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Lezione per il master della Lumsa 15.07.2018

Scaletta degli argomenti da trattare:

INTRODUZIONE

Presentazione – parli dei tuoi studi e del tuo percorso formativo e lavorativo. In particolare ti soffermi sul progetto “Disabilità e narrazione di sé”.

Zoe oggi, l’esperienza nelle scuole e nelle università grazie a Nata viva e l’esperienza del giornalismo a Piuculture, da prima il diario e Piccologenio.

La scrittura dal mio punto di vista è terapia, è una compagnia, questo mi è sembrato importante comunicarlo alle scuole incontrate.

L’esperienza nelle scuole: è stato e continua ad essere per me importante incontrare gli studenti dalla quinta elementare alle università, per raccontare una testimonianza e condividere traguardi, problemi, metodologie, narrazioni e passioni.”

Quello che ho notato interfacciandomi con studenti di diverse fasce di età è che i ragazzini in età pre-adolescenziale sono quelli più curiosi e stimolati, sono più ricettivi dei bambini delle elementari, ma più spontanei e privi di sovrastrutture rispetto ai ragazzi più grandi. Questo li porta a fare più domande, vi racconto alcuni esempi:

Esempi:

La Ragazzina delle medie che alla mia domanda “quali sono i vostri sogni e progetti per il futuro” mi rispose “voglio morire per rivedere mio zio morto da poco!”

Sempre alle medie, una ragazzina un po’ imbarazzata mi ha chiesto se mi fossi mai innamorata. Con semplicità le ho risposto di sì e che ho vissuto alcune storie d’amore.

Al termine di un primo giro di letture, un ragazzino delle medie alza la mano con l’espressione di uno a cui non torna qualcosa e mi chiede “nel tuo libro, nel capitolo sulla nascita, parli sempre di tua madre e di tua nonna, ma tuo papà dov’era?” Non vi dico come gli ho risposto… aspettiamo di leggere qualche estratto da “Nata viva” e vediamo che idea vi fate!

ENTRIAMO NEL VIVO DI NATA VIVA

LA NASCITA –LETTURA DA PAG.19 A 23

LA SCUOLA-INTRODUZIONE – la scuola è stata per me una corsa ad ostacoli fin dall’inizio. Nella mia esperienza la scuola si è dimostrata un’istituzione incapace di interagire e rapportarsi con la diversità. Sono sempre stata l’UNICA ALUNNA DISABILE. Le piccole esigenze pratiche che presentavo – come la necessità di utilizzare la macchina da scrivere o la ricerca di un braccio per camminare – sono sempre state esasperate e ingigantite dal personale scolastico che ragionava solo in base alla responsabilità, senza riflettere sulle conseguenze che questo poteva avere sulla mia integrazione scolastica.

A cercare di intermediare tra la scuola e la famiglia e rendermi la vita scolastica un po’ più lieve c’era Luigi, il vostro prof!

LETTURA – “SE ALLE MEDIE SCAPPA LA PIPI’… SONO GUAI”

Domande – Oggi come si interviene a scuola di fronte alle esigenze di un alunno con disabilità? La situazione è veramente cambiata o ci sono solo più figure professionali? Il rapporto tra pari come viene facilitato o ostacolato?

LA FISIOTERAPIA –INTRODUZIONE – la fisioterapia per me ha rappresentato una terapia insopportabile voluta dagli adulti (…)

Per fortuna non erano tutti uguali: Luigi mi ha aiutato tanto a scuola, mi ha insegnato ad usare il pc senza traumatizzarmi, anzi… il suo lavoro è stato la dimostrazione che un approccio terapeutico che tenga conto della psiche del bambino era già possibile negli anni ‘80 ’90.

Domande:

Ed oggi come si interviene? A cosa si da valore?

LETTURA – “AGGRAPPATI AI PANTALONI”

LA FAMIGLIA –INTRODUZIONE – La nascita di una persona con disabilità altera gli equilibri di una famiglia. Pone diverse sfide e offre possibilità a chi le sa cogliere.

Le reazioni all’interno dello stesso nucleo possono essere molteplici e io posso dire di averle sperimentate un po’ tutte. C’è chi scappa, chi si sente trascurato dalle attenzioni che, inevitabilmente, una persona con disabilità richiede, chi raccoglie la sfida e per questo viene travolto da impensabili soddisfazioni, gioie, battaglie e delusioni.

La mia famiglia, pur con tutte le difficoltà del caso, si è stretta intorno a me annullando la mia diversità e sostenendo sempre la mia autonomia. Uscendo fuori e rapportandomi con il mondo reale ho trovato ostacoli e barriere, gli “altri” mi hanno sbattuto in faccia la mia diversità (…)

Questo ha comportato, nell’età adulta, notevoli difficoltà nel creare relazioni al di fuori della famiglia che fossero slegate dalla logica dell’aiuto.

Gli esempi (e le letture da scegliere) sono tanti: con i nonni, con Fiore, mamma, papà, Ricky, ve ne

propongo alcuni:

Letture:

“Dov’è meglio dormire?”  – che descrive il rapporto con mia nonna

“Auguri e figlie femmine” – la nascita di mia sorella

“Nuotare in piscina, nuotare tra l’invidia” – l’invidia in famiglia

“Il Motorino” – l’autonomia e l’adolescenza

 Domanda: A qualcuno è capitato di entrare in contatto con famiglie di bambini con disabilità? Quali dinamiche avete riscontrato? Quali le richieste di aiuto e sostegno più frequenti sia da parte dei bambini che da parte dei famigliari?

 

FINE PARTE DEDICATA AL LIBRO NATA VIVA.  ZOE ADULTA:

DISABILITA’ E SESSUALITA’ -Il rapporto con l’altro sesso. Una grande conquista voluta e desiderata; il mio “io” ha preso il sopravvento, ho fatto quello che ho fatto da sola. L’amore e  la sessualità per una persona disabile sono una conquista oltre che passioni, emozioni, condivisione! Si parla tanto di queste tematiche, ma persistono molti tabù, non tutte le famiglie sono pronte e aperte. Non tutti i normodotati accettano una partner disabile. E’ ancora molto la diffusa la concezione del disabile “eterno bambino”. Cosa fare? Come farsi accettare?

 

L’ASSSISTENTE SESSUALE – Figura diffusa in Europa e meno in Italia… si tratta di una figura professionale – le cui competenze di inseriscono tra la psicologia e la fisioterapia – che aiuta la persona disabile ad entrare in contatto la propria sessualità e a esprimerla. Questa figura interviene anche a sostegno della famiglia.

 

Domande: Cosa pensate della figura dell’assistente sessuale? Secondo voi cos’è che ne ritarda il riconoscimento in Italia?

Raccontare la mia esperienza e fare un collegamento al corto (…)

L’AUTONOMIA – raccontare della patente, della burocrazia, dell’inadeguatezza delle strutture frequentate da persone più fragili come anziani e disabili (ore di fila, caldo, assenza di gentilezza e di empatia)…

Raccontare la mia esperienza e fare un collegamento al corto (…)

PROIEZIONE CORTOMETRAGGIO PER RIPRENDERE GLI ULTIMI DUE TEMI: SESSUALITA’ E AUTONOMIA: LA ZOE ADULTA.

E PREMIAZIONE (MINUTO 10:23)

La serata di premiazione con Pif

Una sintesi della serata di ieri al Capodarco L'Altro Festival: la presentazione di un documentario sui 50 anni della Comunità di Capodarco; una lunga intervista al autore, regista e conduttore de “Le Iene” Pierfrancesco Dilibero in arte PIF e la premiazione dei migliori corti e web-doc sul sociale. Presenta il direttore artistico della manifestazione, Andrea Pellizzari

Gepostet von L'Anello Debole am Sonntag, 26. Juni 2016

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE

 

ACCETTAZIONE, NON ACCETTAZIONE E SENSI DI COLPA, tre aspetti che colpiscono il disabile, la famiglia e la società, a vari livelli. Per mia esperienza posso dire che le soddisfazioni lavorative, l’amore e la sessualità, il libro e il corto aiutano, ma le “insidie” di sentirsi inadeguata, non accettata e con sensi di colpa, sono sempre in agguato.

-Il senso di colpa principale deriva dal “non essere normale” ovvero come gli altri vorrebbero che fossi, in primis la famiglia.

 

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Nata viva torna tra i banchi: il racconto del progetto “Disabilità e narrazione di sé”

l’occasione favorevole di lavorare con orgoglio

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Zoe torna tra i banchi di scuola: il progetto “Disabilità e narrazione di sé”

Fin dall’età di nove anni il mio sogno era quello di pubblicare un libro, poi crescendo e vivendo delle situazioni un po’ particolari… ho capito che avevo la necessità di scrivere un romanzo  autobiografico. A ventinove anni questo sogno si è realizzato grazie all’aiuto di Matteo Frasca, pedagogista e scrittore conosciuto grazie al Professore Nicola Siciliani de Cumis, docente di pedagogia della facoltà di Scienze della formazione e dell’educazione dell’Università la Sapienza di Roma.

Nell’aprile 2011 vedeva la luce “Nata viva” romanzo di formazione autobiografico. 

Dopo aver riscontrato un certo entusiasmo nel pubblico adulto, Matteo ebbe l’idea di proporlo in varie scuole dove già lavorava. In tanti capitoli parlo della mia infanzia ed adolescenza, racconto i giochi, le favole, i cartoni animati che mi facevano compagnia quando ero bambina. Il racconto rapsodico affronta anche i problemi scolastici incontrati, la solitudine, l’amicizia, il rapporto tra pari, le passioni: in particolare quella per la scrittura; narra di una Zoe adolescente che si sentiva allo stesso tempo uguale e diversa dagli amici che un po’ l’accettavano ed un po’ la bullizzavano. Per andare nelle scuole ideammo nel 2012 il progetto : “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” e  lo presentammo a presidi ed insegnanti. Dopo poco tempo è iniziata un’avventura nuova ed esaltante: parlare ai bambini e ragazzi di prevenzione al bullismo e rispetto delle differenze.

Con il tempo l’esperienza si è rafforzata e raffinata. Il metodo è semplice ed efficace, ai ragazzi narro degli episodi della mia vita: la nascita, la scuola, la famiglia e poi propongo le letture di alcuni brani in un’ottica di inclusione. Negli incontri lascio spazio per le domande e aiuto gli alunni a narrare i loro vissuti della scuola, il rapporto tra pari e con gli adulti, le loro paure e speranze.
Fino ad oggi ho riscontrato tanto entusiasmo, soprattutto nei ragazzi delle scuole medie: non sono più piccoli, ma non hanno ancora i timori degli adulti. Si lasciano coinvolgere dalla narrazione e vogliono capire meglio come ho percepito la mia “diversità” e le esperienze da me vissute.

Mi sono rimaste impresse alcune delle domande più belle e coraggiose:
“Zoe ti sei mai innamorata”?
“Cosa provavi quando le tue compagne di classe e le insegnanti non ti volevano aiutare?”
“Se non avessi avuto quel “cortocircuito” al momento della nascita saresti stata comunque una scrittrice o pensi che avresti fatto un lavoro diverso?”
“Nel brano dove racconti della tua nascita parli di tua madre e di tua nonna, ma tuo padre c’era e se era presente cosa faceva?”
“Come hai fatto a raccontare la tua nascita? Ma tu te la ricordi?!”
“Nei panni dei tuoi famigliari cosa avresti fatto con una bambina disabile?”

Tutte domande incuriosite alle quali ho risposto con sincerità, dopo averli ringraziati per il coraggio di porle e l’opportunità di ragionare su tanti aspetti condivisibili. Una delle domande che non mi aspettavo, è stata:

“Zoe hai mai pensato al suicidio?”

In tutte le risposte ho dato valore alle conquiste che ho fatto. Queste sono state raggiunte grazie agli forzi della mia famiglia, ma anche grazie al percorso di studi nel quale sono stata sostenuta fino al raggiungimento della laurea, non permettendomi di “arrendermi”. Non ho nascosto loro i miei brutti voti e la voglia di abbandonare la scuola, ho cercato di trasmettere il fatto che la tenacia è più importante anche se si comprende a molti anni di distanza dalla loro età.
Mi è rimasta impressa un’alunna di seconda media che desiderava morire. Parlandole è emerso che per lei la morte era semplicemente un modo per ricongiungersi con lo zio, mancato da poco. Ho cercato di incoraggiarla dicendo che i nostri cari sono felici nel vedere le nostre conquiste presenti e future e seguono il nostro percorso di crescita.
Ricordo con tenerezza anche un’altra bambina che mi ha raccontato che il suo papà ha un problema e grazie al mio esempio vuole scrivere un libro sul padre.

Il progetto “Disabilità e narrazione di sé” è stato ripetuto ogni anno dal 2012 ad oggi, coinvolgendo diverse scuole di Roma e provincia, i professori e presidi interessati ne sono stati entusiasti. Tutto ciò per me è una crescita professionale come pedagogista ed in qualche modo ha significato un riscatto, dato che la mia esperienza scolastica si può paragonare ad una corsa a ostacoli per problemi creati da chi avrebbe potuto aiutarmi. Proprio chi era preposto ad educare e insegnare diceva alle mie compagne: “non l’aiutate perché se cade la responsabilità è della scuola e vostra”.
Meno male che forse le cose sono cambiate e, all’inizio con Matteo a fianco, poi con altre persone che avevano contatti con le scuole sono tornata tra gli alunni sentendomi accolta ed apprezzata. Vado in classe con un entusiasmo che da piccola non avrei mai immaginato!

Dopo i primi esiti positivi che il progetto sulla narrazione di sé aveva riscontrato nelle scuole medie, l’ho portato in diverse quinte elementari, in alcuni licei e agli alunni universitari della Lumsa e della Sapienza. I ragazzi delle medie ed elementari generalmente hanno voglia di sapere e conoscere, è semplice entrare in empatia.
I contenuti, la metodica e la durata dell’incontro in genere variano in base all’età degli studenti. Con le elementari e medie mi focalizzo sul contrasto al bullismo, agli studenti del corso di laurea di pedagogia e del master di neuropsicologia dell’età evolutiva il mio intervento è stato invece utile per raccontare cosa succede ad un bambino ed una famiglia dove c’è un handicap e a cosa bisognerebbe porre più attenzione in qualità di professionisti che si troveranno ad interagire con persone con disabilità.
Ricordo un alunno del master all’Università Lumsa, che alla fine della lezione mi ha detto:
“Non avevo mai pensato a quanto l’aspetto psicologico della terapia riabilitativa possa incidere sul bambino e sul nucleo famigliare, d’ora in avanti ci presterò più attenzione perché non è un fattore di poca importanza”.

Grazie agli incontri nelle scuole sono stata intervistata dai bambini di Radio Freccia Azzurra, un progetto pedagogico rivoluzionario ed innovativo realizzato da Matteo Frasca con il sostegno della sua Associazione Matura Infanzia e il circolo Gianni Rodari onlus.

I piccoli speakers erano già informati su chi sono e cosa ho fatto. Matteo aveva già parlato loro di me, del romanzo e aveva trasmesso in classe l’omonimo cortometraggio. Il giorno dell’intervista, al mio arrivo era tutto pronto: il microfono, le domande, lo speaker, il coro e perfino la pubblicità; tutto realizzato e condotto dai bambini. Ero emozionata e divertita nel rispondere alle loro domande. I bambini di Radio Freccia Azzurra sembravano più grandi e maturi delle altre quinte elementari incontrate fino a quel momento, in fondo non tutti i loro coetanei possono spiegare ad altri bambini e adulti, come si realizza una radio e come si intervistano, scrittori, attori, registi, professori e pedagogisti.

Negli ultimi anni ho ripetuto il progetto senza Matteo, che nel frattempo si è trasferito fuori  Roma. Una tappa importante del progetto ha coinvolto le quinte elementari e medie della scuola Di Donato di Roma. Quest’incontro è stato diverso dagli altri: il professore di arte ha fatto una interessante lezione su teatro, artisti, barriere e diversità. Nella seconda parte dell’incontro Emilia Martinelli dell’Associazione Fuori Contesto, un’amica conosciuta grazie a Matteo e che fa parte del comitato genitori della Di Donato, ha letto dei brani ed insieme abbiamo stimolato il racconto in una classe molto ricca e multietnica. Quanta empatia con  gli adolescenti che si sentono inadeguati, ma allo stesso tempo vorrebbero cambiare questo strano mondo! Insieme al professore, Emilia e la classe abbiamo condiviso emozioni e spunti di riflessioni nuovi su come possiamo migliorare quello che siamo, grazie, e nonostante, alla presa di coscienza dei limiti, mancanze, ma anche delle potenzialità di ciascuno di noi.

Spero che l’entusiasmo dimostrato dagli studenti incontrati finora nei confronti di una persona e delle storie nuove accompagni loro nella crescita e che possano continuare ad esplorare la diversità e ad appassionarsi di nuove narrazioni.

Sono pronta a nuovi incontri con bambini, ragazzi ed adulti per ripetere e spiegare il progetto pedagogico che sta riscontrando l’entusiasmo dei bambini, ragazzi, genitori, professori e presidi coinvolti. Oggi si parla tanto di differenze, bullismo e cyberbullismo, spero che di poter condividere con i ragazzi molti vissuti ed esperienze al fine di prevenire questi fenomeni, dare valore alle differenze e far crescere il progetto “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” a livello professionale.

 

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Lettera di presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

 Titolo dell’opera: Nata viva

 Autrice: Zoe Rondini (nome d’arte)

Pagine:   252

Editore: Società Editrice Dante Alighieri

Edizione: novembre 2015

Genere: romanzo di formazione; romanzo autobiografico

Per tutte le informazioni potete contattare Zoe Rondini  su Facebook.

ll volume è impreziosito dalla prefazione della Professoressa  Serena Veggetti, docente di psicologia alla Sapienza di Roma, ed un racconto ispirato a nonno Adriano Bompiani.

Per comprare il volume potete andare sul link della Società editrice Dante Alighieri .   Nata viva   e-book

Sinossi:

“… Tutti i dottori si affrettano a rianimarmi, ma rimango cinque minuti completamente senza respirare. Si tratta solo di cinque minuti, ma sono i primi della mia vita“.

Poi Zoe comincia a respirare. E a vivere. Quei cinque minuti dopo rispetto agli altri neonati – a causa di un respiro intrappolato per un tempo infinito in un corpo troppo piccolo – la costringeranno a confrontarsi, fin dai primi mesi, con una vita che è cominciata sì cinque minuti più tardi, ma che pian piano non tarderà a essere così tanto desiderata da consentire a Zoe di superare qualsiasi ostacolo, senza rinunciare a nulla, a costo spesso di immane fatica e  incomprensione da parte degli altri.

“… Cammino un po’ male, parlo un po’ male, controllo un po’ male i movimenti delle mani, delle dita, dei bulbi oculari… non ho un movimento, un arto o un muscolo che non fa capo al mio sistema nervoso centrale che è stato lesionato a causa di quei cinque minuti“.

Zoe imparerà con suoi tempi a camminare, a parlare, a leggere e all’età di nove anni scoprirà la inesauribile passione per la scrittura, cominciando a scrivere i suoi primi racconti.

Ma è all’età di tredici, che per superare il momento più difficile della sua vita – a causa di lutto doloroso –  intraprende l’avventura più importante, e un po’ per bisogno, un po’ per caso, un po’ per scelta, decide di dare vita ad un racconto autobiografico che l’accompagnerà per ben dodici anni.

Lungi dall’essere un trattato o un saggio autobiografico sulla disabilità, “Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone disabili.

Nel suo stile rapsodico, squisitamente discontinuo, frammentario e spesso profondamente ironico, Zoe si fa cantore e testimone, con la sua voce, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la propria visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.

Ne nasce un racconto a suo modo epico in cui riconoscersi,  popolato da  personaggi indimenticabili, amici e nemici che  Zoe sa tratteggiare con sapiente tocco  tra familiari, compagni di scuola, dottori, fisioterapisti, maestri, insegnanti, docenti universitari, presidi,  babysitters, viandanti, incontri fortuiti.

E insieme a lei, anche noi riviviamo il nostro essere stati bambini o adolescenti incompresi, in famiglia come a scuola, dentro o fuori dal gruppo, allontanati e maltrattati spesso inconsapevolmente, a volte con una certa presunzione da chi non la pensava o non poteva essere come noi.

Nel suo romanzo di formazione Zoe costringe il lettore a non dimenticare mai lo  scarto enorme che c’è tra vivere ed esistere, inchiodandoci all’idea che per nascere veramente, ad ogni occasione, bisogna sentirsi vivi, gridarlo e raccontarlo al mondo intero.

Zoe Rondini è il nome d’arte dell’autrice. Laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma. Si è sempre impegnata a scrivere articoli riguardanti i problemi e i diritti delle persone disabili su vari siti, quotidiani on-line quali Rete Near dell’Unar, ufficio nazionale anti-discriminazione razziali e sulla rivista italiana dell’Opera Montessori. “Nata Viva“ è la sua opera prima.

 

NATA VIVA CORTOMETRAGGIO:

 È  la storia di Zoe Rondini una ragazza che per i primi 5 minuti della sua vita non ha respirato.
Zoe ha scritto un libro che racconta la sua vita, allegra e faticosa (Società editrice Dante Alighieri). Lucia Pappalardo l’ha trasformato in un breve film grazie al supporto dell’Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani. Il cortometraggio è il seguito del romanzo di formazione in quanto racconta gli ostacoli e le conquiste della Zoe adulta.

Nel 2016 NATA VIVA ha vinto Capodarco L’Altro Festival – L’Anello Debole ed è stata premiato fuori concorso al Festival Ciak sul Fermano.  

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RASSEGNA STAMPA PER LE DUE OPERE:

Sessualità, adolescenza e disabilità. Un convegno oltre ogni pregiudizio

Nata viva sul Venerdì di Repubblica 

Zoe Rondini è Nata Viva

Nata Viva“ tra i corti finalisti di Capodarco, L’anello debole 2016

Premio Anello debole, vince forza di Zoe

 Nata viva e l’attuale condizione dei disabili nel nostro paese. Intervista all’autrice 

Nata viva sul magazine della scuola di scrittura Omero. di Arturo Belluardo  10 dicembre 2015

Zoe Rondini: intervista all’autrice di “Nata viva“ di Disabilibidoc.it

Zoe Rondini, una donna coraggiosa

Cinque minuti e poi…

 

Interviste alle radio:

Zoe Rondini su Slash Radio a parlare di Nata viva

Zoe a Radio Freccia Azzurra

La Cantastorie Zoe Dal romanzo Nata viva è stato tratto lo spettacolo teatrale La Cantastorie Zoe che è stato trasmesso da Radio Onda Rossa.

Con Nata viva ha preso vita il progetto Disabilità e racconto di sè rivolto a alluni dalla quinta elementare ai master universitari, ecco il racconto di queste importanti esperienze:

Zoe torna tra i banchi di scuola: il progetto “Disabilità e narrazione di sé”

“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

Lezione per il master di psicologia della Lumsa 15.07.2018

 

Nella sua prima stesura, il romanzo ha ottenuto diversi riconoscimenti ai seguenti premi letterari:

-Finalista al Premio Firenze 2011 – Centro culturale Firenze Europa “Mario Conti” – XXIX Premio Firenze sezione D -narrativa edita.

-Segnalata al concorso letterario “Premio nazionale di letteratura Prof. “Francesco Florio” 23 edizione 2011 – Licata” con un diploma di elogio, ottenendo il punteggio di 93/100.

-Menzione d’onore con diploma di merito al Premio nazionale di poesia, narrativa e fotografia “Albero Andronico” V edizione.

-Semifinalista e Menzione d’onore con diploma di merito al XVIII Premio letterario internazionale “Trofeo penna d’autore” nella sezione A: libri narrativa e saggistica.

Presentazione e curriculum vite di Zoe Rondini

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Zoe a “Codice – La vita è digitale”, su Rai Uno

Il 26 luglio 2018, ho partecipato al programma “Codice – La vita è digitale“, condotto da Barbara Carfagna, andato in onda su Rai Uno alle 23.30.

Un grazie particolare a Lucia Pappalardo e al team Rai.

Dal minuto 54 in poi c’è il nostro servizio!

CODICE – LA VITA E' DIGITALE 27/07/2018

Ringrazio per il gentile prestito RaiPlay: "https://www.raiplay.it/video/2018/07/Codice-La-vita-e-digitale-Superuomini-o-postumani-9dddbdec-b750-449b-addd-3e3d08285bad.html" Da UFFICIO STAMPA RAIRai1: CODICE – LA VITA E' DIGITALESei puntate il giovedì in seconda serata dal 26 luglio, conduce Barbara Carfagna26/07/2018 – 23:30Internet è una rivoluzione che non ha uguali nella storia dell’umanità. Il digitale sta modificando l’uomo e la società in modo imprevisto. Sicurezza, salute, economia: proprio di questo si parlerà nella seconda edizione del programma di Rai1 "Codice", condotto da Barbara Carfagna in onda ogni giovedì dal 26 luglio alle 23.30. Insieme ad accademici, ricercatori, scienziati, startupper, visionari, storici, frati, hacker, nerd, e geek mostreranno quali sono i cambiamenti già in atto nella nostra vita, e quelli a cui stiamo per assistere. Nella nuova Era che abbiamo l’opportunità di vivere dobbiamo fare i conti con cambiamenti straordinari, che investono le nostre esistenze: sono già disponibili tecniche che permettono di “hackerare” il nostro DNA, e nuovi sistemi diagnostici permettono di individuare le malattie ancor prima che si manifestino. Ma non solo: molti scienziati e “futuristi” assicurano che entro pochi anni si raggiungerà il cosiddetto “punto di singolarità”, cioè il momento in cui l’intelligenza artificiale sarà pari, o paragonabile, a quella degli umani. Quale sarà il destino dell’uomo? #Codice si potrà rivedere su Raiplay.it, e sul canale Rai Youtube sarà inoltre possibile approfondire i contenuti online e le interviste fatte agli esperti internazionali direttamente in inglese.

Gepostet von World's Line am Freitag, 27. Juli 2018

 

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Nata viva su Cubik TV

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Zoe a Radio Freccia Azzurra

Lezione per il master della Lumsa

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Sessualità, adolescenza e disabilità. Un convegno oltre ogni pregiudizio

“Come c’è un’arte di raccontare, solidamente codificata attraverso mille prove ed errori, così c’è pure un’arte dell’ascoltare, altrettanto antica e nobile.” L’osservazione di Primo Levi, mi sembra molto pertinente con l’esperienza, anzi le esperienze, che vi sto per documentare.

Il 7 novembre 2017, Lucia Pappalardo, regista del mini film Nata viva ed io, siamo state relatrici al convegno: Adolescenza, tra affettività e sessualità, oltre ogni pregiudizio, promosso dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Marche, presso la Sala Consigliare del Comune di Ancona. Questa opportunità è stata resa possibile grazie alla volontà e la tenacia della Presidente della Commissione della Pari Opportunità della Regione Marche, Meri Marziali, che ha promosso l’iniziativa e ha voluto fortemente la nostra presenza nonostante i danni ed i problemi causati dal terremoto.

La mattinata, ha visto coinvolte esponenti dell’Unione Italiana dei Ciechi di Ancona e le dottoresse del consultorio.

Ad ascoltare con partecipazione erano i ragazzi di medie e licei di vari istituti del capoluogo marchigiano.

La dottoressa Giorgia Giacani, la collega Katia Caravello psicologhe e psicosessuologhe e la ginecologa Valeria Bezzeccheri, hanno spiegato ai ragazzi, con semplicità e senza falsi pudori, l’importanza dei metodi anticoncezionali e la prevenzione delle malattie veneree. Le relatrici hanno altresì invitato i ragazzi a fare domande senza avere timori e vergogna su argomenti quali l’amore, i sentimenti e la sessualità. È stato anche messo in luce l’aspetto ludico del rapporto sessuale, ricordandone la bellezza e l’importanza per tutti. Le relatrici hanno poi spiegato ai ragazzi cos’è un orgasmo, descrivendolo come un momento fondamentale dell’atto sessuale.

La Giacani ha aperto il suo intervento condividendo con i ragazzi una riflessione sulla paura nel rapporto con l’altro, ricordando che “il momento giusto è quando ti passa la vergogna”. La giovane psicosessuologa ha poi sottolineato che “la sessualità fa parte di noi, dalle nostre origini, e quindi ci appartiene; ma appartiene anche all’Altro, perché il sesso è relazione. Il sesso per gli adolescenti è anche scoperta. E la scoperta implica curiosità e paura.

Forti e coinvolgenti le testimonianze delle relatrici non vedenti e ipovedenti che hanno raccontato il loro vissuto con un handicap visivo e la loro realizzazione grazie agli studi universitari, al lavoro, ai fidanzati e mariti. Hanno narrato le loro esperienze sentimentali, la fase adolescenziale, le limitazioni e le differenze con i coetanei. Katia Caravello ha condiviso con i ragazzi una parte del suo vissuto: “nel non vedere non si ha accesso ad una serie di informazioni sul contesto, sulle mode del momento, su un ragazzo che ti guarda in modo interessato… è importante che gli amici, i genitori, la scuola non neghino tali informazioni e in quest’ottica è fondamentale il lavoro che l’Unione Italiana dei Ciechi svolge per sensibilizzare famigliari, ragazzi e docenti.”

Nella seconda parte del convegno è stato proiettato il cortometraggio Nata viva, il proseguimento dell’omonimo romanzo autobiografico.

Lucia, regista del mini film, ha raccontato la nostra volontà di mettere in scena alcuni brani del libro quali la fisioterapia, ma anche narrare i problemi e le conquiste della Zoe adulta, ad esempio la vicenda della patente, l’autonomia, il rapporto con l’altro sesso e l’amore.

Al termine della proiezione, gli alunni mi hanno fatto complimenti e molte domande. Con la semplicità che caratterizza gli adolescenti, hanno voluto sapere se soffro per le barriere create dagli altri. La mia risposta è stata sincera: “oggi no, perché ho degli amici e conoscenti che mi apprezzano. Alla vostra età ho sofferto per l’emarginazione ed i pregiudizi dei compagni di classe, cosa che si sarebbe potuta evitare con semplici domande sul mio handicap e su come poter fare insieme a me cose divertenti e da adolescenti: uscire in gruppo, prendere l’autobus, andare in discoteca o a mangiare un gelato.”

Mi è stato poi chiesto se ho sofferto quando non mi volevano rinnovare la patente, ho risposto: “sì, ma ho lottato: ho guidato per più di dieci anni senza problemi e non potevo accettare un’ingiusta negazione”.

Un’altra domanda interessante ed inaspettata è stata: “perché non ti rechi nelle varie scuole per raccontare la tua storia?”, ho spiegato che sto girando istituti ed università di Roma, la mia città e la sua provincia, ma a ripensarci perché escludere un’esperienza simile ad Ancona?

Infine gli alunni si sono anche complimentati e una ragazza mi ha abbracciata con sincerità in quanto ai loro occhi ho superato l’adolescenza, età critica per loro e per la maggior parte degli individui. Con qualche ostacolo in più, ma sono comunque riuscita ad ottenere diversi risultati importanti.

Oggi nel mio girare scuole e ambienti istituzionali trovo molta attenzione per le persone con delle caratteristiche diverse dalla normalità ed anche per l’infanzia e gli adolescenti.

Spero che l’oggetto del convegno, e quindi la lotta ai vari pregiudizi, siano portati ancora avanti nelle scuole, nelle famiglie e nelle sedi istituzionali, con altre importanti iniziative anche in futuro. La volontà di continuare su questa scia è presente e tangibile. In quest’ottica è importante continuare a creare momenti di confronto e scambio, a vari livelli, tra istituzioni e persone che hanno una differenza o uno svantaggio. Si parla ancora troppo poco, e solo in sporadici contesti, delle numerose e differenti disabilità, ma anche di amore, sessualità e pregiudizi, quasi siano temi da non approfondire o capire, tutto ciò alimenta tabù ed incomprensioni.

Ripensando alle tante informazioni della conferenza, al silenzio dei ragazzi nell’ascoltare le relatrici e alla loro voglia di capire e sapere, mi torna in mente un’affermazione di Winston Churchill: “il coraggio è quello che ci vuole per alzarsi e parlare; il coraggio è anche quello che ci vuole per sedersi ed ascoltare.”

Del convegno si è parlato anche al telegiornale regionale delle Marche:

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Ascolta:

Zoe Rondini su Slash Radio a parlare di Nata viva

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Lezione per il master di neuropsicologia dell’età evolutiva, Università Lumsa di Roma

Scaletta degli argomenti da trattare:

INTRODUZIONE

presentazione, parlare degli studi e del percorso formativo e lavorativo. In particolare soffermarsi sul progetto “Disabilità e narrazione di sé”.

Zoe oggi, l’esperienza nelle scuole e nelle università grazie a “Nata viva” e l’esperienza del giornalismo a Piuculture, da prima il diario e Piccologenio. La scrittura dal mio punto di vista è terapia, è una compagnia, questo mi è sembrato importante comunicarlo alle scuole incontrate.

l’esperienza nelle scuole: è stato e continua ad essere per me importante incontrare gli studenti dalla quinta elementare alle università, per raccontare una testimonianza e condividere traguardi, problemi, metodologie, narrazioni e passioni. Raccontare vari esempi di bambini, ragazzi e professori incontrati con il progetto “disabilità e narrazione di sé”.

ENTRIAMO NEL VIVO DI NATA VIVA

LA NASCITA -essendo la giornata delle paralisi infantili parlerei/leggerei della mia nascita: DA PAG.19 A 23

LA SCUOLA-la scuola: introduzione mia; letture spiegare che tutta la scuola è stata segnata da problemi degli adulti… da piccola il rapporto tra pari funzionava. Il sostegno di Valerio (LUIGI).

Oggi come si interviene davanti un problema? La situazione è veramente cambiata o ci sono solo più figure professionali? Il rapporto tra pari come viene facilitato o ostacolato? Lettura PAG 173-175

LA FISIOTERAPIA -Lettura “aggrappati ai pantaloni”, parlare della fisioterapia, i terapisti ed il loro ricordo (una terapia insopportabile voluta dagli adulti). Per fortuna non erano tutti uguali: Luigi mi ha aiutato tanto a scuola, mi ha insegnato ad usare il pc senza traumatizzarmi, anzi… allora un approccio terapeutico che tenga conto della psiche del bambino era già possibile negli anni ‘80 ‘90? Ed oggi come si interviene? A cosa si da valore??? Lettura PAG- 63 E 64

LA FAMIGLIAcome cambiano le dinamiche tra genitori e figli? E tra soggetto disabile e gli altri componenti della famiglia? Gli esempi (e le letture da scegliere) sono tanti: con i nonni, con Fiore, mamma, papà, Ricky ect  quale il ruolo dell’analisi? Difficoltà di Zoe adolescente ed adulta nel creare relazioni al di fuori della famiglia… e al di fuori della logica dell’aiuto… ciò ha radici profonde, ma si può intervenire? Letture:

–      (la nonna): Dov’è meglio dormire? (pag.41-42);

–      (fiore) Auguri e figlie femmine (pag. 101-105);

–      Nuotare in piscina, nuotare tra l’invidia (121).

DISABILITA’ E SESSUALITA’ –Il rapporto con l’altro sesso. Una grande conquista voluta e desiderata; il mio “io” ha preso il sopravvento, ho fatto quello che ho fatto da sola. L’amore e  la sessualità per una persona disabile sono una conquista oltre che passioni, emozioni, condivisione! Si parla tanto di queste tematiche, ma persistono molti tabù, non tutte le famiglie sono pronte e aperte. Non tutti i normodotati accettano una partner disabile. E’ ancora molto la diffusa la concezione del disabile “eterno bambino”. Cosa fare? Come farsi accettare? Cosa pensate della figura dell’assistente sessuale? A mio avviso la strada è ancora lunga anche se qualcosa ho attenuto. Raccontare la mia esperienza e fare un collegamento al corto.

– L’AUTONOMIA – raccontare della patente, della burocrazia, dell’inadeguatezza delle strutture frequentate da persone più fragili come anziani e disabili (ore di fila, caldo, assenza di gentilezza e di empatia).

PROIEZIONE CORTOMETRAGGIO PER RIPRENDERE GLI ULTIMI DUE TEMI: SESSUALITA’ E AUTONOMIA: LA ZOE ADULTA.

CHIUDE L’INTRODUZIONE.

***

SPUNTI DI RIFLESSIONE

-ACCETTAZIONE, NON ACCETTAZIONE E SENSI DI COLPA, tre aspetti che colpiscono il disabile, la famiglia e la società, a vari livelli. Per mia esperienza posso dire che le soddisfazioni lavorative, l’amore e la sessualità, il libro e il corto aiutano, ma le “insidie” di sentirsi inadeguata, non accettata e con sensi di colpa, sono sempre in agguato.

Domanda: Come incide secondo voi la nascita di un bambino disabile sull’equilibrio familiare?

Quali potrebbero essere le conseguenze dell’accettazione e della non accettazione?

Ad esempio da un lato si assiste a persone che rinunciano a loro stesse per dedicarsi al membro disabile della famiglia, altre si chiudono e si allontanano, per paura di non essere all’altezza delle sue “pretese”.

Quali altre dinamiche vi vengono in mente?

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Premio Anello debole, vince forza di Zoe

Guarda il corto “Nata viva”:

Vi presento il cortometraggio di Nata Viva

 

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Chi siamo


Autrice del romanzo autobiografico “Nata viva” dal quale è stato tratto l’omonimo  cortometraggio.

Sono autrice, giornalista sociale, pedagogista ed attrice. 

Attualmente collaboro con il giornale online “Piuculture” – Il giornale dell’intercultura – per il quale seguo convegni, seminari e conferenze sui migranti e le tematiche a loro correlate, per poi redigere articoli. Mi occupo inoltre di curare i contenuti social del giornale nei principali social networks (Facebook e Twitter).

A seguito del conseguimento della laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione ho acquisito competenze in ambito pedagogico e sociologico, che ho messo in pratica nel progetto portato in alcune scuole elementari, medie e superiori dal titolo: “Disabilità e narrazione di sé”. I contenuti del progetto sono ispirati al romanzo autobiografico “Nata viva” – mia opera prima edita con il nome d’arte di Zoe Rondini – e all’omonimo cortometraggio.

Ho proseguito gli studi  universitari coltivando la mia passione per la scrittura narrativa e giornalistica, con la laurea specialistica in Editoria e Scrittura. L’attitudine allo scrivere mi ha portato alla pubblicazione del romanzo di formazione “Nata viva” – ad oggi alla sua seconda edizione – del quale mi occupo direttamente della promozione e divulgazione. Ho collaborato inoltre con diverse testate online e cartacee.

In ambito accademico ho avuto l’occasione di intervenire come relatrice in alcuni convegni  su  disabilità e tematiche correlate. Ho avuto modo di approfondire gli aspetti psicologici, sociali e pedagogici. Inoltre nei convegni, ho affrontato la tematica della disabilità in rapporto alla famiglia, la scuola, gli ausili informatici, l’amore e la sessualità, il rapporto con gli altri. Le conferenze si sono tenute in buona parte a Roma, città dove risiedo, ma anche a Genova, Ancona e Messina.

Negli ultimi anni ho approfondito la tematica dell’amore, la sessualità, la figura dell’assistente sessuale in molti articoli di questo portale, disponibili nella categoria “articoli della redattrice”.

In futuro mi piacerebbe portare il mio contributo in convegni e seminari dedicati a questa delicata tematica per approfondirne gli aspetti psicologici, sociali e pedagogici attraverso il confronto con le associazioni per persone disabili, ma anche con giovani, universitari e adulti.

Oltre all’attuale collaborazione con il giornale online Piuculture, in passato ho scritto per alcune testate giornalistiche quali la rivista Near, promossa dall’UNAR (Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali),   la rivista “Vis Vitae”, promossa dall’Associazione Risveglio Onlus, La vita dell’infanzia, rivista dell’Opera Montessori e “Angeli Press” di Paola Severini Melograni.

Un’altra delle mie passioni è sicuramente il teatro, al quale mi sono avvicinata grazie alla lungimiranza dell’attore e regista Stefano Viali, con il quale ho seguito un corso che è durato nove anni. I suoi laboratori, che, vorrei sottolineare, non miravano al teatro integrato, erano corsi per studenti del liceo e universitari. Questa mia attitudine mi ha portato, grazie alla collaborazione con Matteo Frasca e la regista e attrice Tiziana Scrocca, ad estrapolare dal mio romanzo “Nata viva” la sceneggiatura dello spettacolo teatrale “La cantastorie Zoe“.

Altre competenze e capacità collaterali si concentrano soprattutto nell’uso del computer e di diversi programmi e una profonda propensione al sociale.

Ci tengo a precisare che, nonostante una disabilità motoria per la quale deambulo con difficoltà, non ho bisogno né di stampelle né di sedia a rotelle, affronto tranquillamente scale e dislivelli e mi sposto autonomamente con la mia auto.

Sono iscritta negli elenchi di collocamento mirato dal 25/7/2001, numero identificativo 121565, per la legge n. 68 art 8 del 99.

Per il futuro spero di continuare a divulgare un messaggio positivo: anche con un handicap si può condurre una vita normale, piena di sfide e di soddisfazioni. Vorrei continuare a diffondere questo pensiero con la scrittura, la carta stampata, i media, gli interventi nelle scuole, convegni e seminari.

Curriculum vitae 

Informazioni personali

 SITO WEB: Piccologenio 

 NAZIONALITA’: ITALIANA

LUOGO E DATA DI NASCITA: Roma, 16/09/1981

Sono iscritta negli elenchi di collocamenti mirato dal 25/7/2001, numero identificativo 121565, per la legge n. 68 art 8 del 99.

POSIZIONE RICOPERTA OCCUPAZIONE DESIDERATA 

Giornalista sociale, giornalista, autrice, blogger, pedagogista, attrice, promoter.
Mi piacerebbe continuare a lavorare nel sociale: aspiro a proseguire la mia attitudine letteraria in collaborazioni con giornali, sia online che cartacei, riviste e periodici caratterizzati dall’interesse per questioni sociali legate alla disabilità, all’integrazione culturale e le categorie “deboli” .

N.B. Faccio presente che queste capacità e attitudini, documentate anche dalle esperienze lavorative in corso e pregresse, di seguito riportate nel curriculum vitae, si accompagnano ad una disabilità fisica del 100%. (Sono iscritta alle liste protette di collocamento). Ciò non mi impedisce di avere una vita indipendente, lavorare, parlare in pubblico e allacciare rapporti lavorativi per fare rete e portare benefici all’azienda per la quale lavoro.

Per la scrittura, lettura, lavoro sul testo, mi avvalgo dell’uso del computer. Deambulo con difficoltà, ma non ho bisogno né di stampelle né di sedia a rotelle, affronto con disinsvoltura scale e dislivelli. Mi sposto autonomamente per Roma con la mia auto.

Esperienza lavorativa

3 luglio 2017 e 15 luglio 2018: Docente presso il Master di neuropsicologia dell’età evolutiva, Università LUMSA di Roma. Attività di esercitazione e formativa.

Il materiale usato per le lezioni è disponibile ai seguenti link:

Lezione per il master della Lumsa

“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

2016-2018: Tirocinio lavorativo presso PiucultureIl giornale dell’intercultura a Roma- Impegnata in redazione di articoli su convegni e seminari sul tema delle migrazioni e dei fenomeni collegati; inserimento tramite WordPress di articoli e notizie brevi. Collaborazione nella gestione delle pagine social (Facebook e Twitter) del giornale. Esperienza realizzata grazie al progetto “Formiamo il futuro” promosso dal Comune di Roma.

2015: Seconda edizione del romanzo di formazione “Nata viva” a cura della Società Editrice Dante Alighieri.

dal 2012 ad oggi: Collaborazione con la rivista trimestrale cartacea “Vis Vitae”, periodico dell’Associazione Risveglio Onlus.

2015: Realizzazione del cortometraggio “Nata viva” con la regia di Lucia Pappalardo, produzione Associazione nazionale filmaker e videomaker italiani.

2015: Responsabile della sezione “Sesso e disabilità” per il forum dell’Associazione “Gli amici di Elsa Onlus”. Moderatrice, responsabile e ideatrice dei post della suddetta categoria.

Gennaio – luglio 2014: Tirocinio formativo presso Istituto Leonarda Vaccari, impegnata in attività di archivio fotografico e sviluppo di tecniche di comunicazione alternativa aumentativa indirizzate agli utenti dell’Istituto. Esperienza realizzata grazie al progetto “Formiamo il futuro” promosso dal Comune di Roma.

2013: Replica dello spettacolo La Cantastorie Zoe presso il teatro Arvalia, nell’ambito di un corso di aggiornamento per insegnanti ed educatori.

2013 – 2015: Collaborazione con la rivista Rete Near, promossa dall’UNAR (Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali), Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

2015: Replica radiofonica dello spettacolo “La Cantastorie Zoe” presso Radio Onda Rossa.

2012 ad oggi: Responsabile del progetto educativo su disabilità e narrazione dal titolo “ Disabilità e narrazione di se, come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”. Il progetto è stato portato nelle seguenti scuole ed università:

– classe II G del liceo scientifico G. Keplero di Roma

– cinque classi del liceo scientifico Plinio di Roma

– sette classi seconde e sette classi terze della scuola media dell’Istituto Comprensivo Campagnano di Roma con sedi a Campagnano e Mazzano

– cinque classi di quinta, presso la scuola primaria dell’ Istituto Comprensivo Campagnano di Roma.

-Classe  quinta A del plesso “Piazza Capri” a Montesacro, Roma

          -Classi quinte A,B delle elementari e medie prima A e prima B  della scuola Didonato di Roma

– agli studenti di Scienze dell’educazione e della formazione alla Sapienza di Roma

– Master di neuropsicologia dell’età evolutiva, Università Lumsa di Roma

Al link di seguito il racconto dell’esperienza nelle scuole: “Nata viva torna tra i banchi”.

2012/2013: Attrice e coautrice dello spettacolo teatrale “La Cantastorie Zoe” ispirato al romanzo “Nata viva”, andato in scena presso il Teatro Abarico, i giorni 31 maggio e 26 giugno.

2011/2012: Pubblicazione con lo pseudonimo di Zoe Rondini del romanzo di formazione “Nata viva” presso la casa editrice Gruppo Albatros Il filo.

2008: Pubblicazione di un racconto in 7 post sul blog dell’Associazione Handiamo! Europe Olnus.

2006: Consulenza sugli ausili informatici per handicap al corso indetto dalla FOAI – Federazione degli Organismi per l’Assistenza alle Persone Disabili – presso l’Ausilioteca dell’Istituto Leonarda Vaccari

2005/2006: Tirocinio formativo nell’ambito del percorso di laurea triennale presso l’Ausilioteca dell’Istituto Leonarda Vaccari.

Dal 2006 a oggi: Creazione, gestione, aggiornamento e divulgazione del portale Piccologenio.

2000: Collaborazione con la testata giornalistica Angeli Press, di Paola Severini Melograni.

2002: Pubblicazione sulla rivista cartacea “La famiglia – bimestrale di problemi familiari”, dell’articolo “Nulla di utile”, in collaborazione con il Professor Siciliani de Cumis.

Esperienze significative

 26 luglio 2018: Partecipazione al programma “Codice – La vita è digitale”, condotto da Barbara Carfagna, andato in onda su Rai Uno alle 23.30. Il servizio è disponibile al seguente link: Zoe a “Codice – La vita è digitale”.

6 novembre 2017: tra i relatori del convegno “Adolescenza, tra affettività e sessualità, oltre ogni pregiudizio” promosso dalla Commissione pari opportunità della Regione Marche, presso la sala consiliare del Comune di Ancona.

15 giugno 2017: tra i relatori dell’evento “Roma! Città aperta” al tavolo “inclusione sociale e fragilità”.

2017: intervista su Slash Radio, la radio dell’Unione Italiana Ciechi, sul romanzo e sul mini-film “Nata viva”.

2017: messa in onda del mini-film “Nata viva” sul canale Charity di Cubik TV.

2016: Intervistata dai bambini di Radio Freccia Azzurra sul romanzo “Nata viva” e sull’omonimo cortometraggio. Progetto  ideato dal Circolo Gianni Rodari Onlus e dall’ Associazione Matura Infanzia, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo A. Gramsci – Scuola primaria G. Perlasca.

2015: In occasione della Giornata Mondiale del Libro, invitata in qualità di autrice alla presentazione del libro “Nata Viva” presso l’Aula Magna del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne del Polo Universitario Annunziata, organizzata dal Comitato Unico di Garanzia (CUG) e dall’Università degli Studi di Messina.

2014: Relatrice nell’ambito del convegno “Disabilità e integrazione: diritto a una cittadinanza attiva” organizzato in memoria del Prof. Giuseppe Cartelli dal DISFOR – Dipartimento Di Scienze Della Formazione di Genova e l’Istituto italiano di bioetica. Titolo dell’intervento: “Il mito del normale. Disabilità e affettività: il rapporto con l’altro tra paure, stereotipi e riconoscimenti”.

2010: Relatrice al convegno “Amore, sessualità ed Handicap, è ancora un tabù?” organizzato dall’Associazione Handiamo! Europe Onlus durante la manifestazione allestita nella settimana del PERTUTTI a Roma.

2008: Ospite e relatrice di cinque puntate, nella trasmissione televisiva “Handiamo in piazza”, Gold tv. (Trasmissione gestita dal portale Handiamo! ) Si parlava di disabilità e tematiche conrelate.

Istruzione e formazione

2016 – Attestato di giornalismo sociale conseguito a conclusione del corso “Infomigranti” promosso dal giornale online Piuculture.

2012/2013: Laurea magistrale in Editoria e Scrittura presso l’Università la Sapienza di Roma, facoltà Lettere e Filosofia, con tesi sperimentale dal titolo: “BLOG-GRAFIE, la blogosfera letteraria”.Votazione 108/110.

2006/2007: Laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione presso l’Università la Sapienza di Roma. Tesi in pedagogia dal titolo: “Teatro e diverse abilità.” Relatore:  Professor Nicola Siciliani de Cumis. Votazione: 110/110 con lode.

2002-2003: Corso di scrittura creativa presso l’Associazione Culturale BombaCarta.

2001-2002: Partecipazione a due corsi di scrittura creativa presso la Scuola Omero di Roma.

1998-2001- Partecipazione al laboratorio di teatro sperimentale del regista ed attore Stefano Viali; presso l’Istituto Giulio Cesare di Roma. Attrice di una compagnia integrata, con la regia di Alessandra Panelli e di Stefano Viali, in scena all’ex-mattatoio di Roma e presso alcune manifestazioni teatrali in Fiesole.

Capacità e competenze personali

Competenze comunicative e di organizzazione di eventi: esperienza maturata in attività di pubblicazione, diffusione e presentazione in vari contesti del mio romanzo di formazione “Nata viva” e di divulgazione del portale Piccologenio, attraverso scambi di link, contatti, newsletter e pubblicità.

Capacità relazionali e di fare rete per apportare un contributo positivo all’azienda per la quale lavoro, buone capacità di parlare in pubblico. Vocazione pedagogica e didattica messa in pratica con i progetti nelle scuole (di cui sopra) e nell’ ambito dell’esperienza come attrice teatrale. Comprovata capacità di gestione e partecipazione al lavoro di squadra, buone capacità diplomatiche in situazioni di stress o tensione.

Entusiasmo e grandissima voglia di fare, tenacia e capacità di reinventarsi in progetti e iniziative condivise.

Sono in grado di svolgere in autonomia il lavoro in sede e da casa, flessibilità d’orario.

Prima lingua: Italiano

Seconda lingua: Inglese

Capacità e competenze organizzative

Organizzazione e gestione di progetti pedagogici e teatrali nelle scuole; organizzazione, gestione e promozione di eventi per presentazioni di libri, spettacoli teatrali, riunioni, conferenze; coordinamento del lavoro di squadra. Organizzazione di attività culturali,  divulgative e sociali.

Capacità e competenze tecniche

Buona padronanza degli strumenti Windows Office, WordPress, Outlook, Internet , Gmail e Skype. Competenza della tecnica SEO, Social media marketing su Facebook e Twitter.

Patente o patenti

Patente di guida per disabili. B speciale.

Patentino Europeo di informatica.

Riconoscimenti al cortometraggio Nata viva

25 giugno 2016 – Primo classificato nella categoria “Corti della realtà” nell’ambito del Premio L’Anello debole 2016 – Capodarco L’Altro Festival

15-16-17 luglio 2016 – Proiezione fuori concorso del cortometraggio “Nata viva” nell’ambito della quarta edizione del Festival Film Corto “Ciak sul fermano”

Riconoscimenti all’opera letteraria Nata viva

2011 – Finalista al premio Firenze 2011 – Centro culturale Firenze Europa “Mario Conti“ – XXIX Premio Firenze sezione D – narrativa edita.

– Segnalata al concorso letterario “Premio nazionale di letteratura Prof. “Francesco Florio“ 23 edizione 2011 – Licata con diploma di elogio, ottenendo il punteggio di 93/100.

– Menzione d’onore con diploma di merito al premio nazionale di poesia, e fotografia “Albero Andronico“, V edizione.

– Semifinalista e menzione d’onore con diploma di merito al XVIII

premio letterario internazionale “Trofeo penna d’autore“ nella sezione A: libri narrativa e saggistica

Rassegna stampa dell’opera letteraria e mini-film Nata viva

2016-2017

Sessualità, adolescenza e disabilità. Un convegno oltre ogni pregiudizio

  Nata viva sul Venerdì di Repubblica 

Nata Viva“ tra i corti finalisti di Capodarco, L’anello debole 2016

Premio Anello debole, vince forza di Zoe

Intervista a Zoe Rondini su Radio Freccia Azzurra, una web-radio fatta in una scuola elementare

 Nata viva e l’attuale condizione dei disabili nel nostro paese. Intervista all’autrice 

Nata viva sul magazine della scuola di scrittura Omero. di Arturo Belluardo  10 dicembre 2015

Zoe Rondini: intervista all’autrice di “Nata viva“ di Disabilibidoc.it

Zoe Rondini, una donna coraggiosa

Cinque minuti e poi…

(edizione passata)

2013 – Disabilità e discriminazioni: l’appassionante racconto di Zoe Rondini. Articolo apparso sulla rivista “Near, più vicini più uguali”.

2013 – Nata viva, ovvero… sul bello di esistere, di Gianfranco Chieppa

2012 – Io, disabile ma più che viva, di Assuntina Morresi, uscito su Avvenire nell’inserto È vita, il 5 gennaio.

2012Nata Viva di Zoe Rondini, L’Osservatore Romano, numero del 26 luglio. Dall’inserto “Donne chiesa mondo“. Scritto da Giulia Galeotti.

2012 – Nata viva, di Riccardo Rossi

2012 – Un libro sulla ricchezza interiore dell’handicap, di Maurizio Fabbri, uscito sulla rivista Educazione alla Salute – periodico dell’Associazione Italiana Studio Malformazioni e della Fondazione ASM per la Salute dell’Infanzia, gennaio/marzo 2012. 

2012 – Nata Viva di Z.Rondini,  Recensione a cura di Federico Sinopoli.

Interessi e tempo libero

Mi piace viaggiare, andare al cinema, a teatro, vedere le mostre. Amo scoprire nuove città, ma anche “esplorare” Roma. Spesso scrivo per me, per il mio  portale; la scrittura è una passione e un lavoro.

Trattamento dei dati personali, informativa e consenso

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali“.

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Il “Makarenko didattico“ nell’Università «La Sapienza» di Roma1 (seconda parte)

     Nell’accogliere volentieri l’invito trasmessomi dall’amico Emiliano Mettini di partecipare ai lavori di questo convegno su Anton Semënovi? Makarenko, con una nota informativa sulle attività didattiche e scientifiche, propriamente makarenkiane, della Prima Cattedra di Pedagogia generale dell’Università «La Sapienza» di Roma, devo subito dichiarare le difficoltà del compito affidatomi. Una difficoltà di tipo storiografico e culturologico, oltre che pedagogica, che tira in ballo un po’ tutta la storia della Cattedra, dal momento della sua costituzione ad oggi; e, quindi, le sue specifiche tradizioni e le sue caratteristiche innovative, le sue peculiarità “antipedagogiche“ e le sue potenzialità euristiche, le sue dimensioni dialettiche e il suo senso della prospettiva: tutte dimensioni concettuali queste, che pur con tutti i necessari e spesso radicali distinguo, appartengono tanto, in generale, alla storia ultracentenaria della Cattedra (nelle sue diverse articolazioni disciplinari); quanto, in particolare, alle successive acquisizioni makarenkiane di alcuni dei più illustri pedagogisti romani del secolo scorso, anche in ambiti universitari altri dalla Facoltà di Lettere e Filosofia della «Sapienza»2.
     Si dovrebbe infatti andare via via indietro nel tempo, per dire degli ascendenti accademici più remoti dell’attuale interesse universitario “romano“ per Makarenko nell’opera di Aldo Visalberghi3, Maria Corda Costa4, Luigi Volpicelli5, Pietro Braido6, Bruno Bellerate7, Mario Alighiero Manacorda8 e altri9. E, ancora prima – pur con tutti i distinguo pedagogici e con ogni cautela storiografica -, occorrerebbe che io accennassi ad una certa cultura per così dire makarenkiana ante litteram, variamente rintracciabile nella storia della mia Università, con Antonio Labriola… Labriola, primo titolare della Cattedra di Filosofia morale e pedagogia alla «Sapienza» dal 1874, marxista dai successivi anni Novanta, sempre attento ai temi delle responsabilità individuale e collettiva e ai problemi della divisione sociale lavoro, del cooperativismo, della giustizia, dei valori, del gioco, delle regole, dell’insegnamento/apprendimento di contenuti specifici, della competenza, della formazione degli insegnanti, di una rivoluzione politica in senso democratico e socialista, ecc. 
     Non a caso quindi, negli ultimi venticinque anni di attività pedagogiche alla «Sapienza», si è sviluppato attorno al mio lavoro di studioso e di docente uno specifico interesse di ricerca e didattico sulle analogie e sulle differenze rinvenibili per l’appunto tra Makarenko e  Labriola10: e dunque, più in generale, tra Makarenko e alcuni classici del marxismo, tra Makarenko e la Rivoluzione d’Ottobre, tra Makarenko e Gor’kij11, tra Makarenko e le riviste «Sovetskaja Pedagogika» e  «Rassegna Sovietica»12, tra Makarenko e Maria Montessori13, tra Makarenko e Antonio Gramsci14, tra Makarenko e John Dewey15, tra Makarenko e Don Milani16, tra Makarenko e Tolstoj17, tra Makarenko e Charles Dickens18, tra Makarenko e Nikolaj Vladimirovi? Ekk19, tra Makarenko e le tematiche dell’educazione familiare20, tra Makarenko e Don Luigi Guanella21, tra Makarenko e la cultura greca22, tra Makarenko e il pensiero cooperativistico ieri e oggi23, tra Makarenko e lo scoutismo di Baden Powell, tra Makarenko e le tematiche dell’intercultura nel rapporto Nord del mondo/Sud del Mondo24, tra Makarenko e Muhammad Yunus25, tra Makarenko e Moloud Oukili o Giorgio Spaziani e Emanuela Giovannini26, tra Makarenko e il tema del gioco27, tra Makarenko e la didattica nelle scuole elementari28 ecc. Per arrivare, infine, al tema storico dei besprizorniki29, ovvero delle sopravvivenze o delle “traduzioni“ pedagogiche makarenkiane odierne, in Italia, nell’occidente europeo, in alcuni dei paesi dell’ex Unione Sovietica, a Cuba, in Bangladesch, ecc. 
      Direi addirittura che da circa quindici anni, l’opera di Makarenko è entrata strutturalmente a fare parte della vita quotidiana della Prima Cattedra di Pedagogia generale, con la stessa naturalezza del respirare, del nutrirsi, della veglia e del sonno, e di quanto altro, al mattino, ci consente di stare in piedi e affrontare una giornata di lavoro. Di qui una notevole messe di ricerche sull’autore Makarenko e i suoi tempi, su Makarenko e noi, sulle traduzioni del Poema pedagogico in lingua italiana30, sui rapporti tra il Makarenko pedagogista e il Makarenko scrittore, sul Poema pedagogico e gli altri scritti del periodo 1925-193531, sui concetti di “collettivo“32 e di “prospettiva“, di “scoppio“ e di “stasi“, di “abbandono“ e di “handicap sociale“, di “tradizione“ e di “stile“, di “teoria“ e di “tecnica“,  di “ uomini vecchi“ e di “uomo nuovo“, sul Poema “romanzo di formazione“ e sull’idea makarenkiana di “infanzia“, sulla storia della circolazione dell’opera di Makarenko in Italia e sulle traduzioni ed edizioni italiane del Poema (compresa quella attualmente in preparazione, a cura della Cattedra di Pedagogia generale), ecc.   
     Certamente, sarebbe possibile enumerare e descrivere i momenti tecnici di maggiore concretezza e visibilità euristica e formativa, riguardanti Makarenko, come corsi di lezione, seminari, laboratori, prove scritte e orali d’esame, tesine, elaborati scritti e tesi di laurea, contributi a stampa e interventi pubblici di diverso impegno (traduzioni, recensioni, prefazioni, articoli, saggi, monografie, relazioni a convegni, mostre didattiche, rubriche su periodici, lettere aperte, presentazioni di libri e film d’argomento makarenkiano, ecc.). Meno facile, invece, è rendere criticamente conto dell’incidenza della pedagogia di Makarenko (meglio sarebbe dire dell’“indotto“ della sua anti-pedagogia), nell’intero complesso delle attività della Cattedra: perché nonostante le differenze soggettive di personalità e di cultura, e a dispetto delle divergenze oggettive di contesto, gli stessi su accennati parametri logico-pratici makarenkiani – prospettiva e gioia del domani, “individuale“ e “collettivo“, senso dell’onore e funzione della disciplina, tradizione e stile, responsabilità e corresponsabilità, scoppio e stasi, studio e lavoro, quantità e qualità, produttività economica e accrescimento pedagogico, rotazione delle mansioni e integrazione delle competenze, ecc.) –  sembrano essere variamente alla base di un po’ tutta l’azione didattica e scientifica del docente, dei collaboratori, degli studenti di Pedagogia generale I e, in larga parte, degli stessi Corsi di laurea in Pedagogia e Scienze dell’educazione e della formazione della «Sapienza» romana.
     Un’azione didattica e scientifica makarenkiana che, come accennavo all’inizio, ha una lunga storia di oltre centotrenta anni (da Labriola in giù); e che, aggiungo, ha i suoi classici di riferimento e di confronto in Hegel, Kant, Herbart, Marx, Dewey, Piaget, Montessori, Vygotskij, Gramsci.  E che, per ciò che attiene ai suoi sviluppi più recenti, viene  sorretta metodologicamente dal criterio, che è al centro dall’opera storiografica ed educativa di Eugenio Garin e di Michail Michajlovi? Bachtin e che riassumerei con le parole di quest’ultimo (in L’autore e l’eroe):

     Il primo problema è capire l’opera come la capiva l’autore stesso, senza andare oltre i limiti della sua comprensione. La soluzione di questo problema è molto difficile e richiede di solito l’impiego di un materiale immenso.
      Il secondo problema è usare la propria extralocalità temporale e culturale. L’inserimento nel nostro contesto (estraneo all’autore).                  

     Di qui, in prospettiva, il senso di tutto l’enorme lavoro che rimane da portare avanti. Giacché, nel caso di Makarenko in Italia, si tratta assai più della storia di un’assenza che della cronaca di una presenza: e ciò, nel senso che tutto quel poco o quel molto che si è potuto fare sul pedagog-pisatel’, come singoli ricercatori e come cattedre universitarie e riviste e libri, siti internet e altre istanze scientifiche, didattiche, comunicative, divulgative, ecc., tutto questo, risulta comunque sproporzionato rispetto al “problema Makarenko“ nella sua complessità…
     Per restare al Poema pedagogico, il romanzo pone infatti tutta una serie di questioni tuttora niente affatto risolte, a cominciare dalla questione del testo in russo (ricco di ucrainismi) e delle sue traduzioni (per intanto, in lingua italiana)… Traduzioni che nella mia Università, nell’arco di un quindicennio, sono state al centro dell’attenzione, producendo corsi di lezioni, articoli, seminari di approfondimento, materiali didattici di vario tipo, da un lato allo scopo di aderire di più e meglio che non si sia fatto in precedenza all’“autore“ Makarenko, in quanto romanziere e al tempo stesso in quanto didatta33; da un altro lato, con l’intento di adoperarne criticamente e autocriticamente la lezione nel corso degli stessi compiti educativi e didattici istituzionali.    
      A maggiore ragione in tale ottica di fruizione, sembra più che mai legittimo chiedersi, infatti, se e fino a che punto il Poema pedagogico che abbiamo fin qui conosciuto sia in tutto e per tutto il “vero“ Poema pedagogico. E chiedersi, in primo luogo, se sia stato e sia chiaro a tutti (in Italia non lo è quasi mai stato preso in considerazione) il fatto che è pur sempre di un romanzo che in primo luogo si tratta; e che, in secondo luogo, la stessa materia narrativo-formativa e poetico-poematica dell’opera a mezzo tra resoconto storico e invenzione, non solo è frutto di un’esperienza letteraria inseparabile da quella educativa di cui è espressione congiunta-autonoma; ma è anche il seme di un’incidenza formativa ulteriore, che “parte“ dal Poema pedagogico, arriva a noi, svolge la sua funzione “poematica“, pedagogico-antipedagogica, ben oltre noi stessi34.
    Voglio dire, in altri termini, che il Poema pedagogico come racconto della “prospettiva“, per un verso, si radica nel suo “presente“, giacché i suoi contenuti “prospettici“ sono anzitutto quelli di Makarenko e del proprio tempo-spazio di riflessione e d’azione (la Rivoluzione d’Ottobre e le sue conseguenze in Unione Sovietica e nel mondo); per un altro verso, tuttavia, è la stessa dimensione prospettica makarenkiana che, se diventa riconoscibile come tale, si allunga per così dire indefinitamente, introducendo al futuro… Un “futuro“ che, per la Prima Cattedra di Pedagogia generale della «Sapienza» romana, viene a costruirsi giorno per giorno nelle ore di lezione e in quelle del ricevimento degli studenti, parlando di Makarenko e leggendolo e rileggendolo; e, dunque, scrivendone il docente e facendone scrivere agli studenti, lì per lì ai fini “pratici“ dell’“accreditamento“ dell’esame, ma, per ciò che mi risulta, con risultati didattici e soprattutto euristici generalmente molto soddisfacenti ben al di là dell’obiettivo pratico-universitario immediato.   
     Di qui, probabilmente, il senso della scelta ricorrente, da parte di numerosi laureandi della «Sapienza», negli ultimi anni, a “investire“ la propria intelligenza e il proprio impegno su Makaranko e sulla sua opera, affrontando soprattutto il Poema pedagogico (ma non solo) da punti di vista i più diversi; e inserendolo pertanto  costruttivamente nel proprio contesto formativo e combinandone la materia pedagogico-letteraria con i più diversi interessi culturali e professionali. Ragion per cui fornirei intanto il seguente, pur parziale elenco di laureati e di elaborati di laurea in Pedagogia generale I: e, anzitutto di “dottori triennalisti“, cioè, del Corso di laurea in scienze dell’educazione e della formazione, la più parte dei quali già iscritti o pronti ad iscriversi al Corso di laurea “specialistica“ in Pedagogia e scienze dell’educazione e della formazione35.
     E dunque:
Makarenko negli elaborati di laurea di Pedagogia generale I
  Nuovo ordinamento universitario italiano (Laurea triennale)
dall’Anno accademico 2000-2001 all’Anno accademico 2006-2007

Elaborati completi (Makarenko è nel titolo)

A. A. 2002-2003
? C. Pinci, Makarenko e Yunus, tra differenze e analogie.
Tematica: Confronto Makarenko-Yunus, la sfida dell’educare. Makarenko e l’educazione dei ragazzi abbandonati (pp. 15-28). Analogie e differenze (pp. 49-69). Riassunto del Poema pedagogico (pp. 73-84). Il Poema pedagogico per immagini (pp. 87-104). Il Poema pedagogico come romanzo d’infanzia, gli “abbandonati“ di oggi (pp. 105-118).

A. A. 2003-2004
? I. Di Giacinto, Teatro ed educazione. Da Anton S. Makarenko a Giorgio Spaziani.
Tematica: Makarenko e il teatro come educazione (pp. 3-20). Confronto tra Makarenko e Spaziani (pp. 37-51).

? R. Rabbia, Makarenko e l’infanzia abbandonata tra storia e cronaca 1920-2005.
Tematica: I bambini abbandonati nel Poema pedagogico. Analisi di Lezioni su Makarenko di A. Bagnato (pp. V-XXIV). Analisi di I bambini di Makarenko di N. Siciliani de Cumis (pp. 1-23).

A. A. 2004-2005
? C. Cella, Makarenko domani.
Tematica: L’esperienza makarenkiana del collettivo paragonata ad esperienze “altre“ di bambini abbandonati (S. Leucio, i kibbutz, la scuola di Barbiana, il microcredito di Yunus e le bambine di Shanghaj). I bambini di Makarenko e l’organizzazione della colonia “Gor’kij“ (pp. 1-35).

* A. D’Ingiullo, Da Makarenko alla Teatroterapia.
      Tematica: Teatro come strumento educativo. Biografia di Makarenko (pp. 9-18). Il teatro  nel Poema pedagogico (pp. 19-32).

A. A. 2005-2006
? F. Fedele, L’abbandono dell’infanzia. Da Makarenko ai giorni nostri. Temi e problemi.
Tematica: Makarenko e l’infanzia abbandonata come problema di pedagogia familiare (pp. 1-43).

? E. J. Verna, L’infanzia abbandonata di Makarenko nel nuovo millennio.
Tematica: Makarenko e l’infanzia abbandonata. Poema pedagogico e ragazzi abbandonati nell’Urss anni ’20 (pp. 1-32). L’attualità di Makarenko e l’applicabilità del suo metodo (pp. 49-52).

A. A. 2006-2007
? A. Quattrini, Collettivo/Collettivi in Makarenko. Poema pedagogico – La marcia dell’anno ’30 – Bandiere sulle torri.
Tematica: Analisi comparativa del tema del collettivo nelle tre opere makarenkiane. Indici dei nome e delle tematiche ricorrenti per ogni opera (pp. 1-61).

? I. Segatori, Makarenko e la pedagogia del collettivo.
Tematica: Il collettivo come strumento pedagogico. Principi pedagogici e analisi delle tre opere principali di Makarenko, Poema pedagogico, La marcia dell’anno ’30 e Bandiere sulle torri (pp. 1-61).
Elaborati parziali

A. A. 2003-2004
? N. de Gaetano, L’autobiografia. Dimensioni scientifiche ed educative.
Tematica: Makarenko e l’autobiografia. La dimensione autobiografica nel Poema pedagogico, l’educatore autobiografo (pp. 24-26). Makarenko nella Biblioteca Nazionale di Roma (pp. 47-49).

? A. Panardi, Il lavoro come dimensione formativa. L’esperienza di “Quale società“ (1981-1994) dopo un decennio.
Tematica: Makarenko e il tema del lavoro. La didattica del collettivo. Il lavoro nel Poema pedagogico (pp. 61-79).

A. A. 2004-2005
? S. Collepiccolo, Per una “cultura della diversità“.
Tematica: Handicap e Makarenko. Descrizione, ripercorrendo la trama del Poema pedagogico, di “handiccapati“ che diventano altro. La normalità non esiste (pp. 34-63). Recensione libro di F. C. Floris, La pedagogia familiare nell’opera di Anton S. Makarenko (pp. 34-38).

? P. Mosetti, Artek. Per un dialogo internazionale tra sistemi di istruzione.
Tematica: Confronto tra la pedagogia di Artek e quella di Makarenko (pp. 5-10). Pedagogia come antipedagogia in Makarenko: discorsi di N. Siciliani de Cumis alla Conferenza Internazionale (pp. 39-41).

? S. Napoleoni, Cooperativismo e educazione. Tra pedagogia e antipedagogia.
Tematica: L’antipedagogia di Makarenko. Yunus e Makarenko (pp. 11-12), Poema pedagogico e sviluppo metodo antipedagogico (pp. 12-16). Recensione libro I bambini di Makarenko (pp. 16-19). Makarenko e il cooperativismo (pp. 26-32).

? F. Ottati, Il sorriso e la cura. Dimensioni pedagogiche della “clownterapia“.
Tematica: Il sorriso e Makarenko. Miloud come nuovo Makarenko: il teatro come strumento educativo. Il sorriso di Zadorov (pp. 74-76).

? T. Pierguidi, La città dei ragazzi. Specificità, confronti, prospettive d’indagine.
Tematica: Makarenko e Monsignor Carroll-Abbing. Il collettivo makarenkiano ed i gruppi alla Città dei Ragazzi di Roma (pp. 44-49). Yunus e Makarenko (pp. 120-122).

? D. Scarpetta, Identità umana identità attoriale nel “sistema“ di Stanislavskij.
Tematica: Makarenko e il teatro. Vygotskij e Makarenko tra psicologia, pedagogia e teatro (pp. 33-37).

A. A. 2005-2006
? E. Di Napoli, I bambini “cattivi“. Il mondo del minore deviante.
Tematica: Makarenko e la devianza minorile. Descrizione del Poema pedagogico con attenzione al tema del collettivo (pp. 73-80).

? E. Figlioli, «Quando i bambini fanno ooh… ». Una canzone e la sua “pedagogia“.
Tematica: Musica come educazione in Makarenko. Musicalità nel Poema pedagogico (pp. 46-49). La meraviglia nel Poema pedagogico (pp. 59-62). Parallelo tra il capitolo del Poema pedagogico “Ai piedi dell’Olimpo“ ed il capitolo “Austria“ tratto da Statistiche di pedagogia e di politica scolastica di A. Labriola (pp. 81-92).

? S. Gaggioli, L’infanzia e i suoi luoghi “altri“.
Tematica: Gli “altri“ luoghi di crescita dei ragazzi abbandonati. Situazione dell’Urss negli anni ’20, descrizione della colonia “Gork’ij“ e dell’antipedagogia come luogo e metodo “altro“ (pp. 25-37).

? A. Lauria, Detenzione femminile. Madri e figli in carcere.
Tematica: Makarenko e le ragazze in carcere. Felicità, prospettive, collettivo e ragazze nel Poema pedagogico (pp. 68-83). Pedagogia di Makarenko (pp. 133-139).

? M. E. Mainiero, Diversi eppure uguali. Dimensioni pedagogiche dello handicap.
Tematica: Makarenko e l’handicap. L’handicap nel Poema pedagogico, Recensione I bambini di Makarenko (pp. 27-44).

? E. Maiore, Handicap e danza. Un’esperienza di tirocinio.
Tematica: Makarenko e la danza. La danza come strumento educativo, articolo di N. Siciliani de Cumis (pp. 59-65). L’udibilità nel Poema pedagogico di T. Pangrazi (pp. 71-74).

? P. Marinangeli, Uomo-natura e uomo-cultura. La famiglia nella formazione dell’individuo.
Tematica: Makarenko e la pedagogia familiare. Makarenko e la famiglia, il collettivo come famiglia (pp. 20-27).

? D. Qoli, Le cooperative sociali e un nuovo approccio per l’immigrazione.
Tematica: Cooperativismo ed immigrazione. Pedagogia ed antipedagogia di Makarenko nei centri di accoglienza (pp. 35-40).

? S. Savo, C’era una volta un re… nero.
Tematica: Il sogno e Makarenko. Tema del sogno nel Poema pedagogico, articolo di N. Siciliani de Cumis su «Slavia» e postilla (pp. 69-81).

? M. A. Soscia, Ludus, ludi e ludoteca. Gioco come, gioco dove, gioco quando, gioco perché.
Tematica: Makarenko e il gioco. Commento di Consigli ai genitori (pp. 14-17). Makarenko e la scuola sovietica, Makarenko e personalismo sociale di A. Visalberghi (pp. 112-120).

? C. Trucchia, Tra gioco e Teatro. La valorizzazione della creatività nel bambino.
Tematica: G. Rodari tra gioco e teatro. Makarenko e il gioco (pp. 48-51)

A. A. 2006-2007
? M. Castiglione Humani, Teatro e diverse abilità.
Tematica: Makarenko, il teatro e l’handicap (pp. 69-73).

? D. Catalano, Un cavallo per amico. L’ippoterapia e le sue dimensioni pedagogiche.
Tematica: L’ippoterapia nel Poema pedagogico (pp. 31-36). La figura di Brat?enko (pp. 49-58). La pedagogia di Makarenko (pp. 58-64).
  
                                                                                               Nicola Siciliani de Cumis
Università degli Studi€ di Roma “La Sapienza“                               5 dicembre 2007
1 Il titolo, da un lato, si rifà alle tesi sostenute nel mio libro N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, Pisa, ETS, 2002 e alla rubrica «Didattica», per mia cura,  presente da  alcuni anni sulla rivista italiana «Slavia»; da un altro lato, rimanda a taluni contributi pubblicati dalla rivista «l’albatros»; a numerose tesi di laurea, tesine ed elaborati didattici di vario tipo, fioriti nell’ambito delle attività scientifico-didattiche della Prima Cattedra di Pedagogia generale dell’Università «La Sapienza» di Roma. Rinvio quindi al volume a cura di E. Condò, in preparazione per i tipi dell’editore «l’albatros», per l’appunto dal titolo Il “Makarenko didattico“ in «Slavia» 1995-2006; ai materiali  di un «Laboratorio Makarenko» a cura di V. Carissimi e A Cittarelli,  nel DVD allegato al volume di N. Siciliani de Cumis, Cari studenti, faccio blog… magari insegno, Roma, Nuova Cultura, 2006; e ai materiali didattici periodicamente messi a disposizione degli studenti, sui siti internet www.cultureducaziine.it, www.slavia.it, www.makarenko.it, www.nextly.org/educational/profsiciliani.html,  ecc. Cfr. quindi, negli anni, oltre a diversi contributi individuali e collettivi sulle riviste «Rassegna Sovietica», «Slavia», «Scuola e Città», «l’albatros»; «Adultità», «Giornale di storia contemporanea», ecc; e in opere collettanee, i seguenti volumi:  N. Siciliani de Cumis, L’educazione di uno storico, Pian di San Bartolo (Firenze), Manzuoli, 1989; Id., Italia-Urss/Russia-Italia. Tra culturologia ed educazione 1984-2004. Con la collaborazione di V. Cannas, E. Medolla, V. Orsomarso, D. Scalzo, T. Tomassetti, Roma, Quaderni di Slavia/1, 2001;  L’università, la didattica, la ricerca. Primi studi in onore di Maria corda Costa, a cura di N. Siciliani de Cumis, Caltanissatta-Roma, Sciascia, 2001; Evaluation. Studi in onore di Aldo Visalberghi, a cura di G. Cives, M. Corda Costa, M. Fattori, N. Siciliani de Cumis, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 2002; “Ciascuno cresce solo se sognato“. La formazione dei valori tra pedagogia e letteratura, a cura di E. Medolla e R. Sandrucci, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 2003; Antonio Labriola e «La Sapienza». Tra testi, contesti, pretesti 2005-2006, a cura di N. Siciliani de Cumis, con la collaborazione di A. Sanzo e D. Scalzo, Roma, Nuova Cultura, 2007.
2 Anzitutto, nella Facoltà di Magistero; quindi,  in quelle di Roma  Tor Vergata , Roma Tre, Ateneo Salesiano, LUMSA, ecc.
3 Cfr. Evaluation. Studi in onore di Aldo Visalberghi, cit,, il contributo di N. Sciliani de Cumis, su Makarenko; e, ivi, la Bibliografia degli scritti di Aldo Visalberghi; e da ultimo, in occasione della morte dell’illustre pedagogista e a proposito della sua “eredità“, la riproposta, a cura di N. Siciliani de Cumis, di A. Visalberghi, Antonio Makarenko e la scuola sovietica e Makarenko: personalismo sociale, in «l’albatros», aprile-giugno 2007,  pp. 83-92.
4 Cfr. il citato L’università, la didattica, la ricerca. Primi studi in onore di Maria Corda Costa, soprattutto la bibliografia e le note.
5 Cfr., sul tema del rapporto Volpicelli-scuola sovietica  (e, dunque, concernente anche Makarenko), la tesi di laurea in Pedagogia di T. Tomassetti, L’interesse di Luigi Volpicelli per la scuola, la pedagogia, la didattica in URSS dagli anni Trenta agli anni Settanta (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: F. Pesci), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 1997-1998. Vedi anche T. Tomassetti, Gli “illegittimi“ di Volpicelli, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 216-221.
6 A parte gli specifici, noti contributi  di questo studioso su Makarenko (nei tipi dell’editrice La Scuola e in rivista, per cui rinvio alla tesi di laurea di M. L. Marcucci, di cui alla nota seguente), dal punto di vista degli interessi della Prima Cattedra pedagogica romana, mi sia consentito menzionare qui il mio Sulla prima pedagogia universitaria romana e don Luigi Guanella, Illazioni ed ipotesi, in Antonio Labriola e la sua Università. Mostra documentaria per i settecento anni della “Sapienza“ (1303-2003). A cento anni dalla morte di Antonio Labriola (1904-2004). A cura di N. Siciliani de Cumis, Roma, Aracne, 2005 (seconda ristampa 2006), pp. 438-457.    
7 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia di M. L. Marcucci,  Anton  S. Makarenko in  “Orientamenti pedagogici“. Il contributo di Bruno M. Bellerate dal 1960 al 1980  (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: M. S. Veggetti), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 1997-1998.
8 A parte i notissimi volumi su Il marxismo e l’educazione e su Gramsci e l’alternativa pedagogica (nei tipi degli editori Armando, Loescher, La Nuova Italia, ecc.), ricordo in particolare alcuni scritti di Manacorda su Makarenko, apparsi sulla rivista «Riforma della scuola» (tra gli anni Cinquanta  e i Settanta); e una tesi di laurea da lui discussa con A. Restivo, Umanesimo socialista di Anton Semenovic Makarenko. Individuo-collettivo nell’esperienza pedagogica makarnkiana (Relatore: M. A. Manacorda – Correlatore: A. Visalberghi), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 1975-1976.
9 Tra i più recenti studiosi di Makarenko, che hanno prodotto ricerca e didattica coordinate alle attività della Prima Cattedra di Pedagogia generale, segnalo con particolare gratitudine i colleghi Agostino Bagnato e Domenico Scalzo, ai cui preziosi contributi farò riferimento più oltre. 
10 Ricordo, in particolare, che il tema dei miei corsi monografici semestrali di Terminologia pedagogica e di scienze dell’educazione e della formazione e di Pedagogia generale, negli ultimi sei anni, è stato quasi sempre quello del confronto dei lessici e dei modi di vedere labrioliani e makarenkiani; e quindi, al di là delle similitudini e delle analogie tra i due autori, il tema delle diversificazioni concettuali e pratico operative delle distinte posizioni pedagogiche di Labriola e di Makarenko, nei loro differenti contesti  storico-culturali, etico-formativi e politico-sociali. 
11 Cfr. una tesi di laurea dei primi anni 2000, in Pedagogia generale, di M. Cicchetti, su Gor’kij a Capri (Relatore chi scrive – Correlatore: M. Fattori): e della stessa Cicchetti, Makarenko, “l’ingegnere di anime“ della Colonia Gor’kij, nel cit. I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., 193-199.
12 Cfr. T. Tomassetti, Indici di “Rassegna della Stampa sovietica“ 1946-1949. Indici di “Rassegna Sovietica“ 1950-1991, Prefazione di G. Monaco. Postfazione di N. Siciliani de Cumis, Roma, Quaderni di Slavia/3, 2003.
13 Numerosissimi, su questo tema, soprattutto gli elaborati scritti per l’esame di Terminologia pedagogica e scienze dell’educazione e di Pedagogia generale; gli elaborati scritti per la laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione; e le tesi di laurea, sia del “vecchio ordinamento“, sia “specialistica“, in Pedagogia e scienze dell’educazione e della formazione.  
14 Cfr. un estratto della tesi di laurea di C. Coppeto, Educare l’“uomo nuovo“ tra Gramsci e Makarenko, in “l’albatros“, luglio-settembre 2007, pp. 111-129.
15 Cfr. N. Siciliani de Cumis, Dewey, Makarenko e il “Poema pedagogico“ tra analogie e differenze, in id., Italia-Urss/Russia-Italia. Tra culturologia e educazione 1984-2001, cit., pp. 259-267; e id., L’inattualità del Dewey «sovietico», in «Studi sulla formazione», anno VI, n. 1, 2003, pp. 118-126. Ma sono da vedere, di  J. Dewey, i sei articoli dal titolo Leningrad Gives the Clue, A Country in a State of Flux, A New World in the Making, What Are Russians Schools Doing?, New Schools for a New Era e The Great Experiment and the Future, pubblicati via via il 14, 21, 28 novembre e il 5 e 19 dicembre 1928, in «The New Republic»: articoli ripubblicati poi, con altri resoconti di viaggio in Messico, Cina e Turchia, nel volume di id., Impressions of Soviet Russia and the Revolutionary World: Mexico – China – Turkey, New York, New York Republic, 1929 (in seguito con il titolo Impressions of Soviet Russia, in id., The Later Works, 1925-1953, Carbondale and Edwardsville, Southern Illinois University Press, 1969,  vol. 3: 1927-1928, Edited by J. A. Boydston Textual Editor, P. Baysinger. With an Introduction by D. Sidorsky, pp. 203-250); e, a proposito, G. Szpunar, Dewey in U.R.S.S. Prospettive per l’educazione di una società democratica, Roma, Nuova Cultura, 2006, soprattutto le pp. 11-87 (edizione provvisoria), dove per l’appunto, per la prima volta in Italia,  si viene a rendere storicamente e  criticamente conto dei suddetti articoli di Dewey. A questo riguardo, sono quindi da considerare come  importanti passi avanti  nello “stato dell’arte“, i contributi di G. Szpunar, L’infanzia come risorsa: i bambini di Yunus, Makarenko, Dewey, nel volume N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 117-135; e Dewey in U.R.S.S. Prospettive per l’educazione di una società democratica, Roma, Nuova Cultura, 2006.
16 Cfr. infra la nota 24.
17 Cfr. E. Medolla, Punti di contatto tra Tolstoj e Makarenko, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., 190-193.
18 Cfr. due tesi di laurea in Pedagogia generale del vecchio ordinamento universitario: E. Mariani  (vedine un estratto nel sito internet www.cultureducazione.it; e cfr. E. Mariani, Gli autori e gli eroi: Makarenko e Dickens,  nel mio I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp.187-190); e F. Craba, Charles Dickens e Anton S. Makarenko fra pedagogia, letteratura e impegno sociale (Relatore: C. Gabrielli – Correlatore: N. Siciliani de Cumis), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2005-2006. 
19 Cfr. D. Scalzo, Il “poema pedagogico“ di Makarenko e “Verso la vita“ di Ekk, in “Slavia“, luglio-settembre 2006, pp. 5-88.
20 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale, poi libro, di F. C. Floris, La pedagogia familiare nell’opera di Anton Semënovi?. Presentazione di L. Pati. Postfazione di B. A. Bellerate, Roma, Aracne (Collana di tesi di laurea, «Diritto di stampa», diretta da G. Boncori, N. Siciliani de Cumis, M. S. Veggetti), 2005.
21 Cfr. infra, la nota  6.
22 Cfr. la tesi d laurea in Pedagogia generale di E. Mattia, “Poema“ come romanzo di formazione. Indagini su Makarenko e la sua opera (Relatore: N. Siciliani de Cumis –  Correlatore, A. M. Cirio), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2004-2005. 
23 Cfr. in particolare A. Bagnato, Educazione e cooperativismo, Prefazione di F. Ferrarotti. Presentazioni di G. Poletti e N. Siciliani de Cumis, Roma, l’albatros, 2005; e dello stesso Bagnato, Makarenko oggi. Educazione e lavoro tra collettivo pedagogico comunità e cooperative sociali. Prefazione di N. Siciliani de Cumis, Postfazione di E. Mettini, Intervista a E. Calabria, Roma, l’albatros, 2006 (seconda edizione di un precedente volume di Lezioni su Makarenko, svolte nell’Università di Roma «La Sapienza», nel decennio precedente, e raccolte in volume, Roma, l’albatros, 2005). Vedi quindi E. Mettini, Attualità su Makarenko, in «l’albatros», gennaio-marzo 2007, pp. 85-88.
24 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale di E.Pezzola, I bambini di Makarenko nelle strade del 2000 (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: F. Pesci), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2000-2001; e cfr., della stessa Pezzola, i contributi al cit. I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“,  pp  125-130 e 257-284.
25 Cfr. N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 225-254 (con contributi di M. D’Alessandro, F. Feliciani, P. Franzò, C. Ludovisi, R. Maiuri.  Ricordo ancora, attorno al tema del “microcredito“ in rapporto a Makarenko, un importante “Laboratorio autogestito“ dagli studenti, a cura di F. Festa,  C. Ludovisi, R. Maiuri, C. Pinci, F. Saraceni,  G. Szpunar, ecc.; e  significativi paragrafi e/o capitoli di tesi  di laurea in Pedagogia (vecchio ordinamento universitario) di L. Castiglia (sul cinema di Gianni Amelio), di R. Maiuri (sul Pico della Mirandola di Eugenio Garin), di C. Ludovisi (su Don Milani), ecc.
26 Cfr. N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 179 sgg., 274 sgg. e passim.
27 Cfr. M. P. Musso, Il “gioco“ in Makarenko, tra analogie e differenze: Italia-URSS-USA, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 199-202.
28 Cfr. R. Sandrucci, Le sassate e le ali. Il “Poema pedagogico“ letto da un maestro elementare, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 221-223.
29 Cfr. a questo riguardo, in Italia, gli studi di D. Caroli, fino al saggio recente Ideali, ideologie e modelli formativi. Il movilemto dei Pionieri in Urss (1922-1939). Prefazione di N. Siciliani de Cumis, Milano, Unicopli, 2006. 
30 A parte le numerose attività universitarie individuali e collettive (di cui si ho reso conto a più riprese in rivista e che convergeranno presto in una nuova edizione italiana del Poema pedagogico, dopo quelle degli anni Cinquanta e Ottanta),  cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale di O. Liskova, Il traduttore come mediatore fra le culture. A proposito del Poema pedagogico di A. S. Makarenko (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatori: P. Ferretti e M. S. Veggetti), Università degli Studi «La Sapienza » di Roma, Anno accademico 2003-2004..
31 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale di E. Konovalenko, L’altro Makarenko. Poema pedagogico e dintorni 1925-1935 (Correlatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatori: N. Malinin e M. S. Veggetti), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2003-2004.
32 Cfr. in particolare la tesi di laurea in Pedagogia generale di E. Ceravolo, Il Collettivo in A. S. Makarenko (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: G. Boncori), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2005-2006.
33 Cfr. i miei Questo Makarenko, in «Slavia», 3/4, 1995, pp. 3-16 (con il contributo di B. Paternò) e Per una nuova edizione del Poema pedagogico di Makarenko, in «Scuola e Città», 4, 1997; i circa cinquecento elaborati scritti d’esame degl studenti circa quindici anni di lezioni (e di non frequentanti); e, ora, i Materiali didattici predisposti per il presente anno accademico 2007-2008, in funzione dell’allestimento di una una nuova edizione del Poema pedagogico in lingua italiana.
34 Cfr. G. Consoli, Romanzo e rivoluzione. Il Poema pedagogico di A. S, Makarenko come nuovo paradigma del racconto, Pisa, ETS (in corso di stampa).
35 Elenco redatto in occasione della presene nota informativa per il convegno su Makarenko, dalla dottoressa Chiara Coppeto, che qui ringrazio; e della quale ricordo la brillante tesi di laurea in Filosofia (Pedagogia generale I), Educare l’‘uomo nuovo’. Tra Gramsci e Makarenko 1920-1937 (discussa alla «Sapienza», nell’ultima sessione estiva).
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Il “Makarenko didattico” nell’Università di Roma1

     Nell’accogliere volentieri l’invito trasmessomi dall’amico Emiliano Mettini di partecipare ai lavori di questo convegno su Anton Semënovi? Makarenko, con una nota informativa sulle attività didattiche e scientifiche, propriamente makarenkiane, della Prima Cattedra di Pedagogia generale dell’Università «La Sapienza» di Roma, devo subito dichiarare le difficoltà del compito affidatomi. Una difficoltà di tipo storiografico e culturologico, oltre che pedagogica, che tira in ballo un po’ tutta la storia della Cattedra, dal momento della sua costituzione ad oggi; e, quindi, le sue specifiche tradizioni e le sue caratteristiche innovative, le sue peculiarità “antipedagogiche“ e le sue potenzialità euristiche, le sue dimensioni dialettiche e il suo senso della prospettiva: tutte dimensioni concettuali queste, che pur con tutti i necessari e spesso radicali distinguo, appartengono tanto, in generale, alla storia ultracentenaria della Cattedra (nelle sue diverse articolazioni disciplinari); quanto, in particolare, alle successive acquisizioni makarenkiane di alcuni dei più illustri pedagogisti romani del secolo scorso, anche in ambiti universitari altri dalla Facoltà di Lettere e Filosofia della «Sapienza»2.
     Si dovrebbe infatti andare via via indietro nel tempo, per dire degli ascendenti accademici più remoti dell’attuale interesse universitario “romano“ per Makarenko nell’opera di Aldo Visalberghi3, Maria Corda Costa4, Luigi Volpicelli5, Pietro Braido6, Bruno Bellerate7, Mario Alighiero Manacorda8 e altri9. E, ancora prima – pur con tutti i distinguo pedagogici e con ogni cautela storiografica -, occorrerebbe che io accennassi ad una certa cultura per così dire makarenkiana ante litteram, variamente rintracciabile nella storia della mia Università, con Antonio Labriola… Labriola, primo titolare della Cattedra di Filosofia morale e pedagogia alla «Sapienza» dal 1874, marxista dai successivi anni Novanta, sempre attento ai temi delle responsabilità individuale e collettiva e ai problemi della divisione sociale lavoro, del cooperativismo, della giustizia, dei valori, del gioco, delle regole, dell’insegnamento/apprendimento di contenuti specifici, della competenza, della formazione degli insegnanti, di una rivoluzione politica in senso democratico e socialista, ecc. 
     Non a caso quindi, negli ultimi venticinque anni di attività pedagogiche alla «Sapienza», si è sviluppato attorno al mio lavoro di studioso e di docente uno specifico interesse di ricerca e didattico sulle analogie e sulle differenze rinvenibili per l’appunto tra Makarenko e  Labriola10: e dunque, più in generale, tra Makarenko e alcuni classici del marxismo, tra Makarenko e la Rivoluzione d’Ottobre, tra Makarenko e Gor’kij11, tra Makarenko e le riviste «Sovetskaja Pedagogika» e  «Rassegna Sovietica»12, tra Makarenko e Maria Montessori13, tra Makarenko e Antonio Gramsci14, tra Makarenko e John Dewey15, tra Makarenko e Don Milani16, tra Makarenko e Tolstoj17, tra Makarenko e Charles Dickens18, tra Makarenko e Nikolaj Vladimirovi? Ekk19, tra Makarenko e le tematiche dell’educazione familiare20, tra Makarenko e Don Luigi Guanella21, tra Makarenko e la cultura greca22, tra Makarenko e il pensiero cooperativistico ieri e oggi23, tra Makarenko e lo scoutismo di Baden Powell, tra Makarenko e le tematiche dell’intercultura nel rapporto Nord del mondo/Sud del Mondo24, tra Makarenko e Muhammad Yunus25, tra Makarenko e Moloud Oukili o Giorgio Spaziani e Emanuela Giovannini26, tra Makarenko e il tema del gioco27, tra Makarenko e la didattica nelle scuole elementari28 ecc. Per arrivare, infine, al tema storico dei besprizorniki29, ovvero delle sopravvivenze o delle “traduzioni“ pedagogiche makarenkiane odierne, in Italia, nell’occidente europeo, in alcuni dei paesi dell’ex Unione Sovietica, a Cuba, in Bangladesch, ecc. 
      Direi addirittura che da circa quindici anni, l’opera di Makarenko è entrata strutturalmente a fare parte della vita quotidiana della Prima Cattedra di Pedagogia generale, con la stessa naturalezza del respirare, del nutrirsi, della veglia e del sonno, e di quanto altro, al mattino, ci consente di stare in piedi e affrontare una giornata di lavoro. Di qui una notevole messe di ricerche sull’autore Makarenko e i suoi tempi, su Makarenko e noi, sulle traduzioni del Poema pedagogico in lingua italiana30, sui rapporti tra il Makarenko pedagogista e il Makarenko scrittore, sul Poema pedagogico e gli altri scritti del periodo 1925-193531, sui concetti di “collettivo“32 e di “prospettiva“, di “scoppio“ e di “stasi“, di “abbandono“ e di “handicap sociale“, di “tradizione“ e di “stile“, di “teoria“ e di “tecnica“,  di “ uomini vecchi“ e di “uomo nuovo“, sul Poema “romanzo di formazione“ e sull’idea makarenkiana di “infanzia“, sulla storia della circolazione dell’opera di Makarenko in Italia e sulle traduzioni ed edizioni italiane del Poema (compresa quella attualmente in preparazione, a cura della Cattedra di Pedagogia generale), ecc.   
     Certamente, sarebbe possibile enumerare e descrivere i momenti tecnici di maggiore concretezza e visibilità euristica e formativa, riguardanti Makarenko, come corsi di lezione, seminari, laboratori, prove scritte e orali d’esame, tesine, elaborati scritti e tesi di laurea, contributi a stampa e interventi pubblici di diverso impegno (traduzioni, recensioni, prefazioni, articoli, saggi, monografie, relazioni a convegni, mostre didattiche, rubriche su periodici, lettere aperte, presentazioni di libri e film d’argomento makarenkiano, ecc.). Meno facile, invece, è rendere criticamente conto dell’incidenza della pedagogia di Makarenko (meglio sarebbe dire dell’“indotto“ della sua anti-pedagogia), nell’intero complesso delle attività della Cattedra: perché nonostante le differenze soggettive di personalità e di cultura, e a dispetto delle divergenze oggettive di contesto, gli stessi su accennati parametri logico-pratici makarenkiani – prospettiva e gioia del domani, “individuale“ e “collettivo“, senso dell’onore e funzione della disciplina, tradizione e stile, responsabilità e corresponsabilità, scoppio e stasi, studio e lavoro, quantità e qualità, produttività economica e accrescimento pedagogico, rotazione delle mansioni e integrazione delle competenze, ecc.) –  sembrano essere variamente alla base di un po’ tutta l’azione didattica e scientifica del docente, dei collaboratori, degli studenti di Pedagogia generale I e, in larga parte, degli stessi Corsi di laurea in Pedagogia e Scienze dell’educazione e della formazione della «Sapienza» romana.
     Un’azione didattica e scientifica makarenkiana che, come accennavo all’inizio, ha una lunga storia di oltre centotrenta anni (da Labriola in giù); e che, aggiungo, ha i suoi classici di riferimento e di confronto in Hegel, Kant, Herbart, Marx, Dewey, Piaget, Montessori, Vygotskij, Gramsci.  E che, per ciò che attiene ai suoi sviluppi più recenti, viene  sorretta metodologicamente dal criterio, che è al centro dall’opera storiografica ed educativa di Eugenio Garin e di Michail Michajlovi? Bachtin e che riassumerei con le parole di quest’ultimo (in L’autore e l’eroe):

     Il primo problema è capire l’opera come la capiva l’autore stesso, senza andare oltre i limiti della sua comprensione. La soluzione di questo problema è molto difficile e richiede di solito l’impiego di un materiale immenso.
      Il secondo problema è usare la propria extralocalità temporale e culturale. L’inserimento nel nostro contesto (estraneo all’autore).                  

     Di qui, in prospettiva, il senso di tutto l’enorme lavoro che rimane da portare avanti. Giacché, nel caso di Makarenko in Italia, si tratta assai più della storia di un’assenza che della cronaca di una presenza: e ciò, nel senso che tutto quel poco o quel molto che si è potuto fare sul pedagog-pisatel’, come singoli ricercatori e come cattedre universitarie e riviste e libri, siti internet e altre istanze scientifiche, didattiche, comunicative, divulgative, ecc., tutto questo, risulta comunque sproporzionato rispetto al “problema Makarenko“ nella sua complessità…
     Per restare al Poema pedagogico, il romanzo pone infatti tutta una serie di questioni tuttora niente affatto risolte, a cominciare dalla questione del testo in russo (ricco di ucrainismi) e delle sue traduzioni (per intanto, in lingua italiana)… Traduzioni che nella mia Università, nell’arco di un quindicennio, sono state al centro dell’attenzione, producendo corsi di lezioni, articoli, seminari di approfondimento, materiali didattici di vario tipo, da un lato allo scopo di aderire di più e meglio che non si sia fatto in precedenza all’“autore“ Makarenko, in quanto romanziere e al tempo stesso in quanto didatta33; da un altro lato, con l’intento di adoperarne criticamente e autocriticamente la lezione nel corso degli stessi compiti educativi e didattici istituzionali.    
      A maggiore ragione in tale ottica di fruizione, sembra più che mai legittimo chiedersi, infatti, se e fino a che punto il Poema pedagogico che abbiamo fin qui conosciuto sia in tutto e per tutto il “vero“ Poema pedagogico. E chiedersi, in primo luogo, se sia stato e sia chiaro a tutti (in Italia non lo è quasi mai stato preso in considerazione) il fatto che è pur sempre di un romanzo che in primo luogo si tratta; e che, in secondo luogo, la stessa materia narrativo-formativa e poetico-poematica dell’opera a mezzo tra resoconto storico e invenzione, non solo è frutto di un’esperienza letteraria inseparabile da quella educativa di cui è espressione congiunta-autonoma; ma è anche il seme di un’incidenza formativa ulteriore, che “parte“ dal Poema pedagogico, arriva a noi, svolge la sua funzione “poematica“, pedagogico-antipedagogica, ben oltre noi stessi34.
    Voglio dire, in altri termini, che il Poema pedagogico come racconto della “prospettiva“, per un verso, si radica nel suo “presente“, giacché i suoi contenuti “prospettici“ sono anzitutto quelli di Makarenko e del proprio tempo-spazio di riflessione e d’azione (la Rivoluzione d’Ottobre e le sue conseguenze in Unione Sovietica e nel mondo); per un altro verso, tuttavia, è la stessa dimensione prospettica makarenkiana che, se diventa riconoscibile come tale, si allunga per così dire indefinitamente, introducendo al futuro… Un “futuro“ che, per la Prima Cattedra di Pedagogia generale della «Sapienza» romana, viene a costruirsi giorno per giorno nelle ore di lezione e in quelle del ricevimento degli studenti, parlando di Makarenko e leggendolo e rileggendolo; e, dunque, scrivendone il docente e facendone scrivere agli studenti, lì per lì ai fini “pratici“ dell’“accreditamento“ dell’esame, ma, per ciò che mi risulta, con risultati didattici e soprattutto euristici generalmente molto soddisfacenti ben al di là dell’obiettivo pratico-universitario immediato.   
     Di qui, probabilmente, il senso della scelta ricorrente, da parte di numerosi laureandi della «Sapienza», negli ultimi anni, a “investire“ la propria intelligenza e il proprio impegno su Makaranko e sulla sua opera, affrontando soprattutto il Poema pedagogico (ma non solo) da punti di vista i più diversi; e inserendolo pertanto  costruttivamente nel proprio contesto formativo e combinandone la materia pedagogico-letteraria con i più diversi interessi culturali e professionali. Ragion per cui fornirei intanto il seguente, pur parziale elenco di laureati e di elaborati di laurea in Pedagogia generale I: e, anzitutto di “dottori triennalisti“, cioè, del Corso di laurea in scienze dell’educazione e della formazione, la più parte dei quali già iscritti o pronti ad iscriversi al Corso di laurea “specialistica“ in Pedagogia e scienze dell’educazione e della formazione35.
     E dunque:
Makarenko negli elaborati di laurea di Pedagogia generale I
  Nuovo ordinamento universitario italiano (Laurea triennale)
dall’Anno accademico 2000-2001 all’Anno accademico 2006-2007

Elaborati completi (Makarenko è nel titolo)

A. A. 2002-2003
? C. Pinci, Makarenko e Yunus, tra differenze e analogie.
Tematica: Confronto Makarenko-Yunus, la sfida dell’educare. Makarenko e l’educazione dei ragazzi abbandonati (pp. 15-28). Analogie e differenze (pp. 49-69). Riassunto del Poema pedagogico (pp. 73-84). Il Poema pedagogico per immagini (pp. 87-104). Il Poema pedagogico come romanzo d’infanzia, gli “abbandonati“ di oggi (pp. 105-118).

A. A. 2003-2004
? I. Di Giacinto, Teatro ed educazione. Da Anton S. Makarenko a Giorgio Spaziani.
Tematica: Makarenko e il teatro come educazione (pp. 3-20). Confronto tra Makarenko e Spaziani (pp. 37-51).

? R. Rabbia, Makarenko e l’infanzia abbandonata tra storia e cronaca 1920-2005.
Tematica: I bambini abbandonati nel Poema pedagogico. Analisi di Lezioni su Makarenko di A. Bagnato (pp. V-XXIV). Analisi di I bambini di Makarenko di N. Siciliani de Cumis (pp. 1-23).

A. A. 2004-2005
? C. Cella, Makarenko domani.
Tematica: L’esperienza makarenkiana del collettivo paragonata ad esperienze “altre“ di bambini abbandonati (S. Leucio, i kibbutz, la scuola di Barbiana, il microcredito di Yunus e le bambine di Shanghaj). I bambini di Makarenko e l’organizzazione della colonia “Gor’kij“ (pp. 1-35).

* A. D’Ingiullo, Da Makarenko alla Teatroterapia.
      Tematica: Teatro come strumento educativo. Biografia di Makarenko (pp. 9-18). Il teatro  nel Poema pedagogico (pp. 19-32).

A. A. 2005-2006
? F. Fedele, L’abbandono dell’infanzia. Da Makarenko ai giorni nostri. Temi e problemi.
Tematica: Makarenko e l’infanzia abbandonata come problema di pedagogia familiare (pp. 1-43).

? E. J. Verna, L’infanzia abbandonata di Makarenko nel nuovo millennio.
Tematica: Makarenko e l’infanzia abbandonata. Poema pedagogico e ragazzi abbandonati nell’Urss anni ’20 (pp. 1-32). L’attualità di Makarenko e l’applicabilità del suo metodo (pp. 49-52).

A. A. 2006-2007
? A. Quattrini, Collettivo/Collettivi in Makarenko. Poema pedagogico – La marcia dell’anno ’30 – Bandiere sulle torri.
Tematica: Analisi comparativa del tema del collettivo nelle tre opere makarenkiane. Indici dei nome e delle tematiche ricorrenti per ogni opera (pp. 1-61).

? I. Segatori, Makarenko e la pedagogia del collettivo.
Tematica: Il collettivo come strumento pedagogico. Principi pedagogici e analisi delle tre opere principali di Makarenko, Poema pedagogico, La marcia dell’anno ’30 e Bandiere sulle torri (pp. 1-61).
Elaborati parziali

A. A. 2003-2004
? N. de Gaetano, L’autobiografia. Dimensioni scientifiche ed educative.
Tematica: Makarenko e l’autobiografia. La dimensione autobiografica nel Poema pedagogico, l’educatore autobiografo (pp. 24-26). Makarenko nella Biblioteca Nazionale di Roma (pp. 47-49).

? A. Panardi, Il lavoro come dimensione formativa. L’esperienza di “Quale società“ (1981-1994) dopo un decennio.
Tematica: Makarenko e il tema del lavoro. La didattica del collettivo. Il lavoro nel Poema pedagogico (pp. 61-79).

A. A. 2004-2005
? S. Collepiccolo, Per una “cultura della diversità“.
Tematica: Handicap e Makarenko. Descrizione, ripercorrendo la trama del Poema pedagogico, di “handiccapati“ che diventano altro. La normalità non esiste (pp. 34-63). Recensione libro di F. C. Floris, La pedagogia familiare nell’opera di Anton S. Makarenko (pp. 34-38).

? P. Mosetti, Artek. Per un dialogo internazionale tra sistemi di istruzione.
Tematica: Confronto tra la pedagogia di Artek e quella di Makarenko (pp. 5-10). Pedagogia come antipedagogia in Makarenko: discorsi di N. Siciliani de Cumis alla Conferenza Internazionale (pp. 39-41).

? S. Napoleoni, Cooperativismo e educazione. Tra pedagogia e antipedagogia.
Tematica: L’antipedagogia di Makarenko. Yunus e Makarenko (pp. 11-12), Poema pedagogico e sviluppo metodo antipedagogico (pp. 12-16). Recensione libro I bambini di Makarenko (pp. 16-19). Makarenko e il cooperativismo (pp. 26-32).

? F. Ottati, Il sorriso e la cura. Dimensioni pedagogiche della “clownterapia“.
Tematica: Il sorriso e Makarenko. Miloud come nuovo Makarenko: il teatro come strumento educativo. Il sorriso di Zadorov (pp. 74-76).

? T. Pierguidi, La città dei ragazzi. Specificità, confronti, prospettive d’indagine.
Tematica: Makarenko e Monsignor Carroll-Abbing. Il collettivo makarenkiano ed i gruppi alla Città dei Ragazzi di Roma (pp. 44-49). Yunus e Makarenko (pp. 120-122).

? D. Scarpetta, Identità umana identità attoriale nel “sistema“ di Stanislavskij.
Tematica: Makarenko e il teatro. Vygotskij e Makarenko tra psicologia, pedagogia e teatro (pp. 33-37).

A. A. 2005-2006
? E. Di Napoli, I bambini “cattivi“. Il mondo del minore deviante.
Tematica: Makarenko e la devianza minorile. Descrizione del Poema pedagogico con attenzione al tema del collettivo (pp. 73-80).

? E. Figlioli, «Quando i bambini fanno ooh… ». Una canzone e la sua “pedagogia“.
Tematica: Musica come educazione in Makarenko. Musicalità nel Poema pedagogico (pp. 46-49). La meraviglia nel Poema pedagogico (pp. 59-62). Parallelo tra il capitolo del Poema pedagogico “Ai piedi dell’Olimpo“ ed il capitolo “Austria“ tratto da Statistiche di pedagogia e di politica scolastica di A. Labriola (pp. 81-92).

? S. Gaggioli, L’infanzia e i suoi luoghi “altri“.
Tematica: Gli “altri“ luoghi di crescita dei ragazzi abbandonati. Situazione dell’Urss negli anni ’20, descrizione della colonia “Gork’ij“ e dell’antipedagogia come luogo e metodo “altro“ (pp. 25-37).

? A. Lauria, Detenzione femminile. Madri e figli in carcere.
Tematica: Makarenko e le ragazze in carcere. Felicità, prospettive, collettivo e ragazze nel Poema pedagogico (pp. 68-83). Pedagogia di Makarenko (pp. 133-139).

? M. E. Mainiero, Diversi eppure uguali. Dimensioni pedagogiche dello handicap.
Tematica: Makarenko e l’handicap. L’handicap nel Poema pedagogico, Recensione I bambini di Makarenko (pp. 27-44).

? E. Maiore, Handicap e danza. Un’esperienza di tirocinio.
Tematica: Makarenko e la danza. La danza come strumento educativo, articolo di N. Siciliani de Cumis (pp. 59-65). L’udibilità nel Poema pedagogico di T. Pangrazi (pp. 71-74).

? P. Marinangeli, Uomo-natura e uomo-cultura. La famiglia nella formazione dell’individuo.
Tematica: Makarenko e la pedagogia familiare. Makarenko e la famiglia, il collettivo come famiglia (pp. 20-27).

? D. Qoli, Le cooperative sociali e un nuovo approccio per l’immigrazione.
Tematica: Cooperativismo ed immigrazione. Pedagogia ed antipedagogia di Makarenko nei centri di accoglienza (pp. 35-40).

? S. Savo, C’era una volta un re… nero.
Tematica: Il sogno e Makarenko. Tema del sogno nel Poema pedagogico, articolo di N. Siciliani de Cumis su «Slavia» e postilla (pp. 69-81).

? M. A. Soscia, Ludus, ludi e ludoteca. Gioco come, gioco dove, gioco quando, gioco perché.
Tematica: Makarenko e il gioco. Commento di Consigli ai genitori (pp. 14-17). Makarenko e la scuola sovietica, Makarenko e personalismo sociale di A. Visalberghi (pp. 112-120).

? C. Trucchia, Tra gioco e Teatro. La valorizzazione della creatività nel bambino.
Tematica: G. Rodari tra gioco e teatro. Makarenko e il gioco (pp. 48-51)

A. A. 2006-2007
? M. Castiglione Humani, Teatro e diverse abilità.
Tematica: Makarenko, il teatro e l’handicap (pp. 69-73).

? D. Catalano, Un cavallo per amico. L’ippoterapia e le sue dimensioni pedagogiche.
Tematica: L’ippoterapia nel Poema pedagogico (pp. 31-36). La figura di Brat?enko (pp. 49-58). La pedagogia di Makarenko (pp. 58-64).
  
                                                                                               Nicola Siciliani de Cumis
Università degli Studi€ di Roma “La Sapienza“                               5 dicembre 2007
1 Il titolo, da un lato, si rifà alle tesi sostenute nel mio libro N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, Pisa, ETS, 2002 e alla rubrica «Didattica», per mia cura,  presente da  alcuni anni sulla rivista italiana «Slavia»; da un altro lato, rimanda a taluni contributi pubblicati dalla rivista «l’albatros»; a numerose tesi di laurea, tesine ed elaborati didattici di vario tipo, fioriti nell’ambito delle attività scientifico-didattiche della Prima Cattedra di Pedagogia generale dell’Università «La Sapienza» di Roma. Rinvio quindi al volume a cura di E. Condò, in preparazione per i tipi dell’editore «l’albatros», per l’appunto dal titolo Il “Makarenko didattico“ in «Slavia» 1995-2006; ai materiali  di un «Laboratorio Makarenko» a cura di V. Carissimi e A Cittarelli,  nel DVD allegato al volume di N. Siciliani de Cumis, Cari studenti, faccio blog… magari insegno, Roma, Nuova Cultura, 2006; e ai materiali didattici periodicamente messi a disposizione degli studenti, sui siti internet www.cultureducaziine.it, www.slavia.it, www.makarenko.it, www.nextly.org/educational/profsiciliani.html,  ecc. Cfr. quindi, negli anni, oltre a diversi contributi individuali e collettivi sulle riviste «Rassegna Sovietica», «Slavia», «Scuola e Città», «l’albatros»; «Adultità», «Giornale di storia contemporanea», ecc; e in opere collettanee, i seguenti volumi:  N. Siciliani de Cumis, L’educazione di uno storico, Pian di San Bartolo (Firenze), Manzuoli, 1989; Id., Italia-Urss/Russia-Italia. Tra culturologia ed educazione 1984-2004. Con la collaborazione di V. Cannas, E. Medolla, V. Orsomarso, D. Scalzo, T. Tomassetti, Roma, Quaderni di Slavia/1, 2001;  L’università, la didattica, la ricerca. Primi studi in onore di Maria corda Costa, a cura di N. Siciliani de Cumis, Caltanissatta-Roma, Sciascia, 2001; Evaluation. Studi in onore di Aldo Visalberghi, a cura di G. Cives, M. Corda Costa, M. Fattori, N. Siciliani de Cumis, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 2002; “Ciascuno cresce solo se sognato“. La formazione dei valori tra pedagogia e letteratura, a cura di E. Medolla e R. Sandrucci, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 2003; Antonio Labriola e «La Sapienza». Tra testi, contesti, pretesti 2005-2006, a cura di N. Siciliani de Cumis, con la collaborazione di A. Sanzo e D. Scalzo, Roma, Nuova Cultura, 2007.
2 Anzitutto, nella Facoltà di Magistero; quindi,  in quelle di Roma  Tor Vergata , Roma Tre, Ateneo Salesiano, LUMSA, ecc.
3 Cfr. Evaluation. Studi in onore di Aldo Visalberghi, cit,, il contributo di N. Sciliani de Cumis, su Makarenko; e, ivi, la Bibliografia degli scritti di Aldo Visalberghi; e da ultimo, in occasione della morte dell’illustre pedagogista e a proposito della sua “eredità“, la riproposta, a cura di N. Siciliani de Cumis, di A. Visalberghi, Antonio Makarenko e la scuola sovietica e Makarenko: personalismo sociale, in «l’albatros», aprile-giugno 2007,  pp. 83-92.
4 Cfr. il citato L’università, la didattica, la ricerca. Primi studi in onore di Maria Corda Costa, soprattutto la bibliografia e le note.
5 Cfr., sul tema del rapporto Volpicelli-scuola sovietica  (e, dunque, concernente anche Makarenko), la tesi di laurea in Pedagogia di T. Tomassetti, L’interesse di Luigi Volpicelli per la scuola, la pedagogia, la didattica in URSS dagli anni Trenta agli anni Settanta (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: F. Pesci), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 1997-1998. Vedi anche T. Tomassetti, Gli “illegittimi“ di Volpicelli, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 216-221.
6 A parte gli specifici, noti contributi  di questo studioso su Makarenko (nei tipi dell’editrice La Scuola e in rivista, per cui rinvio alla tesi di laurea di M. L. Marcucci, di cui alla nota seguente), dal punto di vista degli interessi della Prima Cattedra pedagogica romana, mi sia consentito menzionare qui il mio Sulla prima pedagogia universitaria romana e don Luigi Guanella, Illazioni ed ipotesi, in Antonio Labriola e la sua Università. Mostra documentaria per i settecento anni della “Sapienza“ (1303-2003). A cento anni dalla morte di Antonio Labriola (1904-2004). A cura di N. Siciliani de Cumis, Roma, Aracne, 2005 (seconda ristampa 2006), pp. 438-457.    
7 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia di M. L. Marcucci,  Anton  S. Makarenko in  “Orientamenti pedagogici“. Il contributo di Bruno M. Bellerate dal 1960 al 1980  (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: M. S. Veggetti), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 1997-1998.
8 A parte i notissimi volumi su Il marxismo e l’educazione e su Gramsci e l’alternativa pedagogica (nei tipi degli editori Armando, Loescher, La Nuova Italia, ecc.), ricordo in particolare alcuni scritti di Manacorda su Makarenko, apparsi sulla rivista «Riforma della scuola» (tra gli anni Cinquanta  e i Settanta); e una tesi di laurea da lui discussa con A. Restivo, Umanesimo socialista di Anton Semenovic Makarenko. Individuo-collettivo nell’esperienza pedagogica makarnkiana (Relatore: M. A. Manacorda – Correlatore: A. Visalberghi), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 1975-1976.
9 Tra i più recenti studiosi di Makarenko, che hanno prodotto ricerca e didattica coordinate alle attività della Prima Cattedra di Pedagogia generale, segnalo con particolare gratitudine i colleghi Agostino Bagnato e Domenico Scalzo, ai cui preziosi contributi farò riferimento più oltre. 
10 Ricordo, in particolare, che il tema dei miei corsi monografici semestrali di Terminologia pedagogica e di scienze dell’educazione e della formazione e di Pedagogia generale, negli ultimi sei anni, è stato quasi sempre quello del confronto dei lessici e dei modi di vedere labrioliani e makarenkiani; e quindi, al di là delle similitudini e delle analogie tra i due autori, il tema delle diversificazioni concettuali e pratico operative delle distinte posizioni pedagogiche di Labriola e di Makarenko, nei loro differenti contesti  storico-culturali, etico-formativi e politico-sociali. 
11 Cfr. una tesi di laurea dei primi anni 2000, in Pedagogia generale, di M. Cicchetti, su Gor’kij a Capri (Relatore chi scrive – Correlatore: M. Fattori): e della stessa Cicchetti, Makarenko, “l’ingegnere di anime“ della Colonia Gor’kij, nel cit. I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., 193-199.
12 Cfr. T. Tomassetti, Indici di “Rassegna della Stampa sovietica“ 1946-1949. Indici di “Rassegna Sovietica“ 1950-1991, Prefazione di G. Monaco. Postfazione di N. Siciliani de Cumis, Roma, Quaderni di Slavia/3, 2003.
13 Numerosissimi, su questo tema, soprattutto gli elaborati scritti per l’esame di Terminologia pedagogica e scienze dell’educazione e di Pedagogia generale; gli elaborati scritti per la laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione; e le tesi di laurea, sia del “vecchio ordinamento“, sia “specialistica“, in Pedagogia e scienze dell’educazione e della formazione.  
14 Cfr. un estratto della tesi di laurea di C. Coppeto, Educare l’“uomo nuovo“ tra Gramsci e Makarenko, in “l’albatros“, luglio-settembre 2007, pp. 111-129.
15 Cfr. N. Siciliani de Cumis, Dewey, Makarenko e il “Poema pedagogico“ tra analogie e differenze, in id., Italia-Urss/Russia-Italia. Tra culturologia e educazione 1984-2001, cit., pp. 259-267; e id., L’inattualità del Dewey «sovietico», in «Studi sulla formazione», anno VI, n. 1, 2003, pp. 118-126. Ma sono da vedere, di  J. Dewey, i sei articoli dal titolo Leningrad Gives the Clue, A Country in a State of Flux, A New World in the Making, What Are Russians Schools Doing?, New Schools for a New Era e The Great Experiment and the Future, pubblicati via via il 14, 21, 28 novembre e il 5 e 19 dicembre 1928, in «The New Republic»: articoli ripubblicati poi, con altri resoconti di viaggio in Messico, Cina e Turchia, nel volume di id., Impressions of Soviet Russia and the Revolutionary World: Mexico – China – Turkey, New York, New York Republic, 1929 (in seguito con il titolo Impressions of Soviet Russia, in id., The Later Works, 1925-1953, Carbondale and Edwardsville, Southern Illinois University Press, 1969,  vol. 3: 1927-1928, Edited by J. A. Boydston Textual Editor, P. Baysinger. With an Introduction by D. Sidorsky, pp. 203-250); e, a proposito, G. Szpunar, Dewey in U.R.S.S. Prospettive per l’educazione di una società democratica, Roma, Nuova Cultura, 2006, soprattutto le pp. 11-87 (edizione provvisoria), dove per l’appunto, per la prima volta in Italia,  si viene a rendere storicamente e  criticamente conto dei suddetti articoli di Dewey. A questo riguardo, sono quindi da considerare come  importanti passi avanti  nello “stato dell’arte“, i contributi di G. Szpunar, L’infanzia come risorsa: i bambini di Yunus, Makarenko, Dewey, nel volume N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 117-135; e Dewey in U.R.S.S. Prospettive per l’educazione di una società democratica, Roma, Nuova Cultura, 2006.
16 Cfr. infra la nota 24.
17 Cfr. E. Medolla, Punti di contatto tra Tolstoj e Makarenko, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., 190-193.
18 Cfr. due tesi di laurea in Pedagogia generale del vecchio ordinamento universitario: E. Mariani  (vedine un estratto nel sito internet www.cultureducazione.it; e cfr. E. Mariani, Gli autori e gli eroi: Makarenko e Dickens,  nel mio I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp.187-190); e F. Craba, Charles Dickens e Anton S. Makarenko fra pedagogia, letteratura e impegno sociale (Relatore: C. Gabrielli – Correlatore: N. Siciliani de Cumis), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2005-2006. 
19 Cfr. D. Scalzo, Il “poema pedagogico“ di Makarenko e “Verso la vita“ di Ekk, in “Slavia“, luglio-settembre 2006, pp. 5-88.
20 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale, poi libro, di F. C. Floris, La pedagogia familiare nell’opera di Anton Semënovi?. Presentazione di L. Pati. Postfazione di B. A. Bellerate, Roma, Aracne (Collana di tesi di laurea, «Diritto di stampa», diretta da G. Boncori, N. Siciliani de Cumis, M. S. Veggetti), 2005.
21 Cfr. infra, la nota  6.
22 Cfr. la tesi d laurea in Pedagogia generale di E. Mattia, “Poema“ come romanzo di formazione. Indagini su Makarenko e la sua opera (Relatore: N. Siciliani de Cumis –  Correlatore, A. M. Cirio), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2004-2005. 
23 Cfr. in particolare A. Bagnato, Educazione e cooperativismo, Prefazione di F. Ferrarotti. Presentazioni di G. Poletti e N. Siciliani de Cumis, Roma, l’albatros, 2005; e dello stesso Bagnato, Makarenko oggi. Educazione e lavoro tra collettivo pedagogico comunità e cooperative sociali. Prefazione di N. Siciliani de Cumis, Postfazione di E. Mettini, Intervista a E. Calabria, Roma, l’albatros, 2006 (seconda edizione di un precedente volume di Lezioni su Makarenko, svolte nell’Università di Roma «La Sapienza», nel decennio precedente, e raccolte in volume, Roma, l’albatros, 2005). Vedi quindi E. Mettini, Attualità su Makarenko, in «l’albatros», gennaio-marzo 2007, pp. 85-88.
24 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale di E.Pezzola, I bambini di Makarenko nelle strade del 2000 (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: F. Pesci), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2000-2001; e cfr., della stessa Pezzola, i contributi al cit. I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“,  pp  125-130 e 257-284.
25 Cfr. N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 225-254 (con contributi di M. D’Alessandro, F. Feliciani, P. Franzò, C. Ludovisi, R. Maiuri.  Ricordo ancora, attorno al tema del “microcredito“ in rapporto a Makarenko, un importante “Laboratorio autogestito“ dagli studenti, a cura di F. Festa,  C. Ludovisi, R. Maiuri, C. Pinci, F. Saraceni,  G. Szpunar, ecc.; e  significativi paragrafi e/o capitoli di tesi  di laurea in Pedagogia (vecchio ordinamento universitario) di L. Castiglia (sul cinema di Gianni Amelio), di R. Maiuri (sul Pico della Mirandola di Eugenio Garin), di C. Ludovisi (su Don Milani), ecc.
26 Cfr. N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 179 sgg., 274 sgg. e passim.
27 Cfr. M. P. Musso, Il “gioco“ in Makarenko, tra analogie e differenze: Italia-URSS-USA, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 199-202.
28 Cfr. R. Sandrucci, Le sassate e le ali. Il “Poema pedagogico“ letto da un maestro elementare, in N. Siciliani de Cumis, I bambini di Makarenko. Il Poema pedagogico come “romanzo d’infanzia“, cit., pp. 221-223.
29 Cfr. a questo riguardo, in Italia, gli studi di D. Caroli, fino al saggio recente Ideali, ideologie e modelli formativi. Il movilemto dei Pionieri in Urss (1922-1939). Prefazione di N. Siciliani de Cumis, Milano, Unicopli, 2006. 
30 A parte le numerose attività universitarie individuali e collettive (di cui si ho reso conto a più riprese in rivista e che convergeranno presto in una nuova edizione italiana del Poema pedagogico, dopo quelle degli anni Cinquanta e Ottanta),  cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale di O. Liskova, Il traduttore come mediatore fra le culture. A proposito del Poema pedagogico di A. S. Makarenko (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatori: P. Ferretti e M. S. Veggetti), Università degli Studi «La Sapienza » di Roma, Anno accademico 2003-2004..
31 Cfr. la tesi di laurea in Pedagogia generale di E. Konovalenko, L’altro Makarenko. Poema pedagogico e dintorni 1925-1935 (Correlatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatori: N. Malinin e M. S. Veggetti), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2003-2004.
32 Cfr. in particolare la tesi di laurea in Pedagogia generale di E. Ceravolo, Il Collettivo in A. S. Makarenko (Relatore: N. Siciliani de Cumis – Correlatore: G. Boncori), Università degli Studi di Roma «La Sapienza», Anno accademico 2005-2006.
33 Cfr. i miei Questo Makarenko, in «Slavia», 3/4, 1995, pp. 3-16 (con il contributo di B. Paternò) e Per una nuova edizione del Poema pedagogico di Makarenko, in «Scuola e Città», 4, 1997; i circa cinquecento elaborati scritti d’esame degl studenti circa quindici anni di lezioni (e di non frequentanti); e, ora, i Materiali didattici predisposti per il presente anno accademico 2007-2008, in funzione dell’allestimento di una una nuova edizione del Poema pedagogico in lingua italiana.
34 Cfr. G. Consoli, Romanzo e rivoluzione. Il Poema pedagogico di A. S, Makarenko come nuovo paradigma del racconto, Pisa, ETS (in corso di stampa).
35 Elenco redatto in occasione della presene nota informativa per il convegno su Makarenko, dalla dottoressa Chiara Coppeto, che qui ringrazio; e della quale ricordo la brillante tesi di laurea in Filosofia (Pedagogia generale I), Educare l’‘uomo nuovo’. Tra Gramsci e Makarenko 1920-1937 (discussa alla «Sapienza», nell’ultima sessione estiva).
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