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L’importanza di essere comunicatrice, autrice e blogger…

L’IMPORTANZA DI ESSERE COMUNICATRICE, AUTRICE E BLOGGER. Sperando in una nuova vita per  Nata Viva; tenendo sempre a mente la gratitudine e l’importanza di fare squadra.

Carissimi lettori e lettrici,

è terminato il contratto con l’editore di Nata Viva e i diritti sono tornati a me. Per il futuro di questo romanzo autobiografico e di formazione,  vorrei avere un editore, ma a certe condizioni che spiegherò più avanti, oppure fare un’auto pubblicazione con Amazon. In questa intervista racconto le tantissime soddisfazioni che ho avuto dal 2011, anno della prima edizione di Nata Viva ad oggi. Narrerò anche qualche problema, nella speranza che non ricapiti in futuro a me o altri. Spero che, in questa  società  tante persone con disabilità (e senza)  trovino la loro strada, senza patire troppo… e disponendo di più aiuti possibili!

Non mancheranno riflessioni su problemi avuti, speranze e progetti nuovi o da riuscire a ripetere, a Roma e non solo.

Per quanto riguarda l’auto pubblicazione con Amazon, mi hanno accennato vari e interessanti vantaggi. Devo informarmi meglio e iniziare a intraprendere questa nuova strada. Un vero editore non lo scarto a priori, ma dopo due esperienze (la prima molto negativa) devono avere determinate caratteristiche che spiegherò più avanti.

Di seguito, sotto forma di intervista, racconto l’importanza per la mia vita interiore e professionale della scrittura e i progetti legati a essa.

Se pensate di potermi dare dei suggerimenti per Nata Viva o il progetto nelle scuole, in fondo a questo articolo trovate il link con i miei contatti. Nel frattempo vi informo che ho circa 100 copie di “Nata Viva” a casa che regalo con molto piacere per i motivi che trovate in questa pagina. Il  secondo libro RaccontAbili è edito dall’Erickson Live, lo trovate sul sito della casa editrice, su vari siti che vendono libri, lo potete ordinare in libreria o richiedere a me con dedica.

Infine, se potete, vi chiedo di pubblicare questo articolo o linkarlo sui vostri spazi online. 

Aspetto i vostri suggerimenti. Grazie a tutte e tutti!

Perché ho iniziato a scrivere la mia autobiografia a soli tredici anni?

Il romanzo Nata viva nasce come diario personale ed è stato terapeutico per affrontare il lutto improvviso della perdita del secondo marito di mia madre e padre della mia super sorella Daria (in arte Fiore). Maturando ho capito che volevo raccontare tutta la mia vita. La mia esistenza è fatta di momenti molto positivi: l’affetto della famiglia materna, i bei viaggi, i rapporti con alcuni personaggi della mia vita, a cominciare da Ricke, e tanto altro. Non mancano esperienze molto negative legate alla mancanza di sensibilità e l’incomunicabilità tra me (bambina e adolescente) e il mondo degli adulti: assistenti, medici, fisioterapisti, insegnanti, presidi e così via. Non ho mai voluto denunciare. Lo scopo del romanzo di formazione e la sua ampia divulgazione è il fare sì che alcune cose non capitino ad altri. Il percorso di laurea in scienze della formazione  mi ha aiutato molto nella stesura del libro, nel presentarlo in convegni, scuole e università.

Cosa ti rimane dell’esperienza con le case editrici e di vedere la tua storia di vita sotto forma di libro edito in distribuzione?

Le emozioni sono molteplici. Sicuramente la forma stampata e il fatto che sia sui vari circuiti distributivi, (il che gli dà un tono autorevole) è una sensazione stupenda, unica ed impagabile!  Dai tredici ai ventinove anni ho scritto un diario non giornaliero, ma fatto di ricordi, sensazioni ed esperienze. Per circa due anni, l’ho corretto, aggiornato, con un consulente letterario e insieme a lui, gli abbiamo dato una forma di romanzo autobiografico. A ventisette  anni abbiamo trasformato il “diario” in un vero e proprio romanzo di formazione e autobiografico. Fin dall’inizio volevo scrivere per gli altri, non solo un diario adolescenziale. Dopo poco, quando avevo ventinove anni, ho trovato  quella  che è stata apparentemente una grande opportunità, ma anche un grande problema: farlo accettare ad una casa editrice. Con l’aiuto dello stesso autore che mi ha aiutata molto a concluderlo e correggerlo, abbiamo preparato la sinossi e mandato e-mail a editori medio piccoli. A dir la verità ho mandato mail anche a grandi nomi dell’editoria italiana, ovviamente non mi hanno  risposto: me lo aspettavo, ho scritto anche a loro perché non avevo nulla da perdere. Dopo mesi di attesa e di paura  di non realizzare il sogno della mia vita, un noto editore a pagamento ha accettato il mio  scritto.  Appoggiata    dalla mia famiglia ho accettato il contratto. Dovevo comprare 185 copie. Quando sono arrivate  ho fatto una cena con la mia famiglia, composta da mamma, nonno e Daria, per festeggiare. Le prime copie sono andate via in tante presentazioni fatte in pochi mesi. Questa prima edizione risale al 2011. Presto ho capito che quella casa editrice era lenta e scarsa nella stampa e nella distribuzione. Negli anni a seguire faticavo molto  ad avere altre copie del mio scritto. Anche altri autori e lettori hanno avuto gli stessi problemi con la distribuzione di quella casa editrice, ma l’ho  scoperto man mano. Era come  se si basasse tutto su quelle prime 185 copie (i soldi sono stati un bellissimo regalo di  nonno per il mio trentesimo compleanno). Dopo due o tre anni ho preso una decisione azzardata ma giusta! Cercare un altro editore. La ricerca è durata circa un anno, durante il quale avevo annullato il primo contratto, quindi il libro non era più in distribuzione, in pratica non esisteva più.

In Italia è difficile pubblicare un libro, e se ti affidi all’editoria a pagamento, tante riviste, testate, siti e blog non ti pubblicizzano. Queste cose le ho imparate mano a mano, dopo la pubblicazione. Comunque dopo tanti tentativi e patimenti ho trovato, nel 2015 la Società Editrice Dante Alighieri. Un editore non a pagamento, famoso per il vocabolario di greco “Il Rocci”. Con loro mi sono sentita in famiglia, la stampa e la distribuzione sono state sempre ottime e veloci. A tutto lo staff editoriale va la mia stima, gratitudine e tanti complimenti. In questi quattordici anni ho comprato  in media 80/100 libri l’anno.

Come è stata la seconda vita di Nata Viva?

Bellissima. Più bella della prima. Dal 2015 al 2026 sono stati anni pieni di progetti e di soddisfazioni. Uno tra tutti è stato la realizzazione del cortometraggio Nata Viva, che è il seguito del romanzo perché parla della Zoe adulta.

“Nata Viva- cortometraggio-  È  la storia di Zoe Rondini una ragazza che per i primi cinque minuti della sua vita non ha respirato. Zoe ha scritto un libro che racconta la sua vita, allegra e faticosa. Lucia Pappalardo l’ha trasformato in un breve film grazie al supporto dell’Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani. Il cortometraggio è il seguito del romanzo di formazione in quanto racconta gli ostacoli e le conquiste della Zoe adulta.

Nel 2016, il mini-film ha ottenuto il primo premio nell’ambito del concorso “Capodarco L’Altro Festival – L’Anello Debole” categoria “Corti della realtà”. È stato poi premiato fuori concorso al Festival Ciak sul Fermano.

Ci sono stati tanti progetti entusiasmanti come il progetto per gli studenti dai 10 anni in poi, dal titolo: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”.

Ci vuoi parlare del progetto gratuito per le scuole?

Il progetto “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”,  trae ispirazione dal romanzo autobiografico e di formazione “Nata viva”, opera prima di Zoe Rondini. Il libro narra la storia di Zoe, bambina e ragazza con una disabilità motoria dalla nascita e, in particolare, ne racconta la crescita dagli anni dell’asilo sino all’università. Vengono affrontate le tematiche relative all’infanzia ed adolescenza, trattando soprattutto i problemi scolastici incontrati, la solitudine, l’amicizia, il rapporto tra pari, tra interazione e emarginazione, e le passioni di Zoe, prima fra tutte quella per la scrittura.

Dopo aver riscontrato entusiasmo nel pubblico adulto, l’opera letteraria viene portata nelle scuole e nasce il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, con l’intento di parlare ai bambini e ragazzi di prevenzione al bullismo e rispetto delle differenze.

Come sono strutturati gli incontri?

Gli incontri con le classi si articolano in tre momenti. In primo luogo Zoe, introdotta da un’insegnante, narra agli alunni episodi della sua vita: la nascita, la scuola, la famiglia, l’adolescenza, il tempo libero e il rapporto tra pari. Vengono poi letti alcuni brani estrapolati da “Nata viva”, che presenta un linguaggio semplice e avvincente, adatto a giovani e giovanissimi. Al fine di rendere la lezione inclusiva e partecipata, i brani vengono letti da alunni volontari. La selezione delle letture può variare di classe in classe, in base all’età della platea, ma l’unico capitolo che viene sempre proposto è quello relativo alla nascita di Zoe. In questo modo si fornisce sin dall’inizio una risposta alla domanda imbarazzante “che ti è successo” e si rompe il ghiaccio. Infine, gli incontri si concludono con un momento di confronto nel corso del quale i ragazzi, stimolati e incalzati da Zoe, narrano i loro vissuti in relazione alla scuola, il rapporto tra pari e con gli adulti, le loro paure e speranze e pongono all’autrice le domande che li incuriosiscono.

In alcuni casi, a discrezione dei docenti, vengono fornite, con qualche settimana di anticipo, alcune copie di “Nata viva” al fine di preparare i ragazzi. Le copie vengono offerte a prezzo quasi di costo.

Quali sono le finalità del progetto che vorresti riproporre in futuro?

La finalità perseguita dal progetto è quella di “educare alle differenze” e stimolare la narrazione di sé.  Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie tale scopo viene declinato in un’ottica di prevenzione e contrasto al bullismo, al cyberbullismo e nell’educazione ad uso consapevole dei socialnetwork .

Negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (pedagogisti, terapisti, logopedisti, fisioterapisti e insegnanti di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista della persona con disabilità.

Altro intento degli incontri è quello di stimolare la narrazione di sé quale strumento di presa di coscienza dei propri limiti e proprie potenzialità. Attraverso il confronto e la narrazione si cerca di dimostrare che determinate sensazioni ed esperienze ci accomunano, aldilà delle differenze nel nostro modo di apparire. Agli alunni  si cerca di trasmettere il messaggio che la “diversità” è negli occhi di chi guarda e che questa può rappresentare una risorsa, come affermato dal pedagogista russo Anton Semenovyč Makarenko.

L’ambizione del progetto è quella di seminare nei ragazzi la voglia di esplorare la diversità e appassionarsi a nuove narrazioni ed aumentare la consapevolezza del sé e del cyberspazio al fine di  essere più consapevoli, empatici e curiosi.

Alla Lumsa tengo circa due lezioni all’anno. Dal 2017 collaboro al Master in Neuropsicologia dell’età evolutiva.

In tutto questo cosa è successo durante il covid e con la pubblicazione del secondo libro?

La cosa più brutta è che con i lockdown e i problemi scolastici che si sono protratti anche  negli anni successivi, non mi hanno più invitata nelle scuole. Qui faccio un appello: se vi incuriosisce il progetto, se siete un genitore,  un’insegnante, un preside, un operatore scolastico…  se volete più informazioni sul progetto (da ripetere in presenza, tra Roma e dintorni, come ho già fatto. O da sperimentare da remoto come continuo a fare per l’Università LUMSA) non esitate a contattarmi! In fondo vi lascio un link con tutti i contatti.

Devo dire anche che, avendo pubblicato il mio secondo libro a novembre 2020, ciò ha fatto sì che tantissimi lettori hanno voluto leggere l’opera prima! Un po’ me lo aspettavo, ma non così tanto. Dopo un breve periodo di stallo Nata Viva ha ripreso il via più forte degli anni a dietro!

Qual è il ruolo dei social network per un esordiente?

Fondamentale per diversi motivi. Innanzitutto molte case editrici non hanno abbastanza denaro per investire in pubblicità, quindi l’autore (se vuole e se può…) è bene che si impegni a far conoscere la sua opera con ogni mezzo online e i propri social network. Detto ciò, da quando “ESISTE” Nata Viva e poi grazie a RaccontAbili, ho avuto delle recensioni su  Repubblica, L’Osservatore Romano, Odeon Tv, Radio Roma Capitale, il programma della Rai “O Anche No” e altri. Colgo l’occasione per ringraziarli ancora tutti!  Molta pubblicizzazione è stata fatta con articoli e interviste su siti internet che si occupano di autori esordienti e noti. Tanti siti fanno questo con un compenso in denaro.  Se hai una buona strategia  puoi pubblicare un’infinità di contenuti tra il proprio blog e i profili social. Ciò detto è stata un po’ la mia ancora di salvezza. RaccontAbili è uscito in piena pandemia e Nata Viva stava vivendo un periodo di stallo. È ricominciato tutto con il “materializzarsi” del secondo libro e l’autopromozione.

Per completezza di informazioni, va detto anche che, se il libro si  vende, la percentuale più alta va all’editore. Anche se lo compro io a prezzo di costo, lui giustamente ed in ogni caso non ci rimette.

A cosa punti, con la tua scrittura, oltre a tutto quello che ci hai già raccontato?

Per me l’importante è diffondere le storie e i messaggi che sono racchiusi nei due volumi. Per tale scopo sto regalando i libri (con dedica) e li spedisco in tutta Italia. Lo faccio volentieri! In “cambio” mi piacerebbe una recensione o un semplice post per farmi conoscere, che è più importante del pagamento. Mi è successo che delle amiche mi volessero pagare i libri non ho accettato i soldi, ma il post sui loro profili e o un po’ di passaparola è sempre  stato importante!

Adesso in famiglia non siamo tante… Ci siamo io, mia sorella, mia madre e le mie fantastiche nipoti di tre mesi e quasi quattro anni. Dico ciò perché per me, avere i libri publbicati vuol dire delle cose semplici, ma essenziali:

  • Donare i miei primi trent’anni di vita a tanti nuovi lettori e alle mie nipoti. Magari quando saranno alle elementari leggeremo loro le parti dei giochi che facevo da bambina, i bellissimi viaggi che ho fatto, il capitolo sulla fede e l’importanza della scrittura. C’è tempo per argomenti più impegnativi…!
  • Vorrei scriverne un altro, ma visto che per il primo ci sono voluti sedici lunghi anni, la cosa mi spaventa un po’. Sarebbe bello farne il seguito di Nata Viva con una sorta di ghostwriter.
  • Avere un ruolo sociale e professionale. Infatti, quando parlo di me dico che sono autrice e  blogger, ho cominciato a scrivere a nove anni, grazie alla macchina da scrivere e poi mi hanno insegnato ad usare il computer,  e da allora ho sempre continuato a scrivere, per mia fortuna!
  • Dare un po’ una nuova vita ai nostri carissimi nonni materni ed a Rickie.
  • Esorcizzare esperienze negative: lutti, discriminazioni, ansie e paure.
  • Riflettere e far riflettere su problemi che la nostra società ha ancora verso bambini, ragazzi, adulti, studenti, viaggiatori, lavoratori, genitori, figli, familiari. Cittadini che consumano, pagano le tasse, pagano i medici, pagano i terapisti, ma hanno una o più disabilità, per le quali gli aiuti e gli strumenti di supporto e compensazione, esistono ma non sono sufficienti ad una vita pienamente autonoma e realizzata (il che dovrebbe essere un diritto per tutti). Siamo persone che si vogliono semplicemente realizzare nella vita e che trovano ancora barriere architettoniche, culturali e altri ostacoli che li costringono a faticare più degli altri.
  • Poter dire sempre di più, alle mie nipoti e non solo “zia Zoe scrive. Ha scritto due libri che crescendo e a piccole dosi… ti leggeremo e ne sta per pubblicare un altro per bambini”. In più si dedica a tanti progetti che partono e coinvolgono diverse forme di scrittura. La grade  sta capendo e memorizzando queste cose! Non voglio dire loro: “zia è un ex autrice e i libri che avete voi e tanti altri non esistono più…!” perdendo così una parte della mia identità.
  • La scrittura per me è un forte elemento per analizzare e “mettere in ordine” i pensieri, le emozioni i vissuti su ciò che vivo e sulla realtà che mi circonda. Ciò detto riguarda i libri, ma anche il portale piccologenio.it. Qui ho modo di pubblicare articoli, slide, foto, video, interviste etc sulle mie attività, viaggi e passioni. Di certo non mancano tutte le informazioni sui libri, lezioni, convegni, il mio cv e le passioni come viaggi, cibo e musica! E voi mi seguite?
  • Mi piacerebbe che questo portale diventi ancora più importante e  seguito, da persone con disabilità, famigliari, medici e terapisti. Da qualche anno questo obbiettivo l’ho raggiunto. Ma si può sempre migliorare. Un medico, che ha collaborato con nostro nonno, apprezza molto gli articoli e il mio maturare. Spero che i miei scritti sia apprezzato da persone che scrivono, che si occupano di giornalismo, tv, cinema, cultura e tanto altro….  Qui cerco di narrare i miei interessi e ciò che faccio. La disabilità può essere UN UNICO aspetto dell’essere umano.

Hai dei progetti futuri?

Certamente! Intanto concludere e veder pubblicato il terzo libro. Sto lavorando con molto impegno per questo. La parte di testo è pronta. Adesso stiamo lavorando in squadra per le illustrazioni e poi, sempre con la consulenza di una professionista, lo proporremo a varie case editrici per bambini. Il target lo immaginiamo compreso tra gli otto e i dodici anni circa.

La gratitudine, se non sbaglio e un sentimento per te fondamentale, giusto?

Assolutamente si! Infatti sono molte le persone che dall’università in poi mi hanno sostenuta per realizzare i miei più grandi sogni. Intanto i miei nonni e mia sorella mi hanno corretto le bozze dei libri e, come ho detto, mi sostengono in tutti i progetti.

Mia sorella Daria  mi aiuta a fare tante presentazioni, a preparare slide e contenuti per lezioni e convegni. Sono certa che i miei nonni mi guardano, mi sostengono e fanno il tifo per me da lassù. Mia sorella  si lascia coinvolgere, con bravura, dedizione ed entusiasmo, in tutti i progetti e mi da un supporto decisivo, amorevole ma anche oggettivo e se serve severo! Non dimentichiamo che Daria si è fatta intervistare nel cortometraggio Nata Viva (ciò non è stato semplice per lei, in quanto persona timida e riservata e coinvolta come famigliare). Ma il suo aiuto non si ferma qui:  mi fa l’editing per i contenuti di Piccologenio.it. Non mi fa mai mancare il suo supporto quando ci sono da preparare i contenuti per un nuovo convegno, delle nuove lezioni, il nuovo libro ect.

Mi sembra giusto anche ringraziare il mio primo consulente letterario, Matteo Frasca, che mi ha aiutato a dare la forma di romanzo a Nata Viva e vederlo pubblicato. Mi ha anche seguito moltissimo per quanto riguarda RaccontAbili. Mi ha consigliato la casa editrice Erickson Live. L’ultimo editing di questo libro l’ho fatto con mio cognato Enrico Arata al quale rinnovo il mio affetto, la stima e la mia gratitudine. Matteo, diversi anni fa, per motivi famigliari si è trasferito in toscana, è laureato in pedagogia, ha un buon lavoro nelle scuole e ha messo su famiglia. Mi dispiace molto che con tutto ciò non c’è stato modo di continuare a collaborare per la scrittura, da remoto come fanno tantissime persone, (lo faccio anche io quando mando i miei scritti a Daria!).

Quando ho buttato giù un canovaccio per la favola per bambini, ovviamente l’ho proposta a Matteo in primis per l’editing. Gli ho esplicitamente domandato se mi poteva seguire, ma se per vari motivi non ce la faceva, gli ho chiesto se mi dava un consiglio per rivolgermi a qualcuno di sua fiducia. Inizialmente mi ha risposto che mi avrebbe seguito lui con piacere e in amicizia…  ma poi non ho saputo più niente. Dopo un po’ di attesa ho capito che era il caso di trovare una strada alternativa e mi sono rivolta alla scuola di scrittura Genius che conosco da quando è nata. Poco dopo Lucia Pappalardo, che è docente della scuola e regista di Nata Viva, mi ha messo in contatto con una loro editor professionista: Claudia Colaneri con la quale abbiamo riscritto tutta la trama, rendendola un vero romanzo breve per bambini e ragazzi. La ringrazio per la bravura, la rapidità, la dedizione che mette nel suo lavoro. Abbiamo lavorato duramente, seriamente ed in tempi brevi senza raccontarci e chiacchierare! Per me è stato un modo nuovo, ma bello di scrivere insieme ad un’altra persona.

Sempre per portare a compimento quest’ultimo progetto editoriale, grazie all’aiuto di mia sorella abbiamo contattato una sua amica. È un’illustratrice molto brava e giovane con la quale è iniziata da poco una collaborazione. Dopo questa nuova fase, proporremo il libro a case editrici specializzate per letteratura per bambini e ragazzi, anche qui si accettano consigli anche se qualche idea già ce l’abbiamo!

Vorrei ringraziare ancora una volta, la Società Editrice Dante Alighieri che ha dato una forma e una base concreta a tanti progetti ed a creduto in me come autrice. Negli anni sono stati tantissimi i lettori dei due libri, a oggi le copie distribuite di Nata Viva, sono state superiori a quelle di RaccontAbili.

La seconda edizione del romanzo è arricchita dalla prefazione di Serena Veggetti, conosciuta durante la triennale, nel suo ruolo di docente di psicologia dell’Università Sapienza di Roma. In più, in appendice c’è un racconto intimo e toccante dedicato a nostro nonno, Adriano Bompiani. 

Ci sono altre cose importanti che hai imparato grazie alla scrittura?

Dalla scrittura ho imparato l’impegno e il metodo che sono indispensabili per qualsiasi lavoro. Ho anche imparato, in parte… a gestire le frustrazioni, altrimenti non si va da nessuna parte. Ho appreso altresì l’importanza di affidarsi a professionisti e fare squadra. Tutto ciò fa parte dei messaggi  che cerco di trasmettere con tutte le mie narrazioni, in tutti i modi e contesti sopra indicati. Senza l’aiuto di Daria, che anche le veci dei miei nonni, non andrei da nessuna parte.

 Hai altri progetti futuri basati sui libri?

Si, ne ho parecchi già sperimentati e da sperimentare. Ad esempio mi piacerebbe presentare Nata Viva e dare tutto il ricavato in beneficenza a realtà che in parte già conosco! Il libro è già presso la bottega della Fraternità Monastero San Magno di Fondi che ringrazio. Mi piacerebbe presentarlo (e lasciare delle copie) presso la “Fraternità di Romena – Onlus” e/o la Fondazione di Zia Caterina vicino Firenze. Intanto ho le copie per altre presentazioni. Contestualmente mi muoverò per non rimanere sprovvista!

Ricordiamoci che in ogni contesto porto entrambi i volumi anche se Nata Viva è adatto a ragazzi ed adulti…  Invece RaccontAbili prima di tutto è un saggio non un romanzo, anche se la prima parte è romanzata, e potrebbe essere più adatto per gli addetti ai lavori. Il saggio presenta interviste (a 30 persone) e numerosi miei articoli su amore, sessualità e disabilità, questa è una tematica importante. Anche se gli argomenti sono tanti e spaziano tra famiglia, lavoro, routine, arte, diritti e tanto altro…

Magari, se riesco a pubblicare il terzo libro, avrò l’occasione di presentarlo in nuovi contesti e, sarà un’occasione per rilanciare le prime due opere letterarie. Vedremo…!

Mi piacerebbe molto riuscire ad andare in tanti contesti e nuove scuole, per darne una sarebbe bellissimo essere accolta nel liceo dove lavora la bravissima preside Eugenia Carfora, che è nota per tante interviste televisive e per la famosa fiction Rai La Preside. Per chi ancora non la conoscesse Eugenia è dirigente scolastica dell’Istituto Superiore “F. Morano” di Caivano, situato nel complesso del Parco Verde. Conosciuta come “preside coraggio”, lavora dal 2007 in questo contesto complesso, trasformando l’istituto in un polo d’eccellenza contro la dispersione scolastica e la criminalità.

Mi piacerebbe anche presentarlo alla Fondazione di Zia Caterina (della quale ho parlato nel mio recente articolo ed altre situazioni come associazioni, scuole, università, ospedali, onlus e realtà varie che si occupano del sociale. Per fortuna quest’anno viaggio molto, con facilità e volentieri.

Infine vorrei riflettere su una cosa che sarebbe lodevole: chissà se esistono dei canali “preferenziali” che si occupano di storie che hanno a che fare con il sociale e che per questo aiutino i processi editoriali per autori non famosissimi e/o esordienti?!  Anche qui accetto consigli. Se non ci sono sarebbero tante occasioni sprecate! Pensiamoci…!

Come ho detto la scrittura è la mia confort zone, spero di ricevere sempre più e-mail con richieste di libi con dedica, ma anche nuove proposte di inviti per presentazioni, scuole e convegni. Sono felice che spesso mi arrivano mail da chi, ancora non mi conosce dai social, ma mi scopre grazie a questo portale. Infine quest’anno sto viaggiando tantissimo per seguire Cristicchi e Amara… Ci starebbero bene anche dei viaggi di lavoro, come ho fatto in passato per tanti convegni e, più di  recente, ho dato una mia testimonianza a giovani (dai sedici ai venticinque anni), al Monastero San Magno. 

  • Se siete interessati, vi consiglio di leggere gli articoli linkati qui sotto, per avere un’idea del progetto nelle scuole e delle lezioni presso l’Università Lumsa.
  • Grazie a tutti coloro che mi aiuteranno per un eventuale editore.
  • Grazie a chi diffonderà questo articolo e a chi mi inviterà a parlare a presentazioni e convegni!

Contatti: Clicca qui

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Messaggio importante che riguarda NATA VIVA, romanzo di formazione ed autobiografico

Al momento il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva, non è edito.

Ho molte copie che regalo volentieri.  Le spedisco  in tutt’Italia, scrivetemi senza esitazione!

Ringrazio le tantissime persone che mi sostengono nel realizzare sogni e progetti! Sono tantissimi i progetti già fatti, che vorrei ripetere… e ancora realizzare. Intanto ho circa 80 copie. Se siete interessati per voi, per regalarlo o lo volete vendere per beneficienza… non esitate a contattarmi!
Lo regalo volentieri al fine di divulgare dei messaggi!
Alcune copie sono già nel punto vendita del Monastero San Magno a Fondi. Il ricavato è interamente devoluto al Monastero. Mi piacerebbe organizzare, con voi, altre forme di aiuto ad associazioni che aiutano Persone (non animali) in difficoltà…

Scrivetemi!

Potete usare i seguenti contatti:

E-mail: zoe.rondini@gmail.com 

Mi potete anche scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

  • ll volume è impreziosito dalla prefazione della Prof.ssa  Serena Veggetti, docente di psicologia presso l’Università la Sapienza di Roma, ed un racconto ispirato a mio nonno: il Prof. Adriano Bompiani.

Sinossi

“… Tutti i dottori si affrettano a rianimarmi, ma rimango cinque minuti completamente senza respirare. Si tratta solo di cinque minuti, ma sono i primi della mia vita“.

Poi Zoe comincia a respirare. E a vivere. Quei cinque minuti dopo rispetto agli altri neonati – a causa di un respiro intrappolato per un tempo infinito in un corpo troppo piccolo – la costringeranno a confrontarsi, fin dai primi mesi, con una vita che è cominciata sì cinque minuti più tardi, ma che pian piano non tarderà a essere così tanto desiderata da consentire a Zoe di superare qualsiasi ostacolosenza rinunciare a nulla, a costo spesso di immane fatica e incomprensione da parte degli altri.

“… Cammino un po’ male, parlo un po’ male, controllo un po’ male i movimenti delle mani, delle dita, dei bulbi oculari… non ho un movimento, un arto o un muscolo che non fa capo al mio sistema nervoso centrale che è stato lesionato a causa di quei cinque minuti“.

Zoe imparerà con suoi tempi a camminare, a parlare, a leggere e all’età di nove anni scoprirà la inesauribile passione per la scrittura, cominciando a scrivere i suoi primi racconti.

Ma è all’età di tredici, che per superare il momento più difficile della sua vita – a causa di lutto doloroso –  intraprende l’avventura più importante, e un po’ per bisogno, un po’ per caso, un po’ per scelta, decide di dare vita ad un racconto autobiografico che l’accompagnerà per ben dodici anni.

Lungi dall’essere un trattato o un saggio autobiografico sulla disabilità“Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone disabili.

Nel suo stile rapsodico, squisitamente discontinuo, frammentario e spesso profondamente ironico, Zoe si fa cantore e testimone, con la sua voce, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la propria visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.

Ne nasce un racconto a suo modo epico in cui riconoscersi, popolato da  personaggi indimenticabiliamici e nemici che  Zoe sa tratteggiare con sapiente tocco tra familiaricompagni di scuoladottorifisioterapistimaestriinsegnantidocenti universitaripresidibabysittersviandantiincontri fortuiti.

E insieme a lei, anche noi riviviamo il nostro essere stati bambini o adolescenti incompresi, in famiglia come a scuola, dentro o fuori dal gruppo, allontanati e maltrattati spesso inconsapevolmente, a volte con una certa presunzione da chi non la pensava o non poteva essere come noi.

Nel suo romanzo di formazione Zoe costringe il lettore a non dimenticare mai lo scarto enorme che c’è tra vivere ed esistere, inchiodandoci all’idea che per nascere veramente, ad ogni occasione, bisogna sentirsi vivi, gridarlo e raccontarlo al mondo intero.

 

Qualche informazione su chi sono e di cosa mi occupo:

Zoe Rondini è autrice, divulgatrice, pedagogista e blogger. Nata con una disabilità motoria, da anni si occupa di inclusione, narrazione di sé, disabilità e contrasto alle discriminazioni attraverso libri, incontri pubblici, attività formative e contenuti digitali.

È laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Lettere – indirizzo Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma.

Dal 2017 è docente presso il Master in Neuropsicologia dell’Età Evolutiva promosso dall’Università LUMSA, dove affronta temi legati alla disabilità, alla relazione tra persona, famiglia e scuola, alla narrazione autobiografica come strumento di empowerment, alla vita indipendente, agli ausili informatici e al rapporto tra disabilità e mass media.

Ha pubblicato il saggio RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità e il romanzo autobiografico Nata Viva, da cui è stato tratto l’omonimo cortometraggio, vincitore del Festival di Capodarco e disponibile gratuitamente su Youtube.

Nel 2006 ha fondato Piccolo Genio, portale attraverso il quale racconta esperienze personali e professionali legate alla disabilità, ai viaggi, alla pedagogia, ai libri, all’amore, alla sessualità e alla vita quotidiana. Attraverso il blog e i social network promuove messaggi positivi e attività di sensibilizzazione contro il bullismo, il cyberbullismo e ogni forma di discriminazione.

Zoe Rondini è uno pseudonimo scelto per motivi di privacy e utilizzato nelle opere pubblicate, nel cortometraggio, nel blog e sui social.

Ama il gelato, le nipoti e le partenze improvvise. È romana doc e, tra incontri, presentazioni e convegni, ha sempre la valigia pronta per partire per tutta Italia.

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Quanto segue è il resoconto di un bellissimo viaggio a Firenze, fatto dal 15 al 19 aprile 2026. L’occasione è stata la presentazione del libro “La rivoluzione della Cura” di Massimo Orlandi, presso la Fondazione Zia Caterina,  di Caterina Bellandi, due persone che seguo e stimo da tempo… Non manca il resoconto di tutto quello che mi è piaciuto di questa bellissima città (soprattutto, se siete bongustai vi suggerisco cosa e dove mangiare). Dal punto di vista dell’accessibilità, ho cercato di lodare persone e situazioni, tentando di dare dei suggerimenti su ciò che si potrebbe migliorare.
Alla fine trovate i miei contatti. Fatemi sapere cosa ne pensate.
Grazie, buona lettura!

Ci sono occasioni irripetibili da prendere al volo. È quello che sto facendo quest’anno perché ci sono tutte le condizioni giuste per poterlo fare.

Da più di due anni, seguo con molto interesse Simone Cristicchi e grazie a lui sto scoprendo bellissime persone e realtà in giro per l’Italia, come, ad esempio, il Monastero San Magno e la Fraternità di Romena, fondata da Luigi Verdi.

Uno dei fondatori storici della Fraternità di Romena è Massimo Orlandi giornalista e  scrittore  che ammiro molto. Da circa due anni seguo con molta passione le interviste, fatte da lui, con ospiti molto autorevoli che si svolgono a Romena e si possono seguire da YouTube. Gli ospiti, a cominciare da Simone Cristicchi e Amara, la sua compagna, sono molto interessanti e autorevoli, ma quello che adoro è il piglio sempre disinvolto e preparato di Massimo.

Ho introdotto queste situazioni perché, pochi giorni prima di partire per Firenze ho visto che c’era un’occasione unica da prendere al volo: Massimo presentava il suo libro a Firenze alla Fondazione di Caterina Bellandi, meglio conosciuta come Zia Caterina, la taxista del colorato taxi Milano 25! Non potevo non approfittare per conoscere questi personaggi e visitare Firenze con qualche giorno di tranquillità!

Ma andiamo con ordine, chi è la mitica Zia Caterina: Caterina Bellandi, per tutti semplicemente zia Caterina, che dal 2001, anno in cui il suo compagno Stefano è venuto a mancare per un tumore, ha trasformato un lavoro in una vera e propria missione solidale, offrendo corse gratuite e il più possibile momenti lieti in taxi ai bimbi che devono recarsi all’ospedale pediatrico Meyer. Ora che spero di avervi dato un’idea dei due incredibili personaggi che si trovavano insieme… posso parlarvi della presentazione del libro di Massimo, dal titolo La Rivoluzione Della Cura, tenutasi nella bellissima e suggestiva location della grande villa che Zia Caterina ha ereditato dai genitori e che ha trasformato nella sede della Fondazione. Nella serata hanno parlato Massimo, Caterina e la scrittrice di narrativa sentimentale Sara Gazzini.

Di che parla il libro di Orlandi

“La rivoluzione della Cura” è un volume che racconta tante storie di migranti ma non solo. “Nella piazza della Libertà di Trieste, ribattezzata “Piazza del Mondo” dove, una donna Lorena Fornasir, insieme al marito Gian Andrea Franchi e gli attivisti della Associazione Linea d’Ombra, curano i piedi martoriati dei migranti della rotta balcanica, in arrivo dopo estenuanti cammini da Paesi come Afghanistan, Pakistan, Siria, Bangladesh. Per la prima volta viene raccontata in un libro la straordinaria esperienza di questa piazza, luogo di incontro tra migranti e volontari provenienti da tutta Italia.

Il volume di Massimo Orlandi racconta inoltre l’osservazione di quanto Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi fanno ogni sera. È il luogo in cui arrivano i migranti che hanno scelto, o dovuto scegliere, la rotta balcanica per raggiungere l’Europa. Il viaggio può essere durato anni di cammino, di espulsioni, di tentativi e riprove, di scalate di muri e attraversamenti di fili spinati con lamine taglienti.
“Questa piazza – scrive Massimo Orlandi – è un laboratorio di futuro, dove possiamo ritrovare una direzione al nostro desiderio di umanità”. Mi ha colpito il fatto che Massimo abbia conosciuto quella realtà e che è stato lì con la sua bellissima famiglia composta dalla moglie e due figlie adolescenti. Nella serata mi è arrivata l’emozione, anche grazie a dei video, di loro quattro che vanno in questo luogo particolare a incontrare chi non ha niente ed è sopravvissuto a un viaggio a piedi, con temperature sotto lo zero, frontiere fatte da filo spinato e polizia che lascia segni visibili  di botte e torture. Sono state egregiamente raccontate storie di mamme disperate che mandano i bambini in viaggio da soli sperando che troveranno la salvezza in un paese accogliente, purtroppo sappiamo che non sempre siamo capaci di accogliere adeguatamente chi scappa da guerre, povertà, cambiamenti climatici, malattie e condizioni sociali che noi fatichiamo ad immaginare.

Lorena Fornasir rovescia le posture

Lorena comincia dai piedi dei migranti.

Si prende cura di loro incontrandoli dai loro piedi, rovescia le posture: non dall’alto a giudicare chi sta in basso, ma dal basso, dai piedi appunto, laceri, sanguinanti che pulisce e medica.
“Sono partita dai piedi, dice, perché sono l’espressione più diretta e più forte del loro viaggio, perché ne portano il peso e i dolori, perché mostrano i segni delle fatiche e delle violenze che hanno subito. Perché i piedi descrivono le ferite del loro corpo e della loro anima”.
Insieme agli operatori di Linea d’Ombra accoglie, cura e offre cibo e coperte. Spesso le persone che incontra si fermano una sola notte e aspettano un treno che li porti ad altre destinazioni fuori dall’Italia. Intanto però qualcosa cambia; basta accettare di entrare in contatto con altri, senza secondi fini, gratuitamente, perché si attivi la speranza. Se non l’avete ancora vista vi consiglio la conferenza di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi a Romena. Clicca qui

La serata tra presentazioni, chiacchierate ed idee

Le emozioni della serata non riguardano solo il bellissimo libro, che consiglio a tutti. È stato veramente emozionante conoscere due persone che entrano costantemente dentro casa mia grazie a yuotube. Se non le conoscete vi consiglio il servizio di Paolo Ruffini su Zia Caterina e le interviste di Massimo a Romena, sono certa che saranno video appassionati e appassionanti per molti.

Massimo sapeva della mia presenza perché da qualche mese siamo in contatto e, tempo a dietro, gli ho fatto avere i miei libri. Appena l’ho visto l’ho abbracciato come se fosse un caro vecchio amico, in qualche modo lo è. Era contento di conoscermi, mi ha presentato la moglie e le sue due figlie. Ero felice di conoscerle di persona…. Prima della presentazione del libro c’era un ottimo buffet: sono felice che Massimo abbia avuto tempo per parlarmi. Gli ho raccontato i miei progetti: i miei libri publicati e  in corso d’opera… i tanti viaggi di quest’anno, la cura e i parecchi aggiornamenti che sto dedicando al mio blog. Ovviamente, non potevo non raccontargli il mio “stalkerare” Cristicchi e Amara, ho raccontato che li ho ascoltati più volte a Roma, Perugia, Venezia e Roseto degli Abbruzzi e che dal 3 al 6 luglio, sarò a Romena (anche per conoscere il mitico Don Luigi Verdi, don Gigi per noi amici). Il 4 e il 5 Simone e Amara si esibiranno insieme, faranno anche un concerto all’alba. Non nego che, il fatto di svegliarmi alle cinque di mattina mi impensierisce un po’… ma la mia forza di volontà e il desiderio di incontrarli insieme, avranno la meglio (spero e voglio essere ottimista) sullo sforzo e sul dover far finta di non essere stanca…! Gli ho anche raccontato che, vivendo a Roma, sono già stata al Monastero San Magno di Fondi, per conoscere Don Francesco Fiorillo, che si è formato con Don Luigi Verdi; per chi ancora non li conoscesse entrambi si spendono tantissimo per stare vicini e condividere un pezzo di cammino con i genitori che hanno perso un figlio.

Ma la cosa più importante l’ho tenuta per ultima: gli ho consegnato una cartellina, preparata con molta cura. Il contenuto era importante: c’era una lettera per Simone, dove parlo di me e racconto anche cose molto personali e complicate… poi c’era la famosa intervista che sogno di fare a Cristicchi e una lettera per Massimo.

Massimo e Simone sono autori della biografia di Cristicchi dal titolo “Abbi cura di me”, hanno fatto tante presentazioni insieme fruibili da youtube. Dai tanti video, si intuisce della buona amicizia ed una buona intesa collaborativa… Alla luce di tutto ciò, mi sono permessa di proporgli l’idea di usare alcune delle mie domande per il prossimo evento con Simone (magari proprio a luglio quando sarò presente anch’io, chissà). Gli ho  anche esplicitamente chiesto di aiutarmi a parlare qualche minuto con i miei due cantanti preferiti, che dopo tanti incontri si dovrebbero ricordare della persona con disabilità motoria che li insegue in giro per l’Italia, per ascoltarli, parlagli… consegnare buste con libri, lettere e interviste…!

Dopo la presentazione del volume, al momento delle domande, Orlandi mi ha ringraziata per essere venuta da Roma  per quella serata e mi ha passato il microfono. Ho ringraziato tutti i presenti per la bellissima serata. Non avevo domande specifiche: ho trovato la presentazione molto efficace per far luce su tante storie di vita. Ho ringraziato Caterina per la sua Fondazione. Ho anche aggiunto che spero che ci saranno i presupposti per far un evento di beneficenza, grazie ai miei libri, nella bellissima location che era dei genitori di Caterina.

Perché sono andata proprio da Zia Caterina

Anche questo viaggio è stato fortemente voluto e organizzato in pochi giorni. Ho visto un post  con due presentazioni di Massimo Orlandi, una era a Siena, a pochi chilometri da questa città ci abita una mia parente. Siena e gli incredibili dintorni li conosco molto bene. Ma  l’altra era, per l’appunto, in una splendida città, che ho visitato da piccola, ed era in una location davvero speciale: La Fondazione Zia Caterina. Si tratta dall’attività di Caterina Bellandi, meglio conosciuta come Zia Caterina, che da anni, a bordo del suo coloratissimo taxi Milano 25, supporta i piccoli pazienti oncologici in cura a Firenze e non solo, e le loro famiglie.

La Fondazione si propone di diventare per loro un punto di riferimento ancora più ampio e accogliente attraverso una serie di attività. Tra i primi obiettivi, la creazione di spazi fisici e relazionali dedicati all’ascolto, alla socialità e all’accoglienza, l’apertura di uno sportello gratuito di consulenza psicologica, legale e sociale. Ma anche l’avvio di collaborazioni con strutture ospedaliere e professionisti qualificati. L’ho conosciuta in tanti video e articoli. Non potevo lasciarmi scappare l’occasione di conoscere due persone che seguo e di gustarmi, il più possibile, in pochi giorni, una meravigliosa città della quale parlerò nei dettagli, più avanti!

Ecco perché mi sono sentita in famiglia

Le persone mi hanno accolto benissimo, sarà anche perché si occupano del sociale e di cultura? La risposta è nel racconto delle tante attività della fondazione. “Accanto al supporto diretto, la Fondazione promuoverà la crescita culturale e la condivisioneattraverso l’organizzazione di presentazioni di libri, incontri con autori e ospiti, dibattiti ed eventi aperti alla comunità. (…)La Fondazione continuerà ad animare la “Tana dei Supereroi”, la casa del sorriso di Zia Caterina con sede in via di Belmonte a Bagno a Ripoli, dove già oggi si svolgono eventi, laboratori, momenti di gioco e accoglienza per i bambini e le loro famiglie, aperti a tutti. Un luogo accogliente, immerso nel verde, decorato con i disegni dei Supereroi, dove chi attraversa un percorso terapeutico può trovare momenti di serenità, compagnia e stimoli ludici, destinato a diventare, con la nuova Fondazione, un presidio strutturato di relazione, crescita e supporto.

Ora, con la nascita della Fondazione Zia Caterina, questa missione si amplia: non soltanto accompagnamenti, ma un sistema integrato di ascolto, cultura, accoglienza e solidarietà, capace di agire sul territorio con servizi concreti e eventi condivisi”. Spero, nel mio piccolo, d’impegnarmi a far conoscere questa e altre valide realtà che si occupano del sociale, cominciando dalla Fraternità di Romena (vicino la  bellissima Arezzo) e dal Monastero San Magno (vicino Fondi) .

Firenze: una meta bellissima

Avevo già in mente di andare a conoscere Zia Caterina, la fondazione e fare un tour della città del rinascimento a settembre, in occasione del mio compleanno. L’idea era (ed è ancora con motivi diversi) di andare con mia sorella e la sua famiglia. Ci sono buone possibilità di presentare i libri ed in cortometraggio Nata Viva, alla fondazione, forse si può fare in un mese per me speciale: settembre, il mese del mio compleanno. È anche un mese di clima mite, ideale per vedere una bella città in buona compagnia formata da: la mia assistente Maricica, mia sorella Daria le sue bellissime bambine Adriana di quattro anni ed Alice di pochi mesi e mio cognato.

Ma intanto, “mi sono portata avanti…” Ho organizzato cinque giorni di vacanza per esplorare l’arte, la storia e soprattutto il cibo del capoluogo toscano.

Mi è piaciuta tutta la città, che ho esplorato in autonomia, ma anche con due visite guidate. Una in centro, alla scoperta di posti noti e meno noti ai tantissimi turisti come noi. Il primo tour prevedeva l’esterno del Duomo e del Battistero, l’interno lo abbiamo fatto il secondo giorno in autonomia (consigliatissimo ed agibile per le sedie a rotelle) e i posti legati a Dante Alighieri. È stata una bella esperienza, ma il tour che mi è piaciuto di più è stato il giro dei dintorni di Firenze con la golf car! 

Un consiglio: molti posti sono accessibili in sedia a rotelle, scooter elettrici e quant’altro. Ma è sempre   meglio fare i biglietti online qualche giorno prima. Stessa cosa per la prenotazione dei ristoranti e trattorie storiche: meglio giocare d’anticipo…!

Tra la città e le colline. Un tour mozzafiato adatto a molti…

Il giro verso piazzale Michelangelo mi è piaciuto tantissimo. È ideale per vedere Firenze e i suoi meravigliosi dintorni da diverse prospettive, camminando poco.

Ho scoperto Firenze e le sue colline verdi, i punti panoramici più suggestivi e l’atmosfera senza tempo della campagna che circonda la città, il tutto comodamente a bordo di una golf car.
Questo tour panoramico ha attraversato le zone collinari che regalano alcune delle viste panoramiche più belle su Firenze. Siamo comodamente salite verso Piazzale Michelangelo, la terrazza panoramica più famosa, dove la città si è aperta davanti ai nostri occhi con uno scenario favoloso tra colline e città vista  da un lato e dall’altro.

Il percorso è proseguito verso la Basilica di San Miniato al Monte. La sua facciata romanica, l’atmosfera silenziosa e la posizione sopraelevata rendono questo luogo affascinante.

Il tour ci ha fatto scoprire anche le eleganti colline di Arcetri e del Pian dei Giullari, un’area amata nei secoli da artisti, poeti e studiosi come Galileo Galilei, che ha passato molti anni proprio in questi luoghi fuori dal tempo. Tra cipressi, ville storiche e uliveti, ci siamo riempite gli occhi di paesaggi diversi tra città, cupole mastodontiche e natura. Pensato per chi desidera vivere la bellezza naturale e storica di Firenze senza affrontare salite a piedi o il traffico cittadino, questo tour è perfetto per coppie, famiglie, fotografi e per chi per vari motivi ha l’esigenza di camminare poco, ma non vuole rinunciare a vedere posti che tra arte, storia e natura, lasciano senza fiato!

Caratteristiche del tour:

• Viste spettacolari su Firenze da Piazzale Michelangelo

• Visita alla Basilica di San Miniato al Monte, uno dei luoghi più affascinanti

• Tour panoramico privato a bordo di un golf cart

• Esperienza rilassante di due ore tra natura, storia e fotografia

• Ideale per coppie, famiglie e turisti che preferiscono il comfort alla camminata

Era la prima volta che sono venuta a Firenze per più giorni: tra le medie e il liceo ci sono venuta spesso dalla mattina alla sera per motivi medici, in una gita scolastica e per ritirare un premio letterario. Già anni fa volevo esplorare questa bella città, ma non c’è stata la compagnia adatta… Con il giusto tempo, ho avuto modo di godere del centro che un po’ già conoscevo, ma anche di bellezze delle quali avevo solo sentito parlare come la Chiesa di Santa Croce e l’omonima bellissima piazza. Li vicino c’è una delle bellissime biblioteche della città che, per motivi di tempo, ho visto solo da fuori. Un museo a cielo aperto molto bello è il giardino Boboli, dove ci sono un po’ di scale e salite sconnesse, ma la gran parte del parco, patrimonio mondiale Unesco, nonché residenza dei granduchi di toscana, è percorribile con le sedie a rotelle ed è un bellissimo giardino all’italiana. Lo consiglio, ma vi segnalo due cose importanti: la prima, fate come me, ricordatevi di fare i biglietti giorni prima della visita. La seconda, non mi ha lasciato a bocca aperta perché per ora  c’erano poche fioriture: magari in altri periodi le rose, gli alberi e tanti altri fiori sono al massimo del loro splendore.

Mercato di San Lorenzo

Questo mercato è proprio da visitare! Per chi ancora non lo sapesse ho un debole per i mercati, i negozi di generi alimentari particolari e i ristoranti buoni italiani! Da piccola ero mangiona, adesso “spizzico”. Il mio motto è “poco ma buono”. Attualmente, non so spiegare il motivo, mangio più per  il gusto di assaggiare cose buone che per appetito o per bisogno fisiologico.

Per tanti motivi ho trascorso tante vacanze in Maremma e sulle colline attorno a Siena, anche Arezzo e il casentino è una zona che ho visitato molte volte e che consiglio. Le cucine diverse in varie zone della Toscana mi hanno fatto innamorare… Anche per questo, questa regione mi è entrata nel cuore. Fatte queste premesse ho visto un mercato stupendo con prodotti locali (ho comprato funghi secchi e altre prelibatezze comode da mettere in valigia). Ai banchi classici di un mercato si alternava una vasta scelta di street food. Ho assaggiato il panino con il Lambredotto, per fortuna non l’avevo preso io, ma la mia amica. Ora so che non mi fa impazzire!  Mi è piaciuto tanto girare tutto il mercato. Peccato per la fila e per alcuni banconi alti con gli sgabelli scomodi.

Il Mercato Centrale a Firenze è molto più di un mercato: è un luogo dove arte, cultura e tradizione culinaria si intrecciano dando vita a un’esperienza unica. Passeggiando tra le botteghe del piano terra e quelle del primo piano, ci siamo immerse in un mondo di sapori, profumi e storie che raccontano la passione degli artigiani per il loro mestiere.

Per gli amanti dei dolci ci sono cantucci di tutti i tipi e molti banchi di delizie come, appunto, il cantuccio con il vin santo, torte e biscotti fatti in casa o altri dolci tipici regionali.

Sempre in tema cibo, perché il turismo, la storia e la cucina a mio avviso attraversano tutti i sensi, abbiamo mangiato in due ristoranti ottimi che conciliano i piatti della tradizione toscana a quel che basta d’innovazione, per esempio, i ravioli ripieni di patate conditi con i porcini della storica osteria da Giovanni sono stati favolosi. In questo ristorante tutti sono gentilissimi! I proprietari e il personale sono tutti toscanacci anche se vengono da posti diversi: (la moglie di Giovanni è di New York ed il personale è sia italiano che internazionale). Ma qui la storia toscana pervade e si sente forte e chiara nella loro cucina! Consigliatissimo, ma vorrei segnalare che, anche qui  è meglio prenotare qualche giorno prima, volevo mangiare in due sere diverse ma non c’era posto e c’era un gradino all’entrata, superabile grazie alla gentilezza dei camerieri.

Un altro posto buonissimo dove abbiamo mangiato due sere di seguito è il ristorante Bucanegra. Qui vi consiglio dei piatti tradizionali che adoro come  dell’ottima carne, i crostini con i fegatini, i fagioli con erbe miste, la ribollita, i tagliolini al tartufo e degli ottimi dolci, (non tutto in una sera). Le sale sono antiche e bellissime, i camerieri bravi e simpatici. Anche qui l’accesso ha un paio di gradini. Cosa  aspettarsi ancora? Un ambiente che richiama gli antichi casali toscani. Piatti tipici, salumi e formaggi, crostini e zuppe di stagione accompagnati dai vini conservati giù in cantina. Sua maestà la Bistecca alla Fiorentina è sempre pronta da ordinare per chi ha molta fame, ma c’è anche ottima carne alla griglia più piccola della classica fiorentina, ad esempio il filetto! Consigliatissimo sotto tanti punti di vista.

Firenze per tutti!

La voglia di girare, l’intraprendenza di Maricica che mi accompagna in mille avventure, la mia alleata Gina La Sediolina e il meteo clemente sono state tutte condizioni ottimali per godermi tutto ciò che ho visto. Il nostro albergo era vicino alla stazione quindi tutto il centro l’abbiamo fatto a “piedi” io su Gina. Le persone sono molto gentili e tante chiese e i musei hanno le rampe. Sinceramente ho avuto dei problemi a guidare Gina a causa della pavimentazione antica, storica… ma poco simpatica per alcuni tipi di ruote. Ho fatto una rapida ricerca sulla lastricazione di questa affascinante città ed è emerso che: “Firenze ha una lunga tradizione nella pavimentazione stradale, essendo stata nel 1339 tra le prime città europee a lastricare le vie, inizialmente in cotto e poi in pietra. Oggi, la gestione stradale si concentra sulla manutenzione del centro storico con pietre pregiate e sul ripristino dell’asfalto” molto suggestivo, ma poco pratico. Ho trovato meno aderenza delle ruote di Gina su quel tipo di strada che sui san pietrini di Roma (anche i sampietrini non sono affatto lisci…)

Non tutti sanno che…

Per parlare meglio di inclusione e delle piccole difficoltà urbane con situazioni che si potrebbero migliorare (gradini, pavimentazione e rampe dei marciapiedi troppo ripide), sono andata a leggere la circolare del Ministero dei Lavori Pubblici 425 del 1967. La  legge mira all’abbattimento di barriere architettoniche per tutte le disabilità. Ne cito qualche stralcio che mi sembra importante per includere, sempre di più, tutte e tutti.

Il primo testo di legge che affronta la materia è: “la circolare del Ministero dei Lavori Pubblici 425 del 1967. Definisce le barriere architettoniche come gliostacoli che incontrano individui fisicamente menomati nel muoversi nell‘ambito degli spazi urbani e negli edifici: ostacoli costituiti essenzialmente da elementi altimetrici che si incontrano lungo i percorsi (gradini, risalti, dislivelli, scale, ecc.), ovvero da esiguità di passaggi e ristrettezza di ambienti (strettoie, cabine di ascensori, apertura di porte, ecc.).”

E’ un primo importante traguardo anche se limitava le barriere ai soli ostacoli altimetrici o alla ristrettezza di passaggi e spazi. Inoltre la terminologia di allora è stata superata e oggi non si usa più la definizione di “individui fisicamente menomati” ma quella di “persone con disabilità”.
Tornando alle barriere, solo con la legge 13 e il suo decreto attuativo, il DM 236 del 1989, avremo l’estensione del concetto di barriera architettonica agli ostacoli fisici, a quelli di natura sensoriale, agli aspetti legati all’orientamento, al comfort e alla sicurezza”.

In un’ottica  di inclusione e fruizione, negli ultimi decenni sono state messe rampe ai marciapiedi ed è una cosa importante per l’autonomia e la buona fruizione di residenti e turisti (sono anche apprezzate da chi ha bambini in carrozzina e passeggino). Le rampe dei marciapiedi  a Firenze mi sono sembrate troppo ripide e poco pratiche per chi ne deve usufruire. I cantieri della tranvia mi hanno ricordato Roma che ha cantieri aperti ovunque e da anni (anche dopo i vari giubilei…), tutto ciò va a discapito di città ricche di bellezza quasi a perdita d’occhio ed in ogni angolo.

I taxisti sono molto simpatici e conoscono bene Zia Caterina e il suo Taxi Milano 25. Lei è un’istituzione per questa città e non solo. Parlo di loro perché da cittadini, mi hanno riportato l’amarezza di notare i tanti cantieri aperti da anni e ho convenuto  che questa amata città potrebbe essere ancora più bella e accogliente, ma lo è parecchio quindi le perdoniamo qualche imprevisto e le auguriamo di essere sempre più bella e accogliente anche per i turisti che fanno viaggi brevi, ma soprattutto a chi viene da altri continenti per visitarla. A tal proposito, alla trattoria da Giovanni, ho notato un americano con una performante Gina, cambiava solo la marca ma le   funzioni erano le stesse. Ai Giardini Boboli ho scambiato due parole con un altro turista americano che mi ha visto fare un video. Ho ripensato ai viaggi in America con la sedia manuale, mi è sembrata una vita fa… Se la memoria non mi inganna, era già tutto accessibile e sono passati più di vent’anni! Nel mio romanzo Nata Viva parlo molto dei bellissimi viaggi che ho fatto da piccola, in Italia e all’estero. Ma alla fine ce la faremo pure noi a mettere qualche rampa in più… anche per abbattere i tanti gradini tra esercizi pubblici  e i marciapiedi, per far godere turisti e cittadini di una maggiore autonomia!

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La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment

Anche quest’anno ho svolto la lezione al master di primo Livello in “Neuroriabilitazione e Neuroscienze dell’età evolutiva” all’Università Lumsa. Il titolo della lezione è stato “La  comunicazione e la narrazione di sé come forma di empowerment”.

Partendo dal mio racconto di crescita personale e professionale, ho messo in luce  come la narrazione è stata per me un’esperienza fondamentale per capire me  stessa ed il mondo circostante. Dopo aver sperimentato l’effetto catarchico che ha avuto per me la narrazione, mi sono realizzata promuovendo progetti di narrazione del sé in vari contesti. L’ intento è sempre il voler essere utile a grandi e piccoli. Per questo vengo spesso invitata a parlare a convegni, università tv e radio.

Come racconto nel mio romanzo Nata Viva , la mia nascita è stata caratterizzata da un’asfissia neonatale di cinque minuti, con conseguente danno celebrale, dei neuroni  dell’area motoria. Per  fortuna, buona parte della mia famiglia, pur con tutte le difficoltà del caso, si è stretta intorno a me annullando la mia diversità e sostenendo quasi sempre la mia autonomia.

Ho fatto tantissima riabilitazione, e nonostante tante difficoltà… ho finito gli studi. Dopo la laurea ho coronato il mio sogno: passare dallo scrivere per me stessa allo scrivere per gli altri. Infatti la mia vita ha avuto un punto di svolta quando, ho pubblicato il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva. “La narrazione si concentra sulle vicende positive e negative, vissute dalla nascita agli anni universitari, dal punto di vista di una bambina e ragazza con disabilità motoria. Lungi dall’essere un trattato o un saggio sulla disabilità, “Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone con disabilità. Attraverso lo stile del romanzo definito dalla critica “rapsodico, discontinuo, spesso ironico e autoironico”, Zoe diventa testimone, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la sua visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.”

Dopo la pubblicazione del romanzo, attraverso la narrazione del sé,  sono riuscita a raccontare la resilienza nelle vite ordinarie di tante persone con disabilità (me compresa) e di chi, per vari motivi, si trova a relazionarsi con noi. Per questo, dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Da ciò nasce il secondo libro, il saggio “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità”. Si tratta di un saggio polifonico, che racchiude le “voci” di trenta persone tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Il risultato è  una narrazione corale e polifonica. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, attori, scrittori, giornalisti  e docenti universitari.

È una NARRAZIONE  CORALEPOLIFONICA, con le voci rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere tutti e tutte. Il saggio  è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste, una seconda dove si evince il mio punto di vista sulle medesime tematiche sotto forma di articoli che provengono da Piccologenio.it.

Nelle lezioni racconto come l’esperienza riabilitativa sia stata per me traumatica. La riabilitazione e in particolare la fisioterapia, per me hanno rappresentato una terapia insopportabile voluta dagli adulti. Parlo anche dell’importanza del gioco come attività esperienziale e formativa.

  • Il gioco è un’attività ed un’esperienza non finalizzata alla produttività.
  • È  utile per lo sviluppo della personalità e per l’allenamento della sfera cognitiva ed emotiva.
  • Le diverse teorie di famosi pedagogisti concordano nel ritenere il gioco un’attivitàvitale per il bambino: è strumento fondamentale per il suo sviluppo psicologico, motorio e cognitivo, alla base della prima percezione di sé e della costruzione della propria identità.

L’auspicio è che oggi si tenga conto della psiche del bambino proponendo la riabilitazione in modo giocoso e non traumatizzante.

Nelle slide ripercorro le tappe fondamentali verso l’autonomia.

  • A 18 anni ho preso la patente di guida
  • A 21 sono andata a vivere da sola.
  • Mi sono laureata in scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Lettere, indirizzo editoria e scrittura,  presso l’università Sapienza a Roma.
  • Ho fatto molte scelte che riguardano la sessualità, le rifarei quasi tutte…
  • Ho vissuto delle storie d’amore importanti.

Per rendere più dinamica la lezione, le slide vengono intervallate da:

  • letture tratte dai due libri
  • La proiezione del cortometraggio nata viva, che è il seguito del romanzo autobiografico e di formazione
  • Esplorazione del mio blog Piccologenio.it

Racconto anche, la volontà ed il tentativo di declinare, in vari modi e con diverse esperienze l’importanza della comunicazione.

Ad esempio i social ed il  blog Piccologenio.it sono strumenti, in continua evoluzione, che utilizzo per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti dei disabili. Parallelamente, curo il progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità, dal titolo: “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”. Il target di tale progetto sono gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado.

Nelle lezioni universitarie, nel secondo libro, nelle interviste e nel blog, ci sono tanti riferimenti all’amore e la sessualità delle persone con disabilità. Ad esempio in una mia vecchia intervista su PiccoloGenio, parlavo di sessualità e disabilità con queste parole:

“Vorrei parlare del mio impegno a fare informazione sui temi riguardanti l’amore, la sessualità e l’affettività delle persone con disabilità. Queste tematiche le affronto in RaccontAbili, Piccologenio.  Inoltre, per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura della disabilità alla sessualità ho ideato, nel 2012,  il gruppo Facebook “Amore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta quasi 2.000 membri. Il gruppo si propone come  un luogo di incontro virtuale, per fare conoscenza, scambiare informazioni sui temi che riguardano l’amore, la sessualità, talvolta accolta e altre volte negata, per le persone con disabilità motoriasensoriale e cognitiva.

Ho scelto di fare informazione su tematiche così complesse e a volte scottanti, poiché in Italia siamo indietro anni luce rispetto a molti paesi, sul diritto alla sessualità.

(…)  La scoperta dell’erotismo e dell’amore è lasciata al singolo individuo, alle famiglie e, a volte agli assistenti che troppo spesso, per paura non vogliono parlare di certi argomenti. In altri casi, i famigliari e gli operatori sono aperti all’ipotesi che il ragazzo faccia un’esperienza sessuale ma non sanno a chi rivolgersi. Su questo aspetto c’è un enorme vuoto sia legislativo che informativo ed educativo. (…)”.

In sintesi mi sento di affermare che, tutte le mie attività, divulgative e formative, hanno in comune la voglia di essere utile agli altri e il desiderio di partecipare ad un cambiamento culturale che tenga conto delle diversità, delle peculiarità e dei diritti di ogni individuo. Il messaggio delle mie narrazioni, è che anche con un handicap si può condurre una vita normale, piena di sfide e di soddisfazioni.

Ritengo che differenze dovrebbero essere un valore ed il confronto è un mezzo per aprire le nostre menti e migliorarci sia come individui che come membri di una comunità.

Mi sento pronta a riprendere il progetto Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”, in altre scuole e  fare più attività di sensibilizzazione. Perché, come affermava lo psicologo Bauer, “La capacità di narrare, intesa come funzione mentale è fondamentale per dare un’organizzazione al proprio mondo interiore e per attribuire significati all’esperienza umana”. È ormai assodato che la narrazione del sé sta dando esiti positivi nei bambini, ma anche negli adulti, me per prima!  

Le slide: LUMSA dicembre 2025

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Stati emotivi e equilibrio: ognuno a modo suo!

Cos’è la felicità e chi è veramente felice? Mi interrogo su questi e altri concetti in un periodo di vulnerabilità, dove mi sento troppo Marzia e poco Zoe Rondini, autrice, invitata a parlare ai ragazzi delle scuole o a presentare i miei libri. In passato mi sentivo più sostenuta da un consulente letterario, famigliari, insegnanti e altri autori.

Per Aristotele, la felicità non è un semplice stato emotivo, ma uno stato di piena realizzazione personale e di esercizio delle virtù. È il fine ultimo della vita umana, un’attività continua che si raggiunge attraverso il vivere secondo ragione e virtù, e che porta a una vita piena e soddisfacente. Non è un’esperienza passiva, ma un’attività costante e impegnata.

Aristotele collega la felicità all’idea che ogni essere umano ha una funzione specifica, e la felicità consiste nel realizzarla nel modo migliore possibile. Per l’uomo, questa funzione è legata alla sua natura razionale.

La vita è basata su ciò che portiamo avanti, ma anche sulla gestione di emozioni, accadimenti che, non sempre, dipendono da noi. Per fortuna ci sono momenti di felicità in cui ci possiamo lasciare andare, persone con le quali ci possiamo rivelare per quello che siamo… Sarebbe ancora più complesso vivere con un iper-controllo su gesti, azioni, pensieri ed emozioni. Chi ci può insegnare la felicità e la differenza tra euforia. Cos’è la depressione, è una malattia o un malessere? Perché a volte ci paralizza e non ci permette di svolgere le attività complesse e più ordinarie di tutti i giorni?

Cos’è la felicità? Esiste davvero o è una nostra invenzione?  Secondo me ognuno è felice, infelice, depresso, euforico… a modo suo. Non ci dovrebbero essere spiegazioni, prediche, retorica su altre persone che vivono queste ed altre emozioni a modo proprio.

Ho trovato interessante l’articolo “Cos’è la felicità? Perché alcuni sono felici?[1]”, dello psicologo Angelo Scuzzarella e altre definizioni che citerò di seguito.  “Dire che la felicità non esiste è una stupidaggine. – dice l’esperto che poi prosegue – È altrettanto inutile dire che si sono persone felici in quanto tali, o perché hanno tutto,  esattamente come è riduttivo dire che ci sono persone depresse per il semplice fatto che gli “è venuta la depressione”. Essere felici significa vivere prevalentemente emozioni positive. Essere depressi significa vivere prevalentemente emozioni negative. Le emozioni però non vengono come un raffreddore, sono determinate da quello che facciamo e da quello che pensiamo di noi stessi, del mondo e degli altri”.

Dipende da noi, ma anche da quello che ci capita, da come vanno le cose in un determinato momento della vita, dalla nostra resilienza e resistenza, da quali e quanti traumi ci portiamo dentro, dalle nostre reazioni. Ma soprattutto non possiamo insegnare le emozioni, almeno non del tutto perché infondo la vita va vissuta più che insegnata o imparata.

Molti sentimenti si caratterizzano nell’essere condivisi altrimenti subentra la frustrazione, noia, apatia, depressione. Dalle emozioni positive spesso si riparte, si trova la voglia di progettare, sperare, fare, emozionarsi di nuovo per piccole e grandi cose… in una parola  vivere…

È auspicabile avere qualcuno per poter condividere tutto ciò. Anche se a volte le modalità di condivisione della gioia o della più frivola e banale euforia del momento vengono manifestate e accolte non correttamente. È anche difficile cambiare atteggiamento se per decenni le modalità di interazione con una persona sono in un certo modo e poi cambiano per via dei modi di pensare, dei problemi, delle necessità. Ne deriva rabbia, smarrimento… sentimenti contrari a quella felicità che, secondo la Treccani è: l’Opportunità, qualità di ciò che è riuscito in modo eccellente.

“Le sue caratteristiche – spiega meglio Wikipedia-  sono variabili secondo l’entità che la prova (per esempio: serenità, appagamento, eccitazione, ottimismo). Quando la felicità è presente, associa la percezione di essere eterna al timore che essa finisca”. Quante volte abbiamo paura che l’esperienza nuova, elettrizzante, felice, euforica… finisca subito e per questa paura ci chiediamo se è meglio viverla o meno? Sono situazioni che capitano spesso e questo logorio dei pensieri non ci permette pienamente di vivere la felice, l’emozione, ma anche l’euforia, la gioia e la gratitudine del momento o del periodo.

In tutto questo mi sembra giusto soffermarmi sulla serenità che è ancora più importante, ma più difficile da raggiungere. La serenità è uno stato di calma interiore e di equilibrio emotivo, spesso associato a una sensazione di pace, stabilità e benessere. Si tratta di uno stato mentale in cui siamo in grado di affrontare le sfide della vita con compostezza e tranquillità. Si caratterizza per l’assenza di ansia, stress e agitazione e per la presenza di una mente chiara e concentrata. Conosco tante persone che non sembrano serene, anche se all’apparenza non gli mancherebbe niente… eppure!

Altri concetti interessanti e molto collegati a quelli sopra citati sono:

  • Resilienza: la capacità di un individuo di affrontare e superare eventi stressanti o traumatici, riorganizzando positivamente la propria vita e mantenendo o sviluppando il proprio equilibrio psichico ed emotivo. In altre parole, è la capacità di “rimbalzare” dopo un’esperienza negativa, non solo sopravvivendo ma anche crescendo e imparando da essa.
  • Accettazione: non si tratta di essere passivi di fronte alle situazioni difficili. Piuttosto, è accettare ciò che non può essere cambiato e impegnarsi per migliorare ciò che, invece, può esserlo.
  • Consapevolezza di sé: la serenità è spesso legata a un alto livello di consapevolezza. Quando siamo sereni conosciamo i nostri pensieri, emozioni e reazioni e sappiamo gestirli in modo efficace.

Sentimenti ed emozioni non sono la stessa cosa ma la felicità può essere considerata sia un sentimento che un’emozione, a seconda del contesto e della prospettiva da cui viene osservata.

Da un lato, è un sentimento profondo di benessere e soddisfazione che permea la vita di una persona nel complesso. Dall’altro, è un’emozione fugace di gioia e contentezza che sorge in risposta a eventi o situazioni positive.

Entrambi gli aspetti contribuiscono al significato della felicità umana, riflettendo sia la sua natura stabile e duratura, sia la sua dinamicità e varietà nelle esperienze quotidiane.

Ricollegandomi alla mia situazione, descritta all’inizio di questo articolo, penso che la felicità sia frutto delle scelte che facciamo ogni giorno: quelle che ci consentono di raggiungere gli obiettivi e realizzare i nostri progetti di vita, quelli che sono in grado di farci sentire veramente appagati, fieri di noi stessi e che ci fanno stare bene.

Per trovare la felicità può essere necessario uscire dagli schemi che ci vengono imposti dall’esterno: i sogni di ciascuno sono diversi da quelli degli altri e possono essere completamente differenti dalle norme sociali, come formare una famiglia, avere un lavoro stabile e ben retribuito o la casa di proprietà.

Il filosofo Martin Heidegger chiamava queste norme sociali “pubblicità“, perché determinano il modo in cui una persona deve apparire agli altri per potersi uniformare alla comunità. Contrapposta alla pubblicità c’è la necessità di trovare sé stessi e realizzare pienamente la propria identità, perché ciascuno di noi è anche i suoi progetti di vita. Perciò, saremo completamente felici solo quando avremo ottenuto ciò che noi vogliamo davvero indipendentemente dalla società, compiendo a pieno la nostra identità e trovando chi siamo.

È più giusto, ma molto più complesso e impegnativo fare un cammino condiviso verso la propria felicità piuttosto che imporsi sulle modalità corrette e  non corrette di come vivere emozioni più o meno potenti.

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[1] https://www.scuzzarella.com/psicologia-positiva/

 

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“Nata viva” di Zoe Rondini: romanzo e cortometraggio

Nata viva Zoe Rondini

 

 

 Titolo dell’opera: Nata viva

 Autrice: Zoe Rondini (nome d’arte)

Editore: In cerca di un nuovo editore per la terza edizione

Genere: romanzo di formazione; romanzo autobiografico

Pagine:   252

 

ll volume è impreziosito dalla prefazione della Prof.ssa  Serena Veggetti, docente di psicologia presso l’Università la Sapienza di Roma, ed un racconto ispirato a mio nonno: il Prof. Adriano Bompiani.

 

Per tutte le informazioni, o una copia con dedica potete usare i seguenti contatti: E-mail: zoe.rondini@gmail.com Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

Sinossi

“… Tutti i dottori si affrettano a rianimarmi, ma rimango cinque minuti completamente senza respirare. Si tratta solo di cinque minuti, ma sono i primi della mia vita“.

Poi Zoe comincia a respirare. E a vivere. Quei cinque minuti dopo rispetto agli altri neonati – a causa di un respiro intrappolato per un tempo infinito in un corpo troppo piccolo – la costringeranno a confrontarsi, fin dai primi mesi, con una vita che è cominciata sì cinque minuti più tardi, ma che pian piano non tarderà a essere così tanto desiderata da consentire a Zoe di superare qualsiasi ostacolo, senza rinunciare a nulla, a costo spesso di immane fatica e incomprensione da parte degli altri.

Una Battaglia per l’Indipendenza

“… Cammino un po’ male, parlo un po’ male, controllo un po’ male i movimenti delle mani, delle dita, dei bulbi oculari… non ho un movimento, un arto o un muscolo che non fa capo al mio sistema nervoso centrale che è stato lesionato a causa di quei cinque minuti“.

Zoe imparerà con suoi tempi a camminare, a parlare, a leggere e all’età di nove anni scoprirà la inesauribile passione per la scrittura, cominciando a scrivere i suoi primi racconti.

Ma è all’età di tredici, che per superare il momento più difficile della sua vita – a causa di lutto doloroso –  intraprende l’avventura più importante, e un po’ per bisogno, un po’ per caso, un po’ per scelta, decide di dare vita ad un racconto autobiografico che l’accompagnerà per ben dodici anni.

Una Voce di Resilienza

Lungi dall’essere un trattato o un saggio autobiografico sulla disabilità, “Nata viva“ vuole essere un racconto appassionato e antipedagogico di una ragazzina e poi di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo, non dando mai per scontato nulla e soprattutto non accontentandosi mai del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone disabili.

Nel suo stile rapsodico, squisitamente discontinuo, frammentario e spesso profondamente ironico, Zoe si fa cantore e testimone, con la sua voce, dell’incontro sorprendente tra limite e prospettiva, civiltà e pregiudizio, presenza e invisibilità, costruendo, capitolo dopo capitolo, la propria visione del mondo, dove la normalità sembra non appartenere a nessuno, per fortuna.

Ne nasce un racconto a suo modo epico in cui riconoscersi, popolato da  personaggi indimenticabili, amici e nemici che  Zoe sa tratteggiare con sapiente tocco tra familiari, compagni di scuola, dottori, fisioterapisti, maestri, insegnanti, docenti universitari, presidibabysitters, viandanti, incontri fortuiti.

E insieme a lei, anche noi riviviamo il nostro essere stati bambini o adolescenti incompresi, in famiglia come a scuola, dentro o fuori dal gruppo, allontanati e maltrattati spesso inconsapevolmente, a volte con una certa presunzione da chi non la pensava o non poteva essere come noi.

Nel suo romanzo di formazione Zoe costringe il lettore a non dimenticare mai lo scarto enorme che c’è tra vivere ed esistere, inchiodandoci all’idea che per nascere veramente, ad ogni occasione, bisogna sentirsi vivi, gridarlo e raccontarlo al mondo intero.

L’autrice

Zoe Rondini autrice di Nata VivaZoe Rondini è il nome d’arte dell’autrice. Laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione e specializzata in Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma.
Il romanzo autobiografico “Nata Viva” è la sua opera prima.
E’ anche autrice del saggio “RaccontAbili domande e risposte sulle disabilità”, edizioni Erickson Live.
Il blog Piccologenio è uno degli strumenti che utilizza per partecipare alla diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e alla promozione dei diritti delle persone con  disabilità.
Parallelamente, cura un corso annuale dedicato al tema della disabilità nell’ambito del Master di Neuropsicologia dell’età evolutiva promosso dall’Università LUMSA di Roma e dal 2011, è promotrice del progetto pedagogico di contrasto al bullismo e valorizzazione delle diversità “Disabilità e narrazione di sé: come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” che si rivolge agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. Fornisce il suo contributo in diversi convegni e seminari di settore, nonché a testate giornalistiche attive nell’ambito del sociale.

Messaggio importante:

Al momento il romanzo autobiografico e di formazione Nata Viva, non è edito. Ho molte copie che regalo volentieri.  Le spedisco  in tutt’Italia, scrivetemi senza esitazione!

La  prossima settimana pubblicherò un articolo per parlare di sogni e progetti  futuri che riguardato quest’opera letteraria e per ringraziare tutti coloro che mi sostengono nel realizzare sogni e proggetti!

Intanto ho circa 100 copie, se siete interessati per voi, per regalarlo o lo volete vendere per beneficienza… non esitate a contattarmi! Lo regalo volentieri…!

E-mail: zoe.rondini@gmail.com

Oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

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Hai già visto il mini-film Nata Viva? Non esitare!

Nata Viva: cortometraggio

 È  la storia di Zoe Rondini una ragazza che per i primi 5 minuti della sua vita non ha respirato.
Zoe ha scritto un libro che racconta la sua vita, allegra e faticosa. Lucia Pappalardo l’ha trasformato in un breve film grazie al supporto dell’Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani. Il cortometraggio è il seguito del romanzo di formazione in quanto racconta gli ostacoli e le conquiste della Zoe adulta.

Nel 2016, il mini-film ha ottenuto il primo premio nell’ambito del concorso “Capodarco L’Altro Festival – L’Anello Debole” categoria “Corti della realtà”.

È stato poi premiato fuori concorso al Festival Ciak sul Fermano.

Rassegna stampa del libro (per la passata edizione, e del mini-film) :

La video storia di Zoe Rondini: come se mi guardassi allo specchio

Quanta emozione alla Premiazione del XII Festival Internazionale del Cinema Patologico

“Nata viva”: un’autobiografia che è un viaggio introspettivo di crescita e di riflessione

“NATA VIVA” ROMANZO DI ZOE RONDINI E FILM DI LUCIA PAPPALARDO

Zoe Rondini il mio blog per aiutare i disabili

La mia vita è un romanzo

Sessualità, adolescenza e disabilità. Un convegno oltre ogni pregiudizio

Nata viva sul Venerdì di Repubblica 

Zoe Rondini è Nata Viva

Nata Viva“ tra i corti finalisti di Capodarco, L’anello debole 2016

Premio Anello debole, vince forza di Zoe

Nata Viva minifilm su DisabilityStyle il blog di Maximiliano Ulivieri

Nata viva sul magazine della scuola di scrittura Omero. di Arturo Belluardo  10 dicembre 2015

Zoe Rondini, una donna coraggiosa

Cinque minuti e poi…

Interviste:

Intervista per Piccolo Genio

Intervista per il portale Italia Olistica 

Intervista per il blog IlBenessereOlistico

Intervista a Radio Ginius, la radio della Scuola di Scrittura Ginius

Intervista  radiofonica a Radio3 “Tutta la città ne parla”, (parlo al diciottesimo minuto)

Zoe a Radio LiveSocial, Storie ed Interviste

 Nata viva e l’attuale condizione dei disabili nel nostro paese. Intervista all’autrice 

Zoe Rondini: intervista all’autrice di “Nata viva“ di Disabilibidoc.it

Zoe Rondini su Slash Radio

Zoe a Radio Freccia Azzurra

La Cantastorie Zoe Dal romanzo Nata viva è stato tratto lo spettacolo teatrale La Cantastorie Zoe che è stato trasmesso da Radio Onda Rossa.

Con Nata viva ha preso vita il progetto Disabilità e racconto di sè rivolto a alluni dalla quinta elementare ai master universitari, ecco il racconto di queste importanti esperienze:

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

Inoltre dal 2021, fornisco il mio contributo su “Disabilità e narrazione del sé” nell’ambito della lezione conclusiva del Master di neuropsicologia dell’età evolutiva, presso Università LUMSA di Roma. Il materiale usato per le lezioni è disponibile ai seguenti link:

La narrazione del sé come strumento di empowerment

Lezione al master in neuropsicologia dell’età evolutiva presso l’Università Lumsa

Lezione per il master della Lumsa

“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

Partecipazione a convegni e simposi:

Convegno Erickson “Sono adulto! Disabilità diritto alla scelta e progetto di vita”

Convegno “Adolescenza, tra affettività e sessualità, oltre ogni pregiudizio” promosso dalla Commissione pari opportunità della Regione Marche, presso la sala consiliare del Comune di Ancona.

In occasione della Giornata Mondiale del Libro, invitata in qualità di autrice alla presentazione del libro “Nata Viva” presso l’Aula Magna del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne del Polo Universitario Annunziata, organizzata dal Comitato Unico di Garanzia (CUG) e dall’Università degli Studi di Messina.

Relatrice nell’ambito del convegno “Disabilità e integrazione: diritto a una cittadinanza attiva” organizzato  dal DISFOR – Dipartimento Di Scienze Della Formazione di Genova e l’Istituto italiano di bioetica. Titolo dell’intervento: “Il mito del normale.Disabilità e affettività: il rapporto con l’altro tra paure, stereotipi e riconoscimenti”.

Premi letterari del romanzo Nata Viva:

Nella sua prima stesura, il romanzo ha ottenuto diversi riconoscimenti ai seguenti premi letterari:

  • Finalista al Premio Firenze 2011 – Centro culturale Firenze Europa “Mario Conti” – XXIX Premio Firenze sezione D -narrativa edita.
  • Segnalata al concorso letterario “Premio nazionale di letteratura Prof. “Francesco Florio” 23 edizione 2011 – Licata” con un diploma di elogio, ottenendo il punteggio di 93/100.
  • Menzione d’onore con diploma di merito al Premio nazionale di poesia, narrativa e fotografia “Albero Andronico” V edizione.
  • Semifinalista e Menzione d’onore con diploma di merito al XVIII Premio letterario internazionale “Trofeo penna d’autore” nella sezione A: libri narrativa e saggistica.

Presentazione e curriculum vite di Zoe Rondini

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La storia di Giulia Cecchettin, una buona occasione per lavorare sull’educazione e la prevenzione

La storia di Giulia Cecchettin, la 22enne scomparsa in Veneto insieme all’ex fidanzato Filippo Turetta ed il tragico epilogo 7 giorni dopo. Il ragazzo è stato arrestato ed è indagato per omicidio volontario e sequestro di persona.

Tutta l’Italia si è stretta attorno alla storia di Giulia Cecchettine alla sua famiglia. In questo articolo cercherò di portare le considerazioni che mi appartengono di più, su un caso che sembra aver smosso le coscienze di tanti.

Si è concluso nel peggiore dei modi il caso della scomparsa di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin, i due ex fidanzati 22enni di cui si sono perse le tracce da sabato 11 novembre in Veneto, dove vivevano con le loro famiglie. Il corpo senza vita della ragazza è stato rinvenuto nei pressi del lago di Barcis, a Pordenone, dopo 7 giorni di ricerche, mentre il giovane è stato fermato in Germania, vicino a Lipsia.

Stravolte le loro famiglie, da un lato il papà di Giulia Cecchettin, insieme alla sorella Elena e al fratello minore, dall’altro i genitori di Turetta. La famiglia di Giulia aveva perso la madre solo un anno fa.

I due ragazzi, che dopo essersi conosciuti all’Università avevano avuto una relazione conclusasi ad agosto, sono scomparsi sabato 11 novembre. Si erano dati appuntamento per uscire insieme. Forse è stato il fatidico ultimo appuntamento che psicologi e forze dell’ordine ci insegnano essere spesso l’appuntamento più pericoloso.

Un uomo che dice :“l’ho uccisa perché è solo mia” concepisce la relazione con una donna solo in termini di possesso. L’amore è volere il bene e la libertà dell’altra persona. L’amore è aiutarsi e completarsi. L’amore è unione, è costruire non distruggere.  Non è possesso e morte!

I dati sui femminicidi e varie disparità

Solo nel 2023 sono 109 le donne uccise nel 2023, fino al 3 dicembre, di cui 90 in ambito familiare o affettivo, 58 quelle uccise da partner o ex partner.

I dati Istat che riguardano le donne con disabilità, sono peggiori: il 72% delle donne disabili aveva subito violenza nell’arco della vita e che sono vittime di violenza sessuale più del doppio rispetto alle normotipiche.

Anche in questo caso, a fronte dei dati che emergono, il sommerso si stima enorme. Basti pensare che alle indagini Istat, fatte per telefono, non potevano rispondere donne sorde o con disabilità cognitiva, fa notare Rosalba Taddeini, referente dell’Osservatorio nazionale contro la violenza sulle donne con disabilità di Differenza Donna.

Non è giusto che le ragazze e le donne debbano aver paura per la loro vita o per le fantasie omicide di un uomo. Bisogna migliorare l’aiuto e la prevenzione. Tutti siamo coinvolti e possiamo fare la nostra parte. Parlando con la coppia in difficoltà.

Ci vuole più prevenzione e educazione.  La famiglia, la scuola, le forze dell’ordine dovrebbero dare buoni esempi ai bambini e ai giovani. L’intervento psicologico per capire i segnali di un rapporto “malato” o non equilibrato dovrebbero essere garantiti e gratuiti in molti ambiti al sud come al nord.

Perché nelle scuole non si prevedono delle prime lezioni di base per insegnare a TUTTI a riconoscere i primi segnali di disagio, non si parla dell’importanza del consenso e non si creano abbastanza opportunità di ascolto e non si fornisce in maniera sistematica un valido supporto? Dobbiamo tutti lavorare per una società non patriarcale, dove uomini e donne siano trattati allo stesso modo… Dove ci siano veramente gli stessi diritti e gli stessi doveri in famiglia, a scuola ma anche nel mondo del lavoro poiché in questo ambito ci sono ancora molte disparità tra uomini e donne.

Lo dimostrano i dati: nell’Unione europea risulta occupato l’80% della popolazione maschile in età lavorativa, contro il 69,3% di quella femminile. 10,7 punti percentuali la differenza di tasso di occupazione tra uomini e donne in Ue (2022), con l’Italia fanalino di coda tra gli Stati membri con solo il  52,6% delle donne occupate nel 2023. Quasi metà della popolazione femminile in età lavorativa in Italia non ha un impiego e, pertanto, non può vantare un’indipendenza economica rendendosi quindi più vulnerabile ad abusi e prevaricazioni.

Le persone disabili sono occupate in misura minore, e con stipendi inferiori. Peggiore la situazione per giovani e donne. I dati dell’ultimo report del Forum europeo della disabilità lo dimostrano: “il rapporto mostra che solo il 51,3% delle persone attive con disabilità in età lavorativa nell’UE ha un lavoro retribuito. Inoltre, ancora una volta, le donne e i giovani risultano i gruppi più svantaggiati: solo il 49% delle donne e il 47,4% dei giovani con disabilità hanno un lavoro retribuito”.

Tornando sulla vicenda di Giulia,  le parole del padre, al termine del funerale sono profonde e di insegnamento per tutti:

“In questo momento di dolore e tristezza, dobbiamo trovare la forza di reagire, di trasformare questa tragedia in una spinta per il cambiamento. La vita di Giulia, la mia Giulia, ci è stata sottratta in modo crudele, ma la sua morte può, anzi, deve essere il punto di svolta per porre fine alla terribile piaga della violenza sulle donne. Che la memoria di Giulia ci ispiri a lavorare insieme per creare un mondo in cui nessuno debba mai temere per la propria vita”.

Violenza sulle donne: cosa possiamo fare

Nonostante le difficoltà e la paura, chiedere aiuto (magari contattando il numero antiviolenza e stalking “1522”) è l’unico strumento nelle mani di una donna che subisce violenza. Uno tra i consigli utili da dare a qualsiasi donna è quello di provare a non accettare fin dall’inizio la prima manifestazione di violenza, perché ne seguirà certamente una successiva e così via fino ad arrivare ad una terribile escalation di soprusi e accuse.

La piaga più grande è che le donne fanno fatica a parlare della violenza che subiscono, pensando che ci sia qualcosa di sbagliato in loro. La vittima che viene isolata non parla con nessuno di ciò che sta vivendo mentre invece sarebbe fondamentale, cercare di chiedere aiuto per porre fine alla spirale di crudeltà in cui si è costretti a vivere. La richiesta d’aiuto può essere rivolta a familiari, amici, centri specializzati e centri antiviolenza. Nei centri antiviolenza sul territorio, ci lavora un personale specializzato in grado di fornire informazioni utili a tutelarsi e a comprendere ogni situazione.  Per denunciare i fatti o chiedere un immediato intervento in caso di pericolo imminente è possibile anche rivolgersi alla Stazione dei Carabinieri o al Commissariato della Polizia di Stato.

Il video della lettera di Gino, durante il funerale

Infondo in questa tragedia, la cosa che colpisce è che non trapela nessun rancore dalla famiglia Cecchettin.  Spero che l’esempio di Gino sia per me, per tante persone e istituzioni, un monito a liberarsi dai sentimenti e messaggi negativi e lavorare sull’educazione e la prevenzione.

La narrazione di sé per potenziare l’autoconsapevolezza

L’importanza dell’educazione affettivo-sessuale nelle scuole

Spiegare bene la disabilità a bimbi e bimbe: un’occasione pedagogica per tutti

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La scrittura, l’amore, ed i progetti pedagogici per aiutare ragazzi ed adulti

Intervista a Zoe Rondini, sul valore della scrittura e della comunicazione per conquistarsi una vita piena di stimoli e di soddisfazioni. Non mancano le riflessioni sull’importanza d’avere una famiglia che ti spinga a dare il massimo, i progetti pedagogici,  l’educazione affettivo-sessuale, le mie storie d’amore e le discipline olistiche.

Ci vuoi raccontare chi sei e come mai la scrittura è così centrale nella tua vita?

La mia vita ha avuto un punto di svolta quando, attraverso la narrazione del sé,  sono riuscita a raccontare la resilienza nelle vite ordinarie di persone con disabilità e di chi, per diversi motivi, si trova a relazionarsi con varie forme di disabilità. Dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone con disabilità, o che hanno a che fare con la disabilità, a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite.

Sono autrice del saggio RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità”, (edito dall’Erickson Live, novembre 2020)  e il romanzo autobiografico “Nata viva, (edito dalla Società Editrice Dante Alighieri, novembre 2015), dal quale è stato tratto l’omonimo  cortometraggio. Sono anche blogger di piccologenio.it e collaboro con varie testate giornalistiche.

In molti mi chiedono come mai ho già scritto la mia autobiografia. La risposta è semplice: ho cominciato a scrivere i miei ricordi a tredici anni, per superare un lutto famigliare improvviso e per colmare la noia dei lunghi pomeriggi della mia adolescenza. Con il passare degli anni, la scrittura si è trasformata in qualcosa che mi ha aiutata ad interagire e sentirmi utile: con il tempo, la costanza e gli aiuti giusti sono riuscita a coronare il mio più grande sogno, quello di scrivere un romanzo di formazione!

Dal 2006 mi dedico al blog piccologenio.it, dove cerco di fare informazione su alcune tematiche che riguardano la disabilità. Più che altro parlo di amore, sessualità, rapporti famigliari e le mie tante attività: quando sono relatrice ad un convegno, vado in una scuola, o tengo una lezione universitaria pubblico sul blog i materiali.

Ho cominciato ad amare la scrittura fin dalla quinta elementare. A 18 anni ho scritto due articoli che sono stati pubblicati su due giornali cartacei. piccologenio.it nasce dal desiderio di arrivare a più persone possibili! In quegli anni, andavo spesso al cinema con mia nonna. E’ stata lei che vedendo la pubblicità di un’auto, che finiva dicendo “è proprio un piccolo genio”, mi ha dato l’idea!

Scrivere due libri ha richiesto un impegno maggiore, da parte mia e del mio consulente letterario Matteo Frasca, ma siamo felici di avere raccontato la mia storia nel romanzo autobiografico Nata Viva, e di aver raccontato le storie di 30 persone nel saggio RaccontAbili.

“RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità”, è un saggio polifonico, che racchiude le “voci” di trenta persone tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. È una narrazione corale, polifonica, con le opinioni rappresentative di tutta la comunità coinvolta nel vivere le tante forme di disabilità, anche quelle imputabili alle mancanze di un modello culturale che non riesce ancora ad accogliere e sostenere tutti e tutte. Gli argomenti sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, leggi, sport, scrittura, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, attori e docenti universitari.

Grazie alla scrittura, i social e tutte le mie attività, mi impegno nella diffusione della conoscenza del mondo delle disabilità e nella promozione dei diritti delle persone con disabilità; anche per questo mi sento di dire che la scrittura e le  varie forme di comunicazione sono la mia missione. La scrittura è alla base di ogni mio progetto.

Oltre al lavoro, i miei traguardi più importanti riguardano l’autonomia; infatti ho preso la patente di guida a diciotto anni, a ventun’ anni sono andata a vivere da sola con un aiuto in casa, sono laureata in scienze dell’educazione e della formazione e specializzata in editoria e scrittura, presso l’Università Sapienza ed ho vissuto varie storie d’amore.

Per la realizzazione personale devo ringraziare la mia famiglia che ha creduto in me e mi ha sempre spinta a dare il massimo. I miei famigliari mi hanno insegnato soprattutto a non accontentarmi del buon quieto vivere che spesso la società assegna alle persone con disabilità.

Ci vuoi raccontare chi sei e come mai la scrittura è così centrale nella tua vita?

Ho cominciato a scrivere un diario a tredici anni per superare la perdita improvvisa del secondo marito di mia madre al quale ero molto legata. Crescendo ho capito che c’era tanto altro da raccontare: i viaggi, le difficoltà legate alla mia disabilità, le persone importanti che mi hanno aiutata a maturare ed anche chi, invece di aiutarmi per esempio a scuola, mi ha creato ulteriori ostacoli.

Da tutto ciò, pian piano, ha preso forma il romanzo Nata Viva. È un romanzo di formazione poiché parla della mia vita fino ai vent’ anni. Per raccontare le vicende della Zoe adulta, con la regista Lucia Pappalardo abbiamo realizzato l’omonimo cortometraggio, prodotto dall’Associazione nazionale filmaker e videomaker italiani. Raccontarmi in varie forme, mi ha sempre aiutata a capirmi, capire ciò che mi circonda e trovare la mia identità.

Dopo aver raccontato la mia storia mi sono sentita finalmente libera di parlare degli altri; ma non è stato semplice come credevo. Quando ho iniziato a intervistare le prime persone per il saggio “RaccontAbili”mi sono resa conto che molti non volevano parlare di loro stessi e della disabilità. Queste persone sono veramente arrabbiate con la famiglia e la società che, a loro avviso, li vede come eterni bambini. Alla luce di tutto ciò penso che ognuno debba trovare un modo per esprimersi,  realizzarsi e acquistare autoconsapevolezza; che sia la scrittura, lo sport, il teatro, la dancebility, la pittura, il lavoro, la maternità etc.

Scegliere una strada piuttosto che un’altra, non è facile per nessuno. Dipende dalla disabilità, ma incidono anche molto la famiglia e l’educazione ricevuta. I famigliari dovrebbero essere maggiormente sostenuti per non portare da soli il “carico” delle tante necessità che una persona con disabilità porta con sé. Il rischio è che non si cerchi il massimo per il famigliare con disabilità e passi un messaggio negativo: “hai dei problemi in più quindi ti devi accontentare di quel che la vita ti offre” e la persona poi si può identificare solo con la sua patologia. Sono messaggi  errati e controproducenti per la persona, la famiglia e la società. A tal proposito, mi sembrano pertinenti gli insegnamenti della pedagogia classica. Essa, ha messo in luce l’importanza di come, con interventi mirati, si può realizzare una vita attiva, piena e soddisfacente anche con una disabilità Maria Montessori ha dimostrato come con un metodo adeguato e progettuale i bambini con disabilità raggiungevano risultati migliori dei loro coetanei normodotati. Nello specifico il metodo Montessori, si focalizza sul singolo bambino ed adolescente, di cui vengono rispettati i bisogni interiori, i tempi ed i modi personali di apprendere. Così facendo si cerca di aiutare il singolo allievo nel suo sviluppo mentale e affettivo oltre che fisico, coinvolgendone, in modo integrato, il fisico, la psiche e la mente.

In molti contesti siamo ben lontani dal valorizzare il bambino o la persona con qualche necessità in più. La cultura sta cambiando, le pubblicità, i film e le serie iniziano a proporre anche persone con disabilità. Eppure c’è ancora chi ha una concezione “vecchio stile” della disabilità: ti vedono come il poverino da aiutare o il famigliare che è meglio nascondere per vergogna o per non riaprire vecchie ferite. Ovviamente molte di queste persone non vivono la disabilità sulla loro pelle e non riescono a concepirla anche con un’accezione positiva.

Detto ciò confido molto nei bambini e ragazzi. Mi ritengo fortunata perché, grazie a “Nata Viva”, ho portato in molte scuole di Roma e provincia, il progetto “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità” . La finalità perseguita dal progetto è quella di “educare alle differenze” e stimolare la narrazione di sé. Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie tale scopo viene declinato in un’ottica di prevenzione e contrasto al bullismo. Invece, negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (logopedisti, fisioterapisti,  insegnanti di ruolo e di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista della persona con disabilità. Con la mia storia ed alcune letture tratte dai libri trasmetto l’impatto emotivo che la scuola e la riabilitazione possono avere sulla psiche del bambino ed  adolescente.

L’ambizione del progetto nelle scuole è quella di seminare nei ragazzi la voglia di esplorare la diversità e appassionarsi, nel corso della loro crescita, a nuove narrazioni. Per il futuro mi piacerebbe arricchirlo con i contenuti di alcuni capitoli del saggio “RaccontAbili”.

Quali sono le tematiche che ti stanno più a cuore?

In Italia siamo indietro anni luce, rispetto a molti paesi, sul diritto alla sessualità delle persone con disabilità poiché ad oggi non c’è una legge per regoli l’attività di chi vuole diventare O.E.A.S. operatore all’emotività, l’affettività e alla sessualità. La scoperta dell’erotismo e dell’amore è lasciata al singolo individuo, ai terapisti, agli assistenti… e alle famiglie che troppo spesso, per paura, non vogliono parlare di certi argomenti.  In altri casi, i famigliari sono aperti al fatto che il/la figlio/a faccia un’esperienza erotica ma non sanno a chi rivolgersi. Su queste tematiche ritengo ci sia ancora un enorme vuoto sia legislativo che informativo ed educativo.

Per me la scoperta della sessualità e l’amore sono stati belli e naturali. Merito di mia madre che ha risposto a tutte le mie domande. Ricordo che tra la prima media ed i primi anni delle superiori le chiesi tutto ciò che c’è da sapere sulla sessualità.

Mi viene da fare un’altra riflessione: la cultura associa ancora la sessualità ad i sentimenti. Anche l’ O.E.A.S. operatore all’emotività, l’affettività e alla sessualità, fa ciò e mette la sessualità in fondo, ma perché? L’amore è un sentimento, è chiaro che fare l’amore è l’esperienza  più bella e totalizzante della vita. Ma si può concepire e ottenere una sana e ludica sessualità anche non associata all’amore!

Per cercare di essere d’aiuto agli altri ho aperto nel 2012 il gruppo Facebook: “Amore, disabilità e tabù: parliamone!. Anche in RaccontAbili e su Piccologenio do ampio spazio, con interviste ed articoli, al tema dell’amore, l’affettività e la sessualità.

Dall’apertura del gruppo Facebook  ad oggi, sono tantissimi i genitori e uomini con vari tipi di disabilità, che mi contattano su Messanger per chiedermi un consiglio per fare un’esperienza sentimentale ed erotica. Purtroppo ci sono pochi progetti e non in tutta Italia, per sostenere le persone e le famiglie a viversi una sana sessualità come enunciato dall’Onu e dall’Oms. Capisco che tutto ciò genera rabbia, solitudine e frustrazione. Non è raro che le persone del gruppo mi abbiano domandato: “Come faccio a capire se sono innamorato e se lei è innamorata? Vivo con i miei ed esco poco di casa, vorrei una relazione ma non so dove conoscere la mia dolce metà.  Vorrei avere dei figli ma non so come avere una relazione, o ancora: vorrei vivere un’esperienza erotica appagante, ma non vorrei ricorrere alla prostituzione, hai qualche consiglio da darmi”.

Nel mio piccolo e attraverso i miei canali cerco di promuovere un’educazione affettivo-sessuale; provo a spiegare loro che l’innamoramento e l’amore vengono prima di crearsi una famiglia. A volte metto in guardia dai pericoli legali alla pratica del sexting (sesso virtuale). Quando il bisogno è più fisico che sentimentale spiego che cos’è il rituale tantrico e lo consiglio, molte persone non ne hanno mai sentito parlare. in genere segnalo due articoli:

La sessualità tantrica come aiuto al benessere di ogni persona

L’esperienza del tantra vissuta da una donna normodotata ed un uomo disabile. Due testimonianze a confronto per capire e sapere.

Alcuni di loro mi hanno ringraziata dopo aver fatto questo tipo ti esperienza, con persone qualificate ed al giusto prezzo…!

A mio avviso sarebbe necessario dare maggiore valore all’educazione affettiva e sessuale, a partire dalle scuole. Le ore di educazione sessuale nelle scuole, quando ci sono… sono molto risicate.

Sarebbe anche opportuno aiutare le persone con disabilità motoria ad avere più sbocchi lavorativi, centri di aggregazione… si fa molto per le disabilità cognitive, ma poco per le altre. Bisognerebbe insegnare l’anatomia, ma anche parlare di sentimenti, di  rispetto, di consenso… E’ giusto non dare per scontato che un bambino, adolescente o una persona con disabilità capisca da solo cosa significa dare e ricevere amore, avere un rapporto sicuro, rispettoso e appagante.

Per la mia esperienza e sulla base delle tante testimonianze raccolte nei  libri e nel gruppo Facebook, prendere coscienza della propria disabilità, spiegare al proprio figlio perché ha delle difficoltà e a cosa sono dovute è spesso motivo di sofferenza, ma è fondamentale per rendere una persona consapevole dei limiti e delle potenzialità. Prima si fa e meglio è. Ciò detto influisce sull’affermazione di sé non solo per i sentimenti, bensì in tutte le relazioni che siano di lavoro, amicizia, amore ect.

Ti va di parlare delle tue esperienze sentimentali e della tua autonomia? Quanto pensi incida l’educazione su tutto ciò?

Ne parlo con piacere! A ventidue anni ero più che mai decisa a conoscere la sessualità (non vivevo più con i miei), così ho messo un messaggio sul forum di Disabili.com. Poco dopo sono uscita con un ragazzo con disabilità motoria, siamo stati insieme ma non è scattata la scintilla. È successa una cosa analoga con un ragazzo non vedente che non viveva a Roma, per la distanza era complicato frequentarci e non eravamo innamorati. Queste esperienze le ricordo ancora con dolcezza: è stato bello aiutarci a vicenda facendo insieme tante cose della vita quotidiana.

Tempo dopo, volevo vivere una storia d’amore e mi sono iscritta ad un sito d’incontri. Pensavo di non avere chance con le persone normodotate, invece mi sono stupita per la quantità messaggi ricevuti. Qui ho conosciuto un uomo normodotato e ci siamo innamorati. Siamo stati più di un anno insieme, è stata una storia importante; ma per la grande differenza di età ed il fatto che non era ben visto dalla mia famiglia, hanno fatto affievolire l’innamoramento e la passione.

Fui io a lasciarlo. Poco dopo sullo stesso sito ho conosciuto un uomo affascinante, sexy e elegante. Lui mi ha detto subito che non voleva una storia seria. Ci siamo frequentati per un po’ e mi sono innamorata. C’è stato un momento di forte sofferenza perché ho temuto di perderlo. Per fortuna con il tempo e l’impegno di entrambi abbiamo trasformato il nostro rapporto in una solida amicizia. A dicembre 2020 abbiamo festeggiato quindici anni di frequentazione!

Ho provato ad avere altre storie serie, ma con gli anni il degrado nei siti d’incontri è aumentato terribilmente. Io stessa sono cambiata e maturata. C’è stata un’unica eccezione: un ragazzo che voleva “impegnarsi”; ci abbiamo provato! All’inizio pareva andare tutto bene, mi sembrava che volevamo tutti e due l’Amore e che la cosa funzionasse. Veniva da me nel week-end, durante la settimana lavorava e viveva con la madre. Aveva quarant’anni. Con il tempo mi sono resa conto che era immaturo, era ossessionato dal doversi sposare per andare via di casa, ciò gli era stato trasmesso dalla famiglia. Il fine settimana lo trascorreva a casa mia. I miei desideri non contavano: erano sempre più importanti le sue decisioni. Era un bambino che giocava a fare l’adulto, non voleva capire cos’è un rapporto di coppia, il rispetto, l’amore e la passione. Di certo è mancata l’educazione affettivo-sessuale.

Ci sono stata mesi perché questi e altri problemi sono venuti fuori un po’ alla volta ed ho cercato di fare la mia parte, ma poi mi sono resa conto che non c’era la volontà di risolvere varie situazioni ed io non potevo aiutarlo più di tanto. Tornando alla fine della domanda: “quanto incide l’educazione sui rapporti sentimentali”, mi viene in mente la sua situazione: la famiglia e gli amici lo hanno troppo ovattato per questo aveva un’idea vaga della sessualità e della passione. La madre non gli dava regole, l’unica regola in quella casa sembrava essere: “basta che lavori, il resto del tempo puoi fare ciò che vuoi!” Era portiere in una fabbrica. Tutta la famiglia ci ha tenuto a conoscere la mia realtà. All’inizio non capivo poi penso di aver capito: ancora oggi, in alcuni casi, il matrimonio viene visto come soluzione “Al Durante e Dopo di Noi”. Pensando a lui torno a ribadire che l’educazione e l’educazione sentimentale dovrebbero essere più valorizzate.

L’ho lasciato io e ho capito quanto sia importante la mia autonomia. Prima di lui volevo una storia seria; ma da questa esperienza penso di aver imparato che si sta meglio da soli o con un buon amico. Da allora ho puntato di più su di me e sui miei tanti progetti e sono maggiormente grata alla mia famiglia che mi ha aiutato a costruirmi una vita autonoma e con tante soddisfazioni!

Come hai conosciuto le discipline olistiche ed il rituale tantrico?

È successo più di dieci anni fa.  Volevo un bel massaggio. Su internet ho trovato un operatore ayurveda molto preparato in molti tipi di massaggi e discipline olistiche.

I primi massaggi sono stati bellissimi. Poco dopo iniziai a leggere e fare ricerca su queste tematiche. Dopo qualche anno ho iniziato a fare divulgazione. Quando mi preparo per un convegno o una lezione universitaria faccio sempre riferimento a come il rituale tantrico aiuti le persone, normodotate e disabili, a scoprire il proprio corpo e la sessualità in modo intenso,  profondo ed armonico. A volte mi sono imbattuta in massaggiatori che mettono annunci su internet dicendo di saper fare il rituale tantrico, ma non sono preparati, hanno letto pochi libri o hanno fatto un corso di un week-end. Ho imparato, e consiglio a tutte le persone interessate di fare lo stesso, a fare tante domande sulla preparazione dell’operatore o operatrice.

Penso che è grazie a quel primo operatore che mi sono interessata al Tantra e le varie discipline olistiche. Il rituale tantrico e le varie discipline olistiche risalgono al XIII secolo a.C. Sono ambiti molto ampi e non si finisce mai di imparare. I miei scritti ed interventi sono finalizzati soprattutto a chi ha una disabilità e vuole vivere una sessualità intensa e appagante.

C’è qualcosa che vorresti dire ai lettori giovani e adulti con disabilità?

Cercate di migliorarvi, non solo fisicamente ma anche culturalmente. Da piccola ho fatto enormi sacrifici per camminare, per seguitare gli studi… ma dopo i vent’anni ho avuto tante soddisfazioni. Alle persone che stanno intorno alla persona con disabilità vorrei dire che i problemi non vanno ne esasperati ne negati, solo così si può accettare l’altro e condividere con lui le sfide, i traguardi e le sconfitte del quotidiano.

Per qualsiasi domanda potete contattarmi: zoe.rondini@gmail.com, oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo  Istagram

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Lezione al master in neuropsicologia dell’età evolutiva presso l’Università Lumsa

 

 

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Intervista per “Il Telespettatore”

Ringrazio la rivista Il Telespettatore di avermi intervistata, sui libri, sulla valenza terapeutica della narrazione del sè, su disabilità e mezzi di comunicazione e su tutte le mie  attività che hanno come fil rouge l’importanza di promuovere una vita piena, per me e per tante famiglie. La persona disabile è una persona a tutti gli effetti, questo dovrebbe bastare  per uscire dai tanti, troppi stereotipi!

Ha scelto di farsi chiamare Zoe, parola che deriva dal greco,  e non Marzia. Perché questo nome?

 

Per motivi di privacy, prima di pubblicare la mia prima opera, il romanzo di formazione Nata Viva (Società Editrice Dande Alighieri) ho cambiato tutti i nomi dei personaggi ed anche il mio. Zoe, in greco vuol dire vita e Rondini mi ha fatto pensare  al volo degli uccelli, quindi alla libertà. La vita e la conquista della liberta, sono le ematiche principali del romanzo.

Se le dicessi di raccontarsi brevemente, cosa scriverebbe?

Sono  autrice del saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” e del romanzo autobiografico “Nata Viva”, dal quale è stato tratto l’omonimo  cortometraggio. Il cortometraggio della regista Lucia Pappalardo, è stato il primo classificato nella categoria Corti della realtà; nell’ambito del Premio L’Anello debole 2016, al Festival di Capodarco. Dal 2006, curo il portale piccologenio.it; dove mi occupo di varie tematiche correlate alle diverse disabilità.

Per fortuna le mie attività sono molte: spesso non mi annoio! Infatti a seguito del conseguimento della laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione ho acquisito competenze in ambito pedagogico e sociologico, che metto in pratica nel progetto: “Disabilità e narrazione di sé” portato in diversi istituti scolastici con studenti dai dieci anni in su. Lo scopo è incentivare la narrazione del sé, fare prevenzione a tutte le forme di bullismo ed educazione  al rispetto delle differenze. I contenuti degli incontri nelle scuole sono ispirati al romanzo “Nata Viva” come spiegherò meglio più avanti.

Ogni anno, tengo delle docenze su disabilità, amore e  sessualità e su disabilità e narrazione del sé, presso l’Università Lumsa. Inoltre, mi campita spesso di trattare queste ed altre tematiche in vari convegni, in tv: quest’anno sono opinionista, in qualità di esperta, al programma “O Anche No”, di Rai Tre. Infine, da diversi anni, collaboro con varie testate giornalistiche, in particolare Superando.it e Ubiminor.org.

In tutte le attività divulgative e formative cerco sempre d’approfondire gli aspetti psicologici, sociologici e pedagogici legati all’handicap; affronto argomenti quali i rapporti tra la persona con disabilità e la famiglia, la scuola, gli ausili informatici, l’amore, l’affettività,  la sessualità e la narrazione del sé come strumento di empowerment e di terapia, la vita indipendente e disabilità e mass media. In tal modo spero di fare la mia parte per contribuire ad un necessario cambiamento culturale che dia più valore alle abilità di ogni persona.

 

Ci parli del suo recente lavoro “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità“.

RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità” (Edizioni Erickson Live, 2020); è un saggio polifonico che racchiude le “voci” di trenta persone, tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite. Gli argomenti delle interviste sono quelli che ci accomunano tutti, si parla infatti di famiglia e società, routine, lavoro, interessi, arte, amore e sessualità. Il volume è arricchito da testimonianze di caregiver, siblings, psicologi, psicosessuologi, registi, scrittori, giornalisti,  attori e docenti universitari.

L’auspicio dell’opera letteraria è cercare di cambiare la narrazione dei e sui disabili, dando loro l’opportunità di parlare in prima persona e non scegliendo solo il disabile che diventa un super eroe grazie allo sport… o la persona che subisce un danno, viene bullizzata, o le vengono negati dei diritti: c’è molto altro di “interessante” da narrare e “far conoscere” nella vita ordinaria di ogni persona.

RaccontAbili è diviso in due sezioni: una prima parte che raccoglie le interviste ed una seconda dove si evince   il mio punto di vista sulle medesime tematiche, sotto forma di articoli che vengono dal portale Piccologenio.

In  fine il testo si rivolge alla stessa comunità protagonista delle interviste: persone con disabilità, famigliari, insegnanti, educatori, giornalisti, scrittori, psicologi, medici, studenti, amanti del teatro e del cinema, attori, registi e autori.

Qual è, a suo giudizio, la valenza terapeutica della narrazione del sé?

La narrazione del sé ha il potere di aiutare le persone, di ogni età, ad elaborare le forti emozioni e distaccarsi dal proprio vissuto.

Ognuno può avere l’esigenza di esprimere ciò che ha provato tenendo un diario o facendo dei disegni. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù, si stimolano i piccoli pazienti a narrare le loro paure e aspettative, ciò migliora la presa il carico e le cure.

Oggi posso affermare che raccontarmi in forma scritta, è stata la mia ancora di salvezza. Gli anni dell’adolescenza sono stati segnati da un lutto famigliare improvviso e da un forte senso di solitudine.

La narrazione del mio vissuto mi ha sempre aiutata a superare i momenti bui e riordire le emozioni forti. Il romanzo autobiografico Nata Viva, nasce dal diario che ho tenuto negli anni dell’adolescenza.

Dopo aver sperimentato l’effetto decisivo e dirompente che la scrittura ha avuto per me, ho deciso di utilizzare tale strumento per aiutare altre persone a narrarsi per comprendere quanto di straordinario c’è nelle loro vite. Dal 2012, porto agli studenti dalle quinte elementari ai Master universitari, il progetto: “Disabilità e narrazione di sé; come raccontare le proprie piccole e grandi disabilità”.

La finalità perseguita dal progetto è quella di “educare alle differenze”.

Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie tale scopo viene declinato in un’ottica di prevenzione e contrasto al bullismo. Invece, negli incontri che si svolgono in ambito universitario, avendo come interlocutori dei futuri “addetti ai lavori” (pedagogisti, terapisti, logopedisti, fisioterapisti e insegnanti e insegnanti di sostegno) la lezione si focalizza sul fornire loro il punto di vista del vissuto di una bambina e ragazza con disabilità.

L’intento degli incontri, soprattutto nelle scuole, è quello di stimolare la narrazione di sé quale strumento di presa di coscienza dei propri limiti, mancanze, ma anche delle proprie potenzialità.

Attraverso il confronto si cerca di dimostrare che determinate sensazioni e esperienze ci accomunano, aldilà delle differenze nel nostro modo di apparire. In questo contesto si cerca anche di trasmettere il messaggio che la “diversità” è negli occhi di guarda e che questa può rappresentare una risorsa.

L’ambizione del progetto è quella di seminare nei ragazzi la voglia di esplorare la diversità e appassionarsi, nel corso della loro crescita, a nuove narrazioni. La parte più emozionante degli incontri con gli alunni è ascoltare le loro domande e stimolare le loro narrazioni.  Dopo ogni lezione penso sempre che quello che mi hanno trasmesso gli alunni, in termini di narrazione, curiosità e empatia è molto di più di quello che ho cercato di dare loro!

Quale tematica in particolare ha ancora troppo poco spazio nel  dibattito culturale del nostro Paese  e quale la responsabilità dei media e della TV in particolare.

Nel nostro paese siamo ancora molto indietro sulla questione amore, disabilità, sessualità e affettività.

Negli ultimi anni noto con piacere che se ne parla di più in tv e sui vari mass media. Indubbiamente è un bene perché i mezzi di comunicazione sono fruibili veramente da ogni persona: ricca, povera, adulta o in età della formazione, laureti o diplomati…  ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Per cercare di dare il mio contributo nel processo di apertura su queste tematiche, oltre le attività raccontate fin ora, nel 2012 ho aperto il gruppo FacebookAmore, disabilità e tabù: parliamone!“, di cui sono moderatrice e che, ad oggi, conta oltre 1.500 membri. In questi anni, sono moltissime le famiglie che mi hanno contattata dopo aver letto i miei articoli su PiccoloGenio, il libro RaccontAbili o dopo essere entrati a far  parte del gruppo Facebook.

Purtroppo molti familiari di persone con disabilità, o persone con disabilità, si sentono lasciate sole ad affrontare le naturali pulsioni dei figli che crescono. Dalle tante persone ascoltate e da me intervistate mi sento di poter dire che  di certo è un problema culturale, ma anche di leggi. In molti paesi del nord Europa il sex worker è una realtà regolarizzata. È vero che l’amore è più importante del sesso, ma dall’ascolto mi sembra che per tante  persone, il desiderio di scoprire la sessualità viene prima di tutto. Dopo di che,  in alcuni casi, la persona disabile riesce a costruirsi una relazione ed una famiglia. Ma per molti purtroppo ricevere un contatto fisico e amorevolezza all’infuori della famiglia rimane una cosa proibita, o se è un discorso accettato dalla famiglia è  comunque un sogno difficile da realizzare.

 Quali sono oggi i temi forti su cui riflettere e quale il posto che oggi viene dato nella cinematografia al tema della disabilità?

Tutti i temi legati al raggiungimento di una vita più piena ed indipendente possibile, fornendo anche indicazioni utili sui progetti, gli sportelli informativi, i centri di eccellenza e i professionisti che si occupano della riabilitazione, dell’inserimento scolastico e lavorativo e tutti i molteplici aspetti utili ad avere una vita piena e soddisfacente.

Per le persone “fragili” sussistono ancora molti ostacoli per crearsi una propria autonomia. Mi riferisco in particolare, a varie problematiche  poco raccontate. Ad esempio le misere pensioni di invalidità, le agevolazioni sul  collocamento lavorativo  che molto spesso non vengono rispettate. Ci vorrebbero più interventi per garantire il diritto all’istruzione e quindi per agevolare lo studio ad ogni età.

Creare dei percorsi ad oc verso il raggiungimento di una vita piena e indipendente toglierebbe tante famiglie  dall’angoscia del “dopo di noi” e darebbe un “durante noi” sereno e  dignitoso alle persone con disabilità e alle loro famiglie. L’Istat rivela che nel nostro Paese, nel 2019, le persone con disabilità sono 3 milioni e 150 mila. Non tutti hanno problematiche gravi; con i dovuti supporti e adattamenti potrebbero avere una vita  piena e soddisfacente. A giovarne sarebbe tutta la società; purtroppo molti, finita la scuola dell’obbligo vivono confinati in casa o in istituti invece di avere una vita produttiva.

Quali a suo giudizio gli ultimi migliori film che si sono fatti portatori di messaggi a favore di una migliore conoscenza della disabilità.

Negli ultimi anni la disabilità è divenuta oggetto di riflessione culturale, ciò è un bene perché i film possono approfondire di più un aspetto a differenza delle notizie del telegiornale che sono brevi  e quasi sempre negative.

Dagli anni ’80 circa la disabilità è entrata nel linguaggio artistico e cinematografico investendo vari generi. Con il passare del tempo i personaggi hanno acquisito maggiore spessore e sono usciti dagli stereotipi buonisti per raccontare vicende sempre più realistiche.

C’è da sottolineare il fatto che, i film sulla disabilità stanno riscontrando grande successo in termini di pubblico. Il film forse più visto, esilarante è “Quasi Amici”,  che racconta le avventure ordinarie e straordinarie  di Driss e Philippe.  Philippe Pozzo di Borgo è un ricco signore tetraplegico  ed è in cerca di un badante. Tra i tanti aspiranti, elegantemente vestiti e con molte referenze, si presenta Driss Bassari, un ragazzo trasandato e rozzo.

In poco tempo tra i due iniziano ad instaurare un bellissimo rapporto: Driss si pone verso Philippe senza preconcetti, facendogli dimenticare del suo problema fisico.
I due trascorrono tanto tempo insieme, ciò crea  tra i protagonisti una forte complicità che li porta a scambiarsi confidenze: Philippe racconta a Driss di essere diventato tetraplegico dopo un incidente successo mentre faceva parapendio.

Diss sa che Philippe ha una relazione di tipo epistolare con Éléonore alla quale non ha mai voluto mostrarsi temendo che il suo stato fisico potesse spaventarla e allontanarla, ma Driss lo sprona a non avere paura e ad avere stima di sé stesso.
Tra un concerto e un volo con il parapendio l’amicizia tra i due si consolida, poi è il momento dell’incontro con la donna amata. È Driss a organizzare il tutto e esce di scena per lasciare spazio ai due innamorati.

Tra i tanti film che ho visto mi sono particolarmente piaciuti: “La teoria del tutto”, pellicola biografica su Stephen Hawking, celebre fisico, astrofisico e cosmologo. Il film racconta una vita di intenso studio, lavoro e vicende famigliari di un uomo che oggi viene spesso ricordato per l’importante contributo che ha dato nel suo settore e  non come persona con una grave e progressiva  disabilità fisica.

Il binomio tra assistente e persona con disabilità è un legame forte che funziona benissimo anche nel film “La Teoria Di un Volo”, è  la storia di Jane, ragazza affetta da una forma incurabile di degenerazione muscolare e Richard, suo assistente. Jane confessa a Richard il suo più grande desiderio: perdere la verginità prima di morire. Fra molti dubbi e incertezze, Richard decide di aiutare la ragazza a realizzare il suo sogno e tenta di contattare un gigolò. Ben presto però entrambi si rendono conto di non poter proseguire lungo questo sentiero ed infine è lo stesso Richard a realizzare il desiderio di Jane.

I film che “rappresentano” la vita delle persone con disabilità sono tanti sarebbe troppo lungo raccontare tutte le trame di quelli che ho visto. Posso dire che la maggioranza sono veramente lodevoli!

Contatti: e-mail: zoe.rondini@gmail.com, oppure mi potete scrivere in privato sulla pagina Facebook ZoeRondiniAutrice o sul profilo Istagram

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Disabilità e comunicazione: dal sensazionalismo al pietismo

Il 15 dicembre 2022, sono stata relatrice al convegno: “Disabilità e comunicazione: dal sensazionalismo al pietismo”, presso l’ambasciata della Santa Sede a Roma.
È stata un’importante occasione per tutti noi relatori, per cercare di portare la nostra esperienza nell’intento comune di andare verso una società più inclusiva: che tenga presente i bisogni (tal volta minimi) di tutti.
Il mio intervento si è focalizzato sull’importanza della scrittura come strumento di emancipazione e di aiuto per me stessa e per tante persone con disabilità e normodotate.
Presenti al tavolo dei relatori: Francesco Di Nitto, ambasciatore presso la santa sede in Italia, Sandra Cioffi, presidente del Consiglio Nazionale degli utenti, Maria Teresa Bellucci, Vicepresidente del Lavoro e delle politiche sociali, Suor Veronica Amata Donatello, Responsabile del Servizio Nazionale CEI per la Pastorale delle persone con disabilità, Silvia Leone coordinatrice del Gruppo Disabilità del Consiglio Nazionale degli Utenti. Roberto Natali, Direttore Rai.
Non sono mancati i contributi video di Giuseppina Versace Vicepresidente Commissione Cultura e patrimoni culturale, istruzione pubblica del Senato, di Giacomo Lasorella coordinatore della Commissione di vigilanza RAI, e di Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità.
Nella seconda parte del convegno, abbiamo parlato delle nostre esperienze di vita e lavorative: Giampiero Griffo, Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale delle Condizioni delle Persone con Disabilità, Magdalena Casa, Co-fondatrice dell’Associazione BluAliké Asd Onlus ed io. A moderare l’incontro è stata Paola Severini Melograni, Direttrice di Angeli Press e autrice del programma RAI “O Anche No”.
Grazie di cuore a chi si è prodigato per questa importante iniziativa, a gli amici presenti in sala insieme alla mia professoressa di psicologia della Sapienza.
Il ringraziamento più importante va a chi decide; un giorno alla volta, di condividere sfide, cadute, traguardi e successi che, come altre persone, probabilmente non avrei vissuto se non fossi… Nata Viva!

Un estratto del mio intervento:

Libri:

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Contatti:

E-mail: zoe.rondini@gmail.com

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