per le tante e-mail che mi scrivete. Ho “cura” di rispondere a tutti ed a tutte. Magari in breve… ma se ricevo… rispondo!
  • Nei prossimi giorni le gallerie verranno ampliate ancora di più! Intanto… buona visione!

Ancora grazie e buona visione!

Contatti:
E-mail: zoe.rondini@gmail.com
Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

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L’importanza di essere comunicatrice, autrice e blogger…

L’IMPORTANZA DI ESSERE COMUNICATRICE, AUTRICE E BLOGGER. Sperando in una nuova vita per  Nata Viva; tenendo sempre a mente la gratitudine e l’importanza di fare squadra.

Carissimi lettori e lettrici,

è terminato il contratto con l’editore di Nata Viva e i diritti sono tornati a me. Per il futuro di questo romanzo autobiografico e di formazione,  vorrei avere un editore, ma a certe condizioni che spiegherò più avanti, oppure fare un’auto pubblicazione con Amazon. In questa intervista racconto le tantissime soddisfazioni che ho avuto dal 2011, anno della prima edizione di Nata Viva ad oggi. Narrerò anche qualche problema, nella speranza che non ricapiti in futuro a me o altri. Spero che, in questa  società  tante persone con disabilità (e senza)  trovino la loro strada, senza patire troppo… e disponendo di più aiuti possibili!

Non mancheranno riflessioni su problemi avuti, speranze e progetti nuovi o da riuscire a ripetere, a Roma e non solo.

Per quanto riguarda l’auto pubblicazione con Amazon, mi hanno accennato vari e interessanti vantaggi. Devo informarmi meglio e iniziare a intraprendere questa nuova strada. Un vero editore non lo scarto a priori, ma dopo due esperienze (la prima molto negativa) devono avere determinate caratteristiche che spiegherò più avanti.

Di seguito, sotto forma di intervista, racconto l’importanza per la mia vita interiore e professionale della scrittura e i progetti legati a essa.

Se pensate di potermi dare dei suggerimenti per Nata Viva o il progetto nelle scuole, in fondo a questo articolo trovate il link con i miei contatti. Nel frattempo vi informo che ho circa 100 copie di “Nata Viva” a casa che regalo con molto piacere per i motivi che trovate in questa pagina. Il  secondo libro RaccontAbili è edito dall’Erickson Live, lo trovate sul sito della casa editrice, su vari siti che vendono libri, lo potete ordinare in libreria o richiedere a me con dedica.

Infine, se potete, vi chiedo di pubblicare questo articolo o linkarlo sui vostri spazi online. 

Aspetto i vostri suggerimenti. Grazie a tutte e tutti!

Perché ho iniziato a scrivere la mia autobiografia a soli tredici anni?

Il romanzo Nata viva nasce come diario personale ed è stato terapeutico per affrontare il lutto improvviso della perdita del secondo marito di mia madre e padre della mia super sorella Daria (in arte Fiore). Maturando ho capito che volevo raccontare tutta la mia vita. La mia esistenza è fatta di momenti molto positivi: l’affetto della famiglia materna, i bei viaggi, i rapporti con alcuni personaggi della mia vita, a cominciare da Ricke, e tanto altro. Non mancano esperienze molto negative legate alla mancanza di sensibilità e l’incomunicabilità tra me (bambina e adolescente) e il mondo degli adulti: assistenti, medici, fisioterapisti, insegnanti, presidi e così via. Non ho mai voluto denunciare. Lo scopo del romanzo di formazione e la sua ampia divulgazione è il fare sì che alcune cose non capitino ad altri. Il percorso di laurea in scienze della formazione  mi ha aiutato molto nella stesura del libro, nel presentarlo in convegni, scuole e università.

Cosa ti rimane dell’esperienza con le case editrici e di vedere la tua storia di vita sotto forma di libro edito in distribuzione?

Le emozioni sono molteplici. Sicuramente la forma stampata e il fatto che sia sui vari circuiti distributivi, (il che gli dà un tono autorevole) è una sensazione stupenda, unica ed impagabile!  Dai tredici ai ventinove anni ho scritto un diario non giornaliero, ma fatto di ricordi, sensazioni ed esperienze. Per circa due anni, l’ho corretto, aggiornato, con un consulente letterario e insieme a lui, gli abbiamo dato una forma di romanzo autobiografico. A ventisette  anni abbiamo trasformato il “diario” in un vero e proprio romanzo di formazione e autobiografico. Fin dall’inizio volevo scrivere per gli altri, non solo un diario adolescenziale. Dopo poco, quando avevo ventinove anni, ho trovato  quella  che è stata apparentemente una grande opportunità, ma anche un grande problema: farlo accettare ad una casa editrice. Con l’aiuto dello stesso autore che mi ha aiutata molto a concluderlo e correggerlo, abbiamo preparato la sinossi e mandato e-mail a editori medio piccoli. A dir la verità ho mandato mail anche a grandi nomi dell’editoria italiana, ovviamente non mi hanno  risposto: me lo aspettavo, ho scritto anche a loro perché non avevo nulla da perdere. Dopo mesi di attesa e di paura  di non realizzare il sogno della mia vita, un noto editore a pagamento ha accettato il mio  scritto.  Appoggiata    dalla mia famiglia ho accettato il contratto. Dovevo comprare 185 copie. Quando sono arrivate  ho fatto una cena con la mia famiglia, composta da mamma, nonno e Daria, per festeggiare. Le prime copie sono andate via in tante presentazioni fatte in pochi mesi. Questa prima edizione risale al 2011. Presto ho capito che quella casa editrice era lenta e scarsa nella stampa e nella distribuzione. Negli anni a seguire faticavo molto  ad avere altre copie del mio scritto. Anche altri autori e lettori hanno avuto gli stessi problemi con la distribuzione di quella casa editrice, ma l’ho  scoperto man mano. Era come  se si basasse tutto su quelle prime 185 copie (i soldi sono stati un bellissimo regalo di  nonno per il mio trentesimo compleanno). Dopo due o tre anni ho preso una decisione azzardata ma giusta! Cercare un altro editore. La ricerca è durata circa un anno, durante il quale avevo annullato il primo contratto, quindi il libro non era più in distribuzione, in pratica non esisteva più.

In Italia è difficile pubblicare un libro, e se ti affidi all’editoria a pagamento, tante riviste, testate, siti e blog non ti pubblicizzano. Queste cose le ho imparate mano a mano, dopo la pubblicazione. Comunque dopo tanti tentativi e patimenti ho trovato, nel 2015 la Società Editrice Dante Alighieri. Un editore non a pagamento, famoso per il vocabolario di greco “Il Rocci”. Con loro mi sono sentita in famiglia, la stampa e la distribuzione sono state sempre ottime e veloci. A tutto lo staff editoriale va la mia stima, gratitudine e tanti complimenti. In questi quattordici anni ho comprato  in media 80/100 libri l’anno.

Come è stata la seconda vita di Nata Viva?

Bellissima. Più bella della prima. Dal 2015 al 2026 sono stati anni pieni di progetti e di soddisfazioni. Uno tra tutti è stato la realizzazione del cortometraggio Nata Viva, che è il seguito del romanzo perché parla della Zoe adulta.

“Nata Viva- cortometraggio-  È  la storia di Zoe Rondini una ragazza che per i primi cinque minuti della sua vita non ha respirato. Zoe ha scritto un libro che racconta la sua vita, allegra e faticosa. Lucia Pappalardo l’ha trasformato in un breve film grazie al supporto dell’Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani. Il cortometraggio è il seguito del romanzo di formazione in quanto racconta gli ostacoli e le conquiste della Zoe adulta.

Nel 2016, il mini-film ha ottenuto il primo premio nell’ambito del concorso “Capodarco L’Altro Festival – L’Anello Debole” categoria “Corti della realtà”. È stato poi premiato fuori concorso al Festival Ciak sul Fermano.

Ci sono stati tanti progetti entusiasmanti come il progetto per gli studenti dai 10 anni in poi, dal titolo: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”.

Ci vuoi parlare del progetto gratuito per le scuole?

Il progetto “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”,  trae ispirazione dal romanzo autobiografico e di formazione “Nata viva”, opera prima di Zoe Rondini. Il libro narra la storia di Zoe, bambina e ragazza con una disabilità motoria dalla nascita e, in particolare, ne racconta la crescita dagli anni dell’asilo sino all’università. Vengono affrontate le tematiche relative all’infanzia ed adolescenza, trattando soprattutto i problemi scolastici incontrati, la solitudine, l’amicizia, il rapporto tra pari, tra interazione e emarginazione, e le passioni di Zoe, prima fra tutte quella per la scrittura.

Dopo aver riscontrato entusiasmo nel pubblico adulto, l’opera letteraria viene portata nelle scuole e nasce il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, con l’intento di parlare ai bambini e ragazzi di prevenzione al bullismo e rispetto delle differenze.

Come sono strutturati gli incontri?

Gli incontri con le classi si articolano in tre momenti. In primo luogo Zoe, introdotta da un’insegnante, narra agli alunni episodi della sua vita: la nascita, la scuola, la famiglia, l’adolescenza, il tempo libero e il rapporto tra pari. Vengono poi letti alcuni brani estrapolati da “Nata viva”, che presenta un linguaggio semplice e avvincente, adatto a giovani e giovanissimi. Al fine di rendere la lezione inclusiva e partecipata, i brani vengono letti da alunni volontari. La selezione delle letture può variare di classe in classe, in base all’età della platea, ma l’unico capitolo che viene sempre proposto è quello relativo alla nascita di Zoe. In questo modo si fornisce sin dall’inizio una risposta alla domanda imbarazzante “che ti è successo” e si rompe il ghiaccio. Infine, gli incontri si concludono con un momento di confronto nel corso del quale i ragazzi, stimolati e incalzati da Zoe, narrano i loro vissuti in relazione alla scuola, il rapporto tra pari e con gli adulti, le loro paure e speranze e pongono all’autrice le domande che li incuriosiscono.

In alcuni casi, a discrezione dei docenti, vengono fornite, con qualche settimana di anticipo, alcune copie di “Nata viva” al fine di preparare i ragazzi. Le copie vengono offerte a prezzo quasi di costo.

Quali sono le finalità del progetto che vorresti riproporre in futuro?

La finalità perseguita dal progetto è quella di “educare alle differenze” e stimolare la narrazione di sé.  Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie tale scopo viene declinato in un’ottica di prevenzione e contrasto al bullismo, al cyberbullismo e nell’educazione ad uso consapevole dei socialnetwork .

Negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (pedagogisti, terapisti, logopedisti, fisioterapisti e insegnanti di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista della persona con disabilità.

Altro intento degli incontri è quello di stimolare la narrazione di sé quale strumento di presa di coscienza dei propri limiti e proprie potenzialità. Attraverso il confronto e la narrazione si cerca di dimostrare che determinate sensazioni ed esperienze ci accomunano, aldilà delle differenze nel nostro modo di apparire. Agli alunni  si cerca di trasmettere il messaggio che la “diversità” è negli occhi di chi guarda e che questa può rappresentare una risorsa, come affermato dal pedagogista russo Anton Semenovyč Makarenko.

L’ambizione del progetto è quella di seminare nei ragazzi la voglia di esplorare la diversità e appassionarsi a nuove narrazioni ed aumentare la consapevolezza del sé e del cyberspazio al fine di  essere più consapevoli, empatici e curiosi.

Alla Lumsa tengo circa due lezioni all’anno. Dal 2017 collaboro al Master in Neuropsicologia dell’età evolutiva.

In tutto questo cosa è successo durante il covid e con la pubblicazione del secondo libro?

La cosa più brutta è che con i lockdown e i problemi scolastici che si sono protratti anche  negli anni successivi, non mi hanno più invitata nelle scuole. Qui faccio un appello: se vi incuriosisce il progetto, se siete un genitore,  un’insegnante, un preside, un operatore scolastico…  se volete più informazioni sul progetto (da ripetere in presenza, tra Roma e dintorni, come ho già fatto. O da sperimentare da remoto come continuo a fare per l’Università LUMSA) non esitate a contattarmi! In fondo vi lascio un link con tutti i contatti.

Devo dire anche che, avendo pubblicato il mio secondo libro a novembre 2020, ciò ha fatto sì che tantissimi lettori hanno voluto leggere l’opera prima! Un po’ me lo aspettavo, ma non così tanto. Dopo un breve periodo di stallo Nata Viva ha ripreso il via più forte degli anni a dietro!

Qual è il ruolo dei social network per un esordiente?

Fondamentale per diversi motivi. Innanzitutto molte case editrici non hanno abbastanza denaro per investire in pubblicità, quindi l’autore (se vuole e se può…) è bene che si impegni a far conoscere la sua opera con ogni mezzo online e i propri social network. Detto ciò, da quando “ESISTE” Nata Viva e poi grazie a RaccontAbili, ho avuto delle recensioni su  Repubblica, L’Osservatore Romano, Odeon Tv, Radio Roma Capitale, il programma della Rai “O Anche No” e altri. Colgo l’occasione per ringraziarli ancora tutti!  Molta pubblicizzazione è stata fatta con articoli e interviste su siti internet che si occupano di autori esordienti e noti. Tanti siti fanno questo con un compenso in denaro.  Se hai una buona strategia  puoi pubblicare un’infinità di contenuti tra il proprio blog e i profili social. Ciò detto è stata un po’ la mia ancora di salvezza. RaccontAbili è uscito in piena pandemia e Nata Viva stava vivendo un periodo di stallo. È ricominciato tutto con il “materializzarsi” del secondo libro e l’autopromozione.

Per completezza di informazioni, va detto anche che, se il libro si  vende, la percentuale più alta va all’editore. Anche se lo compro io a prezzo di costo, lui giustamente ed in ogni caso non ci rimette.

A cosa punti, con la tua scrittura, oltre a tutto quello che ci hai già raccontato?

Per me l’importante è diffondere le storie e i messaggi che sono racchiusi nei due volumi. Per tale scopo sto regalando i libri (con dedica) e li spedisco in tutta Italia. Lo faccio volentieri! In “cambio” mi piacerebbe una recensione o un semplice post per farmi conoscere, che è più importante del pagamento. Mi è successo che delle amiche mi volessero pagare i libri non ho accettato i soldi, ma il post sui loro profili e o un po’ di passaparola è sempre  stato importante!

Adesso in famiglia non siamo tante… Ci siamo io, mia sorella, mia madre e le mie fantastiche nipoti di tre mesi e quasi quattro anni. Dico ciò perché per me, avere i libri publbicati vuol dire delle cose semplici, ma essenziali:

  • Donare i miei primi trent’anni di vita a tanti nuovi lettori e alle mie nipoti. Magari quando saranno alle elementari leggeremo loro le parti dei giochi che facevo da bambina, i bellissimi viaggi che ho fatto, il capitolo sulla fede e l’importanza della scrittura. C’è tempo per argomenti più impegnativi…!
  • Vorrei scriverne un altro, ma visto che per il primo ci sono voluti sedici lunghi anni, la cosa mi spaventa un po’. Sarebbe bello farne il seguito di Nata Viva con una sorta di ghostwriter.
  • Avere un ruolo sociale e professionale. Infatti, quando parlo di me dico che sono autrice e  blogger, ho cominciato a scrivere a nove anni, grazie alla macchina da scrivere e poi mi hanno insegnato ad usare il computer,  e da allora ho sempre continuato a scrivere, per mia fortuna!
  • Dare un po’ una nuova vita ai nostri carissimi nonni materni ed a Rickie.
  • Esorcizzare esperienze negative: lutti, discriminazioni, ansie e paure.
  • Riflettere e far riflettere su problemi che la nostra società ha ancora verso bambini, ragazzi, adulti, studenti, viaggiatori, lavoratori, genitori, figli, familiari. Cittadini che consumano, pagano le tasse, pagano i medici, pagano i terapisti, ma hanno una o più disabilità, per le quali gli aiuti e gli strumenti di supporto e compensazione, esistono ma non sono sufficienti ad una vita pienamente autonoma e realizzata (il che dovrebbe essere un diritto per tutti). Siamo persone che si vogliono semplicemente realizzare nella vita e che trovano ancora barriere architettoniche, culturali e altri ostacoli che li costringono a faticare più degli altri.
  • Poter dire sempre di più, alle mie nipoti e non solo “zia Zoe scrive. Ha scritto due libri che crescendo e a piccole dosi… ti leggeremo e ne sta per pubblicare un altro per bambini”. In più si dedica a tanti progetti che partono e coinvolgono diverse forme di scrittura. La grade  sta capendo e memorizzando queste cose! Non voglio dire loro: “zia è un ex autrice e i libri che avete voi e tanti altri non esistono più…!” perdendo così una parte della mia identità.
  • La scrittura per me è un forte elemento per analizzare e “mettere in ordine” i pensieri, le emozioni i vissuti su ciò che vivo e sulla realtà che mi circonda. Ciò detto riguarda i libri, ma anche il portale piccologenio.it. Qui ho modo di pubblicare articoli, slide, foto, video, interviste etc sulle mie attività, viaggi e passioni. Di certo non mancano tutte le informazioni sui libri, lezioni, convegni, il mio cv e le passioni come viaggi, cibo e musica! E voi mi seguite?
  • Mi piacerebbe che questo portale diventi ancora più importante e  seguito, da persone con disabilità, famigliari, medici e terapisti. Da qualche anno questo obbiettivo l’ho raggiunto. Ma si può sempre migliorare. Un medico, che ha collaborato con nostro nonno, apprezza molto gli articoli e il mio maturare. Spero che i miei scritti sia apprezzato da persone che scrivono, che si occupano di giornalismo, tv, cinema, cultura e tanto altro….  Qui cerco di narrare i miei interessi e ciò che faccio. La disabilità può essere UN UNICO aspetto dell’essere umano.

Hai dei progetti futuri?

Certamente! Intanto concludere e veder pubblicato il terzo libro. Sto lavorando con molto impegno per questo. La parte di testo è pronta. Adesso stiamo lavorando in squadra per le illustrazioni e poi, sempre con la consulenza di una professionista, lo proporremo a varie case editrici per bambini. Il target lo immaginiamo compreso tra gli otto e i dodici anni circa.

La gratitudine, se non sbaglio e un sentimento per te fondamentale, giusto?

Assolutamente si! Infatti sono molte le persone che dall’università in poi mi hanno sostenuta per realizzare i miei più grandi sogni. Intanto i miei nonni e mia sorella mi hanno corretto le bozze dei libri e, come ho detto, mi sostengono in tutti i progetti.

Mia sorella Daria  mi aiuta a fare tante presentazioni, a preparare slide e contenuti per lezioni e convegni. Sono certa che i miei nonni mi guardano, mi sostengono e fanno il tifo per me da lassù. Mia sorella  si lascia coinvolgere, con bravura, dedizione ed entusiasmo, in tutti i progetti e mi da un supporto decisivo, amorevole ma anche oggettivo e se serve severo! Non dimentichiamo che Daria si è fatta intervistare nel cortometraggio Nata Viva (ciò non è stato semplice per lei, in quanto persona timida e riservata e coinvolta come famigliare). Ma il suo aiuto non si ferma qui:  mi fa l’editing per i contenuti di Piccologenio.it. Non mi fa mai mancare il suo supporto quando ci sono da preparare i contenuti per un nuovo convegno, delle nuove lezioni, il nuovo libro ect.

Mi sembra giusto anche ringraziare il mio primo consulente letterario, Matteo Frasca, che mi ha aiutato a dare la forma di romanzo a Nata Viva e vederlo pubblicato. Mi ha anche seguito moltissimo per quanto riguarda RaccontAbili. Mi ha consigliato la casa editrice Erickson Live. L’ultimo editing di questo libro l’ho fatto con mio cognato Enrico Arata al quale rinnovo il mio affetto, la stima e la mia gratitudine. Matteo, diversi anni fa, per motivi famigliari si è trasferito in toscana, è laureato in pedagogia, ha un buon lavoro nelle scuole e ha messo su famiglia. Mi dispiace molto che con tutto ciò non c’è stato modo di continuare a collaborare per la scrittura, da remoto come fanno tantissime persone, (lo faccio anche io quando mando i miei scritti a Daria!).

Quando ho buttato giù un canovaccio per la favola per bambini, ovviamente l’ho proposta a Matteo in primis per l’editing. Gli ho esplicitamente domandato se mi poteva seguire, ma se per vari motivi non ce la faceva, gli ho chiesto se mi dava un consiglio per rivolgermi a qualcuno di sua fiducia. Inizialmente mi ha risposto che mi avrebbe seguito lui con piacere e in amicizia…  ma poi non ho saputo più niente. Dopo un po’ di attesa ho capito che era il caso di trovare una strada alternativa e mi sono rivolta alla scuola di scrittura Genius che conosco da quando è nata. Poco dopo Lucia Pappalardo, che è docente della scuola e regista di Nata Viva, mi ha messo in contatto con una loro editor professionista: Claudia Colaneri con la quale abbiamo riscritto tutta la trama, rendendola un vero romanzo breve per bambini e ragazzi. La ringrazio per la bravura, la rapidità, la dedizione che mette nel suo lavoro. Abbiamo lavorato duramente, seriamente ed in tempi brevi senza raccontarci e chiacchierare! Per me è stato un modo nuovo, ma bello di scrivere insieme ad un’altra persona.

Sempre per portare a compimento quest’ultimo progetto editoriale, grazie all’aiuto di mia sorella abbiamo contattato una sua amica. È un’illustratrice molto brava e giovane con la quale è iniziata da poco una collaborazione. Dopo questa nuova fase, proporremo il libro a case editrici specializzate per letteratura per bambini e ragazzi, anche qui si accettano consigli anche se qualche idea già ce l’abbiamo!

Vorrei ringraziare ancora una volta, la Società Editrice Dante Alighieri che ha dato una forma e una base concreta a tanti progetti ed a creduto in me come autrice. Negli anni sono stati tantissimi i lettori dei due libri, a oggi le copie distribuite di Nata Viva, sono state superiori a quelle di RaccontAbili.

La seconda edizione del romanzo è arricchita dalla prefazione di Serena Veggetti, conosciuta durante la triennale, nel suo ruolo di docente di psicologia dell’Università Sapienza di Roma. In più, in appendice c’è un racconto intimo e toccante dedicato a nostro nonno, Adriano Bompiani. 

Ci sono altre cose importanti che hai imparato grazie alla scrittura?

Dalla scrittura ho imparato l’impegno e il metodo che sono indispensabili per qualsiasi lavoro. Ho anche imparato, in parte… a gestire le frustrazioni, altrimenti non si va da nessuna parte. Ho appreso altresì l’importanza di affidarsi a professionisti e fare squadra. Tutto ciò fa parte dei messaggi  che cerco di trasmettere con tutte le mie narrazioni, in tutti i modi e contesti sopra indicati. Senza l’aiuto di Daria, che anche le veci dei miei nonni, non andrei da nessuna parte.

 Hai altri progetti futuri basati sui libri?

Si, ne ho parecchi già sperimentati e da sperimentare. Ad esempio mi piacerebbe presentare Nata Viva e dare tutto il ricavato in beneficenza a realtà che in parte già conosco! Il libro è già presso la bottega della Fraternità Monastero San Magno di Fondi che ringrazio. Mi piacerebbe presentarlo (e lasciare delle copie) presso la “Fraternità di Romena – Onlus” e/o la Fondazione di Zia Caterina vicino Firenze. Intanto ho le copie per altre presentazioni. Contestualmente mi muoverò per non rimanere sprovvista!

Ricordiamoci che in ogni contesto porto entrambi i volumi anche se Nata Viva è adatto a ragazzi ed adulti…  Invece RaccontAbili prima di tutto è un saggio non un romanzo, anche se la prima parte è romanzata, e potrebbe essere più adatto per gli addetti ai lavori. Il saggio presenta interviste (a 30 persone) e numerosi miei articoli su amore, sessualità e disabilità, questa è una tematica importante. Anche se gli argomenti sono tanti e spaziano tra famiglia, lavoro, routine, arte, diritti e tanto altro…

Magari, se riesco a pubblicare il terzo libro, avrò l’occasione di presentarlo in nuovi contesti e, sarà un’occasione per rilanciare le prime due opere letterarie. Vedremo…!

Mi piacerebbe molto riuscire ad andare in tanti contesti e nuove scuole, per darne una sarebbe bellissimo essere accolta nel liceo dove lavora la bravissima preside Eugenia Carfora, che è nota per tante interviste televisive e per la famosa fiction Rai La Preside. Per chi ancora non la conoscesse Eugenia è dirigente scolastica dell’Istituto Superiore “F. Morano” di Caivano, situato nel complesso del Parco Verde. Conosciuta come “preside coraggio”, lavora dal 2007 in questo contesto complesso, trasformando l’istituto in un polo d’eccellenza contro la dispersione scolastica e la criminalità.

Mi piacerebbe anche presentarlo alla Fondazione di Zia Caterina (della quale ho parlato nel mio recente articolo ed altre situazioni come associazioni, scuole, università, ospedali, onlus e realtà varie che si occupano del sociale. Per fortuna quest’anno viaggio molto, con facilità e volentieri.

Infine vorrei riflettere su una cosa che sarebbe lodevole: chissà se esistono dei canali “preferenziali” che si occupano di storie che hanno a che fare con il sociale e che per questo aiutino i processi editoriali per autori non famosissimi e/o esordienti?!  Anche qui accetto consigli. Se non ci sono sarebbero tante occasioni sprecate! Pensiamoci…!

Come ho detto la scrittura è la mia confort zone, spero di ricevere sempre più e-mail con richieste di libi con dedica, ma anche nuove proposte di inviti per presentazioni, scuole e convegni. Sono felice che spesso mi arrivano mail da chi, ancora non mi conosce dai social, ma mi scopre grazie a questo portale. Infine quest’anno sto viaggiando tantissimo per seguire Cristicchi e Amara… Ci starebbero bene anche dei viaggi di lavoro, come ho fatto in passato per tanti convegni e, più di  recente, ho dato una mia testimonianza a giovani (dai sedici ai venticinque anni), al Monastero San Magno. 

  • Se siete interessati, vi consiglio di leggere gli articoli linkati qui sotto, per avere un’idea del progetto nelle scuole e delle lezioni presso l’Università Lumsa.
  • Grazie a tutti coloro che mi aiuteranno per un eventuale editore.
  • Grazie a chi diffonderà questo articolo e a chi mi inviterà a parlare a presentazioni e convegni!

Contatti: Clicca qui

Leggi anche:

Messaggio importante che riguarda NATA VIVA  Link con sinossi e presentazione

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza Progetto nelle scuole

La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment Slide universitarie

Presentazione e curriculum vitae

 

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A Venezia per Cristicchi! Una conferenza, un viaggio e tanta gratitudine

Grazie al mio interesse per Simone Cristicchi, ho trascorso tre giorni in una città apparentemente molto complicata: Venezia! L’artista romano ha tenuto una conferenza, prima di andare in scena con il suo spettacolo teatrale Franciscus. In questo articolo vi parlerò di tutto il viaggio. È un’occasione anche per riflettere sulla vita da artista che forse non è poi tanto invidiabile… Il fil rouge di tutto il racconto sono alcune riflessioni sull’importanza di riconoscere e provare gratitudine!

 

Sabato 21 marzo 2026, sono stata presso l’ateneo veneto di Venezia per assistere ad una conferenza di Simone Cristicchi. Per l’artista si è trattata dell’ultima tappa della tournee: “Franciscus, il folle che parlava agli uccelli”, lo spettacolo teatrale omonimo del libro, che per il terzo anno ha riempito i teatri di tutt’Italia. La conferenza si è svolta solo in questa città e non era riservata ai soli addetti stampa, come purtroppo accade spesso.

Ho organizzato bene il viaggio. Avevo visto l’evento sui canali social dell’artista solo un paio di settimane prima e, per fortuna, mia sorella Daria mi ha incoraggiata a partire! Lei è sempre la prima ad aiutarmi e sostenermi in qualsiasi progetto, grande o piccolo che sia!

La mia missione

Ero lì per un motivo preciso: riuscire ad interagire con l’artista. Durante la conferenza Simone ha parlato del suo spettacolo e poi ha lasciato spazio alle domande. Chi mi segue sa bene che non mi sono fatta sfuggire l’occasione di parlargli! A dirla tutta, avrei già preparato un’intervista con circa venti domande sulla vita e sulla carriera faticosa, interessante e poliedrica. Non dimentichiamo che, come artista, ha abbracciato tante forme d’arte: dal disegno al cantautorato, dalla scrittura a varie forme di teatro e narrazione per finire con la realizzazione di vari docufilm come “Dall’altra parte del cancello”, “HappyNext. Alla ricerca della felicità”, “Santa Fiora social club” e altri ancora.

Le domande della mia intervista, che gli ho consegnato, partono dalla conoscenza di ogni sua conferenza, concerto, presentazione di libri e album, disponibili su YouTube, le tante interviste all’Ora Solare di tv2000, le sue collaborazioni con la testata l’Osservatore Romano, con la Fraternità di Romena e con il Monastero San Magno.

Le domande che gli ho posto e gli eventi autobiografici

Per questa bellissima occasione in Veneto mi ero preparata due domande attinenti allo spettacolo.

Pe introdurre le domande vere e proprie, ho fatto riferimento al racconto di due eventi autobiografici che ha raccontato lui stesso. Da diversi anni, ha un’amicizia epistolare con Nadia Maria, una suora di clausura che ha definito la canzone “Quando Sarai Piccola” “una preghiera che Dio fa all’uomo” perché, secondo lei, “anche Dio ha bisogno di noi per compiere le sue opere”. Tempo fa Simone aveva detto che gli piacerebbe che Nadia Maria lo vedesse. Non sarebbe la prima volta che l’artista va in visita in un monastero di clausura per cantare e recitare lo spettacolo. Mi ha risposto che per ora non si sono conosciuti di persona e ha escluso la possibilità che accada in futuro. Peccato che a me e ai tanti presenti in sala, anche per ragioni di tempo, non ha dato spiegazioni ulteriori a riguardo.

Per la seconda domanda ho prima sintetizzato un racconto presente nella sua biografia. L’episodio è avvenuto con il sacerdote che insegnava religione alle scuole medie. Il professore li aveva portati a fare compagnia agli ospiti di un ospizio. La gita era stata proficua per tutti. Ecco che, dopo qualche giorno, Simone ha chiesto all’insegnante: “perché non applichiamo il vangelo, tornando a fare compagnia a quegli anziani che soffrono la solitudine invece di fare lezione teorica qui in classe?”   Come risposta, invece di una qualsiasi spiegazione… ha ricevuto uno schiaffone in pieno viso davanti a tutti i compagni. Ho precisato che la domanda era più che lecita e coerente con i fatti appena accaduti. A proposito dell’evento gli ho chiesto: “se il sacerdote vedesse il tuo spettacolo Franciscus, e il tuo percorso di crescita personale… cosa ti sentiresti di dirgli oggi?

Simone ha un po’ giustificato l’insegnante raccontando che, in quell’occasione, forse… avrebbe potuto essere più educato…!

Con la bellissima e importante occasione di avere un microfono in mano e qualche istante per interagire con lui gli ho dato una cartellina con il precedente articolo sul nostro incontro a Perugia, le domande che sogno di fargli e una lettera molto intima e importante. Prima di partire avevo preparato anche i miei libri con dedica per il suo assistente Lorenzo. Nata Viva e RaccontAbili, erano regali per ringraziarlo per avermi aiutato a conoscerlo al concerto a Roma ed allo spettacolo teatrale a Perugia.

Come impressioni sulla disponibilità di Simone posso dire che in questo incontro e nel primo a Roma si è rivelato un po’ freddo. Forse a Perugia era più rilassato e quindi è stato abbastanza socievole!

Riflessioni sulla gratitudine e il dopo la conferenza

Nella conferenza non abbiamo interagito a sufficienza. E’ stata la stessa impressione di quando ci si alza da tavola con la fame.

Per comunicare meglio con lui, io e Maricica abbiamo rivisto lo spettacolo, così lo abbiamo potuto aspettare all’uscita artisti del suggestivo Teatro Goldoni. A questo punto ho potuto riparlare con lui. È stato gentile, non mi ha detto niente di che, la gente era parecchia, mai quanto accade agli artisti di moda…  Appena usciti dal palco di Sanremo, non si era creato l’effetto assalto e poi, a suo dire, il pubblico teatrale gli piace perché è sveglio e non va appresso alle mode del momento come capita con le persone nel mondo musicale! In tante interviste ha specificato che preferisce la parola “persone” che trova più rispettosa della parola “pubblico”. In tanti campi penso che le parole siano importanti… ma mai come i comportamenti: ad esempio di un vip verso il suo pubblico o l’importanza dei fatti concreti per integrare le “minoranze”.

Simone mi ha salutata, ho avuto modo di dimostrare la mia gratitudine e apprezzamento. Sono contenta perché in quel momento non erano importanti le sue parole (lo ammetto…), ma il comunicargli la mia presenza e gratitudine.

Mi ha fatto molto piacere che il suo assistente Lorenzo mi abbia ringraziata del mio pensiero che aveva ricevuto, ne è rimasto piacevolmente sorpreso. Ero contenta delle sue parole, è stata la stessa sensazione di quando, da piccoli si metteva l’ultimo pezzo ad un puzzle di oltre cento pezzi!

Fortunatamente spesso, sono io a provare e dimostrare gratitudine verso le persone che mi stanno accanto, o che incontro per caso e sono gentili. Mi fa piacere quando faccio un piccolo gesto gentile verso gli altri, per ricambiare. Penso che essere grati sia uno sentimento importante da provare e restituire, fa bene prima di tutto a noi stessi. È normale che, a volte, ciò non venga recepito da chi vogliamo “ringraziare”, ma se noi stiamo bene il resto non è poi così rilevante…

Ad aspettarlo lì fuori eravamo in circa una quindicina di persone. Molte avevano i suoi libri da far firmare. Il primo novembre al concerto a Roma, c’era tantissima gente: era un buon motivo per essere un po’ infastidito, ma dopo lo spettacolo teatrale, per fortuna, non siamo tanti e si potrebbe intrattenere qualche minuto in più! Anche se, riconosco, che quando si è felici e tempo vola e questo me lo rammento spesso per fortuna!

Che Bella Gente

In questa occasione ho conosciuto persone arrivate lì da varie parti d’Italia. C’era anche una bambina. Cristicchi le ha detto che i bambini sono il suo pubblico preferito.

Sono stata molto felice che tra la conferenza e il dopo spettacolo, ho parlato con tanta gente interessante, Che Bella Gente, potrei dire per citare una sua famosa canzone che ha presentato a Sanremo nel 2006. Ad uscire dal retro del Goldoni oltre a Lorenzo, c’era una ragazza adolescente, molto bella e con i capelli lisci (a differenza dei ricci di Simone). Era Stella, la figlia più piccola. Dopo aver fatto i complimenti a Simone, mi sono presentata. Per fortuna porto sempre in borsa dei depliant informativi su chi sono, cosa faccio e cosa mi muove a comunicare con diverse forme artistichesoprattutto con la scrittura! Le ho detto che su Piccologenio.it può trovare già due articoli su suo padre (da oggi siamo a tre e spero di fare altre esperienze grazie a lui!) e uno sul concerto di Amara. Le ho chiesto se c’era suo fratello Tommaso, mi ha risposto di no. Quando uno sconosciuto mi risponde in modo coerente e non con un sorriso di cortesia, capisco che comprende il mio modo di parlare e mi rilasso. Forse mi sono rilassata troppo… perché le ho parlato della nonna paterna Luciana, che sta in sedia a rotelle a seguito di un’ischemia celebrare; citandola e chiedendole di salutarla e abbracciarla da parte mia…  Tanto, nella peggiore dell’ipotesi, non lo farà!

Dopo aver salutato tutti, Simone, Stella e Lorenzo, sono scappati via a passo molto veloce nei vicoli. Non c’erano la stupenda compagna Amara, a volte fanno delle bellissime cose insieme e non c’era la loro cagnolina Noa che appare in tanti loro video. È un animale molto educato e sa come stare su di un palco.

Riflessioni sulla vita da star!

Riflettendo non so se la vita di un personaggio di successo sia poi così invidiabile, si il successo, i soldi, ma la libertà? E poi ci sono molti sacrifici! Simone era lì con sua figlia adolescente (precisamente Stella è nata nel 2011, dopo il fratello Tommaso nato nel 2008). La mattina avevano raggiunto in canoa un monastero. Il pomeriggio nella conferenza, ha dichiarato di essere un po’ stanco, avvertendo chi sarebbe venuto allo spettacolo che forse non avrebbe dato il massimo di sé, comunque la serata è stato un successone di applausi e teatro pieno come tutte le repliche della tournee. I tre giorni a Venezia sono state le ultime date del tour teatrale durato mesi. Che fatica e quanta poca libertà mi viene da dire! Chissà, magari in una città così unica avrebbero voluto fare qualcosa di più o di diverso, stava anche con sua figlia…!

Per chi lo segue sui social ad oggi, ha già pubblicato i prossimi impegni che sono a ridosso dell’impegno teatrale.

Alla luce di tutto questo e come persona che vorrebbe sapere ogni dettaglio di Simone, di Amara e altri artisti per prendere il buono di ogni loro esperienza della vita personale e pubblica… mi viene da pensare che non so quanto sia bella la vita di un’artista, soprattutto del suo livello. Simone ha dichiarato che il successo e il pensare ai numeri (vendite, visualizzazioni, followers..) è complicato e in passato, stando troppo dietro a tutto ciò, ha rischiato di ammalarsi. Ha poi dichiarato che tutti questi numeri li ritiene “un grande inganno”, consigliando saggiamente ai giovani di stare molto attenti alle dinamiche di oggi. Ha poi aggiunto che ha trovato la sua confort zone nel teatro proprio per uscire dalla frenesia della musica che ti impone di andare a Sanremo, fare più dischi e concerti, con ritmi molto frenetici per poi ricominciare da capo. Preferisce il mondo teatrale, dove ci sono modi e tempi di narrazione più ampi. In un video ha spiegato che le canzoni raccontano una storia in massimo tre minuti a differenza di altre forme narrative. È un pensiero che condivido e sono felice per lui e il suo team teatrale perché per il terzo anno consecutivo registrano il tutto esaurito con questo spettacolo allegro, malinconico, che richiama emozioni e interrogativi negli spettatori. Essendo cantautore, attore e scrittore, riesce ad arrivare veramente a un pubblico ampio e diverso!

Tante narrazione a discapito dei messaggi?

Non voglio fare il bastian contrario, ma a mio avviso, ha narrato in modo sempre uguale la sua esperienza di vita personale e artistica. È come se ci fossero dei paletti molto rigidi nelle tante narrazioni autobiografiche.

È un uomo e artista profondo, ma trovo che lo potrebbe essere ancora più aggiungendo qualcosa altro alle domande che gli vengono poste da persone molto diverse.

Infondo, se seguite Simone e lo studiate con attenzione, non dice molto sull’improvvisa perdita del padre Stefano di appena quarant’anni.  Ed ancora, ad esempio, sappiamo che l’ultimo ricordo è stata una sgridata perché suonava troppo forte. Purtroppo, poco dopo il babbo è stato portato via con l’autoambulanza. Lo capisco e, ovviamente, mi rattristo anche perché un vissuto di perdita simile e ho un’idea di cosa significhi. Non racconta altro su questo episodio,  su tutti gli anni precedenti. Ha narrato molto della sua vita privata e  della carriere, ma ho tante altre domande su tutto.

I miei interrogativi spaziano dall’uomo all’artista

Ho individuato altre domande che, ad esempio, indagano sul suo rapporto con i suoi musicisti storici (Riccardo Corso,  Riccardo Ciaramellari e  Antonio Iannetta), gli anni nei quale da adolescente si è rifugiato nel disegno, il cambiamento tra i primi album, apparentemente ironici, ad una forma più spirituale. La fatica di emergere nel mondo della musica e di trovare la sua unicità, come gli ha insegnato il suo grande maestro di disegno Benito Jacovitti e molte arti argomenti…

Le domande: un input per aprire nuove forme di narrazioni

Come autrice, pedagogista e cantastorie amo le domande che mi permettono di ragionare e aprire nuove finestre sulle mie esperienze. È vero che due teste sono meglio di una, quindi ringrazio sempre chi  mi offre la possibilità di andare su sentieri poco noti ed inesplorati…  Lui stesso, nella canzone: CHE BELLA GENTE, ci invita ad “non accontentarti di restare in superficie, ma scava nel profondo oltre la radice e le apparenze…”Ciò detto perché, in pratica, sembra non vale re per tanti artisti che sono più che mai, i moderni paladini di messaggi importanti?

In quanti, oggi, invece che prendere un bel libro in mano o andare ad ascoltare la Messa si rifanno ai talk show o alle facili strategie del momento. In tanti ed è stato lo stesso Simone a parlarne. Ecco perché lo invito a non avere paura di esplorare, azzardare… per narrare di più di sé stesso e le fragilità umane che ha sempre egregiamente esplorato dal successo di “Ti Regalerò Una Rosa” e il bel documentario “Dall’Altra Parte Del Cancello” come primi step di una precisa situazione umana e sociale: quella delle malattie psichiatriche. Sono queste le tematiche più note che lo hanno portato al successo con varie forme d’arte. Negli anni successivi ad oggi è stato molto bravo a portare alla luce altre situazioni sociali: i minatori, il dramma delle foibe, la storia di Maria Sole, una bambina morta a soli nove anni. Ha parlato anche degli anziani soli negli ospizi e dei malati di alzheimer.

Si spende molto socialmente nella sua arte e in molte interviste, ma perché ciò forse rimane solo a livello artistico? Perché gli artisti in generale, dopo essere diventati famosi si spendono solo nella loro arte e sono sempre (chi più chi meno…) inarrivabili?

Cambiano gli incontri e i modi di comunicare. Forse è un grande inganno?

“Aumenta l’uso degli antidepressivi in età pediatrica. Oggi i medici, oltre alle medicine prescrivono relazioni umane”.

Due affermazioni forti che ha fatto lui stesso. Con l’avvento dei più grandi socialnetwork sembra che comunichiamo di più, ma è provato che è esattamente il contrario. Siamo tutti più soli e distanti.  Anche Cristicchi lo sa bene, ne ha parlato da solo e nel programma con Don Luigi Verdi: le poche cose che contano per Tv200.

Rimpiango il fan club di Marco Masini nei primi anni ’90. L’ho incontrato più e più volte… Già all’epoca gli ho fatto qualche domanda. Avevo 11 anni e mi basavo sui ritagli di giornale che nonna e Ricky mi regalavano… Non ero grande, ma mi ricordo che nei tanti nostri incontri ero io a cominciare un dialogo e a fargli tante domande. Mi fa tenerezza ripensarci da adulta! Se siete curiosi è tutto raccontato nel mio romanzo di formazione Nata Viva. Il capitolo si intitola proprio Marco Masini. Rimpiango quei tempi: c’era più tempo e più disponibilità.

Comunque Simone si lascia salutare. Non è scontato per un artista di quel calibro. Ma senza il loro pubblico gli artisti non avrebbero i soldi, il successo e la notorietà che hanno.

Dalla mia esperienza con Amara

La sua compagna Amara è molto disponibile all’incontro e alla narrazione. Peccato che è più difficile da seguire perché fa meno eventi e li pubblicizza solo nelle storie di Instagram. Le storie sono a ridosso dei suoi avvenimenti. Per ora… solo una volta sono riuscita a prendere e partire, ma avevo un appoggio da un’amica e l’Abbruzzo è raggiungibile in macchina!  Chissà perché non ha un sito e non fa le grafiche con le tante date.  Magari i concerti non sono tantissimi, ma viaggia molto per eventi nei teatri, nelle librerie, anche lei ha parlato spesso in tantissime interviste…! Anche lei mi appassiona molto e l’ho approfondita grazie a Youtube.

Forse, per ora, è un’artista di “nicchia”, ma ha il suo da fare e il suo pubblico. Lei è stata molto loquace e gentile quando le ho parlato dopo un suo meraviglioso concerto l’estate scorsa. È come se più hai successo meno hai tempo a disposizione per le persone che ti seguono, ma è una logica triste. Ciò detto si può ricollegare all’importanza del senso di gratitudine.

Una delle sette parole scelte da Cristicchi come chiave per la felicità è umiltà. A volte si può fare di più per essere umili e, come dice lui attenti.

Dal decalogo il cantautore sceglie la parola “umiltà” e la suggerisce agli studenti dell’Università Cattolica per l’avvio del nuovo anno accademico.

«Questa parola profuma di terra, viene dal latino humus, che significa terra fertile, quella sostanza che rende feconda la terra e quindi se mi sento umile posso essere come un campo arato pronto a ricevere i semi di bellezza e conoscenza che tutti mi possono donare».

L’invito, quindi, a mettersi nella prospettiva di imparare da tutti, a mantenere quella semplicità che hanno i bambini, quella curiosità che ti fa esplorare il mondo, a essere osservatori senza perdere tempo, a non essere banali.

E ancora, secondo Simone Cristicchi le parole chiave del suo progetto Happy Next (libro, spettacolo e documentario), sono un percorso interiore ispirato a una visione spirituale e comunitaria: Attenzione, Lentezza, Umiltà, Cambiamento, Memoria, Talento, Noi.

Gli auguro di avere l’occasione di essere sempre felice, umile, coerente e disponibile per se stesso, la famiglia e chi lo appezza.

Il tour a Venezia

Per quanto riguarda Venezia, è sicuramente faticosa da esplorare per chi ha una mobilità ridotta: tanti ponti non hanno le pedane, quindi vanno superati a piedi. Per tanti, me compresa, questo implica una notevole fatica fisica. Come nota positiva va detto che tutti i vaporetti hanno le rampe. Anche San Marco e la zona limitrofa sono ben organizzate.

Sinceramente, prima di partire avevo paura che fosse quasi tutto inaccessibile, quindi ho prenotato per trattenermi solo due giorni, va detto che è una città cara, ma meriterebbe una visita più lunga per esplorare le infinite bellezze e la lunga storia che offre. Comunque abbiamo visto tanto. Abbiamo organizzato un giro in motoscafo con una bellissima visita guidata alla scoperta della storia e dei posti più nascosti della città antica, ma anche delle parti più moderne. In barca abbiamo visto le zone: Dorso duro, Giudecca, Zattere, Castello, l’Arsenale, Cannareggio e Santa croce, con la giuda. La barca era a motore non era una gondola. A piedi e con la mitica sedia a rotelle elettrica abbiamo visto: palazzo ducale, San Marco, dorso duro e la collezione Peggy Guggenheim.  Quando salivo e scendevo le scale dei ponti, dando il braccio a Maricica, ci è successo molto spesso che dei turisti hanno trasportato Gina La Sediolina (così ho chiamato la mia carrozzina elettrica che da circa tre anni è un’ottima compagna di avventure!).

Ho notato persone di diverse nazionalità con sedie a rotelle e, devo dire, che la zona vicino San Marco e tutti i vaporetti sono accessibili grazie alle tante rampe.

In questo viaggio ho conosciuto tante belle persone, come una signora che ha visto lo spettacolo Franciscus ben nove volte e, in macchina, segue Simone da anni in ogni sua esibizione al centro e al nord.

Alla conferenza e ad aspettarlo all’uscita del teatro c’erano dei bambini.  A suo dire è il suo pubblico preferito e si vede. Al ritorno, sul treno, ho conosciuto una coppia di persone simpatiche.  Lui era in sedia a rotelle. Stavano andando a Napoli per la prima volta, gli ho dato dei consigli e dandogli il depliant li ho invitati a seguirmi sui social.

Grazie al mio interesse per Cristicchi, iniziato dopo la sua esibizione a Sanremo 2025 con la canzone “Quando Sarai Piccola” ho ripreso il mio interesse per i viaggi, la musica, la scrittura e le storie di vita. Sono grata e contenta, per tutto ciò, soprattutto a me stessa!

A proposito di gratitudine: sono molto felice che l’articolo sull’incontro di Perugia, tra me e Simone sia stato apprezzato da tante persone! Nei “leggi anche” troverete quell’articolo, quello del suo concerto a Roma del suo tour “Dalle Tenebre Alla Luce”,  il concerto di Amara dell’estate scorsa e la versione online del mio depliant.
Infine, vi ricordo che non ho contatti diretti con l’artista… sono semplicemente andata a un suo concerto e ai suoi spettacoli teatrale. Magari se avete contatti con lui, Amara o qualcuno del loro entourage mi potete scrivere.
Aspetto i vostri riscontri, grazie infinite.
Buona lettura.

Grazie e buona prosecuzione!

Contatti e libri:

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Leggi anche:

Depliant

L’emozionante incontro con “Il folle che parlava agli uccelli”

Il concerto di Amara, una carica di felicità e di umanità

Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Presentazione del saggio “RaccontAbili”

 

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La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment

Anche quest’anno ho svolto la lezione al master di primo Livello in “Neuroriabilitazione e Neuroscienze dell’età evolutiva” all’Università Lumsa. Il titolo della lezione è stato “La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment”.

Partendo dal mio racconto di crescita personale e professionale, ho messo in luce  come la narrazione è stata per me un’esperienza fondamentale per capire me  stessa ed il mondo circostante. Dopo aver sperimentato l’effetto catarchico che ha avuto per me la narrazione, mi sono realizzata promuovendo progetti di narrazione del sé in vari contesti. L’ intento è sempre il voler essere utile a grandi e piccoli. Per questo vengo spesso invitata a parlare a convegni, università tv e radio.

Come racconto nel mio romanzo Nata Viva , la mia nascita è stata caratterizzata da un’asfissia neonatale di cinque minuti, con conseguente danno celebrale, dei neuroni  dell’area motoria. Per  fortuna, buona parte della mia famiglia, pur con tutte le difficoltà del caso, si è stretta intorno a me annullando la mia diversità e sostenendo quasi sempre la mia autonomia.

Ho fatto tantissima riabilitazione, e nonostante tante difficoltà… ho finito gli studi. Dopo la laurea ho coronato il mio sogno: passare dallo scrivere per me stessa allo scrivere per gli altri. Infatti la mia vita ha avuto un punto di svolta quando, ho pubblicato il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva. “La narrazione si concentra sulle vicende positive e negative, vissute dalla nascita agli anni universitari, dal punto di vista di una bambina e ragazza con disabilità motoria. Lungi dall’essere un trattato o un saggio sulla disabilità, “Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone con disabilità. Attraverso lo stile del romanzo definito dalla critica “rapsodico, discontinuo, spesso ironico e autoironico”, Zoe diventa testimone, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la sua visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.”

Dopo la pubblicazione del romanzo, attraverso la narrazione del sé,  sono riuscita a raccontare la resilienza nelle vite ordinarie di tante persone con disabilità (me compresa) e di chi, per vari motivi, si trova a relazionarsi con noi. Per questo, dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Da ciò nasce il secondo libro, il saggio “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità”. Si tratta di un saggio polifonico, che racchiude le “voci” di trenta persone tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Il risultato è  una narrazione corale e polifonica. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, attori, scrittori, giornalisti  e docenti universitari.

È una NARRAZIONE  CORALEPOLIFONICA, con le voci rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere tutti e tutte. Il saggio  è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste, una seconda dove si evince il mio punto di vista sulle medesime tematiche sotto forma di articoli che provengono da Piccologenio.it.

Nelle lezioni racconto come l’esperienza riabilitativa sia stata per me traumatica. La riabilitazione e in particolare la fisioterapia, per me hanno rappresentato una terapia insopportabile voluta dagli adulti. Parlo anche dell’importanza del gioco come attività esperienziale e formativa.

  • Il gioco è un’attività ed un’esperienza non finalizzata alla produttività.
  • È  utile per lo sviluppo della personalità e per l’allenamento della sfera cognitiva ed emotiva.
  • Le diverse teorie di famosi pedagogisti concordano nel ritenere il gioco un’attivitàvitale per il bambino: è strumento fondamentale per il suo sviluppo psicologico, motorio e cognitivo, alla base della prima percezione di sé e della costruzione della propria identità.

L’auspicio è che oggi si tenga conto della psiche del bambino proponendo la riabilitazione in modo giocoso e non traumatizzante.

Nelle slide ripercorro le tappe fondamentali verso l’autonomia.

  • A 18 anni ho preso la patente di guida
  • A 21 sono andata a vivere da sola.
  • Mi sono laureata in scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Lettere, indirizzo editoria e scrittura,  presso l’università Sapienza a Roma.
  • Ho fatto molte scelte che riguardano la sessualità, le rifarei quasi tutte…
  • Ho vissuto delle storie d’amore importanti.

Per rendere più dinamica la lezione, le slide vengono intervallate da:

  • letture tratte dai due libri
  • La proiezione del cortometraggio nata viva, che è il seguito del romanzo autobiografico e di formazione
  • Esplorazione del mio blog Piccologenio.it

Racconto anche, la volontà ed il tentativo di declinare, in vari modi e con diverse esperienze l’importanza della comunicazione.

Ad esempio i social ed il  blog Piccologenio.it sono strumenti, in continua evoluzione, che utilizzo per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti dei disabili. Parallelamente, curo il progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità, dal titolo: “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”. Il target di tale progetto sono gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado.

Nelle lezioni universitarie, nel secondo libro, nelle interviste e nel blog, ci sono tanti riferimenti all’amore e la sessualità delle persone con disabilità. Ad esempio in una mia vecchia intervista su PiccoloGenio, parlavo di sessualità e disabilità con queste parole:

“Vorrei parlare del mio impegno a fare informazione sui temi riguardanti l’amore, la sessualità e l’affettività delle persone con disabilità. Queste tematiche le affronto in RaccontAbili, Piccologenio.  Inoltre, per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura della disabilità alla sessualità ho ideato, nel 2012,  il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta quasi 2.000 membri. Il gruppo si propone come  un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’amore, la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoriasensoriale e cognitiva.

Ho scelto di fare informazione su tematiche così complesse e a volte scottanti, poiché in Italia siamo indietro anni luce rispetto a molti paesi, sul diritto alla sessualità.

(…)  La scoperta dell’erotismo e dell’amore è lasciata al singolo individuo, alle famiglie e, a volte agli assistenti che troppo spesso, per paura non vogliono parlare di certi argomenti. In altri casi, i famigliari e gli operatori sono aperti all’ipotesi che il ragazzo faccia un’esperienza sessuale ma non sanno a chi rivolgersi. Su questo aspetto c’è un enorme vuoto sia legislativo che informativo ed educativo. (…)”.

In sintesi mi sento di affermare che, tutte le mie attività, divulgative e formative, hanno in comune la voglia di essere utile agli altri e il desiderio di partecipare ad un cambiamento culturale che tenga conto delle diversità, delle peculiarità e dei diritti di ogni individuo. Il messaggio delle mie narrazioni, è che anche con un handicap si può condurre una vita normale, piena di sfide e di soddisfazioni.

Ritengo che differenze dovrebbero essere un valore ed il confronto è un mezzo per aprire le nostre menti e migliorarci sia come individui che come membri di una comunità.

Mi sento pronta a riprendere il progetto Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, in altre scuole e  fare più attività di sensibilizzazione. Perché, come affermava lo psicologo Bauer, “La capacità di narrare, intesa come funzione mentale è fondamentale per dare un’organizzazione al proprio mondo interiore e per attribuire significati all’esperienza umana”. È ormai assodato che la narrazione del sé sta dando esiti positivi nei bambini, ma anche negli adulti, me per prima!  

Le slide: LUMSA dicembre 2025

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Presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Presentazione del saggio “RaccontAbili”

  • Non  esitate a contattarmi per ricevere in regalo i libri con dedica, o per contributi nelle scuole, università e a convegni.
  • Contatti:

E-mail: zoe.rondini@gmail.com
Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

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Intervista per “Il Telespettatore”

Ringrazio la rivista Il Telespettatore di avermi intervistata, sui libri, sulla valenza terapeutica della narrazione del sè, su disabilità e mezzi di comunicazione e su tutte le mie  attività che hanno come fil rouge l’importanza di promuovere una vita piena, per me e per tante famiglie. La persona disabile è una persona a tutti gli effetti, questo dovrebbe bastare  per uscire dai tanti, troppi stereotipi!

Ha scelto di farsi chiamare Zoe, parola che deriva dal greco,  e non Marzia. Perché questo nome?

 

Per motivi di privacy, prima di pubblicare la mia prima opera, il romanzo di formazione Nata Viva (Società Editrice Dande Alighieri) ho cambiato tutti i nomi dei personaggi ed anche il mio. Zoe, in greco vuol dire vita e Rondini mi ha fatto pensare  al volo degli uccelli, quindi alla libertà. La vita e la conquista della liberta, sono le ematiche principali del romanzo.

Se le dicessi di raccontarsi brevemente, cosa scriverebbe?

Sono  autrice del saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” e del romanzo autobiografico “Nata Viva”, dal quale è stato tratto l’omonimo  cortometraggio. Il cortometraggio della regista Lucia Pappalardo, è stato il primo classificato nella categoria Corti della realtà; nell’ambito del Premio L’Anello debole 2016, al Festival di Capodarco. Dal 2006, curo il portale piccologenio.it; dove mi occupo di varie tematiche correlate alle diverse disabilità.

Per fortuna le mie attività sono molte: spesso non mi annoio! Infatti a seguito del conseguimento della laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione ho acquisito competenze in ambito pedagogico e sociologico, che metto in pratica nel progetto: “Disabilità e narrazione di sé” portato in diversi istituti scolastici con studenti dai dieci anni in su. Lo scopo è incentivare la narrazione del sé, fare prevenzione a tutte le forme di bullismo ed educazione  al rispetto delle differenze. I contenuti degli incontri nelle scuole sono ispirati al romanzo “Nata Viva” come spiegherò meglio più avanti.

Ogni anno, tengo delle docenze su disabilità, amore e  sessualità e su disabilità e narrazione del sé, presso l’Università Lumsa. Inoltre, mi campita spesso di trattare queste ed altre tematiche in vari convegni, in tv: quest’anno sono opinionista, in qualità di esperta, al programma “O Anche No”, di Rai Tre. Infine, da diversi anni, collaboro con varie testate giornalistiche, in particolare Superando.it e Ubiminor.org.

In tutte le attività divulgative e formative cerco sempre d’approfondire gli aspetti psicologici, sociologici e pedagogici legati all’handicap; affronto argomenti quali i rapporti tra la persona con disabilità e la famiglia, la scuola, gli ausili informatici, l’amore, l’affettività,  la sessualità e la narrazione del sé come strumento di empowerment e di terapia, la vita indipendente e disabilità e mass media. In tal modo spero di fare la mia parte per contribuire ad un necessario cambiamento culturale che dia più valore alle abilità di ogni persona.

 

Ci parli del suo recente lavoro “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità“.

RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità” (Edizioni Erickson Live, 2020); è un saggio polifonico che racchiude le “voci” di trenta persone, tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, scrittori, giornalisti,  attori e docenti universitari.

L’auspicio dell’opera letteraria è cercare di cambiare la narrazione dei e sui disabili, dando loro l’opportunità di parlare in prima persona e non scegliendo solo il disabile che diventa un super eroe grazie allo sport… o la persona che subisce un danno, viene bullizzata, o le vengono negati dei diritti: c’è molto altro di “interessante” da narrare e “far conoscere” nella vita ordinaria di ogni persona.

RaccontAbili è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste ed una seconda dove si evince   il mio punto di vista sulle medesime tematiche, sotto forma di articoli che vengono dal portale Piccologenio.

In  fine il testo si rivolge alla stessa comunità protagonista delle interviste: persone con disabilità, famigliari, insegnanti, educatori, giornalisti, scrittori, psicologi, medici, studenti, amanti del teatro e del cinema, attori, registi e autori.

Qual è, a suo giudizio, la valenza terapeutica della narrazione del sé?

La narrazione del sé ha il potere di aiutare le persone, di ogni età, ad elaborare le forti emozioni e distaccarsi dal proprio vissuto.

Ognuno può avere l’esigenza di esprimere ciò che ha provato tenendo un diario o facendo dei disegni. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù, si stimolano i piccoli pazienti a narrare le loro paure e aspettative, ciò migliora la presa il carico e le cure.

Oggi posso affermare che raccontarmi in forma scritta, è stata la mia ancora di salvezza. Gli anni dell’adolescenza sono stati segnati da un lutto famigliare improvviso e da un forte senso di solitudine.

La narrazione del mio vissuto mi ha sempre aiutata a superare i momenti bui e riordire le emozioni forti. Il romanzo autobiografico Nata Viva, nasce dal diario che ho tenuto negli anni dell’adolescenza.

Dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Dal 2012, porto agli studenti dalle quinte elementari ai Master universitari, il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”.

La finalità perseguita dal progetto è quella di “educare alle differenze”.

Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie tale scopo viene declinato in un’ottica di prevenzione e contrasto al bullismo. Invece, negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (pedagogisti, terapisti, logopedisti, fisioterapisti e insegnanti e insegnanti di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista del vissuto di una bambina e ragazza con disabilità.

L’intento degli incontri, soprattutto nelle scuole, è quello di stimolare la narrazione di sé quale strumento di presa di coscienza dei propri limiti, mancanze, ma anche delle proprie potenzialità.

Attraverso il confronto si cerca di dimostrare che determinate sensazioni e esperienze ci accomunano, aldilà delle differenze nel nostro modo di apparire. In questo contesto si cerca anche di trasmettere il messaggio che la “diversità” è negli occhi di guarda e che questa può rappresentare una risorsa.

L’ambizione del progetto è quella di seminare nei ragazzi la voglia di esplorare la diversità e appassionarsi, nel corso della loro crescita, a nuove narrazioni. La parte più emozionante degli incontri con gli alunni è ascoltare le loro domande e stimolare le loro narrazioni.  Dopo ogni lezione penso sempre che quello che mi hanno trasmesso gli alunni, in termini di narrazione, curiosità e empatia è molto di più di quello che ho cercato di dare loro!

Quale tematica in particolare ha ancora troppo poco spazio nel  dibattito culturale del nostro Paese  e quale la responsabilità dei media e della TV in particolare.

Nel nostro paese siamo ancora molto indietro sulla questione amore, disabilità, sessualità e affettività.

Negli ultimi anni noto con piacere che se ne parla di più in tv e sui vari mass media. Indubbiamente è un bene perché i mezzi di comunicazione sono fruibili veramente da ogni persona: ricca, povera, adulta o in età della formazione, laureti o diplomati…  ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura su queste tematiche, oltre le attività raccontate fin ora, nel 2012 ho aperto il gruppo FacebookAmore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta oltre 1.500 membri. In questi anni, sono moltissime le famiglie che mi hanno contattata dopo aver letto i miei articoli su PiccoloGenio, il libro RaccontAbili o dopo essere entrati a far  parte del gruppo Facebook.

Purtroppo molti familiari di persone con disabilità, o persone con disabilità, si sentono lasciate sole ad affrontare le naturali pulsioni dei figli che crescono. Dalle tante persone ascoltate e da me intervistate mi sento di poter dire che  di certo è un problema culturale, ma anche di leggi. In molti paesi del nord Europa il sex worker è una realtà regolarizzata. È vero che l’amore è più importante del sesso, ma dall’ascolto mi sembra che per tante  persone, il desiderio di scoprire la sessualità viene prima di tutto. Dopo di che,  in alcuni casi, la persona disabile riesce a costruirsi una relazione ed una famiglia. Ma per molti purtroppo ricevere un contatto fisico e amorevolezza all’infuori della famiglia rimane una cosa proibita, o se è un discorso accettato dalla famiglia è  comunque un sogno difficile da realizzare.

 Quali sono oggi i temi forti su cui riflettere e quale il posto che oggi viene dato nella cinematografia al tema della disabilità?

Tutti i temi legati al raggiungimento di una vita più piena ed indipendente possibile, fornendo anche indicazioni utili sui progetti, gli sportelli informativi, i centri di eccellenza e i professionisti che si occupano della riabilitazione, dell’inserimento scolastico e lavorativo e tutti i molteplici aspetti utili ad avere una vita piena e soddisfacente.

Per le persone “fragili” sussistono ancora molti ostacoli per crearsi una propria autonomia. Mi riferisco in particolare, a varie problematiche  poco raccontate. Ad esempio le misere pensioni di invalidità, le agevolazioni sul  collocamento lavorativo  che molto spesso non vengono rispettate. Ci vorrebbero più interventi per garantire il diritto all’istruzione e quindi per agevolare lo studio ad ogni età.

Creare dei percorsi ad oc verso il raggiungimento di una vita piena e indipendente toglierebbe tante famiglie  dall’angoscia del “dopo di noi” e darebbe un “durante noi” sereno e  dignitoso alle persone con disabilità e alle loro famiglie. L’Istat rivela che nel nostro Paese, nel 2019, le persone con disabilità sono 3 milioni e 150 mila. Non tutti hanno problematiche gravi; con i dovuti supporti e adattamenti potrebbero avere una vita  piena e soddisfacente. A giovarne sarebbe tutta la società; purtroppo molti, finita la scuola dell’obbligo vivono confinati in casa o in istituti invece di avere una vita produttiva.

Quali a suo giudizio gli ultimi migliori film che si sono fatti portatori di messaggi a favore di una migliore conoscenza della disabilità.

Negli ultimi anni la disabilità è divenuta oggetto di riflessione culturale, ciò è un bene perché i film possono approfondire di più un aspetto a differenza delle notizie del telegiornale che sono brevi  e quasi sempre negative.

Dagli anni ’80 circa la disabilità è entrata nel linguaggio artistico e cinematografico investendo vari generi. Con il passare del tempo i personaggi hanno acquisito maggiore spessore e sono usciti dagli stereotipi buonisti per raccontare vicende sempre più realistiche.

C’è da sottolineare il fatto che, i film sulla disabilità stanno riscontrando grande successo in termini di pubblico. Il film forse più visto, esilarante è “Quasi Amici”,  che racconta le avventure ordinarie e straordinarie  di Driss e Philippe.  Philippe Pozzo di Borgo è un ricco signore tetraplegico  ed è in cerca di un badante. Tra i tanti aspiranti, elegantemente vestiti e con molte referenze, si presenta Driss Bassari, un ragazzo trasandato e rozzo.

In poco tempo tra i due iniziano ad instaurare un bellissimo rapporto: Driss si pone verso Philippe senza preconcetti, facendogli dimenticare del suo problema fisico.
I due trascorrono tanto tempo insieme, ciò crea  tra i protagonisti una forte complicità che li porta a scambiarsi confidenze: Philippe racconta a Driss di essere diventato tetraplegico dopo un incidente successo mentre faceva parapendio.

Diss sa che Philippe ha una relazione di tipo epistolare con Éléonore alla quale non ha mai voluto mostrarsi temendo che il suo stato fisico potesse spaventarla e allontanarla, ma Driss lo sprona a non avere paura e ad avere stima di sé stesso.
Tra un concerto e un volo con il parapendio l’amicizia tra i due si consolida, poi è il momento dell’incontro con la donna amata. È Driss a organizzare il tutto e esce di scena per lasciare spazio ai due innamorati.

Tra i tanti film che ho visto mi sono particolarmente piaciuti: “La teoria del tutto”, pellicola biografica su Stephen Hawking, celebre fisico, astrofisico e cosmologo. Il film racconta una vita di intenso studio, lavoro e vicende famigliari di un uomo che oggi viene spesso ricordato per l’importante contributo che ha dato nel suo settore e  non come persona con una grave e progressiva  disabilità fisica.

Il binomio tra assistente e persona con disabilità è un legame forte che funziona benissimo anche nel film “La Teoria Di un Volo”, è  la storia di Jane, ragazza affetta da una forma incurabile di degenerazione muscolare e Richard, suo assistente. Jane confessa a Richard il suo più grande desiderio: perdere la verginità prima di morire. Fra molti dubbi e incertezze, Richard decide di aiutare la ragazza a realizzare il suo sogno e tenta di contattare un gigolò. Ben presto però entrambi si rendono conto di non poter proseguire lungo questo sentiero ed infine è lo stesso Richard a realizzare il desiderio di Jane.

I film che “rappresentano” la vita delle persone con disabilità sono tanti sarebbe troppo lungo raccontare tutte le trame di quelli che ho visto. Posso dire che la maggioranza sono veramente lodevoli!

Contatti: e-mail: zoe.rondini@gmail.com, oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

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Lezione per il master in Neuropsicologia dell’età evolutiva della Lumsa 11.09.22

 

È sempre entusiasmante tenere le lezioni ai master dell’Università Lumsa di Roma. Le mie lezioni riguardano la narrazione del sé come strumento di empowerment e disabilità, affettività, amore e sessualità. La parte più bella è il feel back degli alunni, che riportano l’interesse e l’utilità nel ascoltare il punto di vista di una persona con disabilità.

 

Slide lezione 11.09.2022

Brani Nata Vivia e RaccontAbili

Nella lezione viene anche proiettato il minifilm “Nata Viva” della regista Lucia Pappalardo.

Potete comprare il romanzo Nata Viva sul sito  della Società editrice Dante Alighieri, l’ebook è disponibile qui . Il saggio RaccontAbili, cartaceo e e-book è disponibile nel catalogo Erickson Live

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Lezione al master in neuropsicologia dell’età evolutiva presso l’Università Lumsa

 

 

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L’adolescenza: tra criticità, potenzialità e soluzioni

L’adolescenza è un periodo della vita caratterizzato da forti e rapidissimi cambiamenti a livello fisico, ormonale e  psicologico. Gli adolescenti  mettono in discussione la propria identità  per poterla definire e cercano in tutti i modi di maturare l’idea che hanno di sé stessi. Si tratta di un processo non lineare che può prevedere grandi balzi in avanti, ma anche repentini   passi indietro. Spesso i comportamenti di questa fase della vita oscillano tra l’infantile e il troppo spavaldo.

Non è raro che i ragazzi si sentano fragili, ma al tempo stesso si ribellino alle regole. Quasi tutti poi, cercano l’omologazione nel gruppo dei pari.

Quello che gli adulti di riferimento devono tenere a mente è che, nella maggior parte dei casi, in tutto questo non c’è nulla di patologico o preoccupante. In questa fase delicata l’adolescente va sostenuto e istradato per quanto possibile; tenendo conto che, spesso si impara degli errori.

La visione dei genitori

L’adolescenza è un periodo che richiede una grande capacità di adattamento anche per i genitori, che vengono messi spesso a dura prova. Si tratta di una fase molto delicata, sia per i ragazzi che per gli adulti, ed è facile in tanti momenti cedere al pessimismo  quando ci si ritrova davanti un figlio così diverso dal bambino a cui eravamo abituati, da non riuscire più a riconoscerlo.

La visione dei ragazzi e i segnali di allarme per i genitori

Molto spesso, i figli percepiscono una mancanza  d’ ascolto e supporto verso le loro richieste e necessità. Non riconoscono o non vedono riconosciute le proprie potenzialità.

Tutto questo è normale se non viene esasperato nel tempo. Quali sono i segnali, i campanelli d’allarme ai quali un genitore dovrebbe prestare attenzione per poter intervenire il più presto possibile? Innanzitutto un forte segnale può provenire dal luogo in cui il ragazzo passa la maggior parte del suo tempo, cioè la scuola. Il rendimento scolastico è un indicatore da tenere sempre in considerazione. Un calo repentino dei voti di un ragazzo adolescente può essere sintomo di un disagio che si ripercuote sull’attenzione, sulla capacità di studiare e sulla motivazione e che porta, quindi, ad un abbassamento della media scolastica.

Un altro campanello d’allarme dovrebbe scattare quando un figlio adolescente manifesta insoddisfazione, noia continua come se non riuscisse a trovare alcuno stimolo nelle cose che ha sempre fatto o in nuove attività. Il disinteresse nei giovani talvolta è normale e fisiologico, ma c’è il rischio che l’indolenza si trasformi in apatia giovanile, causata da un contesto poco stimolante, dalla bassa autostima e dall’assenza di gratificazione. Ci si può trovare di fronte a un ragazzo che fatica a trovare un senso ed uno scopo, che passa le giornate  senza concludere nulla. A differenza di quello che si crede comunemente, la preoccupazione dovrebbe scattare anche quando l’adolescente dimostra difficoltà a emanciparsi dalla famiglia  e ad assumersi le proprie responsabilità.

Altro importante segnale da considerare sono le relazioni sociali del ragazzo: se tende ad isolarsi,  a chiudersi in casa o si allontana e non sembra avere rapporti con i propri coetanei, è possibile che stia vivendo un forte disagio.

Infine anche l’aspetto fisico del figlio può dare motivo di riflessione: la trascuratezza può essere un segnale forte di scarsa autostima e mancata accettazione oltre che di assenza di stimoli.

Prevenzione dei problemi in adolescenza

Naturalmente esiste anche una fase di prevenzione dei problemi e dei disturbi adolescenziali più comuni. Il primo luogo in cui effettuare degli interventi volti a prevenire il disagio giovanile è, senza dubbio la scuola.

È quindi opportuno che vi siano degli incontri nei quali esperti psicologi e pedagogisti, possano entrare in relazione con i ragazzi. I preadolescenti e gli adolescenti devono trovare uno spazio dove poter parlare delle loro paure, delle proprie passioni ed aspirazioni. È anche utile che gli esperti e gli adulti di riferimento facciano capire al ragazzo che le emozioni che egli vive, lo accomunano a molti altri suo coetanei.

La narrazione del sé come supporto psicopedagogico

Dal 2012 al 2020, (prima del Covid-19) facevo molti incontri nelle scuole grazie al progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, si tratta di un progetto educativo contro ogni forma di bullismo che cerca anche di prevenire le varie tipologie di discriminazione.

Gli incontri con le classi si articolano in tre momenti. In primo luogo narro agli alunni alcuni episodi della mia vita estrapolati dal romanzo di formazione ed autobiografico “Nata Viva“. I brani che faccio leggere ai ragazzi per renderli più protagonisti; hanno a che fare con la nascita, la scuola, la famiglia, l’adolescenza, il tempo libero e il rapporto tra pari. È emozionante vedere la loro concentrazione e la loro empatia.

Nella parte successiva c’è un momento di confronto nel corso del quale i ragazzi, stimolati e incalzati da me, narrano i loro vissuti in relazione alla scuola, il rapporto tra pari e con gli adulti, le loro paure e speranze e mi possono porre tante domande. La parte più entusiasmante è senza dubbio ascoltare le domande dei ragazzi, i loro vissuti della scuola e della famiglia e rispondere alle loro curiosità.

Riporto alcuni quesiti  che mi sono rimasti impressi ed ai quali ho risposto senza celare nulla:

“Zoe ti sei mai innamorata?

Cosa provavi quando le tue compagne di classe e le insegnanti non ti volevano aiutare?

Se non avessi avuto quel “cortocircuito” al momento della nascita saresti stata comunque una scrittrice o pensi che avresti fatto un lavoro diverso?

Nel brano dove racconti della tua nascita parli di tua madre e di tua nonna, ma tuo padre c’era e se era presente cosa faceva?

Nei panni dei tuoi famigliari cosa avresti fatto con una bambina disabile?

Come hai fatto a raccontare la tua nascita? Ma tu te la ricordi?!”

Sono felice di poter affermare che le situazioni di sofferenza legati alla famiglia e alla scuola sono state poche rispetto ai tanti bambini e ragazzi incontrati. Hanno tutti molte aspettative per il futuro, vogliono laurearsi e intraprendere carriere di un certo livello.

Mi piacerebbe tornare quanto prima nelle scuole e magari riproporre il progetto insieme ad una persona con disabilità sensoriale, per sensibilizzare i ragazzi su vari tipi di diversità e far capire che siamo tutti diversi e un po’ speciali, ognuno a suo modo.

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I miei libri sono un buon inizio per parlare di tanti progetti che sono “Vivi” e Esistono grazie alla mia esigenza di narrarmi e narrare. “Perchè la vita riserva inaspettate soprese alle persone che, nonostante tutto… Nascono vive“.

 

 

 

 

 

 

Tutte le informazioni sul romanzo Nata Viva le trovate qui

Se siete interessati al saggio RaccontAbili cliccate qui

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Disabilità ed omosessualità: confrontiamoci

Il 29 gennaio 2022, insieme allo psicologo e psicosessuologo Francesco Battista e a Nadir Malizia, abbiamo tenuto un webinar su disabilità ed omosessualità. Ci siamo confrontati sulle barriere culturali, sociali ed architettoniche che le persone disabili L.G.B.T.Q. (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender e queer) devono, ancora, oggi affrontare. Non è mancato il riferimento alla realtà del nord Europa e i consigli per trovare la propria identità, la serenità e l’amore. Obiettivo del webinar è stato quello di dare consigli alle persone ed alle famiglie, creando spunti su come abbattere le barriere mentali e culturali, su come vivere la sessualità se hai una mobilità ridotta, vincendo timidezza e paure.

Anche questo webinar fa parte di un ciclo di incontri su amore e sessualità, che si propongono di rispondere alle domande degli utenti del gruppo Facebook: “Amore, disabilità e tabù: parliamone!” Il gruppo vuole essere un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’amore, la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoria, sensoriale e cognitiva. E’ anche rivolto a tutti coloro che, per vari motivi, si relazionano con il mondo delle disabilità.

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Disability Pride 2021

Il 1, 2 e 3 ottobre 2021, si è svolto a Roma il Disability Pride; si tratta di  una rete costituita da diverse realtà, oltre che da tante persone con disabilità e persone non disabili, che condividono gli stessi valori e obiettivi.  Il Disability Pride è una rete nazionale ed internazionale aperta, in continua espansione, che intende promuovere ed affermare un nuovo modo di vivere, pensare e valorizzare la disabilità. Sono stati tre giorni ricchi di incontri e dibattiti su ciò che si è fatto e su quello che si può ancora fare per l’inclusione di tutti.
Ho avuto il piacere di intervenire alla conferenza sulla rappresentazione della disabilità nel cinema, teatro e tv.
Domenica 3 ottobre eravamo in tanti nel corteo da largo Chigi a Piazza del Popolo, eravamo tutti uniti per abbattere tutte  le barriere. Vorrei ringraziare Carmelo Comisi, presidente del Disability Pride  e Patrizia Guadagnini, coordinatore del Disabity Pride Network, per avermi dato l’opportunità di partecipare.
“É grazie alla mia disabilità ed al racconto di essa che sono riuscita a realizzarmi umanante e professionalmente” Zoe.

Nel video trovate il mio intervento sulla rappresentazione della disabilità ne cinema, teatro ed in tv, dal minuto 22.

Slide DISABILITY PRIDE

Se desiderate potete contattarmi sulla mia pagina Facebook  , sul gruppo “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“, o su Instagram 

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