Lezione al master in neuropsicologia dell’età evolutiva presso l’Università Lumsa

Nell’anno accademico 2018/2019, ho affrontato le tematiche legate alla narrazione di sé come strumento di empowerment per le persone con disabilità.

Mi sono soffermata su quanto la scrittura è stata una fondamentale forma di terapia e emancipazione per me. Ho spiegato come la pedagogia può aiutare a capire meglio le esigenze di un bambino e adolescente con disabilità. Oggi  si considera  un approccio terapeutico che tenga conto dell‘impatto emotivo sul bambino e sulla famiglia.

Ho raccontato i progetti che porto avanti nelle scuole, mi sono soffermata anche sull’amore e la sessualità che aiutano un disabile a sentirsi adulto ed essere considerato come tale. In quest’ambito molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare.

Slide 14 luglio 2019

Alla presentazione del festival di capodarco con @lucia Pappalardo; la proietto al master annuale all’università Lumsa di Roma .

Gepostet von Zoe Rondini am Mittwoch, 17. Juli 2019

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La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

Il progetto : “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” , nasce in seguito alla pubblicazione  del romanzo di formazione ed autobiografico Nata viva(prima edizione aprile 2011).

L’idea è nata grazie a Matteo Frasca, pedagogista che già lavorava in diverse scuole a Roma e provincia. Nel confronto tra me e Matteo è emerso che, dopo aver riscontrato un certo entusiasmo nel pubblico adulto, era utile portarlo a gli adolescenti. In tanti capitoli parlo della mia infanzia ed adolescenza, racconto i giochi, le favole, i cartoni animati che mi facevano compagnia quando ero bambina. Il racconto rapsodico affronta anche i problemi scolastici incontrati, la solitudine, l’amicizia, il rapporto tra pari, le passioni: in particolare quella per la scrittura; narra di una Zoe adolescente che si sentiva allo stesso tempo uguale e diversa dagli amici che un po’ l’accettavano ed un po’ la bullizzavano. 

La narrazione di sé, un modo semplice per superare i pregiudizi

Con il tempo l’esperienza si è rafforzata e raffinata. Il metodo è semplice ed efficace, ai ragazzi narro degli episodi della mia vita: la nascita, la scuola, la famiglia e poi propongo le letture di alcuni brani in un’ottica di inclusione, del rispetto delle differenze. Negli incontri lascio spazio per le domande e aiuto gli alunni a narrare i loro vissuti della scuola, il rapporto tra pari e con gli adulti, le loro paure e speranze.
Fino ad oggi ho riscontrato tanto entusiasmo, soprattutto nei ragazzi delle scuole medie: non sono più piccoli, ma non hanno ancora i timori degli adulti. Si lasciano coinvolgere dalla narrazione e vogliono capire meglio come ho percepito la mia “diversità” e le esperienze da me vissute.

Mi sono rimaste impresse alcune delle domande più belle e coraggiose:
“Zoe ti sei mai innamorata”?
“Cosa provavi quando le tue compagne di classe e le insegnanti non ti volevano aiutare?”
“Se non avessi avuto quel “cortocircuito” al momento della nascita saresti stata comunque una scrittrice o pensi che avresti fatto un lavoro diverso?”
“Nel brano dove racconti della tua nascita parli di tua madre e di tua nonna, ma tuo padre c’era e se era presente cosa faceva?”
“Come hai fatto a raccontare la tua nascita? Ma tu te la ricordi?!”
“Nei panni dei tuoi famigliari cosa avresti fatto con una bambina disabile?”

In tutte le risposte ho dato valore alle conquiste che ho fatto. Queste sono state raggiunte grazie agli forzi della mia famiglia, ma anche grazie al percorso di studi nel quale sono stata sostenuta fino al raggiungimento della laurea, non permettendomi di “arrendermi”. Non ho nascosto loro i miei brutti voti e la voglia di abbandonare la scuola, ho cercato di trasmettere il fatto che la tenacia è più importante anche se si comprende a molti anni di distanza dalla loro età.
Mi è rimasta impressa un’alunna di seconda media che desiderava morire. Parlandole è emerso che per lei la morte era semplicemente un modo per ricongiungersi con lo zio, mancato da poco. Ho cercato di incoraggiarla dicendo che i nostri cari sono felici nel vedere le nostre conquiste presenti e future e seguono il nostro percorso di crescita. Ricordo con tenerezza anche un’altra bambina che mi ha raccontato che il suo papà ha un problema e grazie al mio esempio vuole scrivere un libro su di lui.

Traguardi e prospettive pedagogiche

L’intento degli incontri è quello di stimolare la narrazione di sé quale strumento di presa di coscienza dei propri limiti, mancanze, ma anche delle proprie potenzialità. Attraverso la narrazione ed il confronto si cerca di dimostrare che determinate sensazioni e esperienze ci accomunano, aldilà delle differenze nel nostro modo di apparire. Nell’ambito della psicologia, si è posta molta attenzione all’utilità dei ricordi autobiografici: le caratteristiche di autoconoscenza di tali ricordi contribuirebbero alla percezione di coerenza personale e di un senso di sé nel tempo.  Lo psicologo Bauer affermava che “La capacità di narrare, intesa come funzione mentale è fondamentale per dare un’organizzazione al proprio mondo interiore e per attribuire significati all’esperienza umana”.  Tale narrazione sta dando esiti positivi nei bambini, ma anche negli adulti dei reparti oncologici.

Infondo parlare di Nata Viva è solo il pretesto per aiutare gli altri a raccontare le speranze o le criticità.

Oggi si parla tanto bullismo e cyberbullismo, si moltiplicano i video e foto negative diffuse con i social. Trovo giusto fare un discorso di prevenzione a cominciare dai bambini ed adolescenti per un uso più consapevole della rete.

 Mi sento pronta a far crescere il progetto Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” a livello professionale. Mi piacerebbe anche formare chi lavora nelle scuole, case-famiglia, carceri, ospedali sul valore terapeutico della narrazione di sé.

Considerazioni sull’esperienza ripetuta

Ad oggi il progetto è stato ripetuto quasi ogni anno con alunni dalla quinta elementare ai master universitari della Sapienza e della Lumsa.

Ho riscontrato che i ragazzi delle medie ed elementari generalmente hanno voglia di sapere e conoscere, è semplice entrare in empatia.
I contenuti, la metodica e la durata dell’incontro variano in base all’età degli studenti. Con le elementari e medie mi focalizzo sul contrasto al bullismo e al cyberbullismo, per gli studenti del corso di laurea di pedagogia e del master di neuropsicologia dell’età evolutiva il mio intervento è invece utile per capire cosa succede ad un bambino disabile ed alla famiglia.

 Ricordo un alunno del master all’Università Lumsa, che alla fine della lezione mi ha detto: “Non avevo mai pensato a quanto l’aspetto psicologico della terapia riabilitativa possa incidere sul bambino e sul nucleo famigliare, d’ora in avanti ci presterò più attenzione perché non è un fattore di poca importanza”.

I bambini di Radio Freccia Azzurra: piccoli grandi intervistatori

Grazie agli incontri nelle scuole sono stata intervistata dai bambini di Radio Freccia Azzurra, un progetto pedagogico rivoluzionario ed innovativo realizzato da Matteo Frasca con il sostegno della sua Associazione Matura Infanzia e il circolo Gianni Rodari onlus.

I piccoli speakers erano già informati su chi sono e cosa ho fatto. Matteo aveva già parlato loro di me, del romanzo e aveva fatto vedere in classe l’omonimo cortometraggio. Il giorno dell’intervista, al mio arrivo era tutto pronto: il microfono, le domande, lo speaker, il coro e perfino la pubblicità; tutto realizzato e condotto dai bambini. Ero emozionata e divertita nel rispondere alle loro domande. I bambini di Radio Freccia Azzurra sembravano più grandi e maturi delle altre quinte elementari incontrate fino a quel momento, in fondo non tutti i loro coetanei possono spiegare ad altri bambini e adulti, come si realizza una radio e come si intervistano, scrittori, attori, registi, professori e pedagogisti.

Esplorare la diversità e ad appassionarsi di nuove narrazioni.

Negli ultimi anni ho ripetuto il progetto senza Matteo, che nel frattempo si è trasferito fuori  Roma. Una tappa importante del progetto ha coinvolto le quinte elementari e medie della scuola Di Donato di Roma. Quest’incontro è stato diverso dagli altri: il professore d’arte ha fatto una interessante lezione su teatro, artisti, barriere e diversità. Nella seconda parte dell’incontro Emilia Martinelli dell’Associazione Fuori Contestoun’amica che fa parte del comitato genitori della Di Donato, ha letto dei brani ed insieme abbiamo stimolato il racconto in una classe molto ricca e multietnica. Quanta empatia con  gli adolescenti che si sentono inadeguati, ma allo stesso tempo vorrebbero cambiare questo strano mondo! 

Nell’anno scolastico 2018-2019 la scuola Di Donato mi ha invitata a ripetere l’incontro, con altre quinte elementari e medie, senza il sostegno di Emilia, i brani sono stati letti dagli alunni.

Spero che l’entusiasmo dimostrato dagli studenti incontrati finora nei confronti di una persona e delle storie nuove accompagni loro nella crescita e che possano continuare ad esplorare la diversità e ad appassionarsi di nuove narrazioni perchè la diversità può rappresentare una risorsa”, come affermato dal pedagogista russo Anton Semenovyč Makarenko.

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