Tantrismo e disabilità: un accostamento possibile?

Molte persone che vogliono prendere confidenza con il mondo olistico ed anche, a volte, con il mondo delle disabilità si domandano: cos’è il massaggio tantrico? Quali benefici può portare alla  cultura ed alla società occidentale? A chi è adatto? Che differenza c’è tra sessualità tantrica e sessualità tradizionale? Tantra e disabilità: un accostamento possibile? Le persone con disabilità sono informate su quel che concerne l’educazione affettivo-sessuale?

A volte dal gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!”, molti familiari mi domandano come far fronte alle pulsioni sessuali di una persona con disabilità che non vuole nuovamente sentirsi rifiutata. In questi casi consiglio il rituale tantrico. Dopo anni di osservazioni da parte mia, e di richieste da parte degli utenti del gruppo e da chi conosce questo portale, posso affermare che quasi nessuno di loro era già a conoscenza del Tantra ed il Tantrismo; per questo cercherò di fare chiarezza.

C’è anche da dire che la paura di altri genitori li porta a negare alla persona disabile aspetti legati all’amore e alla sessualità. Ciò detto spesso è dovuto a tabù,  censure socio-culturali e al timore di educare. Questo espone il disabile a non essere valorizzato e essere trattato come un eterno bambino e a cadere nei rischi del web…

L’amore e la sessualità rappresentano un’esperienza infinitamente misteriosa e soggettiva. Lungi dall’esprimere giudizi moralistici, vorrei parlare della filosofia tantrica e del massaggio tantrico, mettendo in luce la visione di alcuni autori e spiegando come, tale pratiche in alcuni casi,  possano aiutare molte persone. Tenterò di mostrare quanto il Tantra sia legato ai concetti d’ amore e rispetto di se stessi e dell’altro.

Mi sembra opportuno accennare le lontane origini; esse  risalgono alle culture pre-vediche, agli albori stessi della storia indiana. Il tantrismo è un indirizzo di pensiero che ha influenzato i grandi sistemi religiosi dell’India (induismo, buddhismo, jainismo). È presente come componente del buddhismo soprattutto in Tibet, in Cina e in Giappone. Il tantrismo considera le passioni di per sé né buone né cattive; esse non vengono quindi represse, poiché significherebbe respingerle a un livello più profondo.[1] Il Tantra è arrivato in Occidente nel ventesimo secolo, trovò un terreno culturale fertile grazie alla rivoluzione sessuale e all’emancipazione della donna. Oggi riscontra, in molti casi, sempre più curiosità ed interesse perché unisce in un’unica pratica i desideri umani più profondi: quello di amare e quello di essere veramente se stessi.

Il Tantra è legato al concetto di amore, di rispetto e fiducia in se stessi e nell’altro. Non è una pratica che riguarda esclusivamente la sessualità, come spesso erroneamente si tende a credere. Il rituale tantrico ha dei forti risvolti erotici, ma in realtà questa componente è solamente una parte del Tutto.  Come le altre discipline olistiche, il Tantra considera l’individuo (normodotato o con disabilità) nella sua totalità costituita da Corpo, Mente e Spirito. Il tantrismo non rinnega il corpo: è la religione che unisce la fisicità alla spiritualità. A spiegarlo è Giorgio Cerquetti nel volume “La filosofia olistica del Tantra”, che mette in luce molti aspetti che possono affascinare  noi occidentali. L’autore afferma che: “Il Tantra può aiutarci a superare paura, senso di colpa, vergogna o la gelosia possessiva (…) Cerquetti continua, citando le parole del celebre Maestro  Daniel Odier: “Il tantrismo è probabilmente la sola filosofia antica che abbia attraversato tutti i tumulti della storia, tutte le invasioni, tutte le dominazioni repressive, per giungere fino a noi intatta; tramandata da maestro a discepolo”. L’autore, spiega anche l’importanza del ruolo della donna nella filosofia tantrica e il rispetto tra uomo e donna, che questo antico sapere ci insegna: “La donna nel Tantra è vista come la Grande Dea, senza operare l’invasione di potere tra la donna e l’uomo per favorire quest’ultimo. (…) Intere generazioni hanno grandi maestre donne e, ancora oggi, numerose Yogini trasmettono questa saggezza immemorabile”.

Per parlare in modo serio, semplice ed approfondito del massaggio tantrico mi sembra utile procedere con ordine. Innanzitutto, come altri tipi di massaggi, anch’esso è una manipolazione, un trattamento.

La cura e l’attenzione prestati all’armonia e alla fluidità durante il massaggio, il contatto non interrotto durante la seduta, il silenzio, il ritmo, la musica, la circolazione energetica, conducono in chi riceve il trattamento a una maggior consapevolezza del proprio schema corporeo e energetico, insieme a una crescita di sensibilità e di capacità percettiva sia del mondo esterno che di se stessi e del partner nel qui e ora. Non tutti sanno le differenze con il sesso tradizionale: il sesso tradizionale, in genere, dura meno di quello tantrico. Quest’ultimo prevede l’utilizzo di diverse tecniche, è multi-orgasmico, va a risvegliare i chakra, punti dove risiedono le nostre energie talvolta bloccate; facendo ciò, l’energia vitale è rimessa in circolo e dona una sensazione di benessere che dura anche dopo la pratica.

Alcuni autori rafforzano questi concetti: “La fiducia reciproca e l’aspetto spirituale dell’erotismo sono i punti fondamentali.  Il Tantra ci suggerisce di vedere l’unione sessuale come celebrazione dell’unità con il divino. (…) Con esso possiamo arrivare a vivere intensamente l’orgasmo aprendo la via al superamento dell’ego come individualità separata e quindi alla percezione gioiosa del divino come beatitudine.[2]

Ora offrirò dei chiarimenti sul rituale tantrico per le persone con disabilità:

  • Il Tantra può essere utile ad alcune persone, anche con disabilità, per diventare più consapevoli del loro corpo e della loro libido e può insegnare a praticare l’autoerotismo.
  • Il massaggio tantrico non nasce per chi è disabile, per questo non si pone come un’ulteriore terapia. L’aspetto terapeutico è fin troppo presente nella vita di molti di noi. Grazie a questa pratica si può vivere la sessualità in modo più totale e rispettoso verso noi stessi e verso l’altro. Con il massaggio le tensioni muscolari ed eventuali blocchi emotivi si allentano e lasciano il posto ad una sensazione di benessere e tranquillità.
  • Il Tantra può aiutare anche le persone con disabilità cognitiva a scoprire la corporietà e il tocco. Molte persone hanno bisogno di esplorare questi aspetti per essere appagati e meno aggressivi. Mi torna in mente un passaggio dedicato al bisogno d’amorevolezza per le persone con autismo: “La disabilità è spesso affiancata  alla diversità,  all’emarginazione, alla malattia; l’individuo con autismo vede spesso negata la complessità dei suoi sentimenti, dei suoi bisogni. Spesso le sue normali pulsioni non trovano la naturale evoluzione. Tante persone, ad esempio potrebbero pensare che chi è nello spettro autistico non abbia interesse nelle frequentazioni o nelle relazioni, tendendo a stereotiparle come asessuali. Ovviamente ci sono persone che non sono interessate a questo aspetto della vita, ma tantissimi soggetti sentono la necessità di avere una relazione. Tuttavia, a causa delle sfumature sociali che sono coinvolte nel processo e della loro vulnerabilità, è difficile intraprenderle[1]“.
  • Molte persone, anche con disabilità, cercano in questo massaggio un atto d’amore, non è del tutto sbagliato e utopistico: questo massaggio è emozionale e di coppia. Il massaggio Tantrico può portare la persona  a scoprire o essere più consapevole della propria intimità e affrontare consapevolmente una relazione. Ciò detto, in alcuni casi, può spaventare i famigliari e i cargiver che non sono pronti ad accettare il fatto che il figlio o l’assistito non è un eterno bambino.

Personalmente temo per le molte persone che esprimono attraverso i socialnetwork, il forte desiderio di scoprire la sessualità e avere una relazione, ma non sanno minimamente come proteggere se stessi e l’eventuale parner dai rischi. Va anche tenuto presente che non sono poche le persone con disabilità solamente fisica che non sanno come e se possono gestire i desideri. Generalmente un operatore olistico e tantrico qualificato, sviluppa una spiccata sensibilità ed è portato a donare benessere all’altra persona. Egli  deve essere empatico: attento ai bisogni dell’altro, mantenendosi distaccato per evitare un eccessivo coinvolgimento. Chi esegue il massaggio deve donare la propria energia e competenza senza aspettarsi nulla in cambio.  Ciò detto mi porta a pensare che unendo il sapere olistico con un corso per imparare a trattare la disabilità cognitiva o fisica complessa, può essere molto utile per avere una figura professionale nuova, capace di abbattere la paura e i tabù che ancora sussistono, nel trattare ed interagire con le persone con disabilità.

Purtroppo c’è chi si improvvisa esperto per guadagnare e per andare incontro alla propria voglia di avere un rapporto sessuale completo, tutto ciò non ha nulla a che vedere con il donare la propria energia e competenza per far stare bene l’altra persona. Ci vogliono preparazione e pazienza per agire sulle energie e far rilassare chi riceve un massaggio. È un fatto che la richiesta di massaggi tantrici è aumentata negli ultimi anni, così come i centri (non sempre seri) che li praticano, gli annunci pubblicitari degli operatori, i siti che ne parlano. È importante essere accorti e dubitare delle persone poco esperte e con pochi anni di formazione. Non tutti poi, hanno la sensibilità e un tocco tale per poter praticare questo o altri tipi di manipolazioni.  E’ auspicabile fare tante domande sugli attestati e le esperienze lavorative e formative, dell’operatore: una buona preparazione sulle altre discipline olistiche è opportuna.

La strada per conoscere e per fare nostra la “Via del Tantra”, è ancora lunga. Nonostante negli ultimi anni se ne parli di più  sui mass media e in diverse  commedie; siamo ancora lontani dal dimostrarne i benefici e divulgarne la tradizione. Inoltre, sono ancora poche le testimonianze di come le persone con disabilità, attraverso il massaggio tantrico scoprano la “Via del Tantra”. Bisognerebbe, infine, contrastare l’idea che sia solo una  moda new age, o che sia una cosa losca e poco chiara, o una pratica che non ha nulla a che vedere con chi ha una “diversità”, o addirittura che possa nuocere per via della sua intensità.

[1]  Dal “Manuale di sesso Tantra e Kamasutra” di Nuela Cossatti

[1] Fonte: www.treccani.it .

[2] Fonte: https://www.designhub.it/cometa/the-special-need.html

(3) Fonte: https://www.erbasacra.com/it/aree-tematiche/tantra/perche-il-tantra.html.

[4] Dal libro: “Tantra, un invito a vivere l’affettività, l’amore e l’erotismo in modo libero e completo”. Di Ashley Thirleby

Una versione adattata di questo articolo è stata pubblicata sulle testate Superando e su Ubiminor e nel saggio RaccontAbili edito dall’Erickon Live.

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Carina la ragazza in carrozzina

Di recente, su Messanger, mi contatta un uomo che dice di aver bisogno di un consiglio. Lo saluto e gli dico che sono disposta ad ascoltarlo.

Esordisce in questo modo: “Anni fa c’era una ragazza disabile che mi corteggiava; mi mangiava con gli occhi! Non ci ho mai fatto niente, anzi la evitavo”.

Non è la prima volta che mi arrivano dei messaggi che lasciano trasparire poca intelligenza ed empatia, ma cerco comunque di ascoltare e di non lasciarmi scoraggiare da quelli che, a prima vista, mi sembrano dei preconcetti.

L’uomo mi dice di avere quarantasei anni e il suo approccio è abbastanza timido, ma vuole a tutti i costi condividere con me un fatto di quando era molto giovane. Senza indugiare inizia il racconto: “Nel mio quartiere vedevo spesso una ragazza disabile, la evitavo, ma i suoi occhi dolci sembravano chiedermi di uscire con lei… Quando tornavo a casa, pensavo a lei e mi masturbavo”.

Come inizio mi sembra piuttosto triste, ma cerco di capire meglio la situazione e domando: “Sai dirmi che problemi aveva la ragazza?” mi risponde: “Era in carrozzina di preciso non lo so. Era molto carina”.

Penso che la sagacia non sia la principale qualità del mio interlocutore, che aggiunge: “Non ho mai avuto il coraggio di parlarci”.

Sento una profonda empatia verso la ragazza: anche a me è capitato che uomini spaventati dalla mia disabilità rinunciassero ad approcciarmi, anche se attratti.

Rido e rispondo: “Beh sei un cuor di leone!”

Marco, così chiamerò il cavaliere senza macchia e senza paura, mi chiede: “Che vuoi dire? Ho scoperto recentemente che le persone disabili possono fare sesso”.

Ci vuole tanta pazienza con certi soggetti… mi spiego meglio: “Voglio dire che potevi conoscerla, mi hai detto che non era male… e poi magari parlavate di mettervi insieme. Poteva essere divertente per entrambi”.

L’intrepido Marco allora cerca una giustificazione: “Pensavo che le persone disabili non potessero fare sesso, lei era anche molto carina. Recentemente, da vari gruppi Facebook, ho scoperto che anche i disabili fanno sesso, scusami per l’ignoranza”.

Wow! Un salto in avanti per quello che più che un cavaliere sembra un uomo di Neanderthal, ne sono capitati tanti di tipi così anche sui siti d’incontri.

Faccio zapping con il telecomando, mi sembra un passatempo più utile di quella conversazione.

Dopo un po’ di tregua il cavernicolo trova da solo una spiegazione ai suoi laceranti dubbi: “forse ero troppo giovane!”. Ecco quella che sembra la confessione di un bullo liceale pentito.

Fingendomi interessata e tranquilla scrivo: “Scusa, posso chiederti quanti anni avevi all’epoca del fatto?”

“Ero molto giovane, avevo ventidue, ventitré anni!”

Ecco, non si tratta di un bullo liceale, poi nel paleolitico non c’era la scuola… ribatto: “Eri già un uomo…”

Lui non coglie il mio messaggio. È nel vortice dei suoi pensieri, in fondo oggi è un uomo maturo di quarantasei anni, è deciso e vuole andare fino in fondo: “Zoe ti prego dimmi: potrei fare sesso con una donna disabile? Mi piacerebbe sapere se ci sono dei limiti in caso mi ricapitasse l’occasione! Di nuovo scusami per l’inesperienza”.

Leggo e penso a quanta ignoranza c’era e c’è ancora su questo tema, mi dico che sono contro gli stereotipi e le barriere mentali, ma tutto ha un limite!

Lui insiste, non facendo caso al fatto che non sto rispondendo: “Pensavo che una persona in carrozzina dalla vita in giù non sentisse niente e che non potesse fare sesso, ma mi sembra di aver capito adesso che se stai in carrozzina puoi anche fare sesso”.

Penso alla ragazza: chissà perché era sulla sedia a rotelle… Camminava a fatica e la usava di tanto in tanto o la usava sempre ed era campionessa di basket o di nuoto paralimpico? così cerco di approfondire: “magari conoscendola avresti potuto capire perché usava la sedia a rotelle, e quanta mobilità avesse realmente”.

Ma il vero enigma era un altro: “Ho letto su alcuni gruppi Facebook che alcune persone in carrozzina non sentono nulla, ma fanno comunque sesso, altri invece percepiscono le sensazioni. Ero giovane allora, ma ora vorrei capirci di più magari mi ricapita!”

“Potevi informarti!”

“Vent’anni fa ero un ragazzo timido. E poi a chi chiedevo: non c’era Internet!”

Niente, non ce la fa a capire che sarebbe stato semplice conoscerla, magari era simpatica e avrebbero potuto approfondire il loro interesse, o forse era antipatica… in entrambi i casi avrebbe conosciuto una persona e si sarebbe levato dei dubbi. Non era timidezza, sembra più panico di conoscere una persona che secondo molti non rispecchia la “normalità” e ora, a più di vent’anni dall’accaduto, si vuole togliere la curiosità e forse, anche qualche sfizio.

Che pazienza! Ci manca solo che mi chieda se anche io uso la carrozzina. Di sicuro non ha visto il film “Quasi amici”, nel quale viene trattato anche questo tema con sagacia ed ironia. Glielo consiglio e gli spiego il perché. Mi risponde “Grazie lo guarderò!”

Sono consapevole che non può bastare un film ad abbattere tanta ignoranza. Penso a quanti uomini come Marco mi sono capitati e a quanti, vedendomi, non si lasciano sfiorare dal pensiero che posso avere dei desideri. Ma c’è anche da dire che probabilmente tutti questi incontri mancati o il morboso interesse collegato solo alla disabilità hanno evitato a me e a tante ragazze disabili dei pessimi e inutili appuntamenti!

Bisogna essere preparati a chi ti evita o a chi non ha il coraggio di andare fino in fondo. Loro pensano di non essere notati, ma anche ciò spesso non corrisponde alla realtà.

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La dimensione affettiva-sessuale nelle disabilità: sfide, proposte e negazioni

Non è da poco tempo che si discute sulla legge che dovrebbe regolamentare la figura dell’O.E.A.S. operatore all’affettività, all’emotività ed alla sessualità delle persone con disabilità. Difatti, negli ultimi anni, grazie alla tenacia di Maximiliano Ulivieri, presidente del comitato Logiver, sono stati presentati due disegni di legge in materia.

Si tratta di proposte oramai dimenticate in Parlamento.

La prima proposta di legge è stata presentata nel 2014, da Sergio Lo Giudice del Pd, la seconda nel 2016, da Elvira Savino di Forza Italia: «Entro la fine dell’anno vogliamo avere risposte, altrimenti siamo pronti a mettere in atto anche azioni eclatanti di disobbedienza civile: così non si può più andare avanti. Ogni persona è diversa da un’altra -interviene Galvani- ci sono gradi e tipologie di disabilità talmente differenti che ogni caso fa storia a sé: i tetraplegici o gli amputati sono una cosa, gli allettati un’altra, gli psichiatrici un’altra ancora».

Per chi è contrario a regolamentare la prostituzione e vorrebbe archiviare definitivamente il disegno di legge del comitato Lovegiver, dovrebbe riflettere anche sulle parole della deputata  Ileana Argentin in un colloquio con Luce Tommasi pubblicato sul sito di Anmil: «Ritengo che sia assolutamente ingiusto che madri di 80 anni siano costrette alla masturbazione di figli di 50 con disabilità mentale. Non possono esistere donne che vivono questa violenza per la sola colpa di essere madri. Il 65% degli uomini con ritardo mentale usufruisce della prostituzione, ma sempre di nascosto. Le donne con disabilità psichica, che vivono all’interno di strutture, spesso entrano in intima complicità con le compagne».

Secondo l’Istat, le persone con disabilità in Italia sono 3,1 milioni, non dovrebbe essere un dato trascurabile, ma spesso le famiglie ricevono aiuti irrisori o peggio, (soprattutto al centro Italia e al sud) le persone disabili sono affidati a grandi istituti dove ci sono pochi operatori rispetto al numero di assistiti, quello che talvolta accade lo ha espresso bene l’Argentin.

L’educazione sessuale di una persona con disabilità e lasciata ai famigliari, che non sentendosi aiutati tal volta negano, o gestiscono in ambito domestico i bisogni sessuali del famigliare con disabilità. Ovviamente non è per tutti così, nei casi dove c’è un buon inserimento lavorativo, si può contare su una rete d’amicizie… avere una vita affettiva e sessuale appagante non è un’utopia. Ma in altre situazioni le famiglie andrebbero sostenute maggiormente. Bisognerebbe puntare di più sull’educazione e il riconoscimento dei bisogni. Anche il livello socioeconomico del nucleo familiare incide sul riconoscimento dei bisogni della persona con disabilità. Non tutte le famiglie riescono a favorire l’emancipazione ed il rapporto di coppia.  Spesso i genitori non si sentono aiutati dalle istituzioni o dagli psicologi, medici e terapisti. Ecco che non è raro, come è stato bene evidenziato dall’On. Argentin, che la persona con disabilità ricorra alla prostituzione, commettendo un reato e non trovando risposte al bisogno naturale di sentirsi accolto, valorizzato e coccolato.

In Italia l’ostacolo maggiore al riconoscimento della figura dell’Operatore all’Emotività, all’Affettività e Sessualità è la paura al regolamentare il sex worker e fare delle leggi più chiare sul favoreggiamento alla prostituzione. Va ricordato che ci sono molti giri illegali, di mafie straniere che operano in Italia, dietro le molte donne che “offrono” il loro corpo a pagamento.

In paesi come Svizzera, Danimarca, Germania, Paesi Bassi ed Austria, la prostituzione è regolamentata, anche per questo motivo, gli assistenti sessuali sono una realtà di supporto alle persone con vari tipi di disabilità. Sarebbe auspicabile prendere esempio da realtà più “avanzate” della nostra.

Spesso, tramite il gruppo FacebookAmore, disabilità e tabù parliamone!” e questo sito, mi contattano tanti genitori o uomini con disabilità. La loro richiesta è come possono aiutare i figli a fare un’esperienza erotica.

Dopo un primo momento dove cerco di capire la situazione, provo a suggerire varie strade, la prima se si tratta di un genitore, è il dialogo per capire i desideri del figlio. In molti casi suggerisco i forum per persone con disabilità, altre volte gli indirizzo verso i siti d’incontri per fare nuove conoscenze, ma metto in guardia dai devotee o dalle persone con fantasie particolari che non sempre sono condivise. Nei siti d’incontri è bene parlare molto per capire se i gusti e le intenzioni dell’altro coincidono con le proprie. Quando la richiesta è dettata da un’urgenza di carattere sessuale, suggerisco l’accoglienza e l’amorevolezza del rituale tantrico, facendo molte domande per capire la serietà e la preparazione dell’operatore. Mi rendo conto che nel rituale tantrico manca l’amore, il rapporto di coppia e l’innamoramento… ma diverse persone mi hanno riferito di aver fatto un’esperienza migliore e più accogliente rispetto alle prostitute.

Il rituale tantrico è amorevole e va in profondità, quindi mi sento di suggerirlo anche alle coppie dove cala il desiderio e, talvolta, fare l’amore diventa un atto meccanico.

Del  diritto alla sessualità e all’affettività delle persone con disabilità, ne parla anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità OMS: “la salute sessuale è l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali dell’essere sessuato, allo scopo di pervenire ad un arricchimento della personalità umana e della comunicazione dell’essere“. Già nel 1993, l’Assemblea Generale ONU aveva approvato un’importante documento dove veniva riconosciuto il pieno diritto a tutti i portatori di handicap di esprimere la propria sessualità. Il concetto importante venne successivamente ribadito anche nella Dichiarazione dei Diritti Sessuali, nel 2006, dove si affermava che è diritto di tutti gli esseri umani raggiungere il più alto livello di salute sessuale.

Scoprire l’amore e l’erotismo è spesso parte di un percorso di crescita, emancipazione e affermazione di sè. Di frequente questo percorso non fa parte degli istituti o case famiglie per persone con disabilità complessa. A mio avviso dovremmo ripensare parte della società e delle strutture per disabili per garantire a sempre più persone una vita piena e soddisfacente, togliendo tante famiglie dall’angoscia del “Durante e Dopo di Noi”.

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