Odissea nello spazio 2008

Ulteriori approfondimenti a quest articolo li trovate nelle pagine:
http://www.piccologenio.it/?p=181
http://www.piccologenio.it/?p=182
http://www.piccologenio.it/?p=183

di Joe Mingione
Tra mito e realtà. Questa settimana ho scelto un articolo sulla condizione femminile delle donne disabili. Dagli anni sessanta si è fatto molto e, non sempre bene, per migliorare la condizione delle donne all’interno del contesto sociale italiano ed europeo (oltre che mondiale, con le dovute divergenze temporali da Paese a paese). Ma oggi come avviene l’inclusione delle donne all’interno del contesto sociale di riferimento? Ci sono ancora, nel nostro Paese, donne di serie A e serie B? Come è migliorata la partecipazione di voi donne, di tutte le donne, all’interno sia del contesto femminile, sia del quadro rappresentativo delle problematiche femminili? A voi ulteriori interrogativi, commenti e riflessioni con i quali spero di poter arricchire questo articolo, che in altri tempi, i maschilisti o i finti cavalieri cortesi non avrebbero esitato a definire “Rosa“ (o ancor peggio del “gentil sesso“, come se gli uomini fossero il brutal sesso!).
“L’articolo incriminato, da cui nasce codesta pagina“..
Ad oggi, i progressi compiuti dalle donne nei decenni precedenti in tema di diritti e pari opportunità non sembrano includere le donne con disabilità. Questa è in sintesi la riflessione maturata nel corso del convegno internazionale organizzato a Roma da Integra, Federazione italiana superamento handicap (Fish) e Disabled people international (Dpi).
Le donne disabili sono tuttora vittime di una marginalizzazione sociale per colpa della quale subiscono diverse discriminazioni: “Trascurate dal movimento femminista e ancora marginali nell’associazionismo dei disabili, le donne con disabilità denunciano discriminazioni nell’istruzione, nel lavoro e nella vita affettiva. E sono un target facile di violenze sessuali, soprattutto se con disabilità psichiche“ (fonte www.superabile.it). Per sottolineare la gravità e la molteplicità delle discriminazioni alle quali sono sottoposte queste donne, Emilia Napolitano (Dpi), parla a tal proposito di “discriminazione multipla“. Una discriminazione che nella scuola colpisce la quasi totalità delle donne disabili, in quanto solo l’1% di esse a livello mondiale, sa leggere e scrivere, contro il 3% degli uomini. Ma i dati non migliorano se si prendono in considerazione altri settori importanti come il lavoro e gli affetti: nel primo caso, secondo una ricerca pubblicata dal Coe nel 2003, soltanto il 25% delle donne disabili lavorava contro il 35% degli uomini, mentre per ciò che concerne gli affetti il dato è ancor più sconcertante poiché le donne disabili, oltre a giungere più tardi, rispetto alle altre donne e ai maschi disabili al matrimonio, vedono negarsi il diritto alla maternità che viene loro largamente sconsigliata dai medici e dai familiari.
Un quadro piuttosto negativo, avvalorato anche dall’articolo 6 della Convenzione Onu dei diritti dei disabili, che parla al riguardo dell’esistenza di una duplice discriminazione verso le ragazze e le donne con disabilità. A distanza di un anno dalla sua approvazione, la Convenzione è stata ratificata solo da 13 Paesi, tra i quali non figura ancora l’Italia. Affinché il testo possa entrare finalmente in vigore è necessario che si arrivi alla firma della Convenzione da parte di almeno 20 Paesi.

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